SCOPERTE / Pompei, riemerge uno spettacolare affresco di Priapo [FOTO / VIDEO]

Priapo 3

Veduta degli scavi

POMPEI (NA) –  Un dimora di pregio su via del Vesuvio con stanze elegantemente decorate e all’ingresso un  Priapo affrescato, in atto di pesare il membro su una bilancia, sono emersi nel corso dei lavori di riprofilatura dei versanti della Regio V che affacciano sulla via di Vesuvio, nell’ambito del cantiere dei nuovi scavi.

Le operazioni in corso rientrano nel più ampio intervento di messa in sicurezza dei  fronti di scavo, che delimitano i 22 ettari di  area non scavata di Pompei, previsto dal Grande Progetto Pompei e che interesserà circa 3 km di fronti.

La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii (sotto), oggi appare per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali.

Casa dei Vettii Priapo

Il Priapo della casa dei Vettii

Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza. Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei balconi.

UN VOLTO DI DONNA – La domus lungo via del Vesuvio che sta venendo alla luce, sta rivelando oltre all’affresco del Priapo posto all’ingresso (fauces),  anche  diversi ambienti dalla decorazione pregiata, tra i quali  una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinatissima cornice superiore e con  due quadretti (pinakes) nella parte mediana, l’ uno con paesaggio marino, l’altro con una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici.

Ambiente volto donna

Volto di donna

La parete con il volto di donna

Ambiente con pinakes (3)

L’ambiente con i pinakes nella Regio V

LA FONTANA – Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile.

Fontana via del vesuvio

La Fontana- Ninfeo della Regio V

La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti.- dichiara il Direttore Generale, Massimo Osanna – “ Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via di Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi ), via delle nozze d’argento e via dei balconi, dove in questo momento si concentrano i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita equipè interdisciplinare di professionisti, che vede all’azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell’ISCR”.

Foto e video: ©Parco Archeologico di Pompei

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SCOPERTE / Pompei, rinvenuta anche la testa del “fuggiasco” nel cantiere dei nuovi scavi [FOTO]

POMPEI –  Ritrovato il cranio del fuggiasco, la prima delle vittime emerse nel cantiere dei nuovi scavi della Regio V, di cui finora era stata rinvenuta solo una parte dello scheletro. In una prima fase dello scavo sembrava che la porzione superiore del torace e il cranio, non ancora identificati, fossero stati tranciati e trascinati verso il basso da un blocco di pietra che aveva travolto la vittima: tale ipotesi preliminare nasceva dall’osservazione della posizione del masso rispetto al vuoto del corpo impresso nella cinerite.

GALLERY (immagini: ©Parco Archeologico di Pompei )

Teschio fuggiasco - 3

 

Il prosieguo delle indagini all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi, laddove erano emersi i primi resti scheletrici, ha portato alla luce la parte superiore del corpo, ubicata a quote decisamente più basse rispetto agli arti inferiori.

 

La ragione di tale anomalia stratigrafica va ricercata nella presenza, al di sotto del piano di giacitura del corpo, di un cunicolo, presumibilmente di epoca borbonica, il cui cedimento ha portato al collasso e allo scivolamento di parte della stratigrafia superiore, ma non del blocco litico, ancora inserito nella stratigrafia originaria.

 

La morte, sostengono gli esperti, non è stata quindi presumibilmente dovuta all’impatto del blocco litico, come ipotizzato in un primo momento, ma da probabile asfissia dovuta al flusso piroclastico.

I resti scheletrici individuati consistono nella parte superiore del torace, arti superiori , cranio e mandibola. Attualmente in corso di analisi, presentano alcune fratture la cui natura sarà verificata, in modo da poter ricostruire con maggiore accuratezza gli ultimi attimi di vita dell’uomo.

Fonte: Comunicato ufficiale

SCOPERTE/ Schiacciato da un masso mentre tentava la fuga: il dramma di Pompei emerge dai nuovi scavi [FOTO, VIDEO]

Foto e video:  Parco Archeologico di Pompei 

POMPEI – Il torace schiacciato da un grosso blocco di pietra, il corpo sbalzato all’indietro dal potente flusso piroclastico, nel tentativo disperato di fuga dalla furia eruttiva. E’ in questa drammatica posizione, che emerge la prima vittima del cantiere dei nuovi scavi della Regio V.    Lo scheletro è stato ritrovato all’incrocio tra il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo dei Balconi, di recente scoperta, che protende verso via di Nola. Dalle prime osservazioni, risulta che l’individuo sopravvissuto alle prime fasi dell’eruzione vulcanica, si sia avventurato in cerca di salvezza  lungo il vicolo ormai invaso dalla spessa coltre di lapilli. Il corpo è stato infatti rinvenuto all’altezza del primo piano dell’edificio adiacente, ovvero al di sopra dello strato di lapilli. Qui è  stato investito dalla fitta e densa nube piroclastica che lo ha sbalzato all’indietro.

Scheletro schiacciato (4)

Un imponente blocco in pietra (forse uno stipite), trascinato con violenza dalla nube, lo ha colpito nella porzione superiore, schiacciando  la parte alta del torace e il capo che, ancora non individuati, giacciono a quota più bassa rispetto agli arti inferiori, probabilmente sotto il blocco litico.

 GALLERY (Foto  Parco Archeologico di Pompei)

 

Le prime analisi eseguite dall’antropologa, durante lo scavo, identificano un uomo adulto di età superiore ai 30 anni. La presenza di lesioni a livello delle tibie segnalano un’infezione ossea, che potrebbe essere stata la causa di significative difficoltà nella deambulazione, tali da impedire all’ uomo di fuggire già ai primi drammatici segnali che precedettero l’eruzione stessa.

 “Questo ritrovamento eccezionale, – dichiara Massimo OsannaDirettore Generale del Parco Archeologico di Pompei – rimanda al caso analogo di uno scheletro rinvenuto da Amedeo Maiuri nella casa del Fabbro e oggetto di recente studio. Si tratta dei resti di un individuo claudicante, anche lui probabilmente impedito nella fuga dalle difficoltà motorie e lasciato all’epoca in esposizione in situ.

VIDEO: OSANNA RACCONTA IL RITROVAMENTO

Al di là dell’impatto emotivo di queste  scoperte, la possibilità di comparare questi rinvenimenti, confrontare le patologie e gli stili di vita, le dinamiche di fuga dall’eruzione, ma soprattutto di indagarli con strumenti e professionalità sempre più specifiche e presenti sul campo, contribuiscono ad un racconto sempre più preciso della storia e della civiltà dell’epoca, che è alla base della ricerca archeologica.”

 I nuovi scavi della Regio V, dove è avvenuta quest’ultima straordinaria scoperta, fanno parte del cantiere di messa in sicurezza dei fronti di scavo interni alla città antica, previsto dal Grande Progetto Pompei. Le indagini archeologiche in corso stanno interessando l’area del cosiddetto “Cuneo”, posta tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone.

 

Fonte: Comunicato ufficiale

Pompei, a 270 anni dalla scoperta ecco i segreti dell’inedita Regio V [#GALLERY]

FOTO: ©Parco Archeologico di Pompei 

POMPEI –  Il 23 marzo 1748, dieci anni dopo la scoperta di Ercolano, un ritrovamento fortuito di alcuni reperti nella zona di Civita a Pompei, spostò l’interesse degli scavi Borbonici in quest’area. Inizialmente identificata con la città di Stabiae, solo nel 1763 ci si rese conto che si trattava dell’antica città di Pompei. Ora,  270 anni dopo, l’anniversario di questo grande inizio, che cambiò la storia dell’archeologia e concesse al mondo l’unicità del patrimonio pompeiano, viene celebrato attraverso il racconto dei nuovi scavi di recente avviati in una parte della Regio V,  importante intervento di scavo nell’area non indagata della città antica, dal dopoguerra.

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1000 MQ DI SCAVO – L’intervento in corso, è pertinente a una superficie di oltre 1000 mq, il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari. Oltre 2,5 km di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico, che assicurando un adeguato drenaggio del suolo consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge.

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L’intervento globale su tutti i fronti della città antica rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di €. I lavori procederanno per sottocantieri al fine di continuare a garantire la fruibilità del sito. Periodicamente verranno forniti aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori.

STRUTTURE E AMBIENTI PRIVATI E PUBBLICI Lo scavo del cuneo sta portando in luce strutture e reperti di ambienti privati e pubblici che contribuiranno ad arricchire la conoscenza del sito e lo stato di avanzamento della ricerca archeologica.

Il primo stadio di intervento ha previsto la rimozione di tutta quella parte di terreno proveniente dagli scavi di fine ‘800 e ‘900, che veniva riversato nella zona del cuneo. Al di sotto di questi livelli è stata riportata in evidenza la stratigrafia vulcanica, con il livello di cenere sovrapposto agli strati di lapillo.

Tra gli ambienti al momento emersi in adiacenza alla Casa della Soffitta, è stata individuata un’area aperta, probabilmente destinata a giardino, la cui funzione potrà essere meglio definita grazie a indagini e analisi paleobotaniche che il Parco Archeologico di Pompei condurrà contestualmente allo scavo. Nell’angolo sud-orientale di questo spazio già affiorano alcune anfore, di cui si sta studiando la tipologia e il contenuto.

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DOMUS E VICOLI – Poco oltre, sta emergendo il vicolo che partendo da via di Nola fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Leggermente in salita, si presenta nella sua originaria configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici che vi si affacciavano. Nel Vicolo delle Nozze d’Argento stanno venendo alla luce alcune strutture archeologiche, tra le quali l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso con al centro l’immagine dipinta di una coppia di delfini.

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Nell’area logistica appositamente realizzata sul pianoro delle Regiones IV e V è stato, invece, predisposto un grande deposito archeologico con annesso laboratorio, per assicurare il lavaggio, la siglatura, lo studio preliminare e la conservazione temporanea dei reperti emersi dagli scavi.

UN GRAN NUMERO DI REPERTI – Un aspetto inatteso delle indagini archeologiche finora condotte è stato il rinvenimento di un gran numero di reperti, quali antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati, nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle adiacenze. Probabilmente all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati.
A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire sorprendenti reperti che saranno oggetto di studio multidisciplinare e di nuove metodologie di analisi.

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LAVORO DI SQUADRA – “Si torna a scavare a Pompei su vasta scala, ma soprattutto con l’impiego di strumenti di nuova tecnologia messi al servizio dell’archeologia (dal drone al georadar) e il supporto di un team interdisciplinare”,  dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei.  Oltre ai tecnici della conservazione, anche vulcanologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi. Questo confronto costante di professionalità consentirà di documentare in modo approfondito ogni fase di scavo e comprendere tutti gli aspetti che contribuiscono alla ricostruzione della vita e del paesaggio vesuviano al 79 d.C..

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La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici. Oggi si sta procedendo in maniera radicale al consolidamento dei fronti e all’individuazione di una soluzione definitiva al problema dell’acqua che si accumula nei terreni. Entro il 2019 l’area archeologica di Pompei sarà interamente consolidata”

“L’ intervento – spiega il neo Direttore Generale di Progetto Gen. B. CC Mauro Cipolletta – rimane uno degli ultimi cantieri avviati nell’ambito del Grande Progetto Pompei con copertura comunitaria, bandito ad agosto 2015 e aggiudicato nel maggio 2016. Si tratta di uno degli interventi facenti parte del Piano delle Opere del GPP finanziariamente più rilevanti che si concluderà presumibilmente entro maggio 2019 e comunque nei termini di chiusura del PON 2017-2020. Nonostante la complessa articolazione del cantiere, la Direzione Generale di Progetto in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei assicurerà il pieno rispetto del Protocollo di Legalità, attraverso i controlli degli accessi e dei pagamenti ed il costante monitoraggio dei flussi finanziari tra tutti i soggetti interni alla filiera, supportando il lavoro del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il riversamento dei dati acquisiti nel sistema informatico Monitoraggio delle Grandi Opere”.

Fonte: Comunicato ufficiale

ARCHEOLOGIA / Pompei, dalla Schola Armaturarum riemergono nuovi reperti intatti [GALLERY]

FOTO ©Parco Archeologico di Pompei

POMPEI – Nuovi reperti emergono a  Pompei nella Schola Armaturarum, dove è in corso il restauro degli affreschi originali salvatisi dal bombardamento del 1943. Dallo scorso luglio è stato avviato anche lo scavo degli ambienti retrostanti, mai prima indagati. E i ritrovamenti sono già molto interessanti.  Si tratta di un deposito di anfore, al momento formato da quattordici reperti immersi nel lapillo, riemerso da uno dei tre ambienti individuati alle spalle della parte di struttura più nota della Schola. Le anfore rinvenute intatte, dovevano contenere olio, vino e salse di pesce: un’anfora presenta iscrizioni dipinte in cui si leggono numeri, a indicare i quantitativi, e, verosimilmente, il prodotto contenuto. L’uso come deposito dell’ambiente è confermato dai graffiti visibili su una delle pareti dell’ambiente, che ribadiscono l’attività di stoccaggio.

affresco restaurato Schola Armatorarum

Al termine dello scavo, previsto per il mese di dicembre, le anfore saranno ricollocate in situ nell’ambito del più ampio progetto di valorizzazione del “museo diffuso” che il Parco archeologico sta adottando in più aree degli scavi per ri-contestualizzare i reperti nei luoghi di provenienza.

Fino ad ora l’unico ambiente, portato alla luce nel 1915 da Vittorio Spinazzola,  era stato quello ben conosciuto che affacciava su via dell’Abbondanza. Il suo carattere pubblico militare fu fin dall’inizio chiaro per via delle grandi dimensioni e della sua decorazione (i trofei all’ingresso e le figure alate e armate che decorano le pareti). Tuttavia la sua esatta destinazione, deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana, continua a non essere certa. Lo scavo di questi altri  ambienti, che rientra nel cantiere “Scavi e ricerche”,  ha come obiettivo proprio quello di  chiarire tali aspetti.

L’esplorazione della struttura completa della Schola non è il solo intervento del genere previsto a Pompei. In corso è anche il grande cantiere di scavo nella Regio V, il cosiddetto “cuneo” (un’area di oltre 1000m2 nella zona posta tra la casa delle Nozze d’Argento e gli edifici alla sinistra del vicolo di Lucrezio Frontone), dal quale ci si aspetta di portare in luce  ulteriori strutture e reperti di ambienti privati e pubblici. In quest’area (sul pianoro delle regiones IV e V), inoltre,  sarà previsto l’allestimento di un laboratorio di studio archeologico dei reperti che verranno alla luce e un deposito per la loro conservazione temporanea.

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“Siamo contenti delle scoperte che stanno emergendo. – dichiara Massimo Osanna, Direttore del Parco archeologico – Pompei ha iniziato una nuova stagione, quella di una ricerca archeologica intensa e del prosieguo della conoscenza del sito. Dopo il suo recupero, attraverso le messe in sicurezza di tutte le sue regiones, l’apertura di nuove domus restaurate, la restituzione alla fruizione di interi quartieri finora inaccessibili, grazie al recupero della percorribilità di quasi tutte le vie urbane, ci si può dedicare  anche  ad attività di scavo, che si affiancano alla manutenzione programmata e che consentiranno  di fornire nuove ipotesi alla storia della vita quotidiana degli antichi, in alcuni casi dando risposta a quesiti  irrisolti, come potrebbe essere per la Schola armatorarum”

EVENTI / “Pompei e i Greci”, una grande mostra svela l’anima mediterranea della città

NAPOLI – Una grande mostra che racconta le storie di un incontro, quello tra una città italica, Pompei, e il Mediterraneo greco.   Seguendo artigiani, architetti, stili decorativi, soffermandosi su preziosi oggetti importati ma anche su iscrizioni in greco graffite sui muri della città, si mettono a fuoco le tante anime diverse di una città antica, le sue identità temporanee e instabili.

Pompei e i Greci, curata dal Direttore generale Soprintendenza Pompei Massimo Osanna e da Carlo Rescigno (Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli), è promossa dalla Soprintendenza Pompei con l’organizzazione di Electa e sarà presentata ufficialmente domani: resterà aperta poi al pubblico nella Palestra Grande di Pompei dal 12 aprile al 27 novembre prossimo (daremo aggiornamenti dopo la conferenza stampa di domani).

Sono oltre 600 i reperti esposti tra ceramiche, ornamenti, armi, elementi architettonici, sculture provenienti da Pompei, Stabiae, Ercolano, Sorrento, Cuma, Capua, Poseidonia, Metaponto, Torre di Satriano e ancora iscrizioni nelle diverse lingue parlate -greco, etrusco, paleoitalico-, argenti e sculture greche riprodotte in età romana. La mostra nasce da un progetto scientifico e da ricerche in corso che per la prima volta mettono in luce tratti sconosciuti di Pompei; gli oggetti, provenienti dai principali musei nazionali e europei, divisi in 13 sezioni tematiche, rileggono con le loro ‘biografie’ luoghi e monumenti della città vesuviana da sempre sotto gli occhi di tutti.

L’allestimento espositivo, che occupa gli spazi della Palestra Grande di Pompei, è progettato dell’architetto svizzero Bernard Tschumi e include tre installazioni audiovisive immersive curate dallo studio canadese GeM (Graphic eMotion). La grafica di mostra e la comunicazione sono disegnate dallo studio Tassinari/Vetta.

Pompei e i Greci illustra al grande pubblico il fascino di un racconto storico non lineare, multicentrico, composto da identità multiple e contraddittorie, da linguaggi stratificati, coscientemente riutilizzati: il racconto del Mediterraneo. Una narrazione che suggerisce non da ultimo, un confronto e una riflessione con il nostro contemporaneo con il suo dinamismo fatto di migrazioni e conflitti, incontri e scontri di culture.

La mostra di Pompei è la prima tappa di un programma espositivo realizzato congiuntamente con il Museo Archeologico di Napoli: qui, a giugno, si inaugurerà una mostra dedicata ai miti greci, a Pompei e nel mondo romano, e al tema delle metamorfosi.


INFORMAZIONI

Pompei e i Greci
Pompei, Palestra Grande
orari: aperto tutti i giorni dal 14 aprile al 31 ottobre dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18)
1-27 novembre dalle 9 alle 17 (ultimo ingresso alle 15.30)
chiuso 1 maggio

ARCHEOLOGIA / Pompei, riaperta (parzialmente) la Casa dei Vettii

POMPEI – Riapre oggi, anche se solo parzialmente, la Casa dei Vettii agli Scavi di Pompei. Chiusa dal 2007, la domus apparteneva a una famiglia di ricchi liberti: ristrutturata nel I secolo dopo Cristo, s’incentra sul peristilio. Le pitture all’ingresso evidenziano auspici di prosperità. A destra dell’ingresso è posta l’edicola con le immagini degli antenati e la raffigurazione del padrone di casa nell’atto di offrire un sacrificio, mentre sul focolare della cucina ci sono graticola e pentole: qui fu rinvenuta la statua-fontana di Priapo, in origine posta nel giardino insieme a altre statue con zampilli d’acqua in un ricco contesto scenografico. Anche l’atrio è di grande finezza, come il compluvium con le gronde in terracotta. Un ricco apparato pittorico alle pareti del salone e del soggiorno completano il fasto di una residenza di rango.

La riapertura rientra tra gli interventi di messa in sicurezza della Regio VI, uno dei cantieri del Grande Progetto Pompei portati a compimento. L’area, che occupa l’intera area nordoccidentale del pianoro di Pompei, divenne nel II secolo l’area residenziale prediletta dall’aristocrazia locale e comprende alcune delle domus più importanti del sito: le case di Pansa, della Fontana Grande, dei Dioscuri, dell’Ancora, di Sallustio, del Fauno, del Labirinto, delle Vestali, degli Amorini Dorati e dei Vettii.

L’evento chiude un anno straordinario per gli Scavi di Pompei, che hanno registrato il record di visitatori con oltre 3 milioni di ingressi e visto l’incessante progresso del Grande Progetto Pompei, di cui verrà presentato lo stato di avanzamento al termine dell’inaugurazione.