A Nonantola (Mo) un convegno internazionale sull’archeologia dei monasteri altomedievali

NONANTOLA (MO) – Nonantola, in provincia di Modena, è sede di uno dei maggiori complessi benedettini dell’Europa medievale ed è un caso esemplare nel quadro della ricerca storico-archeologica della penisola. L’abbazia fu fondata nel 752 dall’abate Anselmo sul territorio ricevuto in dono dal proprio cognato, il re longobardo Astolfo: per i longobardi la fondazione dell’abbazia dava la possibilità di accrescere la propria influenza nella fascia che aveva costituito il confine con l’esarcato bizantino, appena conquistato, e incoraggiava la valorizzazione agricola della zona. Nel corso dei secoli il monastero rivestì un ruolo storico importante e fu cruciale nella bonifica agraria di una vasta parte della pianura modenese. Dell’edificio romanico si possono ammirare le decorazioni del portico, attribuite ad allievi di Wiligelmo (che aveva operato nel duomo di Modena), e la cripta con 64 colonne con capitelli di stili diversi.

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Sabato 14 aprile, dalle ore 9.30, Nonantola ospita un importante convegno internazionale che concentrerà l’attenzione sui più recenti e innovativi studi relativi all’archeologia monastica altomedievale.
Il convegno, dal titolo Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche e a cura di Sauro Gelichi e Richard Hodges, metterà a confronto alcuni dei maggiori specialisti dell’archeologia medievale europea, sarà l’occasione per presentare il volume “Nonantola 6. Monaci e contadini. Abati e re. Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)”, relativo ai risultati delle indagini archeologiche che si sono svolte dal 2002 al 2009 nel giardino dell’abbazia di S. Silvestro.

Domenica 15 aprile, ore 16 e 17, visite guidate gratuite “Il monastero nascosto. Gli archeologi svelano la millenaria storia di S. Silvestro di Nonantola” con ritrovo davanti all’ingresso del giardino abbaziale in via Marconi 1
Gli archeologi Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi illustrano le nuove scoperte emerse dagli scavi archeologici nel giardino abbaziale, la mostra permanente esposta nell’aula didattica Magazzini di Storia e il terzo piano del Museo di Nonantola. Gradita la prenotazione al numero 059 896656 oppure all’indirizzo 
museo@comune.nonantola.mo.it

14-04-18-convegnononantolaProgramma del Convegno internazionale di studi 

Sabato 14 aprile 2018, dalle ore 9.30
Teatro Troisi, viale delle Rimembranze 8, Nonantola (Modena)

Mattina ore 9.30 – 13.00
ore 9.30 Saluti di Stefania Grenzi, Assessore alla cultura del Comune di Nonantola
ore 10.00 Introduzione di Sauro Gelichi, Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia
ore 10.30 Gabor Thomas, University of Reading
Monasteries and Places of Power in Anglo-Saxon England: Connections, Relationships and Interactions
ore 11.00 Thomas Kind, University of Frankfurt
Fulda – archaeological evidences from a Carolingian monastic town in solitudine Buchonia
ore 12.00 Alfons Zettler, Historisches Institut, Dortmund
Reichenau: the archaeology of a Continental monastery island
ore 12.30 John Mitchell, già University of East Anglia
The idea of the early medieval monastery: the example of San Vincenzo al Volturno

Pomeriggio ore 15.00 – 18.00
ore 15.00 Fabio Saggioro, Maria Bosco, Università di Verona, Andrea Breda, Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia
Ricerche archeologiche sul monastero di San Benedetto di Leno (secoli VII-XI)
ore 16.00 Saluti di Federica Nannetti, Sindaco del Comune di Nonantola, Valeria Cicala, Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna, Luigi Malnati, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Don Alberto Zironi, Priore del Capitolo Abbaziale, Loris Sighinolfi, Presidente di ArcheoNonantola
ore 16.30 Sauro Gelichi, Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi, Università Ca’ Foscari di Venezia
Presentazione del volume “Nonantola 6. Monaci e contadini. Abati e re. Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)”
ore 17.30 Conclusioni di Richard Hodges, American University of Rome

Domenica 15 aprile 2018, ore 16 e 17, visite guidate gratuite 
Il monastero nascosto. Gli archeologi svelano la millenaria storia di S. Silvestro di Nonantola

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PUBBLICAZIONI / In edicola una nuova monografia sugli Etruschi

Storie & Archeostorie è orgogliosa di presentare la nuova monografia speciale VIVERE AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI. I testi sono stati scritti da Elena Percivaldi, da Mario Galloni e da Cristiana Barandoni, tutti e tre parte del nostro team. La pubblicazione, edita da Sprea Editori e  interamente illustrata a colori, affronta tutti gli aspetti della vita e della civiltà etrusca e presenta anche un itinerario alla scoperta dei luoghi che ne conservano ancora oggi le tracce. Grazie a ANTICAE VIAE per la gentile collaborazione nel fornire alcune immagini di rievocazione, aspetto trattato in alcune pagine dedicate al tema. #SpreaEditori  In edicola e sul sito, in formato sia cartaceo che digitale:  http://sprea.it/rivista/18106
#Storia #archeologiaCover Etruschi low

CANTON TICINO / Al via “Cantar di pietre”, concerti e incontri nel segno del Medioevo

xTorna anche quest’anno, nella Svizzera italiana,  “Cantar di pietre”, la rassegna concertistica e culturale nata trent’anni fa – correva l’anno 1987 – con lo scopo di incrementare l’attenzione e l’interesse per la musica del Medio Evo e del Rinascimento.

Diretta da Giovanni Conti, “Cantar di pietre” propone dal 2 settembre al 21 ottobre una serie di appuntamenti – quest’anno dedicati al tema dei Santi – che spaziano dai concerti alle conferenze, tutti di grande interesse e caratura artistica.  Molti i luoghi coinvolti, tutti edifici romanici con un grande patrimonio tutto da riscoprire: San Pietro a Biasca, di Giornico, Quinto, Malvaglia, Torre, Castello di Serravalle, San Biagio di Ravecchia, Montecarasso (convento), Muralto, Maggia, Castello visconteo di Locarno, Mezzovico, Miglieglia, Cademario, Novaggio, Tesserete e tutta la Capriasca, Cagiallo, Torello, Riva San Vitale, Castel San Pietro.

I musicisti che si esibiscono  provengono da ogni parte d’Europa. Questi i gruppi presenti: La Reverdie, Accordone, Nova Schola Gregoriana, Ensemble Orientis Partibus, Hesperimenta Vocal ensemble, Galeazzescha, Ensemble Solilunio, Vox altera, Cantica Symphonia, La Pifaresca, Cantilena antiqua, Ensemble San Felice, La Venexiana, Diporti canori, Cantica Symphonia, Lucidarium, Mediae Aetatis Sodalicium, Mala Punica dall’Italia, In Cortezia, Ensemble Perceval, Les Chantres de la Sainte Chapelle dalla Francia, Coro Ars nova dalla Scandinavia, Schola Gregoriana Pragensis dalla Boemia, Ensemble Frühe Musik Augsburg dalla Germania, Clemencic Consort dall’Austria, Coro del Patriarcato di Mosca, Coro greco bizantino di Atene dall’est europeo, Gruppo universitario da camara di Compostela, Schola antiqua, Coro gregoriano di Lisbona dalla Spagna e dal Portogallo, Gothic Voices, Hiliard Ensemble dall’Inghilterra, Coro della RTSI, More antiquo, Adiastema, Ensemble Perlaro dalla Svizzera. Non mancano le voci singole (Catherine King, Kenar Ofri, Barbara Thornton, René Zosso, Martin Pest, Equidad Barès) né  i gruppi folclorici (A Compagnia dalla Corsica, Confraternita del Santo Rosario dalla Sardegna).

Il primo appuntamento sarà sabato 2 settembre al Castello di Serravalle di  Semione (ore 17.30) con “I santi nelle tradizioni popolari tra Medioevo e Rinascimento”. L’Ensemble La Pifarescha presenterà un programma che abbraccia lo stretto rapporto tra Fede e Musica  nel periodo compreso fra il XIV e il XVI secolo. Tra i personaggi principali di questo racconto musicale figurano i pellegrini del monastero spagnolo di Monserrat e i loro canti raccolti nel celebre “Llibre Vermell”.

Tra le conferenze, da segnalare sabato 14 ottobre alle 17, presso la Sala del Consiglio Comunale, Orselina,  “Santi, santità e narrazioni fantastiche nel mondo medievale” a cura di Marco Ferrero,  storico del Medioevo e presidente del Centro Studi Ponzio di Cluny di Bassano del Grappa (Vicenza).

Programma completo della rassegna

Elenco Concerti

Sito: www.cantardipietre.ch

Facebook: www.facebook.com/cantardipietre

ENIGMI / Svelato finalmente il “mistero” del volto di Andrea Palladio?

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Ritratto di Andrea Palladio dalla serie degli uomini illustri di Bernardino India (fine XVI sec.) olio su tavola collezione privata

Tutto iniziò nel 1570, quando a Venezia uscì la prima edizione dei “Quattro Libri dell’Architettura” di Andrea Palladio. Consuetudine dell’epoca voleva, infatti, che gli autori dei trattati inserissero tra le pagine il loro “ritratto ufficiale” per eternarsi insieme alla propria opera. Ma Palladio omise di farlo, e da allora intellettuali e curiosi non hanno mai cessato di interrogarsi su quali fossero le fattezze di quello che secondo molti è il più celebre architetto di ogni tempo. Palladio divenne l'”uomo dai mille volti”: gli inglesi nel 1716 lo hanno proposto giovane e senza barba, oppure sbarbato ma con i baffi; i vicentini invece nel 1733 hanno replicato con un Palladio più anziano e calvo.  Ma adesso il “mistero” sembra risolto grazie a un team di esperti: la Polizia Scientifica, gli storici dell’arte del Palladio Museum e i tecnici della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza hanno restituito all’artista un volto. Le cui fattezze sono svelate dalla mostra “Andrea Palladio. Il mistero del volto”, aperta al Palladio Museum di Vicenza fino al 18 giugno.

Gli studiosi hanno individuato dodici ritratti ritenuti di Palladio, sparsi in due continenti. Due provengono da Londra (RIBA Collections e Royal Collection at Kensington Palace), uno da Copenaghen (Statens Museum), quattro da Vicenza (villa Rotonda, villa Valmarana, teatro Olimpico, villa Caldogno), uno da Notre Dame, Indiana (Snite Museum of Art), uno da una collezione privata a Mosca, uno da Praga (Národní Muzeum), uno da un’asta di Christie’s a New York e un ultimo da un antique shop nel New Jersey.
Sono tutti autentici? E l’uomo ritratto è sempre Palladio? Specialisti in diversi campi hanno lavorato insieme per rispondere a queste domande. Mentre gli storici del Palladio Museum hanno fatto ricerche in archivio e biblioteca, i tecnici della Soprintendenza hanno indagato gli aspetti materiali dei dipinti nel proprio laboratorio di restauro di Verona e la Polizia Scientifica ha confrontato fra loro i volti con i metodi della comparazione fisionomica.

“Il Palladio Museum e la Soprintendenza di Verona – racconta Guido Beltramini, curatore della mostra – hanno chiesto aiuto al Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato per scrivere finalmente la parola fine su quasi trecento anni di dispute sul volto di Palladio: da quando cioè gli inglesi nel 1716 si sono “inventati” un falso Palladio dipinto da Paolo Veronese. E’ stato un affascinante incontro fra scienze forensi e storia dell’arte, dove ognuno ha cercato di dare il meglio di sé.”

Fabrizio Magani precisa “L’esperienza di studio e ricerca ha sorpreso per le potenzialità tecniche messe in gioco, dimostrando come la semplicità di un tema espositivo possa promuovere pratiche complementari e risultati tutti nuovi”.

“Il mestiere dell’investigatore della Polizia Scientifica ben si sposa con la perizia dell’esperto d’arte, entrambi attenti al metodo scientifico e ai dettagli.” – a parlare è il Prefetto Vittorio Rizzi, direttore del settore anticrimine della Polizia di Stato – “Attraverso la tecnica del confronto dei volti, comunemente utilizzata per identificare gli autori dei crimini più violenti, e quella dell’age progression, normalmente usata per la ricerca delle persone scomparse e dei latitanti, abbiamo confermato i risultati della ricerca storica, risolvendo uno dei cold case più antichi”.

L’allestimento della mostra, progettato da Alessandro Scandurra, restituisce efficacemente l’atmosfera di una detective-story: accanto ad ogni dipinto il visitatore trova dei tavoli luminosi in cui sono presentati i “reperti” dell’indagine: radiografie dei quadri, sezioni stratigrafiche che evidenziano la successione delle pellicole pittoriche, antiche fotografie, documenti. È così possibile verificare le ipotesi proposte in mostra e ritrovare il “proprio” Palladio.


Informazioni
Palladio Museum
contra’ Porti 11, Vicenza
Sito: www.palladiomuseum.org
Twitter / Facebook / Instagram: PalladioMuseum
press@palladiomuseum.org
Tel. +39 0444 323014

NOVITA’ EDITORIALI / UN NUOVO SPECIALE SUI GRANDI IMPERATORI IN EDICOLA

ImperatoriIl nuovo speciale monografico in edicola, pubblicato da Sprea Editori, è dedicato ai Grandi Imperatori, uomini che governando popoli e nazioni dall’Antichità all’Età moderna hanno fatto la Storia. La pubblicazione ne ripercorre le affascinanti vicende raccontando, con uno stile narrativo efficace ma sempre con rigore storico, non solo le imprese, ma anche gli aneddoti, le curiosità e l’eredità.

I testi sono curati da vari autori:  Elena Percivaldi (storica medievista, autrice Newton Compton e collaboratrice di riviste come Medioevo, BBC History Italia, Conoscere la Storia, Storie di Guerre e Guerrieri),  gli scrittori Andrea Accorsi e Daniela Ferro (autori Newton Compton), Massimiliano Griner (storico, scrittore e autore televisivo), Mirko Molteni (autore di numerosi volumi di storia militare pubblicati da Odoya).
La pubblicazione – 130 pagine interamente illustrate a colori – è distribuita in tutte le edicole al costo di euro 9,90.  Disponibile anche in versione digitale a soli euro 4,90.

Colle di Val d’Elsa (Si), riapre dopo vent’anni il Museo San Pietro: un viaggio nella storia della città [GALLERY]

SIENA – Dopo quasi venti anni di chiusura, sabato 18 marzo, alle ore 11,00 riapriranno le porte del nuovo Museo San Pietro di Colle di Val d’Elsa (Siena).  Il percorso espositivo ripercorre la storia della città attraverso le espressioni d’arte, in un dialogo costante tra religiosità e ambizione civica propria dei comuni medievali, culminata nel 1592 con l’elevazione della Terra di Colle a Città, a seguito dell’istituzione della Diocesi. L’allestimento, scandito sui grandi avvenimenti storici, cerca di cogliere e proporre i momenti in cui il linguaggio artistico diventa espressione della cultura del popolo colligiano e della sua fede.

FIG 4 chiostro San Pietro

Museo San Pietro – chiostro

PICCOLA CITTA’, GRANDE STORIA – Posta al confine tra i territori di Siena e Firenze, Colle fu luogo di scontro politico, culminato in battaglie e assedi, ma anche luogo di incontro tra la tradizione artistica senese e quella fiorentina, humus culturale da cui nacque la grande stagione dell’età moderna, culminata nella ristrutturazione urbana e nei cantieri promossi dagli Usimbardi, come il Duomo, il Palazzo Vescovile o le fabbriche del San Pietro e dell’Ospedale di San Lorenzo, per giungere alle esperienze Otto e Novecentesche, magistralmente identificabili nelle opere di Antonio Salvetti o nel tormento artistico di Walter Fusi.
Tutta questa vicenda è raccontata nelle sale del museo e nella città, in un percorso integrato che, partendo dal San Pietro, porta ideale della città, si svolge per le vie ed i vicoli del Borgo di Santa Caterina e del Castello, per terminare al Museo Archeologico “Ranuccio Bianchi Bandinelli”, che, a breve, riaprirà le porte con nuovo allestimento.

GALLERY: LE OPERE

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UNO MUSEO, TANTI MUSEI – Il museo è il frutto della fusione del Museo Civico e Diocesano d’Arte sacra (formatosi dall’unione dei due istituti nel 1995), con la Collezione del Conservatorio di San Pietro, il monastero di San Pietro e il monastero di Santa Caterina e Maddalena, la Collezione Romano Bilenchi e la Collezione di Walter Fusi. Il percorso espositivo è realizzato su progetto dell’Arcidiocesi di Siena, del Comune di Colle Val d’Elsa e della Fondazione Musei Senesi, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Siena, Grosseto e Arezzo e il contributo di Ales SpA, Regione Toscana e Fondazione Monte dei Paschi di Siena.  Particolare importanza acquista  la sezione dedicata alla Collezione di Romano Bilenchi, che propone una selezione scelta della ricca biblioteca dello scrittore colligiano donata al Comune di Colle di Val d’Elsa, nel contesto in cui si trovava: le opere di Ottone Rosai, Moses Levy e Mino Maccari raccontano la formazione di Romano Bilenchi, arricchendo il quadro fornito dalle sue opere letterarie, specificandone la personalità.

Per la prima volta, dunque,  la proposta di Colle Alta Musei disvela le particolarità colligiane , permettendo al visitatore di leggere lo sviluppo della Città e della Diocesi di Colle in rapporto alle opere d’arte ed alle modifiche del tessuto urbano, con un dialogo continuo tra musei e centro storico, anche grazie al supporto della specifica audioguida. La gestione del museo e l’organizzazione è affidata a Civita – Opera.


Informazioni

Museo San Pietro, Colle di Val d’Elsa (SI)
via Gracco del Secco, 102

Orari
1 marzo – 31 ottobre: tutti i giorni 11:00 – 17:00
1 novembre – 25 dicembre: solo sabato e domenica 15:00 – 17:00
26 dicembre 6 gennaio: tutti i giorni 11:00 -17:00
9 gennaio – 28 febbraio: chiuso

Ingresso:
€ 6,00 intero (audioguida gratuita);
€ 4,00 ridotto (audioguida gratuita): bambini dai 6 ai 12 anni, gruppi  scolastici
Ingresso gratuito : bambini al di sotto dei  6 anni, residenti a Colle Val d’Elsa; scuole di Colle Val d’Elsa, portatori di handicap

WEB
www.collealtamusei.it
info@collealtamusei.it
call center info e booking 0577/286300

Fonte: Civita

LIBRI / M. Sgarlata, L’eradicazione degli artropodi. La politica dei beni culturali in Sicilia [EDIPUGLIA]

sgarlataxwebMariarita Sgarlata, L’eradicazione degli artropodi. La politica dei beni culturali in Sicilia, Le vie maestre 4, Edipuglia 2016.

Un testo molto interessante, anche e soprattutto perché stimola serie riflessioni sullo stato dei beni culturali nel nostro Paese. Mariarita Sgarlata,  archeologa e ispettrice per le Catacombe della Sicilia Orientale della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, ricorda il giorno in cui, il 3 aprile del 2013, giorno dell’insediamento all’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, ricevette una lettera di richiesta di intervento a seguito di una infestazione di zecche nel sito di Tindari, e prosegue raccontando la sua battaglia contro i “veri” parassiti, i politici, che infestano aree archeologiche, centri storici e le coste vandalizzando la cultura e contribuendo in maniera decisiva al degrado e alla marginalità della Sicilia. “Una lettera, datata 3 aprile 2013, giorno del mio insediamento all’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, chiedeva un piano di controllo/eradicazione della infestazione di artropodi nel sito di Tindari. No, non ci posso credere – pensai ridendo – mi trovo ad affrontare nei prossimi mesi una delle questioni più complesse e strategiche per la Sicilia, la politica dei beni culturali, e invece che cosa mi chiedono? Di organizzare un «piano di lotta» contro le zecche!” Mai e poi mai avrei immaginato che, nei mesi a venire, questa sarebbe diventata la mia principale aspirazione: eradicare artropodi/politici dalle aree archeologiche, dai centri storici, dalle coste; sottrarre al loro controllo vampiresco quello che resta del passato della più grande isola del Mediterraneo. Esiste – è chiaro – una generazione, vecchia e nuova, di amministratori che hanno veramente a cuore le sorti dei loro territori, che soccorrono amorevolmente – spesso con forze proprie – i beni culturali e paesaggistici, che riescono a impegnare in modo virtuoso i fondi ministeriali e comunitari, che agiscono insomma per la collettività. Ma accanto a loro, a volte sopra di loro, vive e prospera una categoria ben riconoscibile di politici infestanti, che vandalizzano la cultura fino a renderla una delle cause principali del degrado e della  marginalità della Sicilia”.

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LIBRI / L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV) [EDIPUGLIA]


adrias11-molinariAlessandra Molinari, Riccardo Santangeli Valenzani, Lucrezia Spera
, L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), Atti del Convegno Internazionale di Studi (Roma, 27-29 marzo 2014), ADRIAS 11, Edipuglia 2016
.

Il volume costituisce l’edizione degli Atti del Convegno Internazionale di Studi L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), svoltosi dal 27 al 29 marzo 2014 a Palazzo Massimo alle Terme e all’École française de Rome, che ha fissato l’attenzione, per la prima volta in modo esaustivo e sistematico, sull’Urbe come centro di una ricca rete produttiva entro l’ampia diacronia dai secoli finali della Tarda Antichità a tutto il Medioevo. Nelle giornate di studio sono confluiti gli esiti di una ricerca condotta per alcuni anni da un gruppo di giovani archeologi delle Università di Roma Tor Vergata, di Roma Tre e del Pontificio Istituto di Archeologia cristiana, coordinati da Alessandra Molinari, Riccardo Santangeli Valenzani e Lucrezia Spera, ricerca rivolta alla raccolta complessiva dei markers di produzione emersi dalle indagini archeologiche negli spazi intra muros e nell’area suburbana entro i limiti del quarto-quinto miglio; le schede analitiche dei contesti e degli indicatori compongono una Banca Dati, resa fruibile nella versione del CD-Rom allegato e correlata ad un GIS, ma sono anche alla base di alcuni studi che propongono quadri di insieme storico-interpretativi elaborati su base temporale progressiva.

I contributi sono raggruppati in tre prevalenti ambiti di approfondimento, non prescindendo, come base di partenza, dalle sintesi sugli assetti produttivi di Roma antica:

I) Le evidenze di attività produttive dai grandi cantieri di scavo degli anni recenti (Crypta Balbi, Fori imperiali, Athaeneum e complessi sulla via Flaminia nell’area di piazza Venezia – scavi metro C, Basilica hilariana del Celio, villa dei Quintili);

II) Relazioni riepilogative sugli specifici settori della produzione (produzione monetaria, vetraria, tessile, metallurgica e orafa, edilizia e dei cantieri di pittori, musivari e marmorarii, epigrafica, anche con l’apporto dell’archeolozoologia e dell’antropologia fisica);

III) Quadri di insieme regionali e sub-regionali della penisola italiana (Italia settentrionale, centrale e meridionale) e europei (Francia, Inghilterra, Svizzera, Spagna), utili per riflessioni comparative, sia nelle restituzioni degli apparati economici e sociali, sia per valutazioni di ordine metodologico.

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MOSTRE – PERUGIA / Croci dipinte, l’Umbria nel segno di San Francesco [FOTO]

Attraverso una serie di capolavori tutti provenienti dal territorio umbro, realizzati tra la fine del 1200 e la prima metà del 1300, l’esposizione segue lo sviluppo della croce dipinta, in cui il motivo iconografico si legò sempre più frequentemente alla figura di san Francesco d’Assisi.

PERUGIA – Dal 30 ottobre 2016 al 29 gennaio 2017, la Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ospita una preziosa esposizione che documenta lo sviluppo della croce dipinta, a partire dagli anni settanta del Duecento fino al primo ventennio del secolo successivo, in cui il motivo iconografico si legò sempre più frequentemente alla figura di san Francesco d’Assisi, spesso rappresentato ai piedi della croce, in adorazione del Cristo.

La mostra, dal titolo Francesco e la Croce dipinta, curata da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, col patrocinio della Basilica Papale e Sacro Convento di S. Francesco in Assisi e della Regione Umbria, presenta 9 capolavori, tutti di provenienza umbra.

La rassegna segue il rapido sviluppo dell’iconografia della croce in Occidente a partire dal XIII secolo attraverso l’evoluzione del Christus Patiens(Cristo morto, col capo reclinato sulla spalla e gli occhi chiusi) dal modello di Giunta Pisano – riletto e affinato da Cimabue – a quello giottesco, dove il corpo non si flette più con eleganza ad arco ma pende dalla croce con tutto il suo peso.

Non manca una tardiva, sebbene iconograficamente e artisticamente assai significativa, interpretazione dell’antico archetipo del Christus Triumphans (Cristo vivo, con gli occhi aperti a significare il trionfo sulla morte), realizzato in ambito spoletino dal Maestro di Cesi.

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La rassegna offre una panoramica significativa delle particolarità religiose, liturgiche e artistiche di questi manufatti. Alle croci in origine sospese in asse con l’altar maggiore, si accompagnano alcuni esemplari coevi di minori dimensioni, la cui funzione spaziava dalla devozione privata all’impiego nelle processioni (e per questo dipinti da ambo i lati).

Il percorso si apre con la croce del Maestro di S. Francesco (1272) custodita nella Galleria Nazionale dell’Umbria, tra le prime a proporre il santo inginocchiato in adorazione dei chiodi e del sangue sgorgato dalla ferita del Cristo, e si chiude con il crocifisso del Maestro della Croce di Trevi (1315-1320) dove Francesco è raffigurato molto più grande che nelle croci duecentesche, appoggiato alla collina del Golgota.

Si segnala, tra le opere in mostra, una straordinaria tavola inedita proveniente dal Monastero di S. Paolo a Orvieto. Recentemente liberata dalle pesanti ridipinture che ne alteravano l’aspetto la croce ha rivelato una qualità pittorica straordinaria e una datazione all’ultimo decennio del Duecento, mentre la mano non può che appartenere a uno dei migliori pittori avvicendatisi sui ponteggi del cantiere di Assisi a stretto contatto con Giotto.

“Raffigurare San Francesco in devota adorazione delle piaghe di Gesù – sottolinea Fra Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento di S. Francesco in Assisi, – ci introduce anche nella sua esperienza spirituale. Innanzitutto, basta ripercorrere velocemente la sua vicenda biografica per accorgersi della centralità del mistero della croce: l’incontro con il Crocifisso di S. Damiano, l’abito confezionato a forma di croce, la familiarità con la lettera tau che diviene la sua firma, la frequente meditazione sulla passione di Gesù, le braccia sempre intrecciate a forma di croce nell’atto di benedire, sono solo alcuni degli esempi che si possono richiamare”.

Accompagna la mostra un catalogo, Silvana editoriale, con un’introduzione di fra Mauro Gambetti, saggi di Giovanni Iammarrone, Marco Pierini ed Emanuele Zappasodi, e ampie schede sulle opere redatte da Giovanni Luca Delogu, Alessandro Delpriori, Maria Falcone, Linda Pisani, Marzia Sagini.


Informazioni

FRANCESCO E LA CROCE DIPINTA
Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria (corso Pietro Vannucci, 19)
30 ottobre 2016 – 29 gennaio 2017
 Informazioni: Tel. 075.58668415; gan-umb@beniculturali.it
 Orari: da martedì a domenica, 8.30-19.30; lunedì chiuso
 Biglietti (Galleria Nazionale dell’Umbria + mostra): Intero, € 8,00; ridotto, € 4,00
 Catalogo: Silvana Editoriale

ASSISI / Pubblicato il “Memoriale della Porziuncola”, tra i documenti anche quelli del devastante terremoto del 1831-32

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(Nell’immagine di apertura, il crollo di parte degli affreschi e delle volte della Basilica Superiore di Assisi il 26 settembre del 1997).

ASSISI (PG) – Martedì 1° novembre 2016, alle ore 16.00 ci sarà – presso il Refettorietto del Convento della Porziuncola – la presentazione del doppio volume “MEMORIALE della Porziuncola 1705-1860” realizzato per le Edizioni Porziuncola a cura di p. Bruno Pennacchini OFM. I due Tomi riportano i due volumi manoscritti dell’archivio conventuale della Porziuncola, con le memorie del Santuario, del Convento e del primitivo abitato di Santa Maria degli Angeli, nel piano di Assisi, dal 1705 al 1860; vera e preziosa fonte di documenti risalenti fino al secolo XV.

Interverranno: la prof.ssa Chiara Coletti, della Università degli Studi di Perugia, ed il prof. P. Giuseppe Buffon, della Pontificia Università «Antoniaum». È previsto l’intervento del Curatore che, trovandosi dinanzi ai numerosi e sostanziali cambiamenti occorsi in ambito linguistico, ortografico e sintattico nell’ampio arco di tempo (1705 – 1860), dichiara: “ho scelto comunque di conservare il testo manoscritto così come giace, senza prendermi la libertà di correggere alcunché; ho conservato intatti anche errori evidenti, dovuti a incompetenze o distrazioni degli amanuensi”.

I Cronisti sono tutti rigorosamente anonimi. Alcuni di loro furono veri studiosi, capaci di ricercare e citare correttamente documenti d’archivio, anteriori ad essi anche di alcuni secoli. Non sempre tuttavia furono così attenti: in alcuni periodi si trovano vuoti di notizie, durati anche diversi anni.

Notizie di alcuni eventi clamorosi sono talvolta confermate, e spesso ampliate, in documenti contemporanei. Un avvenimento epocale segnò i primi anni ’30 del sec. XIX. Tra la fine del 1831 e il 1832, con strascichi fino al 1835, si verificò un terremoto devastante, che interessò buona parte dell’Umbria e segnatamente la Basilica ed il Convento di S. Maria degli Angeli. Il Memoriale non poteva non registrarlo. La notizia è presente anche in altri documenti coevi, che ne danno un rilievo maggiore rispetto al Memoriale. Un altro documento degno di nota, dedicato esclusivamente al terremoto e alla ricostruzione della Basilica, si trova in un volume appartenete al Fondo Antico della Biblioteca Porziuncola. Ne è autore il canonico Scipione Perilli; titolo: Relazione storica sul risorgimento della Basilica degli Angeli presso Assisi. Fu stampato in Roma nel 1842. Un particolare sorvolato dal Memoriale, e insistito dallo Scipioni, fu l’opera di protezione che si diede alla Cappella della Porziuncola, per timore del crollo della cupola: una sorta di piramide molto solida, composta di fascine, calcinacci, legnami… fino all’altezza di “palmi 55”.

Il Memoriale sembra ignorare quasi del tutto gli avvenimenti socio-politici d’Italia e d’Europa, interessato essenzialmente a ciò che avveniva in loco. Colpisce la preoccupazione di tramandare correttamente ai posteri le usanze tradizionali, perché se ne tenga conto per il futuro e ciascuno le tramandi fedelmente ai posteri senza variazioni.

Le prime avvisaglie di cambiamento si avvertirono nel 1798, quando le truppe francesi entrarono in Perugia e in Assisi: poi in altre città dello Stato Pontificio, costituendo governi democratici, come allora si chiamavano. Nel Dicembre dello stesso anno gli stessi frati del convento della Porziuncola ebbero a soffrirne pesanti conseguenze. Frà Luigi Ferri fa scrivere alcune pagine non proprio lusinghiere verso i Francesi, al suo ritorno, dopo quattro anni di volontario esilio, nel 1814.

Il modo di registrare gli avvenimenti cambierà decisamente con gli eventi del 1848 e 49: le notizie diverranno molto dettagliate: dall’esilio di Pio IX e le sue allocuzioni, inviate per scritto, alla costituzione della breve Repubblica Romana, alla restaurazione dello Stato Pontificio ad opera dei Francesi. Il Memoriale registra con gioia il loro ingresso in Roma, i proclami del comandante in capo Oudinot di Reggio, l’esultanza dei romani per l’allontanamento dei rivoluzionari, le feste fatte in S. Pietro alla presenza delle più alte personalità Italiane e francesi. In quel momento la salvezza dello Stato Pontificio sembrava essere la salvezza della Chiesa Cattolica. Il Memoriale si rattrista invece delle libertà concesse dal Papa Pio IX e le considera la radice di ogni disgrazia successiva.

Il Memoriale si interrompe senza preavviso nel Maggio 1860. Una nota a matita avverte che nel Settembre le truppe piemontesi erano entrate in Umbria e Perugia “ e cosi – scrive lo scoraggiato cronista – si chiude la storia e il volume di cronaca”.

Per informazioni:  www.assisiofm.it