ARCHEOLOGIA / I Vichinghi e l’Islam, dai tessuti l’indizio (controverso) di stretti contatti non solo commerciali

Testo: © Elena Percivaldi – ©BBC History Italia
Foto: © Annika Larsson – Uppsala Universitet

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(E.P.) Tracce di caratteri arabi ricamati su abiti vichinghi del X secolo: possibile? Sì, almeno stando ai ricercatori dell’Università svedese di Uppsala, che hanno illustrato i risultati condotti sui reperti di una necropoli del X secolo. Gli indumenti erano stati trovati già un secolo fa durante gli scavi archeologici di alcune tombe a nave e classificati come “normali” abiti funebri vichinghi: rinvenimenti di questo tipo a quelle latitudini, date le caratteristiche del suolo, sono in effetti tutt’altro che infrequenti. Riesaminando i materiali, però, Annika Larsson, archeologa specializzata proprio nello studio dei tessuti, ha notato una serie di piccoli disegni geometrici ricamati che, a suo dire, sarebbero scritti in caratteri cufici, uno stile calligrafico della lingua araba. Tra le parole decifrate ci sarebbero i nomi di Ali, il quarto califfo dell’Islam, e di Allah.

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La scoperta, ha spiegato Larsson, è estremamente interessante perché testimonierebbe l’esistenza di rapporti tra il mondo vichingo e quello islamico ben più stretti di quanto si sia ritenuto finora. Non è la prima volta che i contesti archeologici della Scandinavia restituiscono oggetti con iscrizioni arabe: in una tomba femminile scavata a Birka, ad esempio, è stato ritrovato un anello d’argento con l’invocazione “per Allah”. Con ogni probabilità in quel caso – come in altri – si trattava di oggetti preziosi frutto di saccheggi oppure di commerci, ben noti e attestati tra il Mediterraneo e la Scandinavia. Secondo l’archeologa di Uppsala, però, il caso dei tessuti sarebbe diverso: essi potrebbero infatti fornire la prova che i corredi funebri vichinghi fossero influenzati dall’Islam, e in particolare dall’idea di una vita eterna dopo la morte. La studiosa si spinge a ipotizzare che il cimitero possa addirittura contenere i resti di persone di religione musulmana.
Naturalmente tra gli studiosi non è mancato chi ha espresso un forte scetticismo a riguardo. Prima fra tutte Stephennie Mulder, docente di Arte e Architettura Islamica all’Università di Austin, in Texas, che ha smontato l’intera tesi partendo da una constatazione inattaccabile: la calligrafia cufica – e in particolare il quadrato con il nome di Allah che la Larsson sostiene di aver trovato – è diventato di uso comune solo cinque secoli dopo la data a cui risalgono i tessuti vichinghi. Inoltre, sostiene la studiosa americana, la parola che si legge sarebbe al massimo “Illah” e non Allah, e non è nemmeno completa: secondo Mulder quella di Larsson sarebbe dunque una supposizione e nulla più. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Paul Cobb, professore di storia islamica presso l’Università della Pennsylvania, per il quale sarebbero solo speculazioni elaborate per spingere l’opinione pubblica verso “un’Europa più inclusiva”. In attesa che ulteriori studi facciano luce sulla questione, le polemiche hanno avuto il merito di fornire se non altro l’ennesima prova che anche la storia più remota può, in certi casi, assumere toni decisamente … contemporanei.

(da BBC History Italia, n. 81 – dicembre 2017)

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SCOPERTE / Il capo, la spada e il cane: trovate in Islanda tre sepolture vichinghe inviolate

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA
FOTO: ©Auðunn / IcelandMag

ISLANDA – [EP] Sono due, forse tre le sepolture vichinghe emerse in questi giorni a Dysnes nel fiordo di Eyjafjörður, nel nord dell’Islanda, non lontano dalla città di Akureyri. Si tratta delle classiche “ship burials” in cui il corpo del capo veniva sepolto con la sua nave e il suo corredo.  Ancora inviolate, stanno restituendo reperti interessantissimi: oltre ai resti del guerriero che vi fu deposto, una delle tombe conteneva anche quelli di un cane e una grande spada. La datazione delle sepolture, secondo gli esperti, oscilla tra il IX e il X secolo: un periodo in cui l’occupazione vichinga sull’isola era all’apice.

Che la zona fosse un insediamento vichingo era già noto agli archeologi. Poco distante, sempre nel fiordo di Eyjafjörður, sorgeva infatti l’importante emporio commerciale di Gáseyri. Il toponimo Dydnes, dove è stato effettuato il ritrovamento, contiene la radice “dys“, che in antico norreno significa tumulo; il luogo esatto dove è emersa la prima tomba, inoltre, è Kumlateigur, da kuml,  “sepoltura”: è molto probabile dunque che non si tratti di sparute tombe ma di un’intera necropoli vichinga.

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Il ritrovamento di Skaftárhreppur (foto dal profilo dell’autore, da Facebook)

SCOPERTA MOLTO IMPORTANTE – Il ritrovamento è notevole per varie ragioni. Innanzitutto, è molto raro (anche in Islanda) imbattersi in sepolture ancora inviolate. Nonostante il costume fosse molto diffuso presso le élite del mondo vichingo, poche sono finora le “tombe a nave” riemerse sull’isola. Ancora meno quelle con corredo di armi: l’ultima scoperta, una spada,  risale al settembre scorso ed è avvenuta nel distretto di Skaftárhreppur, nel sud dell’Islanda (foto a lato). In tutto le spade vichinghe  finora ritrovate sono una ventina.

LE TOMBE – La prima tomba scoperta è riemersa il 14 giugno scorso  e conteneva oltre a ciò che restava di una nave, una spada di ferro,  ossa umane e un dente canino appartenente con ogni probabilità ad un cane seppellito con il suo padrone.  Il giorno successivo è stata ritrovata una seconda tomba allineata con la precedente, seguita immediatamente da tre chiodi di legno che potrebbero appartenere a una terza nave.

CORSA CONTRO IL TEMPO – Oltre allo studio dei materiali, gli archeologi dovranno ora misurarsi in una spietata corsa contro il tempo. L’area del ritrovamento, come molte altre, è infatti sottoposta a costante erosione marittima. I resti della prima tomba sono stati trovati ormai quasi in superficie: parte della nave mancava ed è impossibile valutare quante parti del corredo siano scomparse, dilavate nelle acque dell’oceano.

Fonte: Iceland Magazine

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

 

 

NOVITA’ EDITORIALI / Un nuovo speciale sui Barbari in edicola

barbari-coverSi dice che la storia la scrivano i vincitori, ma non è sempre così. Quando i germani e le altre genti “barbariche” diedero il colpo di grazia all’impero romano, ormai in piena crisi, a scrivere la cronaca degli scontri furono quasi sempre gli sconfitti, i quali trasmisero ai posteri un’immagine negativa di questi popoli che, nonostante i contatti plurisecolari, conoscevano ancora poco. Oggi  sappiamo che le genti “barbariche” possedevano culture complesse, mantenevano quasi tutte rapporti di lunga data con Roma e ne ammiravano le istituzioni e la civiltà al punto da imitarle per legittimarsi. Possedevano, però, anche una loro precisa identità, che andò affermandosi col tempo e si esaltò proprio quando l’incontro-scontro tra i due mondi assunse quel carattere definitivo e traumatico che avrebbe comportato la fine dell’impero.
Dai più antichi Celti e Germani ai Vandali e agli Unni, dai Goti ai Longobardi fino agli Ungari e ai Vichinghi, tutti questi popoli, nessuno escluso, concorsero a forgiare l’Europa così com’è oggi, figlia del diritto e della civiltà di Roma ma anche degli usi, costumi, arte, lingue e miti di chi, pur decretandone il tramonto, ne raccolse l’eredità.
Al tema, vasto e affascinante, è dedicato “Barbari”, il nuovo Speciale di “Conoscere la Storia”, pubblicato da Sprea Editori e appena uscito in tutte le edicole: 130 pagine interamente illustrate a colori al costo di euro 9.90.
I testi sono curati da Elena Percivaldi, storica e collaboratrice di riviste come Medioevo, BBC History Italia, Conoscere la Storia, Storie di Guerre e Guerrieri.
Le fotografie, che ritraggono momenti di vita quotidiana dell’epoca secondo la ricostruzione dei gruppi di rievocazione storica, sono di Camillo Balossini, uno dei più noti reporter del settore.

STORIE / La “strana” tomba vichinga di Haarup e la super-ascia danese

#STORIA #MEDIOEVO #ARCHEOLOGIA #VICHINGHI #DANIMARCA / La “strana” tomba di #Haarup e la super-ascia  danese

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Foto Credit: Silkeborg Museum

DANIMARCA – (autore: EP) Nel 2012 in occasione dei lavori di costruzione di una strada nei pressi di Haarup, nel sud-ovest della Danimarca,  è stata scoperta una tomba davvero insolita. La struttura era protetta da una palizzata di legno e all’interno erano collocate due sepolture diverse: una bisoma, l’altra singola, quest’ultima aggiunta successivamente. La tomba, larga complessivamente 4 metri e lunga 13, appartiene alla tipologia detta  “Totenhaus” (dødehus in lingua danese, letteralmente “casa della morte”): la sepoltura doppia conteneva i resti di un uomo e di una donna, la camera aggiunta quelli di un altro uomo. I tre individui erano accompagnati da corredo non particolarmente ricco né sfarzoso, ma la sepoltura nel complesso è molto speciale per almeno due ragioni: primo, si tratta dell’unica testimonianza di “Totenhaus” finora ritrovata in Danimarca; secondo, l’uomo deposto nella tomba bisoma aveva con sé un’ascia di enormi proporzioni, la più grande trovata in contesti simili, tanto che doveva avere un manico molto più lungo delle altre finora note ed era manovrabile solo usando entrambe le mani.

Secondo Kirsten Nellemann Nielsen, archeologa del Museo di Silkeborg dove sono custoditi i reperti (museo universalmente noto per la celebre mummia dell’uomo di Tollund),  l’arma, di foggia molto semplice e senza decorazioni, non serviva tanto come status symbol ma era utilizzata in battaglia. L’uomo a cui apparteneva è stato sepolto solo con la sua ascia, quindi o era un guerriero o voleva autorappresentarsi come tale.

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La tomba con le tre sepolture. Credit: Silkeborg Museum

La tomba è stata datata alla metà del X secolo e gli individui che contiene appartenevano all’élite locale. Se l’uomo aveva con sé solo la sua grossa ascia,  la donna giaceva invece su un carro di legno, conformemente a quanto già riscontrato in altre sepolture femminili vichinghe aristocratiche; accanto aveva un mazzo di chiavi, anche in questo caso usanza tipica ampiamente attestata. Una delle chiavi apriva un piccolo scrigno di legno, collocato al fianco della salma. Gli abiti si erano deteriorati quasi completamente: sopravvivono solo alcuni frammenti di tessuto e qualche filo d’oro e d’argento, che arricchivano le trame della sua veste.

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Ricostruzione della sepoltura femminile. Credit: Silkeborg Museum

Non è certo se l’uomo e la donna siano marito e moglie o se abbiano avuto in vita altri legami, ad esempio di fratellanza. Ma secondo gli archeologi erano di sicuro la coppia che esercitava il potere a livello locale e anzi ritengono che fossero socialmente collocati sullo stesso piano. L’uomo era anche un guerriero, come prova l’arma che faceva parte del corredo. Ma altri elementi possono fornire ulteriori particolari riguardo al loro ruolo e allo stile di vita. Nella tomba femminile è stato trovato un vaso di ceramica di provenienza baltica; sono stati trovati inoltre due “dirham” d’argento dal Medioriente, probabilmente dall’odierno Afghanistan: è probabile quindi che i due esercitassero un controllo sulle rotte commerciali, oppure che abbiano viaggiato portando con sé i manufatti da lontano. Quest’ultimo particolare spiegherebbe anche l’unicità (finora) della tipologia di tomba da loro adottata, forse vista altrove e “importata” in patria. Ma sono solo ipotesi.

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Ceramica presente nella sepoltura femminile. Credit: Silkeborg Museum

 

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Dirham trovati in una delle tombe di Silkeborg. Credit: Silkeborg Museum

 

Non molto tempo dopo,  alla sepoltura della coppia è stata aggiunta una seconda tomba, separata dalla prima da una palizzata di legno: conteneva i resti di un altro individuo di sesso maschile anch’egli accompagnato dalla sua ascia, di dimensioni però molto più piccole di quella trovata nella tomba più antica. Difficile stabilire la sua identità, anche se molto probabilmente si trattava o di un parente dell’altro defunto o di un suo successore come “capo” del villaggio: anch’egli, ad ogni modo, era di certo un guerriero o voleva rappresentarsi come tale.

Gli scavi ad Haarup, in corso dal 2012,  hanno finora riportato alla luce testimonianze di varie epoche a cominciare dall’Età del Ferro e non solo relative all’epoca vichinga. Nessuna traccia di insediamento, però, è finora stata trovata. Gli studi in corso sui materiali provenienti dalle tombe saranno, nel prossimo futuro, focalizzati sulle quattro diverse tipologie di tessuto superstiti, sul piccolo scrigno di legno trovato accanto ai resti della donna, e soprattutto sull’unico capello nero che è stato trovato sopra ai suoi vestiti, l’unico reperto organico dei corpi conservatosi a causa dell’acidità del suolo: sarà sottoposto all’esame del Dna nella speranza che possa aiutare a scoprire qualcosa di più sulla donna sepolta in questa tomba unica e sul suo presunto compagno.

Nell’attesa dei risultati, si può leggere un primo report degli scavi  (purtroppo solo in danese) su Academia.edu. I reperti sono invece visibili, insieme alla ricostruzione della tomba, nel Museo di Silkeborg.

autore: ©Elena Percivaldi

Fonti: The History Blog et alii.

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MOSTRE / “Possessione – Trafugamenti e falsi d’antichità a Paestum”

#MOSTRE  Possessione – Trafugamenti e falsi d’antichità a #Paestum

CAPACCIO (SA) –  Gli scavi clandestini comportano la perdita non solo degli oggetti stessi ma anche del loro contesto stratigrafico, e quindi di tutta una serie di informazioni che sono fondamentali per la conoscenza del mondo antico. E’ questa la tematica su cui si basa la mostra  “Possessione – Trafugamenti e falsi d’antichità a Paestum”,  in corso fino al 31 dicembre al Parco Archeologico di Paestum .  La questione del possesso –  evidenzia il curatore della mostra e direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – incide sull’essenza dell’opera d’arte: possesso e possessione sono pertanto questioni di estetica, intesa come disciplina filosofica, oltre che di legislazione e tutela. Inseriti in collezioni private dove spesso sono affiancati a falsi di vario genere, gli oggetti antichi perdono la loro attinenza con la storia collettiva, per essere ridotti allo stato di una merce o di un semplice godimento estetico. Sono sempre gli stessi oggetti, ma il cambiamento del contesto in cui sono inseriti comporta un mutamento intrinseco del loro valore artistico e culturale.
Il catalogo della mostra è edito da di Arte’m con saggi di Angelo Bottino, Tsao Cevoli, Marina Cipriani, Luigi Gallo, Yelena Kovalyova, Carmine Lubritto, Angela Pontrandolfo, Grete Stefani, Gabriel Zuchtriegel.


Informazioni mostra:
Capaccio (SA), Parco Archeologico di Paestum – Museo archeologico
Orari: da lunedì a venerdì 8.30 – 19.30 (ultimo ingresso 18,50); ogni sabato fino al 1 ottobre 8,30 – 22.30 (ultimo ingresso 21,50)
Telefono: +39 082811023
Fino al  31 dicembre 2016
Costo del biglietto: € 3,00 solo mostra; € 9,00 Museo e area archeologica; € 10,00 mostra, Museo e area archeologica

ARCHEOLOGIA / Lindisfarne, trovati (forse) i resti del primo monastero distrutto dai Vichinghi

#ARCHEOLOGIA #Lindisfarne, trovati (forse)  i resti del primo monastero distrutto dai Vichinghi @TheDigVenturers

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LINDISFARNE (UK) [Via DIGVentures] – Il mistero del luogo esatto dove sorgeva il primissimo monastero di Lindisfarne, fondato sull’omonima isola da Sant’Aidan (+651) intorno al 635 e raso al suolo da un’incursione vichinga nel 793, potrebbe essere presto risolto. La campagna di scavi, attualmente in corso presso le rovine del successivo cenobio costruito in epoca normanna e poi soppresso nel 1536 da Enrico VIII, ha rivelato infatti la presenza di alcuni reperti risalenti ad un’epoca precedente, quella anglosassone. In particolare, nella “Trincea 2” aperta in “Sanctuary Close”  è stato trovato un segnacolo sepolcrale  databile alla metà del VII-inizio VIII secolo, quindi  coevo al primo monastero nel cui scriptorium fu realizzato il celeberrimo Evangeliario di Lindisfarne, capolavoro della miniatura insulare.  Solo 13 stele simili sono state trovate finora sull’isola.

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Particolare del segnacolo (foto: DigVentures)

Il segnacolo, parte di una lapide sepolcrale, presenta un’incisione a bassorilievo piuttosto elaborata: sono chiaramente visibili parti di una croce due lettere (una B e forse una A, tracciate in maniera elegante)  e una iscrizione: ‘FRITH’, la parte terminale di un tipico nome Anglosassone. Il foro centrale probabilmente conteneva reliquie o un gioiello: gli archeologi ipotizzano che la lapide integra misurasse all’incirca 30-35 cm e che in origine si trovasse in corrispondenza dell’antico camposanto del monastero. Una lapide molto simile come tipologia è quella, già nota e anch’essa trovata sull’isola di Lindisfarne, che ricorda un certo “Osgyth” (foto sotto).

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Lapide di Osgyth dal priorato di Lindisfarne (foto: DigVentures)

 

La scoperta è stata seguita, pochi giorni dopo, dal ritrovamento di un altro frammento di lapide anch’esso decorato (sotto).

 

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Frammento di lapide da Lindisfarne (foto: DigVentures)

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Evangeliario di Lindisfarne (foto: Wikipedia)

Gli scavi, che proseguiranno nei prossimi mesi,  sono stati finanziati con una raccolta di fondi di 25mila sterline.

Via DIGVentures

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Danimarca, trovati sette bracciali del X secolo: è il ritrovamento aureo vichingo più grande del Paese

#ARCHEOLOGIA #SCOPERTE #VICHINGHI #Danimarca, trovati sette #bracciali del X secolo: è il ritrovamento aureo vichingo più grande mai fatto finora nel Paese
COPENHAGEN – Sette bracciali di epoca vichinga, perfettamente conservati,  sei in oro e uno d’argento, sono stati trovati da tre appassionati di archeologia armati di metal detector a Vejen, nello Jutland, in Danimarca. I bracciali risalgono al X secolo: in tutto (argento escluso) pesano circa 900 grammi e quindi costituiscono il ritrovamento aureo di età vichinga più grande finora effettuato nel Paese.
Subito dopo la scoperta, avvenuta in un campo, i tre amatori hanno interpellato i responsabili del  locale Museo di Sønderskov. Uno dei suoi archeologi, Lars Grundvad, ha ricordato che sul luogo esatto già nel 1911 era tornata alla luce una catenella d’oro del peso di 67 grammi. Ora ecco anche i sette bracciali, che con molta probabilità facevano parte dello stesso tesoro. Due di essi sono stati realizzati in base ai dettami del cosiddetto “stile di Jelling”, espressione delle élite di potere vichinghe. Peter Pentz,  archeologo del Museo Nazionale Danese di Copenhagen, ha affermato che i bracciali potrebbero essere stati utilizzati da un capo come dono per stringere alleanze oppure come ricompensa per i suoi seguaci più fedeli.
Two of the bracelets were in the Jelling style. Photo: Poul Nørgaard Pedersen
Photo: Poul Nørgaard Pedersen 
Il tesoro potrebbe anche essere stato sepolto in occasione di qualche momento rituale intorno all’anno 900, oppure nascosto per essere recuperato in un momento successivo: cosa che però non è mai avvenuta. Il Museo di Sønderskov ha dichiarato di voler esporre il tesoro in mostra prima di invialo a  Copenhagen per permetterne lo studio approfondito.
The sixth of the seven bracelets found. Photo: Poul Nørgaard Pedersen
Photo: Poul Nørgaard Pedersen
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NORVEGIA / Scheletro conferma la veridicità storica di un’antica Saga

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TRONDHEIM (NORVEGIA) – (Via NIKU). Una sensazionale scoperta archeologica sembra confermare la veridicità storica di un’antica saga nordica e svela nel contempo  un fatto di sangue avvenuto 800 anni fa. Gli archeologi al lavoro a Trondheim, in Norvegia, hanno riportato alla luce uno scheletro sul fondo del pozzo dell’antico castello di Sverresborg: i dettagli corrispondono a quanto narrato nella “Sverris Saga”, che racconta le vicende di Sverre I, re di Norvegia dal 1184 al 1202.  La Saga è uno dei pochi testi che descrivono eventi accaduti in epoca vichinga in Norvegia, ma la sua attendibilità storica è da sempre oggetto di discussione tra gli esperti. La scoperta però sembra confermare il racconto fin nei più piccoli dettagli.

Sensational archaeological discovery in Norway confirms Viking saga

Nel 1197, racconta la saga,  re Sverre Sigurdsson e i suoi mercenari Birkebeiners,  grazie ai quali aveva preso il potere ai danni di re  Magnus  nella battaglia di Fimreite (1184),  furono attaccati e sconfitti nel castello di Sverresborg dai rivali, i Baglers.
Secondo quanto tramandato dalla saga i Baglers appiccarono il fuoco agli edifici e resero inservibili le fonti di approvvigionamento idrico gettando nel pozzo uno dei soldati di Sverre e poi ricoprendolo di pietre. Il ritrovamento conferma i dettagli della descrizione: sul fondo del pozzo, coperto da una gran quantità di pietrame, si trovava infatti un osso che, sottoposto all’esame del radiocardonio, è risultato risalire alla fine del XII secolo, quindi esattamente all’epoca dei fatti narrati.

Gli archeologi del NIKU – Norsk institutt for kulturminneforskning – hanno ripreso lo scavo con l’intenzione di liberare completamente il pozzo dai detriti e riportare alla luce l’intero scheletro.  Lo scavo è finanziato dal Riksantikvaren.

Via NIKU.

Immagini:

 

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Lo scheletro

 

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Gli archeologi del NIKUnorway al lavoro nel pozzo

 

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Il sito del castello
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Ricostruzione del Castello nel 1197

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BREAKING NEWS / Addio a Gianna Chiesa Isnardi, grande studiosa di letteratura e miti nordici

Si è spenta ieri Gianna Chiesa Isnardi. Scandinavista e filologa, già professore ordinario di Culture e Letterature Scandinave all’Università di Genova (dove nel 1992 ha fondato la sezione di Studi Nordici), ha dedicato le sue ricerche al mondo scandinavo medievale e moderno. Moltissime le sue opere, fondamentali per la conoscenza del mondo nordico, dalla letteratura alla mitologia. Il più famoso è senza dubbio il poderoso “I miti nordici”, uscito  per Bompiani e classico assoluto del genere. La notizia è stata data dalla pagina facebook Lingue e Culture Scandinave in Italia Verifiche e aggiornamenti in corso.

La vita quotidiana dei Vichinghi si mette in mostra

SHREWSBURY (UK) – Uno spaccato di  vita quotidiana dell’epoca vichinga, ricostruito attraverso gli oggetti ritrovati durante i più importanti scavi condotti a York e nello Shropshire, comprese le ultime acquisizioni. E’ quel che propone la mostra ‘Valhalla – Life and Death in Viking Age Britain’  in corso fino al 5 giugno presso lo Shrewsbury Museum & Art Gallery.

L’esposizione itinerante, curata dallo JORVIK Group e dallo York Archaeological Trust, mette in mostra i ritrovamenti più significativi emersi a York, in particolare i due scheletri recentemente emersi dagli scavi condotti in città. E’ così possibile rivivere momenti chiave della vita quotidiana del tempo, comprese le ritualità legate al mondo dei morti (sono esposte ricostruzioni di sepolture a nave, corredi e iscrizioni funebri).

Grazie alle ultime ricerche condotte dalla York Osteoarchaeology sui resti ritrovati a York,  i visitatori possono inoltre farsi un’idea delle condizioni di vita degli uomini e delle donne dell’epoca, quali erano le loro patologie, la dieta, le occupazioni, lo status sociale, gli stress cui erano sottoposti ogni giorno.

La mostra propone inoltre workshop per le scuole, storytelling e attività interattive per i più piccoli, che possono scoprire le storie degli antichi dei norreni e scrivere il loro nome usando le rune.

Info sulla mostra: ‘Valhalla – Life and Death in Viking Age Britain’