Pisa, al via l’VIII Convegno Internazionale delle Cattedrali europee

PISA, 17 ottobre 2018 –  Il 18 e il 19 ottobre 2018 a Pisa si terrà il Convegno Internazionale delle Cattedrali Europee, ideato e organizzato dall’Opera della Primaziale Pisana. Il tema per questa VIII edizione è “Musealizzazione, conservazione, sostituzione delle opere d’arte”. Si confronteranno sul tema i rappresentanti degli enti che gestiscono alcune importanti cattedrali europee e i complessi monumentali annessi, dialogando anche con i più importanti istituti di restauro e con alcune associazioni che operano nel mondo dei musei a livello nazionale e internazionale.

Già a partire dalla fine dell’Ottocento si pone la questione di sostituire e musealizzare opere d’arte provenienti da complessi monumentali. Da allora le esigenze di conservazione e di valorizzazione definiscono le linee guida di fronte a questa scelta e oggi è universalmente riconosciuto che le opere d’arte possono assumere un significato diverso a seconda del contesto in cui sono inserite, perdendo così la propria funzione primaria. La musealizzazione può portare ad uno straniamento delle opere d’arte che, prelevate per necessità conservative, trovano una nuova collocazione all’interno degli edifici museali.

Tutti questi aspetti saranno trattati nel convegno che vedrà l’introduzione alla prima giornata di lavori del Professor Antonio Paolucci, storico dell’arte che è stato Ministro per i beni e le attività culturali, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino ed ex Direttore dei Musei Vaticani.

Interverranno dall’Italia: la Cattedrale di Pisa, il Duomo di Milano, la Basilica di Venezia, il Duomo di Firenze, il Duomo di Siena, la Basilica di San Pietro a Roma e la Cattedrale di Fidenza. Dall’estero: il Duomo di Colonia, la Cattedrale di Friburgo (Germania), l’Abbazia di Westminster (Regno Unito), la Cattedrale di Santiago di Compostela, la Cattedrale di Toledo, la Cattedrale di Burgos (Spagna), la Cattedrale di Praga (Repubblica Ceca), la Cattedrale di Vienna (Austria), la Cattedrale di Albi (Francia) e la Cattedrale di Berna (Svizzera).

Prenderanno parte al convegno i rappresentanti degli istituti di restauro più importanti del territorio italiano quali l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ospiti anche l’Associazione Dombaumeister E.V. (Capimastri delle fabbricerie), l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani e l’Associazione Living Stones.

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze è un istituto del Ministero per i beni e le attività culturali, che si occupa di restauro delle opere d’arte. Nato per volere di Ferdinando I de’ Medici, come manifattura per la lavorazione di arredi in pietre dure, l’Opificio venne trasformando la sua attività lavorativa, negli ultimi decenni del secolo XIX, in attività di restauro, prima dei materiali prodotti durante la sua plurisecolare storia, per poi ampliare la propria competenza verso materiali affini.

L’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro è organo del Ministero per i beni e le attività culturali, specializzato nel campo del restauro e della conservazione delle opere d’arte e del patrimonio culturale. E’ stato fondato nel 1939 su suggerimento di Giulio Carlo Argan e diretto dai suoi inizi fino al 1959 da Cesare Brandi. I compiti attuali sono pressoché identici a quelli identificati fin dalla sua origine. Al suo interno convivono storici dell’arte, architetti, archeologi, fisici ed esperti nei controlli ambientali, chimici, biologi, restauratori delle diverse tipologie di materiali costitutivi dei manufatti di interesse storico e culturale. Dal 20 agosto 2018 è diretto dal dott. Luigi Ficacci.

Nel 1998 a Colonia in Germania, 44 Capimastri di fabbricerie di varie paesi europei (architetti, ingegneri, scultori, scalpellini e restauratori), hanno fondato l’associazione europea Dombaumeister E.V., vale a dire i Capimastri delle Fabbricerie. Attualmente l’associazione conta 123 membri di 12 paesi europei, che si scambiano idee ed esperienze e cercano di tramandare anche il sapere di antichi mestieri come lo scalpellino, il fabbro, il muratore, il carpentiere, il vetraio, fondamentali per il mantenimento dei complessi monumentali.

L’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI) nasce nel 1996 allo scopo di stabilire un coordinamento tra le molte realtà museali ecclesiastiche, grandi e piccole, presenti in Italia. I musei ecclesiastici, fondati in funzione essenzialmente conservativa, stanno lentamente cambiando pelle: percepiti a lungo quasi esclusivamente come “luoghi sicuri” o “depositi attrezzati” nei quali custodire opere dismesse o in pericolo, si caratterizzano oggi come avamposti territoriali impegnati nella tutela attiva del patrimonio, al servizio della collettività. AMEI svolge dunque un’azione di tutoraggio, collegamento e supporto per musei ecclesiastici e religiosi e accompagna il percorso dei propri associati fornendo strumenti di crescita, occasioni di formazione e di confronto.

L’associazione Living Stones, nata nel 2008, è costituita da comunità giovanili raccolte intorno all’idea che l’arte cristiana è una preghiera consegnata agli occhi, una preghiera resa accessibile. Contemplare l’opera d’arte è come entrare nella preghiera dell’artista e nella storia che racconta, e permette un momento di comunione spirituale attraverso i secoli, dove il visitatore della chiesa diventa pellegrino e protagonista.

L’idea di un Convegno delle Cattedrali europee nasce proprio nelle stanze dell’Opera della Primaziale Pisana, che dopo l’esperienza dell’Associazione delle Fabbricerie italiane, ha ritenuto opportuno allargare il tavolo di confronto alle organizzazioni che gestiscono i complessi monumentali più importanti d’Europa, ogni anno su un tema diverso.

Anche quest’anno il Convegno offrirà crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri.


INFORMAZIONI
Convegno Internazionale delle Cattedrali europee. 
Musealizzazione, conservazione, sostituzione delle opere d’arte
18/19 ottobre 2018, Auditorium G.Toniolo, Piazza Arcivescovado, Pisa

 Per informazioni

Opera della Primaziale Pisana
tel 050 835044/11 mail d.debonis@opapisa.it –  www.opapisa.it

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MOSTRE / A Pisa un capolavoro ritrovato di Orazio Gentileschi, padre di Artemisia

PISA – Il nome di Orazio Gentileschi (Pisa 1562 – Londra 1639) è noto ai più per essere il padre della celeberrima Artemisia. Egli, tuttavia, fu un artista importante nel Cinquecento: pur partendo dalla lezione di Caravaggio, non si limitò a scimmiottare le novità proposte dal pittore lombardo soprattutto per quanto concerne il trattamento della luce, ma ne sviluppò una lettura autonoma fondendo nella sua opera le luminosità e le forme michelangiolesche del manierismo toscano con quelle romano-lombarde, appunto, del Merisi.

Una mostra nella città natale di Orazio, Pisa,  proverà a riportare su di lui l’attenzione del grande pubblico proponendo un confronto tra tre sue opere, di cui una molto nota –   Santa Cecilia che suona la spinetta della Galleria Nazionale dell’Umbria – e una quasi sconosciuta:  La Madonna in adorazione del Bambino. Il terzo dipinto è  la Madonna con Gesù Bambino addormentato, dipinta da Orazio in collaborazione con l’altro suo figlio, Francesco.

La mostra, intitolata  Un capolavoro ritrovato di Orazio Lomi Gentileschi, La Madonna in adorazione del Bambino, si tiene dal 19 luglio al 19 settembre 2018 al Museo delle Sinopie di Pisa ed è a cura di Pierluigi Carofano  con un comitato scientifico composto da Raymond Ward Bissel e Marco Pierini.

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Orazio Lomi Gentileschi, La Madonna in adorazione del Bambino

Il dipinto “riscoperto” di Orazio Lomi Gentileschi è stato intitolato dalla storiografia come una Madonna con il Bambino Gesù, ma il soggetto a cui l’opera si accosta maggiormente è quello della ‘Madonna in adorazione del Bambino’. Ma anche in questo caso, nonostante esso possa sembrare il titolo più appropriato, è in realtà impreciso poiché nella produzione figurativa del Medioevo e del Rinascimento quel tipo di iconografia prevede che la madre di Gesù sia raffigurata con entrambe le mani aperte (come nel celebre dipinto di Correggio della National Gallery di Londra) o giunte in preghiera (come nell’altrettanto famosa tavola di Filippino Lippi agli Uffizi). Nel caso del dipinto di Orazio Gentileschi la figura della Madonna non corrisponde ad un preciso canone iconografico ma tale gestualità indica la presenza di una forte emozione interiore. Non è quella di una Madonna adorante, ma della Madre che avverte la tragedia che attende il Figlio. E’ facile, infatti, cogliere l’atteggiamento di ‘tragedia’ dell’intera composizione: i due protagonisti sacri presentano uno sguardo mesto, ma non rassegnato, parzialmente riscattato dal gesto del Bambino che, con la mano destra sul petto (con atto speculare rispetto a quello della Madre), indica verso di Lei con l’indice della mano sinistra, a consegnare simbolicamente alla Madonna, ai piedi della croce, la guida dell’intera comunità dei fedeli.

La Madonna in adorazione del Bambino e la Santa Cecilia che suona la spinetta, eseguite intorno al 1618-1620, hanno avuto un percorso simile all’interno degli studi su Orazio: entrambe le opere hanno faticato ad affermarsi presso la comunità scientifica come autografi del maestro pisano, nel primo caso per la scarsa visibilità dell’opera stessa, conservata in una collezione storica italiana; nel secondo caso perché ne esiste un’altra versione (con varianti) nella National Gallery of Art di Washington. Negli ultimi anni, grazie agli studi di Bruno Santi, Raymond Ward Bissell, Claudio Strinati, Pierluigi Carofano, Paola Caretta e Alberto Cottino le due tele sono state riconosciute come autografe di Orazio Gentileschi ed esposte in mostre dedicate al Maestro pisano o ad argomenti caravaggeschi. La terza tela in mostra, la Madonna con Gesù Bambino addormentato, ben dimostra la qualità dei collaboratori di Orazio e in particolare del figlio Francesco.

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Orazio Lomi Gentileschi, Santa Cecilia che suona la spinetta , olio su tela, 90×105

Nel percorso espositivo le tre opere dialogano con le sinopie degli affreschi del Camposanto Monumentale raccolte nel Museo che le ospita. Destinata a rimanere celata sotto l’opera compiuta, la sinopia è la prima fase di realizzazione dell’affresco, è il disegno tracciato sul primo strato di intonaco stendendo a pennello un pigmento rosso, la terra di Sinòpe, mescolato ad acqua. Una collezione unica al mondo quella di Pisa, venuta alla luce in seguito a un disastroso evento, il fuoco divampato nel Camposanto sotto i bombardamenti della II guerra mondiale. Ciò rese necessario il distacco degli affreschi dall’intonaco per poterne recuperare vaste porzioni, quelle risparmiate dall’incendio, e dare inizio al loro restauro. Fu proprio lo ‘strappo’ della pellicola pittorica che permise di svelare le sinopie, la parte occultata dell’affresco che, con la stessa tecnica dello ‘strappo’, fu asportata dalle pareti del Camposanto e dal 1979 ospitata nell’attuale museo.

La mostra è organizzata dall’Opera della Primaziale Pisana in collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria e con la Libera Accademia di Studi Caravaggeschi.


INFORMAZIONI

Un capolavoro ritrovato di Orazio Lomi Gentileschi, La Madonna in adorazione del Bambino 
Museo delle Sinopie

Piazza del Duomo, Pisa
Orario: tutti i giorni 8.00 / 19.30
Ingresso: 5 euro
Informazioni: tel +39 050 835011/12 – info@opapisa.it

PISA / Gli angeli, i demoni, l’Apocalisse: restaurato il Trionfo della Morte di Buffalmacco [#foto #gallery]

PISA –  Si è concluso finalmente il restauro della scena del Trionfo della Morte di Buonamico Buffalmacco, il celeberrimo  affresco parte del grande ciclo pittorico che decorava le pareti del Camposanto Monumentale di Pisa. Una storia lunghissima, fatta di innovazioni e momenti di criticità, che ha visto la partecipazione di storici dell’arte, scienziati, tecnici e soprattutto restauratori.  Gli interventi sono stati realizzati delle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana e, a partire dal 2009, con il controllo della Direzione Lavori presieduta dal professor Antonio Paolucci e con la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci. Il Trionfo della Morte sarà ricollocato entro la metà di giugno 2018 nel suo luogo d’origine.

OPERA MONUMENTALE – Il ciclo di affreschi del Camposanto Monumentale è un’opera immensa, realizzata dai maggiori maestri del Tre e Quattrocento e costituita da quasi duemila metri quadrati di pittura. Tra questi, il ciclo del Trionfo della morte fu uno dei primi ad esser stati realizzati, tra il 1336 e il 1341. Dipinto da Buonamico Buffalmacco, protagonista di tante novelle di Boccaccio, si compone di tre diverse scene: le Storie dei Santi Padri, il Giudizio Universale e l‘Inferno e il Trionfo della Morte. E’ in quest’ultima scena che il pittore raggiunge la sua massima espressione, combinando diversi nuclei narrativi autonomi, funzionali alla rappresentazione del tema. Il primo vede, all’estrema sinistra, tre cadaveri improvvisamente scoperti da una brigata di giovani elegantemente vestiti, impegnati in una battuta di caccia; al centro un gruppo di storpi e mendicanti nell’atto di invocare la rapida fine che già ha raggiunto laici ed ecclesiastici al loro fianco; sulla destra, infine, si svolge l’amorevole conversazione delle cortigiane raccolte in un rigoglioso giardino. Su tutti incombe la morte, accompagnata da una schiera di demoni alati che lottano in cielo contro gli angeli per conquistarsi le anime dei defunti.

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Anche la scena del Giudizio Universale è impostata su due livelli: Cristo e la Madonna in alto, affiancati dagli angeli e la sfera celeste, mentre nell’ordine inferiore i morti vengono divisi tra eletti, trattenuti alla destra di Cristo, e dannati trascinati nei gironi dell’Inferno. La narrazione prosegue con la scena successiva, le Storie dei Santi padri, ovvero gli anacoreti tentati nel deserto egiziaco dal demonio che si presenta in mille travestimenti.

Tutto il ciclo di Buffalmacco risente delle opere del trecentesco Domenico Cavalca, severo fustigatore di ogni vanità mondana, e mostrano sorprendenti affinità con le coeve creazioni di Dante e di Boccaccio. La vivacità narrativa e la vividezza dei colori, che caratterizzava tutte le pareti dei corridoi, catturavano l’attenzione dello spettatore, guidandolo in una continua riflessione sul tema della sofferenza. Un percorso spirituale che avviene in uno spazio chiuso, confinato dietro la severa cortina di marmo bianco che si affaccia sulla Piazza del Duomo.

LUNGHI RESTAURI – Già durante il XV secolo si ha testimonianza di interventi per riparare danni di vario genere. I restauri continuano e si infittiscono nel Settecento a testimonianza di un degrado che probabilmente ne avrebbe cancellato ogni traccia. Ad accelerare in modo sostanziale questo degrado i tragici eventi della seconda guerra mondiale – durante il raid aereo alleato del 27 luglio 1944, una bomba provocò l’incendio e la fusione del tetto di piombo, causando il danneggiamento degli affreschi (tra cui la distruzione di uno riferito tradizionalmente a Stefano Fiorentino), di molte sculture e sarcofaghi, che andarono in frantumi – , in seguito ai quali si è scelto di procedere allo stacco dell’intero ciclo dalle pareti della galleria.

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Le drammatiche distruzioni dopo il bombardamento del 1944

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Di mano in mano, gli affreschi hanno affrontato negli anni numerosi interventi e solo l’ultimo restauro, condotto con estrema perizia dalle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana, ha permesso un pieno recupero delle opere.

GALLERY: PRIMA DEL RESTAURO

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L’attuale Direzione Lavori è entrata in scena nel 2009. I nuovi responsabili da allora hanno proseguito il restauro e la ricollocazione in parete di molti affreschi già staccati, ma soprattutto hanno dato un contributo fondamentale per il restauro delle tre grandi scene del ciclo più conosciuto, quello di Buffalmacco: le Storie degli Anacoreti, il Giudizio Universale e l’Inferno e, appunto, il celeberrimo Trionfo della Morte.

GALLERY: DOPO IL RESTAURO

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Il migliore stato di conservazione del ciclo di Buffalmacco imponeva, infatti, un ripensamento delle varie fasi di intervento. Si è deciso di cambiare la tecnica di distacco dall’eternit sino a quel momento adottata, che prevedeva molti passaggi e fasi operative che rischiavano di tormentare eccessivamente la pellicola pittorica. Anche il supporto è stato modificato e sono stati adottati supporti in vetroresina e alluminio (aerolam). Per la pulitura si è proseguito con il lavoro dei batteri mangiatori: un sistema innovativo messo a punto dal microbiologo Giancarlo Ranalli dell’Università del Molise. Questi batteri applicati sulla superficie del dipinto per circa tre ore, eliminano totalmente il materiale organico, senza danneggiare il colore originale. Inoltre è stato risolto un problema fondamentale legato alla ricollocazione degli affreschi in Camposanto, e cioè il problema delle condense. Un team composto dall’ingegner Roberto Innocenti, il dottor Paolo Mandrioli del C.N.R. e l’ingegner Giuseppe Bentivoglio dell’Opera della Primaziale Pisana, ha progettato e sperimentato un sistema di retro riscaldamento della superficie dell’affresco, che al verificarsi delle condizioni favorevoli alla formazione di rugiada, ne innalza la temperatura superficiale di 2/3 gradi centigradi sopra la temperatura dell’ambiente, evitando così le dannose condense. Il sistema, assolutamente originale, è gestito da un complesso di sensori che rilevano ogni 10 minuti, umidità dell’ambiente e temperatura delle superfici dagli affreschi e, in condizioni critiche, comandano in automatico l’attivazione del sistema di retro riscaldamento.

I CONFRONTI: PRIMA E DOPO

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Cattedrali europee, a Pisa un nuovo Convegno internazionale

PISA –  Il 20 e il 21 ottobre 2017 tornano a Pisa i rappresentati degli enti che gestiscono le cattedrali europee e i complessi monumentali annessi, per l’ormai consueto appuntamento con il Convegno Internazionale delle Cattedrali Europee. Ideato e organizzato dall’Opera della Primaziale Pisana, giunge quest’anno alla VII edizione e rappresenta un importante momento di confronto su un tema ogni anno diverso, che per l’edizione 2017 sarà “Campanili e campane”.

Nella città di uno dei campanili più famosi al mondo, esperti di ogni parte d’Europa si confronteranno sulle problematiche di conservazione e restauro dei campanili e delle campane, con una particolare attenzione a quanto i recenti fatti sismici comportano per queste strutture e per la loro tutela. La seconda giornata di lavori in particolar modo verterà sui problemi di salvaguardia strutturale di questi beni e, per la prima volta, offrirà crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri.

Al tavolo di studio anche Paolo Iannelli, Soprintendente speciale per le aree colpire dal sisma del 24 agosto 2016. L’ingegner Nunziante Squeglia (Università degli Studi di Pisa) e il Professor Camillo Nuti (Università degli Studi Roma Tre) racconteranno il caso della Torre di Pisa. Da anni costantemente monitorato, il campanile pisano offrirà la possibilità di valutare la risposta della struttura durante i recenti terremoti. Così pure l’ingegner Stefano Podestà dell’Università degli Studi di Genova porterà il caso degli interventi di restauro, consolidamento e miglioramento sismico del Duomo di Pienza.

Le cattedrali che interverranno per raccontare la loro esperienza sul tema sono: la Cattedrale di Santo Stefano di Vienna (Austria), la Cattedrale Notre-Dame di Strasburgo (Francia), la Cattedrale di Nostra Signora di Anversa (Olanda), il Duomo di Colonia, la Cattedrale di Friburgo in Brisgovia e il Duomo di Brandeburgo (Germania), la Cattedrale di Santa Maria di Vitoria e la Basilica della Sagrada Familia di Barcellona (Spagna) e la Cattedrale di San Bavone di Gent (Belgio). Tra gli italiani: il Duomo di Firenze, la Cattedrale di Todi, la Basilica di Venezia, il Duomo di Piacenza, la Cattedrale di Parma e la Cattedrale di Pisa.

Come sempre prenderanno parte al convegno i rappresentanti degli istituti di restauro più importanti del territorio italiano: Gisella Capponi per l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e Marco Ciatti per l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ospiti anche l’Associazione Dombaumeister E.V. (Capimastri delle fabbricerie) e la Cathedral Architects Association (CAA).

Ospite anche la Federazione Nazionale Suonatori di Campane, nata per far conoscere e tutelare tutte le tradizioni locali inerenti il suono manuale delle Campane, spesso e in molti luoghi sostituito con campane elettrificate o con il suono registrato. Oltre a tutelare un’arte e una pratica antiche, la federazione si prende cura di questo bene comune: i suonatori di campane sono infatti i primi a occuparsene, a vedere e a segnalare eventuali problematiche strutturali dei campanili. Interverrà anche il Museo Veneto delle Campane, realtà che raccoglie una ricca e prestigiosa collezione che mette insieme più di 200 campane prodotte da diverse famiglie di fonditori e proveniente da Europa, Cina, Thailandia, India e Ucraina, attraverso un arco cronologico che va dall’epoca romana ai giorni nostri. Nell’arco della prima giornata, durante il break del pranzo, si esibiranno l’Associazione Campanari Lucchesi e l’Unione Campanari Valle del Serchio.

L’idea di un Convegno delle Cattedrali europee nasce sette anni fa proprio nelle stanze dell’Opera della Primaziale Pisana, che dopo l’esperienza dell’Associazione delle Fabbricerie italiane, ha ritenuto opportuno allargare il tavolo di confronto alle organizzazioni che gestiscono i complessi monumentali più importanti d’Europa. I primi sei anni sono stati dedicati ognuno ad un tema preciso: gli aspetti gestionali, il tema della conservazione programmata, la conservazione delle vetrate, il patrimonio pittorico, il patrimonio scultoreo e, lo scorso anno, le nuove tecnologie.

 


“Convegno Internazionale delle Cattedrali europee. Campane e Campanili”

20/21 ottobre 2017, Auditorium G.Toniolo, Piazza Arcivescovado, Pisa

 PROGRAMMA DELLE GIORNATE

VENERDI’ 20 OTTOBRE

h 9.30 benvenuto
Pierfrancesco Pacini
Opera della Primaziale Pisana
S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto
Arcivescovo di Pisa
S.E. Mons. Carlos Alberto de Pinho Moreira Azavedo
Pontificio Consiglio della Cultura
Don Luca Franceschini

Conferenza Episcopale Italiana
Andrea Muzzi
Soprintendente di Pisa

h 10.30 coffee break

h 10.45 i casi di studio
Franz Zehetner 
Stephansdom Wien
Eric Fischer
Cathédrale Notre-Dame de Strasbourg
Beatrice Agostini, Vincenzo Vaccaro
Duomo di Firenze

Rutger Steenmeijer
Onze-Lieve-Vrouwekathedraal Antwerp
Antonio Mannaioli
Cattedrale di Todi

h 13.00 colazione

  1. 13.30 suono del Campanile di Pisa

Associazioni Campanari Lucchesi 

Unione Campanari Valle del Serchio

  1. 14,00 i casi di studio

Eles Belfontali
Federazione Nazionale Suonatori di Campane
Chiara Donà
Museo Veneto delle Campane

Jörg Sperner

Kölner Dom

Davide Beltrame

Basilica di Venezia

Thomas Laubscher

Freiburger Münster
Leandro Cámara Muñoz

Catedral de Santa Marìa de Vitoria

Manuel Ferrari

Duomo di Piacenza

Ignace Roelens

Sint-Baafskathedraal Gent

 

SABATO 21 OTTOBRE

h 9.30 istituti e associazioni
Gisella Capponi
Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro
Marco Ciatti
Opificio delle Pietre Dure
Wolfgang Zehetner
Dombaumeister E.V.
Jane Kennedy
Cathedral Architects Association
h 10.30 coffee break

h 10.45 i casi di studio  

Paolo Iannelli

Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016

Stefano Podestà

Duomo di Pienza

David Puig

Basílica de la Sagrada Família

Sauro Rossi, Silvia Simeti
Cattedrale di Parma

Jürgen Padberg

Dom Brandenburg
Nunziante Squeglia, Camillo Nuti
Cattedrale di Pisa

 


Per informazioni

Opera della Primaziale Pisana

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MOSTRE / “Bellezza ritrovata”: a Roma i capolavori recuperati da furti, guerre e terremoti

unnamedROMA –  Le nostre bellezze artistiche sono continuamente sottoposte a furti, vandalismi e danneggiamenti dovuti a eventi naturali disastrosi ma anche alla mano dell’uomo. L’arte negata, mortificata e distrutta da guerre, furti e catastrofi come i terremoti, può tuttavia rinascere dalle macerie come la fenice, si può rivelare di nuovo grazie alla volontà, l’impegno e la caparbietà dell’uomo nel ricomporre e ricostruire la propria identità attraverso l’arte.

 La bellezza ritrovata. Arte negata e riconquistata in mostra –  è stata inaugurata oggi ai Musei Capitolini di Roma e proseguirà fino al 26 novembre prossimo.

La rassegna è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ideata e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura presieduto da Giuseppe Lepore con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura – e intende evidenziare e attualizzare l’impegno delle istituzioni a favore dell’arte con un’esposizione di importanti testimonianze artistiche che, a causa di vicende non sempre trasparenti, sono state, per moltissimo tempo, negate alla pubblica fruizione e spesso dimenticate nei depositi o in altri contenitori non accessibili al pubblico.

L’evento vuole anche porre in risalto il quotidiano impegno da parte del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che opera con dedizione e caparbietà alla ricomposizione e ricostruzione del nostro patrimonio culturale.

TRE SEZIONI – L’esposizione è costituita da tre sezioni (e da una conclusione inaspettata). La prima sezione, che riguarda le opere recuperate a seguito di furti, presenta alcuni dipinti di proprietà del Museo Nazionale San Matteo di Pisa, recuperati dai Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze nel 2014, a conclusione di una complessa  e serrata attività d’indagine iniziata nel gennaio dello stesso anno in Olanda. Le opere erano state affidate nel 2002 a un restauratore toscano perché intervenisse a sanare il loro precario stato di conservazione.
Le indagini, iniziate dopo la denuncia di scomparsa da parte della Direzione del Museo che ne aveva constatato la mancanza nel corso di un attività d’inventariazione, hanno rivelato che le opere erano state vendute nel corso degli anni dallo stesso restauratore a commercianti del settore e successivamente rivendute a società di brokeraggio internazionali francesi e svizzere. L’olio su tavola fondo oro raffigurante l’Addolorata di Quentin Metsys è transitato, ad esempio, prima presso un antiquario di Lucca e successivamente presso una  società del settore svizzera, che lo ha proposto in vendita nell’ambito della mostra mercato di Maastricht per la cifra di ben tre milioni di euro. Acquistato da un collezionista straniero, il dipinto è stato localizzato finalmente in Grecia presso un deposito di stoccaggio di opere d’arte. Alcune delle rimanenti opere recuperate sono state ritrovate ancora nella disponibilità del restauratore indagato, altre presso antiquari e rigattieri della provincia di Lucca.

Quentin Metsys Madre dei Dolori, pittura a olio e oro su tavola, Museo Nazionale San Matteo di Pisa

Quentin Metsys Madre dei Dolori, pittura a olio e oro su tavola, Museo Nazionale San Matteo di Pisa

Saranno anche presenti due opere che testimoniano l’attività di recupero e salvaguardia del nostro patrimonio culturale da parte del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

La seconda sezione riguarda le opere salvate dalle zone terremotate dell’Italia Centrale, nello specifico delle Marche. Si tratta di capolavori della rete museale dei Musei Sistini del Piceno e di un dipinto della Chiesa di Sant’Angelo Magno di Ascoli custodito nel deposito del Forte Malatesta di Ascoli, provenienti da alcune sedi danneggiate e chiuse a causa del sisma.

La terza sezione pone l’obiettivo su un tema purtroppo di grande attualità, i danni provocati dalle guerre, partendo dall’esempio di quanto accaduto al patrimonio della cattedrale di Benevento, colpita dalle bombe degli alleati nel settembre del 1943, il cui aspetto non doveva essere tanto diverso da quello delle tante chiese distrutte dai terremoti. Allora come oggi si provvide a recuperare e mettere in salvo il patrimonio superstite, ma gran parte del materiale fu evidentemente accatastato e dimenticato e, fino al ritrovamento del 1980, erroneamente ritenuto perduto. Subito dopo i bombardamenti furono tratti in salvo i preziosi arredi liturgici e i paramenti sacri, parte del cosiddetto Tesoro del Cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento e poi papa col nome di Benedetto XIII.

Nicola da Monteforte, 1311 Nicola da Monteforte ai piedi del crocifisso, scultura frammentaria in marmo, Benevento Museo del Sannio

Nicola da Monteforte, 1311 Nicola da Monteforte ai piedi del crocifisso, scultura frammentaria in marmo, Benevento Museo del Sannio

Fino al 1980 era opinione comune che dei due amboni del duomo, gli unici elementi superstiti fossero quelli conservati ed esposti presso il Museo del Sannio a Benevento e il Museo Diocesano a Benevento. Tuttavia, i lavori di scavo archeologico hanno portato alla luce i marmi depositati in uno dei locali adiacenti alla cripta: tutti i leoni che facevano parte dei due pergami e i frammenti delle colonne che li sormontavano, alcuni capitelli ed elementi di sculture e di lastre marmoree che ne costituivano le fiancate nonché la base con figure di mostruose cariatidi del cero pasquale e il fuso spiraliforme della colonna che su essa si impostava.

Nicola da Monteforte, 1311 Madonna con Bambino scultura frammentaria in marmo, Benevento Museo del Sannio

Nicola da Monteforte, 1311 Madonna con Bambino scultura frammentaria in marmo, Benevento Museo del Sannio

Il catalogo della mostra è edito da Gangemi Editore.


LA BELLEZZA RITROVATA
Arte negata e riconquistata in mostra

Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, Piazza del Campidoglio – Roma
2 Giugno / 26 Novembre 2017
Orari: Tutti i giorni 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

ARCHEOLOGIA / Pisa, ecco il nuovo Museo delle Antiche Navi

Presentati i primi due padiglioni del Museo che raccoglierà i reperti delle 30 imbarcazioni di età romana emerse dagli scavi. Il cantiere sarà  per ora aperto solo su prenotazione con visita guidata dal 3 dicembre.

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PISA – Sono stati presentati al pubblico  ieri,  venerdì 25 novembre a Pisa, i primi due padiglioni del “Museo delle Navi Antiche”, presso gli Arsenali Medicei, in Lungarno Ranieri Simonelli. È la prima parte di quella che sarà una delle più importanti e grandi esposizioni archeologiche, la cosiddetta “Pompei del mare”, con 30 imbarcazioni di epoca romana (di cui 13 integre), risalenti tra il III secolo a.C e il VII d.C.), complete di carico, che include gli oggetti personali dei marinai, con migliaia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico. 

GLI SCAVI – Vicino alla stazione ferroviaria di San Rossore a Pisa, nel 1998, vennero alla luce i resti della prima nave, determinando il blocco dei lavori per la costruzione della ferrovia. Nacque così il grande cantiere di scavo e di restauro. Il laborioso lavoro di archeologi e restauratori di Cooperativa Archeologia, che si è occupata anche del montaggio dei relitti sotto la direzione dell’archeologo Andrea Camilli, ha ricomposto il mosaico di una lunga storia, fatta di commerci e marinai, navigazioni e rotte, vita quotidiana a bordo e naufragi. Il tutto disseminato all’interno degli Arsenali Medicei di Pisa, considerato il luogo più adatto per la realizzazione di un museo: costruiti nella seconda metà del Cinquecento per volontà di Cosimo I, sono formati da una serie di capannoni in mattoni, in origine aperti, decorati sulla facciata verso l’Arno da mascheroni in marmo, stemmi e iscrizioni che ricordano le vittorie navali dell’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano.

L’ALLESTIMENTO – I primi due ambienti ad essere aperti al pubblico (saranno poi 8 in tutto)  sono la sala V e, con una sezione introduttiva a questa, la sala IV, con l’esposizione della prima imbarcazione rinvenuta, la nave A ( lunga 18 metri e risalente al II secolo d.C). Nella grande sala V saranno esposte tutte le navi restaurate: da guerra, da commercio, da mare aperto e da fiume. Al momento, qui si possono vedere la Nave F (del II sec. d.C), che rientra nella categoria delle piccole imbarcazioni fluviali, veloci, a forma di piroga, dalla caratteristica prua monossile, ossia scolpita in un unico blocco. Lo scafo è deformato per il pilotaggio da un solo lato, come le gondole; la Nave I (del IV-V secolo d.C) è un traghetto a fondo piatto interamente realizzato in legno di quercia e rivestito all’esterno da fasce chiodate in ferro per proteggere lo scafo dai fondali bassi. La nave era manovrata a riva da un argano; la Nave D ((VI sec. d.C) sarà visibile posta su una grande struttura metallica, che sosterrà questa imponente imbarcazione, lunga 13 metri e larga più di 4: una nave fluviale adibita al trasporto di sabbia, trainata da riva da una coppia di cavalli. È inoltre presente la ricostruzione a grandezza naturale della Nave C, l’Alkedo (inizi I sec. d.C.), finalmente libera dal guscio che la ha protetta per 15 anni. Consistenti tracce di colore hanno permesso di riprodurre il suo colore originale, in bianco con rifiniture in rosso e il nero per il simbolo dell’occhio, dipinto sulla prua a protezione delle avversità di chi va per mare.

La sala IV, invece, è dedicata alla tecnica di costruzioni delle navi e racconta come un semplice cantiere di scavo venne ampliato e attrezzato per una scoperta così inaspettata. Il progetto di scavo e restauro delle antiche navi di Pisa è innovativo a livello internazionale, considerato che per la prima volta sono state restaurate delle navi per intero, senza che venissero smontate. Quindi il restauro è iniziato in corso di scavo. In cantiere è stato progettato un preliminare sistema di protezione dei reperti con pannelli in vetroresina

PROSSIME APERTURE – A breve sarà svelato il resto, per un totale di 4.800 metri quadrati: l’ingresso sarà dal cortile, con il lungo corridoio che costituisce la spina dorsale del percorso, la narrazione di tutto quello che era Pisa prima delle navi, gli eventi alluvionali che portarono al loro progressivo affondamento, tutte le navi restaurate e tanto altro, fra cui il bagaglio del marinaio, una cassetta di legno con monete e medicamenti. Sarà un percorso tra amuleti e tanti oggetti di bordo come fornelli, vasellame da mensa e da cucina, piatti e attrezzi da carpentiere per le riparazioni, lucerne e oggetti di culto che i marinai portavano con loro durante viaggi pericolosi, come oggetti votivi, piccole statuine delle divinità e scarabei, calzature in legno, frammenti di indumenti in cuoio, resti vegetali come semi, utili sia per capire i commerci che l’alimentazione dei marinai.


Informazioni 

Museo delle Navi Antiche. Prezzo della visita guidata per singoli e per gruppi intero 12 euro, soci Coop e residenti Comune di Pisa 10 euro, 6/14 anni 5 euro, under 6 gratuito. Durata della visita 60 minuti. Ritrovo – ingresso agli Arsenali Medicei, lungarno Ranieri  Simonelli, Pisa

Sito web: www.navidipisa.it.

La visita al cantiere di scavo e al cantiere di allestimento del museo delle navi antiche sarà solo su prenotazione, in giorni stabiliti o su richiesta, a partire da sabato 3 dicembre (per informazioni turismo@archeologia.it e 055 5520407)

RESTAURI – PISA/ Finiti i lavori sul “Giudizio Universale” del Camposanto: la restituzione degli affreschi è più vicina

Concluso l’intervento di restauro del “Giudizio Universale” di Buffalmacco, parte del “Trionfo della Morte” del Camposanto di Pisa gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1944. La ricollocazione dell’intera opera è prevista entro il 2018.

PISA –  Procede e si avvia al termine il restauro degli affreschi del Camposanto Monumentale. Protagonista di questi ultimi interventi il ciclo noto come “Il trionfo della Morte” attribuito al pittore trecentesco Buonamico Buffalmacco, di cui si sono già ricollocate in parete due scene, le Storie dei Santi Padri e l’Inferno. In questi giorni si è invece concluso l’intervento su quella che forse è la scena più bella e significativa di tutto il ciclo: il Giudizio Universale, che dunque a breve sarà ricollocato in parete nel Camposanto Monumentale.
Gli interventi sono realizzati delle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana con il controllo della Direzione Lavori presieduta dal Prof. Antonio Paolucci e con la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci.

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IL CAPOLAVORO BOMBARDATO – Gli affreschi trecenteschi del Camposanto pisano subirono un serio danneggiamento durante la seconda guerra mondiale quando, il 27 luglio del 1944, una granata provocò un incendio e la fusione del tetto di piombo. Gli affreschi furono subito staccati dalle pareti ed iniziò così una lunga e affascinante storia di salvataggio e restauro.

Dall’eternit al moderno aerolam, i dipinti del Camposanto hanno subito da quel lontano 1944 numerosi “trasporti”, termine tecnico con cui si indica il passaggio da un supporto ad un altro mediante la delicata operazione dello strappo della pellicola pittorica – fino ad approdare in questi recenti anni, nuovamente, nel luogo per il quale erano stati concepiti e realizzati dai maggiori Maestri Tre Quattrocenteschi.

Di mano in mano, gli affreschi hanno affrontato negli anni numerosi interventi e solo l’ultimo restauro, condotto con estrema perizia dalle Maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana, ha permesso un pieno recupero delle opere. Numerose ed accurate le operazioni che vengono eseguite sulle singole scene, una sequenza di fasi che ha portato alla rimozione della caseina degradata, alla pulitura e fissaggio delle pellicole pittoriche, alla rimozione controllata delle patine e ad una prima fase di integrazione cromatica, reversibile e riconoscibile secondo i moderni principi del restauro. Operazioni che per gran parte si sono svolte nei Laboratori di Restauro dell’Opera della Primaziale Pisana, appositamente progettati per garantire la continuità delle attività di cantiere.

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UN RESTAURO IMPONENTE – L’imponente e spettacolare restauro degli affreschi che ha portato alla loro ricollocazione nel Camposanto Monumentale è stato possibile grazie a tecniche nuove e scoperte fondamentali. Tra queste, il lavoro del batteri mangiatori. Un sistema innovativo messo a punto dal microbiologo Giancarlo Ranalli dell’Università del Molise. Questi batteri sono stati fondamentali per eliminare la caseina, usata nel dopoguerra per il fissaggio degli affreschi strappati, che provocava rigonfiamenti, crepe e perdite di strato pittorico sugli affreschi.

L’attività di restauro materico e pittorico si è svolto inoltre in contemporanea con un originale intervento finalizzato a scongiurare la formazione di condense sulle superfici pittoriche degli affreschi ricollocati in parete, che in questi ultimi anni si sono presentate con sempre maggiore frequenza. Il fenomeno, monitorato da anni, si presenta più virulento in particolari zone lungo le gallerie del Camposanto, tra le quali proprio quella dove verrà ricollocato l’intero ciclo del Trionfo della Morte.

La problematica è stata risolta da un team composto dall’ingegner Roberto Innocenti, il dottor Paolo Mandrioli del C.N.R. e l’ingegner Giuseppe Bentivoglio dell’Opera della Primaziale Pisana. E’ stato progettato e sperimentato un sistema di retro riscaldamento della superficie dell’affresco, che ne innalza la temperatura superficiale di 2/3 gradi centigradi sopra la temperatura dell’ambiente, al verificarsi delle condizioni favorevoli alla formazione di rugiada, evitando così le dannose condense. Il sistema è gestito da un complesso di sensori che rilevano in continuo, ogni 10 minuti, umidità dell’ambiente e temperatura delle superfici dagli affreschi e, in condizioni critiche, comandano in automatico l’attivazione del sistema di retro riscaldamento, realizzato con termoteli in poliestere, tessuti con fibre di carbonio costituenti le resistenze elettriche che producono il necessario calore.  Il sistema assolutamente originale e unico permette di dare garanzie e continuità al programma di restauro stabilito che vedrà la ricollocazione nelle pareti del Camposanto Monumentale di Pisa di tutto il ciclo degli affreschi del “Trionfo della morte” entro l’anno 2018.

ARCHEOLOGIA – PISA / Trovate le prime mura della città: sono del VI secolo [GALLERY]

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© Foto: Comune di Pisa

PISA – Una nuova scoperta aiuta a rileggere la storia della Pisa tardoantica confermando l’esistenza di una cinta muraria precedente a quella realizzata a partire dal XII secolo, e precisamente del VI secolo. I recentissimi lavori per le isole ecologiche interrate in via Maffi hanno infatti rivelato, a 3 m di profondità, i resti delle mura tardoantiche della città. Finora gli scavi si erano portati a una profondità massima di 1,5 metri: questa campagna ha invece riportato alla luce costruzioni che spaziano dall’età romana al XIX secolo.   Tra i ritrovamenti effettuati, rende noto il Comune, ci sono  tombe di epoca romana, domus romane (una in via Capponi e una in via Maffi), case torri medievali (in via Giusti: furono distrutte per la costruzione del Tribunale), edifici religiosi di XI-XII secolo come San Lorenzo in Pellicceria  (via Roma), strade medievali come quelle intorno alla chiesa scomparsa di San Lorenzo alla Rivolta (in piazza Martiri della Libertà), piazze medievali, strade di epoca rinascimentale, infrastrutture come le opere idrauliche del fosso del Mulino (in piazza San Silvestro). La scoperta conferma il ruolo e l’importanza di Pisa come centro politico e commerciale fin dall’antichità.

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I lavori per i cassonetti interrati sono stati effettuati da Avr con la direzione di Pisamo e con la supervisione costante di una squadra di archeologi professionisti coordinati da Antonio Alberti con la direzione scientifica della Soprintendenza (prima Archeologia della Toscana e poi Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno).   Il progetto ha interessato sia i quartieri a sud che quelli a nord dell’Arno, con un totale di 27 scavi per 22 cassonetti interrati ormai realizzati, mancano solo gli ultimi ritocchi all’ultima postazione, e 5 scavi richiusi per non intaccare le strutture antiche ritrovate.

I reperti asportabili, come anfore e vasi, sono custoditi dalla Soprintendenza, il resto è stato sigillato e richiuso e nei prossimi mesi saranno posizionati sui luoghi dei ritrovamenti dei pannelli esplicativi.

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SCOPERTE / Archeologia lungo la via Francigena: trovati i resti del borgo di San Genesio (e una necropoli di età longobarda)

Foto: Università di Pisa / Fonte: Comunicato ufficiale

PISA – Edifici di età basso medievale, una vasta necropoli che risale all’epoca in cui bizantini e longobardi combattevano per il possesso della penisola e poi ceramiche, monete d’argento e una piccola rarità, parte di un raffinato stampo per produrre anelli in oro o bronzo. Sono questi alcuni dei ritrovamenti emersi durante l’ultima campagna di scavo a San Genesio, borgo medievale in provincia di Pisa che un tempo si trovava lungo la via Francigena e che fu distrutto dai samminiatesi nel 1248.

La campagna si è svolta questa estate e ha coinvolto il Comune di San Miniato e l’Università di Pisa, con il professore Federico Cantini che ha diretto gli scavi condotti da un gruppo di dottori di ricerca e studenti dei corsi di laurea in scienze dei beni culturali e archeologia. I dati raccolti permetteranno di ricostruire l’impianto urbanistico del borgo di San Genesio nella fase di crescita economica che caratterizzò il periodo a cavallo tra XII e XIII secolo, quando doveva apparire come una serie di grandi edifici affacciati sulla “strada pisana”, che attraversava il Valdarno unendo Pisa a Firenze.scavi san genesio web

“Questa stessa strada in prossimità della pieve di San Genesio, riportata alla luce negli anni precedenti, si allargava sino a diventare una vera e propria piazza, fatta di ghiaia, dove confluiva anche la via Francigena – ha spiegato Federico Cantini – uno spazio pubblico da cui passarono, tra il X e il XIII secolo, imperatori, vescovi e i rappresentanti delle città e delle grandi famiglie signorili della Toscana, che scelsero proprio il borgo di San Genesio come sede di importanti diete e concili”.

In prossimità dell’edificio religioso è emersa poi un’area cimiteriale basso medievale (foto sotto) con decine di sepolture in una zona già utilizzata con funzione funeraria nella seconda metà del VI secolo.cimitero san genesio

“Lo scavo – ha concluso Federico Cantini – è stato possibile anche grazie alla disponibilità dei proprietari dell’appezzamento di terreno su cui si svolgono le indagini, i signori Giusti e Toni, che lo hanno messo a disposizione degli archeologi, per il secondo anno consecutivo, dimostrando una non comune sensibilità verso la ricerca”.

Fonte: Comunicato stampa ufficiale.