ETRUSCHI / “Pittura di terracotta”: mostra e convegno sul mito e l’immagine nelle lastre dipinte di Cerveteri

Santa Marinella (Roma) – Il Castello di Santa Severa farà da cornice il 22 e 23 giugno  2018 al convegno internazionale e alla mostra “Pittura di terracotta. Mito e immagine nelle lastre dipinte di Cerveteri”, eventi scaturiti dal recupero nel 2016 a Ginevra, effettuato dal Comando Carabinieri – Tutela Patrimonio Culturale, di reperti archeologici trafugati in Etruria meridionale, in una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni.

Il recupero costituisce una pagina fondamentale per la ricostruzione della storia
della pittura etrusca: tra i reperti si riconosce un cospicuo numero di frammenti di
lastre dipinte provenienti da Cerveteri, purtroppo prive di dati di contesto che, per
le caratteristiche tecniche e la raffinatezza di esecuzione, erano note sinora solo da
esemplari presenti in alcune delle più importanti collezioni museali italiane e
straniere. Al recupero è seguita la ratifica di un importante accordo di cooperazione
culturale siglato tra il MiBACT e il Museo Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, che
ha comportato il rientro in Italia di una consistente serie di frammenti di lastre
dipinte, analoghe a quelle ritrovate a Ginevra.

Un tempestivo intervento di restauro dell’intero complesso di lastre dipinte, correlato da analisi scientifiche, a cura della Soprintendenza, ha permesso di restituire alla collettività, in tempi brevissimi dal recupero, queste straordinarie testimonianze archeologiche che negli spazi espositivi del Castello di Santa Severa trovano un perfetto luogo di fruizione, grazie alla preziosa collaborazione con la Regione Lazio, LAZIOcrea, Comune di Santa MarinellaComune di Cerveteri e Coopculture.

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Organizzato nella stessa sede, il Convegno internazionale si propone di presentare
alla comunità scientifica il complesso delle lastre dipinte di Cerveteri e di porre a
confronto i dati inediti con i più recenti studi sul tema, nell’ottica di una revisione
critica delle conoscenze sulla pittura etrusca e di creare le condizioni favorevoli per
future ricerche di respiro internazionale.
Il Convegno e la mostra vogliono anche rappresentare il dovuto riconoscimento
all’infaticabile ed estremamente qualificata attività del Comando Carabinieri Tutela
Patrimonio Culturale, nella loro azione di contrasto al traffico illegale di opere
d’arte.
Tutela del patrimonio, ricerca scientifica e partecipazione delle comunità locali,
valorizzazione delle testimonianze culturali rappresentano aspetti fondanti
dell’attività del MiBACT che in questa occasione ritrovano una sintesi
particolarmente efficace.
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 22 dicembre 2018 nel nuovo spazio
museale della Manica lunga, che viene inaugurato in questa occasione, la cui visita è
inclusa nel prezzo del biglietto di ingresso e valorizza al meglio l’intero Polo museale del Castello di Santa Severa.

 

Fonte: Comunicato ufficiale

 

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ARCHEOLOGIA / A Volterra in mostra i nobili Etruschi de l’Ortino

velVOLTERRA (PI) – Domenica 22 aprile alle ore 17 si inaugura, al terzo piano del Palazzo dei Priori, la mostra “I  Signori de l’Ortino. Aristocrazie gentilizie all’alba della città di Velathri”: non solo una esposizione di materiali archeologici, ma il simbolo di un lavoro costante di riscoperta del nostro passato.

L’esposizione, che sarà aperta fino al 30 settembre,  raccoglie  i risultati delle campagne di scavo svolte dalla Soprintendenza con il finanziamento del Comune di Volterra in contrada L’Ortino, nell’ambito del progetto per la costruzione del nuovo asilo nido comunale “La Mongolfiera”. Il restauro dei materiali, per la prima volta in mostra, è stato eseguito grazie al contributo dei fondi MIBACT – Art Bonus e della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.
Gli scavi, condotti tra il 2015 ed il 2017, hanno riportato alla luce un settore dell’abitato dell’antica Volterra ricco di testimonianze comprese fra l’età del Ferro e la piena romanità: resti di capanne protostoriche, un edificio di prestigio della ricca aristocrazia etrusca ed una cisterna di età ellenistico-romana, ma, soprattutto, i resti di un sepolcreto in uso tra la metà dell’VIII e la prima metà del VII secolo a.C. In particolare una tomba
entro dolio, trovata intatta con chiari i segni del rito di sepoltura, ha restituito un prestigioso corredo che la connota come femminile di alto rango. La scoperta, come ben evidenziato dal percorso di visita, rappresenta un importante momento di approfondimento legato allo sviluppo del centro protourbano, in relazione alla nascita della città di Velathri.
L’ingresso alla mostra per l’inaugurazione è libero.
La mostra è  promossa dal Comune di Volterra e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Pisa e Livorno, su progetto scientifico di Giacomo Baldini, Valeria D’Aquino ed Elena Sorge, e realizzata da Cooperativa Archeologia e Cooperativa Siena Viva.

 

MOSTRE / Tarsminas, a Magione (Pg) il Trasimeno etrusco attraverso le immagini del sacro

PERUGIA – Nella splendida cornice della Torre dei Lambardi di Magione (PG), la mostra Tarsminas, il lago etrusco. Vita quotidiana al Trasimeno attraverso le immagini del sacro, allestita fino al 30 settembre, rappresenta un viaggio nell’archeologia etrusca del Trasimeno. L’esposizione, a cura dell’archeologo Alessio Renzetti, è costruita riunendo esclusivamente materiali conservati o esposti al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (Perugia) e pertinenti a santuari, tombe e necropoli del territorio: fanno eccezione un reperto custodito nei depositi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, due copie di statuaria in prestito dal Comune di Tuoro sul Trasimeno, alcuni pezzi di varia natura provenienti dal Museo della Pesca e del Lago Trasimeno (San Feliciano di Magione) e due urne cinerarie conservate all’interno della stessa Torre dei Lambardi.
Il periodo storico raccontato è l’età etrusca, ovvero l’epoca compresa tra la fine dell’VIII secolo a.C. e l’inizio del I secolo a.C. Si tratta di una fase molto importante per il Trasimeno: è nel periodo in questione, infatti, che vanno a determinarsi confini amministrativi, assetti territoriali (compresa la viabilità), topografia sacra e abitativa, in relazione naturalmente all’avanzare delle tre potenti città etrusche circostanti (Perugia, Chiusi e Cortona).
Il reperto archeologico “rivive” come diretta proiezione di contesti culturali, territoriali e paesaggistici antichi, ma non per questo “passati” e “muti”.

Fonte: Comunicato stampa


INFORMAZIONI
Tarsminas, il lago etrusco. Vita quotidiana al Trasimeno attraverso le immagini del sacro
Torre dei Lambardi – Magione (PG)
Dal 14 aprile al 30 settembre  2018
gio-dom 10.30-13.00/15.00-18.00 (luglio 16.00-19.30) | festivi compresi
www.alessiorenzetti.com

PUBBLICAZIONI / In edicola una nuova monografia sugli Etruschi

Storie & Archeostorie è orgogliosa di presentare la nuova monografia speciale VIVERE AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI. I testi sono stati scritti da Elena Percivaldi, da Mario Galloni e da Cristiana Barandoni, tutti e tre parte del nostro team. La pubblicazione, edita da Sprea Editori e  interamente illustrata a colori, affronta tutti gli aspetti della vita e della civiltà etrusca e presenta anche un itinerario alla scoperta dei luoghi che ne conservano ancora oggi le tracce. Grazie a ANTICAE VIAE per la gentile collaborazione nel fornire alcune immagini di rievocazione, aspetto trattato in alcune pagine dedicate al tema. #SpreaEditori  In edicola e sul sito, in formato sia cartaceo che digitale:  http://sprea.it/rivista/18106
#Storia #archeologiaCover Etruschi low

Archeologia / A Vulci scoperta l’eccezionale “tomba della truccatrice”

VULCI (Fonte: AnsaMed) – Grande scoperta dagli scavi della necropoli etrusca di Vulci. Gli archeologi della Fondazione Vulci, coordinati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, hanno riportato alla luce una tomba femminile risalente al III-II secolo a.C. con un corredo funebre insolito: i resti di una custodia in pelle (lo testimoniano le tracce di materiale organico rinvenute), un cucchiaio e una spatola, alcuni vasi in ceramica e altri oggetti legati di solito alla cosmesi. Abbastanza per ribattezzare il ritrovamento la “tomba della truccatrice”.

Della custodia restano gli incavi per gli agganci in argento e due dei tre strumenti che essa doveva contenere, un piccolo cucchiaio e una spatola in bronzo. associata a rare perle di terre colorate usate per imbellettare il viso, rendono unico il rinvenimento. Emerse anche tracce di  rare perle di terre colorate usate di solito per imbellettare il viso. Tra gli altri oggetti ci sono alcuni vasi in ceramica tra cui un laghinos (vaso a forma di bottiglia con collo lungo e sottile) e un piedino in bronzo a forma di arpia, un set di vasi in bronzo decorati a sbalzo ed ad incisione composto da uno specchio, una situla, un tegame, una piccola cista (contenitore per oggetti per il trucco femminile), un paio di forbici, uno strigile (usato di solito dagli atleti per detergere il sudore e cospargere olio sul corpo) ed una borraccia ancora tappata. “Sarà interessantissimo analizzare il contenuto di quest’ultima – spiega il direttore scientifico Carlo Casi all’Ansa –, cercando di capire che cosa racchiudesse in origine e a quale importante liquido fosse lei dedicata. Le analisi dei reperti sono già in corso e sono già stati prelevati i campioni che saranno esaminati dal professor Rambaldi presso la Facoltà di Chimica dell’Università di Modena e Reggio Emilia”.

La scoperta suggerisce ampi legami con il mondo greco-orientale, come testimoniano le terre colorate e il laghinos, vaso che riempito di vino veniva portato in processione dalle donne in epoca Tolemaica ad Alessandria d’Egitto durante la festa religiosa che i Greci tributavano a Dioniso. “Abbiamo, quindi, l’occasione – lo dice il Soprintendente Alfonsina Russo – di studiare un caso quanto mai originale ed interessante che ci aiuterà sicuramente a svelare un altro piccolo pezzo della storia di Vulci e dell’Etruria in generale”.

 

MOSTRE / “Etruschi d’oro”, i nuovi reperti della necropoli di Crocifisso del Tufo esposti a Orvieto

Solo tre giorni per ammirare alcuni significativi reperti venuti alla luce questa estate durante gli scavi alla necropoli di Crocifisso del Tufo. L’esposizione fa parte del progetto “Orvieto Caput Etruriae” avviato lo scorso anno dal Comune di Orvieto sul percorso “Experience Etruria”

 ORVIETO (TR)– Inaugura oggi, venerdì 30 settembre alle 16, e resterà aperta solo fino a domenica 2 ottobre 2016 la mostra Gli Etruschi d’Oro, che esporrà presso la Sala Unità d’Italia del Palazzo Comunale di Orvieto alcuni tra i più importanti reperti archeologici venuti alla luce dalla necropoli di Crocifisso del Tufo durante la campagna di scavo appena conclusa. Si tratta di soli tre oggetti, ma tutti di grande pregio: una coppia di orecchini d’oro a bauletto e il finale di una collana in oro e pasta vitrea azzurra. 
In mostra anche pannelli illustrativi per raccontare ai visitatori gli scavi effettuati e  un filmato che documenta le ricerche archeologiche svolte quest’estate. 
L’esposizione, che si tiene per iniziativa del Comune di Orvieto e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, sarà inaugurata Venerdì 30 settembre alle ore 16 ed è patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, Sostratos / Io sono Etrusco – Trust di scopo, PAAO / Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano.
Ii reperti potranno essere visitati nei seguenti giorni ed orari:• Venerdì 30 settembre – 16:00 / 20:00
• Sabato 1 ottobre – 10:00 / 23:30
• Domenica 2 ottobre – 10:00 / 18:30
etruschi-oro-800x445 “Il progetto espositivo – spiega l’Assessore alla Cultura di Orvieto, Vincenzina Anna Maria Martinoè finalizzato alla restituzione, tutela e valorizzazione dell’enorme patrimonio archeologico che caratterizza il territorio e la Città di Orvieto e fa parte del più complesso progetto ‘Orvieto Caput Etruriae’ avviato lo scorso anno sul percorso di ‘Experience Etruria’ volto alla conoscenza del mito e del mistero degli Etruschi. 
Orvieto Caput Etruriae oltre ad essere un viaggio nel mondo degli Etruschi, è anche un elogio al fascino di Orvieto nella storia. Il progetto è il risultato di un lavoro intrapreso in questi anni dal Comune di Orvieto che, dopo una lunga interruzione delle indagini archeologiche nella necropoli orvietana del Crocifisso del Tufo, ha chiesto e ottenuto dal Ministero competente la concessione per la ripresa degli scavi unendo forze e competenze varie: dalla Soprintendenza dell’Umbria, al trust di scopo Sostratos, al Comune appunto.
Un sentito ringraziamento va alla Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, Marica Mercalli da poco insediatasi che, con grande sensibilità e attenzione verso l’esperienza in atto nella nostra città, ha autorizzato l’esposizione dei reperti. E’ un ulteriore segno dell’importanza delle ricerche e di incoraggiamento nella direzione della valorizzazione del nostro patrimonio”.
“Anche se per un tempo limitato – conclude – al termine della mostra, infatti, i reperti torneranno nei depositi della necropoli, l’appuntamento di questo fine settimana sarà sicuramente un’occasione straordinaria per apprezzare gli oggetti rinvenuti, di rara fattura, e conoscerne la storia. Ma anche per appassionarsi al futuro delle ricerche archeologiche che interessano il perimetro della rupe di Orvieto”.  
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Le indagini archeologiche nella necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo
Dopo un lungo periodo di inattività sono riprese le indagini archeologiche nella necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo: si tratta del sito archeologico aperto al pubblico più importante di Orvieto, senza il quale non si può comprendere la città dei vivi, la quale, a sua volta, ha ispirato la città dei morti, specchio della consolidata organizzazione sociale basata sull’isonomia.
Il progetto di ricerca ha lo scopo di comprendere lo sviluppo di un settore nel quale sono presenti tombe databili tra VII e V sec. a.C.; l’area è stata interessata da caotiche ricerche già a partire dal XVIII secolo ed ha restituito edifici funerari costruiti in blocchi di tufo quasi sempre caratterizzati da iscrizioni funerarie relative agli esponenti delle famiglie deposte all’interno del monumento.
I corredi funerari che accompagnano i defunti, sia inumati che cremati, sono in genere costituiti da ceramiche, sia di produzione etrusca che di importazione greca, vasi in lamina di bronzo e strumenti in ferro per il banchetto.
Il progetto opera a più livelli, da quello della valorizzazione a quello della ricerca scientifica e della formazione sul campo.
Crocifisso del Tufo è infatti gestita direttamente dalla Soprintendenza Archeologia dell’Umbria, il Comune ha ottenuto la concessione di scavo triennale, il trust di scopo Sostratos – organizzazione senza scopo di lucro fondata da liberi imprenditori – provvede economicamente alla necessità della ricerca archeologica, ai restauri ed allo studio di reperti, ed infine alla loro eventuale musealizzazione; le indagini archeometriche fanno capo all’Institute for Mediterranean Archaeology, sul campo si alternano studenti di atenei italiani ed esteri, archeologi professionisti e volontari. Il cantiere si caratterizza per essere “aperto” e fornisce anche ai visitatori occasionali una rara opportunità per comprendere le tecniche legate alla moderna ricerca archeologica.
Fonte: Comunicato stampa ufficiale.

FLASH / Il 29 giugno riapre il Museo Archeologico di Vulci

FLASH / #ARCHEOLOGIA #ETRUSCHI – Il 29 giugno riapre il Museo Archeologico Nazionale di #Vulci

VITERBO – Il Museo Archeologico Nazionale di Vulci  riapre al pubblico il 29 giugno con un allestimento completamente rinnovato,  arricchito dai risultati delle indagini degli ultimi decenni. Il Museo si trova nel Castello dell’Abbadia e conserva tra gli altri il ricchissimo corredo della tomba della Panatenaica, una ricca collezione di ceramica etrusca e greca, bronzi, sarcofagi, ex voto ed elementi architettonici che un tempo ornavano templi e tombe. Aggiornamenti in corso.

 

Riapre a Capena il “Lucus Feroniae”: Area Archeologica, Antiquarium e Villa dei Volusi

Sabato 23 aprile alle ore 11.00 si terrà l’inaugurazione del “Lucus Feroniae. Area Archeologica, Antiquarium e Villa dei Volusi”.

 

Riapre al pubblico, con aspetto rinnovato e in unico percorso di visita, l’area archeologica di VI-III secolo a.C. del santuario del Lucus Feroniae (bosco sacro dedicato a Feronia, dea italica della fertilità dei campi e propiziatrice dei commerci), la contigua colonia romana del I secolo a.C. (Iulia Felix Lucoferonensium), con l’annesso Antiquarium, nel comune di Capena, e la villa dei Volusii Saturnini, nel comune di Fiano Romano.

Le due aree archeologiche, prima separate dalla via Tiberina, sono oggi collegate da un ponte pedonale, dotato di ascensore per i visitatori con disabilità motorie. Tra le rovine della colonia romana, nel verde della campagna romana, è possibile ammirare i raffinati pavimenti a mosaico riportati all’antico splendore attraverso una paziente opera di restauro. Nell’Antiquarium, con il suo rinnovato e accattivante allestimento, tecnologie innovative danno voce a personaggi, come la dea Feronia, che racconta il proprio tempo, ridando vita alle atmosfere del bosco sacro e alla devozione dei fedeli: una visita in grado di far compiere ai visitatori un emozionante viaggio nel tempo. L’esposizione di reperti straordinari, finalmente restituiti al pubblico dopo essere stati per troppo tempo “invisibili” nei depositi, rappresenta un altro importante elemento d’interesse. Suggestive ambientazioni consentono di ripercorrere la storia del sito e di ammirare statue, decorazioni dei templi e altri reperti, riproposti nel loro contesto di rinvenimento. Si tratta di un’operazione dunque finalizzata non solo al recupero della memoria storica delle comunità di Capena e di Fiano Romano, ma anche di un elemento funzionale a integrare e ricucire il paesaggio circostante, che ancora per alcuni ampi tratti conserva le caratteristiche originarie di antico luogo di transito di uomini, merci e idee lungo il fiume. Il collegamento diretto della Villa dei Volusii con l’area di servizio Feronia, lungo il tracciato dell’autostrada A1 Milano-Napoli, a soli 20 km da Roma, rappresenta un elemento di assoluto interesse per una valorizzazione turistica dell’importante area archeologica attraverso sinergie, che si auspica siano sempre più significative, con la Società Autostrade e un coinvolgimento di ampie fasce di cittadini, associazioni e imprenditoria locale per uno sviluppo sostenibile della media valle del Tevere.

Dove: Lucus Feroniae. Area Archeologica, Antiquarium e Villa dei Volusi.
Via Tiberina Km 18,500 – Capena (Roma)

Altre info: Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria Meridionale