Venezia, un nuovo museo accoglie le riproduzioni dei documenti che hanno fatto la Storia

VENEZIA, 16 ottobre 2018 [E.P.] – Domani, 17 ottobre,  a Venezia presso la sede di Scrinium, inaugurano i nuovi spazi di “CADEMCodices and Ancient Documents Exhibit Museum”, che conterranno in esposizione permanente una serie di prestigiose riproduzioni di documenti antichi e codici manoscritti, realizzate a partire dal 2000,  rendendole consultabili  non solo agli studiosi ma anche agli appassionati, ai privati e alle scuole.  All’evento partecipano le delegazioni diplomatiche dell’America Latina e dei Caraibi,  che hanno accolto l’invito a farsi testimoni presso i loro Paesi dei progetti che Scrinium realizza per le grandi Istituzioni nazionali e internazionali tra cui l’Archivio Segreto e la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Nazionale Marciana e il Sacro Convento di San Francesco d’Assisi.

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Libro degli Schizzi di Francesco di Giorgio Martini (Codicum Facsimiles)

Tra i documenti esposti ci sarà il celeberrimo  “Processus contra Templarios”, la raccolta delle pergamene contenenti gli atti integrali del processo tenutosi a Poitiers contro i cavalieri Templari e conservato in originale nell’Archivio Segreto Vaticano: i primi tre documenti (208, 209, 210) costituiscono gli esemplari superstiti di un corpus originario di 5 rotoli membranacei, contenente le confessioni dei 72 Templari interrogati da papa Clemente V dal 28 giugno al 2 luglio 1308.

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Processus contra Templarios (Exemplaria Praetiosa)

Tra le altre opere raccolte, citiamo la Cosmografia di Tolomeo, esempio insuperato di arte della miniatura applicata alla cartografia; il Messale di Natale di Alessandro VI, in uso per la Celebrazione della Messa di Natale in San Pietro; la Divina Commedia illustrata dal Botticelli, riproduzione fedelissima delle 100 incantevoli tavole in pergamena realizzate a punta d’argento nel ‘400 dal Botticelli; Munificentia Venetiarum, pergamena riccamente miniata e sigillata in oro massiccio; Causa Anglica, la monumentale Supplica dei pari d’Inghilterra a papa Clemente VII per ottenere l’annullamento del matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona. E ancora,  Sacra Vestigia – Francesco d’Assisi, contenente gli unici due scritti autografi superstiti di san Francesco e la monumentale Regola Bollata del 1223, documento di fondazione dell’Ordine Francescano.

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Sacra Vestigia – Regola Bollata

In mostra, a completare il corpus di progetti realizzati da Scrinium,  l’esclusiva e fedelissima ricostruzione del Testamento di Marco Polo, manoscritto su pergamena di pecora conservato in Biblioteca Nazionale Marciana con il quale il grande viaggiatore veneziano detta le sue ultime volontà e lascia in eredità alle figlie il suo ingente patrimonio di esotiche mercanzie.

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“Ego Marcus Paulo volo et ordino”, il testamento di Marco Polo

Vi è poi il Codex Benedictus, considerato tra i pezzi più rari e pregiati nel patrimonio vaticano; il prezioso Rotolo dell’Exultet di Montecassino , prodotto nel periodo in cui era abate del monastero il grande Desiderio (1058-1087).; tre Libri d’Ore (Libro d’Ore per Rouen, Libro d’Ore di Jean Bourdichon, Ufficio della Madonna e Codice Rossiano) e, ancora, il Libro degli Schizzi di Francesco di Giorgio Martini, taccuino privato del geniale inventore, progettista e architetto del XV secolo, cui lo stesso Leonardo dichiarò di essersi ispirato per le sue più importanti invenzioni.


INFORMAZIONI
CADEM, Codex and Ancient Documents Exhibit Museum
Via Terraglio n. 246 – 30174 Venezia – Tel. +39 0415020699, scrinium@scrinium.org  – Visite solo su appuntamento

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Padova, l’Archivio della Veneranda Arca finalmente online

PADOVA –  L’Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio, importante istituzione culturale padovana,  è stato digitalizzatoCentinaia di documenti vengono così messi a disposizione di tutti gli studiosi, che possono attingervi liberamente  per ricostruire una che dal XIV secolo giunge fino ai giorni nostri: una storia fatta non solo di grandi eventi, ma anche della vita quotidiana all’interno della Basilica, i cui beni la Veneranda Arca custodisce da secoli. Nei documenti trovano spazio i nomi dei suoi amministratori e dei suoi dipendenti a partire dal Quattrocento, i lavori edilizi e artistici effettuati all’interno del complesso del Santo, la notevole dotazione di suppellettili sacre e il loro uso liturgico, diligentemente “fotografati” per non essere dispersi. Altre preziose informazioni riguardano  il funzionamento della Cappella musicale, il costituirsi e la gestione del cospicuo patrimonio immobiliare dell’istituzione in città e nel territorio, di cui sono documentati aspetti idrogeologici, agrari e insediativi cospicui.

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Mappa dei Beni dell’Arca in Anguillara, n. 32.3 – immagine (c)  Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio

Emergono inoltre dal passato più o meno remoto personaggi di spicco e quasi anonimi lavoratori, comprese alcune lavandaie, artisti famosi e umili artigiani, benefattorifittavoli e fattori non sempre fedeli e per questo licenziati. Documenti importanti, per la vita della Basilica e anche carte più civettuole, come la spesa in profumeria di una dama del Quattrocento.

La digitalizzazione e la pubblicazione online dell’inventario della Veneranda Arca è la conclusione di un progetto lungo e complesso, iniziato nel 2010 e proseguito nel 2017 con la stampa pagine dell’edizione cartacea dei tre volumi, per un totale di oltre 2300 pagine. Un risultato che è stato frutto della volontà, dell’interessamento, della professionalità e del sostegno di moltissimi soggetti che si sono attivati già nel 2010 perché ciò fosse possibile. Il passato Collegio di Presidenza della Veneranda Arca, essendo Gianni Berno Presidente Capo ed Elio Armano presidente referato per l’Archivio ha dato avvio nel 2015 e portato quasi a compimento l’intero progetto, ultimato nei primi mesi di mandato dell’attuale collegio di Presidenza, essendo Presidente Capo Emanuele Tessari e Presidente referato per l’Archivio Giovanna Baldissin Molli. Il progetto scientifico è stato affidato e curato dalla professoressa Giorgetta Bonfiglio Dosio, docente di Archivistica dell’Università di Padova ed è stato realizzato dalla d.ssa Giulia Foladore. Il Centro Studi Antoniani, organo scientifico della comunità antoniana, è stato infine, l’editore del libro a stampa ed è stato, nella persona del suo direttore padre Luciano Bertazzo, un forte promotore di questa iniziativa. L’iniziativa è stata realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che ha sostenuto sia la realizzazione dell’edizione a stampa del volume, pubblicato nel 2010, sia quella del sito web.

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Segnatura: 2.17 (18), c. 115v Il 14 agosto 1661 la Presidenza dell’Arca nominò un nuovo fattore in sostituzione di Angelo Sala licenziato per furto  – immagine (c)  Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio

Il lavoro archivistico ha permesso di ricostruire il processo di formazione dell’archivio studiandone il meccanismo di gestione, riconducendo in unità documenti dispersi, ripristinandone l’ordine originario e fornendo nuovi strumenti interpretativi.
Il sito web, realizzato da Mediagraf Lab e curato dalla professoressa Giorgetta Bonfiglio Dosio, permette ora agli studiosi e ai semplici curiosi di navigare facilmente nell’immensa mole dell’archivio utilizzando diverse modalità di ricerca: in modo strutturato seguendo la sequenza delle serie archivistiche oppure in modo puntuale partendo dal nome di una persona, di una località, di un’istituzione, di un autore. In più, rispetto all’edizione cartacea, l’inventario online presenta numerose riproduzioni di documenti, in genere almeno uno per ciascuna serie archivistica, tutte illustrate e spiegate in apposite didascalie. Tale disponibilità di riproduzioni è particolarmente utile per la parte cartografica, che riguarda soprattutto il territorio di Anguillara Veneta, e per quella iconografica, grazie alla quale è possibile ripercorrere, anche visivamente, le vicende di abbellimento decorativo dell’Otto-Novecento all’interno della basilica.

CONFERENZA STAMPA – Parte prima

 

CONFERENZA STAMPA – Parte seconda

La consultazione dell’archivio è aperta a tutti, per appuntamento, e regolata secondo quanto indicato nel sito http://archivioarcadelsanto.org.

IMMAGINI: © Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio

Peste, fame, guerra: in mostra la Cremona del ‘600

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CREMONA – Dal 17 ottobre al 6 gennaio 2018 nella Sala Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremonanell’ambito delle Celebrazioni Monteverdiane, verrà allestita la mostraCremona nel Seicento. A peste, a fame, a bellolibera nos Domine, a cura dell’Archivio di Stato di Cremona in collaborazione con il Comune di Cremona-Museo Civico e l’Archivio Diocesano di Cremona.
L’esposizione prevede una successione di fonti documentarie e di fonti artistiche, ossia opere appartenenti al Museo Civico ed ex-voto provenienti dal Museo Lauretano di Sant’Abbondio. L’alternanza dei due generi di fonti permette una visione in toto di un secolo tanto complesso, quanto ancora poco conosciuto come il Seicento, durante il quale appaiono coesistere aspetti di povertà e altri di ricchezza ostentata: gli uni e gli altri riccamente documentati.
L’impianto espositivo prevede un percorso articolato in quattro sezioni:
PESTE. Le pestilenze, conseguenza delle gravi crisi economiche e delle loro ripercussioni sulla vita sociale, costituirono uno dei maggiori flagelli del Seicento. Della loro presenza si trova traccia nei numerosissimi testamenti redatti nei momenti di più grave pericolo con duplice scopo: materiale, per mettere al sicuro i propri beni, e spirituale, per salvare le anime con le invocazioni a Dio. Ma se ne trova traccia anche nel rinascere del culto di Santi specifici, san Rocco e san Sebastiano, dei quali si supplica l’intervento mediatore presso Dio.

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BELLO. Il Seicento si propone anche come secolo di guerre, che impongono la presenza in città di soldati, del cui mantenimento è fatto carico agli abitanti.
FAME. La sezione evidenzia la coesistenza di ricchezza e povertà all’interno del tessuto sociale e presenta una ricca documentazione riguardante l’attività delle istituzioni caritative e delle opere pie a sostegno dei poveri, che spesso rivolgono suppliche in prima persona, ma anche una altrettanto ricca serie di scritti che testimoniano l’acquisizione da parte dei nobili di feudi e di svariate concessioni, dietro pagamento di notevoli somme di denaro. A riaffermazione del divario sociale si prevede l’esposizione di opere pittoriche che bene lo evidenziano, soprattutto in rapporto all’abbondanza o alla penuria di cibo.

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LIBERA NOS DOMINE. L’ultima sezione, che apre uno spaccato sulla vita religiosa a Cremona nel Seicento, prevede l’esposizione di testimonianze che documentano il risveglio della fede e le invocazioni a Dio perché liberi gli uomini dai tre flagelli illustrati nelle tre sezioni precedenti.
La mostra verrà inaugurata il 17 ottobre alle ore 16,45.


INFORMAZIONI

Cremona nel Seicento. A peste, a fame, a bellolibera nos Domine
Cremona, Palazzo Comunale, Sala Alabardieri  (Piazza del Comune, 8)
Dal 17 ottobre 2017 a 31 dicembre 2017
Orari: Da lunedì a sabato ore 9-18. Domenica e festivi ore 10-17
www.monteverdi450.it

MOSTRE / A Piacenza esposti gli antichi documenti notarili originali dell’Archivio di Stato

PIACENZA –  [Fonte: comunicato Archivio di Stato di Piacenza] Quella del notaio è l’attività che ha permesso di conservare una larga messe di documenti medioevali, privati e pubblici. Tra formule e disposizioni contrattuali, segni e disegni possono dar conto dell’immaginario dell’uomo medioevale e ci riportano alla dimensione privata del professionista. A questo tema è dedicata la mostra “In signo notarii”  a cura di Anna Riva con contributi di Ezio Barbieri, Marta L. Mangini, Federica Gennari e Filippo Catanese, aperta presso l’Archivio di Stato di Piacenza fino al 24 febbraio 2017.

La mostra completa il convegno che si è tenuto lo scorso settembre e che ha visto le relazioni di Ezio Barbieri (Università degli Studi di Pavia), Documento vero / documento falso: documento credibile; Marta L. Mangini (Università degli Studi di Milano), Coperte fa rima con scoperte. Primi sondaggi sui reimpieghi di protocolli notarili tra Bobbio e Piacenza (secolo XIII); Federica Gennari (Centro Italo-Tedesco di Piacenza), L’immaginario dell’uomo medioevale. I disegni dei notai piacentini; Filippo Catanese (archivista), Dall’imbreviatura all’instrumentum: il caso di Michele e Gabriele Mussi (1307-1350); Anna Riva (Archivio di Stato Piacenza), Troppo bello per essere vero: falsi e falsari nell’Archivio di Stato di Piacenza. Gli Atti del convegno saranno pubblicati  in un numero monografico del 2017 del Bollettino Storico Piacentino.

L’idea della mostra è nata dal progetto della Chartae Vulgares Antiquiores per il quale hanno lavorato due borsisti (lo stesso Filippo e Paola Agostinelli) presso l’Archivio di Stato di Piacenza, coordinati dal prof. Nello Bertoletti dell’Università di Trento.

Questo progetto prevede di censire ed editare le prime attestazioni in volgare, è un progetto MIUR denominato PRIN (Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) delle Università di Trento, Venezia e Perugia che si muove dapprima su documenti dell’area veneta e marchigiana e si allarga ad altre zone. Da questa ricerca e da altri studi condotti in precedenza è nata l’idea di questa giornata e, soprattutto, di questa mostra che vuole rendere visibile anche ad un pubblico di non specialisti la prima parte del fondo Notarile (secc. XIII-XIV) in alcuni suoi caratteri “estrinseci” non legati, appunto, al contenuto patrimoniale e giuridico ma iconografici e materiali, legati al mondo dei “segni”.

La mostra nelle sue piccole sezioni tratta dei signa tabellionis, dei termini professionali, di legature e coperte, della traditio notarile , dei falsi e delle falsificazioni, infine dell’immaginario dell’homo medievalis.

Dal sito dell’Archivio di Stato è possibile scaricare in formato PDF (7239 Kb)  i 14 pannelli della mostra che accompagnano l’esposizione dei documenti originali.


Archivio di Stato di Piacenza
Palazzo Farnese, Piazza Cittadella 29
Orari: lun./mart./ven. h. 9-13,30; mer./gio. h. 9-17 –
Visite guidate gratuite dietro prenotazione a scolaresche di ogni ordine e grado e a gruppi.

MOSTRE – SIENA / Fotografi in Trincea: la Grande Guerra negli occhi dei soldati

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Archivio Silvio Piccolomini, Ufficiali in un momento di svago, Dintorni di Montagnana (Pd), marzo 1917

SIENA – Apre al pubblico domani 29 ottobre nel Complesso di Santa Maria della Scala di Siena la mostra Fotografi in trincea. La Grande guerra negli occhi dei Soldati Senesi. L’esposizione nasce da un lungo lavoro di ricerca che ha portato al ritrovamento di 22 archivi fotografici privati, per un totale complessivo di oltre 2500 scatti, e di 18 archivi cartacei composti da lettere, cartoline e diari. Da questo immenso materiale sono state selezionate 100 fotografie amatoriali, riprodotte in grande formato, scattate da soldati senesi appassionati di fotografia durante i 41 mesi di conflitto. Attraverso queste suggestive immagini è possibile riscontrare che non si tratta di veri e propri reportage ma di “racconti della guerra” illustrati da giovani senesi attraverso le loro macchine fotografiche. E’ stato possibile, inoltre, “isolare” le figure di 36 combattenti – dal boscaiolo al futuro generale, passando per tutti i gradi della scala sociale – che ha permesso di ottenere un quadro attendibile dei personaggi, sia per provenienza geografica che per estrazione sociale:  aristocratici, borghesi, studenti universitari, artigiani e mezzadri. Dei trentasei soldati partiti per il fronte, sette muoiono in combattimento, per ferite o malattie; due sono congedati per le gravi offese fisiche subite e ventisette tornano alle loro case e ai loro affetti più o meno psicologicamente provati dall’esperienza bellica ma senza menomazioni. Indossati di nuovo gli abiti civili, gran parte di loro condurrà una vita anonima, il cui ricordo è rimasto confinato alla memoria degli eredi. Solo pochi conosceranno – talvolta in modo effimero, talvolta duraturo – onori, fama e celebrità. Tutti insieme ritornano oggi a raccontarci le storie di quel terribile e grandioso momento, autentico spartiacque della storia contemporanea.

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Enrico Barbera. L’anima di un cannone fotografata. 1916

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Archivio Gerardo Neri, Bombardiere serie Caproni.

Come afferma Daniele Pitteri, Direttore del Complesso Museale Santa Maria della Scala: “È in questa straordinaria frattura, semantica e narrativa, che si condensa il senso di questa mostra che rimanda, per la prima volta, la rappresentazione della guerra allo sguardo dell’uomo. Di quei 36 uomini, partiti, con la loro passione, per un lungo viaggio nell’orrore”.

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La Grande Guerra – prima grande catastrofe del XX secolo – rivive nella documentazione fotografica, per la massima parte inedita, custodita dagli eredi dei trentasei giovani uomini di Siena e della sua provincia. Risultano assenti nelle immagini le crudeltà della guerra combattuta; ben presenti, invece, gli effetti dei combattimenti e dei devastanti bombardamenti di artiglieria, con i feriti, i corpi insepolti e le distruzioni arrecate all’ambiente e ai centri urbani. Un materiale eterogeneo e sorprendente, lontano dall’iconografia ufficiale e in grado di documentare tutti i fronti della guerra ‘15-18’, dal remoto scenario albanese al ben più conosciuto fronte dell’Isonzo fino al “fronte interno” di Siena e della sua provincia.

 La guerra rivive anche nei brani tratti dai diari, lettere, cartoline e memorie conservate da ufficiali e soldati. Questi testi affiancano le immagini nel percorso espositivo e restituiscono la complessa polifonia dei sentimenti maturati nelle trincee, nei ricoveri e nelle retrovie.

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Arch. Alberto Averani, Trasporto di un ferito

 Ampliano la prospettiva dell’esposizione quindici dipinti di Giulio Aristide Sartorio – facenti parte dell’ampia collezione del Ministero degli Affari Esteri – realizzati tra il settembre 1917 e il giugno 1918 sulla base di scatti fotografici e di rapidi schizzi colti dall’autore sulla linea del fronte. Opere che conservano la freschezza e l’immediatezza dell’immagine fotografica da cui traggono origine.

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Giulio Aristide Sartorio, Attacco di Venezia del 5 febbraio 1918 alle ore 6.30 visto da Murano, olio su tela.

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Giulio Aristide Sartorio, Sacile 31 ottobre 1917, olio su tela

La mostra, promossa dal Comune di Siena con il patrocinio del Comitato provinciale per il  centenario della Prima Guerra Mondiale è corredata da un catalogo contenente oltre alle immagini, alcuni brevi saggi.


Informazioni 

www.santamariadellascala.com
infoscala@sms.comune.siena.it
T. +39 0577 534511

 Biglietteria
Tel + 39 0577 534571
La visita alla mostra è compresa nel percorso del Santa Maria della Scala

Orari
lunedì-giovedì 10.00-17.00
venerdì 10.00-20.00
sabato e domenica 10.00-19.00
martedì: chiuso

Periodo delle festività natalizie dal 23.12.2016 al 06.01.2017
tutti i giorni 10.00-19.00
venerdì 10.00-22.00
25 dicembre Natale: chiuso

ASSISI / Pubblicato il “Memoriale della Porziuncola”, tra i documenti anche quelli del devastante terremoto del 1831-32

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(Nell’immagine di apertura, il crollo di parte degli affreschi e delle volte della Basilica Superiore di Assisi il 26 settembre del 1997).

ASSISI (PG) – Martedì 1° novembre 2016, alle ore 16.00 ci sarà – presso il Refettorietto del Convento della Porziuncola – la presentazione del doppio volume “MEMORIALE della Porziuncola 1705-1860” realizzato per le Edizioni Porziuncola a cura di p. Bruno Pennacchini OFM. I due Tomi riportano i due volumi manoscritti dell’archivio conventuale della Porziuncola, con le memorie del Santuario, del Convento e del primitivo abitato di Santa Maria degli Angeli, nel piano di Assisi, dal 1705 al 1860; vera e preziosa fonte di documenti risalenti fino al secolo XV.

Interverranno: la prof.ssa Chiara Coletti, della Università degli Studi di Perugia, ed il prof. P. Giuseppe Buffon, della Pontificia Università «Antoniaum». È previsto l’intervento del Curatore che, trovandosi dinanzi ai numerosi e sostanziali cambiamenti occorsi in ambito linguistico, ortografico e sintattico nell’ampio arco di tempo (1705 – 1860), dichiara: “ho scelto comunque di conservare il testo manoscritto così come giace, senza prendermi la libertà di correggere alcunché; ho conservato intatti anche errori evidenti, dovuti a incompetenze o distrazioni degli amanuensi”.

I Cronisti sono tutti rigorosamente anonimi. Alcuni di loro furono veri studiosi, capaci di ricercare e citare correttamente documenti d’archivio, anteriori ad essi anche di alcuni secoli. Non sempre tuttavia furono così attenti: in alcuni periodi si trovano vuoti di notizie, durati anche diversi anni.

Notizie di alcuni eventi clamorosi sono talvolta confermate, e spesso ampliate, in documenti contemporanei. Un avvenimento epocale segnò i primi anni ’30 del sec. XIX. Tra la fine del 1831 e il 1832, con strascichi fino al 1835, si verificò un terremoto devastante, che interessò buona parte dell’Umbria e segnatamente la Basilica ed il Convento di S. Maria degli Angeli. Il Memoriale non poteva non registrarlo. La notizia è presente anche in altri documenti coevi, che ne danno un rilievo maggiore rispetto al Memoriale. Un altro documento degno di nota, dedicato esclusivamente al terremoto e alla ricostruzione della Basilica, si trova in un volume appartenete al Fondo Antico della Biblioteca Porziuncola. Ne è autore il canonico Scipione Perilli; titolo: Relazione storica sul risorgimento della Basilica degli Angeli presso Assisi. Fu stampato in Roma nel 1842. Un particolare sorvolato dal Memoriale, e insistito dallo Scipioni, fu l’opera di protezione che si diede alla Cappella della Porziuncola, per timore del crollo della cupola: una sorta di piramide molto solida, composta di fascine, calcinacci, legnami… fino all’altezza di “palmi 55”.

Il Memoriale sembra ignorare quasi del tutto gli avvenimenti socio-politici d’Italia e d’Europa, interessato essenzialmente a ciò che avveniva in loco. Colpisce la preoccupazione di tramandare correttamente ai posteri le usanze tradizionali, perché se ne tenga conto per il futuro e ciascuno le tramandi fedelmente ai posteri senza variazioni.

Le prime avvisaglie di cambiamento si avvertirono nel 1798, quando le truppe francesi entrarono in Perugia e in Assisi: poi in altre città dello Stato Pontificio, costituendo governi democratici, come allora si chiamavano. Nel Dicembre dello stesso anno gli stessi frati del convento della Porziuncola ebbero a soffrirne pesanti conseguenze. Frà Luigi Ferri fa scrivere alcune pagine non proprio lusinghiere verso i Francesi, al suo ritorno, dopo quattro anni di volontario esilio, nel 1814.

Il modo di registrare gli avvenimenti cambierà decisamente con gli eventi del 1848 e 49: le notizie diverranno molto dettagliate: dall’esilio di Pio IX e le sue allocuzioni, inviate per scritto, alla costituzione della breve Repubblica Romana, alla restaurazione dello Stato Pontificio ad opera dei Francesi. Il Memoriale registra con gioia il loro ingresso in Roma, i proclami del comandante in capo Oudinot di Reggio, l’esultanza dei romani per l’allontanamento dei rivoluzionari, le feste fatte in S. Pietro alla presenza delle più alte personalità Italiane e francesi. In quel momento la salvezza dello Stato Pontificio sembrava essere la salvezza della Chiesa Cattolica. Il Memoriale si rattrista invece delle libertà concesse dal Papa Pio IX e le considera la radice di ogni disgrazia successiva.

Il Memoriale si interrompe senza preavviso nel Maggio 1860. Una nota a matita avverte che nel Settembre le truppe piemontesi erano entrate in Umbria e Perugia “ e cosi – scrive lo scoraggiato cronista – si chiude la storia e il volume di cronaca”.

Per informazioni:  www.assisiofm.it

Sisma, recuperato l’Archivio Storico di Amatrice / GALLERY

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Foto: Archivio di Stato di Rieti.

ROMA – È stato recuperato l’archivio storico del Comune di Amatrice. L’operazione, effettuata dai tecnici delle squadre di rilevamento danni del MiBACT assistiti dai restauratori dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario e coadiuvati dai Vigili del Fuoco, dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e da uomini e mezzi del Corpo Forestale dello Stato, ha permesso di salvare 774 faldoni e 318 registri per un totale di 7871 fascicoli.

La ricca documentazione che conserva la memoria storica di Amatrice è stata già trasferita presso l’Archivio di Stato di Rieti dove verrà ricondizionata e, dove necessario, restaurata. Tra i documenti più importanti vi sono i preziosi registri dello stato civile napoleonico e il catasto murattiano, parte dei quali erano già in restauro presso l’Archivio di Stato di Rieti. Tra i tanti è stato recuperato un faldone che contiene le carte riguardanti i progetti di miglioramento del corso Umberto I che oggi offre una delle immagini più emblematiche della devastazione di Amatrice. I primi documenti risalgono al XVIII secolo, dal momento che i terremoti del 1639 e del 1703 avevano a suo tempo provocato la dispersione della documentazione precedente.

“Il tempestivo intervento del MiBACT – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – ha permesso di salvare per intero un importante patrimonio documentario, evitando che Amatrice, oltre alla devastazione di un sisma, subisca anche la cancellazione della propria memoria storica, come purtroppo avvenuto in passato. Prosegue così il prezioso lavoro che i tecnici del ministero stanno compiendo insieme ai carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, i vigili del fuoco e la protezione civile per recuperare e mettere in sicurezza opere e beni di valore storico e artistico di grande significato per le comunità cui appartengono e per l’intero Paese”.

Fonte: Comunicato ufficiale Mibact. Foto: Archivio di Stato di Rieti.

Milano, all’Archivio di Stato in mostra i diplomi di Ottone III

#MOSTRE #DOCUMENTI #MEDIOEVO #Milano, all’Archivio di Stato in mostra i diplomi di Ottone III @archiviodistatodimilano

MILANO – (via Archivio di Stato di MilanoContinua il ciclo “Il documento del mese” in corso presso l’Archivio di Stato di Milano (via Senato, 10). Per il mese di luglio sarà esposto il Diploma dell’imperatore Ottone III datato 998 aprile 22, Roma: un importante documento con cui il sovrano restituisce e conferma al monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia la terra, precedentemente sottrattagli, detta “dei vassalli”.

998 aprile 22, Roma. Archivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, cart. 10 - Pergamena mm 570 x 475. part

Il documento resterà esposto fino al 12 agosto nell’ambito di una piccola mostra intitolata “Tre diplomi imperiali di Ottone III: la forma del documento imperiale agli albori dell’anno Mille” a cura di Alessandro Manduzio: i tre diplomi imperiali esposti sono conservati nel fondo Museo diplomatico, cart. 10. Oltre al diploma già citato, sono in mostra due  Diplomi di mundiburdio (alta protezione o tutela): il primo,  datato 998 gennaio 5, Pavia, con frammento di sigillo impresso in cui  l’Imperatore pone sotto la sua tutela il Monastero di Sant’Ambrogio di Milano, confermando il possesso di alcuni beni (benchè frammentario, il sigillo cereo impresso lascia intravedere l’immagine del’Imperatore in trono); il secondo è datato 1001 novembre 20, Ravenna (sigillo pendente mancante), dove  l’Imperatore pone sotto la sua protezione Bernardo, diacono della Pieve di Voghera di san Lorenzo e suo fratello Pietro detto Amizone, in modo che siano muniti della difesa imperiale, comandando che nessun duca, marchese, arcivescovo, vescovo etc. osi gravarli o spogliarli dei loro beni mobili e immobili, castelli, ville, selve, prati, luoghi di pesca, acque condotte e non condotte e corsi d’acqua, mulini, pascoli, servi, ancelle, con tutte le loro pertinenze.

Scheda del documento  del mese.

Tutti i documenti del mese.

Fonte: Archivio di Stato di Milano.

La Fondazione Fedrigoni Istocarta acquisisce una delle più importanti raccolte di carte antiche d’Europa

La Fondazione Gianfranco Fedrigoni, Istituto Europeo di Storia della Carta e delle Scienze Cartarie (ISTOCARTA) ha  acquisito  la storica raccolta di carte antiche del filigranologo fabrianese, professore di matematica e scienze Augusto Zonghi (1840 – 1916), tanto ambita dagli studiosi della carta in tutto il mondo: dall’olandese “Labarre Foundation” all’americana “Library of Congress” di Washington.

La raccolta, un patrimonio di inestimabile valore, consiste in 10 faldoni contenenti 198 cartelle che racchiudono carte filigrante originali o campioni delle  “Antiche Carte Fabrianesi” dal XIII secolo, e un album dei “Segni delle Antiche Cartiere Fabrianesi”, costituito da 134 tavole, 1887 antiche filigrane (“segni”)  ricavate dai 3.372 esemplari di carte esaminati dal filigranologo.

L’operazione è stata realizzata grazie a un Socio Sostenitore. Ora la Fondazione ha intenzione di avviare la riproduzione digitale della raccolta per  inserirla nella rete europea delle collezioni già esistenti in riferimento al progetto promosso dalla Commissione Europea, il “Bernstein – The Memory of Papers”, che mira a creare una rete europea online per lo studio della carta antica e quindi la consultazione simultanea delle banche dati sulle filigrane esistenti.

LA STORIA DELLA RACCOLTA

La raccolta inviata all’Esposizione Universale Internazionale di Parigi del 1900 e definita in quella sede “unica al mondo” dalla Commissione Giudicatrice, rimane valido riferimento per la ricerca e gli studi di storia della carta. una delle più importanti d’Europa.

A seguito della morte dello Zonghi nel 1916, la raccolta passa nelle mani della famiglia fabrianese Colombo-Baravelli che l’ha conservata gelosamente fino ad oggi. Dopo vari tentativi di vendita nella metà del Novecento, il 15 settembre 1951 per evitarne l’alienazione fuori dai confini italiani, il Ministero della Pubblica Istruzione, su sollecitazione dell’allora Direttore della Biblioteca Comunale di Fabriano, Adriano Casciola, dichiara il “particolare interesse storico e culturale” e “l’eccezionale interesse nazionale ed internazionale” con decreto di vincolo firmato dal Ministro e notificato in data 17 settembre 1951. Da qui, fra i molti che si sono interessati alla raccolta, figura anche l’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario (ICRCPAL). Sessanta giorni di lunga attesa, prima della acquisizione ufficiale, in cui le Autorità Competenti, secondo i termini di legge, potevano avvalersi del diritto di prelazione, poi il via libera alla Fondazione G. Fedrigoni ISTOCARTA, ed il possesso della raccolta.

 

LA RACCOLTA ZONGHI

La raccolta consistente in 10 faldoni contenti 198 cartelle, che racchiudono carte filigrante originali o campioni delle  “Antiche Carte Fabrianesi” dal XIII secolo, raccolte dal prof. Augusto Zonghi ed illustrate dal canonico Aurelio Zonghi (fratello di Augusto) conservati in una apposita storica cassa di legno.

A corredo, un album dei “Segni delle Antiche Cartiere Fabrianesi”, raccolti e delineati dal professore Augusto Zonghi, che con grande raffinatezza ha riprodotto perfettamente in 134 tavole, 1887 antiche filigrane (“segni”)  ricavate nei 3.372 esemplari di carte esaminati dal filigranologo, da lui registrati in un inventario manoscritto, ove sono riportati il numero progressivo della collezione, la data, la filigrana (descrizione), il numero dei “filoni”, le dimensioni, la provenienza ed i riferimenti relativi agli originali o ai campioni di carta, parametri quindi utili a fornire informazioni sulla filigrana (se presente) e sulle caratteristiche morfologiche della carta.

Insomma, per gli studiosi del settore un patrimonio di inestimabile valore da approfondire sotto numerosi punti di vista da quello filigranologico a quello storico-tecnico-scientifico.

Con questa acquisizione, la “Raccolta Augusto Zonghi”, si va ad aggiungere ad altre famose raccolte tra le quali:

– la Aurelio Zonghi ( con trecento esemplari) conservata al Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano, di proprietà del Comune di Fabriano;

– la Briquet,  di Charles-Moïse Briquet, conservata presso la Bibliothéque publique et universitaire di Ginevra;

– la Piccard, di Gerhard Piccard, conservata presso l’Hauptstaatsarchiv di Stoccarda, disponbile anche online;

– il Corpus Chartarum Italicarum conservato all’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario (ICRCPAL) di Roma.

 

LA FONDAZIONE G. FEDRIGONI ISTOCARTA

La Fondazione Gianfranco Fedrigoni, denominata Istituto Europeo di Storia della Carta e delle Scienze Cartarie (ISTOCARTA) – dedicata ad uno dei più tenaci ed illuminati imprenditori del comparto cartario italiano ed internazionale, Gianfranco Fedrigoni – nasce l’8 marzo del 2011 a Fabriano (Italy) per iniziativa della fondatrice Fedrigoni  S.p.A., gruppo di proprietà familiare, che da cinque generazioni si dedica alla carta con passione e competenza ed acquisisce nel 2002 le storiche Cartiere Miliani Fabriano ed il suo prezioso patrimonio cartario. Non ha fini di lucro ed ha lo scopo di contribuire alla promozione degli studi di storia della carta e delle discipline connesse e promuovere lo sviluppo e la divulgazione delle scienze cartarie, nonché tutelare il patrimonio archivistico (dell’Archivio delle Cartiere Miliani, primo “archivio d’Impresa” dichiarato in Italia il 20 luglio 1964), librario e storico-scientifico ereditato dalle storiche cartiere fabrianesi. La mole e l’importanza di questo patrimonio la rendono, nel suo genere e per i suoi scopi, un’istituzione unica in Italia, grazie alla fondatrice Fedrigoni S.p.A. che ha deciso di offrire un ampio sostegno alla cultura, alla ricerca scientifica e tecnica, alla tutela e valorizzazione di questo patrimonio, fonte di ricchezza e sviluppo intellettuale, sociale ed economico.

Per informazioni: ISTOCARTA

MOSTRE / Al Museo Leone di Vercelli le pergamene dell’imperatore

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VERCELLI – Apre domani, giovedì 16 giugno, al Museo Leone di Vercelli la mostra Le pergamene dell’imperatore che esporrà due diplomi  risalenti rispettivamente al 1054 e al 1069, emessi dalle cancellerie degli imperatori Enrico III e Enrico IV in favore del vescovo Gregorio di Vercelli. Entrambi custoditi presso l’Archivio Storico del Comune di Vercelli, sono stati restaurati dal  Laboratorio di Restauro del Libro dell’Abbazia dei S.S. Pietro e Andrea di Novalesa con il contributo di: Associazione Città Italia, Comune di Vercelli, Camerata Ducale, Bona 1858 e sotto la direzione della Soprintendenza Archivistica del Piemonte e della Valle d’Aosta. Inaugurazione ore 17.30, ingresso libero.

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(Foto: Museo Leone)

Per la prima volta dopo il restauro, le due pergamene saranno esposte al pubblico affiancate da alcune pergamene provenienti dalle collezioni di Camillo Leone,  prodotti delle cancellerie regie e imperiali di età moderna e testimonianza delle diverse tipologie di produzione e di scrittura presso le corti europee fino al XVIII secolo. La mostra resta aperta fino al 26 giugno.

Per informazioni, Museo Leone