Arcetri (Fi), nuovo allestimento per la casa di Galileo: Villa Il Gioiello diventa luogo della memoria del grande scienziato [#FOTO]

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FIRENZE, 12 ottobre 2018 – Galileo Galilei visse i suoi ultimi 10 anni di vita, confinato agli arresti domiciliari sulla collina di Arcetri, una piccola zona collinare a sud del centro di Firenze. “Villa Il Gioiello”, questo il nome della dimora odierna, presenta ancora al suo interno alcuni ambienti che hanno accompagnato la vita quotidiana dello scienziato, ricostruiti sulla base delle fonti documentarie disponibili grazie ad un progetto promosso da Fondazione CR Firenze e dal ‘Il Colle di Galileo’, un accordo fra le istituzioni scientifiche che insistono sulla collina di Arcetri (Università di Firenze, Istituto Nazionale di Astrofisica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Fisica Nucleare). Hanno contribuito alla realizzazione il Museo Galileo e l’Accademia dei Georgofili.

Il nuovo allestimento per la casa di Galileo sarà inaugurato oggi, venerdì 12 ottobre 2018, alle ore 17  alla presenza del Rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei, del Vice sindaco Cristina Giachi, del Vice Presidente di Fondazione CR Firenze Donatella Carmi e del professor Giacomo Poggi, presidente del Comitato scientifico de ‘Il Colle di Galileo’.

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UN RESTAURO ACCURATO – Gli interventi sulla ViIla, oltre alla installazione di dispositivi audiovisivi principalmente dedicati agli incontri scientifici e alle scuole di dottorato in fisica che si svolgono periodicamente fra queste mura, si sono concentrati sulla ricostruzione e sull’arredo di alcuni ambienti emblematici: lo studiolo, la cucina e la cantina. Nello studiolo di Galileo, che è oggi uno dei luoghi più suggestivi del complesso, il mobilio è autentico, del Seicento o del secolo precedente, ed è stato scelto da antiquari esperti, guidati anche dall’inventario della villa redatto nei tempi immediatamente successivi alla morte di Galileo. Artigiani di grande esperienza specializzati nel restauro di libri antichi hanno ricostruito le ‘vacchette’, cioè i quaderni con copertina in pelle che contengono alcune copie degli appunti che Galileo redigeva sul moto dei satelliti medicei. Nei locali della villa sono stati posizionati anche otto sedie cinquecentesche e un leggio; nella stanza dove Galileo è spirato si trova un bassorilievo ligneo dei primi del secolo scorso, che rappresenta lo scienziato circondato dai suoi discepoli, secondo la consolidata iconografia galileiana.

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La cantine e la cucina erano locali intatti al tempo del restauro della Villa, ma totalmente privi di arredi. La loro ricostruzione, curata dall’Accademia dei Georgofili, si è bastata su studi che hanno permesso di definire un’ipotesi verosimile del materiale e degli oggetti contenuti. Le botti e il piccolo tino sono state costruiti seguendo le tecniche di allora; altri contenitori sono invece oggetti di antiquariato. Fiaschi, brocche e bicchieri di vetro sono stati riprodotti attraverso i quadri dell’epoca, mentre un tavolo di legno e dei panchetti sono stati realizzati secondo stilemi tratti da rappresentazioni iconografiche coeve.

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Fra gli altri interventi sostenuti dalla Fondazione CR Firenze ci sono anche la Biblioteca Virtuale,  che consiste, attraverso un dispositivo che proietta su una parete l’immagine di una libreria, di estrarre e consultare virtualmente i volumi o le opere possedute da Galileo. Monitor touch-screen consentono al visitatore di leggere un’ampia documentazione predisposta dal Museo Galileo, sulla villa, sui luoghi galileiani presenti a Firenze e sugli apparecchi e strumenti progettati dallo scienziato. Altri monitor consentono al visitatore di apprendere come, a partire dalla fine del secolo diciannovesimo fino ai giorni d’oggi, si siano sviluppate le attività scientifiche nel campo delle fisica e dell’astronomia sulla collina di Arcetri. Tutto il percorso è accompagnato da totem illustrativi con testi in italiano ed inglese.

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“PARADISO” DELLA FISICA  – La collina di Arcetri è oggi uno dei luoghi più importanti della storia della fisica. Nel maggio 2013 è stata designata sito storico dalla Società Europea di Fisica(EPS): è il secondo sito storico italiano ad aver avuto questo riconoscimento (dopo Via Panisperna a Roma, resa celebre dagli esperimenti sul rallentamento dei neutroni realizzati da Enrico Fermi nel 1934) che ne testimonia l’importanza per lo sviluppo della Fisica nell’ambito delle ricerche svolte dagli scienziati che vi hanno operato: Galileo Galilei; gli astronomi Giovan Battista Amici, Giovan Battista Donati e Giorgio Abetti; i fisici Enrico Fermi, Gilberto Bernardini, Enrico Persico, Franco Rasetti, Giuseppe Occhialini e Bruno Rossi.

La Villa è attualmente visitabile solo su prenotazione e con visita guidata”. Per informazioni e prenotazioni telefonare allo +39 055 2756444, da lunedì a venerdì 9-17, sabato 9-13, oppure scrivere edumsn@unifi.it

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MOSTRE / A Gubbio “Un giorno nel Medioevo”, la vita quotidiana di una città tra l’XI e il XV secolo [#FOTO]

GUBBIO (PG), 1 agosto 2018 –  Le attività economiche, gli stili di vita, le pratiche religiose, gli aspetti culturali e ludici di una città italiana tra il 1000 e il 1500. Fino al 6 gennaio 2019,  la mostra “Un giorno nel Medioevo. La vita quotidiana nelle città italiane dei secoli XI-XV” documenta un’epoca troppo spesso distorta e mistificata, ricostruita attraverso luoghi comuni e pregiudizi.

GALLERY

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LE OPERE E IL PERCORSO –  Una lettera in cui la figlia di Marco Polo reclama in dote i beni che il padre ha portato dalla Cina. Un trattato medico, impreziosito da figure anatomiche, per fornire consigli su come evitare la peste. Ma anche strumenti utili alla vita di tutti i giorni: dalle armi per difendere la città, ai banchi di commercio e delle attività economiche che si aprivano sulle piazze, fino agli aspetti più intimi della quotidianità: dalla dimensione religiosa al letto e alla tavola imbandita per i pasti, agli svaghi e alla musica di una società che sapeva anche gioire e divertirsi. Il percorso, progettato nelle sei sezioni “Uno spazio difeso”, “La città dei mestieri”, “Un mondo impregnato di Dio”, “La casa il primo status symbol”, “Saperi e professioni intellettuali” e “Giochi di bambini, passatempi di adulti”, illustra gli aspetti contraddittori e dinamici, multiformi e sorprendenti di “Un giorno nel Medioevo”.

Pinacoteca di Todi

12. Elmo a marmitta. Ferro, seconda metà XIII secolo – Museo Civico del Comune di Todi

MINI LEZIONI DI STORIA  – Lo storico Alberto Grohmann regala ai visitatori la panoramica a volo d’uccello su una città medievale, mentre Franco Cardini parla di scienza e conoscenza e Massimo Montanari spiega la tavola come centro di potere. Da Maria Giuseppina Muzzarelli a Franco Mezzanotte e Giovanni Vitolo, sono diciotto gli storici autori di altrettanti video che corredano ogni sezione della mostra. Il percorso espositivo è arricchito da mini lezioni di storia su La città (A. Grohmann), I mercati e le Fiere (F. Franceschi), I porti (A. Feniello), Il sarto (E. Tosi Brandi), La preghiera (N. D’Acunto), Gli ordini religiosi (F. Mezzanotte), I Templari (S. Merli), La tavola (M. Montanari), Gli abiti (M. G. Muzzarelli), La scienza (F. Cardini), Il notaio (A. Bartoli Langeli), I Viaggi (A. Vanoli), L’Università (G. Vitolo), L’impresa della guerra (M. Vaquero Pineiro), Il gioco (E. Percivaldi), La musica (D. Bernardini) e La bombarda (M. Nardella), strumento musicale dell’epoca, per finire con Il medievalismo (R. Facchini), la disciplina che indaga sulla percezione e l’uso del Medioevo da parte della società contemporanea. Piccole perle di conoscenza che, con un linguaggio semplice e diretto, completano e approfondiscono le sei tappe di visita di “Un giorno nel Medioevo”.

I NUMERI DELLA MOSTRA Più di 30 tra musei, Archivi di Stato, biblioteche, Diocesi, Istituzioni pubbliche, Associazioni e collezionisti privati hanno contribuito alla realizzazione della mostra, prestando opere, documenti e manufatti originali e unici, come gli Archivi di Stato di Venezia, Perugia (con sezione di Gubbio) e Ancona, il MUVIT, Museo del Vino della Fondazione Lungarotti, l’Università degli Studi di Perugia e il Museo delle Armi di Brescia. Circa 100 i pezzi in mostra, con ricostruzioni ad opera delle quattro Gaite che ogni anno mettono in scena il Mercato medievale di Bevagna, copie realizzate dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, riproduzioni in scala del Comune di Perugia, abiti di costumisti d’arte impegnati nella ricerca filologica e opere di musicisti ricercatori che ricreano strumenti musicali dell’epoca dallo studio di fonti iconografiche. E 19 video, 18 brevi lezioni e una ricostruzione in 3D di Firenze sulla base della celebre Pianta della Catena, per offrire in ogni sezione della mostra una chiave di lettura più ampia e completa.

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4. Calzature femminili. XIII secolo (Collezione privata, Gubbio)

IL PROGETTO E GLI SCOPI – Il progetto, voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, è frutto della collaborazione tra la Fondazione CariPerugia Arte e il Festival del Medioevo, la manifestazione punto di riferimento nel panorama nazionale che ogni anno, nell’ultima settimana di settembre, richiama a Gubbio più di cento storici, saggisti, scrittori e giornalisti per affrontare e documentare i temi che hanno caratterizzato l’Età di Mezzo.


Informazioni e orari

Un giorno nel Medioevo. La vita quotidiana nelle città italiane dei secoli XI-XV
Logge dei Tiratori della Lana – Gubbio (PG)
26 luglio 2018 – 6 gennaio 2019
Orari di apertura: dal martedì al venerdì 15-18; sabato e domenica 10-13 / 15-18
Info e prenotazioni: loggedeitiratori@fondazionecariperugiaarte.it – tel: 075 8682952
www.fondazionecariperugiaarte.itwww.festivaldelmedioevo.it

FLASH / Aquileia, un volto “nuovo” per il Museo Archeologico Nazionale

AQUILEIA (UD) – Il 3 agosto 1882 nella villa neoclassica appartenuta ai conti Cassis Faraone il governo austro-ungarico apriva al pubblico l’Imperial Regio Museo dello Stato per raccogliere ed esporre le antichità di Aquileia, l’antica città romana celebrata come “moenibus et portu celeberrima”.
Venerdì 3 agosto 2018, alle ore 17.00, il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, tra le maggiori istituzioni dedicate all’archeologia romana, celebra il 136° anniversario presentando il nuovo allestimento, che mette in risalto la ricchezza delle sue collezioni e nuovi reperti restaurati grazie al sostegno economico di privati.
All’inaugurazione parteciperanno il Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli, l’Assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli, il Sindaco di Aquileia, Gabriele Spanghero, e il Presidente della Fondazione Aquileia, Antonio Zanardi Landi insieme al Direttore del Polo Museale regionale Luca Caburlotto e al Direttore del Museo Marta Novello.
Subito dopo la presentazione, pubblicheremo un ampio aggiornamento.

“Trame longobarde”, al MANN di Napoli si presenta il quaderno didattico

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NAPOLI – La mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” è un percorso composito, che travalica i confini di un tradizionale momento espositivo per divenire focus su diversi ambiti disciplinari: dall’arte all’archeologia medioevale, dalla storia dei costumi a quella dell’economia, dalla didattica alla letteratura.
In questa prospettiva, a ridosso della chiusura della mostra e prima del prosieguo del suo viaggio alla volta di San Pietroburgo, il MANN organizza un incontro dedicato a “Trame Longobarde/Lombard Textiles”, in programma venerdì 23 marzo, a partire dalle 11.30, presso la Sala Conferenze.

L’appuntamento è l’occasione per presentare il “quaderno” realizzato dall’Associazione “Italia Langobardorum” e legato al progetto didattico formativo su “Trame longobarde. Archietetture e tessuti”: il quaderno non soltanto è inerente alla mostra dossier, inserita all’interno del percorso espositivo dell’Archeologico, ma è soprattutto una base, ricca e precisa, per impiantare studi futuri.
All’incontro di venerdì prossimo sono previsti gli interventi di Paolo Giulierini (Direttore del MANN), Stefano Balloch (Presidente Italia Langobardorum e Sindaco di Cividale del Friuli), Angela Maria Ferroni (Segretariato Generale MIBACT), Antonella Pinna (Dirigente Regione Umbria), Camilla Laureti (Assessore alla Cultura ed al Turismo del Comune di Spoleto), Maria Stovali (responsabile Ufficio UNESCO del Comune di Spoleto), Giorgio Flamini (Architetto), Glenda Giampaoli (Direttrice Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco).

PERUGIA / Apre la sezione epigrafica del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria

x1PERUGIA – Sabato 17 marzo 2018, alle ore 17, al Museo archeologico nazionale dell’Umbria di Perugia sarà inaugurata “Minima epigraphica”, una sezione, curata da Luca Benedetti, dedicata alle epigrafi. «Abbiamo voluto in questo modo», ha affermato la direttrice Luana Cenciaioli, «valorizzare degnamente piccoli reperti recanti iscrizioni, pezzi di eccezionale importanza documentaria alcuni dei quali esposti per la prima volta al pubblico». Si tratta di oggetti riguardanti aspetti della vita quotidiana antica, dal sacro all’istituzionale al militare passando per il commercio e la sfera privata. Alcuni sono stati rinvenuti a Perugia e nel territorio limitrofo, altri provengono invece dal mercato antiquario soprattutto romano o laziale. Nonostante le dimensioni, risultano di notevole interesse sia per gli studiosi che per coloro che desiderano conoscere particolari poco noti del passato. Sono in mostra ciottoli con iscrizioni, collari di schiavi, fistule aquariae (condutture in piombo utilizzate per distribuire l’acqua da una rete centrale ad edifici pubblici o privati), gemme in selce iscritte in entrambe le facce, proiettili in piombo per frombolieri, piccole targhe in bronzo o lamine in piombo, timbri e lucerne in bronzo, strumenti usati per la pulizia del corpo, pedine in osso, appartenenti a un gioco molto diffuso in tutto l’impero romano, recanti su un lato un termine più o meno ingiurioso e sull’altro un numero, tavolette in bronzo con occhiello per l’affissione emesse a ricordo di cerimonie religiose che si svolgevano annualmente.

Fonte: Polo Museale dell’Umbria

MOSTRE / In Francia gli splendori del Regno Merovingio d’Austrasia [GALLERY / VIDEO]

1SAINT-GERMAIN-EN-LAYE (FRA) – Una grande mostra sui tesori dei Merovingi, con pezzi spettacolari provenienti da Musei locali e di tutta Europa. Dopo essere stata esposta, dal 16 settembre 2016  al 26 marzo 2017, presso lo Spazio Camille Claude di Saint-Dizier, è in corso fino al 2 ottobre al Museo Archeologico Nazionale di  Saint-Germain-en-Laye, in Francia, la mostra “Austrasie, le royaume mérovingien oublié”(Austrasia, il regno dimenticato dei Merovingi). Si tratta di un evento importante perché la mostra, itinerante, è la prima organica dedicata all’Austrasia, culla della dinastia merovingia tra il 511 e il 717. Importanti rassegne erano già state dedicate in passato (negli anni Ottanta del secolo scorso) agli altri regni che hanno fatto la storia della Francia altomedievale, Neustria e Borgogna, ma nessuna di questa portata era stata incentrata sull’Austrasia.

La mostra, organizzata con la collaborazione dell’INRAP – Institut national de recherches archéologiques préventives, invita dunque a scoprire l’unicità e la ricchezza della vita di tutti i giorni e l’organizzazione sociale del regno dei Merovingi. Per l’occasione saranno riuniti  importantissimi oggetti in prestito dai maggiori musei europei: il Museo di Colonia e Stoccarda, in Germania, il Musée d’Amay e i Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles in Belgique, il Musée National d’Histoire de l’Art du Luxembourg. Tra essi, i più significativi sono il corredo della tomba del piccolo principe di Colonia , l’anello del vescovo di Metz, i gioielli della dama di Grez-Doiceau, oltre naturalmente ai reperti provenienti dalla stessa Saint-Dizier e scoperti durante una campagna di scavo condotta dall’INRAP nel 2002. In quell’occasione, sul sito detto “La Tuilerie” gli archeologi riportarono alla luce tre eccezionali sepolture nobiliari franche e una equina datate alla prima metà del VI secolo.

 

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Gli oggetti recuperati furono in tutto oltre 200 a testimonianza dell’altissimo rango degli inumati: gioielli in oro, argento e pietre preziose, armi, bicchieri in vetro e vasellame di bronzo. I reperti sono attualmente in mostra in un’esposizione permanente allestita presso il Museo di Saint-Dizier. La scoperta ha fatto della cittadina il luogo più rappresentativo e centrale per quanto riguarda la storia francese all’epoca degli eredi di Clodoveo.

 

GALLERY (foto: © INRAP)

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L’iniziativa nasce dopo il successo della mostra ” I nostri antenati barbari ” nel 2008, che ha attirato 35.000 visitatori. Come spiega l’Inrap in una nota, il nuovo progetto fa parte di una strategia di sviluppo incentrata sull’archeologia avviata dal Comune di Saint-Dizier nel mese di novembre 2014, iniziata con la firma di un accordo pluriennale tra lo Stato francese, il Consiglio regionale, il Consiglio locale e la stessa INRAP.

 

TEASER DELLA MOSTRA

 

Informazioni: www.austrasie-expo.fr

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MOSTRE / “Prima del bottone”: a Torino accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità [FOTO]

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Fibule a doppia spirale

TORINO – Fibule, armille, lacci: quali erano gli affascinanti accessori di moda nell’antichità, prima dell’ingegnosa invenzione dei bottoni e delle asole? È proprio dedicata a questi strumenti la mostra Prima del bottone: accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità realizzata dai Musei Reali di Torino presso il Museo di Antichità e in corso fino a domenica 15 novembre 2017.
Un rapporto stretto quello tra moda e arte, che si esprime appieno in questa mostra in cui sono proposte le collezioni di fibule (spille di sicurezza decorate), e di armille (braccialetti) databili all’epoca preromana, indicativamente intorno al X-II secolo a.C., molti dei quali esposti per la prima volta. Si tratta di oggetti di grande pregio in bronzo, argento, osso, pasta vitrea e ambra, provenienti da ogni parte di Italia, e dall’importante valore non solo economico: infatti nel contesto sociale dell’epoca rappresentavano gli elementi di ricchezza e quindi di celebrazione del proprio status, accompagnando i proprietari nei momenti più importanti della loro esistenza, come le cerimonie sacre o funebri.

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Armilla proveniente dalla tomba 40 di Gattinara (VC), V – metà IV sec AC

La fibula viene presentata infatti come elemento del vestiario – prima del bottone, appunto – ma anche nella sua funzione ornamentale, mettendo in evidenza significati identitari, religiosi, magici e sociali. A fianco degli aspetti culturali la mostra approfondisce l’aspetto tecnologico, anche grazie al contributo del restauro e delle analisi diagnostiche, che permettono una dettagliata conoscenza dei processi produttivi antichi.
Ben 406 esemplari proposti arrivano dalla collezione Assi del Museo di Antichità, nata a fine Ottocento con la finalità di costituire una sezione volta a documentare lo sviluppo delle varie industrie preistoriche e protostoriche: la maggior parte degli oggetti provenienti da questa collezione sono databili dall’età dal Bronzo Finale fino al V-IV secolo a.C., in prevalenza da area centro-italica e meridionale. A questi reperti ne sono affiancati in mostra altri che giungono dal territorio piemontese, frutto di scavi negli ultimi anni, offrendo al pubblico la possibilità di vedere come venivano utilizzati nel vestiario e in quali contesti vengono ritrovati dagli archeologi. La necropoli golasecchiana di Gattinara, per esempio, scoperta nel 2016, da cui sono stati recuperati splendidi bronzi di ornamento, tra cui un bellissimo bracciale con 40 pendenti in bronzo, corallo e osso lavorato del V sec. a.C., unico nel suo genere, ed esposto qui in anteprima assoluta.

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Fibula a drago con quattro coppie di bastoncelli, senza molla

La mostra, a cura di Elisa Panero con la collaborazione di Valentina Faudino, è stata realizzata grazie al supporto di Snam Rete Gas, la società che si occupa di trasporto e dispacciamento di gas naturale in Italia, e di TROLLBEADS e con la collaborazione della Scuola Professionale per Orefici “E.G. GHIRARDI” di Torino.
L’esposizione si inserisce perfettamente all’interno della nuova campagna social proposta dal Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo per il mese di giugno, dedicata all’antico e sempre attuale legame che unisce l’arte e la moda.
Il biglietto della mostra è inserito nel biglietto d’ingresso dei Musei Reali di Torino.


INFORMAZIONI

Prima del bottone: accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità
Musei Reali di Torino – Museo di Antichità
Dal 16 giugno al 15 novembre 2017

 

Napoli, riaperta al MANN la sezione epigrafica: 300 le opere esposte

NAPOLI – A sei anni dalla chiusura, ha riaperto oggi la Sezione Epigrafica del MANN-Museo Nazionale Archeologico di Napoli, dotata di un nuovo allestimento, corredata da nuovi apparati didattici cartacei e multimediali ripensati per l’occasione
e da un volume-guida edito da Electa. Si tratta di una delle raccolte di iscrizioni greche, italiche e latine, tra le più prestigiose al mondo; documenti eccezionali per la storia della scrittura e della storia del passato, con particolare riferimento alla Campania all’Italia centro-meridionale.

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Le epigrafi – di qualunque natura – sono alla base della ricostruzione delle vicende storiche: spaccati luminosi di vita quotidiana, di pratiche religiose, cardini della giurisprudenza antica alla base del nostro sistema legislativo. Nell’insieme si tratta di oltre trecento epigrafi, alcune particolarmente rare, altre quasi dimenticate se non addirittura date per scomparse, che spaziano dal VI secolo a. C. al IV secolo d. C. nelle diverse lingue, greco, latino, osco, umbro, nord-sabellico, che riguardano un ampio contesto meridionale, visto il ruolo centrale del Real Museo Borbonico. Testimonianze scritte su materiali lapidei o su metalli, alle quali si aggiungono – novità assoluta di questo allestimento – le iscrizioni dipinte o graffite sui muri di Pompei, testimonianza particolarmente toccante della vita pubblica e privata dei romani, di
norma difficilmente documentabili in centri diversi da quelli vesuviani: i manifesti elettorali, gli annunci di giochi di gladiatori, declamazioni poetiche cui spesso si sovrappongono rozzi o sconci disegni.

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Il lavoro è stato condotto con la curatela scientifica di Carmela Capaldi, professore dell’Università Federico II di Napoli, e di Fausto Zevi, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma e Accademico dei Lincei, e il coordinamento di Valeria Sampaolo, Capo Conservatore delle Collezioni del MANN. Dopo la Sezione Egiziana e in attesa di poter ammirare nel 2018 i capolavori della Magna Grecia, ecco, dunque, un ulteriore importante momento di crescita del Museo napoletano sotto la guida di Paolo Giulierini già direttore del MANN dalla fine del 2015 .

 

Info: www.museoarcheologiconapoli.it

 

 

Buon compleanno, Grosso! Massa Marittima celebra i 700 anni della sua moneta

2017-05-13MASSA MARITTIMA (GR) – Sabato 13 maggio prenderanno ufficialmente avvio le celebrazioni per il settimo centenario del Grosso Massetano, la moneta che la città di Massa coniò dal 1317. L’11 aprile 1317 venne, infatti, firmato un contratto tra alcuni componenti della famiglia Benzi, ricchi mercanti senesi dell’Arte della Lana, rappresentata da Niccolino di Giacomino, e il Comune di Massa, rappresentato da Muccio del fu Buonaventura Scussetti, per dar vita a una società che avesse lo scopo di battere moneta per un anno ad iniziare dal successivo 1° maggio.

Il primo appuntamento sarà la mostra “Monete e zecche nella Toscana del Trecento allestita presso il Museo di San Pietro all’Orto. Saranno esposti tutti gli esemplari del Grosso presenti in collezioni pubbliche ed i conii conosciuti, affiancati da una rassegna dei principali tipi monetali circolanti in Toscana tra la fine del Duecento ed i primi decenni del Trecento.

I materiali in mostra provengono da alcuni dei più importanti musei toscani quali i Musei Civici di Siena, il Museo Civico di Volterra, il Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna di Arezzo, il Museo Nazionale San Matteo di Pisa e la Fondazione Palazzo Blu di Pisa.

L’esposizione inoltre sarà completata da una serie di monete, esposte per la prima volta e provenienti da alcuni scavi archeologici realizzati in città negli ultimi anni: lo scavo delle Clarisse in Cittanuova, quello presso le mura cittadine dove è stato realizzato il Giardino di Arte Contemporanea dedicato a Norma Parenti ed infine da alcuni interventi esterni alla Cattedrale. Al centro dell’esposizione il documento originale di costituzione della zecca massetana venuto in prestito dall’Archivio di Stato di Siena dove è normalmente conservato.

La mostra, che ha il patrocinio della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di di Siena, Arezzo e Grosseto, della Regione Toscana, della Provincia di Grosseto e dei comuni di Volterra e Siena e del Parco nazionale delle Colline Metallifere Grossetane, rimarrà aperta fino al 31 dicembre.

Orari visita mostra:
13 maggio – 31 dicembre 2017
da maggio-ottobre: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: 10:00 – 13:00/16:00 – 19:00
novembre-dicembre: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: 11:00 – 13:00/15:00 – 17:00
 Fonte: comunicato stampa ufficiale.

 

 

MOSTRE/ All’Ara Pacis arriva “Spartaco. Schiavi e padroni a Roma”

1ROMA –  Il più grande sistema schiavistico che la storia abbia mai conosciuto è quello di Roma antica. Un’intera economia era basata sullo sfruttamento di una “merce” cara e redditizia quanto deperibile: l’essere umano. La società, l’economia e l’organizzazione dell’antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi così avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà, diritti e proprietà. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza tra i 6 e i 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

È questo l’argomento che si propone di esplorare la mostra Spartaco. Schiavi e padroni a Roma, ospitata dal Museo dell’Ara Pacis dal 31 marzo al 17 settembre 2017, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Grazie a un team di archeologi, scenografi, registi e architetti la mostra restituisce la complessità del mondo degli schiavi nell’antica Roma a partire dall’ultima grande rivolta guidata da Spartaco tra il 73 e il 71 a.C. Divenuto gladiatore, Spartaco fu protagonista della celebre ribellione della scuola di gladiatori di Capua. Raccolse intorno a sé una moltitudine di schiavi, ma anche di poveri e di disperati, che trasformò in un vero esercito, tenendo testa per ben tre anni all’esercito romano. Terrorizzò Roma e il suo establishment, che gli inviò contro le legioni di Crasso, quelle di Pompeo e quelle di Lucullo. Finalmente fu sconfitto e cadde combattendo in armi. Il suo corpo non fu mai trovato, ma 6000 dei suoi compagni di ribellione furono crocefissi sulla via Appia, lungo tutta la strada tra Roma e Capua.

I diversi ambiti della schiavitù ai tempi di Spartaco sono raccontati attraverso 11 sezioni che raccolgono circa 250 reperti archeologici affiancati da una selezione di 10 fotografie. Le opere sono inserite in un racconto immersivo composto da installazioni audio e video che riportano in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico. Chiudono il percorso i contributi forniti dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, International Labour Organization), Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell’eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù legate al mondo del lavoro.

I reperti archeologici provengono da 5 musei della Sovrintendenza Capitolina, da molti musei italiani (Museo Civico di Castel Nuovo – Maschio Angioino, Napoli; Fondazione Brescia Musei – Museo di Santa Giulia; Museo Archeologico dei Campi Flegrei, Baia (NA); Museo Archeologico Nazionale, Napoli; Servizio Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali di Messina;Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli; Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo; Soprintendenza Archeologica di Pompei; Gallerie Estensi,Modena; Accademia di S. Luca, Roma e alcuni importanti musei stranieri (Musei Vaticani; Galleria Tretyakov, Mosca; Museo del Louvre, Parigi; Museo Archeologico Nazionale, Madrid;Museo Romano – Germanico, Colonia).

Le 10 fotografie – di Lewis Hine, Philip Jones Griffith, Patrick Zachmann, Gordon Parks, Fulvio Roiter, Francesco Cocco, Peter Magubane, Mark Peterson, Selvaprakash Lakshmanan – che affiancano il percorso espositivo, rappresentano altrettante forti denunce visive, realizzate da maestri della fotografia di documentazione, che in tempi recenti hanno voluto osservare con il proprio sguardo e la propria macchina fotografica alcune forme di schiavismo dell’epoca post-industriale e contemporanea. Ancora oggi, infatti, sono circa 21 milioni gli esseri umani che, secondo stime ufficiali, possono essere definiti vittime della new slavery.


INFORMAZIONI

Spartaco. Schiavi e padroni a Roma
Museo dell’Ara Pacis. Lungotevere in Augusta, Roma
Apertura al pubblico 31 marzo – 17 settembre 2017
Orari: Tutti i giorni dalle ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
Biglietti Biglietto “solo mostra”: intero € 11, ridotto € 9; speciale scuola ad alunno € 4 (ingresso gratuito a un docente accompagnatore ogni 10 alunni); speciale Famiglie € 22 (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)
Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per non residenti a Roma: intero € 17, ridotto € 13
Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per residenti a Roma: intero € 16, ridotto € 12
WEB: www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it
Twitter: @museiincomune