Arcetri (Fi), nuovo allestimento per la casa di Galileo: Villa Il Gioiello diventa luogo della memoria del grande scienziato [#FOTO]

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FIRENZE, 12 ottobre 2018 – Galileo Galilei visse i suoi ultimi 10 anni di vita, confinato agli arresti domiciliari sulla collina di Arcetri, una piccola zona collinare a sud del centro di Firenze. “Villa Il Gioiello”, questo il nome della dimora odierna, presenta ancora al suo interno alcuni ambienti che hanno accompagnato la vita quotidiana dello scienziato, ricostruiti sulla base delle fonti documentarie disponibili grazie ad un progetto promosso da Fondazione CR Firenze e dal ‘Il Colle di Galileo’, un accordo fra le istituzioni scientifiche che insistono sulla collina di Arcetri (Università di Firenze, Istituto Nazionale di Astrofisica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Fisica Nucleare). Hanno contribuito alla realizzazione il Museo Galileo e l’Accademia dei Georgofili.

Il nuovo allestimento per la casa di Galileo sarà inaugurato oggi, venerdì 12 ottobre 2018, alle ore 17  alla presenza del Rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei, del Vice sindaco Cristina Giachi, del Vice Presidente di Fondazione CR Firenze Donatella Carmi e del professor Giacomo Poggi, presidente del Comitato scientifico de ‘Il Colle di Galileo’.

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UN RESTAURO ACCURATO – Gli interventi sulla ViIla, oltre alla installazione di dispositivi audiovisivi principalmente dedicati agli incontri scientifici e alle scuole di dottorato in fisica che si svolgono periodicamente fra queste mura, si sono concentrati sulla ricostruzione e sull’arredo di alcuni ambienti emblematici: lo studiolo, la cucina e la cantina. Nello studiolo di Galileo, che è oggi uno dei luoghi più suggestivi del complesso, il mobilio è autentico, del Seicento o del secolo precedente, ed è stato scelto da antiquari esperti, guidati anche dall’inventario della villa redatto nei tempi immediatamente successivi alla morte di Galileo. Artigiani di grande esperienza specializzati nel restauro di libri antichi hanno ricostruito le ‘vacchette’, cioè i quaderni con copertina in pelle che contengono alcune copie degli appunti che Galileo redigeva sul moto dei satelliti medicei. Nei locali della villa sono stati posizionati anche otto sedie cinquecentesche e un leggio; nella stanza dove Galileo è spirato si trova un bassorilievo ligneo dei primi del secolo scorso, che rappresenta lo scienziato circondato dai suoi discepoli, secondo la consolidata iconografia galileiana.

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La cantine e la cucina erano locali intatti al tempo del restauro della Villa, ma totalmente privi di arredi. La loro ricostruzione, curata dall’Accademia dei Georgofili, si è bastata su studi che hanno permesso di definire un’ipotesi verosimile del materiale e degli oggetti contenuti. Le botti e il piccolo tino sono state costruiti seguendo le tecniche di allora; altri contenitori sono invece oggetti di antiquariato. Fiaschi, brocche e bicchieri di vetro sono stati riprodotti attraverso i quadri dell’epoca, mentre un tavolo di legno e dei panchetti sono stati realizzati secondo stilemi tratti da rappresentazioni iconografiche coeve.

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Fra gli altri interventi sostenuti dalla Fondazione CR Firenze ci sono anche la Biblioteca Virtuale,  che consiste, attraverso un dispositivo che proietta su una parete l’immagine di una libreria, di estrarre e consultare virtualmente i volumi o le opere possedute da Galileo. Monitor touch-screen consentono al visitatore di leggere un’ampia documentazione predisposta dal Museo Galileo, sulla villa, sui luoghi galileiani presenti a Firenze e sugli apparecchi e strumenti progettati dallo scienziato. Altri monitor consentono al visitatore di apprendere come, a partire dalla fine del secolo diciannovesimo fino ai giorni d’oggi, si siano sviluppate le attività scientifiche nel campo delle fisica e dell’astronomia sulla collina di Arcetri. Tutto il percorso è accompagnato da totem illustrativi con testi in italiano ed inglese.

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“PARADISO” DELLA FISICA  – La collina di Arcetri è oggi uno dei luoghi più importanti della storia della fisica. Nel maggio 2013 è stata designata sito storico dalla Società Europea di Fisica(EPS): è il secondo sito storico italiano ad aver avuto questo riconoscimento (dopo Via Panisperna a Roma, resa celebre dagli esperimenti sul rallentamento dei neutroni realizzati da Enrico Fermi nel 1934) che ne testimonia l’importanza per lo sviluppo della Fisica nell’ambito delle ricerche svolte dagli scienziati che vi hanno operato: Galileo Galilei; gli astronomi Giovan Battista Amici, Giovan Battista Donati e Giorgio Abetti; i fisici Enrico Fermi, Gilberto Bernardini, Enrico Persico, Franco Rasetti, Giuseppe Occhialini e Bruno Rossi.

La Villa è attualmente visitabile solo su prenotazione e con visita guidata”. Per informazioni e prenotazioni telefonare allo +39 055 2756444, da lunedì a venerdì 9-17, sabato 9-13, oppure scrivere edumsn@unifi.it

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Stabia, restauratori al lavoro sugli splendidi affreschi di Villa Arianna [#FOTO]

Foto: Parco Archeologico di Pompei

POMPEI (NA) – L’Accademia delle Belle Arti di Varsavia è tornata, per il quarto anno, alla villa Arianna di Stabiae per occuparsi del restauro di alcuni ambienti. Fino al 3 agosto, per circa un mese, un gruppo di lavoro coordinato dal vice preside della Facoltà di Conservazione e Restauro dell’Accademia polacca, prof. Krzysztof Chmielewski e dalla professoressa Julia Burdajewicz, è impegnato in interventi di consolidamento e pulitura di due ambienti (il 7 e l’11) entrambi decorati in IV stile.

Nell’ambiente 7, uno dei più belli della villa con affaccio sul mare, è stata realizzata la pulitura delle decorazioni parietali: i sali, la cera usata all’epoca degli scavi di Libero D’Orsi con il trascorrere del tempo avevano offuscato lo splendore delle pitture e reso meno nitidi molti dettagli dei dipinti. Dopo il restauro sono tornati alla luce elementi prima scarsamente percepibili: l’intervento ha rivelato nello zoccolo nero della parete a destra dell’ingresso un cesto sospeso ad un finto soffitto a cassettoni.  Inoltre ha restituito il colore originario alle pareti e alle decorazioni e reso molto più visibili dettagli degli elementi decorativi come le immagini di due maschere o il quadretto che raffigura la natura morta composta di fichi e di funghi, posti nella zona superiore della parete sud.

GALLERY (AMBIENTE 7 IN PULITURA)

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L’ambiente 11, eseguito con una partitura decorativa simile a quella dell’ambiente 7 , si ipotizza eseguito dalla stessa officina pittorica. L’intervento, iniziato quest’anno, ha visto innanzitutto il consolidamento delle pareti che rischiavano di sfaldarsi. Per evitarne il degrado si è proceduto ad un preconsolidamento e poi alla pulitura, sia con impacchi che con l’ausilio di una strumentazione tecnica adeguata, che sta rivelando prime interessanti evidenze pittoriche.

GALLERY (AMBIENTE 11 IN PULITURA)

Il lavoro in villa Arianna da parte dell’Accademia di Varsavia sta producendo interessanti risultati da un punto di vista conservativo e di una maggiore vividezza delle cromie delle pareti (come si può vedere negli ambienti 44 e 45 già restaurati).

Il gruppo di lavoro di una delle più prestigiose accademie di restauro europee è composto oltre che dai professori anche da 5 studenti di livello avanzato che hanno così l’occasione di mettersi alla prova sul campo in un contesto d’eccezione.

 Il progetto, svolto sotto la direzione scientifica del Parco Archeologico di Pompei (ufficio scavi di Stabia) con il coordinamento della Fondazione RAS, ha il supporto del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia. 

PISA / Gli angeli, i demoni, l’Apocalisse: restaurato il Trionfo della Morte di Buffalmacco [#foto #gallery]

PISA –  Si è concluso finalmente il restauro della scena del Trionfo della Morte di Buonamico Buffalmacco, il celeberrimo  affresco parte del grande ciclo pittorico che decorava le pareti del Camposanto Monumentale di Pisa. Una storia lunghissima, fatta di innovazioni e momenti di criticità, che ha visto la partecipazione di storici dell’arte, scienziati, tecnici e soprattutto restauratori.  Gli interventi sono stati realizzati delle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana e, a partire dal 2009, con il controllo della Direzione Lavori presieduta dal professor Antonio Paolucci e con la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci. Il Trionfo della Morte sarà ricollocato entro la metà di giugno 2018 nel suo luogo d’origine.

OPERA MONUMENTALE – Il ciclo di affreschi del Camposanto Monumentale è un’opera immensa, realizzata dai maggiori maestri del Tre e Quattrocento e costituita da quasi duemila metri quadrati di pittura. Tra questi, il ciclo del Trionfo della morte fu uno dei primi ad esser stati realizzati, tra il 1336 e il 1341. Dipinto da Buonamico Buffalmacco, protagonista di tante novelle di Boccaccio, si compone di tre diverse scene: le Storie dei Santi Padri, il Giudizio Universale e l‘Inferno e il Trionfo della Morte. E’ in quest’ultima scena che il pittore raggiunge la sua massima espressione, combinando diversi nuclei narrativi autonomi, funzionali alla rappresentazione del tema. Il primo vede, all’estrema sinistra, tre cadaveri improvvisamente scoperti da una brigata di giovani elegantemente vestiti, impegnati in una battuta di caccia; al centro un gruppo di storpi e mendicanti nell’atto di invocare la rapida fine che già ha raggiunto laici ed ecclesiastici al loro fianco; sulla destra, infine, si svolge l’amorevole conversazione delle cortigiane raccolte in un rigoglioso giardino. Su tutti incombe la morte, accompagnata da una schiera di demoni alati che lottano in cielo contro gli angeli per conquistarsi le anime dei defunti.

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Anche la scena del Giudizio Universale è impostata su due livelli: Cristo e la Madonna in alto, affiancati dagli angeli e la sfera celeste, mentre nell’ordine inferiore i morti vengono divisi tra eletti, trattenuti alla destra di Cristo, e dannati trascinati nei gironi dell’Inferno. La narrazione prosegue con la scena successiva, le Storie dei Santi padri, ovvero gli anacoreti tentati nel deserto egiziaco dal demonio che si presenta in mille travestimenti.

Tutto il ciclo di Buffalmacco risente delle opere del trecentesco Domenico Cavalca, severo fustigatore di ogni vanità mondana, e mostrano sorprendenti affinità con le coeve creazioni di Dante e di Boccaccio. La vivacità narrativa e la vividezza dei colori, che caratterizzava tutte le pareti dei corridoi, catturavano l’attenzione dello spettatore, guidandolo in una continua riflessione sul tema della sofferenza. Un percorso spirituale che avviene in uno spazio chiuso, confinato dietro la severa cortina di marmo bianco che si affaccia sulla Piazza del Duomo.

LUNGHI RESTAURI – Già durante il XV secolo si ha testimonianza di interventi per riparare danni di vario genere. I restauri continuano e si infittiscono nel Settecento a testimonianza di un degrado che probabilmente ne avrebbe cancellato ogni traccia. Ad accelerare in modo sostanziale questo degrado i tragici eventi della seconda guerra mondiale – durante il raid aereo alleato del 27 luglio 1944, una bomba provocò l’incendio e la fusione del tetto di piombo, causando il danneggiamento degli affreschi (tra cui la distruzione di uno riferito tradizionalmente a Stefano Fiorentino), di molte sculture e sarcofaghi, che andarono in frantumi – , in seguito ai quali si è scelto di procedere allo stacco dell’intero ciclo dalle pareti della galleria.

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Le drammatiche distruzioni dopo il bombardamento del 1944

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Di mano in mano, gli affreschi hanno affrontato negli anni numerosi interventi e solo l’ultimo restauro, condotto con estrema perizia dalle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana, ha permesso un pieno recupero delle opere.

GALLERY: PRIMA DEL RESTAURO

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L’attuale Direzione Lavori è entrata in scena nel 2009. I nuovi responsabili da allora hanno proseguito il restauro e la ricollocazione in parete di molti affreschi già staccati, ma soprattutto hanno dato un contributo fondamentale per il restauro delle tre grandi scene del ciclo più conosciuto, quello di Buffalmacco: le Storie degli Anacoreti, il Giudizio Universale e l’Inferno e, appunto, il celeberrimo Trionfo della Morte.

GALLERY: DOPO IL RESTAURO

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Il migliore stato di conservazione del ciclo di Buffalmacco imponeva, infatti, un ripensamento delle varie fasi di intervento. Si è deciso di cambiare la tecnica di distacco dall’eternit sino a quel momento adottata, che prevedeva molti passaggi e fasi operative che rischiavano di tormentare eccessivamente la pellicola pittorica. Anche il supporto è stato modificato e sono stati adottati supporti in vetroresina e alluminio (aerolam). Per la pulitura si è proseguito con il lavoro dei batteri mangiatori: un sistema innovativo messo a punto dal microbiologo Giancarlo Ranalli dell’Università del Molise. Questi batteri applicati sulla superficie del dipinto per circa tre ore, eliminano totalmente il materiale organico, senza danneggiare il colore originale. Inoltre è stato risolto un problema fondamentale legato alla ricollocazione degli affreschi in Camposanto, e cioè il problema delle condense. Un team composto dall’ingegner Roberto Innocenti, il dottor Paolo Mandrioli del C.N.R. e l’ingegner Giuseppe Bentivoglio dell’Opera della Primaziale Pisana, ha progettato e sperimentato un sistema di retro riscaldamento della superficie dell’affresco, che al verificarsi delle condizioni favorevoli alla formazione di rugiada, ne innalza la temperatura superficiale di 2/3 gradi centigradi sopra la temperatura dell’ambiente, evitando così le dannose condense. Il sistema, assolutamente originale, è gestito da un complesso di sensori che rilevano ogni 10 minuti, umidità dell’ambiente e temperatura delle superfici dagli affreschi e, in condizioni critiche, comandano in automatico l’attivazione del sistema di retro riscaldamento.

I CONFRONTI: PRIMA E DOPO

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RESTAURI – PISA/ Finiti i lavori sul “Giudizio Universale” del Camposanto: la restituzione degli affreschi è più vicina

Concluso l’intervento di restauro del “Giudizio Universale” di Buffalmacco, parte del “Trionfo della Morte” del Camposanto di Pisa gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1944. La ricollocazione dell’intera opera è prevista entro il 2018.

PISA –  Procede e si avvia al termine il restauro degli affreschi del Camposanto Monumentale. Protagonista di questi ultimi interventi il ciclo noto come “Il trionfo della Morte” attribuito al pittore trecentesco Buonamico Buffalmacco, di cui si sono già ricollocate in parete due scene, le Storie dei Santi Padri e l’Inferno. In questi giorni si è invece concluso l’intervento su quella che forse è la scena più bella e significativa di tutto il ciclo: il Giudizio Universale, che dunque a breve sarà ricollocato in parete nel Camposanto Monumentale.
Gli interventi sono realizzati delle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana con il controllo della Direzione Lavori presieduta dal Prof. Antonio Paolucci e con la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci.

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IL CAPOLAVORO BOMBARDATO – Gli affreschi trecenteschi del Camposanto pisano subirono un serio danneggiamento durante la seconda guerra mondiale quando, il 27 luglio del 1944, una granata provocò un incendio e la fusione del tetto di piombo. Gli affreschi furono subito staccati dalle pareti ed iniziò così una lunga e affascinante storia di salvataggio e restauro.

Dall’eternit al moderno aerolam, i dipinti del Camposanto hanno subito da quel lontano 1944 numerosi “trasporti”, termine tecnico con cui si indica il passaggio da un supporto ad un altro mediante la delicata operazione dello strappo della pellicola pittorica – fino ad approdare in questi recenti anni, nuovamente, nel luogo per il quale erano stati concepiti e realizzati dai maggiori Maestri Tre Quattrocenteschi.

Di mano in mano, gli affreschi hanno affrontato negli anni numerosi interventi e solo l’ultimo restauro, condotto con estrema perizia dalle Maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana, ha permesso un pieno recupero delle opere. Numerose ed accurate le operazioni che vengono eseguite sulle singole scene, una sequenza di fasi che ha portato alla rimozione della caseina degradata, alla pulitura e fissaggio delle pellicole pittoriche, alla rimozione controllata delle patine e ad una prima fase di integrazione cromatica, reversibile e riconoscibile secondo i moderni principi del restauro. Operazioni che per gran parte si sono svolte nei Laboratori di Restauro dell’Opera della Primaziale Pisana, appositamente progettati per garantire la continuità delle attività di cantiere.

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UN RESTAURO IMPONENTE – L’imponente e spettacolare restauro degli affreschi che ha portato alla loro ricollocazione nel Camposanto Monumentale è stato possibile grazie a tecniche nuove e scoperte fondamentali. Tra queste, il lavoro del batteri mangiatori. Un sistema innovativo messo a punto dal microbiologo Giancarlo Ranalli dell’Università del Molise. Questi batteri sono stati fondamentali per eliminare la caseina, usata nel dopoguerra per il fissaggio degli affreschi strappati, che provocava rigonfiamenti, crepe e perdite di strato pittorico sugli affreschi.

L’attività di restauro materico e pittorico si è svolto inoltre in contemporanea con un originale intervento finalizzato a scongiurare la formazione di condense sulle superfici pittoriche degli affreschi ricollocati in parete, che in questi ultimi anni si sono presentate con sempre maggiore frequenza. Il fenomeno, monitorato da anni, si presenta più virulento in particolari zone lungo le gallerie del Camposanto, tra le quali proprio quella dove verrà ricollocato l’intero ciclo del Trionfo della Morte.

La problematica è stata risolta da un team composto dall’ingegner Roberto Innocenti, il dottor Paolo Mandrioli del C.N.R. e l’ingegner Giuseppe Bentivoglio dell’Opera della Primaziale Pisana. E’ stato progettato e sperimentato un sistema di retro riscaldamento della superficie dell’affresco, che ne innalza la temperatura superficiale di 2/3 gradi centigradi sopra la temperatura dell’ambiente, al verificarsi delle condizioni favorevoli alla formazione di rugiada, evitando così le dannose condense. Il sistema è gestito da un complesso di sensori che rilevano in continuo, ogni 10 minuti, umidità dell’ambiente e temperatura delle superfici dagli affreschi e, in condizioni critiche, comandano in automatico l’attivazione del sistema di retro riscaldamento, realizzato con termoteli in poliestere, tessuti con fibre di carbonio costituenti le resistenze elettriche che producono il necessario calore.  Il sistema assolutamente originale e unico permette di dare garanzie e continuità al programma di restauro stabilito che vedrà la ricollocazione nelle pareti del Camposanto Monumentale di Pisa di tutto il ciclo degli affreschi del “Trionfo della morte” entro l’anno 2018.

#Restauri / Riapre il Santuario Longobardo di Olevano (Sa)

(c) Copyright immagine / Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino

OLEVANO SUL TUSCIANO (SA) –  Il 29 settembre prossimo, in occasione delle festività legate al Santo Patrono, riapre la grotta di S. Michele Arcangelo di Olevano sul Tusciano, uno dei complessi religiosi più importanti di epoca longobarda, per accogliere la secolare processione in onore del Santo.

Il progetto di valorizzazione (fondi POR 2007-2013) denominato “Il santuario Micaelico del Tusciano e la civiltà dei Longobardi”, si è concluso nei primi mesi del 2016,  ed è stato redatto e diretto – con la collaborazione del Genio Civile di Salerno – dalle tre  Soprintendenze allora competenti per i beni archeologici, quelli storico – artistici, e quelli architettonici e paesaggistici. Il progetto è stato offerto nel 2013, poco prima della scadenza del bando POR, al Comune di Olevano sul Tusciano, che in questo modo ha potuto usufruire dei fondi disponibili.

Tra gli interventi più importanti vi è sicuramente la sistemazione di passerelle in acciaio che consentiranno ai fedeli di visitare la grotta percorrendo i tratti più impervi fino ad ora fruibili da pochi avventurosi visitatori, godendo della visione delle cappelle, ora dotate di un nuovo impianto di illuminazione. Fondamentali sono stati anche i nuovi  restauri dei cicli pittorici già noti e il recupero di pregevoli manufatti, tra cui uno sperone longobardo in ferro laminato in oro utilizzato nelle processioni, probabilmente un ex-voto al Santo.

Infine, grazie ai lavori da poco conclusi, quest’anno le celebrazioni in onore di S. Michele potranno avvenire in condizioni di maggiore sicurezza, essendo stato realizzato anche il consolidamento del tratto del costone roccioso incombente sul percorso finale e sull’imboccatura della grotta.

Il progetto è l’ultima tappa di un lungo lavoro di salvaguardia e valorizzazione del complesso rupestre micaelico condotto dalla Soprintendenza fin dagli anni Sessanta del secolo scorso, attraverso diversi interventi sulla grotta e azioni di supporto all’amministrazione locale di Olevano sul Tusciano, che ha da sempre avuto la gestione del bene di proprietà del demanio statale. Da allora numerose sono state le campagne di scavo effettuate nell’area, propedeutiche agli interventi di restauro e finalizzate alla conoscenza delle dinamiche dell’insediamento rupestre e della vita quotidiana in uno dei santuari più rilevanti della cristianità altomedievale: nel corso degli anni, le indagini hanno portato alla luce complessivamente oltre 30.000 reperti, nonché resti di edifici legati al culto, tra cui un ospizio per i pellegrini, un’aula battesimale del IX secolo e, all’esterno, il cenobio dei monaci-custodi del santuario. Tutto questo costituisce una miniera di informazioni unica che, insieme alle decorazioni pittoriche e in stucco e ai graffiti presenti nelle cappelle, fanno del santuario rupestre olevanese uno dei siti archeologici più importanti d’Italia, come è stato di recente ribadito anche da Richard Hodges, Presidente dell’American University of Rome, uno dei più autorevoli archeologi medievisti al mondo.

“L’auspicio è che, grazie ai lavori finora svolti, possa emergere con evidenza la straordinaria importanza della grotta – dichiara il Soprintendente Francesca Casule – e sia possibile in futuro ottenere ulteriori fondi finalizzati alla sua piena valorizzazione, che comprenderà tra l’altro il recupero della struttura emersa nel corso dei lavori nel cosiddetto ”giardino del Papa Gregorio VII“, per la quale si è potuto operare solo un intervento di salvaguardia con opere provvisorie, in attesa del restauro”.

Fonte: comunicato ufficiale.

ANTICIPAZIONI / Restauri-rivelazione per Giovanni dal Ponte: in autunno la mostra a Firenze

@ARTE #MOSTRE #ANTICIPAZIONI / Restauri-rivelazione per Giovanni dal Ponte: in autunno a #Firenze la mostra tra #Gotico e #Rinascimento con nuove #acquisizioni

FIRENZE – Sarà sicuramente una mostra tutta da vedere quella che si annuncia a Firenze quest’autunno e che sarà dedicata a Giovanni dal Ponte (1385-1437). Protagonista dell’Umanesimo tardogotico.  La rassegna inaugurerà il 22 novembre alla Galleria dell’Accademia e al Museo degli strumenti musicali e sarà esposta fino al 12 marzo 2017. E si tratterà della prima monografica in assoluto dedicata al pittore fiorentino che colse e trasferì nelle sue opere il passaggio tra arte gotica e primo Rinascimento.

Il suo vero nome era Giovanni di Marco, ma è più noto con il soprannome di Giovanni dal Ponte perché la sua bottega era collocata proprio in Piazza di Santo Stefano al Ponte. La mostra si segnala anche perché esporrà  una “Madonna col Bambino in trono” appena acquisita  e restaurata insieme ad altre importanti opere.

La “Madonna col Bambino in trono” proviene  dalla chiesa di Badia ed è stata a lungo conservata presso la Certosa del Galluzzo, alle porte della città. Il dipinto fu riconosciuto come di Giovanni dal Ponte già al principio del secolo scorso dal conte Carlo Gamba, ed è di particolare importanza nell’ambito del percorso dell’artista fiorentino perché documenta la fortissima ed originale adesione del pittore ai primi fermenti di pittura rinnovata in senso rinascimentale, riscontrabile nella spazialità del trono e nelle possenti masse plastiche del gruppo divino, riflesso dell’arte di Masaccio e Masolino da Panicale. Il restauro è iniziato da poco e restituirà sicuramente la brillantezza dei colori e del fondo dorato.

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Madonna con Bambino in Trono

Ma ad accogliere i visitatori alla mostra sarà il grande trittico con l’ Incoronazione della Vergine e quattro santi  riportato anch’esso al suo originario splendore grazie al restauro attualmente in corso, che stando ad alcune anticipazioni diffuse dall’Opera Laboratori Fiorentini   sta offrendo risultati sorprendenti. Dalle prime note si apprende che “Il bellissimo tappeto su cui poggiano i sacri personaggi, che era di un colore scuro, è stato rivelato dalla pulitura di un verde assai  brillante, su cui campeggiano i ricchi racemi dorati. Anche il gradino di base era stato nei secoli completamente ricoperto dalla sporcizia e dalle ripassature: grande è stata pertanto la sorpresa di constatare che l’artista aveva dipinto accuratamente anche questa parte, utilizzandola, anzi, per offrire dei brani bellissimi di naturalismo pittorico”.

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Incoronazione della Vergine di Giovanni dal Ponte della Galleria dell’Accademia di Firenze, particolare (restauro).

Davvero emozionante risulta la trovata di dipingere in piano le stole degli angeli musicanti ai piedi della Vergine e del Cristo, con un effetto illusionistico e spaziale di grande interesse, che conferma l’intensa partecipazione del pittore ai fermenti rinascimentali che si andavano diffondendo verso il 1430 nella pittura fiorentina.

Un altro importante risultato del restauro è dato, inoltre, dal recupero del modellato della cappa di San Domenico, figura all’estremità destra (fig. 6), che prima della pulitura appariva assolutamente piatta.

L’intervento di restauro conferma quest’opera nel nucleo dei capolavori dell’estroso artista fiorentino, che la dipinse molto probabilmente per l’altare di una cappella della chiesa di Santa Maria della Pieve ad Arezzo.

La mostra di quest’autunno è attesa nell’ambito degli studi sulla pittura fiorentina del cruciale momento di passaggio tra la cultura tardogotica e quella rinascimentale: essa potrà infatti offrire un bilancio critico aggiornato sull’attività di questo protagonista di primo piano nel panorama artistico fiorentino del primo quarto del secolo XV.

Giovanni dal Ponte fu dotato di un linguaggio al tempo stesso assai individuale ed estroso, nonché aggiornato sull’attività dei maggiori artisti operanti in quel tempo nel capoluogo toscano: da Lorenzo Ghiberti, Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina, a Masolino e al Beato Angelico e Paolo Uccello,  a Masaccio.   Tutti questi artisti di altissimo livello saranno presenti in mostra (tanti i prestiti nazionali e internazionali) per illustrare l’ambiente artistico in cui si svolse la formazione del pittore.  La produzione di Giovanni dal Ponte sarà accuratamente  documentata in ogni fase del suo percorso artistico non soltanto grazie ai prestiti ottenuti dall’Italia, ma in particolare per le numerose opere che giungeranno dall’estero.
Il progetto scientifico, così come la cura della mostra e del catalogo a corredo, si devono ad Angelo Tartuferi, responsabile del settore dipinti dal Duecento al Quattrocento della Galleria dell’Accademia di Firenze, e a Lorenzo Sbaraglio del Polo museale regionale della Toscana.
Il catalogo della mostra, edito da Giunti,  offrirà, tra l’altro, un repertorio completo dei dipinti oggi riferibili al pittore e un regesto di tutti i documenti sin qui noti che lo riguardano. Grazie agli studi e alle indagini di archivio svolte per l’occasione emergeranno numerose e importanti novità rispetto alla provenienza originale di alcune opere-chiave dell’artista, con riflessi importanti anche sulle datazioni.

Milano, ecco il “diario del Duomo”: dal 1387 a oggi la Veneranda Fabbrica racconta la sua storia

MILANO – Il 30 maggio 2016, la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano celebra un grande evento: l’inaugurazione del restauro del suo Archivio, diario di Milano giorno per giorno dal 1387.  Che il Duomo non sia il frutto di un solo artista, ma che di generazione in generazione siano stati in moltissimi a prestare la loro opera per costruire questo grande capolavoro dell’architettura europea è cosa nota. Ma ora, dopo un lungo restauro, tutti i documenti che raccontano la sua secolare storia sono stati restaurati e tornano a disposizione del pubblico e degli studiosi.

La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano dal 1387, anno della sua fondazione, si è occupata della costruzione della cattedrale, del reperimento dei fondi e dell’amministrazione. Fu istituita da Gian Galeazzo Visconti, allora signore della città, per provvedere alla costruzione della nuova cattedrale, la cui fondazione, fortemente voluta dalla città di Milano, fu appoggiata e promossa dall’Arcivescovo Antonio da Saluzzo.

Ancora oggi svolge un ruolo di primo piano nella conservazione e nel restauro della cattedrale, nell’attività di custodia, di servizio all’attività liturgica, nella valorizzazione e promozione del monumento, provvedendo al reperimento delle risorse necessarie al suo mantenimento.  L’azione si articola in numerosi settori, dall’escavazione del marmo alla gestione dei cantieri. Importante è anche la gestione e la comunicazione del Grande Museo del Duomo, della Cappella musicale e, appunto, dell’Archivio-biblioteca.

La mostra di documenti allestita presso i locali rinnovati sarà visitabile dal pubblico dal 31 maggio al 24 giugno 2016 dalle ore 10.00 alle ore 18.00, dal lunedì al venerdì, con ingresso libero all’Archivio da Piazza del Duomo, 20. 

Il segno della memoria: un paese e i suoi Statuti

ALESSANDRIA – Si è concluso il progetto “Il segno della memoria”, avviato dal Comune di Mirabello Monferrato (Al) con le associazioni culturali Pentesilea e Municipale Teatro per valorizzare e tutelare gli Statuti quattrocenteschi del Comune di Mirabello. I preziosi documenti, redatti dagli abitanti del borgo tra il 1463 e il 1777, sono stati studiati e restaurati.  La loro redazione iniziò dopo che gli abitanti fecero richiesta al Marchese Giovanni IV del Monferrato di poter regolamentare le proprie attività commerciali, di convivenza civile e di amministrazione della giustizia secondo la legge: il marchese diede il permesso di realizzare gli Statuti, poi li approvò e confermò. Essi sono dunque un documento prezioso per ricostruire la storia del Monferrato tra tardo Medioevo ed Età Moderna.

La conclusione del progetto di restauro, voluto dal  Comune di Mirabello Monferrato con l’Associazione culturale Pentesilea, l’Associazione Municipale Teatro e la Proloco di Mirabello Monferrato, sarà presentata in occasione della giornata di Monumenti Aperti nel territorio del Monferrato,  l’8 maggio dalle 10 alle 20. Ricco il programma di attività, che mette in rete le realtà culturali presenti nei comuni limitrofi offrendo la possibilità di visitare alcuni dei luoghi di maggiore interesse artistico e storico del territorio.

Gli studenti dell’Istituto Balbo di Casale Monferrato racconteranno inoltre la loro esperienza di studio e approfondimento sugli Statuti realizzata nel laboratorio realizzato tra  marzo e aprile 2016.

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I luoghi coinvolti sono:

Giarole, Castello Sannazzaro, apertura 10-12

Lu Monferrato, Museo San Giacomo, apertura 10-12

Lu Monferrato, Pieve di Mediliano, apertura 10-12

Mirabello Monferrato, Chiesa di San Sebastiano, apertura 10-12 e 15-17

Mirabello Monferrato, Chiesa di San Vincenzo, apertura 11-12

Comune di Mirabello Monferrato Mirabello Monferrato, apertura 10-12 e 15-17

 

 

 

 

GLI STATUTI DI MIRABELLO

Gli Statuti sono conservati in un codice in pergamena composto da 40 carte scritte su entrambi i versi, con 4 additiones, numerate consecutivamente e rilegate in un volume, per un corpus totale di 137 articoli e datati dal 25 aprile 1463 al 1777. Il testo, con capilettera rubricati, è in scrittura libraria elegante dal ductus regolare con tratti di umanistica compatibile con il XV secolo. Si evidenzia la presenza di tre pigmenti, di cui il bruno per il testo e inchiostri rosso e verde per i capilettera e i titoli degli articoli. Da una prima ricognizione sono emerse specifiche problematiche conservative. La perdita del dorso e i conseguenti allentamento e rottura parziale della cucitura rendono il codice particolarmente fragile e mancante delle necessarie condizioni di sicurezza per la sua corretta conservazione ed esposizione. Di conseguenza la fruibilità e lo studio del bene sono estremamente limitati, essendo il documento sottoposto ad eccessivo stress in caso di prolungata e ripetuta apertura del volume.

L’interno del documento presenta inoltre alterazioni delle superficie pergamenacea e dell’inchiostro causate dalla presenza di macchie diffuse di varia natura, residui di adesivi e depositi di materie grasse che hanno compromesso la leggibilità di alcuni passi. Inoltre sono evidenti formazioni cristalline di ignota natura il cui corretto trattamento necessita di indagini scientifiche preventive.

Gli statuti sono stati trascritti e sono in corso di traduzione. Il Comune ha avviato i restauri che verranno terminati con il sostegno della Soprintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d’Aosta. Sono state inoltre realizzate attività di divulgazione per le scuole del territorio, per mettere in rete beni e saperi, conoscenza storica e artistica e valorizzare la ricchezza del Monferrato.

Informazioni: info@comune.mirabellomonferrato.al.it