SCOPERTE / A Como riemerge un ricco deposito di monete imperiali romane [#FOTO]

COMO  (7 settembre 2018 + aggiornamento 10 ottobre 2018 in coda) –  Centinaia di monete d’oro della tarda epoca imperiale, custodite in un recipiente in pietra ollare di forma inedita, che non trova al momento confronti: è questa la straordinaria scoperta avvenuta mercoledì in pieno centro a Como, durante gli scavi archeologici effettuati all’interno del cantiere di ristrutturazione dell’ex teatro Cressoni, in via Diaz, poco lontano dall’area del foro di Novum Comum, che avevano già portato al rinvenimento di altri importanti reperti di età romana. La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, che ha la direzione scientifica dello scavo, ha subito provveduto al trasporto del ritrovamento nel laboratorio di restauro del Mibac a Milano, dove archeologi, restauratori e numismatici stanno lavorando ad un vero e proprio scavo in miniatura, all’interno del recipiente: un’attività certosina che porterà presto alla luce l’intero tesoretto, oltre a fornire ulteriori elementi indispensabili alla comprensione di questo straordinario contesto.

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“Non conosciamo ancora nei dettagli il significato storico e culturale del ritrovamento – ha detto il ministro Bonisoli – ma quell’area sta dimostrando di essere un vero e proprio tesoro per la nostra archeologia. Una scoperta che mi riempie di orgoglio”.

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Secondo il Soprintendente Luca Rinaldi, “questo ritrovamento dimostra l’efficacia dell’azione di tutela, conoscenza e valorizzazione svolta dal Ministero attraverso le Soprintendenze e incoraggia un impegno ancor più concreto nell’estendere la prassi dell’archeologia preventiva anche in contesti di interventi di iniziativa privata”.

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Lunedì 10 settembre, alle 11:30, presso la sede della Soprintendenza in Via De Amicis 11 a Milano, si terrà la conferenza stampa di presentazione del rinvenimento e dell’analisi delle prime 27 monete estratte. All’incontro con la stampa saranno presenti il Soprintendente Luca Rinaldi,  la responsabile dell’Area Funzionale Archeologia della Soprintendenza Barbara Grassi, l’archeologa esperta numismatica della Soprintendenza M.Grazia Facchinetti e  il capitano Francesco Provenza, del Nucleo Carabinieri Tutela di Monza”.

AGGIORNAMENTO 10 OTTOBRE: Il microscavo all’interno del recipiente in pietra ollare è stato portato a termine. Si è così scoperto che il ripostiglio è composto da 1000 cosiddetti solidi – monete d’oro del peso di circa 4,5 grammi – databili al V secolo d.C., oltre che da alcuni oggetti, sempre in oro: un frammento di barretta, tre orecchini e tre anelli con castone. Inoltre, il fatto che la consistenza numerica del tesoro ammonti esattamente a 1000 monete sembra suggerire una sua interpretazione come cassa pubblica.
Già avviate le attività di studio e catalogazione, che impegneranno la Soprintendenza nei prossimi mesi.

 

FOTO: Ministero per i Beni e le Attività Culturali

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Scoperto a Pavia un antifonario del XII secolo

PAVIA – Un antifonario dell’XI-XII secolo è riemerso quasi per caso nella Biblioteca Universitaria di Pavia durante il restauro, finanziato con Art Bonus del MiBACad,  di tre libri della prima metà del Seicento conservati in Salone Teresiano. La scoperta è stata fatta da Alessandra Furlotti, incaricata dalla Biblioteca, durante il distacco della legatura di pregio del libro di Giovanni De Deis, In Ecclesia Mediolanensi (Milano, Melchiorre Malatesta, 1628): nella controguardia era nascosto un foglio in pergamena manoscritta contenente un testo e una notazione musicale antica. Grazie alla consulenza di Dominique Gatté, specialista di musica medievale e fondatore del principale database online di musica dell’Alto Medioevo, Musicologie Médiévale , è arrivata la conferma: si trattava di un foglio di un antifonario, databile intorno al 1100 e prodotto in area novarese.

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Non si tratta certo – come pure si legge nel comunicato stampa diffuso dal Ministero e come ha ripreso gran parte della stampa non specializzata –  del “più antico antifonario finora conosciuto” . Gli antifonari noti sono parecchi e  i più antichi – stavolta per davvero – risalgono almeno al VII-VIII secolo: basti citare il celeberrimo Antifonario di Bangor, prodotto nell’omonimo monastero insulare intorno al 680/690, che  un tempo apparteneva al monastero di Bobbio (Piacenza); fu scoperto dal grande erudito Ludovico Antonio Muratori nel 1695 e dall’inizio del XVII secolo è conservato nelle collezioni della Biblioteca Ambrosiana, dove giunse per iniziativa del suo fondatore, il cardinale Federico Borromeo.

La scoperta è comunque interessante. “Il ritrovamento di questo prezioso documento – dichiara il Ministro Alberto Bonisoli – conferma quanto sia importante il lavoro di tutela e di ricerca nei confronti del patrimonio librario del Paese. Fondamentale si rivela anche la collaborazione con il mondo universitario e il suo sistema bibliotecario”.

Il direttore generale Biblioteche e Istituti culturali del MiBAC – Paola Passarelli, ha così commentato: “Questa scoperta è il frutto di diverse sinergie capaci di utilizzare gli strumenti del presente per ritrovare le parole e, in questo caso, le “note” del passato. L’antico antifonario è un ritorno alle origini, un frammento del passato che continua a rimanere nel presente, alimentando l’inesauribile dialogo con la nostra memoria culturale. Perché i libri, e con essi le Biblioteche, sono questo: scrigni del sapere, custodi narrativi della conoscenza per lanciare la sfida al nostro futuro. La pergamena ritrovata è già stata inserita in un passe-partout che ne consente la lettura recto-verso, pronta per essere studiata”.

Il progetto completo “RinnoviAMO la Bellezza” è finanziato attraverso Art Bonus ed è stato avviato dalla Biblioteca lo scorso anno, in occasione del tricentenario della nascita di Maria Teresa d’Austria; esso comprende il restauro delle legature di pregio di trenta opere edite tra il XVI e il XIX secolo di area italiana e austriaca, con copertine rare e preziose.

Fonte della notizia: Biblioteca Universitaria di Pavia / Direzione Generale Biblioteche e istituti culturali

(e.p.)

RESTITUZIONI / Presto in Italia da Cleveland il “Druso” trafugato da Napoli

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e il Cleveland Museum of Art hanno raggiunto un accordo per restituire all’Italia una statua in marmo dell’inizio del I  secolo a.C. raffigurante la testa di Druso Minore (13 a.C. – 23 d. C.).

“Questa restituzione – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – è il frutto di un importante e proficuo accordo culturale e della piena collaborazione dei vertici del Museo con le autorità italiane. Ora attendiamo il ritorno dell’opera, che una volta in Italia verrà restituita al più presto a Napoli e alla sua comunità, da dove fu sottratta”.

“Abbiamo instaurato da molti anni un eccellente rapporto con il Ministero – ha dichiarato il direttore del Cleveland Museum, William Griswold – e non appena siamo venuti a conoscenza che le circostanze relative alla provenienza della scultura erano incoerenti con quanto ci risultava relativamente alla provenienza, la decisione di prendere contatto direttamente con il Ministero è stata facile, alla luce dell’esperienza di collaborazione con i colleghi italiani maturata in questi anni. Abbiamo collaborato proficuamente con il Ministero in primo luogo per chiarire le circostanze relative alla rimozione della statua e, in secondo luogo, per definire la decisione di restituire l’opera”.

Nel 2008, il Cleveland Museum of Art ha concluso un accordo di cooperazione culturale che ha rappresentato la base di nuovi rapporti tra il Museo e il Ministero. Tale accordo ha inoltre fornito il quadro al cui interno è stato possibile, per il Museo, prendere contatto con il Ministero e ottenere le informazioni necessarie che hanno consentito al Museo di decidere di restituire il Druso Minore.

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La scultura, precedentemente venduta in un’asta pubblica a Parigi nel 2004, era stata acquisita dal Museo nel 2012 dopo una ampia ricerca per confermare la sua provenienza. Quando il Museo aveva acquisito l’opera, si riteneva che la scultura provenisse originariamente dal Nord Africa. Nel momento in cui, in tempi più recenti, il Museo è venuto a conoscenza del fatto che la scultura poteva essere stata asportata illecitamente da un sito nei pressi di Napoli verso la fine della Seconda guerra mondiale, il Museo aveva prontamente contattato il Ministero. Agendo in collaborazione con i funzionari del Ministero e con l’assistenza del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, alla luce delle informazioni ottenute e all’esito di approfondite ricerche, il Museo ha ritenuto opportuno restituire  la scultura all’Italia.

Fonte: Mibact

Nasce la Digital Library italiana, presto online il patrimonio di 101 archivi e 46 biblioteche

ROMA – Una Digital Library Italiana per valorizzare l’immenso patrimonio di immagini conservato nei 101 Archivi di Stato, nelle 46 biblioteche statali e negli archivi fotografici delle soprintendenze. L’iniziativa è stata annunciata dal Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, che nel corso della conferenza “Cultura e turismo per la crescita del Paese” che lo ha visto relatore questa mattina all’Accademia dei Lincei ha dichiarato .di aver firmato proprio oggi il relativo provvedimento, “che verrà finanziato con due milioni di euro. Un bene ineguagliabile  – continua il Ministro – di enorme valore culturale che nell’era della rete ha anche un valore economico considerevole”.

L’Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione del MiBACT, in forza del decreto ministeriale del 17 gennaio 2017 registrato dagli organi di controllo e grazie alle risorse che verranno individuate con il provvedimento odierno, verrà dotato dunque del servizio Digital Library che coordinerà i programmi di digitalizzazione del patrimonio culturale, elaborerà il piano nazionale di digitalizzazione e ne curerà l’attuazione, anche in collaborazione con altri enti pubblici o privati.

Fonte: Mibact


AGGIORNAMENTO DEL 18 marzo.

A commento della notizia e come spunto di riflessione, condividiamo volentieri questo articolo di Giulia Barrera pubblicato su “Il Manifesto” del 17.03.2017 e ribloggato da EMERGENZA CULTURA.

Giulia Barrera, Quel pasticcio della «Digital Library Italiana»

BIBLIOTECHE. Arrivano 2 milioni per finanziare la digitalizzazione, affidata però a chi non ha esperienza con archivi e biblioteche

Il 10 marzo, il ministro Dario Franceschini ha annunciato la nascita della «Digital Library Italiana», finanziata con due milioni di euro, che «valorizzerà l’immenso patrimonio di immagini» conservato negli Archivi di Stato, nelle biblioteche pubbliche statali e negli archivi fotografici delle soprintendenze. Finalmente una buona notizia per archivi e biblioteche? Purtroppo, non sembra.

 

UN QUARANTENNIO di esperienza nel campo delle digitalizzazioni ci insegna che non basta lo stanziamento di fondi per produrre servizi per i cittadini e tutela del patrimonio. Negli anni, infatti, di soldi se ne sono spesi e anche tanti; più di un ministro ha infatti voluto cogliere i benefici di immagine che poteva offrire il comparire come colui che digitalizzava il patrimonio culturale italiano. I risultati, però, non sono sempre stati quelli auspicabili.

I più anziani ricorderanno come nel 1986-87 vennero finanziate con 600 miliardi una serie di iniziative di «valorizzazione dei beni culturali (…) attraverso l’utilizzazione delle tecnologie più avanzate».

SI PARLAVA allora di valorizzare i «giacimenti culturali». Qualcosa di utile venne fatto, ma si sprecarono anche molti soldi per la creazione di banche dati inutili ed inutilizzate, destinate ad un lento e solitario deperimento in qualche scantinato ministeriale.
I più giovani, invece, potranno ricordare i fasti del portale «CulturaItalia», costato 1 milione e 300 mila euro, che prometteva di portare il patrimonio culturale a portata di un click, ma che in realtà offre agli internauti pochi frutti in più di quanto essi non possano ottenere mediante una semplice ricerca con Google.

NEL TEMPO, poi, sono stati effettuati molti altri progetti di digitalizzazione, piccoli e grandi, alcuni progettati accuratamente, altri improvvisati o improntati al pressapochismo; alcuni rendono ottimi servizi ai cittadini, altri si sono rivelati solo sprechi di soldi. In breve, digitalizzare è utile solo se fatto nell’ambito di un progetto ben meditato.

Quindi ben vengano, naturalmente, i finanziamenti, ma è necessario capire bene a cosa verranno destinati e da chi e come verranno gestiti. E qui cominciano i problemi. Il ministro infatti ha affidato la creazione della «Digital Library Italiana» all’Istituto per il catalogo e la documentazione (Iccd), un istituto il cui fine istituzionale è la catalogazione del patrimonio culturale, ad eccezione di archivi e biblioteche.

PER LA GESTIONE dei sistemi informativi che descrivono queste altre categorie di beni, infatti, esistono altri due istituti centrali, rispettivamente l’Istituto centrale per gli archivi e l’Istituto per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche. A ognuno il suo mestiere: descrivere un quadro non è la stessa cosa che descrivere un libro; descrivere un archivio è diverso da descrivere un sarcofago; occorrono schede diverse, sistemi informativi diversi, professionalità diverse.

PER DESCRIVERE il patrimonio archivistico e bibliografico esistono già due imponenti sistemi informativi, gestiti dai due istituti centrali sopra ricordati: il Sistema archivistico nazionale, che permette di accedere alla descrizione – più o meno analitica – del patrimonio documentario conservato da oltre 10mila istituti di conservazione e di accedere a più di 55 milioni di documenti digitalizzati; e il Servizio bibliotecario nazionale, che permette di consultare on line il catalogo unificato di circa 6mila biblioteche e accedere a 800 mila testi digitalizzati. Un altro portale, «Internet culturale», è finalizzato a facilitare l’accesso alle copie digitali di libri e periodici antichi e include oltre 10 milioni di oggetti digitali.

Qual è il senso, dunque, di creare un ulteriore portale? Perché non concentrare le risorse per migliorare e potenziare il Servizio archivistico nazionale e il Sistema bibliotecario nazionale? A qual fine creare conflitti di competenze, affidando a un istituto che di archivi e biblioteche non si è mai occupato, il coordinamento delle digitalizzazioni effettuate da archivi e biblioteche? Difficile dare risposta a questi interrogativi. Ma per chi non si accontenta degli annunci, sono domande che contano.

Il Manifesto, 17.03.2017

TERREMOTO / Trasferito l’archivio di Visso, continuano i recuperi delle opere in pericolo in Umbria e Marche


Continua l’opera di salvaguardia da parte dei tecnici del MiBACT dopo il terremoto che ha devastato il Centro Italia. Ecco il bollettino degli ultimi recuperi eseguiti dalle squadre di rilevamento danni del MiBACT insieme ai vigili del fuoco e con la collaborazione dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e del Corpo Forestale dello Stato  (ultimo aggiornamento: 14/11/2016).

TRASFERITO L’ARCHIVIO DI VISSO – È stato trasferito l’archivio storico comunale di Visso. L’operazione, effettuata dai tecnici delle squadre di rilevamento danni dell’Unità di Crisi delle Marche assistiti dai restauratori dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario, dal Sovrintendente  e dai  funzionari della Sovrintendenza Archivistico e Bibliografico dell’Umbria e delle Marche e dal personale dell’Archivio di Stato di Ancona, coadiuvati dai Vigili del Fuoco, dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, dai militari dell’esercito italiano e dalla protezione civile di Ancona, ha permesso di salvare 500 metri lineari di carte che coprono un periodo cronologico dal XV  al XX secolo Si tratta di pergamene, faldoni e  registri.
La ricca documentazione che conserva la memoria storica di Visso è stata trasferita presso la sede dell’Archivio di Stato di Ancona dove verrà conservata e opportunamente sistemata. Tra gli archivi più importanti si segnalano: l’Archivio Storico comunale, del Governatore di Visso, dell’Ente comunale di assistenza, della Guardia nazionale di Visso, dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, del Monte di Pietà,  del Santuario della Madonna in Macereto, della Società Operaia di mutuo soccorso, dello Stato civile, dell’Ufficio di conciliazione e del Vicario Foraneo.

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RECUPERATE OPERE AD AMATRICE – Una cinquantina le opere recuperate che erano conservate nella chiesa di S. Savina a Voceto nel comune di Amatrice, la cui facciata è crollata con le scosse di mercoledì 26 e domenica 30 settembre. All’operazione hanno partecipato anche i restauratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e un gruppo di volontari di protezione civile.L’intervento ha permesso di rimuovere e ricoverare nel deposito presso la Scuola del Corpo Forestale di Cittaducale due  tabernacoli, l’acquasantiera a parete rinvenuta fra le macerie della facciata, tre croci da altare, due  calici, un reliquiario di legno dorato di S Savina, una pisside, un turibolo, due ostensori, una navicella, un secchiello, tre serie diverse e non complete di cartagloria, la serie di litografie con cornici della via crucis, tre dipinti, quattro statue tra le quali due di S Savina, una mista di tela e gesso e cartapesta.
Altre opere sono state recuperate dalla chiesa di S Francesco e di S Agostino. All’operazione hanno partecipato anche i restauratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e un gruppo di volontari di protezione civile. L’intervento ha permesso di rimuovere e ricoverare nel deposito presso la Scuola del Corpo Forestale di Cittaducale alcuni candelabri lignei e di metallo, 2 statue lignee di S Francesco e S Chiara, un Crocefisso ligneo, un calice e una pisside, un presepe con personaggi in materiale lapideo vario, due bassorilievi lignei raffiguranti l’Ultima Cena e un Mosè, due candelabri lignei, la campana proveniente dalla chiesa della Madonna del Rosario a Domo e la statua in cartapesta di San Vincenzo Ferrer nell’ex chiesa di S. Emidio ora Museo Civico.

OPERE RECUPERATE NELLE MARCHE – Dalla Pieve di Santa Maria Assunta di Ussita in provincia di Macerata e nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Folignano in provincia di Ascoli Piceno sono stati invece recuperati e portati in deposito cinque tele del primo Settecento con immagini sacre, una scultura in pietra raffigurante il Cristo dell’XI secolo, una tela raffigurante il Cardinale Pietro Gasparri  della seconda metà del XIX secolo, un trittico olio sui tavola raffigurante “Madonna con il Bambino, Santa Caterina e San Cipriano” attribuito a Pietro Alemanno e datato 1478, un dipinto olio su tela raffigurante “Madonna di Loreto e San Ciprino” attribuito a Nicola Monti e datato 1765, quattordici stazioni della Via Crucis in terracotta attribuite a Emidio Paci e databili alla prima metà del XIX secolo.

 

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recupero nel Santuario dell’Icona Passatora (foto: Mibact)

DECINE DI OPERE RECUPERATE IN UMBRIA – Per quanto riguarda l’Umbria,  una prima tranche di 56 opere è stata recuperata il 7 novembre; tra quelle rimosse e ricoverate nel deposito adibito nella regione figurano due statue raffiguranti la Madonna Assunta in ceramica policroma e l’Angelo Orante in ceramica bianca di Andrea e Luca della Robbia, un reliquiario di San Benedetto in oro e argento del XIV secolo e due statue policrome in terracotta di Jacopo della Quercia del XV secolo raffiguranti la Madonna Assunta e San Benedetto dal Museo civico della Castellina di Norcia; 12 frammenti del rosone, una testa di statua raffigurante un vitello dalla decorazione della facciata, un ovale con cornice dorata dipinto su pietra dalla Basilica di San Benedetto a Norcia; dalla chiesa di San Francesco a Norcia la pala d’altare di Jacopo Siculo datata 1451 raffigurante “L’incoronazione della Vergine”; dalla chiesa di Madonna Bianca a Anacarno nei pressi di Norcia un crocifisso ligneo di Benedetto da Maiano, una statua in marmo raffigurante la Madonna Bianca attribuito a Francesco di Simone Ferrucci da Fiesole realizzato nel 1488 e un tabernacolo ligneo dorato con bassorilievo in marmo raffigurante una Madonna col Bambino del XVI secolo; dalla chiesa di Santa Maria del Castello di Collescille di Preci un dipinto raffigurante Madonna con Bambino tra San Biagio e San Francesco del XVI secolo, un dipinto del XVIII secolo raffigurante Santa Lucia e una scultura in terracotta dipinta raffigurante Madonna con Bambino del XII secolo; dalla chiesa del Santissimo Salvatore di Campi di Preci un dipinto raffigurante Madonna con Bambino e un dipinto raffigurante la Vergine Annunciata; dalla chiesa di San Bartolomeo a Todiano di Preci una scultura lignea di Santo con abito decorato, diversi elementi lignei dell’altare, un dipinto raffigurante Madonna con Santi, un dipinto dell’Adorazione dei Santi con Cristo crocifisso, un dipinto con Martirio di San Sebastiano e una statua in terracotta di Santo benedicente.

Una seconda tranche di opere è stata invece rimossa e ricoverata nei depositi di Santo Chiodo a Spoleto l’11 novembre. Tra le opere figurano: un dipinto del 1547 raffigurante la Resurrezione di San Lazzaro di Michelangelo Carducci e un dipinto del 1600 raffigurante Santa Scolastica tra Sant’Eutizio e Santo Spes dalla Basilica di S. Benedetto a Norcia; un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino tra Angeli e SS Luigi, Francesco d’Assisi e Bartolomeo, un dipinto raffigurante la Crocifissione tra i Santi Antonio Abate e Vescovo, un dipinto raffigurante la Deposizione di Gesù tra le Marie, un dipinto del XVII sec. raffigurante la Madonna del Rosario, un dipinto del XVII sec. raffigurante la Madonna in Gloria tra i santi Francesco e Carlo Borromeo, un dipinto del XVII sec. raffigurante San Michelangelo e i Santi Antonio da Padova e Lucia, una teca ex-voto del XVIII sec., una scultura lignea policroma dorata e laccata del XVII raffigurante San Rocco, una Croce con Crocifisso del XVII sec., un Baldacchino, un copri Pisside in stoffa del XVII sec. dalla Chiesa di San Martino; un dipinto su tela del XVIII sec. raffigurante San Nicola da Bari e S. Domenico di Guzman, un dipinto su tela del XVIII sec. raffigurante la Madonna del Carmelo con i Santi Vescovo e Carlo Borromeo, Santo Vesco, San Francesco d’Assisi e San Giovanni Battista, un dipinto su tela del XVII sec. raffigurante la Madonna del Rosario, un dipinto su tela del XVII sec. raffigurante gli Episodi della vita di S. Antonio da Padova, un dipinto su tavola del XIX sec. raffigurante la Crocifissione e i due dolenti, un ovale del XVIII sec. raffigurante la Madonna con bambino e un reliquario del XVIII sec. dalla Chiesa del Sacro Cuore a Preci (PG); sei candelabri lignei dipinti dalla chiesa di S. Benedetto a Norcia (PG); un dipinto olio su tela raffigurante “Cristo incoronato e legato”, due cimase dell’altare maggiore, un dipinto olio su tavola raffigurante “Cristo con le mani legate”, un dipinto olio su tavola raffigurante “Cristo portatore di Croce”, Una voluta lignea, tre statuti di Congregazione, un’indulgenza, una croce d’altare, due sportelli lignei, una scultura lignea del XVII sec. raffigurante S. Andrea, una teca lignea con il corpo di S. Costantino Martire, un dipinto olio su tela raffigurante la croce e due dolenti, un dipinto olio su tela raffigurante I Santi della Controriforma e un Tabernacolo con il Vissillo di S. Giorgio e il Drago dalla Chiesa di S. Andrea di Norcia (PG); un dipinto su tela raffigurante la Crocifissione tra i Santi, un dipinto su tela del 1596 raffigurante S. Antonio abate del pittore Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, un crocifisso ligneo dipinto, una croce, due tabernacoli lignei, 17 reliquiari, tre calici, un reliquiario raffigurante S. Girolamo con Leone, un reliquiario raffigurante il Santo Papa seduto in trono e uno sportello ligneo dipinto e dorato dall’Abazia di S.Eutizio a Preci (PG); una scultura lignea del XV sec. raffigurante La Madonna, un dipinto olio su tela del 1800 raffigurante la Deposizione di Cristo di Giuseppe Tonni Donò, un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna Nera fra San Francesco e San Paolo e un dipinto olio su tela raffigurante L’Adorazione della Sacra Famiglia dalla Chiesa di San Giovenale a Cascia (PG);  una statua lignea policroma del XIV sec. raffigurante La Madonna, una Croce Astile in legno e lamina metallica del XV sec. e un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario dalla Chiesa di san Giorgio di Cascia (PG); due dipinti con basi lignee, una base di Candelabro e un Crocifisso d’Altare dalla Chiesa di Santa Maria della Cona a Norcia (PG); un Crocifisso e una Borchia lignea del soffitto dalla Chiesa di S. Agostinuccio di Norcia (PG); un Crocifisso, due Candelabri e due dipinti dalla Chiesa del Crocifisso;  un Ostensorio dalla Chiesa S. Antonio Abate a Norcia (PG); due dipinti olio su tela dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Norcia (PG); tre campane dalla Torre Civica del Palazzo Comunale di Norcia.
[Ultimo aggiornamento: 14/11/2016]
Fonte: MiBACT.

 

 

FLASH / Sisma, in salvo le opere delle chiese di Accumoli

Foto: Segretariato Regionale per i beni culturali del Lazio del MiBACT. / Fonte: Comunicato ufficiale.

ROMA – Gli storici e i restauratori della squadra rilevamento danni del MiBACT, assistiti dai tecnici dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, hanno concluso con successo l’operazione di recupero delle opere presenti nella chiesa di S. Maria della Misericordia a Accumoli, fortemente lesionata nella struttura e con crolli delle coperture. L’intervento è stato reso possibile grazie alla costante assistenza dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, della Protezione Civile e la fattiva collaborazione del volontariato. Dalla chiesa sono state prelevate due pale d’altare dell’Immacolata Concezione (dipinto a olio su tela, sec. XVI) e dellaMadonna della Misericordia, e i santi Anna, Giacomo Maggiore e Francesco(dipinto a olio su tela, databile tra il 1635 e il 1649, opera di Alessandro Turchi detto l’Orbetto), compresa la cimasa dell’altare con la Trinità (60×60, dello stesso pittore). Sono state inoltre messe in salvo la tela con S. Nicola (ambito romano, XVII sec.), due tele con Sacro Cuore di Gesù e Addolorata,  sec. XVIII-XIX). Tra la suppellettile liturgica recuperata si segnalano alcuni reliquiari del XVIII secolo e una serie di quattro candelieri d’altare in lamina di argento sbalzata e cesellata (sec. XVIII); tra gli arredi la statua lignea del Cristo Deposto, recuperata all’interno della teca alla base dell’altare centrale (sec. XVII, policroma con tracce di doratura e rivestimento del perizoma in argento) e due statue lignee policrome raffiguranti un santo e una martire coronata. Tra i numerosi paramenti liturgici rinvenuti tra il paratoio e la sacrestia si segnalano piviali, pianete, tonacelle e stole del XVII secolo, manifattura dell’Italia centrale.

Dalla chiesa delle Madonna delle Coste, su una altura nei pressi del comune di Accumoli, lesionata con parziale crollo del timpano, i Vigili del Fuoco hanno estratto una croce processionale in lamina d’argento sbalzata e cesellata (XVI sec.). Tra i materiali anche alcuni ex-voto che testimoniano la valenza devozionale del santuario montano per la locale popolazione.

Tutte le opere prelevate e messe in sicurezza con idonei imballi sono state trasferite nel ricovero localizzato presso la Caserma della Scuola della Guardia Forestale di Cittaducale.

 

Sisma, recuperato l’Archivio Storico di Amatrice / GALLERY

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Foto: Archivio di Stato di Rieti.

ROMA – È stato recuperato l’archivio storico del Comune di Amatrice. L’operazione, effettuata dai tecnici delle squadre di rilevamento danni del MiBACT assistiti dai restauratori dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario e coadiuvati dai Vigili del Fuoco, dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e da uomini e mezzi del Corpo Forestale dello Stato, ha permesso di salvare 774 faldoni e 318 registri per un totale di 7871 fascicoli.

La ricca documentazione che conserva la memoria storica di Amatrice è stata già trasferita presso l’Archivio di Stato di Rieti dove verrà ricondizionata e, dove necessario, restaurata. Tra i documenti più importanti vi sono i preziosi registri dello stato civile napoleonico e il catasto murattiano, parte dei quali erano già in restauro presso l’Archivio di Stato di Rieti. Tra i tanti è stato recuperato un faldone che contiene le carte riguardanti i progetti di miglioramento del corso Umberto I che oggi offre una delle immagini più emblematiche della devastazione di Amatrice. I primi documenti risalgono al XVIII secolo, dal momento che i terremoti del 1639 e del 1703 avevano a suo tempo provocato la dispersione della documentazione precedente.

“Il tempestivo intervento del MiBACT – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – ha permesso di salvare per intero un importante patrimonio documentario, evitando che Amatrice, oltre alla devastazione di un sisma, subisca anche la cancellazione della propria memoria storica, come purtroppo avvenuto in passato. Prosegue così il prezioso lavoro che i tecnici del ministero stanno compiendo insieme ai carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, i vigili del fuoco e la protezione civile per recuperare e mettere in sicurezza opere e beni di valore storico e artistico di grande significato per le comunità cui appartengono e per l’intero Paese”.

Fonte: Comunicato ufficiale Mibact. Foto: Archivio di Stato di Rieti.

Sisma, il Mibact mette online i danni al patrimonio artistico. E scatta l’operazione #museums4italy [GALLERY]

#TERREMOTO Il @Mibact documenta online i danni al patrimonio artistico. E scatta l’operazione #museums4italy  #gallery

ROMA – Il Mibact  ha messo online le immagini delle prime ricognizioni dei danni ai beni artistici e architettonici nei territori colpiti dal sisma. Finora i tecnici e i carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno contato 293 beni lesionati o distrutti (almeno una cinquantina) in un’area ampia venti chilometri, fuori dalla zona dell’epicentro della scossa principale, quella delle 3.32 del 24 agosto, con  6.0 di magnitudo ad Accumoli (Rieti). Più in basso pubblichiamo la lista (in aggiornamento).

La galleria fotografica, che rende con immediatezza la gravità delle lesioni subite dai monumenti, è il frutto del lavoro degli stessi carabinieri del TPC. Qui sotto proponiamo una selezione delle terribili immagini che mostrano i danni subiti dal patrimonio artistico e monumentale di Amatrice, Accumoli e degli altri paesi colpiti. L’intera gallery è disponibile qui.

Parte anche, sempre per iniziativa del Mibact,  #museums4italy: domenica 28 agosto gli incassi dei musei statali e di tutti gli enti aderenti saranno destinati alla ricostruzione dei beni lesionati.

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LA LISTA DEI BENI LESIONATI – Questa la lista compilata dai Carabinieri del Tpc dei beni colpiti (non definitiva, fonte corriere.it):

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Amatrice (Ri)
Basilica di San Francesco: Crollata
Basilica di Sant’Agostino: Crollata
Arco di San Francesco: Distrutto
Chiesa di San Giovanni: Crollata
Chiesa di Sant’Agnese: Crollata
Chiesa di Santa Maria del Suffragio: Crollata
Chiesa di San Giuseppe: Crollata
Chiesa di Sant’Emidio: Crollata
Museo Civico: Crollato
Archivio Comunale: Crollato
Biblioteca Comunale: Crollata
Chiesa del Crocifisso: Crollata
Porta Romana: Danneggiata gravemente
Torre Civica: Danneggiata gravemente
Porta Ascolana: Danneggiata gravemente

MARCHE
Urbino
Duomo: Lievi lesioni alle mura
Arquata del Tronto (Ap)
Chiesa Santissima Annunziata: Lesione importante del Campanile e dei muri (non raggiungibile)
Chiesa Santissimo Salvatore: Lesione muri e tetto (non raggiungibile)
Chiesa Santa Croce: Completamente distrutta
Torre Medievale: Lesioni e caduta della merlatura (non raggiungibile)
Ascoli Piceno
Museo Statale Archeologico: Chiuso per lesioni interne alla struttura
Montegallo (Ap)
Chiesa Santa Maria in Pantano: Crollo parziale del campanile con caduta e rottura della campana cinquecentesca
Montemonaco (Fm)
Chiesa San Benedetto: Lesioni interne alla struttura
Tolentino (Mc)
Chiesa Santissimo Crocifisso: Crollo di parte di una volta
San Ginesio (Mc)
Chiesa della Collegiata: Crollo parte del soffitto interno
Chiesa San Ginesio: Lesioni interne importanti
Convento Benedettine: Lesioni interne importanti alla Chiesa
Gualdo (Mc)
Chiesa San Savino: Lesioni interne importanti. Spostata e messa in sicurezza tela del Crivelli di concerto con la Soprintendenza

ABRUZZO
Valle Castellana (Te)
Chiesa della Frazione Pietralta: Lesione del campanile
Chiesa della Frazione Pascellata: Lesioni mura interne
Chiesa della Frazione Ceraso: Crollo parziale della Chiesa e del Campanile
Chiesa della Santissima Annunziata: Lesioni interne importanti
Rocca Santa Maria (Te)
Chiesa di Santa Maria: Lesione campanile
Campli (Te)
Chiesa di Santa Maria Venales: Chiesa già inagibile caduta porzione copertura
Torano Nuovo (Te)
Chiesa Madre: Varie importanti lesioni interne
Teramo
Chiesa di Santa Maria delle Grazie: Caduta calcinacci navata centrale con danneggiamento affreschi
Isola del Gran Sasso (Te)
Chiesa di San Michele: Crollo del campanile della Chiesa, già inagibile

UMBRIA
Norcia (Pg)
Monastero di San Benedetto: Lesioni evidenti alla guglia di destra e lesioni di rilievo sul porticato lato destro del plesso
Mura perimetrali della città vecchia: Lesionate su tre punti con crolli parziali in prossimità di Porta Sabina, Porta Romana e Porta Orientale
Castelluccio di Norcia (Pg)
Il campanile della Chiesa Centrale risulta gravemente lesionato e pericolante (non è possibile l’accesso alla frazione causa interruzione del plesso stradale per caduta massi, come segnalato dai Vigili del Fuoco)
Frazione di San Pellegrino
Lesionato il campanile della Chiesa di San Pellegrino
Frazione Preci
Chiesa di Santa Maria della Pietà e Chiesa di Sant’Eutizio: Lesioni evidenti
Frazione Campi di Norcia
Chiesa di San Salvatore: Lesionata
Sellano (Pg)
Chiesa Montesanto: Caduta calcinacci e lievi crepe sulle mura
Borgo Storico di Sellano, Arco Medievale e mura storiche di cinta: Transennate dai Vigili del Fuoco, poiché pericolose per caduta calcinacci
Località Casale, Chiesa di San Rocco: Lesioni e caduta calcinacci
Cerreto di Spoleto (Pg)
Località Colle, Chiesa Madonna di Costantinopoli: Lesioni infrastrutturali di notevole importanza
Località Borgo Cerreto, Chiesa Borgo San Lorenzo: Lesioni infrastrutturali gravi sul rosone centrale e nelle mura sottostanti
Frazione Ponte Cerreto, Chiesa di Santa Maria Assunta: Presenti evidenti crepe all’interno della sola sagrestia
Località Nortosce, Chiesa di San Pietro Greta: danni strutturali evidenti (non è possibile accedere al sito per l’alto rischio di crollo)
Eremo della Madonna della Stella (ubicato in alta montagna su scoscesa parete di roccia): Il Sindaco di Cerreto di Spoleto segnala danni vari.