MOSTRE / Storia dei Severi, l’ultima grande dinastia di Roma

Busto di Marco Aurelio, inv. S 234

ROMA, 14 novembre 2018  – Apre domani al pubblico “Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa“, grande mostra che ripercorre la storia della dinastia dei Severi: l’ultima, rilevante famiglia imperiale, che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 d.C. Promossa dal Parco archeologico del Colosseo, la rassegna – ideata da Clementina Panella che l’ha curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea – si articola tra
Colosseo, Foro Romano, Palatino.

Dal 15 novembre 2018 nei tre luoghi coinvolti dall’esposizione vengono ricordate le tappe di una dominazione che ha suggellato una straordinaria stagione di riforme: tra tutte la constitutio antoniniana. Emessa da Caracalla nel 212 d.C., concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero. Un provvedimento rivoluzionario, che portava a compimento un processo plurisecolare di estensione dei diritti civili e con cui finalmente si completavano le premesse ideali di universalismo e cosmopolitismo implicite nell’istituzione imperiale, solo parzialmente realizzate da Augusto più di due secoli prima. 

Busto loricato con paludamentum e ritratto di Settimio Severo (tipo “dell’adozione”) Da Ostia, Terme di Nettuno Marmo; alt. cm 69 196-197 d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 345
Ritratto di Giulia Domna (tipo “Gabii”) Dal Museo Kircheriano Marmo lunense; alt. cm 25,5 193-210 d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 66058
Busto con paludamentum e ritratto di Caracalla (tipo “imperatore unico”) Da Roma, Terme di Caracalla (dalla proprietà di Mario Macaroni) Marmo bianco asiatico; alt. cm 65 212-217 d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv. 6033 Fotografia di Luigi Spina
Ritratto di Geta bambino (tipo della “successione”) Dalla collezione Bevilacqua, Verona Marmo bianco; alt. cm 26 198-204 d.C. Monaco di Baviera, Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek, inv. 352
Ritratto di Elagabalo (II tipo) Dalla collezione Albani Marmo bianco; alt. cm 32 220-221 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 470 Fotografia di Zeno Colantoni

RITRATTI D’IMPERATORE – La mostra, con l’organizzazione e la promozione di Electa, presenta al secondo ordine del Colosseo circa cento tra reperti archeologici e opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri. Attraverso di essi, in quattro sezioni, si illustrano gli sviluppi storico-politici e l’evoluzione artistica e architettonica a Roma e nelle regioni dell’impero.
Una ricca sequenza di ritratti della dinastia apre il percorso, ricordando le origini della famiglia: con Settimio Severo proveniente da Leptis Magna, in Libia, e con la moglie Iulia Domna da Emesa, in Siria, nominata Augusta e donna di grande influenza politica. Tra i pezzi in mostra, anche tre rilievi di recente scoperta negli scavi della metropolitana di Napoli, appartenenti a un Arco onorario. Senza dimenticare i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da Settimio Severo, ancora oggi fondamentale documento per lo studio dell’antica topografia di Roma e in
mostra oggetto di una scenografica ricostruzione multimediale. Testimonianza poi della fioritura nel campo dell’artigianto artistico, i vetri finemente lavorati da Alessandria d’Egitto e da Colonia, le ceramiche dalla Tunisia o i sublimi argenti conservati al Metropolitan Museum of Art (USA).

Ritratto di Massimino il Trace su busto non pertinente in toga contabulata Dalla collezione Albani Marmo bianco; alt. cm 67 235-238 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 473 Fotografia di Zeno Colantoni
Ritratto di Settimio Severo dall’area IV, ambiente 15 = 31 (cortile), fondazione USM 7541 Attribuzione marmo:Goktepe Alt. max cm 38,5 alt. conservata sino all’attacco dei capelli cm 27 204-211 d.C. Roma, Parco archeologico del Colosseo, inv. 18.M324-1.114 Fotografia di Luciano Mandato
Busto femminile con tunica e mantello e ritratto di Giulia Mamea Dalla collezione Albani Marmo lunense, peduccio in marmo nero antico; alt. cm 58 222-235 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 457 Fotografia di Zeno Colantoni

LE TERME DI ELAGABALO – Al Palatino sono visibili per la prima volta le vestigia di uno straordinario insieme architettonico: le cosiddette Terme dell’imperatore Elagabalo, venute alla luce in un angolo delle pendici del colle lambito dalla via Sacra che racconta una lunga storia di
trasformazioni edilizie. Un ciclo statuario scoperto proprio in questo sito, mai esposto prima d’ora e composto da ritratti e busti di marmo di pregevole qualità, è riunito nel Tempio di Romolo.
Il percorso di visita sul Palatino prosegue attraverso i luoghi dei Severi, estesi su circa due ettari, di cui i segni più evidenti sono le imponenti arcate e le terrazze, insieme allo Stadio con la straordinaria sala dei capitelli dal soffitto a cassettoni stuccato. Qui sono riuniti preziosi frammenti architettonici e scultorei restaurati per l’occasione.

IL VICUS AD CARINAS – Nel Foro Romano viene aperto alla visita per la prima volta un tratto del vicus ad Carinas. Il vicus era tra i più antichi percorsi di Roma e collegava il popoloso quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino. Oggi, attraverso questo accesso, ci si affaccia sul Templum Pacis, di cui, dopo un lungo restauro, è visibile il magnifico opus sectile pavimentale. Nel 192 d.C. un incendio distrusse quasi completamente il templum, ricostruito da Settimio Severo riproponendo la monumentalità della costruzione originaria. In questa occasione fu collocata, in una sala adiacente all’aula di culto, la Forma Urbis Romae, di cui restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa.

Arco di Settimio Severo a Leptis Magna (plastico) Resina; cm 93×89×89 Roma, Museo della Civiltà Romana, inv. MCR3833 Fotografia di Stefano Castellani


EREDITA’ DURATURA – “La mostra ha il fine di far conoscere al più vasto pubblico possibile l’ultimo periodo dell’impero in cui Roma fu grande, governata da imperatori che lasciarono un’eredità forte e duratura in molti campi, pur nell’avanzare del declino”, spiega Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo.
Due le pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi scientifici, ripercorre la storia della dinastia dei Severi senza trascurare alcun aspetto: dall’analisi delle riforme e il loro impatto sulla società, alle novità nelle arti e in architettura a Roma e in tutta l’estensione dell’impero. I testi forniscono il quadro completo dei caratteri di un’epoca segnata dall’ultima grande famiglia imperiale. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della mostra e nel percorso tra Foro
Romano e Palatino.

INFORMAZIONI
Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa
Roma, Colosseo – Foro Romano – Palatino
http://www.colosseo.beniculturali.it
dal 15 novembre 2018 ad agosto 2019 

Fonte: Comunicazione ufficiale – Foto (C) Soprintendenza Speciale
Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma (Vietata l’ulteriore riproduzione)

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MOSTRE / Ad Arezzo spartiti e musica della Grande Guerra

AREZZO, 7 novembre 2018 –  Il 4 novembre di cento anni fa si concludeva la tragedia della Prima Guerra Mondiale e per ricordare questo importante anniversario CaMu – Casa della Musica di Arezzo dal 10 al 23 novembre ospita la mostra La Musica alla Grande GuerraSpartiti di musica e d’arte fra il 1914 e il 1918, una selezione di circa cinquanta spartiti musicali – in gran parte esemplari di edizioni rarissime e introvabili – di quegli anni drammatici, frutto della paziente ricerca del collezionista aretino Carlo Pagliucci, che ha dedicato appassionate energie al collezionismo musicale, in particolare per quanto riguarda la musica popolare italiana tra XIX e XX secolo.

La leggenda del piave

Organizzata in collaborazione con il Comune di Arezzo e con la Fondazione Guido d’Arezzo, la mostra racconta l’Italia e gli italiani di allora attraverso le diverse anime musicali – dai canti patriottici a quelli popolari, dalle canzoni di protesta alle espressioni più colte della musica – di quei tempi bui e allo stesso tempo carichi di speranza.

La campana di san giusto

Il percorso espositivo, organizzato in ordine cronologico, accompagna il visitatore lungo un viaggio che inizia con i canti dell’irredentismo e patriottici (L’ora di Trento e Trieste, Alla patria), con gli inni bellicosi per l’ingresso in guerra (Fuori i Barbari) e le canzoni nostalgiche intonate dai soldati al fronte (L’addio del bersagliere, (‘O surdato ‘nnammurato), prosegue con le melodie di conforto cantate nelle retrovie e tra il popolo (Stornello dell’aviatore), con i canti di montagna (Ta Pum) e con i canti anonimi di sofferenza e di protesta (O Gorizia, tu sei maledetta), per giungere alle melodie festose che annunciano la vittoria (La campana di San Giusto).

Surdato_nnamurato

“Siamo felici di celebrare la fine della Prima Guerra Mondiale dando la parola alla musica – commenta il Sovrintendente della Scuola di Musica di Fiesole Lorenzo Cinatti –  che in un momento storico drammatico come quello attraversato dall’Italia fra il 1915 e il 1918 è stato uno strumento di coesione fondamentale e ha contribuito in modo determinante alla nascita della memoria collettiva di tutti gli italiani”

A testimonianza che anche in tempo di guerra la vita quotidiana continuò in qualche modo a scorrere serenamente lontano dal fronte, la mostra prosegue con gli spartiti dei primi successi della canzone sentimentale italiana (Come pioveva), dei neonati tanghi rioplatensi (La Cumparsita) e con alcuni esemplari degli echi canori della Grande Guerra nei primi Festival di Sanremo del secondo dopoguerra (Vecchio scarpone). Il percorso termina con una sezione dedicata ai coevi canti stranieri, alle più note melodie risorgimentali e con alcune importanti partiture di composizioni colte.

L’inaugurazione della mostra, in programma sabato 10 novembre a partire dalle 17:00 e aperta a tutta la città, è l’occasione per una giornata di riflessione guidata dalla musica. Dopo i saluti del Sindaco Alessandro Ghinelli, del Primo Rettore della Fraternita dei Laici Pier Luigi Rossi e del Sovrintendente della scuola di Musica di Fiesole Lorenzo CinattiCarlo Pagliucci presenta al pubblico insieme al giornalista Claudio Santori il suo lavoro, a partire dal libro Memorie storiche d’Italia nei canti della Patria. Seguirà il concerto Voci di Guerra di cui sono protagonisti Viscantus ensemble e I Cantori del Borgo, diretti da Silvia Vajente e accompagnati al pianoforte da Niccolò Nardoianni. Ascolteremo celebri canti come Sul cappelloMonte Canino e La leggenda del Piave, ma anche il pianista Andrea D’Alonzo che eseguirà Lament, con cui il compositore britannico Frank Bridge commemora una vittima giovanissima dell’affondamento del transatlantico Lusitania (1915). Un intervento di Antonello Farulli sarà dedicato alla posizione delle minoranze intellettuali durante i conflitti, partendo dalla paradigmatica esperienza del cosmopolita Ferruccio Busoni, il più “tedesco” tra i compositori italiani. La conclusione è affidata alla viola sola di Wu Tianyao, allieva di Antonello Farulli al Conservatorio di Bologna, impegnata nel Molto sostenuto dalla Suite in sol minore per viola sola, op. 131d n. 1 (1915) di Max Reger.


INFORMAZIONI

La Musica alla Grande Guerra | Spartiti di musica e d’arte fra il 1914 e il 1918
Mostra a cura di Carlo Pagliucci
CaMu – Casa della Musica di Arezzo  (Palazzo della Fraternita dei Laici)
Piazza Grande, Arezzo
www.camuarezzo.it
Tel 0575.1696045 – 334.6505145
Dal 10 al 23 novembre 2018
La mostra è aperta al pubblico sabato 10 novembre in occasione dell’inaugurazione a partire dalle 17:00 e successivamente dal lunedì al venerdì con orario 14.30-19.00.

 

CONVEGNI / A San Severo (Fg) studiosi a confronto sulla storia della Daunia

dauniaFOGGIA, 27 ottobre 2018 – Vedrà la partecipazione di studiosi da tutta Italia  il Convegno Nazionale di Preistoria, Protostoria e storia della Daunia, giunto alla 39ma edizione,  che si terrà a San Severo (Foggia), presso l’Hotel Cicolella,  il 17 e 18 novembre prossimi.  Le due giornate di studio sono organizzate dall’Archeoclub di San Severo  con il patrocinio del Comune di San Severo, dell’Università di Foggia e della Società di Storia Patria della Puglia e con il contributo dello stesso Comune, di Mibac e Rotary Club San Severo.

Ricco il programma degli interventi, selezionati dal Comitato scientifico composto da Pasquale Corsi (Presidente Società di Storia Patria per la Puglia),  Giuseppe Poli (Università di Bari, Ordinario di Storia Moderna e Contemporanea),  Giuliano Volpe (Università degli Studi di Foggia),  Alberto Cazzella (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Ordinario di Paletnologia), Maria Stella Calò (Prof. Emerito Univerità degli Studi di Bari),  Italo Maria Muntoni (Soprintendenza BAT e FG) e  Armando Gravina (Presidente Archeoclub di San Severo).

Il Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia è dal 1979 un appuntamento annuale che costituisce l’occasione per tutti gli studiosi e specialisti di confrontarsi con un’ottica multidisciplinare e diacronica sulle vicende di questo distretto storico-geografico della Puglia settentrionale che comprende il Tavoliere, il Gargano e il Subappennino dauno. Importante è anche la spiccata autonomia culturale che contraddistingue questa iniziativa, nata fuori dagli ambiti accademici con lo scopo di promuovere il libero confronto fra le scuole di pensiero che caratterizzano le varie istituzioni di ricerca: una caratteristiche che consente di far emergere la complessa realtà storica della Daunia, indagata nei suoi più diversi aspetti, da quello archeologico a quello storico, e nelle relazioni  sociali, economiche, religiose, artistiche, istituzionali.

Altra caratteristica importante è che gli atti di tutti i convegni, presentati dall’Archeoclub di San Severo con regolare puntualità, sono scaricabili gratuitamente in formato pdf  a questo link.

SCARICA IL PROGRAMMA.

 

 

Pisa, al via l’VIII Convegno Internazionale delle Cattedrali europee

PISA, 17 ottobre 2018 –  Il 18 e il 19 ottobre 2018 a Pisa si terrà il Convegno Internazionale delle Cattedrali Europee, ideato e organizzato dall’Opera della Primaziale Pisana. Il tema per questa VIII edizione è “Musealizzazione, conservazione, sostituzione delle opere d’arte”. Si confronteranno sul tema i rappresentanti degli enti che gestiscono alcune importanti cattedrali europee e i complessi monumentali annessi, dialogando anche con i più importanti istituti di restauro e con alcune associazioni che operano nel mondo dei musei a livello nazionale e internazionale.

Già a partire dalla fine dell’Ottocento si pone la questione di sostituire e musealizzare opere d’arte provenienti da complessi monumentali. Da allora le esigenze di conservazione e di valorizzazione definiscono le linee guida di fronte a questa scelta e oggi è universalmente riconosciuto che le opere d’arte possono assumere un significato diverso a seconda del contesto in cui sono inserite, perdendo così la propria funzione primaria. La musealizzazione può portare ad uno straniamento delle opere d’arte che, prelevate per necessità conservative, trovano una nuova collocazione all’interno degli edifici museali.

Tutti questi aspetti saranno trattati nel convegno che vedrà l’introduzione alla prima giornata di lavori del Professor Antonio Paolucci, storico dell’arte che è stato Ministro per i beni e le attività culturali, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino ed ex Direttore dei Musei Vaticani.

Interverranno dall’Italia: la Cattedrale di Pisa, il Duomo di Milano, la Basilica di Venezia, il Duomo di Firenze, il Duomo di Siena, la Basilica di San Pietro a Roma e la Cattedrale di Fidenza. Dall’estero: il Duomo di Colonia, la Cattedrale di Friburgo (Germania), l’Abbazia di Westminster (Regno Unito), la Cattedrale di Santiago di Compostela, la Cattedrale di Toledo, la Cattedrale di Burgos (Spagna), la Cattedrale di Praga (Repubblica Ceca), la Cattedrale di Vienna (Austria), la Cattedrale di Albi (Francia) e la Cattedrale di Berna (Svizzera).

Prenderanno parte al convegno i rappresentanti degli istituti di restauro più importanti del territorio italiano quali l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ospiti anche l’Associazione Dombaumeister E.V. (Capimastri delle fabbricerie), l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani e l’Associazione Living Stones.

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze è un istituto del Ministero per i beni e le attività culturali, che si occupa di restauro delle opere d’arte. Nato per volere di Ferdinando I de’ Medici, come manifattura per la lavorazione di arredi in pietre dure, l’Opificio venne trasformando la sua attività lavorativa, negli ultimi decenni del secolo XIX, in attività di restauro, prima dei materiali prodotti durante la sua plurisecolare storia, per poi ampliare la propria competenza verso materiali affini.

L’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro è organo del Ministero per i beni e le attività culturali, specializzato nel campo del restauro e della conservazione delle opere d’arte e del patrimonio culturale. E’ stato fondato nel 1939 su suggerimento di Giulio Carlo Argan e diretto dai suoi inizi fino al 1959 da Cesare Brandi. I compiti attuali sono pressoché identici a quelli identificati fin dalla sua origine. Al suo interno convivono storici dell’arte, architetti, archeologi, fisici ed esperti nei controlli ambientali, chimici, biologi, restauratori delle diverse tipologie di materiali costitutivi dei manufatti di interesse storico e culturale. Dal 20 agosto 2018 è diretto dal dott. Luigi Ficacci.

Nel 1998 a Colonia in Germania, 44 Capimastri di fabbricerie di varie paesi europei (architetti, ingegneri, scultori, scalpellini e restauratori), hanno fondato l’associazione europea Dombaumeister E.V., vale a dire i Capimastri delle Fabbricerie. Attualmente l’associazione conta 123 membri di 12 paesi europei, che si scambiano idee ed esperienze e cercano di tramandare anche il sapere di antichi mestieri come lo scalpellino, il fabbro, il muratore, il carpentiere, il vetraio, fondamentali per il mantenimento dei complessi monumentali.

L’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI) nasce nel 1996 allo scopo di stabilire un coordinamento tra le molte realtà museali ecclesiastiche, grandi e piccole, presenti in Italia. I musei ecclesiastici, fondati in funzione essenzialmente conservativa, stanno lentamente cambiando pelle: percepiti a lungo quasi esclusivamente come “luoghi sicuri” o “depositi attrezzati” nei quali custodire opere dismesse o in pericolo, si caratterizzano oggi come avamposti territoriali impegnati nella tutela attiva del patrimonio, al servizio della collettività. AMEI svolge dunque un’azione di tutoraggio, collegamento e supporto per musei ecclesiastici e religiosi e accompagna il percorso dei propri associati fornendo strumenti di crescita, occasioni di formazione e di confronto.

L’associazione Living Stones, nata nel 2008, è costituita da comunità giovanili raccolte intorno all’idea che l’arte cristiana è una preghiera consegnata agli occhi, una preghiera resa accessibile. Contemplare l’opera d’arte è come entrare nella preghiera dell’artista e nella storia che racconta, e permette un momento di comunione spirituale attraverso i secoli, dove il visitatore della chiesa diventa pellegrino e protagonista.

L’idea di un Convegno delle Cattedrali europee nasce proprio nelle stanze dell’Opera della Primaziale Pisana, che dopo l’esperienza dell’Associazione delle Fabbricerie italiane, ha ritenuto opportuno allargare il tavolo di confronto alle organizzazioni che gestiscono i complessi monumentali più importanti d’Europa, ogni anno su un tema diverso.

Anche quest’anno il Convegno offrirà crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri.


INFORMAZIONI
Convegno Internazionale delle Cattedrali europee. 
Musealizzazione, conservazione, sostituzione delle opere d’arte
18/19 ottobre 2018, Auditorium G.Toniolo, Piazza Arcivescovado, Pisa

 Per informazioni

Opera della Primaziale Pisana
tel 050 835044/11 mail d.debonis@opapisa.it –  www.opapisa.it

EVENTI / Melfi, al via la manifestazione che celebra i suoi mille anni di storia

MELFI (PZ), 12 ottobre 2018  –  Al via oggi “Melfi – 1000 anni di storia”, una manifestazione evocativa che vede protagonista per tre giorni dal 12 al 14 ottobre 2018 la Città di Melfi con la sua storia e quella dell’Imperatore Federico II di Svevia.
Commemorazioni, mostre fotografiche, conferenze, rievocazioni storiche, cortei e stand medievali, musica e la promozione dell’Arte della Falconeria saranno al centro di questi festeggiamenti a viva memoria di ciò che questi Mille anni rappresentano per la città e il territorio.

L’identità di Melfi porta con sé tradizioni che vedono nel suo passato forti legami con l’antica Arte della Falconeria: nel 1231 Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero, vi promulgò le Costituzioni omonime divenute la base del codice legislativo del Regno di Sicilia, ma egli dedicò anche gran parte della sua vita alla redazione del trattato “De Arte Venandi cum Avibus”, vero e proprio manuale della pratica venatoria attuata con i rapaci.

L’evento è organizzato dal Comune di Melfi in collaborazione con il G.F.I. – Gruppo Falconieri Italiani, l’Arci Caccia, l’Associazione Falconieri del Melfese Nino Laviano, il Gruppo Falconieri “De Arte Venandi”, la Regione Basilicata, il Fondo per lo sviluppo e la Coesione e l’Apt Basilicata.

La manifestazione inizia oggi, venerdì 12 ottobre , alle ore 17 con la sfilata di tutte le Associazioni di Falconieri.

Foto 2 by Serena Galvani

L’evento ospiterà le mostre “ARIA, UOMINI, FALCHI” e “Stupor Mundi” di Serena Galvani.
L’idea del libro di Serena Galvani “ARIA, UOMINI, FALCHI” è nata tra le onde del mare quando l’Autrice ha portato rapaci e falconieri a bordo di “ARIA”, un’imbarcazione da regata del 1935, tra le più importanti del Mediterraneo per restauro e palmarès velico, in occasione dell’ottantesimo compleanno dell’imbarcazione. Da quelle e molte altre fotografie scattate in cinque anni di raduni di Falconeria sono scaturite immagini esaltate dalla potenza espressiva del bianco e nero che si snodano in un racconto in cui i temi s’incarnano negli sguardi fieri di uomini e rapaci, in vele e ali, in paesaggi, così da restituire allo spettatore una memoria che porta dentro di sé i segni di lontani antenati.
Serena Galvani ha voluto intitolare “Stupor Mundi” la sua Mostra per raccontare, in 7 intense immagini, quell’excursus temporale ed esoterico concernente non solo il grande Imperatore Federico II e il suo castello, ma anche il passato medievale di Melfi, città ricca di importanti testimonianze storiche e artistiche.

Ospiti dell’evento Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis. Registi, attori e sceneggiatori, collaborano dal 2006 scrivendo e dirigendo progetti per teatro, cinema e tv.  Alessandro D’Ambrosi vola a Melfi direttamente dal set della nuova serie televisiva comedy di FOX intitolata “Romolo + Giuly: la Guerra Mondiale Italiana”, in cui interpreta il ruolo del protagonista Romolo Montacchi. Dal 2008 al 2015 è stato il Dott. Orsini nella serie Tv “Un medico in famiglia”, è autore e regista, insieme a Santa, di spot tv (Green Vision, Sky Cinema, Enel Open Fiber, Motta) ed è in preparazione del suo lungometraggio
d’esordio.

Per saperne di più, si può visitare la pagina Facebook dell’evento.

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Arcetri (Fi), nuovo allestimento per la casa di Galileo: Villa Il Gioiello diventa luogo della memoria del grande scienziato [#FOTO]

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FIRENZE, 12 ottobre 2018 – Galileo Galilei visse i suoi ultimi 10 anni di vita, confinato agli arresti domiciliari sulla collina di Arcetri, una piccola zona collinare a sud del centro di Firenze. “Villa Il Gioiello”, questo il nome della dimora odierna, presenta ancora al suo interno alcuni ambienti che hanno accompagnato la vita quotidiana dello scienziato, ricostruiti sulla base delle fonti documentarie disponibili grazie ad un progetto promosso da Fondazione CR Firenze e dal ‘Il Colle di Galileo’, un accordo fra le istituzioni scientifiche che insistono sulla collina di Arcetri (Università di Firenze, Istituto Nazionale di Astrofisica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Fisica Nucleare). Hanno contribuito alla realizzazione il Museo Galileo e l’Accademia dei Georgofili.

Il nuovo allestimento per la casa di Galileo sarà inaugurato oggi, venerdì 12 ottobre 2018, alle ore 17  alla presenza del Rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei, del Vice sindaco Cristina Giachi, del Vice Presidente di Fondazione CR Firenze Donatella Carmi e del professor Giacomo Poggi, presidente del Comitato scientifico de ‘Il Colle di Galileo’.

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UN RESTAURO ACCURATO – Gli interventi sulla ViIla, oltre alla installazione di dispositivi audiovisivi principalmente dedicati agli incontri scientifici e alle scuole di dottorato in fisica che si svolgono periodicamente fra queste mura, si sono concentrati sulla ricostruzione e sull’arredo di alcuni ambienti emblematici: lo studiolo, la cucina e la cantina. Nello studiolo di Galileo, che è oggi uno dei luoghi più suggestivi del complesso, il mobilio è autentico, del Seicento o del secolo precedente, ed è stato scelto da antiquari esperti, guidati anche dall’inventario della villa redatto nei tempi immediatamente successivi alla morte di Galileo. Artigiani di grande esperienza specializzati nel restauro di libri antichi hanno ricostruito le ‘vacchette’, cioè i quaderni con copertina in pelle che contengono alcune copie degli appunti che Galileo redigeva sul moto dei satelliti medicei. Nei locali della villa sono stati posizionati anche otto sedie cinquecentesche e un leggio; nella stanza dove Galileo è spirato si trova un bassorilievo ligneo dei primi del secolo scorso, che rappresenta lo scienziato circondato dai suoi discepoli, secondo la consolidata iconografia galileiana.

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La cantine e la cucina erano locali intatti al tempo del restauro della Villa, ma totalmente privi di arredi. La loro ricostruzione, curata dall’Accademia dei Georgofili, si è bastata su studi che hanno permesso di definire un’ipotesi verosimile del materiale e degli oggetti contenuti. Le botti e il piccolo tino sono state costruiti seguendo le tecniche di allora; altri contenitori sono invece oggetti di antiquariato. Fiaschi, brocche e bicchieri di vetro sono stati riprodotti attraverso i quadri dell’epoca, mentre un tavolo di legno e dei panchetti sono stati realizzati secondo stilemi tratti da rappresentazioni iconografiche coeve.

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Fra gli altri interventi sostenuti dalla Fondazione CR Firenze ci sono anche la Biblioteca Virtuale,  che consiste, attraverso un dispositivo che proietta su una parete l’immagine di una libreria, di estrarre e consultare virtualmente i volumi o le opere possedute da Galileo. Monitor touch-screen consentono al visitatore di leggere un’ampia documentazione predisposta dal Museo Galileo, sulla villa, sui luoghi galileiani presenti a Firenze e sugli apparecchi e strumenti progettati dallo scienziato. Altri monitor consentono al visitatore di apprendere come, a partire dalla fine del secolo diciannovesimo fino ai giorni d’oggi, si siano sviluppate le attività scientifiche nel campo delle fisica e dell’astronomia sulla collina di Arcetri. Tutto il percorso è accompagnato da totem illustrativi con testi in italiano ed inglese.

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“PARADISO” DELLA FISICA  – La collina di Arcetri è oggi uno dei luoghi più importanti della storia della fisica. Nel maggio 2013 è stata designata sito storico dalla Società Europea di Fisica(EPS): è il secondo sito storico italiano ad aver avuto questo riconoscimento (dopo Via Panisperna a Roma, resa celebre dagli esperimenti sul rallentamento dei neutroni realizzati da Enrico Fermi nel 1934) che ne testimonia l’importanza per lo sviluppo della Fisica nell’ambito delle ricerche svolte dagli scienziati che vi hanno operato: Galileo Galilei; gli astronomi Giovan Battista Amici, Giovan Battista Donati e Giorgio Abetti; i fisici Enrico Fermi, Gilberto Bernardini, Enrico Persico, Franco Rasetti, Giuseppe Occhialini e Bruno Rossi.

La Villa è attualmente visitabile solo su prenotazione e con visita guidata”. Per informazioni e prenotazioni telefonare allo +39 055 2756444, da lunedì a venerdì 9-17, sabato 9-13, oppure scrivere edumsn@unifi.it

CONVEGNI / A Monte sant’Angelo (Fg) si parla di monetazione longobarda

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FOGGIA (18 settembre 2018) –  Il 13 ottobre 2018 a Monte Sant’Angelo (FG), sul Gargano,  si terrà un importante convegno che vedrà intervenire i massimi esperti nazionali in materia numismatica. Organizzato dal Centro Studi Storico Archeologici del Gargano, con la direzione scientifica della Società Mediterranea di Metrologia Numismatica, il Convegno “Langobardorum nummorum doctrina” sarà incentrato, come dice il titolo,  sul tema della monetazione longobarda e si segnala come uno degli appuntamenti di punta del settore numismatico degli ultimi anni in Italia.

STUDIOSI A CONFRONTO – L’iniziativa culturale nasce con il duplice scopo di divulgare al pubblico l’importanza dello studio della storia tramite le monete,  e di far migliorare la conoscenza della storia dei Longobardi. Grazie alle ricerche condotte negli ultimi anni sulla monetazione della Langobardia Maior, della Tuscia e della Langobardia Minor e alla luce delle tante nuove acquisizioni fatte, si parlerà non solo della monetazione dei re longobardi e dei duchi di Benevento, ma anche delle emissioni dei duchi e principi di Spoleto e non saranno certamente dimenticate le emissioni di oro e di rame degli ultimi principi di Salerno e le prime emissioni auree di Amalfi.
Ampio spazio sarà inoltre riservato alla monetazione di altre popolazioni barbariche che conquistarono l’Italia prima dei Longobardi come i Goti, così come alle fonti numismatiche grazie alle ricerche e agli studi del dott. Luca Lombardi, che da anni si occupa del recupero e dello studio di libri antichi. Il prof. Pasquale Corsi, già professore ordinario di Storia Medievale all’Università di Bari e presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, relazionerà sulle fonti per la storia dei Longobardi. Grazie al contributo del dipartimento di chimica del Politecnico di Torino, la prof.ssa Emma Angelini illustrerà gli ultimi studi sulle analisi composizionali e strutturali dei metalli monetari dell’epoca.
Non mancheranno gli studi sul santo patrono di Monte Sant’Angelo, l’Arcangelo Michele che fu protettore dei longobardi e il primo santo impresso su una moneta europea: ad occuparsene con una relazione il dott. Alberto d’Andrea, editore numismatico, e il presidente del Centro Studi Storico Archeologici del Gargano, Domenico Luciano Moretti, che si occuperanno dell’iconografia sulle monete longobarde.

Tra i relatori ci saranno accademici provenienti da diverse università italiane, ma anche studiosi delle più prestigiose accademie italiane di numismatica, come la Società Numismatica italiana (fondata nel 1892 da un gruppo di studiosi di numismatica tra cui anche l’allora principe di Napoli e futuro Re d’Italia Vittorio Emanuele III) o la Società Mediterranea di Metrologia Numismatica fondata dal dott. Giuseppe Ruotolo, direttore scientifico del convegno e tra i più importanti studiosi di numismatica in Italia, autore di libri e articoli cruciali sulla monetazione del Mezzogiorno d’Italia.

Moderatore d’eccezione il prof. Aldo Luisi, già ordinario di Lingua e Letteratura Latina e Direttore del Dipartimento di Studi Classici e Cristiani dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, profondo conoscitore del mondo antico e dell’età barbarica avendo sviluppato in oltre quaranta anni di insegnamento presso l’Università di Bari lo studio dei filoni storico-biografico, linguistico-filologico e giuridico-letterario.

MONUMENTI APERTI E VISITE GUIDATE – Per l’occasione, il Centro pugliese di Monte Sant’Angelo, che si fregia di essere sede di ben due siti UNESCO, accoglierà nel suo borgo medievale studiosi ed esperti da tutt’Italia già dal 12 ottobre, offrendo visite guidate e aperture straordinarie dei monumenti e siti di interesse storico tra i quali il Santuario in grotta di San Michele Arcangelo,  uno dei sette luoghi parte del sito seriale “L’Italia dei Longobardi. I luoghi del potere (568-774 d.C.), patrimonio dell’umanità Unesco dal 2011.

Il Convegno “Langobardorum nummorum doctrina”  è organizzato grazie al supporto dell’ente Parco Nazionale del Gargano e del Comune di Monte Sant’Angelo, supportato dall’Associazione Italia Langobardorum, ed è patrocinato dal MIBAC e da numerosi istituti culturali e universitari italiani tra cui il Centro Studi Longobardi. Sarà presente anche la nostra Perceval Archeostoria.

Tutti i dettagli sono disponibili sul sito www.centrostudidelgargano.it.

MOSTRE / A Gubbio “Un giorno nel Medioevo”, la vita quotidiana di una città tra l’XI e il XV secolo [#FOTO]

GUBBIO (PG), 1 agosto 2018 –  Le attività economiche, gli stili di vita, le pratiche religiose, gli aspetti culturali e ludici di una città italiana tra il 1000 e il 1500. Fino al 6 gennaio 2019,  la mostra “Un giorno nel Medioevo. La vita quotidiana nelle città italiane dei secoli XI-XV” documenta un’epoca troppo spesso distorta e mistificata, ricostruita attraverso luoghi comuni e pregiudizi.

GALLERY

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LE OPERE E IL PERCORSO –  Una lettera in cui la figlia di Marco Polo reclama in dote i beni che il padre ha portato dalla Cina. Un trattato medico, impreziosito da figure anatomiche, per fornire consigli su come evitare la peste. Ma anche strumenti utili alla vita di tutti i giorni: dalle armi per difendere la città, ai banchi di commercio e delle attività economiche che si aprivano sulle piazze, fino agli aspetti più intimi della quotidianità: dalla dimensione religiosa al letto e alla tavola imbandita per i pasti, agli svaghi e alla musica di una società che sapeva anche gioire e divertirsi. Il percorso, progettato nelle sei sezioni “Uno spazio difeso”, “La città dei mestieri”, “Un mondo impregnato di Dio”, “La casa il primo status symbol”, “Saperi e professioni intellettuali” e “Giochi di bambini, passatempi di adulti”, illustra gli aspetti contraddittori e dinamici, multiformi e sorprendenti di “Un giorno nel Medioevo”.

Pinacoteca di Todi

12. Elmo a marmitta. Ferro, seconda metà XIII secolo – Museo Civico del Comune di Todi

MINI LEZIONI DI STORIA  – Lo storico Alberto Grohmann regala ai visitatori la panoramica a volo d’uccello su una città medievale, mentre Franco Cardini parla di scienza e conoscenza e Massimo Montanari spiega la tavola come centro di potere. Da Maria Giuseppina Muzzarelli a Franco Mezzanotte e Giovanni Vitolo, sono diciotto gli storici autori di altrettanti video che corredano ogni sezione della mostra. Il percorso espositivo è arricchito da mini lezioni di storia su La città (A. Grohmann), I mercati e le Fiere (F. Franceschi), I porti (A. Feniello), Il sarto (E. Tosi Brandi), La preghiera (N. D’Acunto), Gli ordini religiosi (F. Mezzanotte), I Templari (S. Merli), La tavola (M. Montanari), Gli abiti (M. G. Muzzarelli), La scienza (F. Cardini), Il notaio (A. Bartoli Langeli), I Viaggi (A. Vanoli), L’Università (G. Vitolo), L’impresa della guerra (M. Vaquero Pineiro), Il gioco (E. Percivaldi), La musica (D. Bernardini) e La bombarda (M. Nardella), strumento musicale dell’epoca, per finire con Il medievalismo (R. Facchini), la disciplina che indaga sulla percezione e l’uso del Medioevo da parte della società contemporanea. Piccole perle di conoscenza che, con un linguaggio semplice e diretto, completano e approfondiscono le sei tappe di visita di “Un giorno nel Medioevo”.

I NUMERI DELLA MOSTRA Più di 30 tra musei, Archivi di Stato, biblioteche, Diocesi, Istituzioni pubbliche, Associazioni e collezionisti privati hanno contribuito alla realizzazione della mostra, prestando opere, documenti e manufatti originali e unici, come gli Archivi di Stato di Venezia, Perugia (con sezione di Gubbio) e Ancona, il MUVIT, Museo del Vino della Fondazione Lungarotti, l’Università degli Studi di Perugia e il Museo delle Armi di Brescia. Circa 100 i pezzi in mostra, con ricostruzioni ad opera delle quattro Gaite che ogni anno mettono in scena il Mercato medievale di Bevagna, copie realizzate dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, riproduzioni in scala del Comune di Perugia, abiti di costumisti d’arte impegnati nella ricerca filologica e opere di musicisti ricercatori che ricreano strumenti musicali dell’epoca dallo studio di fonti iconografiche. E 19 video, 18 brevi lezioni e una ricostruzione in 3D di Firenze sulla base della celebre Pianta della Catena, per offrire in ogni sezione della mostra una chiave di lettura più ampia e completa.

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4. Calzature femminili. XIII secolo (Collezione privata, Gubbio)

IL PROGETTO E GLI SCOPI – Il progetto, voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, è frutto della collaborazione tra la Fondazione CariPerugia Arte e il Festival del Medioevo, la manifestazione punto di riferimento nel panorama nazionale che ogni anno, nell’ultima settimana di settembre, richiama a Gubbio più di cento storici, saggisti, scrittori e giornalisti per affrontare e documentare i temi che hanno caratterizzato l’Età di Mezzo.


Informazioni e orari

Un giorno nel Medioevo. La vita quotidiana nelle città italiane dei secoli XI-XV
Logge dei Tiratori della Lana – Gubbio (PG)
26 luglio 2018 – 6 gennaio 2019
Orari di apertura: dal martedì al venerdì 15-18; sabato e domenica 10-13 / 15-18
Info e prenotazioni: loggedeitiratori@fondazionecariperugiaarte.it – tel: 075 8682952
www.fondazionecariperugiaarte.itwww.festivaldelmedioevo.it

SCOPERTE / Pompei, rinvenuta anche la testa del “fuggiasco” nel cantiere dei nuovi scavi [FOTO]

POMPEI –  Ritrovato il cranio del fuggiasco, la prima delle vittime emerse nel cantiere dei nuovi scavi della Regio V, di cui finora era stata rinvenuta solo una parte dello scheletro. In una prima fase dello scavo sembrava che la porzione superiore del torace e il cranio, non ancora identificati, fossero stati tranciati e trascinati verso il basso da un blocco di pietra che aveva travolto la vittima: tale ipotesi preliminare nasceva dall’osservazione della posizione del masso rispetto al vuoto del corpo impresso nella cinerite.

GALLERY (immagini: ©Parco Archeologico di Pompei )

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Il prosieguo delle indagini all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi, laddove erano emersi i primi resti scheletrici, ha portato alla luce la parte superiore del corpo, ubicata a quote decisamente più basse rispetto agli arti inferiori.

 

La ragione di tale anomalia stratigrafica va ricercata nella presenza, al di sotto del piano di giacitura del corpo, di un cunicolo, presumibilmente di epoca borbonica, il cui cedimento ha portato al collasso e allo scivolamento di parte della stratigrafia superiore, ma non del blocco litico, ancora inserito nella stratigrafia originaria.

 

La morte, sostengono gli esperti, non è stata quindi presumibilmente dovuta all’impatto del blocco litico, come ipotizzato in un primo momento, ma da probabile asfissia dovuta al flusso piroclastico.

I resti scheletrici individuati consistono nella parte superiore del torace, arti superiori , cranio e mandibola. Attualmente in corso di analisi, presentano alcune fratture la cui natura sarà verificata, in modo da poter ricostruire con maggiore accuratezza gli ultimi attimi di vita dell’uomo.

Fonte: Comunicato ufficiale

MOSTRE / A cavallo del tempo: a Firenze l’arte di cavalcare dall’Antichità al Medioevo [#FOTO #GALLERY]

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[NB: le foto sono  protette da copyright e non sono riutilizzabili senza consenso scritto da parte degli aventi diritto]

FIRENZE – Il cavallo figura fra gli ultimi animali ad essere addomesticato. Solo sul finire del IV millennio a.C., nelle steppe dell’Asia centrale, per la prima volta il cavallo cessò di essere semplicemente una preda da carne per intrecciare sempre più strettamente il suo destino con quello dell’uomo. A ripercorrere questo rapporto antico e fecondo è, da oggi, la grande mostra “A cavallo del tempo. L’arte di cavalcare dall’Antichità al Medioevo”, a cura di Lorenza Camin e Fabrizio Paolucci e  ospitata nella settecentesca Limonaia del Giardino di Boboli a Firenze fino al 14 ottobre.

“Quale sia stato il luogo in cui sia nata e sviluppata la domesticazione del cavallo è ancor oggi uno degli argomenti di più acceso dibattito nella letteratura scientifica. Sembrerebbe, però, del tutto illogico immaginare che il cavallo abbia iniziato la sua millenaria storia di convivenza con l’uomo in un luogo diverso da quello dell’Europa orientale e delle steppe euroasiatiche” scrivono Camin e Paolucci sul catalogo edito da Sillabe.

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Strumenti necessari al controllo dell’animale (morsi, filetti, speroni, staffe etc.) sono esposti in mostra accanto a una serie di opere scelte per illustrare, nel modo più diretto e realistico, il ruolo primario che il cavallo ebbe nel mondo antico.  I reperti presenti, quasi un centinaio, provengono da decine di musei italiani e stranieri e illustrano un arco di tempo di oltre duemila anni, dalla prima età del Ferro sino al tardo medioevo.

Il percorso, incentrato soprattutto sul mondo italico, è articolato in cinque sezioni, ognuna delle quali è dedicata a un particolare momento storico: la Preistoria, il mondo greco e magno greco, il mondo etrusco e venetico, l’epoca romana e il Medioevo.

INTERVISTE AI CURATORI (si ringrazia CIVITA)

 

IL CARRO DI POPULONIA – Fra i numerosi reperti che, per la prima volta, saranno restituiti alla curiosità del pubblico figura il carro di Populonia. Questo rarissimo esempio di calesse etrusco, rinvenuto alla metà del XX secolo nella cosiddetta Fossa della Biga, è stato ricomposto a seguito del recente intervento di restauro, eseguito proprio in occasione di questa mostra. L’opera, realizzata in legno, ferro e bronzo e databile agli inizi di V secolo a.C., costituiva un veicolo ad andatura lenta destinato al trasporto di personaggi di alto rango.

Di particolare suggestione sono anche due crani equini rinvenuti durante gli scavi della necropoli occidentale di Himera e oggi conservati presso il Museo Pirro Marconi del Parco Archeologico di Himera. Nel 480 a.C., a Himera, i Siracusani sconfissero i Cartaginesi in un violento scontro che portò alla morte di centinaia di soldati e cavalieri. In prossimità del luogo della battaglia sono state rinvenute fosse comuni e tombe destinate ai corpi dei caduti, affiancate da sepolture equine. Gli esemplari esposti in mostra presentano morsi ad anello bronzei, un tipo di imboccatura nota prevalentemente in area iberica, che sembra confermare la presenza di mercenari ispanici entro le fila dell’esercito cartaginese, come testimoniato anche da Erodoto (VII, 165). Il loro rinvenimento risulta straordinario: infatti, nel V secolo a.C. sono assai rare le attestazioni di sepolture equine nel mondo greco e magno greco, ma la risonanza dell’evento fece sì che i soldati e i loro cavalli fossero oggetto di particolari onorificenze.

GALLERY (clicca sulle foto per ingrandire)
[NB: le foto sono  protette da copyright e non sono riutilizzabili senza consenso scritto da parte degli aventi diritto]

CAVALLO E CAVALIERE – Vera e propria sintesi del rapporto fra uomo e cavallo può essere considerata la kylix attica a figure rosse con Atena e il cavallo di Troia, oggi conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. L’esemplare, dipinto dal Pittore di Sabouroff, attivo tra il 470-460 e il 440-430 a.C., presenta sul tondo interno la raffigurazione della dea Atena seduta su trono, intenta ad accarezzare un cavallo di grandiose dimensioni. L’animale è ornato di tainiai niketeriai, le bende in lana rossa simbolo di vittoria. La maggioranza degli studiosi si trova pertanto concorde nell’identificarvi Atena insieme al Cavallo di Troia, emblema dello stratagemma da lei stessa architettato, che portò alla conclusione della guerra con la vittoria achea. A questi reperti se ne aggiungono molti altri che affronteranno i più diversi aspetti del rapporto fra uomo e cavallo. Nel lavoro quotidiano (esemplificato in mostra da un rarissimo giogo ligneo dai relitti delle navi di Pisa) come nel gioco, nella guerra come nelle celebrazioni religiose i destrieri furono sempre una presenza costante al fianco dell’uomo. Ultimo fra gli animali addomesticati, il cavallo seppe infatti strappare un ruolo di primo piano nell’arte, nella società e nella letteratura del mondo antico grazie alla sua innata bellezza e nobiltà che, inevitabilmente, finivano con l’irradiarsi anche al suo cavaliere.

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Come sintetizza Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, “l’intero concetto di questa mostra sembra contenuto in una delle opere che vi sono esposte, una splendida coppia di frontali in bronzo e avorio, del IV secolo a. C., destinati a proteggere il muso del cavallo: il perimetro della lamina sagomata e decorata a sbalzo ne segue pertanto l’anatomia allungata, ma al suo interno, invece di una fisionomia equina, racchiude le sembianze di un volto umano con un elmo sul capo. Cavallo e cavaliere diventano una cosa sola. Dal Paleolitico a tutto il Cinquecento, la rassegna di fatto indaga questo rapporto, di un’attualità spesso insospettata, e che attraversa tutta la nostra storia”.

La multivisione “A cavallo del tempo”, ideata e diretta da Gianmarco D’Agostino, completa il percorso espositivo con proiezioni di circa 300 metri quadri. La corrispondenza visiva tra opere in mostra e immagini dal vero, insieme a una colonna sonora immersiva, arricchisce il viaggio alla scoperta dell’amicizia attraverso i secoli tra uomo e cavallo.

Fonte: Comunicato ufficiale
Si ringrazia: CIVITA GROUP
[NB: le foto sono  protette da copyright e non sono riutilizzabili senza consenso scritto da parte degli aventi diritto]


INFORMAZIONI

“A cavallo del tempo. L’arte di cavalcare dall’Antichità al Medioevo”
Firenze, Limonaia del Giardino di Boboli,
26 giugno – 14 ottobre 2018

Prezzo del biglietto
biglietto intero € 10.00; ridotto € 5.00 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e i 25 anni;
gratuito riservato a minori di 18 anni di qualsiasi nazionalità, portatori di handicap ed un accompagnatore, giornalisti, docenti e studenti di Architettura, Conservazione dei Beni Culturali, Scienze della formazione, Diploma di Laurea di lettere e filosofia con indirizzi di laurea archeologico o storico-artistico, Diploma di Laurea o corsi corrispondenti negli Stati membri dell’Unione Europea, insegnanti italiani con contratto a tempo determinato e indeterminato in servizio presso una scuola pubblica o paritaria del Paese

Orario
lunedì – domenica
10 – 19 (giugno, luglio, agosto)
10 – 18 (settembre, ottobre)
chiuso primo e ultimo lunedì del mese

Servizio visite guidate
Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383
e-mail firenzemusei@operalaboratori.com

Sito web
http://www.uffizi.it