ARCHEOLOGIA / Ucraina, scoperta una sepoltura anomala del IV secolo: era forse una “stregona”?

Foto:© Державний історико-культурний заповідник “Трипільська культура”
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Era sepolta prona e con le mani legate dietro la schiena, un chiaro segno che in vita doveva essere stata, o aver fatto, qualcosa di “speciale”. La donna, i cui resti sono stati trovati in un campo nei pressi di  Legezino, nel distretto di Talnovsky in Ucraina, aveva circa 25 anni ed era stata deposta in questo modo circa 1.600 anni fa. Il contesto storico è quello della cosiddetta Cultura di Černjachov,  fiorita tra il II ed il V secolo d.C. tra le odierne Ucraina, Bielorussia e Romania e “culla” delle popolazioni di stirpe gota.

Gli archeologi del Museo Nazionale di Storia Ucraina ritengono si tratti di una “sepoltura anomala”, tipologia ben nota agli esperti e diffusa in diversi contesti storici e geografici che prevede l’inumazione, da parte della comunità, di individui ritenuti “particolari” secondo modalità differenti rispetto al resto dei defunti: di solito, la deposizione avviene in contesti relativamente isolati e la salma viene sistemata nella tomba in posizione prona o comunque differente rispetto alla prassi ordinaria; lo scheletro inoltre  appare spesso legato, inchiodato a terra oppure presenta mutilazioni inflitte post mortem, con molta probabilità allo scopo di impedire al defunto di “tornare” in qualche modo a turbare il mondo dei vivi.

Le sepolture non convenzionali di “Revenants” (letteralmente “ritornanti”) appaiono diffuse sia nell’Antichità che nel Medioevo, sono citate dalle fonti (un esempio: la Historia Danorum, di Saxo Grammaticus) e sono state  studiate dal mondo scientifico (vedi bibliografia in fondo all’articolo). Si ipotizza che il trattamento  peculiare riservato a questi defunti risentisse di credenze ancestrali (alcune delle quali sopravvivono per secoli nel folklore: si pensi al fenomeno del vampirismo) legate alla paura dei morti e al loro possibile ritorno nel mondo dei vivi; per scongiurare questo timore, dunque, si agiva sulla salma con una serie di azioni che andavano dalla decapitazione all’infissione di oggetti nel corpo (defixio), dalla mutilazione alla sepoltura in posizione prona.

 

La tomba femminile ritrovata in Ucraina era priva del corredo, presente di norma nelle deposizioni afferenti alla Cultura di Černjachov e composto solitamente di monili e ceramiche: una circostanza che supporta ulteriormente la tesi che la defunta fosse una donna ritenuta “particolare” dalla comunità, forse per via dello status sociale (una straniera? una mendicante?),  della professione (una prostituta?) o del particolare “legame” con il mondo soprannaturale. In altre parole, poteva essere percepita come una sorta di “stregona”. Con tutta la complessità che, nella ricerca storica e antropologica, questo termine sottende. 

 (e.p.)

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Fonte notizia: RT / Archaeology News Network

Breve bibliografia: 

Maria Giovanna Belcastro – Jacopo Ortalli (a cura di), Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall’epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna. Giornata di Studi (Castelfranco Emilia, 19 dicembre 2009), Quaderni di Archeologia dell’Emilia Romagna 28, All’Insegna del Giglio, Firenze 2010.

Tommaso Braccini, Prima di Dracula. Archeologia del vampiro, Il Mulino, Bologna 2011.

Francesca Ceci, L’interpretazione di monete e chiodi in contesti funerari: esempi dal suburbio romano, in Culto dei morti e costumi funerari romani, atti del convegno Roma 1998 (Palilia 11), Wiesbaden 2001, pp. 87-95.

Alessandro Costantini, Sepolture “anomale” di età romana: alcuni esempi da Pisa, in Milliarium, n. 10,  pp. 114-117.

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SCOPERTE / Nelle Marche riemerge la tomba monumentale di un capo piceno

CORINALDO (AN) – Una tomba monumentale picena con i resti di un personaggio d’alto rango è stata scoperta a Nevola nei pressi di Corinaldo, in provincia di Ancona, dagli archeologi del Dipartimento di Storia Culture Civiltà (DiSCi) dell’Università di Bologna durante una campagna di scavi. La sepoltura monumentale, forse un tumulo, risale al VII secolo a.C ed era circondata da un fossato anulare di circa 30 metri di diametro; al centro si trovava una grande fossa colma di offerte funebri tra cui un carro da parata, armi, oggetti di bronzo e molti vasi di ceramica, che costituivano il ricco corredo del personaggio sepolto, con ogni probabilità un membro dell’élite locale. La scoperta permette di gettare ulteriore luce sugli antichi Piceni e, in generale, sulle popolazioni italiche preromane nelle Marche.

La campagna di scavi rientra nell’ambito del multidisciplinare e innovativo progetto ArcheoNevola, diretto da Federica Boschi del del Dipartimento di Storia Culture Civiltà – DiSCi dell’Alma Mater. Nato dalla collaborazione fra DiSCi, Comune di Corinaldo, Consorzio Città Romana di Suasa e la Fondazione Flaminia di Ravenna, il progetto ha un’impronta metodologica che punta sulla programmazione e strategia archeologica consapevole e si pone il triplice obiettivo di realizzare attività di studio, formazione e ricerca attorno all’area archeologica di recente scoperta a Corinaldo.

Il rinvenimento acquisisce un’importanza ancora maggiore in considerazione del luogo della scoperta, lungo il torrente Nevola, ovvero in un settore delle Marche compreso tra i fiumi Cesano ed Esino, finora molto lacunoso dal punto di vista della storia del popolamento di età picena. La recente acquisizione offre alla comunità scientifica una nuova chiave di lettura, che connota la valle del Nevola come un luogo nevralgico per la conoscenza della storia più antica del territorio marchigiano, dall’età pre-protostorica fino alla prima romanizzazione.

Fonte: Magazine Unibo

SCOPERTE / Lo scheletro del bimbo di Pompei “svelerà” gli ultimi attimi della città sepolta dall’eruzione

Immagini: © Parco Archeologico di Pompei

POMPEI (NA) – Aveva tra i 7 e gli 8 anni ed è spirato, insieme ad altre centinaia di pompeiani, durante la tremenda eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che ha distrutto oltre a Pompei anche Ercolano e Stabia, imprimendosi nella memoria collettiva come una delle più impressionanti (e ben documentate) catastrofi della storia antica. Oggi, dopo quasi duemila anni di distanza, il piccolo scheletro del bambino rinvenuto nei giorni scorsi nell’area delle Terme Centrali sarà analizzato dagli specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei, i quali effettueranno un primo screening della stato di salute della giovane vittima, per poi indirizzare le successive indagini esterne sul DNA.

Lo scheletro è stato scoperto durante la pulizia e il restauro di un ambiente di ingresso. Al di sotto di uno strato di circa 10 centimetri è affiorato prima il piccolo cranio e in un secondo momento le ossa, disposte in maniera raccolta, che hanno permesso di formulare le prime ipotesi circa l’età del fanciullo che, in fuga dall’eruzione, aveva trovato ricovero nelle Terme Centrali.  Lo scheletro è stato subito rimosso con estrema cura e trasferito al Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico, ora incaricato di svolgere gli esami. La peculiarità del ritrovamento è che lo scheletro è immerso nel flusso piroclastico (mix di gas e materiale vulcanico). Normalmente nella stratigrafia dell’eruzione del 79 d.C. è presente nel livello più basso il lapillo e poi la cenere che sigilla tutto. In questo caso si doveva trattare di un ambiente chiuso dove il lapillo non è riuscito ad entrare né a provocare il crollo dei tetti, mentre è penetrato direttamente il flusso piroclastico dalle finestre, nella fase finale dell’eruzione.

 

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La prima fase di studio avrà come oggetto le analisi metriche, morfologiche e dei markers di stress scheletrici, ovvero di misurazioni delle ossa e valutazioni di impronte muscolari sulle scheletro, queste ultime utili a valutare se ci sono tracce di eventuali attività fisiche (trasporto pesi, deambulazione ecc.).

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Incrociando la misura della lunghezza delle ossa con le analisi dello sviluppo dentario sarà possibile determinare con maggiore precisione l’età del bambino, al momento stabilita tra i 7 e gli 8 anni. Ulteriori informazioni potranno riguardare eventuali patologie rilevabili, considerato che non tutte le malattie sono identificabili sulle ossa. Non sarà invece possibile in questa fase stabilire il sesso dell’individuo, in quanto i caratteri di dimorfismo tipicamente maschili o femminili non son ancora definiti in età infantile. Tali determinazioni saranno possibili solo in un eventuale seconda fase di analisi sul DNA, qualora si presenti in un buono stato di conservazione.

Lo scheletro è stato rinvenuto pressoché completo ad eccezione di una porzione del torace destro, della mandibola e di parte degli arti superiori e di arti inferiori e non appaiono lesioni dovute alle intercettazioni ottocentesche.
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“Le indagini sui resti della piccola vittima delle Terme Centrali – dichiara il responsabile del Laboratorio di Ricerche Applicate, Alberta Martellone – saranno fondamentali per ricostruire la composizione e lo stato di salute degli abitanti di Pompei nel 79 d.C. I risultati che ne deriveranno potranno fornire un ulteriore contributo alla conoscenza della storia della città prima che l’evento eruttivo del 79 d.C. la cristallizzasse”. Normalmente i dati antropologici che ci pervengono dalla storia sono relativi a individui, deceduti per morte naturale e ritrovati nelle sepolture delle necropoli. Nel caso unico di Pompei ci troviamo di fronte, invece, a resti umani di individui nel pieno della loro vitalità, morti  a causa di calamità naturali, quali l’eruzione. Le analisi su tali resti consentono di aprire uno spaccato sulla popolazione vivente dell’epoca, che in nessun altra situazione sarebbe stato possibile.”
Nella fase di rinvenimento, oltre all’antropologa hanno contribuito allo studio della giacitura del reperto anche esperti vulcanologi e geologi, allo scopo di determinare le fasi stratigrafiche e le dinamiche di seppellimento. Le analisi del DNA saranno condotte a breve grazie alla collaborazione del dipartimento-di-medicina-molecolare-e-biotecnologie-mediche della Federico II.

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Un coltello al posto della mano: dal Veneto ecco il “Capitan Uncino” longobardo [#Foto]

VERONA – [E.P.] Aveva un’età compresa, al momento del decesso, tra i 40 e i 50 anni e un coltello a mo’ di protesi al posto dell’avambraccio destro, proprio come una specie di “Capitan Uncino”: l’uomo, sepolto nella vasta necropoli (164 tombe) di Povegliano Veronese (VI e l’VIII secolo d.C.) era già ben nota ai cultori in quanto scavata in due campagne tra il 1985-86 e il 1992-93. Ma ora un’èquipe di ricercatori delle Università La Sapienza di Roma e Cattolica di Milano, insieme ai loro colleghi della  Scuola di Paleoantropologia di Perugia e del Policlinico Umberto I, ha pubblicato sul “Journal of Anthropological Sciences” (Vol. 96 – 2018) un dettagliato studio che esamina lo scheletro dell’uomo, trovato con un coltello posizionato in orizzontale all’altezza del bacino, mentre di solito armi di questo tipo sono dislocate in verticale e sul fianco del cadavere. La tesi degli studiosi è che si trattasse di una protesi. In linea con il coltello si trovava infatti ciò che restava del braccio destro, amputato con un’incisione netta –  ben cicatrizzata e senza tracce di infezioni, segno che la medicazione dopo il trauma era stata realizzata in maniera molto accurata -,  piegato a 90° tanto che il coltello ne sembra costituire la “naturale” prosecuzione.

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La sepoltura: le frecce indicano la posizione del braccio e del coltello (da  JAS, 96-2018, p. 4).

 

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I particolari delle ossa del braccio con i segni dell’amputazione (da  JAS, 96-2018, p. 5).

Le ossa conservavano inoltre ancora tracce organiche di pelle e cuoio che molto probabilmente facevano parte del sistema con cui la protesi era fissata all’avambraccio. Ad avvalorare ulteriormente la tesi dei ricercatori c’è anche l’esame dei denti dello scheletro,  che presentavano segni  notevolissimi di usura soprattutto nella parte destra: lesioni compatibili, secondo gli studiosi, con l’impiego della dentatura per stringere e tirare le stringhe di cuoio che tenevano legata la protesi. L’uomo, evidentemente,  se la legava egli stesso al braccio, aiutandosi con la mano sinistra.

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I segni di usura dei denti ( da  JAS, 96-2018, p. 9).

Le cause dell’amputazione non sono note: l’uomo potrebbe essersela procurata durante un combattimento, oppure gli potrebbe essere stata inflitta come pena a seguito di qualche delitto  – l’Editto di Rotari (643) prevedeva ad esempio l’amputazione della mano per i falsari -, o ancora, potrebbe esser il risultato di un intervento chirurgico.
Alcuni dei ritrovamenti di Povegliano Veronese (a cominciare dalla fossa contenente un cavallo decapitato e due cani integri, di recente esposta  anche alla mostra di Pavia e Napoli “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”) sono già stati pubblicati e sono ben noti agli studiosi. Ora arriva questo studio a fornire nuovi e interessanti dettagli sulla storia della comunità longobarda che abitava la zona quasi un millennio e mezzo fa.

Elena Percivaldi

Fonte: Ileana Micarelli, Robert Paine, Caterina Giostra, Mary Anne Tafuri,
Antonio Profico, Marco Boggioni, Fabio Di Vincenzo, Danilo Massani,
Andrea Papini & Giorgio Manzi, Survival to amputation in pre-antibiotic era: a case study from a Longobard necropolis (6th-8th centuries AD), in “Journal of  Anthropological Sciences”, Vol. 96 (2018), pp. 1-16.

ARCHEOLOGIA / Ad Aquileia (UD) un Convegno sulle sepolture rituali di bovini

AQUILEIA (UD) – Negli scavi condotti nell’ambito della villa rustica di Muris per conto del
Comune di Moruzzo (UD), la Società Friulana di Archeologia ha individuato i resti di ben nove bovini, di varia età, sepolti al di sopra delle strutture utilitaristiche ormai abbandonate. Essi sono stati ricondotti a una epidemia, come quella avvenuta alla fine del IV secolo d.C, ricordata dalle fonti. Sepolture singole di bovini sono note dai rinvenimenti archeologici in più luoghi e in diverse epoche. In Italia settentrionale il fenomeno è attestato dalla protostoria fino al pieno Medioevo, ma in genere si tratta di un singolo animale.

Per allargare lo sguardo al più vasto fenomeno delle sepolture di animali in genere e alla gamma di significati che esse possono avere,  la Società Friulana di Archeologia, d’intesa e in collaborazione con il Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università di Udine, l’Associazione  Italiana  di  Archeozoologia (AIAZ), il Dipartimento di Scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti dell’Università cattolica, sede di Piacenza, nell’ambito delle lezioni della Scuola di specializzazione interateneo in archeologia,  organizza un incontro di studi su “Sepolture rituali  di bovini e di altri animali nell’Italia antica e nella media Europa dalla Protostoria al Medioevo. Un aggiornamento archeologico”. Il Convegno si tiene il 7 aprile 2018 ad Aquileia (Ud) presso Casa Bertoli (via Patriarca Poppone), con inizio alle ore 9.30. 

L’incontro di studi si svolge nell’ambito delle lezioni previste per la scuola di specializzazione interateneo in archeologia e continua la tradizione, inaugurata alcuni anni fa, di proporre nel periodo primaverile un convegno ad Aquileia. Con il patrocinio di:  Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Fondazione Aquileia, Comune di Moruzzo.

PROGRAMMA

Ore 9,30. Umberto Tecchiati, Le sepolture di bovini nella media
Europa tra protostoria ed età romana.
Ore 10,00. Elena Percivaldi, Sepolture di bovini e altri animali in
Italia settentrionale e aree contermini dalla protostoria al pieno
Medioevo.
Ore 10,30. Maurizio Buora e Massimo Lavarone, Le sepolture di
bovini nell’ambito della villa romana di Muris di Moruzzo, dati di
scavo.
Ore 11, 00. Gabriella Petrucci, Analisi osteologiche dei bovini
rinvenuti nella villa romana di Muris di Moruzzo.
Ore 11,30, Licia Colli, Nuovi dati dalle analisi del DNA dei bovini
di Moruzzo e di altre località.
Ore 12,00 Raffaella Cassano, Gianluca Mastrocinque, Adriana
Sciacovelli, Rituali di fondazione della domus ad atrio a Sud del
Foro di Egnazia

Ore 12,30 Claudio Sorrentino, Uso rituale di bovini a Pirgy, area Sud

Sezione poster

Claudio Sorrentino, Laura Landini, Alessandro Tognari, Due
equidi da Santa Maria Capua Vetere, loc. Piccirillo (CE)

Laura Landini, La deposizione di una testa di bovino da Palazzo
Poggi (LU): una evidenza di rito?

Presentazione di nuovi volumi di archeologia

Per informazioni: archeofriuli@yahoo.it  oppure archeofriuli@gmail.com

 

Olanda, trovata una necropoli romana del II-III secolo [#FOTO #GALLERY]

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© Foto: RWS

PAESI BASSI –  Un cimitero romano, uno dei più settentrionali finora trovati in Europa, è riemerso in Olanda nei pressi di Bemmel, nella municipalità di Lingewaard. La necropoli è databile fra il II e il III secolo d.C. ed era destinata a ospitare i membri delle élite locali. La scoperta è stata fatta dagli archeologi del  Rijkswaterstaat, Dipartimento che fa parte del Ministero delle Infrastrutture e dell’Ambiente olandese,  durante gli scavi condotti per l’ampliamento dell’autostrada A15 dallo svincolo di Ressen alla A12.

Le tombe, in tutto 48,  si trovavano a circa 50 cm di profondità e contenevano, oltre ai resti inceneriti dei defunti, anche preziosi corredi composti da suppellettili e oggetti in terracotta (vasi, brocche, piatti, bicchieri e lampade a olio), vetro (bottiglie e ciotole) e bronzo (tra cui alcune brocche finemente decorate). Nonostante gli ornamenti personali siano in genere scarsi nelle sepolture romane di quest’epoca, le tombe  di Bemmel hanno restituito anche fibule, aghi crinali, specchi, cesoie e persino una bottiglia di profumo completa del suo contenuto.  In una delle sepolture, inoltre, è stata trovata una stele di pietra contenente un ritratto femminile, mentre un’altra tomba conteneva i resti di un bambino.

La città romana più vicina alla necropoli di Bemmel, spiegano gli archeologi, è Nimega, Noviomagus Batavorum, fondata in età augustea come castrum legionario a difesa del fiume Waal e della valle del Reno e divenne municipium nel 98 c.C., ma dista circa 10 Km. Con molta probabilità, quindi, questo non era il luogo di sepoltura dei cittadini abbienti della città, bensì degli abitanti di una villa romana, le cui tracce però sono ancora da trovare.

I ritrovamenti saranno ufficialmente presentati al pubblico i prossimi  27, 28 e 29 aprile 2018 in occasione della “Settimana Romana”. Dal 2019 i reperti saranno probabilmente esposti  nel Valkhofmuseum di Nimega.

Fonte: Rijkswaterstaat

GALLERY (foto © RWS)

 

 

 

Gli archeologi al lavoro  (foto © RWS)

 

SCOPERTE / Nel Pavese spunta una necropoli longobarda del VI secolo (aggiornamento)

PAVIA – Undici tombe di età longobarda, tutte ritrovate a Gambolò, in frazione Belcreda, sulla provinciale che collega Vigevano a Pavia. si tratta dell’ennesimo tesoro restituito dal territorio lombardo  relativo ai Longobardi, popolo che dal 568 al 774 governò la penisola. Pavia è stata capitale del regno e poco distante, a Lomello, ebbe luogo il secondo matrimonio della regina Teodolinda con Agilulfo, sovrano dei longobardi tra il 591 e il 616. La necropoli è emersa in occasione dei lavori di posa del nuovo metanodotto Cervignano d’Adda–Mortara di Snam Rete Gas. Il luogo della scoperta è presidiato dai carabinieri e dalla polizia locale per evitare l’intervento dei tombaroli.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, gli archeologi stavano facendo le consuete verifiche su un’opera pubblica quando hanno trovato la prima tomba: «Con estrema cautela — spiega al Corriere Nicola Cassone, archeologo e direttore degli scavi— abbiamo scorticato la parte che potesse permetterci di evidenziare tutta la necropoli in pianta. Secondo noi non è tutto qui: l’area potrebbe essere molto più estesa; le fosse trovate sino ad ora sarebbero solo una piccola parte». Gli archeologi hanno trovato alcuni reperti risalenti alla più antica epoca longobarda (VI secolo), di tipologia affine a quelle scavate finora soltanto sopra il Danubio. «La prima sepoltura che abbiamo studiato — prosegue Cassone nell’intervista al quotidiano milanese —  apparteneva ad un soldato. Gli oggetti trovati ai piedi ci raccontano la sua storia». Altri reperti emersi sono  fiasche in a stralucido di ceramica con stampigliature, asce barbute, pugnali, punte di frecce e fibbie di cinturoni da guerra. Niente ossa: il terreno, per via della vicinanza al fiume, è molto acido e corrosivo.

A Gambolò il locale Museo Archeologico espone numerosi ritrovamenti relativi alla civiltà di Golasecca (Età del ferro): ora  che oggi si trovano nel museo archeologico lomellino proprio a Gambolò, in zona non erano mai state trovate tracce della passaggio dei longobardi, la cui presenza è attestata poco più distante, al battistero di Lomello, dove si sposò la regina Teodolinda.

 

ARCHEOLOGIA / I cavalli, il “gigante”, la ragazza legata: scoperta in Germania eccezionale necropoli di epoca merovingia

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GERMANIA – Una necropoli con una quindicina di tombe di età merovingia (VI secolo d.C.) è stata scavata a  Theißen, nel comune di Zeitz, in Germania, non lontano da Lipsia. L’importanza della scoperta è eccezionale per via della rarità dei ritrovamenti effettuati.  Oltre alla presenza di tre sepolture di cavalli, pratica funeraria ampiamente nota nelle società barbariche,  una tomba conteneva infatti i resti di un uomo molto alto per la sua epoca: quasi 2 metri. Si tratta con molta probabilità di un guerriero: accanto al corpo era stata infatti deposta una lancia e una spada.

Un’altra delle tombe conteneva i resti di una giovane donna, deceduta in età compresa tra i 16 e i 18 anni: si tratta di una “sepoltura anomala” perché la ragazza era stata deposta con le mani legate dietro la schiena e il corpo era stato trafitto all’altezza del petto da una barra di ferro. E’ probabile che si trattasse – come in casi analoghi noti in altri contesti e già studiati anche in Italia (la definizione è di “revenant”, letteralmente ritornanti) – di una persona con disabilità, o malata oppure che in vita aveva tenuto comportamenti giudicati “eccentrici” dalla comunità, che quindi ritenne di seppellirla in modo da scongiurare il pericolo di un suo “ritorno” a disturbare i vivi.

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La sepoltura equina

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La tomba della fanciulla legata

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La tomba del guerriero “gigante”

Fonte: National Geographic

MOSTRE / In Francia gli splendori del Regno Merovingio d’Austrasia [GALLERY / VIDEO]

1SAINT-GERMAIN-EN-LAYE (FRA) – Una grande mostra sui tesori dei Merovingi, con pezzi spettacolari provenienti da Musei locali e di tutta Europa. Dopo essere stata esposta, dal 16 settembre 2016  al 26 marzo 2017, presso lo Spazio Camille Claude di Saint-Dizier, è in corso fino al 2 ottobre al Museo Archeologico Nazionale di  Saint-Germain-en-Laye, in Francia, la mostra “Austrasie, le royaume mérovingien oublié”(Austrasia, il regno dimenticato dei Merovingi). Si tratta di un evento importante perché la mostra, itinerante, è la prima organica dedicata all’Austrasia, culla della dinastia merovingia tra il 511 e il 717. Importanti rassegne erano già state dedicate in passato (negli anni Ottanta del secolo scorso) agli altri regni che hanno fatto la storia della Francia altomedievale, Neustria e Borgogna, ma nessuna di questa portata era stata incentrata sull’Austrasia.

La mostra, organizzata con la collaborazione dell’INRAP – Institut national de recherches archéologiques préventives, invita dunque a scoprire l’unicità e la ricchezza della vita di tutti i giorni e l’organizzazione sociale del regno dei Merovingi. Per l’occasione saranno riuniti  importantissimi oggetti in prestito dai maggiori musei europei: il Museo di Colonia e Stoccarda, in Germania, il Musée d’Amay e i Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles in Belgique, il Musée National d’Histoire de l’Art du Luxembourg. Tra essi, i più significativi sono il corredo della tomba del piccolo principe di Colonia , l’anello del vescovo di Metz, i gioielli della dama di Grez-Doiceau, oltre naturalmente ai reperti provenienti dalla stessa Saint-Dizier e scoperti durante una campagna di scavo condotta dall’INRAP nel 2002. In quell’occasione, sul sito detto “La Tuilerie” gli archeologi riportarono alla luce tre eccezionali sepolture nobiliari franche e una equina datate alla prima metà del VI secolo.

 

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Gli oggetti recuperati furono in tutto oltre 200 a testimonianza dell’altissimo rango degli inumati: gioielli in oro, argento e pietre preziose, armi, bicchieri in vetro e vasellame di bronzo. I reperti sono attualmente in mostra in un’esposizione permanente allestita presso il Museo di Saint-Dizier. La scoperta ha fatto della cittadina il luogo più rappresentativo e centrale per quanto riguarda la storia francese all’epoca degli eredi di Clodoveo.

 

GALLERY (foto: © INRAP)

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L’iniziativa nasce dopo il successo della mostra ” I nostri antenati barbari ” nel 2008, che ha attirato 35.000 visitatori. Come spiega l’Inrap in una nota, il nuovo progetto fa parte di una strategia di sviluppo incentrata sull’archeologia avviata dal Comune di Saint-Dizier nel mese di novembre 2014, iniziata con la firma di un accordo pluriennale tra lo Stato francese, il Consiglio regionale, il Consiglio locale e la stessa INRAP.

 

TEASER DELLA MOSTRA

 

Informazioni: www.austrasie-expo.fr

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ARCHEOLOGIA / Scoperta un’enorme necropoli àvara in Slovacchia [GALLERY]

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Sepoltura di uomo con cavallo. Source: TASR

BRATISLAVA (SK) – Una vastissima necropoli con oltre 460 tombe àvare è stata scoperta a Bratislava durante i lavori per la costruzione della tangenziale che passerà attorno alla capitale slovacca. Il ritrovamento, uno dei più imponenti mai effettuati nel Paese, si annuncia di enorme importanza scientifica perché aiuterà a gettare nuova luce sullo stanziamento, a livello locale e non solo, di gruppi di Avari, popolazione proveniente dalle steppe euroasiatiche e imparentata con gli Unni che occupò l’area pannonica – corrispondente all’odierna Ungheria, parte dell’Austria e della Slovacchia – nel VII e VIII secolo, prima di essere vinta e sottomessa da Carlo Magno nel 796.

La necropoli si trova nel borgo di Podunajské Biskupice e risale all’VIII secolo. Gli archeologi, impegnati da 5 mesi negli scavi, hanno riportato alla luce almeno 460 tombe molte delle quali con corredo: gioielli femminili e fibbie da cintura in bronzo ornate con motivi animali. Tra i ritrovamenti più interessanti, una rarissima moneta coniata da Carlo Magno e datata 771-793. Sono presenti anche sepolture di cavalli.

GALLERY (Foto:  © TASR)

Il ritrovamento è stato definito eccezionale da Milan Horňák, membro della società archeologica Via Magna che sta conducendo gli scavi. Al termine dei lavori, i reperti saranno esposti al Museo Archeologico del Museo Nazionale Slovacco di Bratislava.

Fonte: The Slovak Spectator [1 Luglio 2017]

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