Scoperto a Pavia un antifonario del XII secolo

PAVIA – Un antifonario dell’XI-XII secolo è riemerso quasi per caso nella Biblioteca Universitaria di Pavia durante il restauro, finanziato con Art Bonus del MiBACad,  di tre libri della prima metà del Seicento conservati in Salone Teresiano. La scoperta è stata fatta da Alessandra Furlotti, incaricata dalla Biblioteca, durante il distacco della legatura di pregio del libro di Giovanni De Deis, In Ecclesia Mediolanensi (Milano, Melchiorre Malatesta, 1628): nella controguardia era nascosto un foglio in pergamena manoscritta contenente un testo e una notazione musicale antica. Grazie alla consulenza di Dominique Gatté, specialista di musica medievale e fondatore del principale database online di musica dell’Alto Medioevo, Musicologie Médiévale , è arrivata la conferma: si trattava di un foglio di un antifonario, databile intorno al 1100 e prodotto in area novarese.

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Non si tratta certo – come pure si legge nel comunicato stampa diffuso dal Ministero e come ha ripreso gran parte della stampa non specializzata –  del “più antico antifonario finora conosciuto” . Gli antifonari noti sono parecchi e  i più antichi – stavolta per davvero – risalgono almeno al VII-VIII secolo: basti citare il celeberrimo Antifonario di Bangor, prodotto nell’omonimo monastero insulare intorno al 680/690, che  un tempo apparteneva al monastero di Bobbio (Piacenza); fu scoperto dal grande erudito Ludovico Antonio Muratori nel 1695 e dall’inizio del XVII secolo è conservato nelle collezioni della Biblioteca Ambrosiana, dove giunse per iniziativa del suo fondatore, il cardinale Federico Borromeo.

La scoperta è comunque interessante. “Il ritrovamento di questo prezioso documento – dichiara il Ministro Alberto Bonisoli – conferma quanto sia importante il lavoro di tutela e di ricerca nei confronti del patrimonio librario del Paese. Fondamentale si rivela anche la collaborazione con il mondo universitario e il suo sistema bibliotecario”.

Il direttore generale Biblioteche e Istituti culturali del MiBAC – Paola Passarelli, ha così commentato: “Questa scoperta è il frutto di diverse sinergie capaci di utilizzare gli strumenti del presente per ritrovare le parole e, in questo caso, le “note” del passato. L’antico antifonario è un ritorno alle origini, un frammento del passato che continua a rimanere nel presente, alimentando l’inesauribile dialogo con la nostra memoria culturale. Perché i libri, e con essi le Biblioteche, sono questo: scrigni del sapere, custodi narrativi della conoscenza per lanciare la sfida al nostro futuro. La pergamena ritrovata è già stata inserita in un passe-partout che ne consente la lettura recto-verso, pronta per essere studiata”.

Il progetto completo “RinnoviAMO la Bellezza” è finanziato attraverso Art Bonus ed è stato avviato dalla Biblioteca lo scorso anno, in occasione del tricentenario della nascita di Maria Teresa d’Austria; esso comprende il restauro delle legature di pregio di trenta opere edite tra il XVI e il XIX secolo di area italiana e austriaca, con copertine rare e preziose.

Fonte della notizia: Biblioteca Universitaria di Pavia / Direzione Generale Biblioteche e istituti culturali

(e.p.)

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Lo splendore dei Longobardi: a maggio il grande Convegno su re Liutprando e il suo tempo

lrdl[E.P.] Sarà interamente dedicato alla figura di re Liutprando il Terzo Convegno  internazionale del Centro studi longobardi che si terrà in due sedi, Pavia e Gazzada Schianno, dal 3 all’8 maggio prossimi. Organizzato dallo stesso Centro Studi in collaborazione con l’Università Cattolica del  Sacro Cuore, il Convegno – intitolato “Liutprando, re dei Longobardi” – fornirà  l’occasione per approfondire non solo la  vita e la figura del sovrano, ma anche la storia del regno longobardo al suo apogeo, l’VIII secolo: un periodo che vede da un lato la ripresa dell’espansionismo del regno ai danni dei possedimenti bizantini in Italia, dall’altro un abboccamento con i Franchi e un atteggiamento distensivo nei confronti del Papato, reso possibile proprio grazie all’accorta politica di Liutprando, “christianus ac catholicus princeps” come egli stesso si autodefinì nel prologo alle leggi emanate nel primo anno del suo regno.

Durante i 32 anni (712-744) in cui fu sul trono, inoltre, il regno longobardo conobbe un momento di “rinascenza” che vide la creazione di alcuni dei più suoi più alti capolavori artistici, primi fra tutti il  Tempietto dell’Oratorio di  Santa Maria in Valle e l’altare di Ratchis a Cividale del Friuli (UD), patrimonio UNESCO. Muovendo dai resti monumentali della capitale pavese che testimoniano l’attività edilizia del sovrano (a lui si devono la fondazione di vari monasteri e la costruzione della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, edificata secondo la tradizione per ospitare le reliquie di sant’Agostino sottratte ai saraceni),  il Convegno indaga inoltre l’eredità liutprandea e la memoria che nel corso dei secoli la sua immagine e la cultura longobarda hanno ispirato a uomini  di governo, letterati e artisti fino al Novecento.

L’ACME DEL REGNO –  Re cattolico, costruttore e restauratore di chiese,  Liutprando  incarna il momento di massima potenza  politica del regno longobardo che, sfruttando i gravi contrasti che indebolivano l’Italia bizantina, lacerata dalla controversia iconoclasta, riuscì a estendere i possessi longobardi in Emilia, a prendere per breve tempo Ravenna e  spingersi fino alle porte di Roma, ripristinando il controllo sui ducati ribelli di Spoleto e Benevento. Nel 742, a Terni, si riappacificò con il papato restituendo alcuni territori posti ai confini del ducato romano; essendo però riprese le ostilità contro i bizantini dell’esarcato, ricevette papa Zaccaria a Pavia per le trattative di pace, e morì poco dopo la partenza del pontefice. Amico dei Franchi, che soccorse in Provenza nella guerra contro le milizie islamiche, introdusse una legislazione ispirata ai princìpi cristiani sancendo la definitiva conversione del suo popolo.

NUMEROSI PATROCINI ISTITUZIONALI E CULTURALI – Il Convegno gode del patrocinio  di 30 Università e di molte prestigiose Istituzioni italiane e vede la partecipazione, tra gli altri,  del Mibact, di Brixia Sacra, dei Siti Unesco della Lombardia, di Italia Medievale e della nostra Perceval Archeostoria.  

Scarica il programma completo cliccando qui.

Elena Percivaldi

 

SCOPERTE / Nel Pavese spunta una necropoli longobarda del VI secolo (aggiornamento)

PAVIA – Undici tombe di età longobarda, tutte ritrovate a Gambolò, in frazione Belcreda, sulla provinciale che collega Vigevano a Pavia. si tratta dell’ennesimo tesoro restituito dal territorio lombardo  relativo ai Longobardi, popolo che dal 568 al 774 governò la penisola. Pavia è stata capitale del regno e poco distante, a Lomello, ebbe luogo il secondo matrimonio della regina Teodolinda con Agilulfo, sovrano dei longobardi tra il 591 e il 616. La necropoli è emersa in occasione dei lavori di posa del nuovo metanodotto Cervignano d’Adda–Mortara di Snam Rete Gas. Il luogo della scoperta è presidiato dai carabinieri e dalla polizia locale per evitare l’intervento dei tombaroli.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, gli archeologi stavano facendo le consuete verifiche su un’opera pubblica quando hanno trovato la prima tomba: «Con estrema cautela — spiega al Corriere Nicola Cassone, archeologo e direttore degli scavi— abbiamo scorticato la parte che potesse permetterci di evidenziare tutta la necropoli in pianta. Secondo noi non è tutto qui: l’area potrebbe essere molto più estesa; le fosse trovate sino ad ora sarebbero solo una piccola parte». Gli archeologi hanno trovato alcuni reperti risalenti alla più antica epoca longobarda (VI secolo), di tipologia affine a quelle scavate finora soltanto sopra il Danubio. «La prima sepoltura che abbiamo studiato — prosegue Cassone nell’intervista al quotidiano milanese —  apparteneva ad un soldato. Gli oggetti trovati ai piedi ci raccontano la sua storia». Altri reperti emersi sono  fiasche in a stralucido di ceramica con stampigliature, asce barbute, pugnali, punte di frecce e fibbie di cinturoni da guerra. Niente ossa: il terreno, per via della vicinanza al fiume, è molto acido e corrosivo.

A Gambolò il locale Museo Archeologico espone numerosi ritrovamenti relativi alla civiltà di Golasecca (Età del ferro): ora  che oggi si trovano nel museo archeologico lomellino proprio a Gambolò, in zona non erano mai state trovate tracce della passaggio dei longobardi, la cui presenza è attestata poco più distante, al battistero di Lomello, dove si sposò la regina Teodolinda.

 

REPORTAGE – Al via la mostra sui Longobardi, un popolo che ha davvero cambiato la storia (video e foto)

PAVIA –  [di E.P.] Si è inaugurata oggi, 31 agosto,  la grande mostra “Longobardi. Un popolo che ha cambiato la storia”, che fino al 3 dicembre sarà esposta al Castello Visconteo di Pavia, sede dei Musei Civici.  La vernice , alla quale abbiamo partecipato anche noi di “Storie & Archeostorie”, si è tenuta alla presenza del sindaco di Pavia Massimo Depaoli, dell’assessore alla cultura Giacomo Galazzo, dei curatori Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi, del direttore dei Musei Civici pavesi Susanna Zatti e  dei responsabili dei musei dove dopo il 14 dicembre la mostra farà tappa, ovvero Paolo Giulierini del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e  Yuri Piotrovsky dell’Ermitage di S.Pietroburgo (dove la mostra sarà esposta dalla primavera prossima).

GALLERY

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L’esposizione si segnala per vari motivi. Primo, la vastità del numero dei reperti: 300 tra monili, gioielli, armi, ceramiche, oggetti di vita quotidiana, che consentono di gettare uno sguardo completo su tutti gli aspetti della civiltà longobarda (per maggiori dettagli, leggete il reportage, con foto, che avevamo pubblicato dopo la presentazione della rassegna a Milano).  Secondo, perché presenta molti oggetti emersi dagli ultimi scavi condotti in questi anni (provenienti, ad esempio, dalla necropoli piemontese di Sant’Albano Stura, in provincia di Cuneo), e alcuni di essi sono esposti in questa occasione per la prima volta. Terzo, perché sempre per la prima volta si tenta di restituire, finalmente, ai Longobardi la loro vera e fondante identità.  In questi ultimi anni, infatti, al centro del dibattito accademico si è situato proprio il problema dell’identità delle popolazioni barbariche, e germaniche in particolare, con i Longobardi naturalmente tra queste.  Alcune scuole di pensiero si sono spinte  a negare che queste popolazioni possedessero una identità propria e ne fossero pienamente consapevoli, e sono propense invece a considerarle sempre e soltanto in rapporto alla “superiore” civiltà romano-bizantina, della quale non sarebbero altro – semplifichiamo ma non troppo – che una espressione ancora incompiuta. Si è inoltre rifiutato di poter individuare, in base alla tipologia dei corredi rinvenuti, una precisa attribuzione etnica, ritenendo che la divisione creatasi dopo l’arrivo dei Longobardi in Italia non sia tanto tra “Longobardi” germani e “Romani” autoctoni quanto tra dominatori, liberi e aventi il diritto di portare le armi, e dominati, inermi.

Su questi aspetti, invece, i curatori della mostra – Federico Marazzi e Gian Pietro Brogiolo – sono stati molto chiari: l’insediamento longobardo fu caratterizzato da una marcata identità riscontrabile sia nella gerarchia sociale che nella tipologia di sepolture e nelle differenze dei corredi ivi presenti, nei nomi dei luoghi, nella legislazione e nelle istituzioni.  In questo video, una parte dell’intervento di Brogiolo a questo proposito, assai chiaro e categorico (ci scusiamo per il ribaltamento delle immagini, dovuto a un improvviso… problema tecnico):

 

Del rapporto tra i Longobardi e l’identità italiana, e dei Longobardi con il Mezzogiorno, ha invece trattato  Federico Marazzi, come potete ascoltare in questi due brevi contributi:

 

L’allestimento della mostra, firmato da Angelo Figus, molto originale e accattivante, è ben fatto e riesce a coinvolgere lo spettatore anche grazie alle videoproiezioni in 3D, che ripercorrono tutta l’epopea del popolo longobardo e i caratteri significativi della loro cultura. L’unica pecca, se così si può dire, oltre alla conferenza stampa di presentazione decisamente troppo lunga (quasi un’ora e mezza, con un caldo davvero soffocante: pietà!), è dovuta agli spazi: ci è sembrato che le Scuderie, molto adatte per mostre di carattere più “intimistico”, siano un po’ troppo anguste per un simile dispiego di pezzi, che risultano così eccessivamente… compressi e sacrificati.  Le meraviglie di oreficeria e artigianato longobardo, le sculture e i fregi, insomma, meritavano secondo noi un po’ più di spazio. Per il resto, è una mostra da vedere. Così come  impeccabile e imprescindibile è il catalogo scientifico, edito da Skira.

Segnaliamo inoltre l’uscita in edicola del numero di settembre del prestigioso mensile Medioevo con un ampio Dossier dedicato ai Longobardi. Gli articoli sono a firma di Susanna Zatti (Direttrice dei Musei Civici di Pavia), Gian Pietro Brogiolo ed Elena Percivaldi.

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© IMMAGINI, VIDEO E TESTI: PERCEVAL ARCHEOSTORIA – RIPRODUZIONE RISERVATA

Longobardi, una mostra per un popolo che ha cambiato la storia [FOTO]

unnamedMILANO – Oltre trecento reperti, molti dei quali inediti, trovati in occasione degli scavi degli ultimi anni oppure riemersi da un’approfondita indagine nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e che quindi saranno esposti per la prima volta in assoluto al pubblico. “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”  si annuncia come la più importante mostra mai realizzata sui Longobardi. Presentata oggi a Milano, a Palazzo Litta  (abbiamo partecipato alla conferenza stampa),  sarà ospitata in tre sedi:   dal prossimo primo settembre al Castello di Pavia, dal 15 dicembre al MANN di Napoli  e ad aprile 2018 al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

15 ANNI DI RICERCHE – La mostra rappresenta il punto di arrivo di oltre 15 anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche su siti e necropoli altomedievali, frutto del rinnovato interesse per un periodo cruciale della storia Italiana ed europea. Con l’appoggio scientifico e la collaborazione fattiva del Mibact, la mostra – che a Pavia rientra nel progetto Cult City della Regione Lombardia – si presenta come un vero evento già nei numeri.

OLTRE 300 OPERE ESPOSTE – Oltre 300 le opere esposte; più di 100 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira, 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra, 58 i corredi funerari esposti integralmente, 17 i video originali e le installazioni multimediali (touch screen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); 4 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a Istituzioni diverse, aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario; centinaia i materiali dei depositi del MANN vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

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Corredo con guarnizioni di cintura in ferro ageminato con decoro a stuoia di tipo merovingio Aosta, Soprintendente per i beni e le attività culturali Regione autonoma Valle d’Aosta

Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano e con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky, la mostra organizzata da Villaggio Globale International consentirà – a differenza di precedenti eventi – di dare una visione complessiva e di ampio respiro (dalla metà del VI secolo, dalla presenza gotica in Italia,alla fine del I millennio) del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano: una terra divenuta crocevia strategico tra Occidente e Oriente, un tempo cuore dell’Impero Romano e ora sede della Cristianità, ponte tra Mediterraneo e Nord Europa.

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Borchia oro e decorazione con gemme Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Frutto di una “coproduzione” tra Pavia, capitale del Regno longobardo, e Napoli città bizantina ma punto di riferimento economico e culturale del Ducato di Benevento, “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” ricostruisce dunque le grandi sfide economiche e sociali affrontate dai Longobardi e riflette sulle relazioni e sulle mediazioni culturali che dominarono quei secoli di guerre e scontri, alleanze strategiche e grandi personalità.

Il Ducato di Benevento, rimasto in vita come stato indipendente sin oltre la metà dell’XI secolo, non solo conservò memoria e retaggio del Regno di Pavia abbattuto da Carlo Magno nel 774, ma elaborò un proprio originale ruolo di cinghia di trasmissione fra le culture mediterranee e l’Europa occidentale.  Parlarne oggi, in una fase di cambiamenti altrettanto marcati come quelli che si verificarono nell’Italia longobarda, significa per i curatori sperimentare la possibilità di costruire una visione “dal Mediterraneo” all’intera Europa, e mostrare una prospettiva del nostro continente in cui i legami fra le aree transalpine e quelle meridionali appaiano assai più equilibrati e dialoganti di quanto molta storiografia non abbia da sempre teso a rappresentare.

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Il carattere internazionale dell’evento, promosso insieme ad uno dei più prestigiosi musei al mondo, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, e presentato – dopo Pavia e Napoli – nel 2018 in Russia, dove per la prima volta verranno accesi i riflettori sulla civiltà longobarda, è il segnale più concreto della consapevolezza che gli incroci di civiltà risultano sempre più evidenti e ineludibili.

LA MOSTRA FRA NOVITÀ E CAPOLAVORI
Con queste premesse e questi obiettivi la mostra – che ha un corpus espositivo unitario per le tre sedi e alcune specifiche varianti legate alle peculiarità dei luoghi e alla necessità di alternare taluni oggetti – si sviluppa in otto sezioni, con un allestimento di grande fascino e di assoluta novità nel campo archeologico, che incrocia creatività, design e multimedialità: dal cupo contesto in cui s’innesta in Italia l’arrivo dei Longobardi ai modelli insediativi ed economici introdotti dalla loro presenza; dalle strutture del potere e della società nel periodo dell’apogeo alle testimonianze della Longobardia Meridonale tra Bizantini e Arabi, principati e nuovi monasteri.
Straordinaria è la testimonianza in mostra di numerose necropoli recentemente indagate con metodi multidisciplinari e mai presentate al pubblico, che consentono una ricostruzione estremamente avanzata della cultura, dei riti, dei sistemi sociali ma anche delle migrazioni delle genti longobarde, provate grazie a sofisticate e innovative analisi di laboratorio del DNA e sugli isotopi stabili (elementi in traccia nelle ossa, lasciate dall’acqua e dall’alimentazione) effettuate per esempio su ritrovamenti recenti in Ungheria.
Innanzitutto si esporranno per la prima volta alcuni contesti goti con la sovrapposizione di gruppi longobardi come il nucleo di tombe di Collegno in provincia di Torino, ove sono stati ritrovati due individui, entrambi esposti, di cui un bambino di 7 anni, con la deformazione artificiale dei crani: una pratica di distinzione sociale diffusa tra gli Unni
e i Germani dell’Europa centro-orientale.

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Fibula a S argento dorato, almandine e pietre dalla Necropoli Cella Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

Tra le più recenti scoperte, eccezionale, per le sue dimensioni, appare la necropoli cuneese, di Sant’Albano Stura – di cui si dà conto – dove sono state riportate in luce quasi 800 tombe quando nelle altre località si contano in genere tra le 100 e le 300 sepolture. I grandi sepolcreti in campo aperto testimoniano comunque la divisione in clan e lo stadio culturale e religioso dei Longobardi al loro arrivo in Italia, legato ancora a valori pagani e guerrieri come mostrano le armi, il sacrificio del cavallo, offerte alimentari e decori animalistici.

Altre importanti necropoli sono emerse in tante località d’Italia: tra queste quella del Portone di Nocera Umbra (PG) [cui abbiamo dedicato anche un ampio articolo su  Medioevo, il mensile di riferimento del settore, ripreso anche dal sito dell’importante Festival del Medioevo di Gubbio in occasione del Luglio Longobardo,  l’evento che da sei anni curiamo nella cittadina umbra] e Castel Trosino (AP)

Accanto agli scheletri di cavallo e di due cani da Povegliano Veronese, nella Longobardia Minor (Il ducato di Benevento), nelle necropoli di Campochiaro, numerosi cavalieri sono stati sepolti accanto al loro cavallo bardato (nella stessa fossa), a dimostrare quella composizione multietnica di cui parlano le fonti scritte, dotati com’erano di staffe e altri complementi rari per tipologia in Italia, ma diffusi tra le culture nomadiche.

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Tra le più ricche sepolture longobarde vi sono quelle femminili di Torino-Lingotto e Parma-Borgo della Posta con le magnifiche fibule decorate a filigrana o in cloisonné e il guerriero di Lucca-Santa Giulia evidenza di una società fortemente militarizzata
(gli scudi circolari con umbone centrale, lo scramasax, la spada a due tagli, ecc.)
Tipici dell’artigianato germanico e tra le più raffinate manifatture sono i corni potori in vetro – rosa vinaccia da Cividale, verde da Spilamberto, blu da Castel Trosino – con filamenti applicati a onde che imitano i corni animali e che l’aristocrazia usava per bere: prestigioso simbolo di status che rimanda alla convivialità e all’ostentazione sociale del banchetto.

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Lo spaccato di un’economia frammentata e profondamente modificata rispetto all’Italia romana, in ragione anche dei mutamenti climatici, così come l’importanza raggiunta da diversi castelli e dalle città di riferimento dei ducati longobardi, sono ricordati in mostra grazie a oggetti di vario genere: da quelli d’uso comune – anfore, lucerne, pesi – alle monete coniate dai singoli ducati, affiancate a partire dal VII secolo da coniazioni nazionali, fino ad elementi architettonici che, insieme a un’approfondita rassegna di arredi liturgici, mostrano il diffondersi del cattolicesimo in continua alternanza
alla fede ariana.
Tra i materiali esposti spiccano il Pluteo con croci da Castelseprio prestato dal Museo di Gallarate (VA), il Pluteo con leoni e pavoni della Cattedrale di Modena (Capitolo Metropolitano della Cattedrale di Santa Maria Assunta) o quello, sempre con pavoni, da Santa Maria Etiopissa di Polegge (VI) – tutti marmi lunghi quasi due metri; o ancora l’iscrizione funebre di Raginthruda o il bellissimo Pluteo con agnello entrambi dai Musei Civici di Pavia, Capitale del regno.
Dalla cultura animalistica germanica dei primi tempi, che prediligeva la raffigurazione di animali astratti e scomposti, riflesso di una visione formale istintiva e irrazionale, si passò gradualmente ad assumere nuovi contenuti cristiani, linguaggi formali e temi iconografici, recepiti sia dal mondo romano che da quello bizantino. E contò pure il fatto che dal 685 al 752 la sede papale fosse occupata da papi greci o siriaci.
Voci del passato longobardo giungono anche dai manoscritti preziosi che la mostra ci offre accanto alle epigrafi.

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Nei monasteri di Montecassino e San Vincenzo al Volturno fu perfezionata la scrittura cosiddetta beneventana o longobarda, che fiorì in opposizione alla scrittura rotonda dell’Europa carolingia. Eccezionale monumento di questa cultura è il codice delle omelie, qui esposto, eseguito a San Vincenzo al Volturno.
La mostra si conclude con la grande fioritura della Longobardia Minor che prolunga – caduta Pavia ad opera di Carlo Magno – la presenza longobarda in un ducato autonomo in Italia, fino all’XI secolo.
È nel principato di Benevento e poi negli stati di Salerno e Capua – distaccatisi nel corso del IX secolo – che la presenza longobarda produrrà esperienze originali d’incontro con le culture greca e islamica da un lato, e con quella del mondo franco-tedesco dall’altro. È in questi secoli che si forma l’identità peculiare del Meridione, in bilico fra Europa e Mediterraneo, i cui esiti finali saranno rappresentati dall’eredità di tradizioni espresse in età normanna e sveva.

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Tantissimi i capolavori (oltre ai reperti da San Vincenzo al Volturno ) che testimoniano il valore artistico e la maturità espressiva raggiunta in questi secoli nel Sud Italia e le contaminazioni culturali: la Stele con l’Arcangelo dal Museo di Capua – considerato il santo “nazionale” del popolo longobardo – datata fra IX e X secolo, costituisce un esempio squisito della produzione più matura della scultura figurativa longobarda meridionale; Il Disco aureo con Cristo e gli Angeli dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un esempio di altissimo livello dell’oreficeria napoletana di influsso bizantino (o d’importazione bizantina) presente nella città partenopea agli esordi dell’età ducale; la Lastra con grifoni dall’Antiquarium di Cimitile (NA) un esempio eccellente della scultura di arredo liturgico di età tardo longobarda (sec. XI) che attesta stilemi di origine arabo bizantina.

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La grande epopea longobarda si ripercorre in mostra anche grazie alle suggestioni offerte da un allestimento originalissimo, basato su evocazioni cromatiche e materiche affidato ad Angelo Figus – una delle anime creative più sensibili del momento, capace di incrociare le istanze del design e della moda con quelle della cultura – e grazie a supporti e soluzioni tecnologiche multimediali, virtuali e immersive che offriranno suggestioni e molteplici contenuti.
A Pavia, il percorso non può che concludersi con un ulteriore approfondimento, nella sezione permanente dei Musei Civici nel Castello dedicata alla Pavia Longobarda ricca di alcuni noti capolavori, come il sarcofago di Toedote, introdotto in occasione della mostra – e poi in via definitiva – da una serie di contributi multimediali altamente innovativi a partire dalla ricostruzione a volo d’uccello della città del tempo, di cui non  rimangono tracce in alzato ma molti tesori da scoprire. Il catalogo sarà pubblicato da Skira.

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

Fonte: materiali stampa ufficiali

MOSTRE / Presentata “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, da settembre a Pavia, Napoli e in Russia

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LEGGI L’ARTICOLO AGGIORNATO DOPO LA CONFERENZA STAMPA DEL 25/5/2017

 https://percevalasnotizie.wordpress.com/2017/05/25/longobardi-pavia-napoli-russia/

 

Vecchio articolo:

PAVIA – L’hanno annunciata come la più importante mostra mai realizzata sui Longobardi e sarà ospitata in tre sedi: Pavia, Napoli e San Pietroburgo. L’accordo di partnership tra i Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia e il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli è stato siglato oggi. Ed ora è ufficiale: dal prossimo primo settembre al Castello di Pavia, dal 15 dicembre al MANN di Napoli  e ad aprile 2018 al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo sarà esposta “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”. 

15 ANNI DI RICERCHE – Susanna Zatti direttrice dei Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia e Paolo Giulierini direttore del MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli hanno siglato questa mattina a Pavia – presenti il Sindaco della città lombarda Massimo Depaoli, l’Assessore alla Cultura Giacomo Galazzo e Maurizio Cecconi Segretario Generale di Ermitage Italia – l’atto ufficiale che definisce la collaborazione per la realizzazione di una mostra che, per gli studi scientifici svolti, l’analisi del contesto storico italiano e più ampiamente mediterraneo ed europeo, per i materiali esposti, quasi totalmente inediti, e per le modalità espositive, definiscono  “epocale” .

Si tratta del punto di arrivo di oltre 15 anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche su siti e necropoli altomedievali, frutto del rinnovato interesse per un periodo cruciale della storia Italiana ed europea.

Con l’appoggio scientifico e la collaborazione fattiva del Mibact, la mostra – che a Pavia rientra nel progetto Cult City della Regione Lombardia – si presenta come un vero evento già nei numeri.

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Orecchino oro e smalti Napoli, Museo Archeologico Nazionale

OLTRE 300 OPERE ESPOSTE – Oltre 300 le opere esposte; più di 100 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira, 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra, 58 i corredi funerari esposti integralmente, 17 i video originali e le installazioni multimediali (touch screen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); 4 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a Istituzioni diverse, aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario; centinaia i materiali dei depositi del MANN vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

 

 

 

 

 

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Pluteo con agnello marmo Pavia, Museo Civici

Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano e con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky, la mostra organizzata da Villaggio Globale International consentirà – a differenza di precedenti eventi – di dare una visione complessiva e di ampio respiro (dalla metà del VI secolo, dalla presenza gotica in Italia,alla fine del I millennio) del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano: una terra divenuta crocevia strategico tra Occidente e Oriente, un tempo cuore dell’Impero Romano e ora sede della Cristianità, ponte tra Mediterraneo e Nord Europa.

Frutto di una “coproduzione” tra Pavia, capitale del Regno longobardo, e Napoli città bizantina ma punto di riferimento economico e culturale del Ducato di Benevento, “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” ricostruisce dunque le grandi sfide economiche e sociali affrontate dai Longobardi e riflette sulle relazioni e sulle mediazioni culturali che dominarono quei secoli di guerre e scontri, alleanze strategiche e grandi personalità.

Il Ducato di Benevento, rimasto in vita come stato indipendente sin oltre la metà dell’XI secolo, non solo conservò memoria e retaggio del Regno di Pavia abbattuto da Carlo Magno nel 774, ma elaborò un proprio originale ruolo di cinghia di trasmissione fra le culture mediterranee e l’Europa occidentale.  Parlarne oggi, in una fase di cambiamenti altrettanto marcati come quelli che si verificarono nell’Italia longobarda, significa per i curatori sperimentare la possibilità di costruire una visione “dal Mediterraneo” all’intera Europa, e mostrare una prospettiva del nostro continente in cui i legami fra le aree transalpine e quelle meridionali appaiano assai più equilibrati e dialoganti di quanto molta storiografia non abbia da sempre teso a rappresentare.

Il carattere internazionale dell’evento, promosso insieme ad uno dei più prestigiosi musei al mondo, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, e presentato – dopo Pavia e Napoli – nel 2018 in Russia, dove per la prima volta verranno accesi i riflettori sulla civiltà longobarda, è il segnale più concreto della consapevolezza che gli incroci di civiltà risultano sempre più evidenti e ineludibili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

PAVIA / La moda del Tre e Quattrocento in mostra al Castello Visconteo

rev166429(1)-oriPAVIA – Come si vestivano nel 1300 e nel 1400 gli abitanti e i frequentatori del Castello Visconteo di Pavia? Quali abiti, calzature e copricapi, quali accessori e tessuti indossavano i cavalieri e gli umanisti, le dame di corte e i castellani, i duchi e i loro ospiti illustri? Sono domande che sorgono spontanee percorrendo i loggiati e le immense sale del trecentesco castello.

La mostra Haveria carissimo vedervi in questo habito – dettagli di moda alla corte dei Visconti e degli Sforza prova a rispondere a queste domande, proponendo al visitatore un itinerario attraverso tre sezioni dei Musei Civici di Pavia: Bibliothec@ di corte, Pinacoteca Malaspina e Quadreria dell’Ottocento.

Questa mostra, che si disloca in tre sezioni dei  Musei Civici, si presenta come un percorso per suggestioni, dove lo spettatore è guidato alla scoperta di oggetti, provenienti direttamente da un passato affascinante e remoto, quali dipinti, miniature, incisioni, illustrazioni e carte da gioco, che descrivono abitudini e occasioni della vita di corte, racconti di un mondo di sfarzo e attenzione al dettaglio pregiato. Tra gli oggetti, spicca una minuscola scarpetta ritrovata durante i lavori di ristrutturazione del Castello, preziosa per la rarità del reperto, molto ben conservato, e documenti solo apparentemente aridi, come i lunghi elenchi di capi d’abbigliamento e biancheria registrati nei corredi nuziali delle spose legate alla famiglia ducale, dichiara Giacomo Galazzo, Assessore alla Cultura del Comune di Pavia.

Le tre sezioni museali corrispondono alle tre parti in cui è suddivisa la mostra.
– Tesori raccoglie, nell’antica sala che ospitò per più di un secolo la ricchissima Biblioteca visconteo-sforzesca, una minuscola scarpetta ritrovata durante i lavori di ristrutturazione del Castello, preziosa per la rarità del reperto, molto ben conservato, e insieme, alcuni pezzi notevoli come un tessuto con il celebre emblema del biscione visconteo, miniature francesi e un esempio dei Tarocchi cosiddetti del Mantegna.
– Fonti presenta dettagli di moda come le pale d’altare, i dipinti, gli affreschi della Pinacoteca Malaspina e, oltre le opere della collezione permanente, esemplari di pregio come una copia quattrocentesca delle Cronache di Norimberga.
– Visioni illustra, nella Quadreria dell’Ottocento, come i miti, le vicende, i protagonisti della storia milanese e pavese rivivano attraverso il recupero romantico, intriso di implicazioni risorgimentali. Pittori come Hayez, Faruffini, Massacra si misurano con il passato medievale e rinascimentale e ricostruiscono l’apparenza di un mondo fatto di architetture, gesti, fogge di abiti e accessori. La messa in scena richiede una regia efficace e un’attenta resa dei costumi, attraverso un linguaggio, che migra anche sulle pagine dei libri, nelle illustrazioni di romanzi storici e fiabe, e che va ad arricchire il nostro immaginario.

In occasione della mostra sono previste iniziative collaterali, quali itinerari guidati, conferenze e visite guidate gratuite per le scolaresche, che si possono prenotare presso Decumano Est decumanoest@yahoo.it tel. 3480624218.


INFORMAZIONI
Musei Civici – Castello Visconteo
Dal 18 marzo al 18 giugno 2017
Orari: da martedì a domenica 10-17.50
Ingresso:
€ 4, gratuito under 26 e over 70
Tel.  +39 0382.399770
SITO UFFICIALE: http://www.museicivici.pavia.it

PAVIA / “Il volto dell’antico Egitto”: svelati i segreti della mummia dell’Università

PAVIA –  Sabato 11 marzo 2017 l’Università di Pavia esporrà per la prima volta una mummia egizia in perfetto stato di conservazione e presenterà al pubblico, presso il Museo Archeologico dello stesso Ateneo, i risultati degli studi condotti sull’eccezionale reperto insieme a tutta la collezione egizia in una nuova esposizione. L’evento, intitolato “Il volto dell’antico Egitto”. Un Egyptian Corner all’Università di Pavia, si terrà presso il Museo Archeologico Sistema Museale dell’Università di Pavia in Strada Nuova 65  con inizio alle ore 17. 30.

UNA MUMMIA MISTERIOSA – Nel 1824 il Gabinetto di anatomia Umana dell’Università di Pavia ricevette in dono una mummia egizia proveniente dal Cairo. Nel 1933 passò al Museo di Storia Naturale e quindi negli anni ‘60 fu collocata in una torre del Castello Visconteo di Pavia, dove è rimasta fino al trasferimento presso le raccolte archeologiche dell’ateneo.  La mummia è misteriosa: riposa in una cassa ottocentesca, il cui coperchio riporta l’enigmatica scritta “Mummia Egiziana di una donna morta 810 anni prima dell’era volgare. Dono di S. Giorgiani del Cairo del 1824“. Per dare voce a questo reperto, solo apparentemente silenzioso, sono intervenuti il Prof. Maurizio Harari, direttore del Museo Archeologico dell’Ateneo e docente ordinario di Etruscologia ed Archeologia Italica dell’Università di Pavia e Sabina Malgora, archeologa e direttore del Mummy Project Research, équipe multidisciplinare votata allo studio delle mummie.

NUOVI STUDI – Dal 2013 la mummia è stata al centro di una serie di accurate ricerche con le più moderne tecniche di indagine medica e forense. Lo scopo è quello di restituirle l’identità, scoprire la sua età ed il periodo in cui è vissuta. Per questo è stata sottoposta alla tomografia computerizzata (TC) all’Ospedale San Matteo di Pavia e sono stati effettuati prelievi per analisi molecolari, tra cui quella del radio carbonio C14. Inoltre l’antropologa Chantal Milani ha studiato il profilo antropologico e lo specialista americano,  Jonathan Elias ha ricostruito il volto questa donna vissuta millenni prima di noi. Infine è stata creata una copia 3D del reperto ad opera di Spazio Geco di Pavia.

La ricerca sulla mummia è stata realizzata con il sostegno della Regione Lombardia nel progetto: “Condividere il patrimonio museale universitario: nuove modalità di fruizione rivolte anche agli utenti con disabilità sensoriali”.

Sabato 11 marzo i risultati degli studi saranno quindi resi noti per la prima volta al pubblico presso il Museo Archeologico dell’Università di Pavia, dove verrà presentata tutta la collezione egizia in una nuova esposizione.

LIBRI / Pavia, un saggio svela gli spettacolari mosaici del XII secolo

sap#LIBRI / #Pavia, un saggio svela gli spettacolari #mosaici del XII secolo #Medioevo

Pavia conserva un vero e proprio tesoro musivo di età medievale: sono ancora in loco i pavimenti figurati di San Michele Maggiore, di San Pietro in Ciel d’Oro e di San Teodoro, mentre quelli presenti nell’antica cattedrale di Santa Maria del Popolo, in Santa Maria delle Stuoie e in Sant’Invenzio sono ora conservati ai Musei Civici del Castello Visconteo.
Ammirati già da Opicino de Canistris nel XIV secolo per i loro colori e le loro immagini, questi mosaici cominciarono ad essere riscoperti a partire dalla metà del XIX secolo e sono ora da riconoscere, con piena consapevolezza, come un caso unico nel panorama italiano ed europeo, per numero e per ricchezza figurativa. A questo importantissimo patrimonio è dedicato il bel volume, appena uscito “«Pavia città ragguardevole». Mosaici pavimentali e cultura figurativa nel XII secolo”. Curata da Maddalena Vaccaro e pubblicata da SAP – Società Archeologica, la monografia  ricolloca i mosaici pavimentali nei loro contesti storici, religiosi e culturali di genesi, in cui si intrecciano elementi cristiani, antichi e orientali: questi capolavori tornano così protagonisti del ben noto panorama medievale di Pavia, rendendola di nuovo – come la definiva ai tempi lo scrittore arabo Edrisi nel  suo Libro del re Ruggero – una città davvero «ragguardevole».

«PAVIA CITTA’ RAGGUARDEVOLE». MOSAICI PAVIMENTALI E CULTURA FIGURATIVA DEL XII SECOLO di Maddalena Vaccaro

SAP Società Archeologica
336 pp. – illustrazioni in b/n con 18 pp. a colori. Formato A5.
Prezzo di copertina: 20,00 euro.