Realizzato il facsimile del Codex Purpureus Rossanensis [FOTO]

1ROSSANO (CS), 10 settembre 2018 –  Il Codex Purpureus Rossanensis, tra i più antichi codici del mondo, è custodito da secoli a Rossano (Cosenza) ed oggi esposto presso il Museo Diocesano. Del preziosissimo manoscritto, che data al VI secolo e contiene i Vangeli in greco, accuratamente miniati  su carta purpurea,  è stato riprodotto in facsimile in sole cinque copie da Franco Cosimo Panini Editore che sarà presentato domani, 11 settembre,  presso la Sala Polifunzionale del Museo Diocesano di Corigliano Rossano (Cs).

Il progetto è nato su ispirazione di S. E. l’Arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati Mons. Giuseppe Satriano che ha commissionato alla casa editrice Franco Cosimo Panini il lavoro in virtù della sua consolidata esperienza nell’ambito dell’editoria facsimilare, iniziata nel 1996 con la riproduzione in facsimile della Bibbia di Borso d’Este, capolavoro assoluto della miniatura italiana del Rinascimento.

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La realizzazione delle cinque copie in facsimile del Codex Purpureus rappresenta una importante operazione culturale e scientifica e di tutela intrapresa in stretta collaborazione con il Museo Diocesano e del Codex per consentire la visione e l’esposizione fuori sede dell’importante manoscritto, anche e soprattutto dopo l’impegnativo restauro conservativo presso l’ICRCPAL di Roma che lo ha riportato al suo antico splendore.

Il Codex Purpureus Rossanensis, che nel 2015 è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità, è un evangeliario greco miniato che risale al VI secolo e comprende i testi di Matteo e di Marco e una parte della lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli. Le 15 miniature, che illustrano alcuni dei momenti più significativi della vita e della predicazione di Gesù, arricchiscono questo straordinario manoscritto giunto fino a noi in un eccezionale stato di conservazione. Il pregio del Codex Rossanensis è dato anche dalla raffinata pergamena purpurea delle sue pagine, accuratamente riprodotta anche nella nuova edizione in facsimile.

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Preziosa la collaborazione dell’Associazione “Insieme per Camminare”, ente gestore del Museo Diocesano e del Codex, sia nella fase preparatoria del lavoro sia per la promozione del manoscritto attraverso l’esposizione dei facsimile sui palcoscenici culturali internazionali.

Date le peculiarità di questo magnifico codice, sono stati necessari studi approfonditi e oltre un anno di lavoro per raggiungere il risultato di maggiore fedeltà possibile nella riproduzione. Sono state messe a punto tecniche di stampa digitali estremamente avanzate e complesse perfezionate durante il periodo di lavorazione dell’opera. Grazie a questa nuova procedura è stato possibile realizzare una vera e propria edizione facsimilare, ma di sole cinque copie.

La presentazione del facsimile del Codex Purpureus Rossanensis si svolgerà martedì 11 settembre, alle ore 11, presso la Sala Polifunzionale del Museo Diocesano di Corigliano Rossano (Cs), Area Urbana di Rossano, alla presenza di S. E l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano, della responsabile del progetto editoriale Lucia Panini della Franco Cosimo Panini Editore e don Giuseppe Straface direttore del Museo Diocesano e del Codex.

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PUBBLICAZIONI / La preghiera in tasca: alla scoperta dei Libri d’ore

BOLOGNA –  Il 24 aprile 2018, alle ore 17 presso il Museo Medievale di Bologna, sarà presentato il volume “Il Libro d’Ore. Un’introduzione”, a cura di Daniela Villani, Giuseppe Solmi e Alessandro Balistrieri.  Il volume, edito dalla casa editrice Nova Charta nella collana “Cimelia”, costituisce un’introduzione alla conoscenza e allo studio di una delle tipologie librarie più diffuse e amate in Europa tra Medioevo e Rinascimento.

Manoscritti vergati in latino, lingua del culto cristiano e in diverse lingue europee, “insieme alla Bibbia, i Libri d’Ore furono i libri più diffusi – se si pensa che dall’invenzione della stampa (1455), circa alla metà del XV secolo, se ne conoscono più di 700 edizioni, mentre i “testimoni” manoscritti, compresi frammenti, cuttings, fogli sciolti e naturalmente esemplari integri, sono ancora più numerosi delle versioni stampate giunte fino ai nostri giorni, ci rendiamo conto della vastità della loro diffusione”. Questo è quanto spiega Solmi,  libraio antiquario bolognese esperto in manoscritti medievali, co-autore del saggio.

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Libro d’Ore manoscritto su pergamena, Italia, probabilmente Ferrara, fine XV secolo

LA BELLEZZA DEI LIBRI D’ORE – I Libri d’Ore, libri di preghiera contenenti i testi religiosi del Breviario e del Salterio, da recitare nelle diverse ore della giornata, presentavano un ampio ventaglio di soluzioni decorative. L’estensione e la qualità delle miniature, su pergamena o su carta, dipendevano dalle disponibilità finanziarie del committente che, se di alto lignaggio, poteva rivolgersi a un miniatore famoso. La pagina divenne così campo d’espressione artistica, testimone del gusto e del costume del tempo. Accanto agli esemplari riccamente decorati in oro e lapislazzulo, carichi di dipinti a piena pagina, di capilettera istoriati, destinati a principi, sovrani e dignitari di corte, o presentati come dono nuziale, fiorì un’intensa produzione di copie d’uso rubricate in rosso e blu, ornate da illustrazioni miniate di minor estensione o, con l’unica decorazione dei capilettera.

La tecnica di produzione degli esemplari manoscritti, contemplava i fogli di pergamena che venivano tracciati a piombo imprimendovi le righe orizzontali parallele sulle quali lo scriba redigeva il testo, lasciando liberi gli spazi destinati ai capilettera. A questo punto il libro passava a un primo miniatore che rubricava la lettera e decorava le bordure, quindi a un secondo artista che abbozzava a penna il disegno delle miniature, e/o si dedicava a miniare anche i paesaggi o gli sfondi. Da ultimo il Maestro, che spesso era anche il titolare della bottega, dipingeva le figure e i volti, vale a dire gli elementi pittorici e decorativi più delicati dell’intero libro. L’oro poteva essere applicato in foglia su uno strato preparato tramite un bolo, quindi brunito con una pietra d’agata oppure direttamente steso a pennello.

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Messale manoscritto su pergamena, Bologna, XIV secolo; capolettera istoriato di Nicolò di Giacomo.

SIMBOLI E IMMAGINI – Tra le immagini più ricorrenti nelle pagine miniate, la foglia d’acanto, simbolo di resurrezione, e le farfalle che ricordano l’anima che vola verso Dio. La civetta è simbolo di saggezza. L’airone è legato a Giobbe tentato dal diavolo. E ancora: il cane fedele compagno dell’uomo, la lumaca, simbolo di continenza e sobrietà. Ricorrenti anche animali ed esseri fantastici, ibridi tra uomo e animale, mostri, in genere simboli dell’ignoto, del peccato o del “mondo alla rovescia”. Le bordure floreali vanno ricondotte all’iconografia dell’Hortus Conclusus, un giardino immaginario, interpretato dalla teologia medievale nel significato di spazio preservato dal male.

Il saggio ripercorre alcune delle tappe più salienti della storia europea del Libro d’Ore e dedica diverse pagine all’Italia, in particolare alla Lombardia, dove già nella seconda metà del Trecento spicca la notevole presenza di questi libri di preghiera: il più antico esemplare lombardo noto è quello di Bianca di Savoia (1336-1387), madre di Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), databile tra il 1350 e il 1378, mentre a Bologna nello stesso periodo accanto agli scriptoria monastici, apparvero i primi atelier laici impegnati anche in quest’arte, oltre che nell’illustrazione di testi giuridici.

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Libro d’Ore all’uso di Roma stampato su pergamena e miniato, Parigi, Germain Hardouin, circa 1520.

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, accanto al Libro d’Ore manoscritto, che continuò a essere prodotto per i clienti più esigenti, vennero immessi sul mercato quelli prodotti in tipografia; i primi furono stampati a Venezia tra il 1473 e il 1474. Una produzione che va divisa in diverse tipologie: stampa su pergamena con capilettera, bordure e illustrazioni miniate (pressoché indistinguibili dagli analoghi esemplari manoscritti); stampa su pergamena con i soli capilettera miniati; stampa su carta con illustrazioni impresse in bianco e nero.

Attraverso un avvincente racconto storico e l’analisi iconografica dell’apparato decorativo dei Libri d’Ore, lo studio di Solmi, Villani e Balistrieri restituisce al lettore gli aspetti sociali, di costume e di vita quotidiana di epoche nelle quali il magistero dell’arte, la riflessione sulla realtà e il sentimento della fede si fusero in un’unica percezione del mondo.

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Pubblicato nella collana “Cimelia”, Il Libro d’Ore (Nova Charta, 2018, pp.150, € 19,00 isbn 9788895047348) è disponibile anche on line sul sito www.novacharta.it

Elmi e lingotti, tra i tesori dal mare di Gela anche l'”Oro di Atlantide”

Presentati al Museo di Gela i reperti subacquei recuperati dalla Soprintendenza del Mare. Esposti anche i lingotti di Oricalco, il mitico “Oro di Atlantide”
FOTO ©Soprintendenza del Mare

GELA (CL) – Due elmi corinzi e una serie di lingotti di  “oricalco”,   definito anche l’Oro di Atlantide perché composto di una lega di rame e zinco simile al nostro ottone e considerato, nell’antichità,  al terzo posto per valore commerciale dopo l’oro e l’argento. Sono questi alcuni dei più importanti tesori presentati ieri al Museo archeologico regionale di Gela (Cl),  recuperati dalla Soprintendenza del Mare nel corso delle campagne di indagine che hanno interessato, negli ultimi anni, le acque davanti alla cittadina della provincia di Caltanissetta. Gli interventi sono stati effettuati  in collaborazione con la Guardia di Finanza ROAN di Palermo, la Capitaneria di Porto di Gela e il subacqueo gelese Francesco Cassarino.

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FOTO ©Soprintendenza del Mare

REPERTI UNICI E RARI – I lingotti facevano parte di un prezioso carico trasportato da un’antica nave naufragata a qualche centinaio di metri dalla costa gelese, ad una profondità di circa cinque metri.  La scoperta dei lingotti di oricalco è tra le più importanti di questi ultimi anni sia perché costituisce un unicum come ritrovamento, sia perché i reperti  finora conosciuti forgiati con questa lega di rame e zinco sono molto rari. I due elmi corinzi provengono invece dai fondali di contrada Bulala: molto simili tra di loro, presentano un’ampia calotta con paranaso rettangolare allungato e due ampie paragnatidi. Una fila di piccoli fori presenti lungo tutto il bordo serviva per il fissaggio di fodere in cuoio all’interno. Gli elmi  sono inquadrabili nella tipologia diffusa in Grecia tra il 650 e il 450 a.C.

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I lingotti di oricalco. FOTO ©Soprintendenza del Mare

Fra i reperti più significativi c’è anche una coppa  exaleiptron (cothon) di importazione corinzia con decorazione geometrica databile dalla seconda metà alla fine del VI secolo a.C. (questo tipo di recipienti era destinato a contenere liquidi profumati per uso sia personale che rituale), una macina in pietra lavica con inserto in legno e un’ancora in piombo e legno. Tutti i ritrovamenti, il cui restauro è stato effettuato grazie al supporto del Club per l’Unesco di Gela, saranno esposti in mostra presso lo stesso Museo di Gela Ennio Turco.

 

“Trame longobarde”, al MANN di Napoli si presenta il quaderno didattico

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NAPOLI – La mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” è un percorso composito, che travalica i confini di un tradizionale momento espositivo per divenire focus su diversi ambiti disciplinari: dall’arte all’archeologia medioevale, dalla storia dei costumi a quella dell’economia, dalla didattica alla letteratura.
In questa prospettiva, a ridosso della chiusura della mostra e prima del prosieguo del suo viaggio alla volta di San Pietroburgo, il MANN organizza un incontro dedicato a “Trame Longobarde/Lombard Textiles”, in programma venerdì 23 marzo, a partire dalle 11.30, presso la Sala Conferenze.

L’appuntamento è l’occasione per presentare il “quaderno” realizzato dall’Associazione “Italia Langobardorum” e legato al progetto didattico formativo su “Trame longobarde. Archietetture e tessuti”: il quaderno non soltanto è inerente alla mostra dossier, inserita all’interno del percorso espositivo dell’Archeologico, ma è soprattutto una base, ricca e precisa, per impiantare studi futuri.
All’incontro di venerdì prossimo sono previsti gli interventi di Paolo Giulierini (Direttore del MANN), Stefano Balloch (Presidente Italia Langobardorum e Sindaco di Cividale del Friuli), Angela Maria Ferroni (Segretariato Generale MIBACT), Antonella Pinna (Dirigente Regione Umbria), Camilla Laureti (Assessore alla Cultura ed al Turismo del Comune di Spoleto), Maria Stovali (responsabile Ufficio UNESCO del Comune di Spoleto), Giorgio Flamini (Architetto), Glenda Giampaoli (Direttrice Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco).

PERUGIA / Apre la sezione epigrafica del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria

x1PERUGIA – Sabato 17 marzo 2018, alle ore 17, al Museo archeologico nazionale dell’Umbria di Perugia sarà inaugurata “Minima epigraphica”, una sezione, curata da Luca Benedetti, dedicata alle epigrafi. «Abbiamo voluto in questo modo», ha affermato la direttrice Luana Cenciaioli, «valorizzare degnamente piccoli reperti recanti iscrizioni, pezzi di eccezionale importanza documentaria alcuni dei quali esposti per la prima volta al pubblico». Si tratta di oggetti riguardanti aspetti della vita quotidiana antica, dal sacro all’istituzionale al militare passando per il commercio e la sfera privata. Alcuni sono stati rinvenuti a Perugia e nel territorio limitrofo, altri provengono invece dal mercato antiquario soprattutto romano o laziale. Nonostante le dimensioni, risultano di notevole interesse sia per gli studiosi che per coloro che desiderano conoscere particolari poco noti del passato. Sono in mostra ciottoli con iscrizioni, collari di schiavi, fistule aquariae (condutture in piombo utilizzate per distribuire l’acqua da una rete centrale ad edifici pubblici o privati), gemme in selce iscritte in entrambe le facce, proiettili in piombo per frombolieri, piccole targhe in bronzo o lamine in piombo, timbri e lucerne in bronzo, strumenti usati per la pulizia del corpo, pedine in osso, appartenenti a un gioco molto diffuso in tutto l’impero romano, recanti su un lato un termine più o meno ingiurioso e sull’altro un numero, tavolette in bronzo con occhiello per l’affissione emesse a ricordo di cerimonie religiose che si svolgevano annualmente.

Fonte: Polo Museale dell’Umbria

APPUNTAMENTI / Una guida a fumetti per “riscoprire” i Longobardi

x1NAPOLI – [E.P.]  Un originale fumetto per raccontare la mostra  “I Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, in corso al Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 25 marzo: sarà presentata oggi, venerdì 9 marzo, a partire dalle 18, presso la Sala del Toro Farnese , la Guida Kids rivolta ai più piccoli per comprendere pagine importanti della nostra tradizione storico-artistica. La guida kids sarà distribuita ai bimbi partecipanti ai laboratori didattici previsti domenica 11 e lunedì 12 marzo, così come ai piccoli visitatori (6-11 anni) che, con le loro famiglie, godranno gli ultimi dieci giorni dell’esposizione.

All’incontro di presentazione del progetto parteciperanno Paolo Giulierini (Direttore MANN), Rosanna Romano (Direttore Generale per le politiche culturali ed il turismo- Regione Campania), Raffaella Martino (curatrice) e Mario Punzo (direttore Comix).
Nel corso del pomeriggio, interverranno anche Chiara Macor (sceneggiatrice), Carmelo Zagaria (disegnatore), Elpidio Cinquerana (colorista).

La pubblicazione va ad arricchire l’elenco delle pubblicazioni edite in occasione della grande esposizione internazionale dedicata ai Longobardi, che dopo Pavia e Napoli raggiungerà San Pietroburgo (leggi qui il nostro reportage sulla tappa pavese). Oltre al catalogo scientifico dell’esposizione, edito da Skira (pp. 528, euro 45,00), è di prossima pubblicazione, sempre per Skira, la guida “Itinerari longobardi in Campania. Benevento, Capua e Salerno”, a cura di Federico Marazzi e Paolo Peduto.

(e.p.)

 

EVENTI / Presentato il Festival del Medioevo di Gubbio, tema guida la Città [VIDEO]

MILANO – Sarà tutta dedicata alla Città, nelle sue molteplici declinazioni e contraddizioni, la III ^ Edizione del Festival del Medioevo di Gubbio (Pg), che si terrà nella cittadina umbra dal 27 settembre al 1 ottobre 2017.

Le linee guida e il programma di quello che ormai è, indubbiamente, l’evento di riferimento per tutti gli appassionati dell’Età di Mezzo sono state presentate oggi in occasione di un’affollata conferenza stampa che si è tenuta a Milano, nella splendida sede dell’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele II. Alla presentazione sono intervenuti Filippo Mario Stirati (sindaco di Gubbio),  Pierfrancesco Maran (assessore all’Urbanistica del Comune di Milano), Federico Fioravanti (ideatore del Festival del Medioevo), Maurizio Calì (dell’Associazione Culturale Italia Medievale) e Filippo Giovannelli (presidente degli Stati Generali della Rievocazione Storica). Al termine,  la suggestiva esibizione degli Sbandieratori di Gubbio.

La scelta di Milano come sede per presentare l’evento è stata motivata dal fatto che i dati hanno rilevato come quest’anno l’Umbria sia stata la meta più gettonata, a livello italiano,  dai  visitatori provenienti dalla Lombardia.  Milano inoltre sarà anche al centro di alcuni degli incontri principali della manifestazione. A inaugurare il Festival sarà lo storico Alberto Grohmann.

TEMA CONDUTTORE, LA CITTA’ – Il tema conduttore di questa III^ edizione sarà dunque la città  intesa come centro sociale ed economico, con  le sue piazze, i mercati, le banche e gli ospedali, che ne hanno espresso la vitalità per secoli, ma anche  come centro del potere e  luogo di incontro e scambio di popoli e culture.  Rivivrà dunque a Gubbio il grande  e vivace mosaico delle città medievali tra cultura, filosofia e architettura, moda e urbanistica, fantascienza e religione.  E riecheggeranno le storie, i racconti e i segreti delle grandi capitali come Costantinopoli, Venezia, Genova, Parigi, Firenze, Napoli, Palermo, Il Cairo, così come le suggestioni che hanno giocato un ruolo di primo piano nell’opera di artisti, scrittori, poeti, cineasti, da Tolkien a Calvino a George Lucas.

In questo video, che abbiamo ripreso durante la conferenza stampa, l’ideatore del Festival, Federico Fioravanti, illustra nei dettagli le caratteristiche dell’evento.

 

Questo, invece, l’intervento di Maurizio Calì, presidente dell’Associazione Culturale Italia Medievale che sin dall’inizio collabora fattivamente al successo dell’evento.

Il programma è fittissimo e prevede, oltre ai consueti incontri e conferenze, anche mostre, mercati, rievocazioni e spettacoli che coinvolgeranno un centinaio di storici, saggisti, scrittori e giornalisti impegnati nella sfida della divulgazione.

Anteprime – Tra i molti appuntamenti, da segnalare due anteprime (mercoledì 27 settembre): la presentazione con lo storico Alessandro Barbero di “Medioevo da non credere”, il nuovo programma della stagione televisiva di Rai Storia e la proclamazione ufficiale dei finalisti del Premio Italia Medievale, il riconoscimento che l’Associazione Italia Medievale assegna ogni anno a personalità, istituzioni e privati che si sono particolarmente distinti nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale italiano.

Molti gli eventi collaterali. A partire dalla prima Fiera del Libro Medievale che coinvolge le grandi case editrici e i piccoli editori specializzati: saggi, romanzi, biografie, approfondimenti tematici e i grandi classici. Tutto quello che c’è da leggere e sapere per conoscere meglio l’Età di Mezzo.

Approfondimenti tematici – Molti i focus e gli approfondimenti tematici: sul riuso urbano dei centri storici (Leopoldo Freyrie e Sergio Rizzo, giovedì 28) , le architetture medievali, il rapporto tra la storia, l’editoria e il giornalismo (tavola rotonda con Ugo Berti, Francesco d’Ayala e Amedeo Feniello), Tolkien, la cucina medievale (Massimo Montanari, venerdì 29 e sabato 30), le scuole e i maestri ( Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, venerdì 29). Con una attenzione particolare (domenica 1 ottobre) intorno al tema dell’uso postmedievale del Medioevo attraverso le mode, il costume, il cinema, l’arte, la politica, la comunicazione e la musica pop.

 

Dante Alighieri – Enrico Malato terrà una lezione sul grande poeta mercoledì 27 settembre, giorno di inaugurazione del Festival. E a Gubbio si incontreranno per la prima volta (venerdì 29 settembre) i discendenti diretti di Dante Alighieri e di Cante Gabrielli, il podestà eugubino che condannò il “ghibellin fuggiasco” all’esilio perpetuo da Firenze.

Focus su Milano – “Start up medievali: Milano e la nascita del made in italy” è l’appuntamento curato dalla storica Maria Paola Zanoboni (domenica 1 ottobre) dedicato alle scoperte e le innovazioni che dobbiamo all’età medievale. Un excursus sulle fucine, le sartorie, le fabbriche del vetro, le botteghe d’arte e la continua sperimentazione di nuove tecniche di produzione nella Milano del Quattrocento.

Stati Generali della Rievocazione Storica – Ci sarà anche spazio per il dibattito sulla Rievocazione storica, una disciplina che ormai da qualche anno a questa parte, per numero di partecipanti e qualità degli eventi proposti, si sta rivelando un settore particolarmente vivace e importante sia sul piano culturale che su quello della divulgazione, come dimostra anche l’iter legislativo in corso per disciplinare la materia.  Il Forum, organizzato  sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre     dal Comitato per gli Stati Generali della Rievocazione Storica presieduto da Filippo Giovannelli e dal Comitato Storico della Regione Toscana delle associazioni dei rievocatori guidato da Roberta Benini, si terrà nel refettorio del Convento di San Francesco, in piazza Quaranta Martiri. L’evento gode del patrocinio della Commissione nazionale italiana dell’Unesco, del Ministero dei beni e delle attività culturali, del Comune di Firenze e di dieci regioni italiane: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto e Umbria. E sarà  l’occasione per addetti ai lavori, politici e rievocatori per confrontarsi anche su questi temi, come spiega in questo intervento proprio  Filippo Giovannelli.

 

Il mercato medievale – Nel piazzale antistante il Centro Santo Spirito, sede degli incontri con gli autori, rivivranno anche le botteghe e i mestieri medievali, tra sapienza artigiana e innovazione (tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.00). Ospite d’onore del percorso espositivo sarà il Mercato delle Gaite di Bevagna. Uno spazio speciale sarà riservato agli stand del Cians, il Comitato Italiano Associazioni Nazionali Storiche.

Medioevo e futuro si incontrano al Festival del Medioevo in un evento dedicato alla moderna arte amanuense: Miniatori e calligrafi dal mondo. L’appuntamento costruito in collaborazione con la casa editrice “Arte Libro unaluna”, è un omaggio indiretto a Steve Jobs, l’inventore di Apple, che nella scuola del calligrafo Palladino apprese i segreti dei caratteri, l’eleganza dei segni e i messaggi subliminali del design, che poi trasferì ai “font” del Mac.

Le mostre – Il Festival propone ai visitatori tre piccole mostre. “Cacciatori con le aquile” è il racconto fotografico di un viaggio in Mongolia, tra i Kazaki dei Monti Altai per riscoprire una tradizione popolare che risale al 900 d.C. Uno spettacolo simile a quello descritto da Marco Polo alla corte di Kublai Khan (Sala degli Stemmi – Piazza Grande).

In MedievAli, l’artista eugubina Maria Cristina Vinciarelli espone le sue creazioni: ali della fantasia, parti eteree degli angeli, misteriose figure a metà tra l’umano e il divino (Chiesa di San Giuseppe – Università dei Falegnami, Via Savelli della Porta). Il salone d’onore del palazzo Ducale di Gubbio ospiterà Medioevo fantastico. I costumi di Danilo Donati e Gianna Gissi per il cinema. Sono gli abiti utilizzati nei film La cintura di castità (1967) di Pasquale Festa Campanile e Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984) di Mario Monicelli.

Gli spettacoli – Tre gli appuntamenti serali, gli unici a pagamento (ore 21.15), seppure al prezzo ridotto di 10 euro. Tutti nella chiesa sconsacrata di Santa Maria Nuova, dove è possibile visitare anche la Madonna del Belvedere, capolavoro quattrocentesco di Ottaviano Nelli.
Giovedì 28 settembre, “Le storie del Mediterraneo”, una lezione-spettacolo degli storici Amedeo Feniello e Alessandro Vanoli accompagnati dall’Ensemble Musicanti Potestatis: un viaggio sentimentale, di porto in porto, da Costantinopoli all’Andalusia, alla ricerca di racconti dimenticati.
Il giorno dopo (venerdì 29 settembre) l’atteso concerto dei Micrologus: “De’ poni amor a me”. Ballate d’amore e danze nella Firenze del Trecento.
E sabato 30 settembre, il concerto per arpa celtica e canto “Il bardo dentro le mura”, del poeta, musicista e filologo Francesco Benozzo.

Torneo di scherma medievale  – Teatro della sfida tra 12 squadre provenienti da varie regioni d’Italia è il cortile del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro. La competizione esclusiva di HEMA (Historical European Marzial Arts) è organizzata dalla storica “Sala d’Arme Achille Marozzo”, una associazione che dal 1997 si dedica alla ricerca e allo studio delle arti marziali in età medievale e rinascimentale.
Nella living history Templari, oltre la leggenda, i rievocatori della Mansio Templi Parmensis propongono una fedele ricostruzione di una mansio dei monaci guerrieri.

Itinerari eugubini  –  Le strade e le piazze di Gubbio faranno da sfondo anche a decine di altri eventi collaterali tra le quali spiccano le attività della Società dei Balestrieri, le esibizioni degli Sbandieratori e i cortei in costume dei quattro Quartieri storici di Gubbio.

Antichi strumenti di tortura e pena di morte è il titolo di una mostra allestita nella sala dell’arengo del Palazzo dei Consoli: propone un viaggio tra gli strumenti di esecuzione capitale e tortura con pezzi risalenti al XVI, XVII e XVIII secolo e ricostruzioni filologiche dell’Ottocento e Novecento.

Previsti anche percorsi di trekking medievali e visite guidate nei luoghi più affascinanti della “Città di pietra”. E una originale proposta del Cinema Astra con due omaggi ai grandi registi Rossellini e Visconti.

Un apposito spazio nella Biblioteca Sperelliana sarà riservato invece al Medioevo dei bambini con letture, laboratori d’arte e corsi di disegno.

Per la sola giornata di domenica 1 ottobre, il Festival propone negli spazi del Palazzo Ducale anche un Laboratorio di Danza, curato da Enrica Sabatini: “Fuori e dentro le città. Danze colte e popolari tra Medioevo e Rinascimento”.

Spazio anche alla satira con uno spazio speciale riservato alle notizie del Tg Feudale del blog satirico Feudalesimo e Libertà.

 

Il Festival del Medioevo, organizzato dall’Associazione culturale Festival del Medioevo in stretta collaborazione con il Comune di Gubbio, gode del patrocinio scientifico dell’Isime, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e della Sami (Società degli Archeologi Medievisti Italiani) e dei patrocini istituzionali della Presidenza della Repubblica, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Umbria.
L’evento è sostenuto dal Comune di Gubbio, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dal Gruppo Azione Locale Alta Umbria (GAL Alta Umbria) dalla Camera di Commercio di Perugia, dalla Fondazione Giuseppe Mazzatinti, da Tecla, azienda di costruzioni in legno e da altri sponsor privati.

La RAI, Radio Televisione Italiana, è il media partner ufficiale con i canali tematici di Rai Storia e RAI Radio3.
Collaborano con la manifestazione anche il mensile Medioevo e tre siti web: Italia Medievale, impegnata nella promozione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e MediaEvi, pagina Facebook specializzata nell’analisi dei medievalismi.

Il programma completo dell’evento è disponibile sul sito ufficiale del Festival: www.festivaldelmedioevo.it
Sul sito anche tutti i dettagli e le convenzioni per l’alloggio.

© VIDEO: PERCEVAL ARCHEOSTORIA – RIPRODUZIONE RISERVATA

LIBRI / “Le epigrafi del Duomo di Brescia”: presentazione alla Cattolica

17311059_1823738657876276_7579086350559347015_oBRESCIA  – Mercoledì 22 marzo alle ore 17 a Brescia, presso l’Aula Magna Giuseppe Tovini dell’Università di Brescia (via Trieste 17) si terrà la presentazione  del volume “Le epigrafi del Duomo di Brescia” a cura di Mons. Giuseppe Cavalleri.

L’iniziativa vede la collaborazione del Capitolo della Cattedrale di Brescia, dell’Ufficio Beni culturali della Diocesi, dell’Associazione della storia della Chiesa bresciana, della redazione di “Brixia sacra. Memorie storiche della diocesi di Brescia”, del Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università Cattolica e delle edizioni Studium di Roma per presentare nel decennale della morte di mons. Cavalleri un suo lavoro dedicato alla storia delle cattedrali bresciane attraverso le epigrafi.

Info: http://www.brixiasacra.it/index.html

ARCHEOLOGIA / Nuove scoperte in Val d’Ossola nel numero speciale di “Oscellana”

Layout 1MERGOZZO (VB) – Oggi pomeriggio, sabato 17 dicembre, alle 17 presso il Civico Museo Archeologico di Mergozzo si terrà la presentazione del numero speciale della rivista “Oscellana” dedicato alle nuove scoperte effettuate durante gli scavi archeologici dell’estate 2013. La presentazione è affidata all’archeologa Gabriella Tassinari, collaboratrice del Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano.
La pubblicazione consta di 136 pagine a colori e 120 immagini fotografiche e grafiche. I dati contenuti nel numero speciale si presentano come di particolare rilevanza per la Bassa Ossola, poiché i nuovi ritrovamenti giungono ad oltre quarant’anni di distanza dai precedenti. L’occasione delle nuove scoperte è stata data nell’estate del 2013 dai lavori di costruzione del complesso edilizio a ridosso della necropoli orientale di Mergozzo (area detta “della Cappella”), per i quali la allora Soprintendenza per i Beni Archeologi del Piemonte e del Museo Antichità Egizie ha disposto uno scavo archeologico preventivo, che ha consentito di indagare e documentare, per la prima volta con l’applicazione di una corretta metodologia scientifica, dieci nuove sepolture.
Il numero speciale di “Oscellana” offre, a partire dalla disamina dei dieci nuovi corredi a cura di Elena Poletti Ecclesia, un riesame dei ritrovamenti del passato. Reperti da vecchi e nuovi scavi, che hanno conservato anche minuti resti di materiale organico, sono stati analizzati dai Laboratori di Archeobiologia dei Musei di Como, e le osservazioni condotte hanno permesso di raccogliere elementi di conoscenza dell’abbigliamento dei defunti e dei manufatti in legno deposti nelle tombe (approfondimento scientifico a cura di Mauro Rottoli ed Elisabetta Castiglioni). I dati derivati dalle nuove indagini archeologiche hanno consentito di formulare alcune osservazioni preliminari sulla frequentazione dell’area in età preromana, a cura di Valentina Faudino, e nel corso del Medioevo e dell’età moderna, a cura di Francesca Garanzini.
Al fine di offrire un quadro complessivo dello sviluppo della necropoli orientale di Mergozzo, è stata infine affrontata la revisione dei dati e dei corredi dei vecchi scavi, con approfondimenti cura di Elena Poletti Ecclesia per gli oggetti di corredo, di Federico Barello per i reperti numismatici e di Anny Mattucci per i resti ossei cremati.
Nello speciale trova posto inoltre un articolo su Alberto De Giuli, a cura del Gruppo Archeologico, che ha voluto ricordare l’importante contributo dato dal socio fondatore, recentemente scomparso, alla raccolta di reperti che ha dato vita al Museo Archeologico.
L’incontro del 17 dicembre sarà anche occasione per anticipare alcune delle attività previste per la programmazione culturale 2017 del Civico Museo Archeologico e dell’Ecomuseo del Granito, che proporranno oltre alle consuete serie di incontri divulgativi per il pubblico e di attività di animazione per i bambini, anche un importante convegno scientifico internazionale a celebrazione del decennale di istituzione dell’Ecomuseo. Il 2017 inoltre sarà caratterizzato da un lavoro di aggiornamento del percorso museale archeologico, con l’introduzione delle traduzioni in lingua straniera, di apparati multimediali e di livelli comunicativi dedicati ai bambini e all’approccio tattile, e con l’ampliamento degli spazi e l’inserimento in Museo di materiali ritrovati nella nostra provincia e mai esposti al pubblico, grazie alla concessione da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito della rivista, cliccando qui.

LIBRI – ARCHEOLOGIA / A Cesena un volume sul colle Garampo tra tarda Antichità e Alto Medioevo

00CESENA – Gli scavi archeologici effettuati a più riprese a Cesena in varie zone del colle del Garampo hanno individuato i livelli più antichi dell’abitato cesenate (risalenti all’età del Bronzo e alla media età del Ferro) e una sequenza insediativa che va dai resti di età romana alle tracce delle fortificazioni del castrum bizantino, fino al quartiere medioevale e alla costruzione del Foro Annonario datata 1854.
Dopo il primo volume dedicato agli scavi 2006-2008, con “Ritmi di transizione 2. Dal Garampo al Foro Annonario: ricerche archeologiche “ i curatori Monica Miari e Claudio Negrelli danno conto dell’esito delle campagne di scavo del 2009 e 2012 incentrate sul castrum tra la tarda Antichità e l’alto Medioevo, periodo nel quale la città fu completamente riorganizzata nelle proprie strutture pubbliche, difensive e residenziali.

Il volume, pubblicato dall’editore All’Insegna del Giglio, sarà presentato presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena martedì 13 dicembre 2016 alle ore 16.

NUOVI STUDI E NUOVI SCAVI – Il libro prosegue e approfondisce alcuni temi della pubblicazione del 2009 “Ritmi di transizione. Il colle Garampo tra civitas e castrum: progetto archeologico e primi risultati”, curata da Sauro Gelichi, Claudio Negrelli e Monica Miari, sempre per i tipi All’Insegna del Giglio.
Mentre il primo volume si era concentrato sugli scavi 2006-2008, illustrando il progetto di ricerca e l’intera sequenza insediativa -dall’età che ha preceduto la romanizzazione al Medioevo-, “Ritmi di transizione 2” illustra le campagne di scavo del 2009 e 2012 focalizzate su una specifica fase della sequenza, quella del castrum tra tarda Antichità e alto Medioevo, momento nel quale la città fu completamente riorganizzata nelle sue strutture fondamentali, difensive, pubbliche e residenziali.
Gli scavi nel Garampo hanno toccato un luogo fondamentale nella storia della città di Cesena, dalla formazione del primo nucleo urbano alla sua riorganizzazione in epoca medievale e moderna. Il Garampo è uno dei luoghi in cui si compendiano le vicende di una città che a sua volta riflette l’intero territorio a cavallo tra Italia padana e appenninica, tra Ravenna e Roma, nel punto d’intersezione di un binomio che assumerà diversi significati nel corso dei secoli.
Il volume presenta due scavi contigui, quello del Foro Annonario, diretto dalla Soprintendenza, e la prosecuzione delle indagini sul Colle Garampo condotte dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, archeologi Claudio Negrelli e Sauro Gelichi, in codirezione con la Soprintendenza Archeologia, archeologa Monica Miari. Sul versante dei materiali approfondisce in particolare i reperti ceramici anche se lo scavo ha restituito ovviamente anche altre classi di materiali che saranno oggetto di un prossimo volume.
Future pubblicazioni daranno conto anche di altri aspetti affrontati nelle diverse campagne di scavo, tra cui l’approfondimento sulle fasi pieno e tardo medievali, quando il Garampo divenne oggetto di una nuova ristrutturazione che porterà alla fondazione del quartiere tardomedievale -tra il XII e il XIV secolo- i cui riflessi più a valle, nel Foro Annonario, sono trattati in questo volume. Allo stesso modo si tratteranno i vari temi sollevati dai manufatti, dalla cultura materiale e dai reperti faunistici e ambientali, campionati secondo un programma di lavoro teso a privilegiarne la contestualizzazione entro insiemi ben definiti.

Le ricerche archeologiche sono state condotte dall’Università Ca’ Foscari in codirezione con l’allora Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna e sono state finanziate dal Comune di Cesena.  Dopo le prime campagne del 1993 e del 2005 (effettuate in previsione della costruzione di parcheggi, poi non realizzati), vista l’elevata potenzialità del luogo nel 2006 è stato avviato un progetto di esplorazione estensiva. Le campagne sono poi proseguite fino al 2009 per poi riprendere nel 2012: sono state aperte due grandi aree (area 1000 e area 2000) sul versante est del colle, tra le vie Fattiboni e la parte più alta di via Malatesta Novello.


Ritmi di transizione 2
Dal Garampo al Foro Annonario: ricerche archeologiche
a cura di Monica Miari e Claudio Negrelli
Edizioni All’Insegna del Giglio

presentazione martedì 13 dicembre 2016, ore 16
Biblioteca Malatestiana, Aula Magna
Piazza Bufalini n. 1
Cesena (FC)

Intervengono:
Paolo Lucchi, Sindaco di Cesena
Luigi Malnati, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
Giorgio Cozzolino, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini
Sauro Gelichi, Cattedra di Archeologia Medievale – Università Ca’ Foscari di Venezia
Maurizio Cattani, Docente di Preistoria e Protostoria – Università degli Studi di Bologna
Monica Miari, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini
Claudio Negrelli, Università Ca’ Foscari di Venezia