MOSTRE / Al Museo Etrusco di Populonia il legame millenario tra l’uomo e il mare

PIOMBINO (LI) – Sabato 21 luglio alle ore 19 sarà inaugurata al Museo etrusco di Populonia Collezione  Gasparri (Castello di Populonia, Piombino, provincia di Livorno), la mostra “Sapere di mare. L’uomo e il mare un legame millenario” che rimarrà aperta fino al 4 novembre 2018. L’esposizione,  curata dagli archeologi  Giorgio Baratti  (Università  Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e Carolina Megale (Museo etrusco di Populonia), è realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, che in attesa dell’apertura del nuovo Museo di Arte Etrusca di Milano  (che sarà inaugurato dopo un’articolata operazione di ristrutturazione e ampliamento dello storico Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro in Corso Venezia 52, affidata allo studio Mario Cucinella Architects) ha scelto di esporre in anteprima in questa sede una piccola selezione di reperti della collezione etrusca.

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Anfora etrusca di produzione falisca, VII secolo a.C.

Il tema trattato è il mare: Populonia, l’unica città etrusca fondata sul mare, si presta infatti più di ogni altra a raccontare il legame, vario e complesso, che si è instaurato nel corso del I millennio a.C. tra l’uomo e il mare. Il titolo dell’esposizione può essere declinato in tutti i sensi possibili, Sapere di mare vuol dire conoscere, imparare, esplorare, scambiare, assaggiare, significa transculturale, dialogare, contaminare, colorare, imitare. Il mare è la culla della nostra civiltà e il  senso di questa esposizione lo ritroviamo nelle parole dello storico francese  Fernand  Braudel: “Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi.   Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une   sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in  Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia”.

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Anfora. Territorio falisco capenate, secondo e terzo quarto del VII secolo a.C.

L’occasione per la mostra è stata fornita dal nuovo allestimento della “Sala del Mare” del museo, che raccoglie i reperti provenienti dalle acque del golfo di Baratti, tra i quali le ancore in piombo della tonnara. La sala sarà arricchita da ricostruzioni, video e pannelli didattico-illustrativi che raccontano, oltre ai sistemi di navigazione e all’architettura navale antica, le attività di pesca e di produzione di salse di pesce documentate a Populonia.

ago in bronzo

Contemporaneamente è in corso al museo (fino al 7 gennaio 2018) una breve mostra che celebra i 10 anni di ricerche all’area archeologica di Poggio del Molino. L’esposizione, che pone particolare attenzione agli aspetti economici del sito di epoca romana, mette in evidenzia il rapporto tra l’insediamento e il territorio circostante nella fase in cui ospitava una manifattura per la produzione delle salse di pesce, attestate dal ritrovamento di una serie di vasche e da strumenti come pesi da rete, navette, aghi ecc. A completare il tema del mare, dunque, ospite di particolare riguardo per il Museo etrusco di Populonia, sono i reperti messi a disposizione dal Museo di Arte etrusca Fondazione Luigi Rovati: tre bellissime ceramiche etrusche del VII secolo a.C. di produzione etrusco meridionale-falisca con decorazioni incise e una splendida anfora dipinta di rosso su fondo bianco prodotta a Cerveteri agli inizi del VII secolo a.C.

Fonte: comunicazione ufficiale.

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ETRUSCHI / “Pittura di terracotta”: mostra e convegno sul mito e l’immagine nelle lastre dipinte di Cerveteri

Santa Marinella (Roma) – Il Castello di Santa Severa farà da cornice il 22 e 23 giugno  2018 al convegno internazionale e alla mostra “Pittura di terracotta. Mito e immagine nelle lastre dipinte di Cerveteri”, eventi scaturiti dal recupero nel 2016 a Ginevra, effettuato dal Comando Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale, di reperti archeologici trafugati in Etruria meridionale, in una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni.

Il recupero costituisce una pagina fondamentale per la ricostruzione della storia
della pittura etrusca: tra i reperti si riconosce un cospicuo numero di frammenti di
lastre dipinte provenienti da Cerveteri, purtroppo prive di dati di contesto che, per
le caratteristiche tecniche e la raffinatezza di esecuzione, erano note sinora solo da
esemplari presenti in alcune delle più importanti collezioni museali italiane e
straniere. Al recupero è seguita la ratifica di un importante accordo di cooperazione
culturale siglato tra il MiBACT e il Museo Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, che
ha comportato il rientro in Italia di una consistente serie di frammenti di lastre
dipinte, analoghe a quelle ritrovate a Ginevra.

Un tempestivo intervento di restauro dell’intero complesso di lastre dipinte, correlato da analisi scientifiche, a cura della Soprintendenza, ha permesso di restituire alla collettività, in tempi brevissimi dal recupero, queste straordinarie testimonianze archeologiche che negli spazi espositivi del Castello di Santa Severa trovano un perfetto luogo di fruizione, grazie alla preziosa collaborazione con la Regione Lazio, LAZIOcrea, Comune di Santa MarinellaComune di Cerveteri e Coopculture.

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Organizzato nella stessa sede, il Convegno internazionale si propone di presentare
alla comunità scientifica il complesso delle lastre dipinte di Cerveteri e di porre a
confronto i dati inediti con i più recenti studi sul tema, nell’ottica di una revisione
critica delle conoscenze sulla pittura etrusca e di creare le condizioni favorevoli per
future ricerche di respiro internazionale.
Il Convegno e la mostra vogliono anche rappresentare il dovuto riconoscimento
all’infaticabile ed estremamente qualificata attività del Comando Carabinieri Tutela
Patrimonio Culturale, nella loro azione di contrasto al traffico illegale di opere
d’arte.
Tutela del patrimonio, ricerca scientifica e partecipazione delle comunità locali,
valorizzazione delle testimonianze culturali rappresentano aspetti fondanti
dell’attività del MiBACT che in questa occasione ritrovano una sintesi
particolarmente efficace.
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 22 dicembre 2018 nel nuovo spazio
museale della Manica lunga, che viene inaugurato in questa occasione, la cui visita è
inclusa nel prezzo del biglietto di ingresso e valorizza al meglio l’intero Polo museale del Castello di Santa Severa.

 

Fonte: Comunicato ufficiale

 

ARCHEOLOGIA / A Volterra in mostra i nobili Etruschi de l’Ortino

velVOLTERRA (PI) – Domenica 22 aprile alle ore 17 si inaugura, al terzo piano del Palazzo dei Priori, la mostra “I  Signori de l’Ortino. Aristocrazie gentilizie all’alba della città di Velathri”: non solo una esposizione di materiali archeologici, ma il simbolo di un lavoro costante di riscoperta del nostro passato.

L’esposizione, che sarà aperta fino al 30 settembre,  raccoglie  i risultati delle campagne di scavo svolte dalla Soprintendenza con il finanziamento del Comune di Volterra in contrada L’Ortino, nell’ambito del progetto per la costruzione del nuovo asilo nido comunale “La Mongolfiera”. Il restauro dei materiali, per la prima volta in mostra, è stato eseguito grazie al contributo dei fondi MIBACT – Art Bonus e della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.
Gli scavi, condotti tra il 2015 ed il 2017, hanno riportato alla luce un settore dell’abitato dell’antica Volterra ricco di testimonianze comprese fra l’età del Ferro e la piena romanità: resti di capanne protostoriche, un edificio di prestigio della ricca aristocrazia etrusca ed una cisterna di età ellenistico-romana, ma, soprattutto, i resti di un sepolcreto in uso tra la metà dell’VIII e la prima metà del VII secolo a.C. In particolare una tomba
entro dolio, trovata intatta con chiari i segni del rito di sepoltura, ha restituito un prestigioso corredo che la connota come femminile di alto rango. La scoperta, come ben evidenziato dal percorso di visita, rappresenta un importante momento di approfondimento legato allo sviluppo del centro protourbano, in relazione alla nascita della città di Velathri.
L’ingresso alla mostra per l’inaugurazione è libero.
La mostra è  promossa dal Comune di Volterra e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Pisa e Livorno, su progetto scientifico di Giacomo Baldini, Valeria D’Aquino ed Elena Sorge, e realizzata da Cooperativa Archeologia e Cooperativa Siena Viva.

 

MOSTRE / Tarsminas, a Magione (Pg) il Trasimeno etrusco attraverso le immagini del sacro

PERUGIA – Nella splendida cornice della Torre dei Lambardi di Magione (PG), la mostra Tarsminas, il lago etrusco. Vita quotidiana al Trasimeno attraverso le immagini del sacro, allestita fino al 30 settembre, rappresenta un viaggio nell’archeologia etrusca del Trasimeno. L’esposizione, a cura dell’archeologo Alessio Renzetti, è costruita riunendo esclusivamente materiali conservati o esposti al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (Perugia) e pertinenti a santuari, tombe e necropoli del territorio: fanno eccezione un reperto custodito nei depositi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, due copie di statuaria in prestito dal Comune di Tuoro sul Trasimeno, alcuni pezzi di varia natura provenienti dal Museo della Pesca e del Lago Trasimeno (San Feliciano di Magione) e due urne cinerarie conservate all’interno della stessa Torre dei Lambardi.
Il periodo storico raccontato è l’età etrusca, ovvero l’epoca compresa tra la fine dell’VIII secolo a.C. e l’inizio del I secolo a.C. Si tratta di una fase molto importante per il Trasimeno: è nel periodo in questione, infatti, che vanno a determinarsi confini amministrativi, assetti territoriali (compresa la viabilità), topografia sacra e abitativa, in relazione naturalmente all’avanzare delle tre potenti città etrusche circostanti (Perugia, Chiusi e Cortona).
Il reperto archeologico “rivive” come diretta proiezione di contesti culturali, territoriali e paesaggistici antichi, ma non per questo “passati” e “muti”.

Fonte: Comunicato stampa


INFORMAZIONI
Tarsminas, il lago etrusco. Vita quotidiana al Trasimeno attraverso le immagini del sacro
Torre dei Lambardi – Magione (PG)
Dal 14 aprile al 30 settembre  2018
gio-dom 10.30-13.00/15.00-18.00 (luglio 16.00-19.30) | festivi compresi
www.alessiorenzetti.com

PUBBLICAZIONI / In edicola una nuova monografia sugli Etruschi

Storie & Archeostorie è orgogliosa di presentare la nuova monografia speciale VIVERE AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI. I testi sono stati scritti da Elena Percivaldi, da Mario Galloni e da Cristiana Barandoni, tutti e tre parte del nostro team. La pubblicazione, edita da Sprea Editori e  interamente illustrata a colori, affronta tutti gli aspetti della vita e della civiltà etrusca e presenta anche un itinerario alla scoperta dei luoghi che ne conservano ancora oggi le tracce. Grazie a ANTICAE VIAE per la gentile collaborazione nel fornire alcune immagini di rievocazione, aspetto trattato in alcune pagine dedicate al tema. #SpreaEditori  In edicola e sul sito, in formato sia cartaceo che digitale:  http://sprea.it/rivista/18106
#Storia #archeologiaCover Etruschi low

ARCHEOLOGIA / Scoperto il primo insediamento etrusco in Sardegna

ROMA – (Fonte: Ansa) Un insediamento etrusco risalente al IX secolo a.C. sulle coste sarde, a Tavolara nei pressi di Olbia: la straordinaria presenza è emersa nel corso di una revisione dei ritrovamenti degli ultimi anni della Soprintendenza per le province di Sassari e Nuoro. L’area dell’insediamento – informa un comunicato della Soprintendenza – è localizzata sull’isolotto di Tavolara, una posizione che consentiva una certa cautela nei contatti con gli abitanti della costa e dell’entroterra.

Allo stato attuale delle ricerche, notano gli archeologi, non si può tuttavia escludere che vi siano stati altri insediamenti villanoviani in Gallura, regione che fronteggia l’Etruria, i cui grandi centri come Populonia, Vetulonia, Vulci, Tarquinia, destinati a divenire le grandi città etrusche, nascono proprio nell’epoca in questione, la prima età del ferro, a cui si datano, in Sardegna, anche le statue di Monte Prama. “Gli scambi tra la Sardegna ‘nuragica’ e l’aspetto culturale della prima età del ferro dell’Etruria detto ‘villanoviano’ sono ben noti e ampiamente studiati, ma finora non era documentata la presenza di una comunità proveniente dalla sponda etrusca stanziata e prosperata in Sardegna”, sottolinea l’archeologo Francesco di Gennaro. “Si tratta quindi di una novità assoluta che costituisce un balzo in avanti nella ricostruzione dei rapporti tra le due sponde del Tirreno in epoca protostorica”.

Un dato archeologico che aiuta a comprendere il dinamismo e la propensione marinara della gente stanziata in Etruria nella prima età del ferro (IX-VIII sec. a.C.) è la presenza di una linea costiera di abitati nel Lazio settentrionale e in Toscana, in cui già a prima vista si notano significativi confronti con i materiali dell’insediamento scoperto a Tavolara.

I risultati degli scavi sono in corso di edizione da parte dello stesso Soprintendente Francesco di Gennaro con il responsabile di zona Rubens D’Oriano e Paola Mancini, che li ha materialmente condotti nel 2011 e nel 2013, dopo il ritrovamento di cocci affioranti da parte di Giuseppe Pisanu.

Fonte: AnsaMed

CONVEGNI / A Roma “Progetti di Ricerca e Indagini scientifiche in corso sulle Tombe dipinte di Tarquinia”

1ROMA – Mercoledì 29 marzo a Roma la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e l’Associazione Amici delle Tombe dipinte di Tarquinia dedicano una terza “Giornata di studi” alle tombe dipinte di Tarquinia, con particolare riguardo alla loro conservazione, manutenzione e valorizzazione. Nel 2016 è iniziata una preziosa collaborazione con il dipartimento di chimica dell’Università “La Sapienza” di Roma e con il dipartimento di Geologia dell’Università di Catania. Entrambe le Università hanno avviato importanti indagini, collegate anche a tesi di laurea, sulla tecnica di esecuzione dei dipinti delle tombe. Un gruppo di lavoro pieno di potenzialità che potrebbe portare a nuove scoperte e nuove conferme che da tempo vengono cercate. Altre indagini sono in corso da parte dei biologi dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro sulle problematiche legate all’inquinamento microbiologico delle tombe e al controllo degli apparati radicali della vegetazione spontanea del terreno. Ma anche altri progetti e indagini contribuiscono ad arricchire la “giornata di studi” sulle tombe dipinte di Tarquinia che si annuncia estremamente interessante.


Informazioni e prenotazioni:

III Giornata di Studi
Progetti di Ricerca e Indagini scientifiche in corso sulle Tombe dipinte di Tarquinia
Mercoledì 29 marzo 2017 ore 9,30-17,00
Palazzo Patrizi Clementi, Sala delle Colonne Doriche
Via Cavalletti, 2 – Roma
Soprintendenza: sabap-rm-met.comunicazione@beniculturali.it

Archeologia / A Vulci scoperta l’eccezionale “tomba della truccatrice”

VULCI (Fonte: AnsaMed) – Grande scoperta dagli scavi della necropoli etrusca di Vulci. Gli archeologi della Fondazione Vulci, coordinati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, hanno riportato alla luce una tomba femminile risalente al III-II secolo a.C. con un corredo funebre insolito: i resti di una custodia in pelle (lo testimoniano le tracce di materiale organico rinvenute), un cucchiaio e una spatola, alcuni vasi in ceramica e altri oggetti legati di solito alla cosmesi. Abbastanza per ribattezzare il ritrovamento la “tomba della truccatrice”.

Della custodia restano gli incavi per gli agganci in argento e due dei tre strumenti che essa doveva contenere, un piccolo cucchiaio e una spatola in bronzo. associata a rare perle di terre colorate usate per imbellettare il viso, rendono unico il rinvenimento. Emerse anche tracce di  rare perle di terre colorate usate di solito per imbellettare il viso. Tra gli altri oggetti ci sono alcuni vasi in ceramica tra cui un laghinos (vaso a forma di bottiglia con collo lungo e sottile) e un piedino in bronzo a forma di arpia, un set di vasi in bronzo decorati a sbalzo ed ad incisione composto da uno specchio, una situla, un tegame, una piccola cista (contenitore per oggetti per il trucco femminile), un paio di forbici, uno strigile (usato di solito dagli atleti per detergere il sudore e cospargere olio sul corpo) ed una borraccia ancora tappata. “Sarà interessantissimo analizzare il contenuto di quest’ultima – spiega il direttore scientifico Carlo Casi all’Ansa –, cercando di capire che cosa racchiudesse in origine e a quale importante liquido fosse lei dedicata. Le analisi dei reperti sono già in corso e sono già stati prelevati i campioni che saranno esaminati dal professor Rambaldi presso la Facoltà di Chimica dell’Università di Modena e Reggio Emilia”.

La scoperta suggerisce ampi legami con il mondo greco-orientale, come testimoniano le terre colorate e il laghinos, vaso che riempito di vino veniva portato in processione dalle donne in epoca Tolemaica ad Alessandria d’Egitto durante la festa religiosa che i Greci tributavano a Dioniso. “Abbiamo, quindi, l’occasione – lo dice il Soprintendente Alfonsina Russo – di studiare un caso quanto mai originale ed interessante che ci aiuterà sicuramente a svelare un altro piccolo pezzo della storia di Vulci e dell’Etruria in generale”.

 

MOSTRE / La Stele delle Spade e le altre: a Castenaso (Bo) le sculture orientalizzanti dell’Etruria padana

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Castenaso (BO) – I cippi e le stele antropomorfe villanoviane, spesso finemente decorate, sono una peculiarità di Bologna e del suo territorio. Dalla stele di San Giovanni in Persiceto e quella di via Augusto Righi, dalla stele delle Spade a quella della Tomba 1 di Castenaso, dal cippo antropomorfo della necropoli di Ca’ Fiorita alla Testa Gozzadini di via San Petronio Vecchio, queste pietre dalla sagoma inconfondibile (un rettangolo sormontato da un disco) richiamavano l’immagine della figura umana.

Dal 15 ottobre la sala Gozzadini del MUV ospita la mostra “La Stele delle Spade e le altre” dedicata ai primi esempi di queste sculture prodotte in Etruria padana tra la fine dell’VIII secolo a.C. e i primi decenni del VI sec. a.C.

Le curatrici hanno selezionato una serie di cippi e stele particolarmente significative della produzione bolognese in età orientalizzante, integrandole con foto di altri esemplari a grandezza naturale e corredando il tutto con pannelli descrittivi e una breve guida.

Il risultato è una suggestiva mostra archeologica che racchiude in un’unica sala reperti delle collezioni stabili del Museo della Civiltà Villanoviana e del Museo Civico Archeologico di Bologna e altri provenienti dai depositi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna.

Accanto alla cosiddetta Stele delle Spade, rinvenuta 10 anni fa nel sepolcreto di Marano di Castenaso e punta di diamante del MUV, sono esposti manufatti con raffinate sculture a rilievo. Le decorazioni di queste stele riprendono motivi come la sfinge, l’albero della vita o il signore degli animali che, pur derivando da modelli dell’Etruria meridionale, sono anche direttamente influenzati da rapporti con artisti del Vicino Oriente.

Non a caso la strepitosa stele scelta come testimonial della mostra (quella rinvenuta a Saletto di Bentivoglio nel territorio di San Giorgio di Piano, datata alla metà del VII secolo a.C., nella foto) è decorata sul disco da una sfinge e sul corpo da capri rampanti ai lati dell’albero della vita, motivi prediletti in ambito bolognese probabilmente anche per il loro significato simbolico legato forse a un’idea di rinascita.

La rarità di queste stele rispetto al grande numero delle sepolture conosciute, spesso sormontate da semplici ciottoli di arenaria, fa pensare che questi segnacoli fossero riservati a tombe di personaggi di alto rango, come confermano i pochi casi in cui sono stati rinvenuti nella loro posizione originaria.

UN MUSEO D’ECCELLENZA – Il MUV – Museo della civiltà Villanoviana ha sede nei luoghi in cui il conte Giovanni Gozzadini a metà dell’Ottocento scoprì i primi resti di una delle principali culture della prima età del ferro italiana, a cui attribuì il nome internazionalmente noto di “Villanoviano”. Il museo ospita la necropoli villanoviana del VII sec. a.C. scoperta nel 2006 a Marano di Castenaso, che per la ricchezza e la complessità delle tombe rappresenta un caso emblematico di sepolture villanoviane aristocratiche di area bolognese in fase orientalizzante.

Accanto alle monumentali stele funerarie in pietra arenaria e calcare, fra cui spicca la cosiddetta e ormai famosa “Stele delle Spade”, caratterizzata da una complessa decorazione a bassorilievo, si possono ammirare i rispettivi corredi funerari.

Alla monumentalità esterna delle sepolture, rappresentata dalle stele in pietra lavorata, corrisponde una monumentalità interna, che si concretizza nella quantità e nella qualità degli elementi del corredo funerario.

Alla raffinatezza delle sculture esterne fa riscontro la ricercatezza nella lavorazione del bronzo, dell’argento e dell’oro che, assieme all’ambra, all’osso e alla pasta vitrea, componevano preziose parures di gioielli.

Il tema del banchetto, rito sociale tipico dell’aristocrazia del tempo, resta centrale nei corredi funerari. Pregevoli vasi in bronzo per contenere bevande, si affiancano ai tanti recipienti in ceramica usati per bere – come le tazze – o per presentare e consumare i cibi -come i piatti e le scodelle- formando servizi imponenti, che dovevano ribadire, durante il rito, il rango elevato dei titolari di queste sontuose sepolture.

La mostra  è dunque un’occasione imperdibile per passare in rassegna il meglio di questa specifica produzione artistica e approfondire la conoscenza della civiltà villanoviana.   Con questa esposizione il MUV di Castenaso si pone ancora una volta come autentico punto di riferimento sul Villanoviano, fondato proprio sulle ricchissime testimonianze emerse nel suo comprensorio dall’Ottocento ai giorni nostri.

 


MUV – Museo della civiltà Villanoviana | via Tosarelli 191 – Villanova di Castenaso (BO)

tel. 051- 780021 | e-mail: muv@comune.castenaso.bo.it

INAUGURAZIONE MOSTRA sabato 15 ottobre 2016,  ore 16.30 (aperta a tutti)

Sono presenti:

Stefano Sermenghi, Sindaco del Comune di Castenaso

Giorgio Tonelli, Assessore alla Cultura del Comune di Castenaso

Paola Giovetti, Responsabile del Museo Civico Archeologico Bologna

Luigi Malnati, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara

Fiamma Lenzi, Funzionario dell’lstituto Beni Culturali della Regione Emilia Rornagna

A seguire, visita guidata alla mostra a cura di Marinella Marchesi (MCABo) e Paola Poli (MUV) e buffet offerto dal Centro sociale Villanova

DOMENICA 16 OTTOBRE 2016, ore 16.30: visita guidata gratuita

 

 

MOSTRE / “Etruschi d’oro”, i nuovi reperti della necropoli di Crocifisso del Tufo esposti a Orvieto

Solo tre giorni per ammirare alcuni significativi reperti venuti alla luce questa estate durante gli scavi alla necropoli di Crocifisso del Tufo. L’esposizione fa parte del progetto “Orvieto Caput Etruriae” avviato lo scorso anno dal Comune di Orvieto sul percorso “Experience Etruria”

 ORVIETO (TR)– Inaugura oggi, venerdì 30 settembre alle 16, e resterà aperta solo fino a domenica 2 ottobre 2016 la mostra Gli Etruschi d’Oro, che esporrà presso la Sala Unità d’Italia del Palazzo Comunale di Orvieto alcuni tra i più importanti reperti archeologici venuti alla luce dalla necropoli di Crocifisso del Tufo durante la campagna di scavo appena conclusa. Si tratta di soli tre oggetti, ma tutti di grande pregio: una coppia di orecchini d’oro a bauletto e il finale di una collana in oro e pasta vitrea azzurra. 
In mostra anche pannelli illustrativi per raccontare ai visitatori gli scavi effettuati e  un filmato che documenta le ricerche archeologiche svolte quest’estate. 
L’esposizione, che si tiene per iniziativa del Comune di Orvieto e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, sarà inaugurata Venerdì 30 settembre alle ore 16 ed è patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, Sostratos / Io sono Etrusco – Trust di scopo, PAAO / Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano.
Ii reperti potranno essere visitati nei seguenti giorni ed orari:• Venerdì 30 settembre – 16:00 / 20:00
• Sabato 1 ottobre – 10:00 / 23:30
• Domenica 2 ottobre – 10:00 / 18:30
etruschi-oro-800x445 “Il progetto espositivo – spiega l’Assessore alla Cultura di Orvieto, Vincenzina Anna Maria Martinoè finalizzato alla restituzione, tutela e valorizzazione dell’enorme patrimonio archeologico che caratterizza il territorio e la Città di Orvieto e fa parte del più complesso progetto ‘Orvieto Caput Etruriae’ avviato lo scorso anno sul percorso di ‘Experience Etruria’ volto alla conoscenza del mito e del mistero degli Etruschi. 
Orvieto Caput Etruriae oltre ad essere un viaggio nel mondo degli Etruschi, è anche un elogio al fascino di Orvieto nella storia. Il progetto è il risultato di un lavoro intrapreso in questi anni dal Comune di Orvieto che, dopo una lunga interruzione delle indagini archeologiche nella necropoli orvietana del Crocifisso del Tufo, ha chiesto e ottenuto dal Ministero competente la concessione per la ripresa degli scavi unendo forze e competenze varie: dalla Soprintendenza dell’Umbria, al trust di scopo Sostratos, al Comune appunto.
Un sentito ringraziamento va alla Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, Marica Mercalli da poco insediatasi che, con grande sensibilità e attenzione verso l’esperienza in atto nella nostra città, ha autorizzato l’esposizione dei reperti. E’ un ulteriore segno dell’importanza delle ricerche e di incoraggiamento nella direzione della valorizzazione del nostro patrimonio”.
“Anche se per un tempo limitato – conclude – al termine della mostra, infatti, i reperti torneranno nei depositi della necropoli, l’appuntamento di questo fine settimana sarà sicuramente un’occasione straordinaria per apprezzare gli oggetti rinvenuti, di rara fattura, e conoscerne la storia. Ma anche per appassionarsi al futuro delle ricerche archeologiche che interessano il perimetro della rupe di Orvieto”.  
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Le indagini archeologiche nella necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo
Dopo un lungo periodo di inattività sono riprese le indagini archeologiche nella necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo: si tratta del sito archeologico aperto al pubblico più importante di Orvieto, senza il quale non si può comprendere la città dei vivi, la quale, a sua volta, ha ispirato la città dei morti, specchio della consolidata organizzazione sociale basata sull’isonomia.
Il progetto di ricerca ha lo scopo di comprendere lo sviluppo di un settore nel quale sono presenti tombe databili tra VII e V sec. a.C.; l’area è stata interessata da caotiche ricerche già a partire dal XVIII secolo ed ha restituito edifici funerari costruiti in blocchi di tufo quasi sempre caratterizzati da iscrizioni funerarie relative agli esponenti delle famiglie deposte all’interno del monumento.
I corredi funerari che accompagnano i defunti, sia inumati che cremati, sono in genere costituiti da ceramiche, sia di produzione etrusca che di importazione greca, vasi in lamina di bronzo e strumenti in ferro per il banchetto.
Il progetto opera a più livelli, da quello della valorizzazione a quello della ricerca scientifica e della formazione sul campo.
Crocifisso del Tufo è infatti gestita direttamente dalla Soprintendenza Archeologia dell’Umbria, il Comune ha ottenuto la concessione di scavo triennale, il trust di scopo Sostratos – organizzazione senza scopo di lucro fondata da liberi imprenditori – provvede economicamente alla necessità della ricerca archeologica, ai restauri ed allo studio di reperti, ed infine alla loro eventuale musealizzazione; le indagini archeometriche fanno capo all’Institute for Mediterranean Archaeology, sul campo si alternano studenti di atenei italiani ed esteri, archeologi professionisti e volontari. Il cantiere si caratterizza per essere “aperto” e fornisce anche ai visitatori occasionali una rara opportunità per comprendere le tecniche legate alla moderna ricerca archeologica.
Fonte: Comunicato stampa ufficiale.