MOSTRE / Storia dei Severi, l’ultima grande dinastia di Roma

Busto di Marco Aurelio, inv. S 234

ROMA, 14 novembre 2018  – Apre domani al pubblico “Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa“, grande mostra che ripercorre la storia della dinastia dei Severi: l’ultima, rilevante famiglia imperiale, che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 d.C. Promossa dal Parco archeologico del Colosseo, la rassegna – ideata da Clementina Panella che l’ha curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea – si articola tra
Colosseo, Foro Romano, Palatino.

Dal 15 novembre 2018 nei tre luoghi coinvolti dall’esposizione vengono ricordate le tappe di una dominazione che ha suggellato una straordinaria stagione di riforme: tra tutte la constitutio antoniniana. Emessa da Caracalla nel 212 d.C., concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero. Un provvedimento rivoluzionario, che portava a compimento un processo plurisecolare di estensione dei diritti civili e con cui finalmente si completavano le premesse ideali di universalismo e cosmopolitismo implicite nell’istituzione imperiale, solo parzialmente realizzate da Augusto più di due secoli prima. 

Busto loricato con paludamentum e ritratto di Settimio Severo (tipo “dell’adozione”) Da Ostia, Terme di Nettuno Marmo; alt. cm 69 196-197 d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 345
Ritratto di Giulia Domna (tipo “Gabii”) Dal Museo Kircheriano Marmo lunense; alt. cm 25,5 193-210 d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 66058
Busto con paludamentum e ritratto di Caracalla (tipo “imperatore unico”) Da Roma, Terme di Caracalla (dalla proprietà di Mario Macaroni) Marmo bianco asiatico; alt. cm 65 212-217 d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv. 6033 Fotografia di Luigi Spina
Ritratto di Geta bambino (tipo della “successione”) Dalla collezione Bevilacqua, Verona Marmo bianco; alt. cm 26 198-204 d.C. Monaco di Baviera, Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek, inv. 352
Ritratto di Elagabalo (II tipo) Dalla collezione Albani Marmo bianco; alt. cm 32 220-221 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 470 Fotografia di Zeno Colantoni

RITRATTI D’IMPERATORE – La mostra, con l’organizzazione e la promozione di Electa, presenta al secondo ordine del Colosseo circa cento tra reperti archeologici e opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri. Attraverso di essi, in quattro sezioni, si illustrano gli sviluppi storico-politici e l’evoluzione artistica e architettonica a Roma e nelle regioni dell’impero.
Una ricca sequenza di ritratti della dinastia apre il percorso, ricordando le origini della famiglia: con Settimio Severo proveniente da Leptis Magna, in Libia, e con la moglie Iulia Domna da Emesa, in Siria, nominata Augusta e donna di grande influenza politica. Tra i pezzi in mostra, anche tre rilievi di recente scoperta negli scavi della metropolitana di Napoli, appartenenti a un Arco onorario. Senza dimenticare i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da Settimio Severo, ancora oggi fondamentale documento per lo studio dell’antica topografia di Roma e in
mostra oggetto di una scenografica ricostruzione multimediale. Testimonianza poi della fioritura nel campo dell’artigianto artistico, i vetri finemente lavorati da Alessandria d’Egitto e da Colonia, le ceramiche dalla Tunisia o i sublimi argenti conservati al Metropolitan Museum of Art (USA).

Ritratto di Massimino il Trace su busto non pertinente in toga contabulata Dalla collezione Albani Marmo bianco; alt. cm 67 235-238 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 473 Fotografia di Zeno Colantoni
Ritratto di Settimio Severo dall’area IV, ambiente 15 = 31 (cortile), fondazione USM 7541 Attribuzione marmo:Goktepe Alt. max cm 38,5 alt. conservata sino all’attacco dei capelli cm 27 204-211 d.C. Roma, Parco archeologico del Colosseo, inv. 18.M324-1.114 Fotografia di Luciano Mandato
Busto femminile con tunica e mantello e ritratto di Giulia Mamea Dalla collezione Albani Marmo lunense, peduccio in marmo nero antico; alt. cm 58 222-235 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 457 Fotografia di Zeno Colantoni

LE TERME DI ELAGABALO – Al Palatino sono visibili per la prima volta le vestigia di uno straordinario insieme architettonico: le cosiddette Terme dell’imperatore Elagabalo, venute alla luce in un angolo delle pendici del colle lambito dalla via Sacra che racconta una lunga storia di
trasformazioni edilizie. Un ciclo statuario scoperto proprio in questo sito, mai esposto prima d’ora e composto da ritratti e busti di marmo di pregevole qualità, è riunito nel Tempio di Romolo.
Il percorso di visita sul Palatino prosegue attraverso i luoghi dei Severi, estesi su circa due ettari, di cui i segni più evidenti sono le imponenti arcate e le terrazze, insieme allo Stadio con la straordinaria sala dei capitelli dal soffitto a cassettoni stuccato. Qui sono riuniti preziosi frammenti architettonici e scultorei restaurati per l’occasione.

IL VICUS AD CARINAS – Nel Foro Romano viene aperto alla visita per la prima volta un tratto del vicus ad Carinas. Il vicus era tra i più antichi percorsi di Roma e collegava il popoloso quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino. Oggi, attraverso questo accesso, ci si affaccia sul Templum Pacis, di cui, dopo un lungo restauro, è visibile il magnifico opus sectile pavimentale. Nel 192 d.C. un incendio distrusse quasi completamente il templum, ricostruito da Settimio Severo riproponendo la monumentalità della costruzione originaria. In questa occasione fu collocata, in una sala adiacente all’aula di culto, la Forma Urbis Romae, di cui restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa.

Arco di Settimio Severo a Leptis Magna (plastico) Resina; cm 93×89×89 Roma, Museo della Civiltà Romana, inv. MCR3833 Fotografia di Stefano Castellani


EREDITA’ DURATURA – “La mostra ha il fine di far conoscere al più vasto pubblico possibile l’ultimo periodo dell’impero in cui Roma fu grande, governata da imperatori che lasciarono un’eredità forte e duratura in molti campi, pur nell’avanzare del declino”, spiega Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo.
Due le pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi scientifici, ripercorre la storia della dinastia dei Severi senza trascurare alcun aspetto: dall’analisi delle riforme e il loro impatto sulla società, alle novità nelle arti e in architettura a Roma e in tutta l’estensione dell’impero. I testi forniscono il quadro completo dei caratteri di un’epoca segnata dall’ultima grande famiglia imperiale. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della mostra e nel percorso tra Foro
Romano e Palatino.

INFORMAZIONI
Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa
Roma, Colosseo – Foro Romano – Palatino
http://www.colosseo.beniculturali.it
dal 15 novembre 2018 ad agosto 2019 

Fonte: Comunicazione ufficiale – Foto (C) Soprintendenza Speciale
Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma (Vietata l’ulteriore riproduzione)

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MOSTRE / Lungo i confini dell’Impero: il Limes danubiano da Traiano a Marco Aurelio (e un viaggio per scoprirlo)

ROMA – Cos’è il Limes danubiano? Perché una mostra sul Limes danubiano è organizzata nei Mercati di Traiano, già interamente “invasi” dalla mostra archeologica Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa? Se la prima risposta, piuttosto complessa, costituisce la motivazione del progetto espositivo, la seconda è immediata: Traiano è l’Imperatore che ha esteso l’Impero verso Est con la conquista della Dacia, attuale Romania, dunque la mostra dedicata alla sua figura di “costruttore” dell’Impero – e, in nuce, “creatore dell’Europa” – comprende, concettualmente e materialmente, il territorio del Limes danubiano. Non poteva esserci, dunque, una sede espositiva migliore.

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Per definirne l’idea, occorre comprendere che il Limes danubiano, linea di confine nord-orientale dell’Impero Romano interessato dal corso del fiume Danubio, non era solo un concetto militare ma piuttosto un luogo di incontro e di scambio tra due civiltà. Il concetto di conquista romana, infatti, partiva dalla presa militare di un territorio ma si attuava nella sua trasformazione in Provincia e nella sua romanizzazione e, in senso lato, nell’espansione “oltre” il confine politico nella forma di un’articolata rete di relazioni umane e commerciali.

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Recuperare l’unitarietà culturale del Limes danubiano, originariamente esteso su un itinerario di 1.500 chilometri costellato da fortezze, torri di avvistamento e insediamenti civili, ma oggi distribuito nelle nazioni della Germania, Austria, Slovacchia e Ungheria, è dunque l’obiettivo del progetto congiunto transfrontaliero proposto per la candidatura a sito del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Far conoscere il progetto e il prezioso patrimonio di resti archeologici della Repubblica Slovacca è quindi l’obiettivo della mostra documentaria che sarà allestita nei Mercati di Traiano nella seconda metà del 2018, in significativa concomitanza con l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e il 25° anniversario della nascita della Repubblica Slovacca

 04. Dedalos e Icaro-Gerulata, stele funerale

 

La mostra, ospitata dai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali dal 6 luglio al 18 novembre 2018, è promossa da Roma Capitale,Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’Istituto Municipale per la Tutela dei Beni (MÚOP) di BratislavaBratislava Capitale della Repubblica Slovacca – Ambasciata della Repubblica Slovacca a RomaIstituto Slovacco a Roma e ha come Partners – co-organizzatori: Commissione per i Monumenti della Repubblica Slovacca-Pamiatkový úrad,Museo Municipale di BratislavaMuseo Danubiano di KomárnoIstituto Archeologico presso l’Accademia delle Scienze Slovacca,Associazione archeologica Slovacca presso l’Accademia delle Scienze SlovaccaMuseo Nazionale Slovacco – Museo Archeologico eSTUDIO 727.

 Attraverso le parole di Marco Aurelio, evocato in un prodotto video, e l’esposizione di pannelli didattici dedicati ai maggiori siti archeologici conservati nel territorio della Repubblica Slovacca, la mostra intende documentare e valorizzare una realtà storica importante e poco nota, presentando per la prima volta in Italia i risultati dei più recenti scavi archeologici nei campi militari di Rusovce – Gerulata e Iža Leányvár (Kelemantia), i siti archeologici di Devin, Dubravka, Stupava e, uniche nel loro genere, le costruzioni del I secolo a.C. messe in luce negli anni 2008-2014 presso il Castello di Bratislava.

Ricordiamo che il Danubio come frontiera, e i luoghi che lungo il corso del Grande Fiume hanno fatto la storia, sono anche oggetto del viaggio organizzato da Far East Viaggi dal 9 al 20 agosto e che ci vedrà protagonisti come consulenti culturali (vedi locandina qui sotto). Ancora pochi i posti disponibili.

Per informazioni sul viaggio:  www.fareastviaggi.it

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INFORMAZIONI MOSTRA

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
Via Quattro Novembre 94 – Roma
Apertura al pubblico: 6 luglio – 18 novembre 2018; inaugurazione  5 luglio ore 18.30
Info mostra: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00); www.mercatiditraiano.itwww.museiincomune.it

EVENTI / Il ritorno degli Equi: a Cineto Romano inaugura il nuovo Antiquarium

CINETO ROMANO (ROMA) – Con l’inaugurazione dell’Antiquarium comunale “Giovani Battista Ulisse” a Cineto Romano, nella valle dell’Aniene, il prossimo 1° luglio si conclude una serie di scavi e ricerche iniziati nel 2009 e proseguiti fino al 2013 a seguito di interventi della Guardia di Finanza mirati a reprimere azioni delittuose a danno del patrimonio archeologico locale. Il recupero di tombe di età romana, le indagini in un edificio rustico risalente alla fine del III secolo a.C. lungo il primitivo percorso della via Valeria e l’individuazione di un santuario attribuibile al popolo italico degli Equi hanno portato al rinvenimento dei materiali archeologici che costituiscono, insieme ad altri reperti recuperati in paese, il primo nucleo della collezione sicuramente destinata ad accrescersi in futuro.

L’Antiquarium, che si aggiunge ad altre strutture museali presenti da anni in alcuni centri della valle dell’Aniene, è frutto di un’azione sinergica svolta dalle Amministrazioni comunali e dalla Soprintendenza che si sono impegnate nell’individuare il contenitore (un piccolo edificio a pianta ottagonale in splendida posizione panoramica), nell’ideare il progetto espositivo e nel realizzare l’allestimento comprensivo anche di un catalogo-guida.
Citato episodicamente da grandi studiosi sin dal ‘600 (R. Fabretti, A. Nibby, R. Lanciani, T. Ashby) a proposito del percorso della Valeria, che collegava il Lazio all’Adriatico, e dei c.d. acquedotti aniensi, tra cui la celeberrima Marcia, il territorio cinetese merita di essere indagato soprattutto per quanto riguarda il sostrato preromano degli Equi e l’importante statio viaria ad Lamnas, registrata negli antichi Itinerari quale la Tabula Peutingeriana.
Nel programma sono previsti gli interventi del Soprintendente Arch. Margherita Eichberg e del Funzionario archeologo Zaccaria Mari.

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MOSTRE / “Storie di vita. Gli antichi Romani raccontati dalla scienza”

uROMA – Il 19 maggio alle ore 21 si inaugura, presso il Museo di Storia della Medicina della Sapienza-Università di Roma, la  mostra “Storie di vita. Gli antichi Romani raccontati dalla scienza”. Curata da Paola Catalano, Valentina Gazzaniga e Giorgio Manzi., l’esposizione (ingresso libero), l’esposizione si propone di illustrare le condizioni di vita, di salute e di lavoro a Roma in età imperiale e tardo antica, con incursioni nell’Alto Medioevo. Un’accurata selezione di  materiali antropologici, studiati attraverso le più aggiornate tecniche morfologiche, paleopatologiche, paleonutrizionali e molecolari, racconta singole storie di vita, sulla base delle fonti archeologiche e storiche. Viene ridata voce a donne maltrattate, madri e figli, lavoratori,  guerrieri, anziani e malati che, attraverso i segni del corpo, raccontano condizioni di vita, lavoro, alimentazione, provenienza, condizioni igieniche, usi e costumi, rapporti parentali, traumi e malattie che ne hanno caratterizzato le vite. Ricostruzioni dialogate in greco antico e latino di interventi chirurgici e di scene di vita quotidiana. La mostra espone i risultati parziali del progetto PRIN 2015 “Diseases, health and lifestyles in Rome: from the Empire to the Early Middle Age”.

Verranno inoltre proposte le ricostruzioni viventi ideate e scritte da Giorgio Franchetti e realizzate dai soci dell’Associazione Culturale SPQR di Roma, dal titolo:

– A tavola con gli antichi Romani. Nel cortile interno del Museo di Storia della Medicina verrà allestito il bancone ricostruito di un thermopolium, ovvero un locale pubblico dove nell’antica Roma si potevano consumare cibo di varia qualità, caldo e freddo, e vino di vario genere. Il pubblico potrà assaggiare vere pietanze ricostruite secondo gli scritti di Catone, Varrone, Apicio e Columella.

– Viaggio nella medicina dei romani. L’evento propone la ricostruzione vivente di alcuni momenti della vita del medico greco Eutyches; tra questi il soccorso presso la propria abitazione, com’era uso fare, di un ferito che presenta una grave lesione ossea agli arti inferiori.

 

SCOPERTE / Lo scheletro del bimbo di Pompei “svelerà” gli ultimi attimi della città sepolta dall’eruzione

Immagini: © Parco Archeologico di Pompei

POMPEI (NA) – Aveva tra i 7 e gli 8 anni ed è spirato, insieme ad altre centinaia di pompeiani, durante la tremenda eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che ha distrutto oltre a Pompei anche Ercolano e Stabia, imprimendosi nella memoria collettiva come una delle più impressionanti (e ben documentate) catastrofi della storia antica. Oggi, dopo quasi duemila anni di distanza, il piccolo scheletro del bambino rinvenuto nei giorni scorsi nell’area delle Terme Centrali sarà analizzato dagli specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei, i quali effettueranno un primo screening della stato di salute della giovane vittima, per poi indirizzare le successive indagini esterne sul DNA.

Lo scheletro è stato scoperto durante la pulizia e il restauro di un ambiente di ingresso. Al di sotto di uno strato di circa 10 centimetri è affiorato prima il piccolo cranio e in un secondo momento le ossa, disposte in maniera raccolta, che hanno permesso di formulare le prime ipotesi circa l’età del fanciullo che, in fuga dall’eruzione, aveva trovato ricovero nelle Terme Centrali.  Lo scheletro è stato subito rimosso con estrema cura e trasferito al Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico, ora incaricato di svolgere gli esami. La peculiarità del ritrovamento è che lo scheletro è immerso nel flusso piroclastico (mix di gas e materiale vulcanico). Normalmente nella stratigrafia dell’eruzione del 79 d.C. è presente nel livello più basso il lapillo e poi la cenere che sigilla tutto. In questo caso si doveva trattare di un ambiente chiuso dove il lapillo non è riuscito ad entrare né a provocare il crollo dei tetti, mentre è penetrato direttamente il flusso piroclastico dalle finestre, nella fase finale dell’eruzione.

 

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La prima fase di studio avrà come oggetto le analisi metriche, morfologiche e dei markers di stress scheletrici, ovvero di misurazioni delle ossa e valutazioni di impronte muscolari sulle scheletro, queste ultime utili a valutare se ci sono tracce di eventuali attività fisiche (trasporto pesi, deambulazione ecc.).

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Incrociando la misura della lunghezza delle ossa con le analisi dello sviluppo dentario sarà possibile determinare con maggiore precisione l’età del bambino, al momento stabilita tra i 7 e gli 8 anni. Ulteriori informazioni potranno riguardare eventuali patologie rilevabili, considerato che non tutte le malattie sono identificabili sulle ossa. Non sarà invece possibile in questa fase stabilire il sesso dell’individuo, in quanto i caratteri di dimorfismo tipicamente maschili o femminili non son ancora definiti in età infantile. Tali determinazioni saranno possibili solo in un eventuale seconda fase di analisi sul DNA, qualora si presenti in un buono stato di conservazione.

Lo scheletro è stato rinvenuto pressoché completo ad eccezione di una porzione del torace destro, della mandibola e di parte degli arti superiori e di arti inferiori e non appaiono lesioni dovute alle intercettazioni ottocentesche.
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“Le indagini sui resti della piccola vittima delle Terme Centrali – dichiara il responsabile del Laboratorio di Ricerche Applicate, Alberta Martellone – saranno fondamentali per ricostruire la composizione e lo stato di salute degli abitanti di Pompei nel 79 d.C. I risultati che ne deriveranno potranno fornire un ulteriore contributo alla conoscenza della storia della città prima che l’evento eruttivo del 79 d.C. la cristallizzasse”. Normalmente i dati antropologici che ci pervengono dalla storia sono relativi a individui, deceduti per morte naturale e ritrovati nelle sepolture delle necropoli. Nel caso unico di Pompei ci troviamo di fronte, invece, a resti umani di individui nel pieno della loro vitalità, morti  a causa di calamità naturali, quali l’eruzione. Le analisi su tali resti consentono di aprire uno spaccato sulla popolazione vivente dell’epoca, che in nessun altra situazione sarebbe stato possibile.”
Nella fase di rinvenimento, oltre all’antropologa hanno contribuito allo studio della giacitura del reperto anche esperti vulcanologi e geologi, allo scopo di determinare le fasi stratigrafiche e le dinamiche di seppellimento. Le analisi del DNA saranno condotte a breve grazie alla collaborazione del dipartimento-di-medicina-molecolare-e-biotecnologie-mediche della Federico II.

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PUBBLICAZIONI / “Roma potenza militare”, una monografia spiega le tecniche e le strategie dell’esercito che conquistò il mondo

E’ in edicola ROMA POTENZA MILITARE, la nuova monografia di Sprea Editore. I testi di Elena Percivaldi, di Mario GalloniGiuseppe Cascarino e Nicola Zotti. La pubblicazione ricostruisce con dovizia di particolari l’intera #storia militare di #Roma dalle origini alla fine dell’Impero attraverso le riforme dell’esercito, i fatti militari, le #armi, le #battaglie e i principali protagonisti. La pubblicazione è disponibile n edicola e sul sito dell’Editore, anche in versione digitale: http://sprea.it/rivista/18112

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Pompei, a 270 anni dalla scoperta ecco i segreti dell’inedita Regio V [#GALLERY]

FOTO: ©Parco Archeologico di Pompei 

POMPEI –  Il 23 marzo 1748, dieci anni dopo la scoperta di Ercolano, un ritrovamento fortuito di alcuni reperti nella zona di Civita a Pompei, spostò l’interesse degli scavi Borbonici in quest’area. Inizialmente identificata con la città di Stabiae, solo nel 1763 ci si rese conto che si trattava dell’antica città di Pompei. Ora,  270 anni dopo, l’anniversario di questo grande inizio, che cambiò la storia dell’archeologia e concesse al mondo l’unicità del patrimonio pompeiano, viene celebrato attraverso il racconto dei nuovi scavi di recente avviati in una parte della Regio V,  importante intervento di scavo nell’area non indagata della città antica, dal dopoguerra.

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1000 MQ DI SCAVO – L’intervento in corso, è pertinente a una superficie di oltre 1000 mq, il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari. Oltre 2,5 km di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico, che assicurando un adeguato drenaggio del suolo consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge.

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L’intervento globale su tutti i fronti della città antica rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di €. I lavori procederanno per sottocantieri al fine di continuare a garantire la fruibilità del sito. Periodicamente verranno forniti aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori.

STRUTTURE E AMBIENTI PRIVATI E PUBBLICI Lo scavo del cuneo sta portando in luce strutture e reperti di ambienti privati e pubblici che contribuiranno ad arricchire la conoscenza del sito e lo stato di avanzamento della ricerca archeologica.

Il primo stadio di intervento ha previsto la rimozione di tutta quella parte di terreno proveniente dagli scavi di fine ‘800 e ‘900, che veniva riversato nella zona del cuneo. Al di sotto di questi livelli è stata riportata in evidenza la stratigrafia vulcanica, con il livello di cenere sovrapposto agli strati di lapillo.

Tra gli ambienti al momento emersi in adiacenza alla Casa della Soffitta, è stata individuata un’area aperta, probabilmente destinata a giardino, la cui funzione potrà essere meglio definita grazie a indagini e analisi paleobotaniche che il Parco Archeologico di Pompei condurrà contestualmente allo scavo. Nell’angolo sud-orientale di questo spazio già affiorano alcune anfore, di cui si sta studiando la tipologia e il contenuto.

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DOMUS E VICOLI – Poco oltre, sta emergendo il vicolo che partendo da via di Nola fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Leggermente in salita, si presenta nella sua originaria configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici che vi si affacciavano. Nel Vicolo delle Nozze d’Argento stanno venendo alla luce alcune strutture archeologiche, tra le quali l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso con al centro l’immagine dipinta di una coppia di delfini.

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Nell’area logistica appositamente realizzata sul pianoro delle Regiones IV e V è stato, invece, predisposto un grande deposito archeologico con annesso laboratorio, per assicurare il lavaggio, la siglatura, lo studio preliminare e la conservazione temporanea dei reperti emersi dagli scavi.

UN GRAN NUMERO DI REPERTI – Un aspetto inatteso delle indagini archeologiche finora condotte è stato il rinvenimento di un gran numero di reperti, quali antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati, nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle adiacenze. Probabilmente all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati.
A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire sorprendenti reperti che saranno oggetto di studio multidisciplinare e di nuove metodologie di analisi.

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LAVORO DI SQUADRA – “Si torna a scavare a Pompei su vasta scala, ma soprattutto con l’impiego di strumenti di nuova tecnologia messi al servizio dell’archeologia (dal drone al georadar) e il supporto di un team interdisciplinare”,  dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei.  Oltre ai tecnici della conservazione, anche vulcanologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi. Questo confronto costante di professionalità consentirà di documentare in modo approfondito ogni fase di scavo e comprendere tutti gli aspetti che contribuiscono alla ricostruzione della vita e del paesaggio vesuviano al 79 d.C..

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La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici. Oggi si sta procedendo in maniera radicale al consolidamento dei fronti e all’individuazione di una soluzione definitiva al problema dell’acqua che si accumula nei terreni. Entro il 2019 l’area archeologica di Pompei sarà interamente consolidata”

“L’ intervento – spiega il neo Direttore Generale di Progetto Gen. B. CC Mauro Cipolletta – rimane uno degli ultimi cantieri avviati nell’ambito del Grande Progetto Pompei con copertura comunitaria, bandito ad agosto 2015 e aggiudicato nel maggio 2016. Si tratta di uno degli interventi facenti parte del Piano delle Opere del GPP finanziariamente più rilevanti che si concluderà presumibilmente entro maggio 2019 e comunque nei termini di chiusura del PON 2017-2020. Nonostante la complessa articolazione del cantiere, la Direzione Generale di Progetto in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei assicurerà il pieno rispetto del Protocollo di Legalità, attraverso i controlli degli accessi e dei pagamenti ed il costante monitoraggio dei flussi finanziari tra tutti i soggetti interni alla filiera, supportando il lavoro del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il riversamento dei dati acquisiti nel sistema informatico Monitoraggio delle Grandi Opere”.

Fonte: Comunicato ufficiale

EVENTI / Auguri Modena! “Mutina Boica” celebra i 2200 anni dalla fondazione della città

FOTO: ©CHRONOEVENTI

Da giovedì 7 a domenica 10 settembre prende il via la nona edizione della rievocazione storica a cura di Crono Organizzazione Eventi realizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena nell’ambito del programma “Mutina Splendidissima”. Quest’anno la manifestazione è infatti dedicata all’anniversario della fondazione della colonia romana di Modena che, insieme a Parma e Reggio Emilia, festeggia i 2200 anni di vita. Tanti gli appuntamenti gratuiti presso il Parco Ferrari, i Musei Civici e il Novi Ark.

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Visitare accampamenti ricostruiti come in epoca romana, assistere a battaglie campali e giochi equestri, seguire lectio magistralis, didattiche, laboratori per adulti e bambini, oltre a grandi spettacoli di rievocazione storica e perfino cenare in una “Caupona Mutinensis”, la ricostruzione di un’antica osteria romana, con menù rielaborati ed attualizzati al gusto contemporaneo: questo e tanto altro sarà possibile nel corso della nona edizione di Mutina Boica che, dopo alcuni giorni di anteprima, da giovedì 7 intensifica la programmazioneper proseguire fino a domenica 10 settembre. Ad accesso libero e gratuito, la manifestazione si svolge presso l’area del Parco Ferrari e il Novi Ark di Modena ed è realizzata con il contributo del Comune di Modena e in partenariato con i Musei Civici, dove avrà luogo una lectio magistralis.

Ormai consolidatasi come una delle principali rievocazioni storiche di epoca romana a livello nazionale, Mutina Boica ha quest’anno come filo conduttore la fondazione della città che, nel 183 a.C. – a pochi anni di distanza dall’inizio della costruzione della via Emilia – venne istituita insieme alle altre colonie romane di Parma e Reggio. Tante le novità del 2017, innanzitutto la durata: per un anniversario “speciale” un’edizione unica, preceduta da alcune serate di anteprima, per un totale di dieci giorni di appuntamenti tra grandi spettacoli di rievocazione, conferenze, concerti, living history e una proposta davvero particolare, la “Caupona Mutinensis”. Inaugurata lo scorso fine settimana, è la ricostruzione di una osteria dell’antica Roma e, fino a domenica 10 settembre presso il Parco Ferrari, propone un menù storico romano ispirato alle ricette del tempo rivisitate e attualizzate dal maestro di cucina Vainer Graziosi: un’esperienza imperdibile, per passare una serata a tavola nell’antica Roma tra gustatioprima e secunda mensa o – meglio – antipasti, piatti principali e dessert.L’ingresso in Caupona è libero, dalle ore 19.30, e la consumazione obbligatoria: tutte le sere il menù storico si arricchisce di piatti del giorno sempre diversi e gli attori del Teatro Storico D’Azione, il progetto di Crono Organizzazione Eventi dedicato alla narrazione storica, offrono ai commensali dell’osteria la possibilità di acquistare a un prezzo simbolico le portate del “Menù dell’attore”, recitate al tavolo tra un piatto l’altro.

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Domani martedì 5 – per il penultimo giorno di appuntamenti in anteprima – alle ore 21.00 la Caupona ospita la conferenza “Viticoltura ed enologia in età romana”, con l’agronomo ed enologo Mauro Catena, in collaborazione con il Consorzio Marchi Storici del Lambrusco Modenese e, a seguire, “Discorso sul mito: Dionisio e il Vino”, con l’attore e narratore Vittorio Continelli, cantastorie moderno di miti antichi, che racconta di Dioniso e del suo culto in una serata dedicata alle uve, alla mitologia e al piacere.

Mercoledì 6 alle ore 21.30 si conclude l’anteprima di Mutina Boicacon lo spettacolo del ciclo “La storia in Scena”, con Vittorio Continelli e gli attori del Teatro Storico di Azione:“Historiae Mutinenses, Racconti Dalla Colonia”.I miti e gli eroi omerici accompagnano gli spettatori in una serata dedicata alla fondazione della colonia mentre le storie e i racconti dei primi mutinenses affiorano dalle pietre che sono giunte fino a noi.

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Prosegue anche quest’anno l’importante collaborazione con i Musei Civici, per cui alcuni appuntamenti avranno luogo presso Palazzo dei Musei e il Novi Ark: tra gli altri, sabato 9 settembre Marc Mayer Olivé, professore di Filologia Latina all’Università di Barcellona e Vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Studi Classici tiene una lectio magistralis dal titolo “La prima Mutina, porta di Roma o città di frontiera?” (ore 17.00, Sala dell’Archeologia, Musei Civici). A seguire, al Parco Archeologico del Novi Ark, si potrà assistere al tradizionale arrivo del corteo storico (sempre sabato 9, ore 18.00). Nell’ambito della collaborazione con i Musei Civici avrà luogo anche la lectio magistralis di Giovanni Brizzi, ordinario dell’Università degli Studi di Bologna, che terrà l’approfondimento dal titolo “183 a.C. Annibale e Scipione, ultimo atto” (domenica 10, ore 17.00, Parco Ferrari). Al Parco Ferrari anche quest’anno saranno numerose le messe in scena di combattimenti tra gladiatori, come “Il mito delle origini: da Romolo e Remo alla fondazione di Mutina”,spettacolo di ricostruzione storica ideato da Fabio Ferretti, a cura di Crono Organizzazione Eventi (venerdì 8 e sabato 9, ore 22.00), oltre a “Ludus Mutinensis: i giochi gladiatori celebrano la nascita della colonia” e “Munera Gladiatoria”: gli spettacoli di ricostruzione storica e gladiatorii a cura di Ars Dimicandi, una delle più importanti scuole di gladiatura d’Italia e gruppo storico di fama internazionale, che ha anche partecipato al cast di grandi produzioni tv e cinematografiche, come il serial Rome-HBO e il kolossal “Ben Hur’”, remake della celebre pellicola del 1959 (rispettivamente sabato 9, ore 21.00 e domenica 10, ore 19.30). O, ancora, la grande battaglia campale con spettacolo di ricostruzione a cura di Crono Organizzazione Eventi “Mutina deducta est: La fondazione di Modena tra guerra e rito” (domenica 10, ore 18.00).

Non mancheranno poi altri interessanti approfondimenti, come “Mutina: l’alba dell’impero”, presentazione del romanzo di Gabriele Sorrentino (giovedì 7, ore 21.30, Caupona) e “Il sacro fuoco di Vesta”, il rito delle Vestali, a cura di Colonia Iulia Fanestris (sabato 9, ore 24.00 e domenica 10 ore 19.00). Mutina Boica propone poi quest’anno un ricco programma musicale, che prevede una serie di concerti con musica folk e celtica: da quello dei Belthane a quello degli Irish Five (giovedì 7 alle 21.00 e alle 22.30),da quello dei Micro Irish Band alla performance degli Emilian Pagan Folk (venerdì 8 alle 20.30 e alle 22.30) e dei Siegel Senones (sabato 9 alle 22.40), fino ai Drunken Sailor (domenica alle 21.30).

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E poi ben 10 stand gastronomici e 45 espositori del mercatino storico artigianale (che aprono i loro battenti giovedì e venerdì alle ore 18.00, sabato e domenica a partire dalle 12.00), i campi storici (sabato dalle ore 14.30 e domenica già alle 10.30) e, “Graffiti dell’antica Roma”: messaggi politici, dichiarazioni oscene e d’amore sui muri della Caupona, un’attività a pagamento, con registrazione all’Infopoint (venerdì 8 e sabato 9 dalle 19.00, domenica 10 dalle 19.20). Novità di quest’anno è anche il primo premio della Lotteria Mutina Boica: sostenendo la manifestazione si potrà vincere un soggiorno a Nīmes con ingresso a “Les Grand Jeux Romains”, un grandioso spettacolo storico all’interno dell’anfiteatro romano della splendida città francese e la cui estrazione sarà sabato 9 alle ore 22.30.

E, ancora, sessioni di archeologia sperimentale sulla lavorazione del vetro (sabato 9 alle ore 19.00) e del ferro (domenica 10 alle ore 16.45) e un ricco programma di attività, pensate anche per i più piccoli. Sabato e domenica si va dalle didattiche gratuite ai campi storici che, tra le altre, prevedono spiegazioni su l’arte del simposio tra i celti, la divinazione etrusca e la centuriazione romana, le armi dei celti e di Roma, i ferri del cerusico celtico, la filatura e tessitura della lana e l’alimentazione e panificazione tra i celti -oltre alla preparazione di ghiande missili – a “Gioca con la storia”, tanti laboratori per bambini a pagamento e su prenotazione presso l’Infopoint – che vanno dall’addestramento alla battaglia alla scherma celtica, dai giochi dell’antichità ai laboratori di scrittura, al battesimo della sella (info e prenotazioni: presso l’area cavalli).
Mutina Boica, che lo scorso anno ha superato le 40.000 presenze, è un’iniziativa di Crono Organizzazione Eventi, realizzata con il contributo del Comune di Modena, della Regione Emilia Romagna e dellaFondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con il Mibact. E’ organizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena all’interno del programma “Mutina Splendidissima” (www.mutinasplendidissima.it) che, a sua volta, fa  parte del più ampio progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Parma e Reggio Emilia, dalle Soprintendenze Archeologiche di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale Beni, Attività culturali e Turismo, e dalla Regione Emilia – Romagna (www.2200anniemilia.it). La rievocazione è realizzata grazie al sostegno, tra gli altri, di BPER: BancaCoop Alleanza 3.0 e Villani Salumi – che, da anni, a valorizzazione delle iniziative del nostro territorio, contribuisce con una fornitura di prodotti utilizzati nell’ambito della manifestazione – e al coinvolgimento di oltre 30 associazioni di rievocazione italiane ed estere,composte da volontari e appassionati,impegnate nel programma culturale della manifestazione e degli spettacoli.

 

Per informazioni e dettagli sul programma:

Sponsor cercasi per il teschio di Plinio, eroe dell’eruzione di Pompei

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Plinio il Vecchio

[E.P.] Nell’agosto del 79 d.C., la data è stata fissata da una lunga tradizione storiografica, il Vesuvio eruttò cancellando dalla storia Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis. Tra le vittime illustri del tragico evento ci fu anche Plinio il Vecchio, celebre scrittore e naturalista che lasciò ai posteri 35 libri della “Naturalis Historia”, una vera e propria  enciclopedia del sapere scientifico del tempo. Pochi sanno che prima di esalare l’ultimo respiro,  lo scrittore di origine comasca – era nato a Comum intorno al 23 d.C. e aveva fatto carriera e fortuna a Roma –  cercò con ogni mezzo di aiutare i pompeiani a fuggire dalla città colpita dall’eruzione, mettendo a disposizione la flotta militare del Miseno, di cui era ammiraglio (praefectus), perdendo la vita egli stesso.  I suoi resti furono ritrovati ai primi del ‘900: da allora il teschio giace, dimenticato da tutti,  nel Museo Storico dell’Arte sanitaria di Roma, in una vecchia teca, identificato da un semplice cartoncino scritto a mano. Anche se la sciagurata questione è ben nota agli “addetti ai lavori”, oggi Andrea Cionci, firma de “La Stampa”, ha portato la vicenda all’attenzione del grande pubblico con un articolo pubblicato sul quotidiano torinese che annuncia: “Il nostro giornale ha appena proposto agli antropologi che hanno studiato l’Uomo del Similaun [il celeberrimo Oetzi, conservato al Museo Archeologico di Bolzano, ndr] di compiere l’esame definitivo sul reperto, ottenendo la loro piena disponibilità”. Per fornire la prova definitiva dell’identità dello scheletro, e grazie a uno sponsor, garantirgli così la visibilità e l’attenzione, anche mediatica, che merita.

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Il cranio di Plinio il Vecchio al Museo Storico dell’Arte sanitaria di Roma

UN RITROVAMENTO DA ROMANZO – La storia del ritrovamento è affascinante e degna di un romanzo. Ai primi del secolo scorso l’ingegnere napoletano Gennaro Matrone, mentre stava scavando alla foce del Sarno, ritrovò una settantina di scheletri sepolti da uno strato di lava solidificata: si trattava, con ogni evidenza, di un gruppo di fuggiaschi che, da Pompei, attendevano di imbarcarsi per fuggire. Non fecero in tempo e morirono intossicati dai vapori fuoriusciti dal vulcano. Uno di questi, isolato dagli altri, portava con sé vari gioielli d’oro: bracciali a forma di serpente, armille, una collana d’oro, anelli (uno con due teste di leone affrontate) e un gladio dall’elsa d’avorio ornata da conchiglie d’oro.  “Matrone – scrive Cionci -, fin da subito, ventilò alle autorità che potesse trattarsi dello scheletro di Plinio, ma non fu preso sul serio e gli fu concessa libertà di disporre a suo piacimento dei gioielli rinvenuti. Purtroppo, data la mancanza di leggi di tutela, i reperti di maggior valore furono venduti da Matrone forse ai Rotschild, o ad altri ricchi collezionisti stranieri”. L’identificazione fu subito contestata dall’archeologo Giuseppe Cosenza, che considerava poco credibile che un ammiraglio romano potesse mostrarsi addobbato come “una ballerina da avanspettacolo”.  Studi successivi hanno invece dimostrato che gli ornamenti indossati dallo scheletro erano tipiche onorificenze e cariche militari, soprattutto marittime,  in uso fin dall’epoca di Augusto.  “Ciò che appare molto verosimile – spiega Cionci – è che Plinio, prima di intervenire in soccorso della popolazione, avesse indossato le insegne della sua autorità per meglio gestire l’operazione, per infondere fiducia nei cittadini e farsi meglio obbedire dai suoi uomini, forse anche essere più riconoscibile nella cinerea oscurità che avvolgeva le spiagge durante l’eruzione”.  Matrone donò il teschio al Generale Mariano Borgatti che lo portò al Museo dell’Arte Sanitaria di Roma. E da allora lì è rimasto, avvolto da un oblio durato un secolo.

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Karl Pavlovič Brjullov, L’ultimo giorno di Pompei (1830-33)

SPONSOR CERCASI – Cionci, spiega nell’articolo, ha portato la vicenda all’attenzione di Isolina Marota, antropologa dell’Università di Camerino, “che per anni ha seguito, insieme al compianto prof. Franco Rollo, gli studi sull’Uomo del Similaun, la mummia di 5000 anni fa ritrovata in Val Senales”.  Gli esami per l’identificazione definitiva dovrebbero costare poche migliaia di euro (circa 10.000): il problema è però sempre il solito, ossia la mancanza di fondi dell’università pubblica. Serve dunque uno sponsor. E se Oetzi, sottoposto a innumerevoli studi, è diventato una star, perché non potrebbe diventarlo un eroe che, quasi Duemila anni fa, ha sacrificato la sua vita nel tentativo di mettere in salvo quella di tanti altri?
L’intero articolo pubblicato da La Stampa, si può leggere qui.

ARCHEOLOGIA / Egadi, recuperato il 12mo rostro di bronzo della battaglia

Recuperato il dodicesimo rostro in bronzo della battaglia delle Egadi combattuta nel 241 a.C. tra Romani e Cartaginesi. La scoperta è stata comunicata dalla Soprintendenza del Mare – Regione Siciliana: l’importante reperto sarà presentato in una conferenza stampa

Il dodicesimo rostro in bronzo è stato trovato laddove, da anni, si ritiene fosse avvenuta la battaglia delle Egadi tra Romani e Cartaginese, a 80 metri di profondità, nei fondali a nord – ovest dell’isola di Levanzo (Trapani). Questa importante scoperta conferma la veridicità dell’ipotesi e aggiunge un tassello importante al patrimonio culturale della Sicilia. Il suo recupero, si legge nel comunicato diramato, è stato possibile grazie alla fruttuosa collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e la RPM Nautical Foundation statunitense.

Il reperto presenta la novità assoluta, tra i 12 finora identificati, di avere la parte lignea della prua della nave all’interno. La sua estrazione e conseguente studio darà preziose informazioni sulla tecnologia navale adoperata per costruire le navi da guerra in quel periodo. Si notano le parti finali della chiglia, del dritto di prua, delle due cinte laterali e della trave di speronamento.

Fonte: comunicato ufficiale
Foto: © Soprintendenza del Mare