EVENTI / La Guarneriana festeggia il 552° compleanno digitalizzando un manoscritto medico del XII secolo [FOTO]

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La Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli (Ud)

SAN DANIELE DEL FRIULI (UD), 12 ottobre – La Biblioteca Guarneriana compie 552 anni e mette in mostra sulla Teca digitale un nuovo manoscritto.  Il 10 ottobre del 1466 il pievano di San Daniele, già vicario del Patriarca di Aquileia, Guarnerio d’Artegna, moriva colpito dalla peste.  Tre giorni prima aveva dettato il proprio testamento al notaio Niccolò Pittiani, destinando la sua biblioteca, composta da 173 manoscritti raccolti nell’arco della sua intera vita,  alla Comunità cittadina di San Daniele (Udine), mediante un legato alla chiesa di San Michele.
Il testamento è chiaro, Guarnerio dona “tutti li suoi libri che si ritrova havere con obbligo alla Chiesa di far fabbricare in loco honesto e condecente una libraria et in quella tutti l’istessi libri ponere, con sue catene ligati, et ivi conservarli per uso dell’istessa Chiesa et che non siano mai lavati di detta libraria per accomodar altri. Et se alcuno volesse sopra detti libri leger o studiare et al Consilio et Comunità piacesse, possa sopra detti libri e nell’istessa libraria e non altrove legere et studiare con licenza del Consilio et Comunità di San Daniele”. Nasceva così una delle biblioteche pubbliche più antiche d’Italia e sicuramente la più antica del Friuli Venezia Giulia, uno scrigno di tesori da sempre di proprietà della comunità cittadina,  che ancora oggi la conserva e la gestisce.

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La Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli (Ud)

Nel 2016, in occasione del 550° anniversario della sua fondazione, grazie al sostegno economico avuto dalla Regione, la Guarneriana ha dato avvio al progetto della propria Teca digitale. Come per ogni biblioteca che possegga un fondo antico, anche all’interno della Guarneriana è possibile individuare una numero ristretto di documenti corrispondenti ai cosiddetti “tesori della biblioteca”: si tratta dei documenti più rappresentativi dell’intero patrimonio, per la straordinarietà del loro valore storico, letterario, per il tipo di scrittura e per la bellezza dell’ornato, che sono sono stati allora digitalizzati e pubblicati online, liberamente accessibili.

“Si è trattato di un progetto ideato e fortemente desiderato dalla Guarneriana – spiega la Direttrice della biblioteca, Elisa Nervi – perché permette di aprire ad un pubblico più vasto la conoscenza delle preziosità che si conservano tra i nostri scaffali, senza che questo pregiudichi la conservazione di un patrimonio tanto pregiato, e la messa online dei codici della Guarneriana è per la biblioteca, la declinazione in chiave XXI secolo dello spirito di apertura umanistica del fondatore Guarnerio”.

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un folio del manoscritto n. 145

In occasione del compleanno 2018 della biblioteca, la Guarnerio Società Cooperativa di Udine, specializzata nella fornitura di servizi culturali, ha ritenuto di fare dono della digitalizzazione di un nuovo manoscritto da rendere visibile sulla teca digitale della Guarneriana. La scelta è caduta sul manoscritto n. 145, un codice appartenuto a Guarnerio, che è un vero e proprio libro di medicina, databile al XII secolo. “La maggior parte del codice – spiega ancora la Direttrice – è occupata dal Liber dietarum universalium di Isaac Israeli nella traduzione di Costantino l’Africano. È un’opera di medicina, che tratta di dieta intesa come attenzione ai cibi ed alle loro qualità in funzione della salute: un concetto ripreso ampiamente dalla medicina di oggi; è un’opera che venne scritta da Isaac Israeli, un autore che malgrado la sua origine ebraica, appartiene per la sua opera scientifica alla storia della medicina araba, in ragione non solo della lingua che sceglie, ma anche della tradizione intellettuale a cui si raccorda; un’opera che viene tradotta dall’arabo in latino e che finisce per diventare uno dei testi imprescindibili per gli studi medici nelle università del Medioevo”.

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un folio del manoscritto n. 145

Sabato 13 ottobre, dalle ore 18.00 pertanto, la Guarneriana festeggerà il proprio compleanno con un evento che svelerà la digitalizzazione del manoscritto e soprattutto grazie agli interventi della Direttrice Elisa Nervi, nonché di due affermati studiosi, Fabio Cavalli e Marialuisa Cecere dell’Accademia di studi medievali Jaufré Rudel, racconterà degli intrecci tra medicina, alimentazione e cucina nel medioevo, e aprirà per tutti le pagine del manoscritto 145.

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INFORMAZIONI

Biblioteca Guarneriana
Via Roma 10 – San Daniele del Friuli (UD)
tel. 0432 946560
www.guarneriana.it
info@guarneriana.it

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Padova, l’Archivio della Veneranda Arca finalmente online

PADOVA –  L’Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio, importante istituzione culturale padovana,  è stato digitalizzatoCentinaia di documenti vengono così messi a disposizione di tutti gli studiosi, che possono attingervi liberamente  per ricostruire una che dal XIV secolo giunge fino ai giorni nostri: una storia fatta non solo di grandi eventi, ma anche della vita quotidiana all’interno della Basilica, i cui beni la Veneranda Arca custodisce da secoli. Nei documenti trovano spazio i nomi dei suoi amministratori e dei suoi dipendenti a partire dal Quattrocento, i lavori edilizi e artistici effettuati all’interno del complesso del Santo, la notevole dotazione di suppellettili sacre e il loro uso liturgico, diligentemente “fotografati” per non essere dispersi. Altre preziose informazioni riguardano  il funzionamento della Cappella musicale, il costituirsi e la gestione del cospicuo patrimonio immobiliare dell’istituzione in città e nel territorio, di cui sono documentati aspetti idrogeologici, agrari e insediativi cospicui.

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Mappa dei Beni dell’Arca in Anguillara, n. 32.3 – immagine (c)  Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio

Emergono inoltre dal passato più o meno remoto personaggi di spicco e quasi anonimi lavoratori, comprese alcune lavandaie, artisti famosi e umili artigiani, benefattorifittavoli e fattori non sempre fedeli e per questo licenziati. Documenti importanti, per la vita della Basilica e anche carte più civettuole, come la spesa in profumeria di una dama del Quattrocento.

La digitalizzazione e la pubblicazione online dell’inventario della Veneranda Arca è la conclusione di un progetto lungo e complesso, iniziato nel 2010 e proseguito nel 2017 con la stampa pagine dell’edizione cartacea dei tre volumi, per un totale di oltre 2300 pagine. Un risultato che è stato frutto della volontà, dell’interessamento, della professionalità e del sostegno di moltissimi soggetti che si sono attivati già nel 2010 perché ciò fosse possibile. Il passato Collegio di Presidenza della Veneranda Arca, essendo Gianni Berno Presidente Capo ed Elio Armano presidente referato per l’Archivio ha dato avvio nel 2015 e portato quasi a compimento l’intero progetto, ultimato nei primi mesi di mandato dell’attuale collegio di Presidenza, essendo Presidente Capo Emanuele Tessari e Presidente referato per l’Archivio Giovanna Baldissin Molli. Il progetto scientifico è stato affidato e curato dalla professoressa Giorgetta Bonfiglio Dosio, docente di Archivistica dell’Università di Padova ed è stato realizzato dalla d.ssa Giulia Foladore. Il Centro Studi Antoniani, organo scientifico della comunità antoniana, è stato infine, l’editore del libro a stampa ed è stato, nella persona del suo direttore padre Luciano Bertazzo, un forte promotore di questa iniziativa. L’iniziativa è stata realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che ha sostenuto sia la realizzazione dell’edizione a stampa del volume, pubblicato nel 2010, sia quella del sito web.

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Segnatura: 2.17 (18), c. 115v Il 14 agosto 1661 la Presidenza dell’Arca nominò un nuovo fattore in sostituzione di Angelo Sala licenziato per furto  – immagine (c)  Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio

Il lavoro archivistico ha permesso di ricostruire il processo di formazione dell’archivio studiandone il meccanismo di gestione, riconducendo in unità documenti dispersi, ripristinandone l’ordine originario e fornendo nuovi strumenti interpretativi.
Il sito web, realizzato da Mediagraf Lab e curato dalla professoressa Giorgetta Bonfiglio Dosio, permette ora agli studiosi e ai semplici curiosi di navigare facilmente nell’immensa mole dell’archivio utilizzando diverse modalità di ricerca: in modo strutturato seguendo la sequenza delle serie archivistiche oppure in modo puntuale partendo dal nome di una persona, di una località, di un’istituzione, di un autore. In più, rispetto all’edizione cartacea, l’inventario online presenta numerose riproduzioni di documenti, in genere almeno uno per ciascuna serie archivistica, tutte illustrate e spiegate in apposite didascalie. Tale disponibilità di riproduzioni è particolarmente utile per la parte cartografica, che riguarda soprattutto il territorio di Anguillara Veneta, e per quella iconografica, grazie alla quale è possibile ripercorrere, anche visivamente, le vicende di abbellimento decorativo dell’Otto-Novecento all’interno della basilica.

CONFERENZA STAMPA – Parte prima

 

CONFERENZA STAMPA – Parte seconda

La consultazione dell’archivio è aperta a tutti, per appuntamento, e regolata secondo quanto indicato nel sito http://archivioarcadelsanto.org.

IMMAGINI: © Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio

NEWS / Riunita la Biblioteca Palatina, scrigno del sapere medievale

HEILDELBERG (GERMANIA) – Dopo secoli di dispersione, una delle più importanti collezioni di manoscritti del Medioevo e della prima età moderna – la Bibliotheca Palatina –  è stata virtualmente ricomposta. La Biblioteca Universitaria di Heidelberg ha terminato il progetto di digitalizzazione non solo di tutti i manoscritti tedeschi in suo possesso, ma anche dei codici latini che appartenevano alla Biblioteca Palatina,  considerata la “madre” di tutte le biblioteche. L’impresa, che ha riguardato circa 3.000 manoscritti latini e tedeschi suddivisi tra la Biblioteca Apostolica Vaticana e la stessa Biblioteca dell’Università di Heidelberg,  è stata possibile grazie al sostegno della Manfred Lautenschläger Foundation.

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Photo: University Library Heidelberg Illustrated Latin magnificent codex from the Biblioteca Apostolica Vaticana in Rome.

La Biblioteca Palatina vantava già una lunga storia quando papa Gregorio XV se ne impossessò trasferendola in Vaticano nel 1623. Per due secoli e mezzo aveva continuato a crescere grazie alla collezione reale del Castello di Heidelberg e alla Biblioteca dell’omonima Università, fondata nel 1386. Nel 1816 una parte della collezione di codici, quelli tedeschi, furono restituiti a Heidelberg, mentre il resto rimase a Roma nella Biblioteca Vaticana.  L’immenso tesoro, che conta opere letterarie, scientifiche, filosofiche, storiche e teologiche, può ora essere consultato liberamente su internet.  Come? Basta cliccare questo link

Fonte: Comunicato stampa ufficiale.

MANOSCRITTI / La British Library e la BnF mettono online 100 codici miniati ante-1200

(immagini: copyright British Library)

LONDRA – I  primi 100 manoscritti del “Polonsky Foundation England and France Project” sono ora disponibili in formato digitale per la consultazione online.  Il progetto è portato avanti dalla British Library in collaborazione con la Bibliothèque nationale de France e ha lo scopo di rendere disponibili alla consultazione online oltre 800 manoscritti scritti e miniati tra l’anno 700 e l’anno 1200.

La lista completa dei manoscritti con relativi link è visibile sul Blog della British Library qui:  100 MSS Online. I codici comprendono testi di tipologie diverse: per saperne di più si può leggere l’articolo pubblicato (in inglese) sul Blog  qui o ascoltare l’intervista (in francese) a Matthieu Bonicel, responsabile del progetto alla BnF. Tra i manoscritti più interessanti sono annoverati senz’altro i Vangeli di Préaux, databili agli inizi del XII secolo e provenienti dalla Normandia, illustrati con splendide miniature degli Evangelisti.

GALLERY (immagini: copyright British Library). 

Altre info qui.

Via Minima Medievalia.

Nasce la Digital Library italiana, presto online il patrimonio di 101 archivi e 46 biblioteche

ROMA – Una Digital Library Italiana per valorizzare l’immenso patrimonio di immagini conservato nei 101 Archivi di Stato, nelle 46 biblioteche statali e negli archivi fotografici delle soprintendenze. L’iniziativa è stata annunciata dal Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, che nel corso della conferenza “Cultura e turismo per la crescita del Paese” che lo ha visto relatore questa mattina all’Accademia dei Lincei ha dichiarato .di aver firmato proprio oggi il relativo provvedimento, “che verrà finanziato con due milioni di euro. Un bene ineguagliabile  – continua il Ministro – di enorme valore culturale che nell’era della rete ha anche un valore economico considerevole”.

L’Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione del MiBACT, in forza del decreto ministeriale del 17 gennaio 2017 registrato dagli organi di controllo e grazie alle risorse che verranno individuate con il provvedimento odierno, verrà dotato dunque del servizio Digital Library che coordinerà i programmi di digitalizzazione del patrimonio culturale, elaborerà il piano nazionale di digitalizzazione e ne curerà l’attuazione, anche in collaborazione con altri enti pubblici o privati.

Fonte: Mibact


AGGIORNAMENTO DEL 18 marzo.

A commento della notizia e come spunto di riflessione, condividiamo volentieri questo articolo di Giulia Barrera pubblicato su “Il Manifesto” del 17.03.2017 e ribloggato da EMERGENZA CULTURA.

Giulia Barrera, Quel pasticcio della «Digital Library Italiana»

BIBLIOTECHE. Arrivano 2 milioni per finanziare la digitalizzazione, affidata però a chi non ha esperienza con archivi e biblioteche

Il 10 marzo, il ministro Dario Franceschini ha annunciato la nascita della «Digital Library Italiana», finanziata con due milioni di euro, che «valorizzerà l’immenso patrimonio di immagini» conservato negli Archivi di Stato, nelle biblioteche pubbliche statali e negli archivi fotografici delle soprintendenze. Finalmente una buona notizia per archivi e biblioteche? Purtroppo, non sembra.

 

UN QUARANTENNIO di esperienza nel campo delle digitalizzazioni ci insegna che non basta lo stanziamento di fondi per produrre servizi per i cittadini e tutela del patrimonio. Negli anni, infatti, di soldi se ne sono spesi e anche tanti; più di un ministro ha infatti voluto cogliere i benefici di immagine che poteva offrire il comparire come colui che digitalizzava il patrimonio culturale italiano. I risultati, però, non sono sempre stati quelli auspicabili.

I più anziani ricorderanno come nel 1986-87 vennero finanziate con 600 miliardi una serie di iniziative di «valorizzazione dei beni culturali (…) attraverso l’utilizzazione delle tecnologie più avanzate».

SI PARLAVA allora di valorizzare i «giacimenti culturali». Qualcosa di utile venne fatto, ma si sprecarono anche molti soldi per la creazione di banche dati inutili ed inutilizzate, destinate ad un lento e solitario deperimento in qualche scantinato ministeriale.
I più giovani, invece, potranno ricordare i fasti del portale «CulturaItalia», costato 1 milione e 300 mila euro, che prometteva di portare il patrimonio culturale a portata di un click, ma che in realtà offre agli internauti pochi frutti in più di quanto essi non possano ottenere mediante una semplice ricerca con Google.

NEL TEMPO, poi, sono stati effettuati molti altri progetti di digitalizzazione, piccoli e grandi, alcuni progettati accuratamente, altri improvvisati o improntati al pressapochismo; alcuni rendono ottimi servizi ai cittadini, altri si sono rivelati solo sprechi di soldi. In breve, digitalizzare è utile solo se fatto nell’ambito di un progetto ben meditato.

Quindi ben vengano, naturalmente, i finanziamenti, ma è necessario capire bene a cosa verranno destinati e da chi e come verranno gestiti. E qui cominciano i problemi. Il ministro infatti ha affidato la creazione della «Digital Library Italiana» all’Istituto per il catalogo e la documentazione (Iccd), un istituto il cui fine istituzionale è la catalogazione del patrimonio culturale, ad eccezione di archivi e biblioteche.

PER LA GESTIONE dei sistemi informativi che descrivono queste altre categorie di beni, infatti, esistono altri due istituti centrali, rispettivamente l’Istituto centrale per gli archivi e l’Istituto per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche. A ognuno il suo mestiere: descrivere un quadro non è la stessa cosa che descrivere un libro; descrivere un archivio è diverso da descrivere un sarcofago; occorrono schede diverse, sistemi informativi diversi, professionalità diverse.

PER DESCRIVERE il patrimonio archivistico e bibliografico esistono già due imponenti sistemi informativi, gestiti dai due istituti centrali sopra ricordati: il Sistema archivistico nazionale, che permette di accedere alla descrizione – più o meno analitica – del patrimonio documentario conservato da oltre 10mila istituti di conservazione e di accedere a più di 55 milioni di documenti digitalizzati; e il Servizio bibliotecario nazionale, che permette di consultare on line il catalogo unificato di circa 6mila biblioteche e accedere a 800 mila testi digitalizzati. Un altro portale, «Internet culturale», è finalizzato a facilitare l’accesso alle copie digitali di libri e periodici antichi e include oltre 10 milioni di oggetti digitali.

Qual è il senso, dunque, di creare un ulteriore portale? Perché non concentrare le risorse per migliorare e potenziare il Servizio archivistico nazionale e il Sistema bibliotecario nazionale? A qual fine creare conflitti di competenze, affidando a un istituto che di archivi e biblioteche non si è mai occupato, il coordinamento delle digitalizzazioni effettuate da archivi e biblioteche? Difficile dare risposta a questi interrogativi. Ma per chi non si accontenta degli annunci, sono domande che contano.

Il Manifesto, 17.03.2017

Uffizi, accordo internazionale per la digitalizzazione in 3D del patrimonio archeologico

#FIRENZE #UFFIZI #ARCHEOLOGIA Accordo internazionale per la digitalizzazione in 3D del patrimonio archeologico, partecipa l’Università del’Indiana (USA)

FIRENZE –  Non ha precedenti l’accordo di cooperazione che questa mattina è stato firmato tra le Gallerie degli Uffizi e l’Università dell’Indiana (USA) per la digitalizzazione in 3D dell’intero patrimonio lapideo archeologico greco e romano degli Uffizi, dei musei di Palazzo Pitti e del Giardino di Boboli. Il progetto di collaborazione garantirà la realizzazione di modelli 3D che saranno resi disponibili online entro il 2020 per scopi sia di studio, sia di tutela. Si tratta di un’operazione che riguarderà circa 1260 opere d’arte – tra sculture, are e sarcofagi -, ovvero oggetti lapidei che vanno dal II secolo avanti Cristo al IV secolo dopo Cristo e che costituiscono la più ampia collezione di marmi antichi di un museo statale italiano non romano. Il costo complessivo dell’operazione – circa 600mila dollari – sarà interamente sostenuto dall’Università dell’Indiana.

Raccolta principalmente dalla famiglia dei Medici a partire dal XV secolo, e incrementata successivamente anche dai Lorena fino agli inizi del XIX secolo, la collezione di lapidei comprende capolavori dell’arte statuaria greca (come l’Alessandro morente, la Venere Medici, il Guerriero inginocchiato e il Cinghiale) e romana (come il gruppo dei Niobidi e l’Arianna dormiente che si trova nella Sala 35 della Galleria dedicata a Michelangelo); sono tutte opere di forte interesse per gli studiosi di arte che, grazie a questa operazione, potranno essere meglio studiate e apprezzate da tutti i ricercatori, allargando i confini della conoscenza anche in altri settori e aumentando gli standard di tutela attualmente esistenti in relazione ai marmi antichi.

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Riprese in fotogrammetria (Courtesy: Uffizi)

“La scansione sistematica del patrimonio scultoreo antico degli Uffizi – ha affermato Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi – aprirà prospettive completamente nuove per la ricerca, in quanto permetterà ricostruzioni virtuali delle policromie, integrazioni e restauri virtuali con una precisione finora impensabile. Non solo: essa permetterà un’accessibilità e una fruizione globale, e perfino un rilevamento così particolareggiato da fungere praticamente come ‘copia di sicurezza’ delle statue antiche”.

“Questo è un progetto storico e altamente ambizioso – ha dichiarato il Presidente dell’Università Michael A. McRobbie -, uno di quelli che genererà opportunità senza confronti per gli studiosi, grazie ad una delle istituzioni culturali leader nel mondo e alle sue leggendarie collezioni. La profonda conoscenza dell’Università in materia di arte antica, assieme alla nostra expertise tecnologica, costituiranno un sicuro vantaggio, che porterà alla luce, anche dal punto di vista virtuale, una collezione di antichità classiche in grado di ispirare alcuni dei più grandi geni della storia dell’arte occidentale”.

Il progetto sarà coordinato da Bernard Frischer, professore di Informatica dell’Università dell’Indiana, direttore del Virtual World Heritage Laboratory dell’Università ed esperto di archeologia virtuale, e da Fabrizio Paolucci curatore delle antichità classiche delle Gallerie degli Uffizi.

All’operazione forniranno il loro sostegno anche il Politecnico di Milano, con un team guidato dal professor Gabriele Guidi (per l’ambito tecnico), e l’Università di Firenze, con un gruppo di lavoro coordinato dal professor Paolo Liverani (per l’ambito umanistico).

L’oggetto  della scansione 3D

La scansione 3D interesserà tutto il patrimonio lapideo di marmi antichi delle Gallerie degli Uffizi, in tutto circa 1260 pezzi, 320 dei quali sono in esposizione nella Galleria degli Uffizi, 120 a Palazzo Pitti, altri 120 nel Giardino di Boboli e circa 700 nei vari depositi.

Il progetto prevede il ricorso alla fotogrammetria digitale automatica che, rappresentando un avanzamento tecnologico recente, consente di ottenere un modello tridimensionale texturizzato a partire da normali immagini digitali. Un po’ come avveniva già in passato attraverso il rilievo con laser scanner, anche con la fotogrammetria sarà possibile generare la cosiddetta “nube di punti 3D”, dato di partenza da cui trarre il modello digitale.

 Le scansioni 3D si svolgeranno sempre di lunedì, a museo chiuso, e vedranno impegnate squadre di 2/3 persone che agiranno in loco, cioè spostandosi da un’opera all’altra.

Le finalità del progetto

  • Il progetto di scansione 3D dell’intero patrimonio di marmi anchi delle Gallerie degli Uffizi avrà diverse finalità:
  • tutelare ogni singolo bene in quanto non sarà più solo inventariato e schedato ma anche riproducibile fedelmente partendo da un modello tridimensionale;
  • aumentare il livello di conoscenza di ogni opera a fini sia divulgativi, sia di valorizzazione;
  •  mappare completamente i restauri dei marmi antichi;
  • gestire i vari depositi;
  • calcolare esattamente i pesi delle opere, al fine della loro movimentazione ed esposizione nei musei, o custodia nei depositi;
  •  approfondire la ricerca delle tracce di colore presenti sui vari pezzi.

Inoltre il progetto quinquennale tra l’Università dell’Indiana e gli Uffizi includerà anche momenti di formazione per gli studenti di storia dell’arte ed informatica dell’Università dell’Indiana, ai quali saranno spiegate le tecniche di acquisizione dei dati 3D, modellazione digitale, creazione di modelli interattivi digitali; gli studenti americani saranno anche in grado di creare un numero limitato di ricostruzioni 3D funzionali al restauro di sculture, ciascuna legata agli interessi dei partecipanti e pubblicare modelli 3D su siti online, tra i quali il sito del MIBACT e il suo database interno, sul sito degli Uffizi e sul sito del Virtual World Heritage Laboratory nella sezione Digital Sculpture Project.

Da segnalare, inoltre, che il progetto è stato designato dal presidente McRobbie come progetto speciale per il Bicentenario dell’Università ed entrerà così a far parte delle attività e dei progetti per l’anno accademico 2019-20, durante il quale verranno celebrati i 200 anni dalla fondazione dell’Università.

Lucca, digitalizzati i codici della fondo Lucchesini

LUCCA – La collezione della Biblioteca Statale di Lucca, 22 preziosi codici appartenenti al fondo Lucchesini,  è ora on line. Il catalogo di questi Tesori è stato realizzato da Internet culturale, portale curato e diretto dall’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane che consente l’accesso al patrimonio delle stesse biblioteche.

La maggior parte dei codici che fanno parte della Collezione lucchese proviene dal fondo Lucchesini, divenuto di proprietà dell’Istituto dal 1833 con l’acquisto dagli eredi di Giacomo e Cesare Lucchesini. Tra i più antichi vi è il codice contenente i  “Sermones de festivitatibus Domini cum omeliis” (ms. 1389, secc. IX-XII) con le omelie di molti padri della Chiesa tra cui Agostino.  Il codice presenta diverse bellissime miniature, così come l’Evangeliarium (ms. 1379) prodotto in uno scriptorium ottoniano tra i secoli X ed XI e le Homiliae in Ezechielem (ms. 1383), che presenta una scrittura molto curata e illustrazioni che alludono  figure immaginare tipiche del Medioevo.

Da segnalare anche il codice ms. 1386, Líber psalmorum cum commentario, che sia per la scrittura che per la decorazione attesta una produzione inglese d’inizio Duecento. Diversi sono, invece, i capolettera del codice ms. 1405, Rhetorica ad Herennium, sia del tipo istoriato che abitato. Gli altri codici presenti, tutti corredati da una sintetica scheda descrittiva d’aiuto alla ricerca ed alla consultazione, trattano prevalentemente argomenti a carattere filosofico e teologico. Le numerose note di possesso consentono, infine, di individuare le precedenti provenienze.

Via Internet Culturale.