MOSTRE / Dal manoscritto al libro stampato: Venezia “rilegge” la rivoluzione che ha cambiato l’Europa [#FOTO, #VIDEO]

VENEZIA –  La rivoluzione della stampa in Europa: da un progetto dell’Università di Oxford a una mostra “digitale” a Venezia. E’ questo il senso di “Printing Revolution 1450-1500. I cinquant’anni che hanno cambiato l’Europa”, dal 1° settembre al Museo Correr e alle Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana.  La mostra documenta l’impatto della rivoluzione della stampa sullo sviluppo economico e sociale della prima Europa moderna. Un percorso di scoperta attraverso strumenti digitali e metodi di comunicazione innovativi, che permettono di documentare e rendere accessibili decine di migliaia di dati raccolti da un ampio network internazionale – coordinato dal progetto 15cBOOKTRADE dell’Università di Oxford – in anni di rigorose ricerche.

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Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Membr. 0011, Homerus, Opera [Greek]. Florence : [Printer of Vergilius (C 6061)], for Bernardus and Nerius Nerlius and Demetrius Damilas, [not before 13 Jan. 1488/89].

Un’invenzione non è una rivoluzione, ma solo l’inizio di un percorso. La stampa con blocchi di legno debuttò in Cina nel IX secolo; 400 anni dopo, la stampa a caratteri mobili di metallo cominciò a essere usata in Corea, ma fu in Europa che la stampa divenne una rivoluzione, perché è qui che modificò radicalmente la vita di ogni giorno. Fino al 1450 circa i libri erano scritti a mano, ma nel 1455 venne stampata la Bibbia di Gutenberg a Magonza, cambiando la società per sempre. Nei 50 anni successivi milioni di libri a stampa circolarono in tutta Europa, mezzo milione di essi sopravvive ancora oggi in circa quattromila biblioteche europee e americane. Una ricerca ha rintracciato 50mila di questi libri sparsi oggi tra 360 biblioteche europee e americane con la collaborazione di oltre 130 editors.

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Dai dati raccolti durante la ricerca nasce la mostra “Printing Revolution 1450-1500. I 50 anni che hanno cambiato l’Europa”, che verrà presentata dal 1 settembre 2018 al 7 gennaio 2019 al Museo Correr di Venezia, con una sezione alle Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana (qui fino al 30 settembre). L’esposizione è il risultato di un grande progetto di ricerca europeo che usa i libri come fonte storica: basato all’Università di Oxford, alla British Library, a Venezia, e finanziato dal Consiglio Europeo delle Ricerche, il 15cBOOKTRADE applica le tecnologie digitali alle fonti storiche ampliando la capacità di comprendere la rivoluzione della stampa: è diretto dall’italiana Cristina Dondi, professoressa del Lincoln College di Oxford, che è anche curatrice di questa mostra, organizzata in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia – Biblioteca del Museo Correr, la Biblioteca Nazionale Marciana e in partnership con Intesa Sanpaolo; con il sostegno di Venice in Peril, l’Ambasciata d’Italia a Londra, Fedrigoni, la Fondazione Giorgio Cini, e la Scuola Grande di San Rocco.

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Berlin Staatsbibliothek: Justinianus, Digestum vetus, Milan: Beninus and Johannes Antonius de Honate, for Petrus Antonius de Castelliono and Ambrosius de Caymis, 26 Mar. 1482, 1628 pages

Attraverso una decina di sezioni, l’esposizione mette in evidenza come nel 1500 in Europa ci fossero milioni di libri, non solo per le élite, come comunemente si ritiene, ma per “tutti”, con una vasta produzione per la scuola. La rivoluzione della stampa è una delle colonne portanti dell’identità europea perché si è tradotta in alfabetizzazione diffusa, promozione del sapere, formazione di un patrimonio culturale comune. In quei primi decenni (dal 1450 al 1500) la stampa coincise con la sperimentazione e l’intraprendenza. I libri a stampa furono il prodotto di una nuova collaborazione tra diversi settori della società: sapere, tecnologia e commercio. Anche la Chiesa comprese immediatamente l’enorme potenzialità dell’invenzione e ne divenne precoce promotrice. Le idee si diffusero veloci come mai prima. Ora si è in grado di tracciarne la circolazione seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.

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Venezia, Bibl. Nazionale Marciana, Membr. 0021: Nonius Marcellus, De evangelica praeparatione, Venice: Nicolaus Jenson 1476) Incunabolo di San Giorgio Maggiore, come dimostra la decorazione con San Giorgio e il drago.

Il 15cBOOKTRADE è il primo progetto ad aver pensato e realizzato la visualizzazione scientifica del movimento dei libri attraverso lo spazio e il tempo. L’équipe – composta da quasi tutti ricercatori italiani, nonostante la sede sia a Oxford – da anni mappa la diffusione e l’uso dei libri pubblicati agli albori della stampa nella seconda metà del Quattrocento, i cosiddetti incunaboli: a oggi ha coperto il 10% del mezzo milione di volumi sparsi in circa quattromila biblioteche europee e americane. Il risultato di questo lavoro è un enorme database che traccia la circolazione dei libri, le loro rotte e i loro possessori fra Europa e Stati Uniti, attraverso i secoli: basta inserire nel software il titolo di un libro e sullo schermo compare su mappa tutto il suo percorso, dal luogo in cui fu stampato a quello in cui ora si conserva; oppure, inserendo il nome di un possessore sullo schermo compaiono simultaneamente i tragitti di tutti i libri che possedette, che ricostruiscono virtualmente la sua biblioteca.

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Juan Pastrana, Compendium grammaticae, [Lisbona: Valentino Fernandez, 1497]. Un libro di grammatica stampato in Portogallo, nel 1497, che sopravvive oggi in una sola copia al mondo, alla Biblioteca nazionale di Lisbona

“Ogni libro racconta una storia che va al di là delle parole che si leggono in esso: storie delle persone che l’hanno usato, delle annotazioni e disegni lasciati nei margini. Se un libro racconta una storia, migliaia di libri fanno la storia – spiega Cristina Dondi, direttrice del progetto 15cBOOKTRADE e curatrice della mostra – Nei loro 500 anni di storia gli oltre 50 mila libri che abbiamo analizzato hanno circolato in tutto il mondo, disseminando tracce del loro movimento. Abbiamo sviluppato una tecnologia innovativa per ripercorrere questo movimento nel tempo e nello spazio e costruito un grande database che contiene decine di migliaia di records. Ora, per la prima volta, inseguendo i libri, possiamo tracciare la circolazione delle idee e del sapere che contengono”.

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Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Hortus sanitatis, [Strassburg : Johann Prüss, not after 21 Oct. 1497])

In occasione della chiusura del progetto 15cBOOKTRADE verrà inoltre organizzato a Palazzo Ducale, dal 19 al 21 settembre, il Convegno Printing Revolution 1450-1550, che vedrà  impegnati oltre 40 relatori. Alla conferenza, che intende portare un contributo fondamentale e innovativo alla storia economica e sociale di un periodo chiave di transizione che fu testimone della rapida crescita della produzione e consumo del libro, è prevista una lectio magistralis  dell’On. Dario Franceschini (Ministro dei Beni Culturali e del Turismo 2014-18) e la presenza del Prof. Martin Stokhof, Vice Presidente del Consiglio Europeo delle Ricerche (Scienze sociali e umanistiche), del Prof. Massimo Inguscio, Presidente del CNR e di Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Raffaele Trombetta.

I contenuti della mostra: mappe digitali, videostorie, libri storici
Ciò che rende originale questa mostra è l’incontro di cultura umanistica e sapere scientifico-tecnologico. E così, accanto a decine di libri a stampa del ‘400 provenienti dalle collezioni della Biblioteca del Museo Correr e della Biblioteca Nazionale Marciana, vengono presentate centinaia di immagini digitali da biblioteche europee e americane oltre a strumenti innovativi che consentono di tracciare la circolazione dei volumi, seguendo il movimento e l’uso dei libri stessi.
Tra questi, numerose mappe con funzioni diverse: in particolare, l’Atlante delle prime stampe (curato da Gregory Prickman, nuovo Direttore della Folger Shakespeare Library di Washington) visualizza su mappe GIS sia tutti i luoghi di stampa in Europa, sia dove sono oggi i 500.000 incunaboli che ancora sopravvivono.

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Zornale del libraio veneziano Francesco de Madiis, 1484-88, Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Ital. XI, 45 (7439)

Il Venice Time Machine (diretto da Frédéric Kaplan dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne) fornisce una versione digitale della famosa Pianta di Venezia del De Barbari (1500) sulla quale sono tracciate le oltre 200 officine di stampa della città, mostrando il legame di tanti stampatori alle confraternite a cui appartenevano, ai colleghi con i quali collaboravano, ai libri che insieme producevano: ciò che fece di Venezia la principale città europea di produzione e distribuzione dei primi libri a stampa.
E poi, decine di videostorie che approfondiscono tematiche diverse, tra cui: i libri più stampati nel ‘400, i più venduti e più distrutti, il rapporto tra il costo dei libri e il costo della vita, con le prove che i libri a stampa diventano presto alla portata di quasi tutti (i prezzi di migliaia di libri sono comparati al costo del cibo, salari, e altri beni di consumo), il ruolo fondamentale della Chiesa nella promozione della stampa, donne autrici e tipografe, i libri letti da Leonardo da Vinci, la circolazione di libri fondamentali come la Bibbia di Gutenberg, e la ricostruzione virtuale della collezione ora dispersa di San Giorgio Maggiore di Venezia. Ma anche le prime forme di abuso del nuovo mezzo di comunicazione di massa. Senza dimenticare torchi e materiale per la stampa, portati alla mostra dalla Tipoteca di Cornuda.
Ad ogni sezione il visitatore è stimolato a mettere in relazione quanto presentato con la rivoluzione digitale in corso.

VIDEO TRAILER


INFORMAZIONI


“Printing Revolution 1450-1500”. I cinquant’anni che hanno cambiato l’Europa
Sedi e apertura al pubblico
Museo Correr: dal 1 settembre 2018 al 7
gennaio 2019
Sale Monumentali della Biblioteca
Nazionale Marciana: dal 1 settembre al 30
settembre 2018
Venezia, Piazza San Marco
Orari
Fino al 31 ottobre:
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00
Dal 1 novembre:
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Informazioni
www.correr.visitmuve.it
www.marciana.venezia.sbn.it
info@fmcvenezia.it

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PUBBLICAZIONI / La preghiera in tasca: alla scoperta dei Libri d’ore

BOLOGNA –  Il 24 aprile 2018, alle ore 17 presso il Museo Medievale di Bologna, sarà presentato il volume “Il Libro d’Ore. Un’introduzione”, a cura di Daniela Villani, Giuseppe Solmi e Alessandro Balistrieri.  Il volume, edito dalla casa editrice Nova Charta nella collana “Cimelia”, costituisce un’introduzione alla conoscenza e allo studio di una delle tipologie librarie più diffuse e amate in Europa tra Medioevo e Rinascimento.

Manoscritti vergati in latino, lingua del culto cristiano e in diverse lingue europee, “insieme alla Bibbia, i Libri d’Ore furono i libri più diffusi – se si pensa che dall’invenzione della stampa (1455), circa alla metà del XV secolo, se ne conoscono più di 700 edizioni, mentre i “testimoni” manoscritti, compresi frammenti, cuttings, fogli sciolti e naturalmente esemplari integri, sono ancora più numerosi delle versioni stampate giunte fino ai nostri giorni, ci rendiamo conto della vastità della loro diffusione”. Questo è quanto spiega Solmi,  libraio antiquario bolognese esperto in manoscritti medievali, co-autore del saggio.

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Libro d’Ore manoscritto su pergamena, Italia, probabilmente Ferrara, fine XV secolo

LA BELLEZZA DEI LIBRI D’ORE – I Libri d’Ore, libri di preghiera contenenti i testi religiosi del Breviario e del Salterio, da recitare nelle diverse ore della giornata, presentavano un ampio ventaglio di soluzioni decorative. L’estensione e la qualità delle miniature, su pergamena o su carta, dipendevano dalle disponibilità finanziarie del committente che, se di alto lignaggio, poteva rivolgersi a un miniatore famoso. La pagina divenne così campo d’espressione artistica, testimone del gusto e del costume del tempo. Accanto agli esemplari riccamente decorati in oro e lapislazzulo, carichi di dipinti a piena pagina, di capilettera istoriati, destinati a principi, sovrani e dignitari di corte, o presentati come dono nuziale, fiorì un’intensa produzione di copie d’uso rubricate in rosso e blu, ornate da illustrazioni miniate di minor estensione o, con l’unica decorazione dei capilettera.

La tecnica di produzione degli esemplari manoscritti, contemplava i fogli di pergamena che venivano tracciati a piombo imprimendovi le righe orizzontali parallele sulle quali lo scriba redigeva il testo, lasciando liberi gli spazi destinati ai capilettera. A questo punto il libro passava a un primo miniatore che rubricava la lettera e decorava le bordure, quindi a un secondo artista che abbozzava a penna il disegno delle miniature, e/o si dedicava a miniare anche i paesaggi o gli sfondi. Da ultimo il Maestro, che spesso era anche il titolare della bottega, dipingeva le figure e i volti, vale a dire gli elementi pittorici e decorativi più delicati dell’intero libro. L’oro poteva essere applicato in foglia su uno strato preparato tramite un bolo, quindi brunito con una pietra d’agata oppure direttamente steso a pennello.

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Messale manoscritto su pergamena, Bologna, XIV secolo; capolettera istoriato di Nicolò di Giacomo.

SIMBOLI E IMMAGINI – Tra le immagini più ricorrenti nelle pagine miniate, la foglia d’acanto, simbolo di resurrezione, e le farfalle che ricordano l’anima che vola verso Dio. La civetta è simbolo di saggezza. L’airone è legato a Giobbe tentato dal diavolo. E ancora: il cane fedele compagno dell’uomo, la lumaca, simbolo di continenza e sobrietà. Ricorrenti anche animali ed esseri fantastici, ibridi tra uomo e animale, mostri, in genere simboli dell’ignoto, del peccato o del “mondo alla rovescia”. Le bordure floreali vanno ricondotte all’iconografia dell’Hortus Conclusus, un giardino immaginario, interpretato dalla teologia medievale nel significato di spazio preservato dal male.

Il saggio ripercorre alcune delle tappe più salienti della storia europea del Libro d’Ore e dedica diverse pagine all’Italia, in particolare alla Lombardia, dove già nella seconda metà del Trecento spicca la notevole presenza di questi libri di preghiera: il più antico esemplare lombardo noto è quello di Bianca di Savoia (1336-1387), madre di Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), databile tra il 1350 e il 1378, mentre a Bologna nello stesso periodo accanto agli scriptoria monastici, apparvero i primi atelier laici impegnati anche in quest’arte, oltre che nell’illustrazione di testi giuridici.

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Libro d’Ore all’uso di Roma stampato su pergamena e miniato, Parigi, Germain Hardouin, circa 1520.

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, accanto al Libro d’Ore manoscritto, che continuò a essere prodotto per i clienti più esigenti, vennero immessi sul mercato quelli prodotti in tipografia; i primi furono stampati a Venezia tra il 1473 e il 1474. Una produzione che va divisa in diverse tipologie: stampa su pergamena con capilettera, bordure e illustrazioni miniate (pressoché indistinguibili dagli analoghi esemplari manoscritti); stampa su pergamena con i soli capilettera miniati; stampa su carta con illustrazioni impresse in bianco e nero.

Attraverso un avvincente racconto storico e l’analisi iconografica dell’apparato decorativo dei Libri d’Ore, lo studio di Solmi, Villani e Balistrieri restituisce al lettore gli aspetti sociali, di costume e di vita quotidiana di epoche nelle quali il magistero dell’arte, la riflessione sulla realtà e il sentimento della fede si fusero in un’unica percezione del mondo.

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Pubblicato nella collana “Cimelia”, Il Libro d’Ore (Nova Charta, 2018, pp.150, € 19,00 isbn 9788895047348) è disponibile anche on line sul sito www.novacharta.it

PUBBLICAZIONI / “Roma potenza militare”, una monografia spiega le tecniche e le strategie dell’esercito che conquistò il mondo

E’ in edicola ROMA POTENZA MILITARE, la nuova monografia di Sprea Editore. I testi di Elena Percivaldi, di Mario GalloniGiuseppe Cascarino e Nicola Zotti. La pubblicazione ricostruisce con dovizia di particolari l’intera #storia militare di #Roma dalle origini alla fine dell’Impero attraverso le riforme dell’esercito, i fatti militari, le #armi, le #battaglie e i principali protagonisti. La pubblicazione è disponibile n edicola e sul sito dell’Editore, anche in versione digitale: http://sprea.it/rivista/18112

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LIBRI / “A LA SOMBRA DE UN IMPERIO”. Un nuovo studio su chiesa, vescovi e re nella Spagna tardoantica [EDIPUGLIA]

26805389_1213631605435213_1008627661012039408_nSegnaliamo questa nuova e  interessante  pubblicazione edita da Edipuglia.
Il volume “Al la sombra de un imperio. Iglesias, obispos y reyes en la Hispania tardoantigua (siglos V-VII)” di Alexandra Chavarría Arnau ricostruisce le tappe della cristianizzazione del paesaggio urbano e rurale della Hispania tra il V e l’VIII secolo in rapporto alla aristocrazie laiche ed ecclesiastiche: accanto ai vescovi, al vertice della gerarchia ecclesiastica, furono protagoniste le élites, sia quelle tardoromane sia, dal VI secolo, quelle visigote, dapprima in contrapposizione in quanto divise tra cattolici e ariane, poi riunite dopo il concilio di Toledo del 589.
I loro punti di riferimenti furono, di volta in volta, l’Italia ostrogota e il re Teodorico, Giustiniano e l’Oriente al tempo della conquista imperiale, i Franchi nel corso del VII secolo e il papa di Roma. Relazioni che confermano come le vicende di quel periodo si siano sviluppate nel quadro internazionale stabilitosi durante l’impero romano.

 Alexandra Chavarria Arnau, “A LA SOMBRA DE UN IMPERIO. Iglesias, obispos y reyes en la Hispania tardoantigua (siglos V-VII)”, Munera 43, Edipuglia, pp. 230, euro 65.

ACQUISTA

Il libro sarà presentato alla  Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma (VIA DI SANTA EUFEMIA, 13)  il 27 marzo alle ore 17.  

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“Galati vincenti”, a Biella in mostra i Celti in Piemonte tra VI e I secolo a.C. (e in edicola una monografia a tema)

xBIELLA – Il Museo del Territorio Biellese ripercorre con la mostra Galati vincenti. I Celti in Piemonte tra VI e I secolo a.C.  le tappe fondamentali della presenza sul territorio piemontese dei principali e diversi gruppi etnici riconducibili alla matrice culturale comune celtica, a partire dai Celti della cultura di Golasecca del VI secolo a.C., così chiamata dal sito eponimo scoperto in Lombardia, fino alla piena romanizzazione di I secolo a.C. L’esposizione, che sarà inaugurata  sabato 15 luglio alle ore 18, presenta fino al 29 ottobre 2017 reperti e corredi tombali d’eccezione, documenti scritti e monetali inediti, esposti al pubblico per la prima volta o nuovamente dopo anni di assenza, grazie al prestito dei Musei Civici di Novara, del Museo del Paesaggio di Ornavasso e delle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Torino e di Novara-Biella.

I CELTI IN EDICOLA – Segnaliamo che sui Celti è appena uscito in edicola un nuovo Speciale monografico edito da Sprea (al quale abbiamo collaborato):  in 126 pagine interamente illustrate a colori, la pubblicazione illustra i tratti principali della civiltà celtica in Italia e in Europa raccontandone l’epopea storica,  le tracce archeologiche, l’eredità culturale e immateriale, il patrimonio che hanno trasmesso nelle leggende e nel folklore. Ampio spazio è dedicato anche ai “Celti oggi” con un excursus nella moda, la musica, la cultura, i festival e le rievocazioni storiche, e presenta anche un focus sui Paesi e le regioni che mantengono una profonda radice celtica: Irlanda, Galles, Cornovaglia, Scozia, Isola di Man, Bretagna, Asturie e Galizia.  I testi sono a cura de nostri Elena Percivaldi, storica e autrice nel 2003 del fortunato “I Celti. Una civiltà europea”, edito da Giunti in due edizioni diverse (2003 e 2005) e tradotto anche in spagnolo e tedesco, e  Mario Galloni, con Stefano Bandera.  Le foto delle rievocazioni sono di Camillo Balossini  (link diretto per l’acquisto).

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TESTIMONIANZE IN MOSTRA –  Tornando alla mostra, i reperti esposti a Biella, che possiamo ricondurre a Insubri, Leponti e altri popoli famosi citati dalle fonti storiche, entrano in dialogo con quelli delle genti celtiche del Biellese presenti nell’esposizione permanente del Museo del Territorio, fornendo al visitatore un coinvolgente e ampio quadro culturale.
Il fascino suscitato dalla bellezza intrinseca degli oggetti, all’interno di un allestimento molto evocativo, consente di avvicinarsi alle principali caratteristiche culturali dei Celti in Piemonte nel più ampio raggio nazionale, cogliendone le evoluzioni nei secoli.

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Se il nostro immaginario collettivo riguardo alla figura dei Celti, come si chiamavano loro, o Galli come li chiamavano i Romani o ancora Galati per la lingua dei Greci, ci riporta a statue riconducibili all’arte greca di cui il capolavoro del Galata Capitolino esprime tutta la fierezza, il coraggio, la dignità di un popolo vinto, ma temuto e rispettato dai Romani, gli oggetti della mostra sono la concreta percezione della veridicità delle sensazioni suscitate dai Galli negli altri popoli: due lance, una spada e un par&colare elmo sono ciò che resta dei guerrieri Celti nel nostro territorio, segno
concreto dell’equipaggiamento di uomini di grande corporatura che hanno abitato in Italia nordoccidentale, hanno combattuto contro i Romani o anche prestato servizio, come mercenari, negli eserciti di Roma con cui avevano stretto patti. di non belligeranza.
Da una tomba femminile da Dormelletto (NO) e da tre tombe della necropoli di San Bernardo a Ornavasso (VCO), è in mostra una rappresentanza di oggetto riconducibili alla società leponzia del II secolo a.C.: un guerriero, due donne e una bambina di condizione aristocratica.
Gioielli in oro, vetro, argento e bronzo, come una coppia di strane “cavigliere” a ovoli in bronzo, forse usate in particolari feste o celebrazioni, o le famose, multiformi e ricche fibule (spille) per allacciare le vesti, un particolare pendente “scacciamalocchio” o ancora raffinati anelli con corniole incise, ci avvicinano alla moda femminile del tempo.
Il vino è un altro filo conduttore della mostra: la bevanda, già conosciuta dai Celti 2.500 anni fa, grazie agli Etruschi che percorsero il nostro territorio per cercare commerci transalpini, è testimoniata dalle prestigiose brocche a becco in bronzo – in mostra un esemplare di produzione nordetrusca-, e dai numerosi esemplari di vasi celtici in terracotta per il vino, de. “a trottola” per la forma schiacciata, adatta al consumo del vino puro come da una borraccia o come altri credono, per areare un vino molto tannico, ormai prodotto dai Celti e da questi consumato puro.

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Tra questi ultimi spicca in mostra il vaso che, con la più lunga iscrizione in lingua celtica, detta “alfabeto di Lugano”, ci riporta i nomi di due sposi Latumaro e Sapsuta, seppelliti in fosse vicine, le cui abitudini di vita (lavoro, alimentazione etc.) sono manifeste dagli oggetti che la pietà dei loro cari ha deposto come corredo. Altri documenti, tra cui un’epigrafe della necropoli biellese di Cerrione mai esposta, mostrano l’alto livello culturale di questi presunti “barbari” (come li chiamarono Greci e Romani per il semplice fatto che parlavano una lingua diversa).
Se lo splendido vasellame in bronzo importato da prestigiosi ateliers del centro Italia , usato nei banchetti sia per la mescita, sia per lavarsi le mani, ci avvicina ai sontuosi banchetti delle aristocrazie celtiche che abitavano al di là del Po, due eccezionali esemplari di monete in oro e numerose altre in argento indicano l’alto livello di autoaffermazione dei Galati che la mostra ha voluta chiamare “vincenti” in quanto espressione, a distanza di migliaia di anni, della gloria di un popolo “vinto”, ma la cui cultura, vincente, costituisce un capitolo fondamentale per la storia.


Informazioni sulla mostra
Galati vincenti. I Celti in Piemonte tra VI e I secolo a.C.
15 luglio – 29 ottobre 2017
Biella,  Museo del Territorio Biellese
Tel. 015 2529 345
www.museo.comune.biella.it
museo@comune.biella.it

ORARI
Da mercoledì a venerdì ore 10.00-12.30 e 15.00-18.30
Sabato e domenica ore 15.00-19.00
Apertura straordinaria: martedì 15 agosto, ore 15.00-19.00

BIGLIETTO UNICO (Mare + Galati vincenti + collezioni permanenti)
€ 5,00 intero
€ 3,00 ridotto
Presentando il biglietto d’ingresso della mostra Viaggio – La scoperta di nuovi orizzonti si ha diritto al biglietto d’ingresso ridotto (€ 3,00)
Su prenotazione visite guidate per gruppi e scolaresche

EVENTI COLLATERALI ALLA MOSTRA
Luglio
Sabato 15 luglio, ore 18.00 inaugurazione
Domenica 23 luglio
Visita guidata h 16.00, prenotazione obbligatoria max 25 persone, a cura delle archeologhe del museo
Agosto
Venerdì 4 agosto 
Visita guidata h 20.30, prenotazione obbligatoria max 25 persone, a cura delle archeologhe del museo
Concerto dei “Celtic Harp Orchestra” 21.30, ingresso gratuito presso il Chiostro di San Sebastiano
Settembre
Sabato 23 settembre
Visita guidata h 18.30, prenotazione obbligatoria max 25 persone, a cura delle archeologhe delmmuseo.
“Celtic hour” h 19.30: degustazione alla scoperta dei sapori degli antichi Celti presso la Caffetteria del Chiostro Zoe-Art Cafè.
Prenotazione obbligatoria entro le h 17.00 del 22/09
Ottobre
Domenica 1 ottobre
“Al mercato di Latumaro”: un viaggio nel tempo alla scoperta degli antichi mestieri dei Celti. Laboratori, visite guidate, danze e tanto altro ancora…, a cura di Associazione Storico CulturaleOkelum. Dalle h 15.00 presso il Chiostro di San Sebastiano. Ingresso gratuito
Giovedì 5 ottobre 
Conferenza h 21.00 “Guerrieri, artigiani, mercanti: i primi Celti d’Europa e del Piemonte”, a cura di Francesco Rubat Borel, (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per le province di Biella,Vercelli, Novara, VCO).
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Domenica 8 ottobre
FAMU-Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. Dalle h 15.00 laboratori, storie, merenda e tanto altro ancora.
Ingresso gratuito
Venerdì 20 ottobre
Conferenza h 21.00 “I Celti in Piemonte dalle invasioni del IV secolo a. C. alla romanizzazione, dagli Insubri ai Celti del Biellese” a cura di Giuseppina Spagnolo (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per le province di Biella, Vercelli, Novara, VCO) e Angela Deodato (Museo del Territorio
Biellese). Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Sabato 28 ottobre 
Visita guidata h 19.30 prenotazione obbligatoria max 25 persone, a cura delle archeologhe del museo
“A cena con Sapsuta” h 20.30, suggestioni dal mondo eno-gastronomico dei Celti presso la Caffetteria del Chiostro Zoe-Art Cafè prenotazione obbligatoria entro le h 17.00 del 27/09, max 35
persone
Settembre-Ottobre
Attività per le scuole
Visite guidate, laboratori per le scuole primarie e le secondarie di primo e secondo grado a cura delle archeologhe del museo. Prenotazione obbligatoria
Lectio magistralis per le scuole secondarie di secondo grado a cura di Stefania Padovan, (Spazio Espositivo per l’Archeologia del Lago Pistono – Montalto Dora). Prenotazione obbligatoria

EVENTI COLLATERALI_COSTI
Visita guidata: € 5
Aperitivo celtico: € 8,50
Cena celtica: € 25,00
Visita guidata+aperitivo celtico: € 3+€ 8,50
Visita guidata+cena celtica: € 3+€ 25,00

EVENTI / L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), a Roma la presentazione del volume

unnamedGiovedì 23 marzo, alle ore 17,00, presso il Museo della Crypta Balbi a Roma, verrà presentato il volume L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), Atti del Convegno Internazionale di Studi (Roma, 27-29 marzo 2014), a cura di Alessandra Molinari, Riccardo Santangeli Valenzani e Lucrezia Spera, Edipuglia 2016.
Saranno presenti, oltre ai curatori, Daniele Manacorda e Andrea Augenti e interverranno Paolo Delogu, Pierre Savy e Sandro Carocci.
Per l’intera giornata del 23, presso il Museo e sul sito di Edipuglia, sarà possibile acquistare il volume al prezzo speciale di € 60,00 al posto di 100,00 (per chi ordina sul nostro sito o inviando una mail a ordini@edipuglia.it le spese di spedizione sono escluse dal prezzo del libro).

ATTI DEL CONVEGNO –  Il fondamentale volume costituisce l’edizione degli Atti del Convegno Internazionale di Studi L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), svoltosi dal 27 al 29 marzo 2014 a Palazzo Massimo alle Terme e all’École française de Rome, che ha fissato l’attenzione, per la prima volta in modo esaustivo e sistematico, sull’Urbe come centro di una ricca rete produttiva entro l’ampia diacronia dai secoli finali della Tarda Antichità a tutto il Medioevo.
Nelle giornate di studio sono confluiti gli esiti di una ricerca condotta per alcuni anni da un gruppo di giovani archeologi delle Università di Roma Tor Vergata, di Roma Tre e del Pontificio Istituto di Archeologia cristiana, coordinati da Alessandra Molinari, Riccardo Santangeli Valenzani e Lucrezia Spera, ricerca rivolta alla raccolta complessiva dei markers di produzione emersi dalle indagini archeologiche negli spazi intra muros e nell’area suburbana entro i limiti del quarto-quinto miglio; le schede analitiche dei contesti e degli indicatori compongono una Banca Dati, resa fruibile nella versione del CD-Rom allegato e correlata ad un GIS, ma sono anche alla base di alcuni studi che propongono quadri di insieme storico-interpretativi elaborati su base temporale progressiva.

I contributi sono raggruppati in tre prevalenti ambiti di approfondimento, non prescindendo, come base di partenza, dalle sintesi sugli assetti produttivi di Roma antica:

I) Le evidenze di attività produttive dai grandi cantieri di scavo degli anni recenti (Crypta Balbi, Fori imperiali, Athaeneum e complessi sulla via Flaminia nell’area di piazza Venezia – scavi metro C, Basilica hilariana del Celio, villa dei Quintili);

II) Relazioni riepilogative sugli specifici settori della produzione (produzione monetaria, vetraria, tessile, metallurgica e orafa, edilizia e dei cantieri di pittori, musivari e marmorarii, epigrafica, anche con l’apporto dell’archeolozoologia e dell’antropologia fisica);

III) Quadri di insieme regionali e sub-regionali della penisola italiana (Italia settentrionale, centrale e meridionale) e europei (Francia, Inghilterra, Svizzera, Spagna), utili per riflessioni comparative, sia nelle restituzioni degli apparati economici e sociali, sia per valutazioni di ordine metodologico.

Adrias11-392x561INDICE

A. MOLINARI, R. SANTANGELI, L. SPERA, L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV). Introduzione

L. SPERA, C. PALOMBI, La banca dati e il GIS degli indicatori di produzione. Note topografiche e prime riflessioni di sintesi

N. GIANNINI, Il GIS e le attività produttive a Roma in età medievale. Una questione di metodo tra tendenze e fatti

Roma antica come centro produttivo

C. PANELLA, Roma imperiale come centro produttivo: le evidenze archeologiche

F. COARELLI, Le attività artigianali nella Roma di età imperiale: fonti letterarie e fonti epigrafiche

Evidenze di attività produttive dai grandi cantieri di scavo

L. VENDITTELLI, M. RICCI, L’isolato della Crypta Balbi

R. MENEGHINI, Fori Imperiali. Testimonianze di attività produttive medievali

M. SERLORENZI, G. RICCI, Passeggiando nella produzione: un excursus diacronico (VI-XIV secolo) attraverso gli indicatori della produzione, provenienti dagli scavi della Metro C (piazza Venezia, piazza Madonna di Loreto, via Cesare Battisti)

M. E. CALABRIA, D. FERRO, P. PALAZZO, M. PARENTI, T. PATILLI, C. PAVOLINI, I. RAPINESI, Produzioni manifatturiere nella Basilica Hilariana sul Celio fra tarda antichità e alto Medioevo

R. PARIS, R. FRONTONI, G. GALLI, C. LALLI, Dalla villa al casale: attività produttive nella villa dei Quintili

Attività produttive nei secoli V-XV: relazioni di sintesi

A. ROVELLI, La produzione della moneta a Roma tra tarda antichità e medioevo. Note su alcune questioni aperte

L. SAGUÌ, B. LEPRI, La produzione del vetro a Roma: continuità e discontinuità fra tardo antico e alto medioevo

H. DI GIUSEPPE, La produzione laniera a Roma tra  Tardo antico e Medioevo: un caso di industria disattesa?

V. LA SALVIA, Impianti metallurgici tardoantichi ed altomedievali a Roma. Alcune riflessioni tecnologiche e storico-economiche a partire dai recenti rinvenimenti archeologici a Piazza della Madonna di Loreto

G. RASCAGLIA, J. RUSSO, La ceramica medievale di Roma: organizzazione produttiva e mercati (VIII-XV secolo)

J. DE GROSSI MAZZORIN, Lo sfruttamento degli animali domestici a Roma e nel Lazio nel Medioevo

P. CATALANO, S. DI GIANNANTONIO, L. PESCUCCI, F. PORRECA, Vivere e lavorare al centro di Roma in età medievale: il contributo dell’antropologia fisica

R. SANTANGELI VALENZANI, Calcare ed altre tracce di cantiere, cave e smontaggi sistematici degli edifici antichi

D. ESPOSITO, Tecniche murarie ed organizzazione dei cantieri, secoli VIII-XV: alcuni indicatori

C. CARLETTI, Produzione epigrafica tra tarda Antichità ed alto Medioevo. Discontinuità e tradizione

F. GUIDOBALDI, A. GUIGLIA, I rivestimenti pavimentali e parietali a Roma fino al IX secolo: le dinamiche delle scelte decorative e della produzione

G. BORDI, Tra pittura e parete. Palinsesti, riusi e obliterazioni nella diaconia di Santa Maria in Via Lata tra VI e XI secolo

I. BALDINI LIPPOLIS, Gioielli e oggetti in metallo prezioso

Attività artigianali e botteghe attraverso le fonti scritte

C. WICKHAM, Gli artigiani nei documenti italiani dei secoli XI e XII: alcuni casi di studio

J.-C. MAIRE VIGUEUR, Il mondo dei mestieri a Roma

Confronti con altre aree italiane ed europee

G. BIANCHI, A. CAGNANA, Maestranze, ambiente tecnico e committenze dei cantieri nel centro nord dell’Italia tra alto e basso Medioevo

P. BERNARDI, La construction et les chantiers de la France médiévale

E. GIANNICHEDDA, Casi specifici e considerazioni generali sui tecno-complessi dell’Italia settentrionale

F. CANTINI, Forme, dimensioni e logiche della produzione nel Medioevo: tendenze generali per l’Italia centrale tra V e XV secolo

P. FAVIA, R. GIULIANI, M. TURCHIANO, La produzione in Italia meridionale fra tardo antico e Medioevo: indicatori archeologici, assetti materiali, relazioni socio-economiche

C. LOVELUCK, Specialist artisans and commodity producers as social actors in early medieval Britain, c. AD 500-1066

C. DYER, The urbanization and de-urbanization of industrial production in England, 900-1500

S. GUTIERREZ LLORET, La mirada del otro: Al-Andalus

J. A. QUIRÓS CASTILLO, Dalla periferia: archeometallurgia del ferro nella Spagna nord-occidentale nell’alto e pieno Medioevo

A. MOLINARI, La produzione artigianale a Roma tra V e XV secolo. Riflessioni sui risultati di uno studio archeologico sistematico e comparativo

RIASSUNTI/ABSTRACTS

GLI AUTORI

TAVOLE

 

 

LIBRI – ARCHEOLOGIA / A Cesena un volume sul colle Garampo tra tarda Antichità e Alto Medioevo

00CESENA – Gli scavi archeologici effettuati a più riprese a Cesena in varie zone del colle del Garampo hanno individuato i livelli più antichi dell’abitato cesenate (risalenti all’età del Bronzo e alla media età del Ferro) e una sequenza insediativa che va dai resti di età romana alle tracce delle fortificazioni del castrum bizantino, fino al quartiere medioevale e alla costruzione del Foro Annonario datata 1854.
Dopo il primo volume dedicato agli scavi 2006-2008, con “Ritmi di transizione 2. Dal Garampo al Foro Annonario: ricerche archeologiche “ i curatori Monica Miari e Claudio Negrelli danno conto dell’esito delle campagne di scavo del 2009 e 2012 incentrate sul castrum tra la tarda Antichità e l’alto Medioevo, periodo nel quale la città fu completamente riorganizzata nelle proprie strutture pubbliche, difensive e residenziali.

Il volume, pubblicato dall’editore All’Insegna del Giglio, sarà presentato presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena martedì 13 dicembre 2016 alle ore 16.

NUOVI STUDI E NUOVI SCAVI – Il libro prosegue e approfondisce alcuni temi della pubblicazione del 2009 “Ritmi di transizione. Il colle Garampo tra civitas e castrum: progetto archeologico e primi risultati”, curata da Sauro Gelichi, Claudio Negrelli e Monica Miari, sempre per i tipi All’Insegna del Giglio.
Mentre il primo volume si era concentrato sugli scavi 2006-2008, illustrando il progetto di ricerca e l’intera sequenza insediativa -dall’età che ha preceduto la romanizzazione al Medioevo-, “Ritmi di transizione 2” illustra le campagne di scavo del 2009 e 2012 focalizzate su una specifica fase della sequenza, quella del castrum tra tarda Antichità e alto Medioevo, momento nel quale la città fu completamente riorganizzata nelle sue strutture fondamentali, difensive, pubbliche e residenziali.
Gli scavi nel Garampo hanno toccato un luogo fondamentale nella storia della città di Cesena, dalla formazione del primo nucleo urbano alla sua riorganizzazione in epoca medievale e moderna. Il Garampo è uno dei luoghi in cui si compendiano le vicende di una città che a sua volta riflette l’intero territorio a cavallo tra Italia padana e appenninica, tra Ravenna e Roma, nel punto d’intersezione di un binomio che assumerà diversi significati nel corso dei secoli.
Il volume presenta due scavi contigui, quello del Foro Annonario, diretto dalla Soprintendenza, e la prosecuzione delle indagini sul Colle Garampo condotte dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, archeologi Claudio Negrelli e Sauro Gelichi, in codirezione con la Soprintendenza Archeologia, archeologa Monica Miari. Sul versante dei materiali approfondisce in particolare i reperti ceramici anche se lo scavo ha restituito ovviamente anche altre classi di materiali che saranno oggetto di un prossimo volume.
Future pubblicazioni daranno conto anche di altri aspetti affrontati nelle diverse campagne di scavo, tra cui l’approfondimento sulle fasi pieno e tardo medievali, quando il Garampo divenne oggetto di una nuova ristrutturazione che porterà alla fondazione del quartiere tardomedievale -tra il XII e il XIV secolo- i cui riflessi più a valle, nel Foro Annonario, sono trattati in questo volume. Allo stesso modo si tratteranno i vari temi sollevati dai manufatti, dalla cultura materiale e dai reperti faunistici e ambientali, campionati secondo un programma di lavoro teso a privilegiarne la contestualizzazione entro insiemi ben definiti.

Le ricerche archeologiche sono state condotte dall’Università Ca’ Foscari in codirezione con l’allora Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna e sono state finanziate dal Comune di Cesena.  Dopo le prime campagne del 1993 e del 2005 (effettuate in previsione della costruzione di parcheggi, poi non realizzati), vista l’elevata potenzialità del luogo nel 2006 è stato avviato un progetto di esplorazione estensiva. Le campagne sono poi proseguite fino al 2009 per poi riprendere nel 2012: sono state aperte due grandi aree (area 1000 e area 2000) sul versante est del colle, tra le vie Fattiboni e la parte più alta di via Malatesta Novello.


Ritmi di transizione 2
Dal Garampo al Foro Annonario: ricerche archeologiche
a cura di Monica Miari e Claudio Negrelli
Edizioni All’Insegna del Giglio

presentazione martedì 13 dicembre 2016, ore 16
Biblioteca Malatestiana, Aula Magna
Piazza Bufalini n. 1
Cesena (FC)

Intervengono:
Paolo Lucchi, Sindaco di Cesena
Luigi Malnati, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
Giorgio Cozzolino, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini
Sauro Gelichi, Cattedra di Archeologia Medievale – Università Ca’ Foscari di Venezia
Maurizio Cattani, Docente di Preistoria e Protostoria – Università degli Studi di Bologna
Monica Miari, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini
Claudio Negrelli, Università Ca’ Foscari di Venezia

 

#ARCHEOEDITORI / Edipuglia, un “piccolo colosso” dell’editoria di qualità

Non è facile fare editoria in Italia, paese di pochi, anzi pochissimi lettori. Se poi le pubblicazioni sono di taglio culturale e di ambito specialistico, magari in campo storico e archeologico, la missione ha quasi dell’eroico. Ma non temete: niente lamentazioni sullo status della cultura e dei beni culturali in Italia, deficienze del resto purtroppo ben note a chi è del campo.  In questa nuova rubrica, #ArcheoEditori, ci concentreremo sul bicchiere mezzo pieno, sulle energie positive di chi lavora e fa cultura superando le difficoltà, con gran fatica e credendoci. Parleremo di case editrici che si occupano di storia e archeologia, presenteremo le loro attività e il loro catalogo, mostreremo la loro voglia di fare e di innovare. Vogliamo fornire uno strumento per far conoscere al pubblico interessato, degli addetti ai lavori e degli studiosi come dei semplici curiosi e appassionati, le energie positive dell’Italia che fa cultura.  Per segnalazioni, scriveteci a: archeoeditori(at)gmail.com

© Perceval Archeostoria – All rights reserved. Nessuna parte di questo blog può essere copiata, riprodotta o rielaborata senza citare la fonte.

logo1La seconda puntata del nostro viaggio nell’editoria storica e archeologica ci porta in Puglia e precisamente a Bari, dove dal 1979 è attiva la casa editrice Edipuglia. Allora fu fondata dall’ing. Renzo Ceglie, uno straordinario innovatore e sperimentatore nell’ambito dell’editoria pugliese, oggi è diretta dal figlio Carlo Ceglie. In questi anni  ha pubblicato centinaia di volumi  e cataloghi di mostre (ormai si contano 800 titoli, suddivisi in 42 principali collane, e ben 8 riviste scientifiche: l’elenco con i link è in fondo alla pagina), e grazie alla collaborazione di importanti comitati scientifici internazionali si è affermata come una delle realtà editoriali più qualificate e apprezzate del settore, in Italia e all’estero.

Da quando Ceglie “senior” iniziò con la pubblicazione di volumi di storia e tradizioni pugliesi, seguendo la sua passione, di strada ne è stata fatta tanta. Ancora oggi il catalogo vanta varie collane che indagano l’eredità culturale del territorio, ma lo spettro si allargato  fino a comprendere testi delle più diverse discipline: archeologia, storia, studi religiosi, edizioni commentate di testi antichi, atti di convegni, beni culturali… Questo grande “salto di qualità”, che coincise con il passaggio all’editoria scientifica, fu stimolato da alcuni studiosi dell’Università di Bari tra cui Antonio Quacquarelli, Giorgio Otranto e Carlo Carletti. Alla fine degli Settanta-inizi anni Ottanta uscirono così i primi volumi dedicati al santuario micaelico di Monte Sant’Angelo, poi fu inagurata la collaborazione con la rivista “Vetera Christianorum” (dal 1992 pubblicata da Edipuglia), infine uscì l’edizione del primo manuale di archeologia cristiana di Pasquale Testini, ancora oggi ristampato.
Un momento importante fu la pubblicazione, nel 1998, del catalogo – a cura del Soprintendente di allora Giuseppe Andreassi e di Francesca Radina della mostra dedicata alle scoperte archeologiche della città di Bari, che raccolse un gruppo di studiosi dell’Università di Bari e della Soprintendenza Archeologica. Da quel momento, infatti, Edipuglia cominciò a pubblicare in maniera sistematica testi di archeologia, e per garantire la qualità necessaria alle pubblicazioni Ceglie affidò al noto archeologo Giuliano Volpe – con cui fu avviato un rapporto di stretta collaborazione che tuttora persiste – la direzione e il lancio di nuove collane proprio sui temi dell’archeologia, storia, filologia e storia della letteratura.

STANDARD INTERNAZIONALI – Le varie collane di studi nate negli anni si distinguono  dunque per la collaborazione con docenti di Università italiane e straniere, Istituti di ricerca e diverse Soprintendenze ai beni archeologici, architettonici e storico-artistici italiani. Ciascuna accoglie pubblicazioni non solo in italiano, ma anche nelle principali lingue straniere (inglese, francese, spagnolo, tedesco) ed è dotata di qualificati Comitati scientifici internazionali e di referee anonimi, secondo i più rigorosi sistemi di peer-review, in modo da garantire una qualificazione scientifica certificata ad ogni volume. Una nota tecnica: accanto al codice ISBN e ISSN, dal 2012 tutte le pubblicazioni sono dotate anche del codice internazionale DOI, che rispondono alle norme fissate dall’ANVUR nonché anche ai principali parametri internazionali, e varie riviste e collane hanno ottenuto la classificazione in fascia A.

TRA ANTICO E MODERNO – Ma non basta. Pur mantenendo l’attenzione sul passato, la casa editrice non trascura certo le opportunità offerte dai mezzi di comunicazione di oggi e anzi ha dedicato molte energie alla sfida del web, delle edizioni digitali e dell’open access. Il nuovo  sito internet , oltre a dare puntuale informazione sulle novità editoriali, sul catalogo, sulle presentazioni dei libri e sugli incontri con gli autori, offre una panoramica delle recensioni e un’ottima newsletter, nonché la possibilità di acquistare direttamente i volumi on-line.  Parecchi titoli, anche singoli articoli, sono disponibili in formato pdf; un nucleo di testi infine (si tratta per ora di alcuni titoli che appartengono alle collane AUCTORES NOSTRI e SIRIS, e della rivista ESP Across Cultures, ma ne saranno aggiunti prossimamente altri) è già scaricabile gratuitamente in open access (rispettivamente qui e qui). La ragione di questa scelta è, lo spiega l’editore stesso, “non solo valorizzare la tradizione di una casa editrice italiana legata al mondo della ricerca, ma anche affrontare la sfida della globalizzazione e della concorrenza delle grandi case editrici internazionali”, naturalmente conservando la peculiarità di un’organizzazione “artigianale” che resta vicina agli autori e alle istituzioni di ricerca cercando nel contempo di garantire sempre un prodotto di qualità. La comunicazione di Edipuglia di articola inoltre attraverso i principali social network, Facebook e Twitter, che consentono di raggiungere e informare un pubblico sempre più vasto e attento.

UN PREMIO PER GIOVANI STUDIOSI – Il fondatore, Renzo Ceglie, è scomparso nell’aprile del 2016. Per ricordare la sua figura, la casa editrice ha istituito un premio da conferire a un giovane studioso consistente nella pubblicazione di un’opera inedita nel campo delle scienze umanistiche (in particolare negli ambiti dell’archeologia, epigrafia, filologia classica e medievale, cristianistica, paleografia, storia, storia dell’arte). “La valutazione delle opere pervenute per partecipare alla prima edizione – ci aggiornano da Bari – è in corso ed entro fine anno verrà proclamato il nome dell’autore/autrice dell’opera vincitrice”.

ALCUNE SEGNALAZIONI – Come di consueto, segnaliamo ora alcune tra le ultime uscite (di altre pubblicazioni parleremo prossimamente in maniera più estesa). Per la collana ADRIAS, citiamo il monumentale L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), l’edizione degli Atti del Convegno Internazionale di Studi L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), svoltosi dal 27 al 29 marzo 2014 a Palazzo Massimo alle Terme e all’École française de Rome, che ha fissato l’attenzione, per la prima volta in modo esaustivo e sistematico, sull’Urbe come centro di una ricca rete produttiva entro l’ampia diacronia dai secoli finali della Tarda Antichità a tutto il Medioevo.

Molto interessante (e utile a stimolare serie riflessioni sullo stato dei beni culturali nel nostro Paese) è il fresco di stampa  L’eradicazione degli artropodi. La politica dei beni culturali in Sicilia di Mariarita Sgarlata,  archeologa e ispettrice per le Catacombe della Sicilia Orientale della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. L’autrice parte ricordando il giorno in cui, nel 2013, ricevette una lettera di richiesta di intervento a seguito di una infestazione di zecche nel sito di Tindari, e prosegue raccontando la sua battaglia contro i “veri” parassiti, i politici, che infestano aree archeologiche, centri storici e le coste vandalizzando la cultura e contribuendo in maniera decisiva al degrado e alla marginalità della Sicilia.

Di recente pubblicazione (2015) è infine il testo di Rachele Dubbini, Il paesaggio della Via Appia ai confini dell’Urbs. La valle dell’Almone in età antica [Bibliotheca Archaeologica 38, Edipuglia 2015] in cui l’autrice indaga i confini di questo comprensorio che demarcava i confini di Roma in epoca antica (era posto al primo miglio dell’Appia, in una fascia che definiva i limiti tra Urbs e suburbium). Riesaminando le fonti storiche e i ritrovamenti archeologici sulle strade (viae publicae), i santuari e le aree sacre, le strutture militari, gli archi onorari, gli horti, le aree sepolcrali e le strutture ricreative come i balnea,  Dubbini ricostruisce meticolosamente grazie anche all’ausilio di tavole lo sviluppo urbano di Roma dall’età del mito, al periodo regio, alla Repubblica, fino al principato e alla costruzione delle mura Aureliane.

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LE COLLANE EDIPUGLIA
(cliccare sul nome per accedere all’elenco completo delle pubblicazioni di ciascuna)

ADRIAS: collana di archeologia fondata da Ettore Maria De Juliis e attualmente diretta da Giuliano Volpe.

AIRS, Associazione Internazionale per le Ricerche sui Santuari: la collana, curata dall’Associazione Internazionale per le Ricerche sui Santuari (AIRS), presieduta da Giorgio Otranto e con sede a Monte Sant’Angelo, raccoglie atti di convegni e studi di studiosi e specialisti di discipline storiche e religiose, membri dell’Associazione.

BACT, Beni Archeologici – Conoscenza e Tecnologie: quaderni del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Università del Salento. Collana diretta da Francesco D’Andria.

BIBLIOTHECA ARCHAEOLOGICA: collana di archeologia diretta da Giuliano Volpe.

DOCUMENTI E STUDI: collana fondata da Mario Pani e pubblicata dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

INSULAE DIOMEDEAE: collana di ricerche storiche e archeologiche del Dipartimento di Studi Umanistici, Lettere, Beni culturali, Scienze della Formazione – Area di Storia e Archeologia dell’Università degli Studi di Foggia, diretta da Giulio Volpe.

MUNERA: collana di Studi Storici sulla Tarda Antichità diretta da Domenico Vera.

PRAGMATEIAI: collana di studi e testi per la storia economica, sociale e amministrativa del mondo antico, diretta da Elio Lo Cascio.

SCAVI E RICERCHE: collana del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” diretta da Giorgio Otranto e Carlo Carletti.

PRINCIPALI RIVISTE

L’ARCHEOLOGO SUBACQUEO: l’unico giornale italiano (fondato nel 1995) dedicato all’archeologia subacquea e navale.

SIRIS: rivista della “Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici” di Matera, attualmente diretta da Francesca Sogliani.

VETERA CHRISTIANORUM: rivista del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; si propone come sede specialistica di ricerche, approfondimenti, confronti su temi e problemi relativi alla letteratura e alla storia del cristianesimo dalle origini all’Alto Medioevo.

LIBRI / M. Sgarlata, L’eradicazione degli artropodi. La politica dei beni culturali in Sicilia [EDIPUGLIA]

sgarlataxwebMariarita Sgarlata, L’eradicazione degli artropodi. La politica dei beni culturali in Sicilia, Le vie maestre 4, Edipuglia 2016.

Un testo molto interessante, anche e soprattutto perché stimola serie riflessioni sullo stato dei beni culturali nel nostro Paese. Mariarita Sgarlata,  archeologa e ispettrice per le Catacombe della Sicilia Orientale della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, ricorda il giorno in cui, il 3 aprile del 2013, giorno dell’insediamento all’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, ricevette una lettera di richiesta di intervento a seguito di una infestazione di zecche nel sito di Tindari, e prosegue raccontando la sua battaglia contro i “veri” parassiti, i politici, che infestano aree archeologiche, centri storici e le coste vandalizzando la cultura e contribuendo in maniera decisiva al degrado e alla marginalità della Sicilia. “Una lettera, datata 3 aprile 2013, giorno del mio insediamento all’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, chiedeva un piano di controllo/eradicazione della infestazione di artropodi nel sito di Tindari. No, non ci posso credere – pensai ridendo – mi trovo ad affrontare nei prossimi mesi una delle questioni più complesse e strategiche per la Sicilia, la politica dei beni culturali, e invece che cosa mi chiedono? Di organizzare un «piano di lotta» contro le zecche!” Mai e poi mai avrei immaginato che, nei mesi a venire, questa sarebbe diventata la mia principale aspirazione: eradicare artropodi/politici dalle aree archeologiche, dai centri storici, dalle coste; sottrarre al loro controllo vampiresco quello che resta del passato della più grande isola del Mediterraneo. Esiste – è chiaro – una generazione, vecchia e nuova, di amministratori che hanno veramente a cuore le sorti dei loro territori, che soccorrono amorevolmente – spesso con forze proprie – i beni culturali e paesaggistici, che riescono a impegnare in modo virtuoso i fondi ministeriali e comunitari, che agiscono insomma per la collettività. Ma accanto a loro, a volte sopra di loro, vive e prospera una categoria ben riconoscibile di politici infestanti, che vandalizzano la cultura fino a renderla una delle cause principali del degrado e della  marginalità della Sicilia”.

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#ArcheoEditori / Ante Quem, ovvero l’archeologia per passione

Non è facile fare editoria in Italia, paese di pochi, anzi pochissimi lettori. Se poi le pubblicazioni sono di taglio culturale e di ambito specialistico, magari in campo storico e archeologico, la missione ha quasi dell’eroico. Ma non temete: niente lamentazioni sullo status della cultura e dei beni culturali in Italia, deficienze del resto purtroppo ben note a chi è del campo.  In questa nuova rubrica, #ArcheoEditori, ci concentreremo sul bicchiere mezzo pieno, sulle energie positive di chi lavora e fa cultura superando le difficoltà, con gran fatica e credendoci. Parleremo di case editrici, piccole e medie, che si occupano di storia e archeologia, presenteremo le loro attività e il loro catalogo, mostreremo la loro voglia di fare e di innovare. Vogliamo fornire uno strumento per far conoscere al pubblico interessato, degli addetti ai lavori e degli studiosi come dei semplici curiosi e appassionati, le energie positive dell’Italia che fa cultura.  Per segnalazioni, scriveteci a: archeoeditori(at)gmail.com

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AQIniziamo il nostro viaggio con la presentazione della bolognese Ante Quem premettendo che – come spesso avviene in questi ultimi anni – non si tratta “solo” di  una casa editrice ma di molto di più. Nata nel 1997 da un gruppo di archeologi, a un vasto catalogo di pubblicazioni – sia scientifiche che divulgative –  affianca la curatela di scavi e rilievi, progetta allestimenti museali e percorsi didattici e si distingue per la particolare attenzione con cui propone tante attività didattiche nelle scuole.  Il presidente e fondatore è Marco Destro, dottore di ricerca di Topografia Antica presso l’Università di Bologna, trenta pubblicazioni scientifiche e vari anni di insegnamento come docente universitario a contratto.
“Crediamo – è il “manifesto” di Ante Quem – nel recupero dell’antico e anche nella sua trasmissione, comunicazione e condivisione, perché l’archeologia è un bene di tutti. Vogliamo trasmettere la conoscenza scientifica, favorendo la circolazione del sapere archeologico tra professionisti, studenti e appassionati, e diffondere il valore del passato tra bambini e ragazzi”.

Spulciando tra il catalogo i titoli interessanti sono moltissimi. Cominciamo dalle serie che li raccolgono, che sono varie a dimostrazione di una sorprendente vastità di interessi: Studi e Scavi (Collana del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna);  Phoinike, che edita gli esiti delle campagne di scavo svolte a Phoinike (Fenice, in Albania) dall’Ateneo bolognese in collaborazione con l’Istituto Archeologico Albanese; la serie dedicata al Progetto Fayyum  (in inglese); Ocnus, Quaderni della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Bologna; OrientLab, dedicata al Vicino Oriente antico; le collane edite in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e con la Fondazione Parco Archeologico di Classe – RavennAntica.

Nella collana “Ricerche” sono raccolti vari studi di Antichistica e Medioevo, alcuni dei quali di grande importanza. Ne citiamo due. Il primo: gli Atti del Convegno tenutosi a Spoleto e Campello sul Clitunno dal 5 al 7 ottobre 2012 avente per tema “Le forme della crisi. Produzioni ceramiche e commerci nell’Italia centrale tra Romani e Longobardi (III-VIII sec. d.C.)” a cura di Enrico Cirelli, Francesco Diosono e Helen Patterson (2015). Il volume raccoglie  i risultati delle indagini archeologiche più recenti svolte in particolare in Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, fornendo un quadro esaustivo sui vari aspetti delle forme ceramiche prodotte in quell’epoca di transizione, la loro circolazione e diffusione e il rapporto con gli altri manufatti d’importazione. Il secondo: “Musiche dell’Italia antica. Introduzione all’archeologia musicale” (2012) a cura di Daniela Castaldo, che partendo dall’indagine sui materiali archeologici di interesse musicale (testimonianze iconografiche, resti di strumenti o di oggetti sonori) prova a ricostruire come e perché tali oggetti fossero usati e a quale fine fossero destinati, gettando nuova luce su molti aspetti della musica degli antichi popoli italici e dei Romani.

Notevole a nostro avviso è anche la serie “Ornamenta” a cura di , saggi dedicati ai gioielli antichi e medievali esaminati nei loro diversi contesti (in particolare l’Emilia Romagna) e significati. Tra questi segnaliamo in particolare “Oro sacro. Aspetti religiosi ed economici da Atene a Bisanzio” (a cura di Isabella Baldini e Anna Lina Morelli, 2014), che esamina il rapporto tra oro e oggetti preziosi e culto delle divinità nei contesti sia pagani che cristiani a partire dal mondo greco fino al Medioevo e con una serie di contributi multidisciplinari di carattere archeologico, numismatico, epigrafico, letterario e storico-artistico; “Luoghi, artigiani e modi di produzione nell’oreficeria antica” (2012) con una serie di importanti contributi sull’oreficeria tardoantica e longobarda in particolare (a cura di Caterina Giostra, Elisa Possenti, Paolo De Vingo, Paola Porta e altri);  e il purtroppo esaurito “Oggetti-simbolo. Produzione, uso e significato nel mondo antico” (2011), che presenta un interessante contributo di Manuela Catarsi sulle cinture ageminate dalle necropoli longobarde dell’Emilia occidentale

In collaborazione con il Centro Studi per l’Archeologia dell’Adriatico, in cui spicca per la serie dei “Quaderni” troviamo poi l’agile volume a cura di Federica Guidi “A tavola con gli antichi” (2007)  che indaga il rapporto tra l’uomo e il cibo nei suoi risvolti economici e culturali dalla preistoria all’età romana, passando attraverso l’analisi del mondo etrusco e di quello greco: viene così mostrato come in ogni contesto l’alimentazione accanto agli aspetti più propriamente materiali rivestisse un profondo significato simbolico e ideologico, intrecciandosi strettamente con le strutture e le forme del potere.

Segnaliamo infine (ma riprenderemo il discorso altrove…) la bellissima sezione tutta dedicata più giovani: AnteQuem Ragazzi, una serie di divertenti volumi – la collana si intitola i “CercaStoria” – interamente illustrati che accompagna gli “archeologi in erba” alla scoperta delle civiltà del passato con un linguaggio semplice e accattivante, bei disegni  e storie avvincenti. Finora protagonisti i vichinghi, gli egizi e gli affascinanti romani di Ercolano.

Il livello dei contributi è sempre molto elevato; abbiamo trovato le pubblicazioni estremamente curate anche nella veste grafica e nella scelta delle immagini, tutte qualità che ne rendono ancora più  apprezzabile la lettura e la consultazione. Il che, soprattutto di questi tempi, è vanto non da poco.

Qui sotto, alcune delle ultime novità editoriali. Per informazioni, acquisti e catalogo completo: www.antequem.it


RCAlberto Giudice, Giancarlo Rinaldi (a cura di), Realia Christianorum. Fonti e documenti per lo studio del cristianesimo antico (Atti del Convegno, Napoli, 14 Novembre 2014), Collana “Ricerche” 3, Ante Quem, Bologna 2015
€ 14,00; formato 17×24 cm; pp. 224 in b/n
ISBN 978-88-7849-097-0

Il Convegno di Studi Realia Christianorum. Il contributo delle fonti documentarie allo studio del cristianesimo antico, giunto nel 2014 alla seconda edizione presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Napoli), procede nel segno dell’integrazione delle diverse discipline che contribuiscono alla comprensione della vicenda storica degli  antichi cristiani inserita nella più ampia cornice della storia del Mediterraneo antico e della Tarda Antichità. La ragion d’essere del volume è quella di dimostrare come dall’integrazione delle diverse discipline, che hanno il fine di ricostruire la Storia, sia possibile delineare in dettaglio alcuni fenomeni storici fondamentali, evidenziandone ideologie e tratti distintivi e soprattutto illuminandone adeguatamente la complessità.

Indice: Presentazione di Gaetano di Palma – Introduzione di Alberto Giudice, Giancarlo Rinaldi – Giancarlo Rinaldi, Spigolature storico-archeologiche in margine agli Atti degli Apostoli – Lietta De Salvo, A proposito di alcune attività economiche degli uomini di Chiesa (IV-VII secolo) – Facundo D. Troche, L’uso dei papiri documentari come fonti per l’esegesi delle scene di pesca dei vangeli – Alberto Giudice, Culto dei santi e vescovi evergeti. Alcune riflessioni – Mario Iadanza, Francesco Bove, La cattedrale di Benevento. I risultati storici dell’indagine archeologica – Carmelo Pappalardo, Testimonianze di fede nelle epigrafi delle chiese di Siria-Palestina – Maria Amodio, Le basiliche cristiane e le trasformazioni dello spazio urbano di Neapolis tra IV e VI secolo – Anita Rocco, Risorse digitali per la ricerca storica: l’esempio di EDB, database delle iscrizioni dei cristiani di Roma – Giovanna Martino Piccolino, I Realia Christianorum nel curriculum scolastico: l’esperienza di una docente.


CCIsabella Baldini, Veronica Casali, Giulia Marsili (a cura di), Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della Chiesa di Bologna, Ante Quem, Bologna 2016
€ 14,00; formato 21×21 cm; ril. bros., pp. 96, in b/n e a colori
ISBN 978-88-7849-110-6

La Bologna dei primi secoli del Cristianesimo è illustrata nel percorso fotografico che ha dato spunto al volume, nato dalla collaborazione tra l’Università di Bologna, la Chiesa di Bologna, la Soprintendenza archeologica e altri enti territoriali (Bologna, Raccolta Lercaro, 19 maggio 2016-26 febbraio 2017). L’impianto urbano tardoantico è al centro di un’accurata rassegna di monumenti, oggetti, fonti letterarie ed epigrafiche, che permettono di riconoscere i tratti di una Città ormai in gran parte scomparsa. In una realtà topografica poco estesa, emergono gli edifici religiosi intorno ai quali si profilano i percorsi urbani e si addensano le nuove attività religiose, in un clima sociale di forte confronto.

Presentazione di Andrea Dall’Asta S.I. Testi di Isabella Baldini, Chiara Barbapiccola, Veronica Casali, Salvatore Cosentino, Renata Curina, Dario Daffara, Giulia Marsili, Nicola Naccari, Paola Porta.


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