MOSTRE / Storia dei Severi, l’ultima grande dinastia di Roma

Busto di Marco Aurelio, inv. S 234

ROMA, 14 novembre 2018  – Apre domani al pubblico “Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa“, grande mostra che ripercorre la storia della dinastia dei Severi: l’ultima, rilevante famiglia imperiale, che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 d.C. Promossa dal Parco archeologico del Colosseo, la rassegna – ideata da Clementina Panella che l’ha curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea – si articola tra
Colosseo, Foro Romano, Palatino.

Dal 15 novembre 2018 nei tre luoghi coinvolti dall’esposizione vengono ricordate le tappe di una dominazione che ha suggellato una straordinaria stagione di riforme: tra tutte la constitutio antoniniana. Emessa da Caracalla nel 212 d.C., concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero. Un provvedimento rivoluzionario, che portava a compimento un processo plurisecolare di estensione dei diritti civili e con cui finalmente si completavano le premesse ideali di universalismo e cosmopolitismo implicite nell’istituzione imperiale, solo parzialmente realizzate da Augusto più di due secoli prima. 

Busto loricato con paludamentum e ritratto di Settimio Severo (tipo “dell’adozione”) Da Ostia, Terme di Nettuno Marmo; alt. cm 69 196-197 d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 345
Ritratto di Giulia Domna (tipo “Gabii”) Dal Museo Kircheriano Marmo lunense; alt. cm 25,5 193-210 d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 66058
Busto con paludamentum e ritratto di Caracalla (tipo “imperatore unico”) Da Roma, Terme di Caracalla (dalla proprietà di Mario Macaroni) Marmo bianco asiatico; alt. cm 65 212-217 d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv. 6033 Fotografia di Luigi Spina
Ritratto di Geta bambino (tipo della “successione”) Dalla collezione Bevilacqua, Verona Marmo bianco; alt. cm 26 198-204 d.C. Monaco di Baviera, Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek, inv. 352
Ritratto di Elagabalo (II tipo) Dalla collezione Albani Marmo bianco; alt. cm 32 220-221 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 470 Fotografia di Zeno Colantoni

RITRATTI D’IMPERATORE – La mostra, con l’organizzazione e la promozione di Electa, presenta al secondo ordine del Colosseo circa cento tra reperti archeologici e opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri. Attraverso di essi, in quattro sezioni, si illustrano gli sviluppi storico-politici e l’evoluzione artistica e architettonica a Roma e nelle regioni dell’impero.
Una ricca sequenza di ritratti della dinastia apre il percorso, ricordando le origini della famiglia: con Settimio Severo proveniente da Leptis Magna, in Libia, e con la moglie Iulia Domna da Emesa, in Siria, nominata Augusta e donna di grande influenza politica. Tra i pezzi in mostra, anche tre rilievi di recente scoperta negli scavi della metropolitana di Napoli, appartenenti a un Arco onorario. Senza dimenticare i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da Settimio Severo, ancora oggi fondamentale documento per lo studio dell’antica topografia di Roma e in
mostra oggetto di una scenografica ricostruzione multimediale. Testimonianza poi della fioritura nel campo dell’artigianto artistico, i vetri finemente lavorati da Alessandria d’Egitto e da Colonia, le ceramiche dalla Tunisia o i sublimi argenti conservati al Metropolitan Museum of Art (USA).

Ritratto di Massimino il Trace su busto non pertinente in toga contabulata Dalla collezione Albani Marmo bianco; alt. cm 67 235-238 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 473 Fotografia di Zeno Colantoni
Ritratto di Settimio Severo dall’area IV, ambiente 15 = 31 (cortile), fondazione USM 7541 Attribuzione marmo:Goktepe Alt. max cm 38,5 alt. conservata sino all’attacco dei capelli cm 27 204-211 d.C. Roma, Parco archeologico del Colosseo, inv. 18.M324-1.114 Fotografia di Luciano Mandato
Busto femminile con tunica e mantello e ritratto di Giulia Mamea Dalla collezione Albani Marmo lunense, peduccio in marmo nero antico; alt. cm 58 222-235 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 457 Fotografia di Zeno Colantoni

LE TERME DI ELAGABALO – Al Palatino sono visibili per la prima volta le vestigia di uno straordinario insieme architettonico: le cosiddette Terme dell’imperatore Elagabalo, venute alla luce in un angolo delle pendici del colle lambito dalla via Sacra che racconta una lunga storia di
trasformazioni edilizie. Un ciclo statuario scoperto proprio in questo sito, mai esposto prima d’ora e composto da ritratti e busti di marmo di pregevole qualità, è riunito nel Tempio di Romolo.
Il percorso di visita sul Palatino prosegue attraverso i luoghi dei Severi, estesi su circa due ettari, di cui i segni più evidenti sono le imponenti arcate e le terrazze, insieme allo Stadio con la straordinaria sala dei capitelli dal soffitto a cassettoni stuccato. Qui sono riuniti preziosi frammenti architettonici e scultorei restaurati per l’occasione.

IL VICUS AD CARINAS – Nel Foro Romano viene aperto alla visita per la prima volta un tratto del vicus ad Carinas. Il vicus era tra i più antichi percorsi di Roma e collegava il popoloso quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino. Oggi, attraverso questo accesso, ci si affaccia sul Templum Pacis, di cui, dopo un lungo restauro, è visibile il magnifico opus sectile pavimentale. Nel 192 d.C. un incendio distrusse quasi completamente il templum, ricostruito da Settimio Severo riproponendo la monumentalità della costruzione originaria. In questa occasione fu collocata, in una sala adiacente all’aula di culto, la Forma Urbis Romae, di cui restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa.

Arco di Settimio Severo a Leptis Magna (plastico) Resina; cm 93×89×89 Roma, Museo della Civiltà Romana, inv. MCR3833 Fotografia di Stefano Castellani


EREDITA’ DURATURA – “La mostra ha il fine di far conoscere al più vasto pubblico possibile l’ultimo periodo dell’impero in cui Roma fu grande, governata da imperatori che lasciarono un’eredità forte e duratura in molti campi, pur nell’avanzare del declino”, spiega Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo.
Due le pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi scientifici, ripercorre la storia della dinastia dei Severi senza trascurare alcun aspetto: dall’analisi delle riforme e il loro impatto sulla società, alle novità nelle arti e in architettura a Roma e in tutta l’estensione dell’impero. I testi forniscono il quadro completo dei caratteri di un’epoca segnata dall’ultima grande famiglia imperiale. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della mostra e nel percorso tra Foro
Romano e Palatino.

INFORMAZIONI
Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa
Roma, Colosseo – Foro Romano – Palatino
http://www.colosseo.beniculturali.it
dal 15 novembre 2018 ad agosto 2019 

Fonte: Comunicazione ufficiale – Foto (C) Soprintendenza Speciale
Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma (Vietata l’ulteriore riproduzione)

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EVENTI / Spilamberto dall’Età del Rame ai Longobardi: un ciclo di conferenze racconta 40 anni di scoperte

SPILAMBERTO (MO), 12 novembre 2018 – Inizia il 14 novembre il ciclo di sei conferenze promosse dal Comune di Spilamberto (Modena) in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna e le Università Sapienza di Roma e di Torino per celebrare i 40 anni dalle prime scoperte archeologiche nel territorio di Spilamberto. Gli incontri passeranno in rassegna i ritrovamenti spesso eccezionali avvenuti nell’area spilambertese: dallo scavo della tomba n° 1 della necropoli eneolitica del Fiume Panaro (1978) a quello recentissimo (2018) dei due pozzi romani/tardo antichi dell’ex via Macchioni. Quarant’anni di rinvenimenti, studi e divulgazione che saranno illustrati anche attraverso escursioni, competenze e laboratori che proseguiranno fino ad aprile 2019.

Mercoledì 14 novembre si parte con i saluti istituzionali di Umberto Costantini, Sindaco Comune di Spilamberto e Cristina Ambrosini, Soprintendente Archeologia, Belle Arti, paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Dopo la presentazione del progetto “Archeo40: i tesori di Spilamberto in 40 anni di scavi archeologici” da parte di Simonetta Munari, Assessore alla Cultura del Comune di Spilamberto, l’archeologa della Soprintendenza Monica Miari parlerà de “L’Età del Rame e il periodo Eneolitico nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”.

“Nell’alveo del fiume Panaro -spiega Monica MiariArcheologa della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara- nei territori di Spilamberto e di S. Cesario sono venute alla luce dal 1977 ad oggi testimonianze di numerosi siti preistorici, oggetto di scavi sistematici.

È stato possibile individuare tre fasi principali d’insediamento: la prima riferibile a un aspetto piuttosto antico della cultura dei vasi a bocca quadrata (pieno Neolitico, metà del V millennio a.C.), una seconda che documenta la successione di più momenti della Cultura di Chassey-Lagozza (Neolitico recente, fine del V, prima metà del IV millennio a.C.) e una terza con la necropoli eneolitica che ha dato il nome al relativo Gruppo di Spilamberto (databile fra la metà del IV e gli esordi della seconda metà del III millennio a.C). La necropoli assume particolare rilevanza per le implicazioni sociali e rituali: di essa sono esposte in museo otto sepolture (su 39 recuperate) e la totalità dei corredi funerari. I riti di sepoltura appaiono fortemente standardizzati: inumazioni in giacitura primaria singola (un solo caso di deposizione bisoma), supina, con orientamento prevalente Est-Ovest e capo a Ovest e corredo ceramico costituito generalmente da un singolo vaso posto ai piedi dell’inumato. Tra questi si evidenzia la netta prevalenza di recipienti a squame caratteristici del Gruppo di Spilamberto anche se in sette tombe è sostituito da una brocca/boccale, di tradizione peninsulare. Tra le armi figurano cuspidi di freccia, pugnali e un’alabarda. Al momento si conoscono in Emilia occidentale tre/quattro sepolcreti di questo gruppo, non privi di significativi rapporti con le altre principali necropoli eneolitiche dell’Italia padana, quali Remedello nel Bresciano e Celletta dei Passeri a Forlì”.

Gli incontri proseguono lunedì 3 dicembre con “L’Età del Bronzo nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto” a cura di Andrea Cardarelli, Docente di Preistoria e Protostoria all’Università Sapienza di Roma.

Mercoledì 16 gennaio 2019 sarà la volta degli archeologi Sara Campagnari (Soprintendenza) e Donato Labate parlare di “L’Età del Ferro e il periodo romano nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”

Il 12 febbraio Maria Grazia Maioli, Archeologa Emerita della Soprintendenza, approfondirà il tema “Il Tardo Antico nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto” mentre mercoledì 13 marzo il Docente di Archeologia Cristiana e Medievale dell’Università di Torino, Paolo De Vingo, parlerà di “I Goti e i Longobardi nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”.

Il ciclo si chiude mercoledì 17 aprile con l’archeologo Donato Labate che illustra il tema de “L’Ospitale di San Bartolomeo nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”.

Tutte le iniziative si svolgono allo Spazio Eventi L. Famigli, in viale Rimembranze 19, alle 20.30.

Ingresso libero e gratuito.

Per informazioni cultura@comune.spilamberto.mo.it

ARCHEOLOGIA / Ad Arsago Seprio (Va) un seminario sul vetro nell’Alto Medioevo

VARESE, 8 novembre 2017 – Il 24 novembre 2018 si terrà ad Arsago Seprio (Va), presso il Civico Museo Archeologico (via Vanoni), il IV seminario “L’alto Medioevo. Artigiani, tecniche produttive e organizzazione manifatturiera”. I relatori si confronteranno in particolare sul vetro: materie prime, tecniche di produzione, contesti d’uso e circolazione dei manufatti tra il VI e il IX secolo. Il seminario si svolge in collaborazione con la Soprintendenza e con AREDAT – Associació per la Recerca, Estudi i Difusió en Antiguitat Tardana, con il coordinamento di M.Beghetti e P.M.De Marchi.   L’inizio dei lavori è fissato per le ore 15.

Di seguito la locandina con il programma:

 

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MOSTRE / Ad Arezzo spartiti e musica della Grande Guerra

AREZZO, 7 novembre 2018 –  Il 4 novembre di cento anni fa si concludeva la tragedia della Prima Guerra Mondiale e per ricordare questo importante anniversario CaMu – Casa della Musica di Arezzo dal 10 al 23 novembre ospita la mostra La Musica alla Grande GuerraSpartiti di musica e d’arte fra il 1914 e il 1918, una selezione di circa cinquanta spartiti musicali – in gran parte esemplari di edizioni rarissime e introvabili – di quegli anni drammatici, frutto della paziente ricerca del collezionista aretino Carlo Pagliucci, che ha dedicato appassionate energie al collezionismo musicale, in particolare per quanto riguarda la musica popolare italiana tra XIX e XX secolo.

La leggenda del piave

Organizzata in collaborazione con il Comune di Arezzo e con la Fondazione Guido d’Arezzo, la mostra racconta l’Italia e gli italiani di allora attraverso le diverse anime musicali – dai canti patriottici a quelli popolari, dalle canzoni di protesta alle espressioni più colte della musica – di quei tempi bui e allo stesso tempo carichi di speranza.

La campana di san giusto

Il percorso espositivo, organizzato in ordine cronologico, accompagna il visitatore lungo un viaggio che inizia con i canti dell’irredentismo e patriottici (L’ora di Trento e Trieste, Alla patria), con gli inni bellicosi per l’ingresso in guerra (Fuori i Barbari) e le canzoni nostalgiche intonate dai soldati al fronte (L’addio del bersagliere, (‘O surdato ‘nnammurato), prosegue con le melodie di conforto cantate nelle retrovie e tra il popolo (Stornello dell’aviatore), con i canti di montagna (Ta Pum) e con i canti anonimi di sofferenza e di protesta (O Gorizia, tu sei maledetta), per giungere alle melodie festose che annunciano la vittoria (La campana di San Giusto).

Surdato_nnamurato

“Siamo felici di celebrare la fine della Prima Guerra Mondiale dando la parola alla musica – commenta il Sovrintendente della Scuola di Musica di Fiesole Lorenzo Cinatti –  che in un momento storico drammatico come quello attraversato dall’Italia fra il 1915 e il 1918 è stato uno strumento di coesione fondamentale e ha contribuito in modo determinante alla nascita della memoria collettiva di tutti gli italiani”

A testimonianza che anche in tempo di guerra la vita quotidiana continuò in qualche modo a scorrere serenamente lontano dal fronte, la mostra prosegue con gli spartiti dei primi successi della canzone sentimentale italiana (Come pioveva), dei neonati tanghi rioplatensi (La Cumparsita) e con alcuni esemplari degli echi canori della Grande Guerra nei primi Festival di Sanremo del secondo dopoguerra (Vecchio scarpone). Il percorso termina con una sezione dedicata ai coevi canti stranieri, alle più note melodie risorgimentali e con alcune importanti partiture di composizioni colte.

L’inaugurazione della mostra, in programma sabato 10 novembre a partire dalle 17:00 e aperta a tutta la città, è l’occasione per una giornata di riflessione guidata dalla musica. Dopo i saluti del Sindaco Alessandro Ghinelli, del Primo Rettore della Fraternita dei Laici Pier Luigi Rossi e del Sovrintendente della scuola di Musica di Fiesole Lorenzo CinattiCarlo Pagliucci presenta al pubblico insieme al giornalista Claudio Santori il suo lavoro, a partire dal libro Memorie storiche d’Italia nei canti della Patria. Seguirà il concerto Voci di Guerra di cui sono protagonisti Viscantus ensemble e I Cantori del Borgo, diretti da Silvia Vajente e accompagnati al pianoforte da Niccolò Nardoianni. Ascolteremo celebri canti come Sul cappelloMonte Canino e La leggenda del Piave, ma anche il pianista Andrea D’Alonzo che eseguirà Lament, con cui il compositore britannico Frank Bridge commemora una vittima giovanissima dell’affondamento del transatlantico Lusitania (1915). Un intervento di Antonello Farulli sarà dedicato alla posizione delle minoranze intellettuali durante i conflitti, partendo dalla paradigmatica esperienza del cosmopolita Ferruccio Busoni, il più “tedesco” tra i compositori italiani. La conclusione è affidata alla viola sola di Wu Tianyao, allieva di Antonello Farulli al Conservatorio di Bologna, impegnata nel Molto sostenuto dalla Suite in sol minore per viola sola, op. 131d n. 1 (1915) di Max Reger.


INFORMAZIONI

La Musica alla Grande Guerra | Spartiti di musica e d’arte fra il 1914 e il 1918
Mostra a cura di Carlo Pagliucci
CaMu – Casa della Musica di Arezzo  (Palazzo della Fraternita dei Laici)
Piazza Grande, Arezzo
www.camuarezzo.it
Tel 0575.1696045 – 334.6505145
Dal 10 al 23 novembre 2018
La mostra è aperta al pubblico sabato 10 novembre in occasione dell’inaugurazione a partire dalle 17:00 e successivamente dal lunedì al venerdì con orario 14.30-19.00.

 

MOSTRE / Il Museo della Brigata Sassari ricorda la Grande Guerra con foto e diari di trincea [FOTO]

SASSARI – Apre domenica 4 novembre, anniversario della fine della Grande Guerra,  la mostra “Fotografi in Trincea”. Progettata e prodotta nel 2016 dal Santa Maria della Scala di Siena, con il patrocinio del Comitato Provinciale per il Centenario della Grande Guerra sarà in esposizione  fino al 30 novembre al Museo Storico della Brigata Sassari. Un’occasione di grande rilievo per ricordare la fine della Prima Guerra Mondiale (1914-1918), da parte di un corpo dell’Esercito che fu fra i principali protagonisti al fronte e che pagò per questo un alto tributo di vittime fra i combattenti.

Fig.5. Archivio Gerardo Neri, Bombardiere serie Caproni

Archivio Gerardo Neri, Bombardiere serie Caproni

Fig.3.Arch. Alberto Averani, Trasporto di un ferito

Archivio Alberto Averani, Trasporto di un ferito

La Brigata Sassari fu costituita  nella primavera del 1915 con due reggimenti, uno a Sinnai e l’altro a Tempio Pausania:  composta esclusivamente da soldati reclutati in Sardegna e si distinse durante il conflitto con atti di eccezionale eroismo.  

Fig.4. Enrico Barbera L'ANIMA DI UN CANNONE FOTOGRAFATA 1916

Enrico Barbera L’ANIMA DI UN CANNONE FOTOGRAFATA nel 1916

La mostra, curata da Gabriele Maccianti e Marina Gennari è il frutto di un lungo lavoro di ricerca che ha portato alla luce un patrimonio di oltre 2500 fotografie cartoline, diari e lettere di soldati partiti dal territorio senese per recarsi al fronte.  

Fig.2. Achivio Carlo Gagliardi, ESPLOSIONE

Archivio Carlo Gagliardi, ESPLOSIONE

Le immagini, proprio per la loro dimensione privata, raccontano il fronte, i suoi momenti drammatici, ma anche i suoi momenti più riposati e di attesa, da un punto di vista molto intimo e interiore. Sono scatti dal grande impatto emotivo, non inclini a retorica e potenti per la totale assenza di auto-censura attraverso cui il fotografo-soldato cattura con la sua macchina frammenti della vita al fronte. La tragicità della morte e l’abbrutimento della trincea sono alternati al desiderio di ridonare una condizione umana estrema, condita di riscatto morale e denotata da un legame concreto con una realtà cruenta e tuttavia ricca di affetti.


INFORMAZIONI

Fotografi in Trincea.
Sassari, Museo  della Brigata Sassari
Piazza Castello, 9
Dal 4 al 30 novembre 2018

 

CONVEGNI / A San Severo (Fg) studiosi a confronto sulla storia della Daunia

dauniaFOGGIA, 27 ottobre 2018 – Vedrà la partecipazione di studiosi da tutta Italia  il Convegno Nazionale di Preistoria, Protostoria e storia della Daunia, giunto alla 39ma edizione,  che si terrà a San Severo (Foggia), presso l’Hotel Cicolella,  il 17 e 18 novembre prossimi.  Le due giornate di studio sono organizzate dall’Archeoclub di San Severo  con il patrocinio del Comune di San Severo, dell’Università di Foggia e della Società di Storia Patria della Puglia e con il contributo dello stesso Comune, di Mibac e Rotary Club San Severo.

Ricco il programma degli interventi, selezionati dal Comitato scientifico composto da Pasquale Corsi (Presidente Società di Storia Patria per la Puglia),  Giuseppe Poli (Università di Bari, Ordinario di Storia Moderna e Contemporanea),  Giuliano Volpe (Università degli Studi di Foggia),  Alberto Cazzella (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Ordinario di Paletnologia), Maria Stella Calò (Prof. Emerito Univerità degli Studi di Bari),  Italo Maria Muntoni (Soprintendenza BAT e FG) e  Armando Gravina (Presidente Archeoclub di San Severo).

Il Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia è dal 1979 un appuntamento annuale che costituisce l’occasione per tutti gli studiosi e specialisti di confrontarsi con un’ottica multidisciplinare e diacronica sulle vicende di questo distretto storico-geografico della Puglia settentrionale che comprende il Tavoliere, il Gargano e il Subappennino dauno. Importante è anche la spiccata autonomia culturale che contraddistingue questa iniziativa, nata fuori dagli ambiti accademici con lo scopo di promuovere il libero confronto fra le scuole di pensiero che caratterizzano le varie istituzioni di ricerca: una caratteristiche che consente di far emergere la complessa realtà storica della Daunia, indagata nei suoi più diversi aspetti, da quello archeologico a quello storico, e nelle relazioni  sociali, economiche, religiose, artistiche, istituzionali.

Altra caratteristica importante è che gli atti di tutti i convegni, presentati dall’Archeoclub di San Severo con regolare puntualità, sono scaricabili gratuitamente in formato pdf  a questo link.

SCARICA IL PROGRAMMA.

 

 

MOSTRE / Firenze, torna agli Uffizi il Codice Leicester di Leonardo [FOTO]

 FIRENZE, 26 ottobre 2018 (aggiornamento 29 ottobre) – Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci a Firenze come anteprima di assoluta grandezza delle celebrazioni leonardiane che si svolgeranno in tutto il mondo nel 2019 in occasione dei 500 anni dalla morte di una delle figure-icona della storia dell’umanità.  La mostra, L’acqua microscopio della natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci, a cura di Paolo Galluzzi  (dal 30 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019, catalogo Giunti), è frutto di oltre due anni di preparazione, e presenta eccezionali apparati tecnologici per poter consultare il codice così come numerosi altri preziosi fogli vinciani, e non solo.

Il tema centrale dell’esposizione è l’acqua, elemento che affascina Leonardo. L’artista svolge indagini straordinariamente penetranti per comprenderne la natura, sfruttarne l’energia e controllarne i potenziali effetti rovinosi. Il Codice Leicester contiene riflessioni innovative anche su altri temi: soprattutto sulla costituzione materiale della Luna e sulla natura della sua luminosità, e sulla storia del pianeta Terra, nelle sue continue e radicali trasformazioni.

Fig. 1

Un folio del Codice Leicester di Leonardo

Il Codice Leicester è un’opera fitta di annotazioni geniali e di disegni che Leonardo vergò in gran parte tra il 1504 e il 1508: una stagione davvero magica della storia di Firenze, con la presenza contemporanea in città di grandissimi personaggi delle lettere, delle arti e delle scienze, che Benvenuto Cellini la battezzò, genialmente, “La Scuola del Mondo”. Per Leonardo, furono anni di intensa attività artistica e scientifica. In quel periodo effettuava infatti studi di anatomia nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, cercava di mettere l’uomo in condizione di volare, era impegnato nell’impresa, poi non condotta a termine, della pittura murale raffigurante la Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio, e studiava soluzioni avveniristiche per rendere l’Arno navigabile da Firenze al mare.

Per il Codice Leicester si tratta del secondo ‘viaggio’ a Firenze, in quanto fu esposto nel 1982 (quando era ancora denominato Codice Hammer) nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, ottenendo uno straordinario successo di pubblico (oltre 400.000 visitatori in poco più di tre mesi).  I 72 fogli del Codice saranno esposti nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi. Grazie a un innovativo sussidio multimediale, il Codescope, il visitatore potrà sfogliare i singoli fogli su schermi digitali, accedere alla trascrizione dei testi e a molteplici informazioni sui temi trattati. Avrà inoltre a disposizione un vasto corredo di filmati digitali realizzati dal Museo Galileo, i quali, oltre che in mostra, saranno consultabili sui siti web degli Uffizi e del Museo Galileo.

Oltre al Codice Leicester, l’esposizione offre alcuni spettacolari disegni originali di Leonardo e fogli da codici di straordinaria importanza, realizzati in quegli stessi anni: il Del moto et misura dell’acqua dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, (la silloge seicentesca di disegni sulla natura e sui moti dell’acqua tratti dai manoscritti vinciani) che integra le note e gli schizzi vergati sugli stessi temi nel Codice Leicester; il celeberrimo “Codice sul volo degli uccelli”, eccezionalmente concesso in prestito dalla Biblioteca Reale di Torino, compilato negli stessi mesi nei quali Leonardo realizzava il Codice Leicester; quattro spettacolari fogli del Codice Atlantico, prestati dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, che illustrano gli studi vinciani sulla Luna, molto attinenti ai temi trattati nel Codice Leicester, e dove è illustrata l’invenzione della gru con cui Leonardo intendeva velocizzare le operazioni di scavo del canale navigabile che doveva collegare Firenze al mare. Infine, due preziosi bifogli del Codice Arundel della British Library, con rilievi del corso dell’Arno nel tratto fiorentino, dove sono indicate puntualmente posizione e misure dei ponti allora esistenti e sottolineate le analogie tra moti dell’acqua e moti dei venti, sulle quali Leonardo insiste nel Codice Leicester.

A questa eccezionale esposizione di fogli originali di Leonardo, si aggiunge la presenza in mostra di numerosi manoscritti di grande bellezza e importanza e di rarissimi incunaboli che contengono testi utilizzati da Leonardo per la compilazione del Codice Leicester. Tra questi merita sottolineare almeno lo splendido codice della Biblioteca Medicea Laurenziana contenente il Trattato di architettura di Francesco di Giorgio Martini, sulle cui carte Leonardo vergò dodici annotazioni che vedono al centro, ancora una volta, i moti dell’elemento acqua.

Complessivamente saranno quindi esposti in mostra oltre 80 fogli e il Codice sul volo degli uccelli di mano di Leonardo, oltre a 10 preziosi volumi tra manoscritti e incunaboli.

SCOPERTE 7000 LASTRE CHE RITRAGGONO I MANOSCRITTI – Alla presentazione della mostra il 29 ottobre è stata inoltre annunciata la scoperta, avvenuta negli archivi della Commissione Vinciana  (ora custoditi al museo Galileo della Scienza a Firenze), di oltre 7000 lastre fotografiche in vetro dei manoscritti di Leonardo, realizzate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso. “Si tratta di una scoperta di grandissima importanza, sia per la storia della fotografia che per gli studi dedicati al genio di Vinci – ha spiegato il curatore della mostra Paolo Galluzzi -.  Queste lastre, infatti, effettuate oltre un secolo fa, offrono importanti informazioni sui cambiamenti dello stato di conservazione dei codici da lui scritti, incluso il Codice  Leicester, avvenuti nel lasso di tempo trascorso dalla loro realizzazione ad oggi”. Le lastre sono già al centro di una ricerca: la loro ricognizione sistematica ed esaustiva è stata avviata, l’acquisizione digitale dei documenti è già in fase avanzata e presto le loro riproduzioni ad altissima
definizione saranno messe a disposizione degli studiosi su internet, “divenendo strumenti fondamentali della ricerca su Leonardo”, ha aggiunto Galluzzi. Già il prossimo anno potrebbero essere resi pubblici i primi risultati delle indagini che le riguardano. Intanto, se la mostra dedicata al Codex Leicester concesso agli Uffizi in prestito da Bill Gates anticipa le celebrazioni per i 500 anni dalla morte del padre della Gioconda, la Galleria ha in serbo anche altre iniziative, diffuse sul territorio toscano per rendere omaggio al grande artista e scienziato. Nel paese natale di Leonardo, Vinci, verrà esposta la tavola con il suo primo paesaggio”conteso” tra Toscana e Umbria, in quanto è ancora oggetto di dibattito se l’opera ritragga uno scorcio dei colli del Valdarno oppure una veduta di terre umbre). Inoltre, la tavola Doria,  raffigurante la parte centrale del capolavoro murale andato perduto, la Battaglia di Anghiari, realizzata nel ‘500 da un autore ignoto, che fino a gennaio è in mostra a Poppi, si sposterà proprio ad Anghiari.

GALLERY

La mostra è un progetto delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Galileo realizzato col determinante contributo di Fondazione CR Firenze e si avvale inoltre del patrocinio e del contributo del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. 

Esposizione dal 30 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019. Catalogo in italiano e in inglese, pubblicato da Giunti Editore.


INFORMAZIONI

L’acqua microscopio della natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci
Aula Magliabechiana, Uffizi, Firenze
30 ottobre 2018 – 20 gennaio 2019

Il ritorno (a casa) di Zeus: dal Getty Museum la statua rientra ai “suoi” Campi Flegrei

NAPOLI –  Sabato 27 ottobre alle 10.30 sarà inaugurata la mostra “Il visibile, l’invisibile e il mare” all’interno della sala “Polveriera” del Museo Archeologico dei Campi Flegrei-Castello di Baia.  Undici statue ad accompagnare il protagonista indiscusso, Zeus in Trono: in esposizione capolavori inediti, provenienti dai fondali del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, da Cuma, da Miseno e dai giardini e dagli ambienti di rappresentanza delle ricche domus, dalle ville del patrimonio archeologico di Baia, che ne testimoniano il lussuoso stile di vita.

Nel percorso della mostra saranno presenti supporti multimediali per offrire al visitatore una possibilità in più per comprendere le caratteristiche dei Campi Flegrei: saranno proiettati filmati per raccontare il particolare fenomeno del bradisismo, che ha reso unici siti e monumenti, conservandoli in un suggestivo dualismo tra terra e mare.

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La statua di Zeus in Trono proveniente dal Getty Museum

Prima dell’inaugurazione della mostra, il direttore del Parco, Paolo Giulierini, illustrerà l’attività dell’ente dalla nascita ad oggi.  «Nove mesi di gestione del nuovo ente autonomo del Parco Archeologico dei Campi Flegrei sono stati impiegati per costruire la macchina amministrativa e gestionale, l’immagine coordinata, il sito – spiega il direttore – Parallelamente abbiamo lavorato per perfezionare la progettazione e l’apertura dei cantieri, relativamente ai finanziamenti PON e FSC, alla riapertura prossima della Grotta di Cocceio e a moltissime attività didattiche e culturali che hanno caratterizzato la stagione del Parco. L’arrivo di Zeus scandisce simbolicamente la chiusura di questa prima parte dei lavori ed apre al rilancio in grande stile previsto per la prossima primavera. Rilancio che – continua Giulierini – si badi bene è ben visibile, già testimoniato da una sensibile crescita di pubblico e dalla presenza del nostro ente nelle principali fiere turistiche nazionali ed internazionali, nonché in grandi progetti di ricerca con Musei cinesi, Università italiane e internazionali. Anche la buona sorte ci premia – aggiunge il direttore Giulierini – clamorose sono le scoperte del centro Jean Bérard, della Federico II, dell’Università L’Orientale e della Luigi Vanvitelli nell’ultime campagne di scavo a Cuma. Fecondi sono i rapporti con i sindaci, impegnati con noi nella costruzione del Parco. Presto la nostra sede sarà al Rione Terra e di questo mi preme ringraziare il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia. Un ringraziamento infine alla precedente direttrice Adele Campanelli e al meraviglioso e volitivo staff dei Campi Flegrei. Si riparte, con orgoglio»

UNA STATUA ICONICA – La statua di “Zeus in trono” risale al I secolo a.C. Alta 74 centimetri, rappresenta l’iconografia classica del dio greco. Proviene probabilmente dalle acque del golfo flegreo, considerate anche le sue condizioni: un lato ricoperto da incrostazioni marine (esposto a lungo nelle acque), un lato liscio (si ipotizza seppellito nella sabbia e dunque protetto). È stata esposta dal 1992 fino al 2017 al Getty Museum di Los Angeles, dopo essere finita in un giro di ricettatori. Nel 2012 attraverso l’analisi di un frammento di marmo ritrovato a Bacoli, si è trovata la corrispondenza con lo spigolo del bracciolo del trono di Zeus: la Guardia di Finanza, attraverso un’immagine disponibile in rete, ha potuto sovrapporre virtualmente la particella riemersa alla statua esposta al museo californiano, trovando una perfetta corrispondenza. Successivamente, a marzo 2014, è stata eseguita una verifica diretta e successivamente le analisi tecniche specifiche hanno determinato l’appartenenza e la provenienza. Grazie alle operazioni degli inquirenti e alle azioni di diplomazia della Magistratura e del Ministero dei Beni Culturali, la statua è ritornata a giugno 2017 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sabato 27 ottobre 2018 ritornerà a casa.

A festeggiare il ritorno di Zeus al Parco Archeologico dei Campi Flegrei, oltre al direttore dell’ente, Paolo Giulierini, anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Giovanni Melillo; il Capo di Gabinetto del Mibac, Tiziana Coccoluto; il sostituto procuratore presso la Procura di Napoli, Ludovica Giugni; il magistrato americano di collegamento con l’Italia, Cristina Posa; il Console generale degli Usa a Napoli, Mary Ellen Countryman.

La mostra, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, è promossa dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Venezia, un nuovo museo accoglie le riproduzioni dei documenti che hanno fatto la Storia

VENEZIA, 16 ottobre 2018 [E.P.] – Domani, 17 ottobre,  a Venezia presso la sede di Scrinium, inaugurano i nuovi spazi di “CADEMCodices and Ancient Documents Exhibit Museum”, che conterranno in esposizione permanente una serie di prestigiose riproduzioni di documenti antichi e codici manoscritti, realizzate a partire dal 2000,  rendendole consultabili  non solo agli studiosi ma anche agli appassionati, ai privati e alle scuole.  All’evento partecipano le delegazioni diplomatiche dell’America Latina e dei Caraibi,  che hanno accolto l’invito a farsi testimoni presso i loro Paesi dei progetti che Scrinium realizza per le grandi Istituzioni nazionali e internazionali tra cui l’Archivio Segreto e la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Nazionale Marciana e il Sacro Convento di San Francesco d’Assisi.

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Libro degli Schizzi di Francesco di Giorgio Martini (Codicum Facsimiles)

Tra i documenti esposti ci sarà il celeberrimo  “Processus contra Templarios”, la raccolta delle pergamene contenenti gli atti integrali del processo tenutosi a Poitiers contro i cavalieri Templari e conservato in originale nell’Archivio Segreto Vaticano: i primi tre documenti (208, 209, 210) costituiscono gli esemplari superstiti di un corpus originario di 5 rotoli membranacei, contenente le confessioni dei 72 Templari interrogati da papa Clemente V dal 28 giugno al 2 luglio 1308.

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Processus contra Templarios (Exemplaria Praetiosa)

Tra le altre opere raccolte, citiamo la Cosmografia di Tolomeo, esempio insuperato di arte della miniatura applicata alla cartografia; il Messale di Natale di Alessandro VI, in uso per la Celebrazione della Messa di Natale in San Pietro; la Divina Commedia illustrata dal Botticelli, riproduzione fedelissima delle 100 incantevoli tavole in pergamena realizzate a punta d’argento nel ‘400 dal Botticelli; Munificentia Venetiarum, pergamena riccamente miniata e sigillata in oro massiccio; Causa Anglica, la monumentale Supplica dei pari d’Inghilterra a papa Clemente VII per ottenere l’annullamento del matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona. E ancora,  Sacra Vestigia – Francesco d’Assisi, contenente gli unici due scritti autografi superstiti di san Francesco e la monumentale Regola Bollata del 1223, documento di fondazione dell’Ordine Francescano.

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Sacra Vestigia – Regola Bollata

In mostra, a completare il corpus di progetti realizzati da Scrinium,  l’esclusiva e fedelissima ricostruzione del Testamento di Marco Polo, manoscritto su pergamena di pecora conservato in Biblioteca Nazionale Marciana con il quale il grande viaggiatore veneziano detta le sue ultime volontà e lascia in eredità alle figlie il suo ingente patrimonio di esotiche mercanzie.

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“Ego Marcus Paulo volo et ordino”, il testamento di Marco Polo

Vi è poi il Codex Benedictus, considerato tra i pezzi più rari e pregiati nel patrimonio vaticano; il prezioso Rotolo dell’Exultet di Montecassino , prodotto nel periodo in cui era abate del monastero il grande Desiderio (1058-1087).; tre Libri d’Ore (Libro d’Ore per Rouen, Libro d’Ore di Jean Bourdichon, Ufficio della Madonna e Codice Rossiano) e, ancora, il Libro degli Schizzi di Francesco di Giorgio Martini, taccuino privato del geniale inventore, progettista e architetto del XV secolo, cui lo stesso Leonardo dichiarò di essersi ispirato per le sue più importanti invenzioni.


INFORMAZIONI
CADEM, Codex and Ancient Documents Exhibit Museum
Via Terraglio n. 246 – 30174 Venezia – Tel. +39 0415020699, scrinium@scrinium.org  – Visite solo su appuntamento

Pisa, al via l’VIII Convegno Internazionale delle Cattedrali europee

PISA, 17 ottobre 2018 –  Il 18 e il 19 ottobre 2018 a Pisa si terrà il Convegno Internazionale delle Cattedrali Europee, ideato e organizzato dall’Opera della Primaziale Pisana. Il tema per questa VIII edizione è “Musealizzazione, conservazione, sostituzione delle opere d’arte”. Si confronteranno sul tema i rappresentanti degli enti che gestiscono alcune importanti cattedrali europee e i complessi monumentali annessi, dialogando anche con i più importanti istituti di restauro e con alcune associazioni che operano nel mondo dei musei a livello nazionale e internazionale.

Già a partire dalla fine dell’Ottocento si pone la questione di sostituire e musealizzare opere d’arte provenienti da complessi monumentali. Da allora le esigenze di conservazione e di valorizzazione definiscono le linee guida di fronte a questa scelta e oggi è universalmente riconosciuto che le opere d’arte possono assumere un significato diverso a seconda del contesto in cui sono inserite, perdendo così la propria funzione primaria. La musealizzazione può portare ad uno straniamento delle opere d’arte che, prelevate per necessità conservative, trovano una nuova collocazione all’interno degli edifici museali.

Tutti questi aspetti saranno trattati nel convegno che vedrà l’introduzione alla prima giornata di lavori del Professor Antonio Paolucci, storico dell’arte che è stato Ministro per i beni e le attività culturali, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino ed ex Direttore dei Musei Vaticani.

Interverranno dall’Italia: la Cattedrale di Pisa, il Duomo di Milano, la Basilica di Venezia, il Duomo di Firenze, il Duomo di Siena, la Basilica di San Pietro a Roma e la Cattedrale di Fidenza. Dall’estero: il Duomo di Colonia, la Cattedrale di Friburgo (Germania), l’Abbazia di Westminster (Regno Unito), la Cattedrale di Santiago di Compostela, la Cattedrale di Toledo, la Cattedrale di Burgos (Spagna), la Cattedrale di Praga (Repubblica Ceca), la Cattedrale di Vienna (Austria), la Cattedrale di Albi (Francia) e la Cattedrale di Berna (Svizzera).

Prenderanno parte al convegno i rappresentanti degli istituti di restauro più importanti del territorio italiano quali l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ospiti anche l’Associazione Dombaumeister E.V. (Capimastri delle fabbricerie), l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani e l’Associazione Living Stones.

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze è un istituto del Ministero per i beni e le attività culturali, che si occupa di restauro delle opere d’arte. Nato per volere di Ferdinando I de’ Medici, come manifattura per la lavorazione di arredi in pietre dure, l’Opificio venne trasformando la sua attività lavorativa, negli ultimi decenni del secolo XIX, in attività di restauro, prima dei materiali prodotti durante la sua plurisecolare storia, per poi ampliare la propria competenza verso materiali affini.

L’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro è organo del Ministero per i beni e le attività culturali, specializzato nel campo del restauro e della conservazione delle opere d’arte e del patrimonio culturale. E’ stato fondato nel 1939 su suggerimento di Giulio Carlo Argan e diretto dai suoi inizi fino al 1959 da Cesare Brandi. I compiti attuali sono pressoché identici a quelli identificati fin dalla sua origine. Al suo interno convivono storici dell’arte, architetti, archeologi, fisici ed esperti nei controlli ambientali, chimici, biologi, restauratori delle diverse tipologie di materiali costitutivi dei manufatti di interesse storico e culturale. Dal 20 agosto 2018 è diretto dal dott. Luigi Ficacci.

Nel 1998 a Colonia in Germania, 44 Capimastri di fabbricerie di varie paesi europei (architetti, ingegneri, scultori, scalpellini e restauratori), hanno fondato l’associazione europea Dombaumeister E.V., vale a dire i Capimastri delle Fabbricerie. Attualmente l’associazione conta 123 membri di 12 paesi europei, che si scambiano idee ed esperienze e cercano di tramandare anche il sapere di antichi mestieri come lo scalpellino, il fabbro, il muratore, il carpentiere, il vetraio, fondamentali per il mantenimento dei complessi monumentali.

L’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI) nasce nel 1996 allo scopo di stabilire un coordinamento tra le molte realtà museali ecclesiastiche, grandi e piccole, presenti in Italia. I musei ecclesiastici, fondati in funzione essenzialmente conservativa, stanno lentamente cambiando pelle: percepiti a lungo quasi esclusivamente come “luoghi sicuri” o “depositi attrezzati” nei quali custodire opere dismesse o in pericolo, si caratterizzano oggi come avamposti territoriali impegnati nella tutela attiva del patrimonio, al servizio della collettività. AMEI svolge dunque un’azione di tutoraggio, collegamento e supporto per musei ecclesiastici e religiosi e accompagna il percorso dei propri associati fornendo strumenti di crescita, occasioni di formazione e di confronto.

L’associazione Living Stones, nata nel 2008, è costituita da comunità giovanili raccolte intorno all’idea che l’arte cristiana è una preghiera consegnata agli occhi, una preghiera resa accessibile. Contemplare l’opera d’arte è come entrare nella preghiera dell’artista e nella storia che racconta, e permette un momento di comunione spirituale attraverso i secoli, dove il visitatore della chiesa diventa pellegrino e protagonista.

L’idea di un Convegno delle Cattedrali europee nasce proprio nelle stanze dell’Opera della Primaziale Pisana, che dopo l’esperienza dell’Associazione delle Fabbricerie italiane, ha ritenuto opportuno allargare il tavolo di confronto alle organizzazioni che gestiscono i complessi monumentali più importanti d’Europa, ogni anno su un tema diverso.

Anche quest’anno il Convegno offrirà crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri.


INFORMAZIONI
Convegno Internazionale delle Cattedrali europee. 
Musealizzazione, conservazione, sostituzione delle opere d’arte
18/19 ottobre 2018, Auditorium G.Toniolo, Piazza Arcivescovado, Pisa

 Per informazioni

Opera della Primaziale Pisana
tel 050 835044/11 mail d.debonis@opapisa.it –  www.opapisa.it