Venezia, un nuovo museo accoglie le riproduzioni dei documenti che hanno fatto la Storia

VENEZIA, 16 ottobre 2018 [E.P.] – Domani, 17 ottobre,  a Venezia presso la sede di Scrinium, inaugurano i nuovi spazi di “CADEMCodices and Ancient Documents Exhibit Museum”, che conterranno in esposizione permanente una serie di prestigiose riproduzioni di documenti antichi e codici manoscritti, realizzate a partire dal 2000,  rendendole consultabili  non solo agli studiosi ma anche agli appassionati, ai privati e alle scuole.  All’evento partecipano le delegazioni diplomatiche dell’America Latina e dei Caraibi,  che hanno accolto l’invito a farsi testimoni presso i loro Paesi dei progetti che Scrinium realizza per le grandi Istituzioni nazionali e internazionali tra cui l’Archivio Segreto e la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Nazionale Marciana e il Sacro Convento di San Francesco d’Assisi.

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Libro degli Schizzi di Francesco di Giorgio Martini (Codicum Facsimiles)

Tra i documenti esposti ci sarà il celeberrimo  “Processus contra Templarios”, la raccolta delle pergamene contenenti gli atti integrali del processo tenutosi a Poitiers contro i cavalieri Templari e conservato in originale nell’Archivio Segreto Vaticano: i primi tre documenti (208, 209, 210) costituiscono gli esemplari superstiti di un corpus originario di 5 rotoli membranacei, contenente le confessioni dei 72 Templari interrogati da papa Clemente V dal 28 giugno al 2 luglio 1308.

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Processus contra Templarios (Exemplaria Praetiosa)

Tra le altre opere raccolte, citiamo la Cosmografia di Tolomeo, esempio insuperato di arte della miniatura applicata alla cartografia; il Messale di Natale di Alessandro VI, in uso per la Celebrazione della Messa di Natale in San Pietro; la Divina Commedia illustrata dal Botticelli, riproduzione fedelissima delle 100 incantevoli tavole in pergamena realizzate a punta d’argento nel ‘400 dal Botticelli; Munificentia Venetiarum, pergamena riccamente miniata e sigillata in oro massiccio; Causa Anglica, la monumentale Supplica dei pari d’Inghilterra a papa Clemente VII per ottenere l’annullamento del matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona. E ancora,  Sacra Vestigia – Francesco d’Assisi, contenente gli unici due scritti autografi superstiti di san Francesco e la monumentale Regola Bollata del 1223, documento di fondazione dell’Ordine Francescano.

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Sacra Vestigia – Regola Bollata

In mostra, a completare il corpus di progetti realizzati da Scrinium,  l’esclusiva e fedelissima ricostruzione del Testamento di Marco Polo, manoscritto su pergamena di pecora conservato in Biblioteca Nazionale Marciana con il quale il grande viaggiatore veneziano detta le sue ultime volontà e lascia in eredità alle figlie il suo ingente patrimonio di esotiche mercanzie.

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“Ego Marcus Paulo volo et ordino”, il testamento di Marco Polo

Vi è poi il Codex Benedictus, considerato tra i pezzi più rari e pregiati nel patrimonio vaticano; il prezioso Rotolo dell’Exultet di Montecassino , prodotto nel periodo in cui era abate del monastero il grande Desiderio (1058-1087).; tre Libri d’Ore (Libro d’Ore per Rouen, Libro d’Ore di Jean Bourdichon, Ufficio della Madonna e Codice Rossiano) e, ancora, il Libro degli Schizzi di Francesco di Giorgio Martini, taccuino privato del geniale inventore, progettista e architetto del XV secolo, cui lo stesso Leonardo dichiarò di essersi ispirato per le sue più importanti invenzioni.


INFORMAZIONI
CADEM, Codex and Ancient Documents Exhibit Museum
Via Terraglio n. 246 – 30174 Venezia – Tel. +39 0415020699, scrinium@scrinium.org  – Visite solo su appuntamento

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MOSTRE / Dal manoscritto al libro stampato: Venezia “rilegge” la rivoluzione che ha cambiato l’Europa [#FOTO, #VIDEO]

VENEZIA –  La rivoluzione della stampa in Europa: da un progetto dell’Università di Oxford a una mostra “digitale” a Venezia. E’ questo il senso di “Printing Revolution 1450-1500. I cinquant’anni che hanno cambiato l’Europa”, dal 1° settembre al Museo Correr e alle Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana.  La mostra documenta l’impatto della rivoluzione della stampa sullo sviluppo economico e sociale della prima Europa moderna. Un percorso di scoperta attraverso strumenti digitali e metodi di comunicazione innovativi, che permettono di documentare e rendere accessibili decine di migliaia di dati raccolti da un ampio network internazionale – coordinato dal progetto 15cBOOKTRADE dell’Università di Oxford – in anni di rigorose ricerche.

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Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Membr. 0011, Homerus, Opera [Greek]. Florence : [Printer of Vergilius (C 6061)], for Bernardus and Nerius Nerlius and Demetrius Damilas, [not before 13 Jan. 1488/89].

Un’invenzione non è una rivoluzione, ma solo l’inizio di un percorso. La stampa con blocchi di legno debuttò in Cina nel IX secolo; 400 anni dopo, la stampa a caratteri mobili di metallo cominciò a essere usata in Corea, ma fu in Europa che la stampa divenne una rivoluzione, perché è qui che modificò radicalmente la vita di ogni giorno. Fino al 1450 circa i libri erano scritti a mano, ma nel 1455 venne stampata la Bibbia di Gutenberg a Magonza, cambiando la società per sempre. Nei 50 anni successivi milioni di libri a stampa circolarono in tutta Europa, mezzo milione di essi sopravvive ancora oggi in circa quattromila biblioteche europee e americane. Una ricerca ha rintracciato 50mila di questi libri sparsi oggi tra 360 biblioteche europee e americane con la collaborazione di oltre 130 editors.

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Dai dati raccolti durante la ricerca nasce la mostra “Printing Revolution 1450-1500. I 50 anni che hanno cambiato l’Europa”, che verrà presentata dal 1 settembre 2018 al 7 gennaio 2019 al Museo Correr di Venezia, con una sezione alle Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana (qui fino al 30 settembre). L’esposizione è il risultato di un grande progetto di ricerca europeo che usa i libri come fonte storica: basato all’Università di Oxford, alla British Library, a Venezia, e finanziato dal Consiglio Europeo delle Ricerche, il 15cBOOKTRADE applica le tecnologie digitali alle fonti storiche ampliando la capacità di comprendere la rivoluzione della stampa: è diretto dall’italiana Cristina Dondi, professoressa del Lincoln College di Oxford, che è anche curatrice di questa mostra, organizzata in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia – Biblioteca del Museo Correr, la Biblioteca Nazionale Marciana e in partnership con Intesa Sanpaolo; con il sostegno di Venice in Peril, l’Ambasciata d’Italia a Londra, Fedrigoni, la Fondazione Giorgio Cini, e la Scuola Grande di San Rocco.

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Berlin Staatsbibliothek: Justinianus, Digestum vetus, Milan: Beninus and Johannes Antonius de Honate, for Petrus Antonius de Castelliono and Ambrosius de Caymis, 26 Mar. 1482, 1628 pages

Attraverso una decina di sezioni, l’esposizione mette in evidenza come nel 1500 in Europa ci fossero milioni di libri, non solo per le élite, come comunemente si ritiene, ma per “tutti”, con una vasta produzione per la scuola. La rivoluzione della stampa è una delle colonne portanti dell’identità europea perché si è tradotta in alfabetizzazione diffusa, promozione del sapere, formazione di un patrimonio culturale comune. In quei primi decenni (dal 1450 al 1500) la stampa coincise con la sperimentazione e l’intraprendenza. I libri a stampa furono il prodotto di una nuova collaborazione tra diversi settori della società: sapere, tecnologia e commercio. Anche la Chiesa comprese immediatamente l’enorme potenzialità dell’invenzione e ne divenne precoce promotrice. Le idee si diffusero veloci come mai prima. Ora si è in grado di tracciarne la circolazione seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.

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Venezia, Bibl. Nazionale Marciana, Membr. 0021: Nonius Marcellus, De evangelica praeparatione, Venice: Nicolaus Jenson 1476) Incunabolo di San Giorgio Maggiore, come dimostra la decorazione con San Giorgio e il drago.

Il 15cBOOKTRADE è il primo progetto ad aver pensato e realizzato la visualizzazione scientifica del movimento dei libri attraverso lo spazio e il tempo. L’équipe – composta da quasi tutti ricercatori italiani, nonostante la sede sia a Oxford – da anni mappa la diffusione e l’uso dei libri pubblicati agli albori della stampa nella seconda metà del Quattrocento, i cosiddetti incunaboli: a oggi ha coperto il 10% del mezzo milione di volumi sparsi in circa quattromila biblioteche europee e americane. Il risultato di questo lavoro è un enorme database che traccia la circolazione dei libri, le loro rotte e i loro possessori fra Europa e Stati Uniti, attraverso i secoli: basta inserire nel software il titolo di un libro e sullo schermo compare su mappa tutto il suo percorso, dal luogo in cui fu stampato a quello in cui ora si conserva; oppure, inserendo il nome di un possessore sullo schermo compaiono simultaneamente i tragitti di tutti i libri che possedette, che ricostruiscono virtualmente la sua biblioteca.

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Juan Pastrana, Compendium grammaticae, [Lisbona: Valentino Fernandez, 1497]. Un libro di grammatica stampato in Portogallo, nel 1497, che sopravvive oggi in una sola copia al mondo, alla Biblioteca nazionale di Lisbona

“Ogni libro racconta una storia che va al di là delle parole che si leggono in esso: storie delle persone che l’hanno usato, delle annotazioni e disegni lasciati nei margini. Se un libro racconta una storia, migliaia di libri fanno la storia – spiega Cristina Dondi, direttrice del progetto 15cBOOKTRADE e curatrice della mostra – Nei loro 500 anni di storia gli oltre 50 mila libri che abbiamo analizzato hanno circolato in tutto il mondo, disseminando tracce del loro movimento. Abbiamo sviluppato una tecnologia innovativa per ripercorrere questo movimento nel tempo e nello spazio e costruito un grande database che contiene decine di migliaia di records. Ora, per la prima volta, inseguendo i libri, possiamo tracciare la circolazione delle idee e del sapere che contengono”.

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Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Hortus sanitatis, [Strassburg : Johann Prüss, not after 21 Oct. 1497])

In occasione della chiusura del progetto 15cBOOKTRADE verrà inoltre organizzato a Palazzo Ducale, dal 19 al 21 settembre, il Convegno Printing Revolution 1450-1550, che vedrà  impegnati oltre 40 relatori. Alla conferenza, che intende portare un contributo fondamentale e innovativo alla storia economica e sociale di un periodo chiave di transizione che fu testimone della rapida crescita della produzione e consumo del libro, è prevista una lectio magistralis  dell’On. Dario Franceschini (Ministro dei Beni Culturali e del Turismo 2014-18) e la presenza del Prof. Martin Stokhof, Vice Presidente del Consiglio Europeo delle Ricerche (Scienze sociali e umanistiche), del Prof. Massimo Inguscio, Presidente del CNR e di Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Raffaele Trombetta.

I contenuti della mostra: mappe digitali, videostorie, libri storici
Ciò che rende originale questa mostra è l’incontro di cultura umanistica e sapere scientifico-tecnologico. E così, accanto a decine di libri a stampa del ‘400 provenienti dalle collezioni della Biblioteca del Museo Correr e della Biblioteca Nazionale Marciana, vengono presentate centinaia di immagini digitali da biblioteche europee e americane oltre a strumenti innovativi che consentono di tracciare la circolazione dei volumi, seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.
Tra questi, numerose mappe con funzioni diverse: in particolare, l’Atlante delle prime stampe (curato da Gregory Prickman, nuovo Direttore della Folger Shakespeare Library di Washington) visualizza su mappe GIS sia tutti i luoghi di stampa in Europa, sia dove sono oggi i 500.000 incunaboli che ancora sopravvivono.

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Zornale del libraio veneziano Francesco de Madiis, 1484-88, Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Ital. XI, 45 (7439)

Il Venice Time Machine (diretto da Frédéric Kaplan dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne) fornisce una versione digitale della famosa Pianta di Venezia del De Barbari (1500) sulla quale sono tracciate le oltre 200 officine di stampa della città, mostrando il legame di tanti stampatori alle confraternite a cui appartenevano, ai colleghi con i quali collaboravano, ai libri che insieme producevano: ciò che fece di Venezia la principale città europea di produzione e distribuzione dei primi libri a stampa.
E poi, decine di videostorie che approfondiscono tematiche diverse, tra cui: i libri più stampati nel ‘400, i più venduti e più distrutti, il rapporto tra il costo dei libri e il costo della vita, con le prove che i libri a stampa diventano presto alla portata di quasi tutti (i prezzi di migliaia di libri sono comparati al costo del cibo, salari, e altri beni di consumo), il ruolo fondamentale della Chiesa nella promozione della stampa, donne autrici e tipografe, i libri letti da Leonardo da Vinci, la circolazione di libri fondamentali come la Bibbia di Gutenberg, e la ricostruzione virtuale della collezione ora dispersa di San Giorgio Maggiore di Venezia. Ma anche le prime forme di abuso del nuovo mezzo di comunicazione di massa. Senza dimenticare torchi e materiale per la stampa, portati alla mostra dalla Tipoteca di Cornuda.
Ad ogni sezione il visitatore è stimolato a mettere in relazione quanto presentato con la rivoluzione digitale in corso.

VIDEO TRAILER


INFORMAZIONI


“Printing Revolution 1450-1500”. I cinquant’anni che hanno cambiato l’Europa
Sedi e apertura al pubblico
Museo Correr: dal 1 settembre 2018 al 7
gennaio 2019
Sale Monumentali della Biblioteca
Nazionale Marciana: dal 1 settembre al 30
settembre 2018
Venezia, Piazza San Marco
Orari
Fino al 31 ottobre:
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00
Dal 1 novembre:
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Informazioni
www.correr.visitmuve.it
www.marciana.venezia.sbn.it
info@fmcvenezia.it

Archeologia, scoperto il primo “albergo” di Jesolo

VENEZIA – Gli archeologi dell’Università Ca’ Foscari Venezia hanno scoperto il primo albergo di Jesolo (l’antica Equilo), oggi principale località balneare del litorale veneto con milioni di turisti nella stagione estiva. Il complesso, sorto nel IV-V secolo d.C., si trovava su un isolotto nei pressi dell’antico estuario della Piave Vecchia, nell’odierna località ‘Le Mure’.

Dopo due anni di ricognizioni, scavi e ricerche, Sauro Gelichi, direttore del progetto archeologico di Ca’ Foscari nell’area e professore di Archeologia medievale al Dipartimento di Studi Umanistici, presenta la scoperta: “Si tratta di un posto di stazionamento (mansio), forse anche per funzionari imperiali, che si trovava lungo una rotta endo-lagunare. La presenza di questo percorso, alternativo, o meglio integrativo, di quello terrestre, era stata ipotizzata, ma oggi ne abbiamo la prova archeologica”.

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(c) Università Ca’ Foscari Venezia

Della mansio finora è stata esplorata un’ampia porzione dell’edificio che serviva per l’ospitalità, caratterizzato da una serie di ambienti tutti uguali, affiancati l’un l’altro, e suddivisi in stanze che dovevano accogliere giacigli e cucine (ognuno di questi ambienti era provvisto di un focolare in mattoni). A questa struttura “alberghiera” si affiancavano edifici con officine per le attività artigianali e probabilmente una piccola cappella per le funzioni religiose. Ma il complesso doveva essere più ampio.

Distante dai luoghi di posta presenti lungo la viabilità principale, la via Annia, il nucleo insediativo tardoantico e altomedievale sull’insula Equilus era un luogo che accoglieva chi si spostava via acqua, nella rete dei canali lagunari, e lungo la viabilità endolagunare che collegava Ravenna, Altino e Aquileia.

Fonte: Comunicato  Università Ca’ Foscari Venezia

MOSTRE / Al via a Treviso “Altino prima di Venezia. Uno sguardo sulla città antica”

TREVISO – Dopo la tappa al Centro Culturale Candiani di Mestre,  la mostra “Altino-Prima di Venezia” arriva a Treviso, nel Battistero di S. Giovanni, primo evento ad essere ospitato dalla sede dopo i restauri da poco conclusi. La mostra proporrà in visione, dal 15 settembre al 1 novembre 2017,  immagini, testi, video, animazioni 3D e i plastici che illustrano e ricostruiscono la straordinaria vicenda di Altino, la città-madre di Venezia. La seconda e la terza area tematica esporranno invece nuove conoscenze sulla forma urbis della Treviso antica e un approfondimento sulla diffusione del Cristianesimo nei territori altinate e trevigiano.

La mostra, che ricerca tracce altinati nella Venezia di oggi, mette in evidenza il rapporto vitale fra Altino, il più antico centro lagunare, e Treviso, la più vicina città d’entroterra, sui loro collegamenti attraverso le vie d’acqua e terrestri, sulle vicende storiche e culturali che rappresentano il patrimonio condiviso fra i due centri urbani fin dall’età antica.


INFORMAZIONI

“Altino prima di Venezia – Uno sguardo sulla città antica”
Treviso, Battistero di San Giovanni (piazza Duomo)
Dal 15 settembre al primo novembre.
Orari: venerdì e sabato dalle 15 alle 19.30 e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.30
Ingresso gratuito
Sito: altinoprimadivenezia.it

CONVEGNI / A Venezia “1117-2017: Novecento anni dal più grande terremoto dell’Italia Settentrionale”

VENEZIA- Il 20 gennaio a Venezia,  presso l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Palazzo Franchetti (Campo S. Stefano), si terrà l’importante  convegno “1117-2017 Novecento anni dal più grande terremoto dell’Italia Settentrionale”.  Inizio ore 9, fino alle 18.

Il 3 gennaio 2017 ricorre il novecentesimo anniversario del disastroso terremoto che nel 1117 colpì Verona, altre città e centri monastici dell’area padana centrale e orientale. Si è trattato di un evento catastrofico, per molti anni oggetto di studio attraverso le numerose fonti scritte, epigrafiche e le tracce, in parte visibili ancora oggi, lasciate nel patrimonio architettonico delle zone colpite.
Il terremoto del 1117 è il più antico evento sismico del mondo per il quale si abbia un quadro del danneggiamento tale da consentire oggi di stimarne l’area epicentrale e la magnitudo con tecniche analitiche rigorose, le stesse usate per analizzare terremoti di secoli più vicini. Questo evento è quindi un unicum, sia come esempio concreto di terremoto raro e disastroso che potrebbe colpire ancora l’Italia settentrionale, sia come straordinaria testimonianza della cultura medievale italiana ed europea.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) con l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (IVSLA) e il Centro euro-mediterraneo di documentazione Eventi Estremi e Disastri (EEDIS) organizzano una giornata di studio per fare il punto delle conoscenze sul terremoto del 1117 e sul suo impatto, alla luce delle conoscenze scientifiche attuali. Il convegno sarà anche un’importante occasione di confronto e di verifica sull’analisi della pericolosità sismica dell’Italia settentrionale – in particolare del Nord-est – e delle problematiche di rischio che il fitto tessuto abitativo, industriale e artistico pone oggi con sempre maggiore rilievo.

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Per informazioni:
Giovanna Palandri: giovanna.palandri@istitutoveneto.it
Lucia Macaluso: lucia.macaluso@istitutoveneto.it

Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
San Marco, 2945
30124 – Venezia
Tel: +39 041 2407711
Fax: +39 041 5210598
Sito Web: www.istitutoveneto.it

MOSTRE / A Venezia un viaggio nella Mesopotamia alle origini della scrittura [fotogallery]

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VENEZIA – “Scripta manent”, ammonivano gli antichi romani a conferma dell’autorevolezza e del valore nel tempo di un testo scritto, e Maktub, “è scritto”, dicono gli arabi. La nascita della scrittura, avvenuta quasi contemporaneamente in Egitto e in Mesopotamia verso il 3200 a.C., segna uno dei capitoli più affascinanti e rivoluzionari della storia della civiltà, fondamentale per le dinamiche di trasmissione del sapere e per la conoscenza dell’antichità. La mostra che si tiene a Palazzo Loredan a Venezia, dal 20 gennaio al 25 aprile 2017 in una delle sedi dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti – promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue e curata dal professore Frederick Mario Fales (Università degli Studi di Udine), uno tra i più noti assirologi e studiosi del Vicino Oriente Antico – ci conduce quasi 6000 anni or sono nella Terra dei Due Fiumi, in un universo di segni, simboli, incisioni ma anche di immagini e racconti visivi che testimoniano la nascita e la diffusione travolgente della scrittura cuneiforme, rivelandoci nel contempo l’ambiente sociale, economico e religioso dell’Antica Mesopotamia.

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Calco di cilindro d’argilla Iscrizione reale di Ciro II di Persia (559-529 a.C.), in cui il sovrano legittima la propria conquista di Babilonia nel 539 a. Cristo. Ciro si presenta come prescelto dal dio babilonese Marduk per restaurare la pace in Mesopotamia. Infine il re chiede a Marduk protezione e aiuto anche per il figlio Cambise. Achemenide Calco di cilindro d’argilla (originale al British Museum) riprodotto in gesso Venezia Collezione Ligabue 2,5 x 10 cm

TRA TAVOLETTE E SIGILLI – Bisogna ricordare che il cuneiforme è durato 3500 anni, mentre i segni alfabetici che si usano anche in questo comunicato, in fondo, ne hanno solo 2500. Culla di civiltà straordinarie, oggi martoriata e saccheggiata dalla guerra e dal terrorismo che hanno reso inaccessibile il suo patrimonio di bellezza e conoscenza, la terra di Sumeri, Accadi, Assiri e Babilonesi ci viene raccontata e svelata grazie all’esposizione per la prima volta al pubblico, di quasi 200 preziose opere della Collezione Ligabue. Si tratta soprattutto di tavolette cuneiformi e di numerosi sigilli cilindrici o a stampo ma anche sculture, placchette, armi, bassorilievi, vasi e intarsi provenienti da quell’antico mondo.

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Tavoletta con busta Busta d’argilla con tavoletta racchiusa all’interno. La busta contiene un promemoria relativo ad un quantitativo di rame raffinato, certificato da più individui, di cui è altresì fornito il patronimico. Provenienza Kanesh Paleo-assira (XIX sec. a.C.) Argilla 5,1 x 6 x 2,9 cm Venezia Collezione Ligabue

A questi oggetti si affiancano importanti prestiti del Museo archeologico di Venezia e del Museo di Antichità di Torino: dal primo, bellissimi frammenti di bassorilievi rinvenuti dallo scopritore della mitica Ninive, Austen Henry Layard, che nell’ultimo periodo della sua vita si era ritirato proprio a Venezia, a Palazzo Cappello Layard (donò i suoi oggetti alla città nel 1875); dal secondo un frammento di bassorilievo assiro fortemente iconico raffigurante il re Sargon II, scoperto nel 1842 da Paul Emile Botta – console di Francia a Mosul – e da lui donato al re Carlo Alberto.

Una collezione di altri tempi, come ama sottolineare F. Mario Fales, quella messa insieme da Giancarlo Ligabue, imprenditore ma anche archeologo, paleontologo e grande  esploratore scomparso nel gennaio 2015. Collezione straordinaria non solo per entità, qualità e per l’importanza storica di questi e altri materiali,  ma in quanto testimonianza di un collezionismo slow, rispettoso dei luoghi che pure Giancarlo studiava e delle istituzioni, della ricerca e del sapere; un collezionismo appassionato, diretto a preservare la memoria e non a defraudare le culture con altri fini.

ARCHIVI D’ARGILLA – Dai primi pittogrammi del cosiddetto proto-cuneiforme, rinvenuti a Uruk – annotazioni a sostegno di un sistema amministrativo e contabile già strutturato – all’introduzione della fonetizzazione (dai “segni-parola” ai “segni-sillaba”) la scrittura cuneiforme, con le sue evoluzioni, si sviluppò e si diffuse con estrema rapidità anche in aree lontane: dalla città di Mari sul medio Eufrate a Ebla nella Siria occidentale, a Tell Beydar e Tell Brak nella steppa siro-mesopotamica settentrionale. Abili scribi verranno formati per redigere documenti grazie a segni ormai classificati e vere e proprie scuole saranno istituite nei diversi centri,  per insegnare a nuovi funzionari a leggere e scrivere.

Centinaia di migliaia di tavolette di argilla – la materia prima della terra mesopotamica – hanno dato vita ad autentici archivi e biblioteche, in un mondo che aveva compreso il valore e il potere della scrittura: tavolette con funzioni contabili-amministrative, tavolette giuridiche, storiografiche, religiose e celebrative, o addirittura letterarie, racchiudono le storie, i lavori, i pensieri e i ritratti di uomini e re vissuti tremila anni prima di Cristo; miti e leggende di dei ed eroi. Fino ad allora – fino alle decifrazioni di Grotefend (1775 – 1853) e all’impresa di Rawlinson (1810 – 1895), che sospeso a 70 metri dal suolo copiò l’iscrizione trilingue di Dario I sulla parete rocciosa di Bisutun – furono soprattutto la Bibbia, debitrice di tanti racconti e suggestioni dell’antica Mesopotamia, e gli storici greci, latini e bizantini a tramandare in una luce più o meno leggendaria i nomi di luoghi come “il Giardino dell’Eden” o le maestose città di Ninive e Babele e quelli di personaggi come Nabucodonosor II, che distrusse Gerusalemme, o la regina Semiramide.

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Sigillo cilindrico montato su anello in metallo Due capridi in posizione accovacciata sono sormontati da due creature ibride alate rampanti. Una di esse viene afferrata per la coda da un demone con corpo umano e testa animale. Un elemento decorativo arboriforme astratto chiude la scena. Mittanico Ematite; metallo 2,8 x 1,2 cm Venezia Collezione Ligabue

In mostra – alla quale hanno contribuito per i testi del catalogo edito da Giunti anche Roswitha Del Fabbro, Stefano de Martino, Paolo Matthiae, Piergiorgio Odifreddi e David I. Owen, con il coordinamento editoriale di Adriano Favaro – le preziose tavolette raccontano di commerci di legname o di animali (pecore, capre, montoni o buoi), di coltivazioni di datteri e di orzo per la birra, di traffici carovanieri tra Assur e l’Anatolia, di acquisti di terreni e di case con i relativi contratti e le cause giuridiche; celebrano Gudea signore possente, principe di Lagash, promotore di grandi imprese urbanistiche e architettoniche; prescrivono le cure per una partoriente afflitta da coliche, con incluso l’incantesimo da recitare al momento del parto, o testimoniano l’adozione di un bimbo ittita da parte di una coppia o, ancora, le missive tra prefetti di diverse città-stato.

Accanto alle tavolette, placchette e intarsi, in osso, in conchiglia, in oro o in avorio, bassorilievi e piccole figure, raffinati oggetti artistici e d’uso comune,
ma soprattutto – straordinari per le figurazioni e le narrazioni, per il pregio artistico delle incisioni realizzate da abili sfragisti (bur-gul) e i diversi materiali usati –
tanti, importanti sigilli.
SIGILLI: UN UNICUM DI INESTIMABILE VALORE – Creati per registrare diritti di proprietà e apposti fin dal periodo Neolitico sulle cerule – sorta di ceralacca a garanzia della chiusura di merci e stoccaggi – i sigilli, con l’avvento della scrittura, vengono apposti sulle tavolette o sulle buste di argilla (utilizzate fino al I millennio) per autenticare il documento, garantendo la proprietà di un individuo, il suo coinvolgimento in una transazione, la legalità della stessa. Come spiegato dall’archeologa Roswitha Del Fabbro nel catalogo, essi prima indicavano l’amministrazione, come oggi il timbro di un Comune, e col tempo vennero a rappresentare il singolo individuo, riportandone il nome, giungendo magari a presentare l’iscrizione di una preghiera.

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Sigillo cilindrico con bevitori di birra e Imdugud La scena è suddivisa in due registri: nel registro superiore alcuni personaggi seduti bevono da una giara con lunghe cannucce; in quello inferiore l’aquila leontocefala Imdugud afferra con i suoi artigli due animali. Protodinastico III Lapislazzuli 5 x 1,2 cm Venezia Collezione Ligabue

Ma il valore intrinseco dei sigilli cilindrici, già sostitutivi di quelli a stampo intorno alla metà del IV millennio, è dato dal fatto che essi erano generalmente realizzati in pietre semipreziose provenienti da luoghi molto lontani: i lapislazzuli – importati dal lontano Badakhshan, nell’odierno Afghanistan nord orientale, celebre per le miniere descritte anche da Marco Polo – l’ematite, la cornalina, il calcedonio; ma anche agata, serpentino, diaspro rosso o verde, cristallo di rocca.  Per questo i sigilli furono spesso riutilizzati, diffondendosi anche come amuleti con valore apotropaico, ornamenti, oggetti votivi:
veri status symbol talvolta indossati dai proprietari con una catenina o montati su spilloni.

Nei sigilli cilindrici, in pochi centimetri, accanto alle iscrizioni venivano realizzati motivi iconografici sempre più raffinati, differenziati per periodi e aree geografiche. Già l’idea di adattare un disegno a una superficie curva, in modo da ripeterlo ad libitum, era rivoluzionaria.  Sfilate di prigionieri davanti al re, scene di lotta tra eroi e animali, processioni verso il tempio, raffigurazioni di guerra e di vita quotidiana, donne-artigiane accovacciate, grandi banchetti, racconti mitologici: l’evoluzione stilistica, la raffinatezza delle incisioni diventano nel tempo sempre più evidenti. In epoca accadica gli intagliatori di sigilli prestano attenzione alla resa naturalistica del corpo umano e di quello animale, curano la narrazione, la simmetria, l’equilibrio, la drammatizzazione. Si individuano e si susseguono nel tempo stili e tecniche anche con l’introduzione del trapano e della ruota tagliente, a scapito della manualità. I sigilli rappresentano insomma un unicum artistico, prima delle gemme greche e romane.
La glittica per altro – una delle produzioni più caratteristiche delle culture del Vicino Oriente antico – presenta una serie di immagini e raffigurazioni che non troviamo in altre forme artistiche, costituendo anche una fonte d’informazione unica, di stili e costumi.

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Vaso in clorite a destinazione funeraria Vaso a doppio corpo in clorite la cui decorazione ricorda le capanne che ancora oggi sono osservabili nel basso alluvio mesopotamico. La lavorazione è tipica di Jirof t (Iran sud-orientale ). Protodinastico III Clorite 4,3 x 13 x 6,2 cm Venezia Collezione Ligabue

UN TUFFO “MULTIMEDIALE” NELLA STORIA DELL’ORIENTE – Esposti negli ambienti particolarmente suggestivi dell’antica biblioteca dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ad Arti – perfetto scenario di questa mostra –  troveremo, della Collezione Ligabue, sigilli inestimabili per valore storico e artistico, raffiguranti uomini, eroi e animali, ma anche divinità come il dio solare Samash, quello della tempesta Adad, il dio delle acque dolci Ea, oppure Enlil che assegnava la regalità, massima autorità del pantheon mesopotamico, definito dio del cielo e degli inferi e soppiantato con l’affermarsi della dinastia babilonese da Marduk; ma anche la complessa Inanna (in sumerico) Isthar (in semitico), “costantemente a cavallo della barriera tra donna e uomo, adulto e bambino, tra bene e male, tra vergine e prostituta”: dea della fertilità, dell’amore e della guerra ad un tempo.  Quindi scene mitologiche – il mito di Etana, tredicesimo re della prima dinastia di Kish alla ricerca della “pianta della nascita”, trasportato in cielo da un’aquila – o singolari, come la raffigurazione (in un sigillo del periodo protodinastico III, in lapislazzuli) di personaggi seduti che bevono la birra da un giara, con lunghe cannucce. Attraverso una didattica attenta, apparati multimediali innovativi e interattivi di notevole suggestione e riproduzioni tattili, il pubblico potrà godere della bellezza di questi oggetti e leggere e comprendere le storie ivi narrate, riscoprendo i simboli e i miti di una civiltà sulla quale si è fondata la cultura occidentale e di cui siamo debitori e che pure oggi appare così lontana e inaccessibile.


Informazioni

PRIMA DELL’ALFABETO. Viaggio in Mesopotamia  all’origine della scrittura
Venezia, Palazzo Loredan, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti
Campo Santo Stefano
tel. +39 041 2705616
info@fondazioneligabue.it

Orari: da martedì a domenica, 10.00 – 17.00
Chiuso il lunedì

Biglietti: Intero 5 Euro; Ridotto 3 Euro

tel. +39 041 2705616
info@fondazioneligabue.it

ANTICIPAZIONI / Venezia, a settembre in mostra i capolavori miniati della Fondazione Cini

#ANTICIPAZIONI / #Venezia, a settembre in #mostra i capolavori miniati della Fondazione Cini #manoscritti #medioevo @FondazioneGiorgioCini

VENEZIA – Si intitola Mindful Hands. I capolavori miniati della Fondazione Giorgio Cini la grande mostra in programma sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia dal 17 settembre 2016 all’8 gennaio 2017 (inaugurazione venerdì 16 settembre 2016), prodotta da Fondazione Giorgio Cini, Studio Michele De Lucchi e Factum Arte e realizzata grazie al supporto di Helen Hamlyn Trust e al contributo di Pirelli. Verrà esposta per la prima volta dopo oltre 35 anni più della metà di una delle collezioni più importanti e preziose custodite dalla Fondazione Cini: la raccolta di 236 miniature acquisita dal conte Vittorio Cini tra il 1939 e il 1940 dalla Libreria Antiquaria Hoepli di Milano e donata alla Fondazione nel 1962. In mostra il pubblico potrà ammirare una selezione di oltre 120 delle miniature più significative e importanti della collezione, e un nucleo scelto di pregevoli codici miniati. Curatori scientifici del progetto sono Federica Toniolo, docente di Storia della Miniatura all’Università degli Studi di Padova, e Massimo Medica, direttore del Museo Civico Medievale di Bologna, che hanno curato anche la catalogazione scientifica dell’intera raccolta.

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Belbello da Pavia, Foglio staccato da Antifonario con Annunciazione in iniziale M (1467-1470)

La collezione di miniature di Vittorio Cini rappresenta una delle più importanti raccolte al mondo di questo genere, formata da pagine e iniziali miniate ritagliate, per lo più provenienti da libri liturgici (graduali e antifonari), paragonabile sia per tipologia che per qualità a collezioni come la Wildenstein custodita al Musée Marmottan di Parigi o quella di Robert Owen Lehman Senior, fino a pochi anni depositata al Metropolitan Museum di New York. La collezione Cini è rappresentativa delle principali scuole italiane di miniatura e raccoglie le creazioni di alcuni dei più importanti miniatori attivi tra XII e XVI secolo.

Mindful Hands rientra in quel ciclo di grandi mostre che periodicamente la Fondazione Cini promuove per valorizzare le proprie collezioni, patrimoni importantissimi dal punto di vista storico, artistico e scientifico ma poco noti al grande pubblico – spiega Pasquale Gagliardi, Segretario generale della Fondazione – sono anni che lavoriamo a questo ambizioso progetto legato alla nostra collezione di miniature, unica in Italia e tra le poche al mondo di questo livello. Gli ottimi risultati in termini di pubblico e consensi registrati dalla mostra dedicata nel 2010 alle incisioni di Giambattista Pianesi, il cui corpus è interamente conservato negli archivi di San Giorgio Maggiore, ci hanno incoraggiati a proseguire questa missione di valorizzazione delle arti decorative, in cui l’eccellenza della realizzazione artigianale non ha nulla da invidiare ad altri settori dell’espressione creativa”.

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L’esposizione, con il coordinamento scientifico dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini, sarà allestita in un suggestivo percorso creato ad hoc per gli spazi delle Sale del Convitto dallo Studio Michele De Lucchi, capace di avvicinare anche il visitatore non specialistico. La mostra sarà inoltre l’occasione per raccontare un particolare fenomeno di collezionismo e di gusto, in cui la tipologia di pezzi è il frutto della pratica – oggi deprecabile – di smembrare le pagine dei codici e immettere sul mercato le sole parti figurate, spesso ritagliate.
Unico pezzo esposto che non appartiene alla Fondazione Giorgio Cini è il magnifico Antifonario Q della Biblioteca della basilica benedettina di San Giorgio Maggiore, generosamente prestato: dallo stesso codice fu staccata una delle pagine oggi nella collezione Cini. Pagina e libro, esposti accanto in apertura della mostra, sono il suggello ideale di questo percorso di ricomposizione, a sottolineare come l’immagine debba sempre essere ricondotta al suo contenuto testuale.

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Franco dei Russi, Foglio staccato da Antifonario con Lapidazione di santo Stefano in iniziale L (settimo decennio del XV secolo)

Ma Mindful Hands va oltre l’esposizione dei soli capolavori miniati: parte integrante del progetto è la collaborazione con l’atelier Factum Arte di Adam Lowe, esperto di tecniche digitali applicate alla conservazione, alla riproduzione e alla lettura delle opere d’arte. Supporti digitali organizzati in una vera e propria installazione artistica che valorizza e “traduce” in chiave moderna questo straordinario patrimonio, guideranno il visitatore attraverso le ultime sezioni, dedicate da un lato all’analisi e alla comprensione delle tecniche di produzione del manoscritto miniato, dall’altro alla possibilità di conoscere da vicino due dei volumi più preziosi, il Martirologio di Ferrara e il piccolo ma preziosissimo Offiziolo di Ludovico il Moro, con animazioni e riproduzioni su ampia scala: dell’Offiziolo l’atelier Factum Arte realizzerà per la mostra un facsimile che i visitatori potranno toccare e sfogliare.

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Helen Hamlin Trust è un’organizzazione indipendente impegnata nel supporto finanziario di iniziative filantropiche, avendo come obbiettivo principale l’avvio di progetti a medio e lungo termine legati agli interessi comuni di Lady Hamlyn e del suo defunto marito Lord Hamlyn.
Lo sviluppo di progetti innovativi, che mirano a ottenere cambiamenti duraturi e a migliorare la qualità della vita, è al centro della filosofia del fondo.
Helen Hamlyn Trust opera in settori come medicina, arti e cultura, istruzione e assistenza; promuove l’invecchiamento in buona salute ed è attiva negli ambiti delle questioni umanitarie internazionali e della conservazione del patrimonio in India.

Via Fondazione Giorgio Cini

MOSTRE / A Venezia i codici miniati della “Biblioteca Impossibile”

VENEZIA – Inaugura oggi martedì 28 giugno alle ore 18.00 alla Scuola Grande di San Marco a Venezia la mostra La Biblioteca Impossibile, dedicata ai facsimili dei codici miniati più preziosi del Rinascimento esposti per la prima volta nella Sala dell’Albergo della Scuola Grande di San Marco. Relatore dell’evento sarà Giorgio Montecchi, professore di Bibliografia e Biblioteconomia dell’Università Statale di Milano.

Nella suggestiva Sala dell’Albergo si potranno ammirare e sfogliare, fino al 28 settembre, i quattordici facsimili pubblicati da Franco Cosimo Panini Editore  che compongono la collana La Biblioteca Impossibile. Opere eccezionali che riproducono fedelmente e integralmente alcuni dei manoscritti miniati più importanti della storia dell’arte del libro. Tra questi ci sono le Très Riches Heures del Duca di Berry, il codice più celebre della miniatura franco-fiamminga, lo splendido Lezionario Farnese, noto come il Messale della Cappella Sistina e il Libro d’Ore Torriani, considerato il gioiello del Rinascimento lombardo per le piccole dimensioni e per la preziosissima legatura in argento dorato.

La mostra rientra all’interno di un più ampio progetto culturale che coinvolge la Scuola Grande di San Marco, volto al recupero e alla valorizzazione delle sue ricchezze artistiche (in particolare, il ciclo dei dipinti di Domenico Tintoretto, le opere di Palma il Giovane, del Padovanino, di Alvise Donato Veneziano, il frammento musivo di una delle volte della Basilica di San Marco), dei suoi ambienti di grande pregio e del suo fondo archivistico di inestimabile valore. La Sala dell’Albergo, in particolare, ospita le fedeli riproduzioni a dimensioni reali dei teleri realizzati per la Scuola da alcuni grandi protagonisti della pittura veneziana: i fratelli Bellini, Vittore Belliniano, Paris Bordon, Palma il Vecchio. È così possibile rivivere l’atmosfera, altrimenti perduta, che creavano i teleri originali, rimossi a partire dall’epoca napoleonica così come il ciclo di Jacopo Tintoretto per la Sala Capitolare, e oggi divisi tra le Galleria dell’Accademia e la Pinacoteca di Brera.

La visita della mostra consente così un doppio viaggio “impossibile”: nelle biblioteche dei maggiori mecenati rinascimentali e in una Venezia che non esiste più.


INFORMAZIONI MOSTRA

La Biblioteca Impossibile

Scuola Grande di San Marco, Campo Santi Giovanni e Paolo

Inaugurazione: martedì 28 giugno 2016, ore 18.00

La mostra è visitabile fino al 28 settembre

da martedì a sabato dalle 9.30 alle 17.00

 

CONVEGNI / A Venezia focus internazionale sui testi astronomici latini e greci

#CONVEGNI / A #Venezia focus internazionale sui testi astronomici latini e greci

VENEZIA –  La Biblioteca Nazionale Marciana organizza, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari, Venezia,  nei giorni giovedì 16 e venerdì 17 giugno 2016, nel Vestibolo della Libreria Sansoviniana il Convegno “Certissima signa. A Venice Conference on Greek and Latin Astronomical Texts” a cura di Filippomaria Pontani e Anna Santoni. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili da Piazzetta San Marco 13/a, Venezia.

In una civiltà, la scienza astronomica è uno dei campi nei quali più esemplarmente si può saggiare l’avanzamento di diverse discipline: la matematica, la cartografia, la geografia, lo studio dell’influsso degli astri sulla vita degli uomini. Come in altre scienze, ma forse più che in altre, il rapporto con la tradizione antica è in questo senso fondamentale: le conoscenze e le credenze relative ai fenomeni celesti, anche per la suggestione che da sempre questi esercitano sugli uomini, vantano una persistenza di lungo periodo di norma più profonda rispetto alle nozioni scientifiche d’altra natura.
Il convegno organizzato da Filippomaria Pontani e Anna Santoni mira a mettere in luce proprio alcuni fili di queste tradizioni secolari, le quali s’incarnano primariamente in testimonianze scritte di veneranda antichità, di cui la Biblioteca Nazionale Marciana (ospite e promotrice dell’evento, assieme al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari) è ricchissima. In particolare, un drappello di studiosi di sei diversi Paesi proverà a ricostruire alcuni percorsi di testi astronomici greci e latini tra l’età antica e il Medioevo, fino alla “riscoperta” umanistica. Saranno al centro dell’attenzione diagrammi, astrolabi e tubi astronomici, disegni di costellazioni, studi filologici, miniature e pratiche di stampa: per molte delle relazioni saranno proprio le collezioni della Biblioteca Marciana – studiate sia da docenti universitari sia da chi nella biblioteca lavora ogni giorno, in una collaborazione senz’altro proficua – ad offrire un terreno di studio e di confronto privilegiato.

Programma: http://marciana.venezia.sbn.it/eventi/convegno-certissima-signa-venice-conference-greek-and-latin-astronomical-texts

A Venezia secolari dialoghi inediti tra vetro e profumo

VENEZIA – Il museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, che racchiude nel suo itinerario espositivo un originale e ricercato percorso dedicato al profumo e alle essenze, è il fulcro di un progetto inedito e sfaccettato sulla storia delle manifatture del vetro e del profumo, oggi più che mai prodotti artistici che assurgono a matrici identitarie di Venezia.

Dal 13 maggio al 25 settembre 2016 nell’Androne al Piano terra del museo di San Stae una decina di pezzi unici da collezione, creati dai maestri vetrai e designers del vetro, “dialogheranno” con altrettante fragranze esclusive create ad hoc dai maestri profumieri di Mavive, in un’affascinante esposizione che racconterà quell’intensa relazione che ha legato attraverso i secoli le eccellenze artigianali e artistiche del vetro di Murano e del profumo a Venezia.

La mostra, a cura di Chiara Squarcina e Marco Vidal, che vede la collaborazione traFondazione Musei Civici di Venezia, Mavive Venezia, Drom Fragrances, Consorzio Promovetro, IED, IUAV, Linea d’Acqua e Balbi Art Glass, presenta le diverse e affascinanti declinazioni artistiche che hanno accompagnato i profumi creati nei secoli, fino ad oggi.

Attraverso l’esposizione degli esemplari più originali di flaconi provenienti dalle collezioni del Museo del Vetro di Murano, le cui variazioni di stile sono sorte per rendere originali e inediti dei contenitori che avevano un loro ruolo estetico e non solamente pratico – come nel caso dei flaconi a “due teste” o dei “millefiori” – sarà possibile immergersi in un excursusche trova il suo culmine nelle invenzioni contemporanee di design, a dimostrazione di come il vetro di Murano possa continuare a rappresentare il materiale ideale per raccontare l’emozione di una fragranza e la sua forza evocativa.

Al termine dell’esposizione le opere saranno oggetto di un’asta pubblica prevista sabato 8 ottobre, il cui ricavato sarà devoluto al Museo.