Il ritorno (a casa) di Zeus: dal Getty Museum la statua rientra ai “suoi” Campi Flegrei

NAPOLI –  Sabato 27 ottobre alle 10.30 sarà inaugurata la mostra “Il visibile, l’invisibile e il mare” all’interno della sala “Polveriera” del Museo Archeologico dei Campi Flegrei-Castello di Baia.  Undici statue ad accompagnare il protagonista indiscusso, Zeus in Trono: in esposizione capolavori inediti, provenienti dai fondali del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, da Cuma, da Miseno e dai giardini e dagli ambienti di rappresentanza delle ricche domus, dalle ville del patrimonio archeologico di Baia, che ne testimoniano il lussuoso stile di vita.

Nel percorso della mostra saranno presenti supporti multimediali per offrire al visitatore una possibilità in più per comprendere le caratteristiche dei Campi Flegrei: saranno proiettati filmati per raccontare il particolare fenomeno del bradisismo, che ha reso unici siti e monumenti, conservandoli in un suggestivo dualismo tra terra e mare.

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La statua di Zeus in Trono proveniente dal Getty Museum

Prima dell’inaugurazione della mostra, il direttore del Parco, Paolo Giulierini, illustrerà l’attività dell’ente dalla nascita ad oggi.  «Nove mesi di gestione del nuovo ente autonomo del Parco Archeologico dei Campi Flegrei sono stati impiegati per costruire la macchina amministrativa e gestionale, l’immagine coordinata, il sito – spiega il direttore – Parallelamente abbiamo lavorato per perfezionare la progettazione e l’apertura dei cantieri, relativamente ai finanziamenti PON e FSC, alla riapertura prossima della Grotta di Cocceio e a moltissime attività didattiche e culturali che hanno caratterizzato la stagione del Parco. L’arrivo di Zeus scandisce simbolicamente la chiusura di questa prima parte dei lavori ed apre al rilancio in grande stile previsto per la prossima primavera. Rilancio che – continua Giulierini – si badi bene è ben visibile, già testimoniato da una sensibile crescita di pubblico e dalla presenza del nostro ente nelle principali fiere turistiche nazionali ed internazionali, nonché in grandi progetti di ricerca con Musei cinesi, Università italiane e internazionali. Anche la buona sorte ci premia – aggiunge il direttore Giulierini – clamorose sono le scoperte del centro Jean Bérard, della Federico II, dell’Università L’Orientale e della Luigi Vanvitelli nell’ultime campagne di scavo a Cuma. Fecondi sono i rapporti con i sindaci, impegnati con noi nella costruzione del Parco. Presto la nostra sede sarà al Rione Terra e di questo mi preme ringraziare il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia. Un ringraziamento infine alla precedente direttrice Adele Campanelli e al meraviglioso e volitivo staff dei Campi Flegrei. Si riparte, con orgoglio»

UNA STATUA ICONICA – La statua di “Zeus in trono” risale al I secolo a.C. Alta 74 centimetri, rappresenta l’iconografia classica del dio greco. Proviene probabilmente dalle acque del golfo flegreo, considerate anche le sue condizioni: un lato ricoperto da incrostazioni marine (esposto a lungo nelle acque), un lato liscio (si ipotizza seppellito nella sabbia e dunque protetto). È stata esposta dal 1992 fino al 2017 al Getty Museum di Los Angeles, dopo essere finita in un giro di ricettatori. Nel 2012 attraverso l’analisi di un frammento di marmo ritrovato a Bacoli, si è trovata la corrispondenza con lo spigolo del bracciolo del trono di Zeus: la Guardia di Finanza, attraverso un’immagine disponibile in rete, ha potuto sovrapporre virtualmente la particella riemersa alla statua esposta al museo californiano, trovando una perfetta corrispondenza. Successivamente, a marzo 2014, è stata eseguita una verifica diretta e successivamente le analisi tecniche specifiche hanno determinato l’appartenenza e la provenienza. Grazie alle operazioni degli inquirenti e alle azioni di diplomazia della Magistratura e del Ministero dei Beni Culturali, la statua è ritornata a giugno 2017 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sabato 27 ottobre 2018 ritornerà a casa.

A festeggiare il ritorno di Zeus al Parco Archeologico dei Campi Flegrei, oltre al direttore dell’ente, Paolo Giulierini, anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Giovanni Melillo; il Capo di Gabinetto del Mibac, Tiziana Coccoluto; il sostituto procuratore presso la Procura di Napoli, Ludovica Giugni; il magistrato americano di collegamento con l’Italia, Cristina Posa; il Console generale degli Usa a Napoli, Mary Ellen Countryman.

La mostra, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, è promossa dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

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Arcetri (Fi), nuovo allestimento per la casa di Galileo: Villa Il Gioiello diventa luogo della memoria del grande scienziato [#FOTO]

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FIRENZE, 12 ottobre 2018 – Galileo Galilei visse i suoi ultimi 10 anni di vita, confinato agli arresti domiciliari sulla collina di Arcetri, una piccola zona collinare a sud del centro di Firenze. “Villa Il Gioiello”, questo il nome della dimora odierna, presenta ancora al suo interno alcuni ambienti che hanno accompagnato la vita quotidiana dello scienziato, ricostruiti sulla base delle fonti documentarie disponibili grazie ad un progetto promosso da Fondazione CR Firenze e dal ‘Il Colle di Galileo’, un accordo fra le istituzioni scientifiche che insistono sulla collina di Arcetri (Università di Firenze, Istituto Nazionale di Astrofisica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Fisica Nucleare). Hanno contribuito alla realizzazione il Museo Galileo e l’Accademia dei Georgofili.

Il nuovo allestimento per la casa di Galileo sarà inaugurato oggi, venerdì 12 ottobre 2018, alle ore 17  alla presenza del Rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei, del Vice sindaco Cristina Giachi, del Vice Presidente di Fondazione CR Firenze Donatella Carmi e del professor Giacomo Poggi, presidente del Comitato scientifico de ‘Il Colle di Galileo’.

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UN RESTAURO ACCURATO – Gli interventi sulla ViIla, oltre alla installazione di dispositivi audiovisivi principalmente dedicati agli incontri scientifici e alle scuole di dottorato in fisica che si svolgono periodicamente fra queste mura, si sono concentrati sulla ricostruzione e sull’arredo di alcuni ambienti emblematici: lo studiolo, la cucina e la cantina. Nello studiolo di Galileo, che è oggi uno dei luoghi più suggestivi del complesso, il mobilio è autentico, del Seicento o del secolo precedente, ed è stato scelto da antiquari esperti, guidati anche dall’inventario della villa redatto nei tempi immediatamente successivi alla morte di Galileo. Artigiani di grande esperienza specializzati nel restauro di libri antichi hanno ricostruito le ‘vacchette’, cioè i quaderni con copertina in pelle che contengono alcune copie degli appunti che Galileo redigeva sul moto dei satelliti medicei. Nei locali della villa sono stati posizionati anche otto sedie cinquecentesche e un leggio; nella stanza dove Galileo è spirato si trova un bassorilievo ligneo dei primi del secolo scorso, che rappresenta lo scienziato circondato dai suoi discepoli, secondo la consolidata iconografia galileiana.

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La cantine e la cucina erano locali intatti al tempo del restauro della Villa, ma totalmente privi di arredi. La loro ricostruzione, curata dall’Accademia dei Georgofili, si è bastata su studi che hanno permesso di definire un’ipotesi verosimile del materiale e degli oggetti contenuti. Le botti e il piccolo tino sono state costruiti seguendo le tecniche di allora; altri contenitori sono invece oggetti di antiquariato. Fiaschi, brocche e bicchieri di vetro sono stati riprodotti attraverso i quadri dell’epoca, mentre un tavolo di legno e dei panchetti sono stati realizzati secondo stilemi tratti da rappresentazioni iconografiche coeve.

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Fra gli altri interventi sostenuti dalla Fondazione CR Firenze ci sono anche la Biblioteca Virtuale,  che consiste, attraverso un dispositivo che proietta su una parete l’immagine di una libreria, di estrarre e consultare virtualmente i volumi o le opere possedute da Galileo. Monitor touch-screen consentono al visitatore di leggere un’ampia documentazione predisposta dal Museo Galileo, sulla villa, sui luoghi galileiani presenti a Firenze e sugli apparecchi e strumenti progettati dallo scienziato. Altri monitor consentono al visitatore di apprendere come, a partire dalla fine del secolo diciannovesimo fino ai giorni d’oggi, si siano sviluppate le attività scientifiche nel campo delle fisica e dell’astronomia sulla collina di Arcetri. Tutto il percorso è accompagnato da totem illustrativi con testi in italiano ed inglese.

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“PARADISO” DELLA FISICA  – La collina di Arcetri è oggi uno dei luoghi più importanti della storia della fisica. Nel maggio 2013 è stata designata sito storico dalla Società Europea di Fisica(EPS): è il secondo sito storico italiano ad aver avuto questo riconoscimento (dopo Via Panisperna a Roma, resa celebre dagli esperimenti sul rallentamento dei neutroni realizzati da Enrico Fermi nel 1934) che ne testimonia l’importanza per lo sviluppo della Fisica nell’ambito delle ricerche svolte dagli scienziati che vi hanno operato: Galileo Galilei; gli astronomi Giovan Battista Amici, Giovan Battista Donati e Giorgio Abetti; i fisici Enrico Fermi, Gilberto Bernardini, Enrico Persico, Franco Rasetti, Giuseppe Occhialini e Bruno Rossi.

La Villa è attualmente visitabile solo su prenotazione e con visita guidata”. Per informazioni e prenotazioni telefonare allo +39 055 2756444, da lunedì a venerdì 9-17, sabato 9-13, oppure scrivere edumsn@unifi.it

Ecco il nuovo volto del Museo Archeologico di Aquileia (con tanti tesori esposti per la prima volta) [#FOTO]

FOTO di apertura: MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA. CREDIT © Alessandra Chemollo. Si ringrazia Civita Tre Venezie

AQUILEIA (UD), 3 agosto 2018 –  Il 3 agosto 1882 nella villa neoclassica appartenuta ai conti Cassis Faraone il governo austro-ungarico apriva al pubblico l’Imperial Regio Museo dello Stato per raccogliere ed esporre le antichità di Aquileia, l’antica città romana celebrata come “moenibus et portu celeberrima”.  A distanza di 136 anni, oggi il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, fra le maggiori istituzioni dedicate all’archeologia romana, ha riaperto i battenti con una veste completamente rinnovata, che mette in risalto la ricchezza e l’importanza delle sue collezioni.  Si tratta del primo intervento complessivo di rinnovamento degli spazi della villa Cassis Faraone dal tempo del radicale restauro conclusosi nel 1955, che prevede il riallestimento dell’intera collezione.

All’inaugurazione ha partecipato anche il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, che ha rimarcato come “l’ampliamento del Man permetta di offrire al pubblico tesori finora confinati nei depositi, facendo comprendere a pieno l’importanza e il rilievo dell’antico insediamento romano che, fino a tutto il periodo tardo antico, è stato uno dei centri irradianti di civiltà e sapere del bacino adriatico e dell’intero Mediterraneo”. Insieme a lui, l’Assessore alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia Tiziana Gibelli, il Sindaco di Aquileia Gabriele Spanghero, il Presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi, e i Direttori del Polo Museale regionale e del Museo, Luca Caburlotto e Marta Novello.

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Museo Archeologico di Aquileia. Esterno © Alessandra Chemollo

UN MUSEO PER TUTTI – Grazie all’approccio interdisciplinare, il nuovo percorso espositivo è stato concepito con l’obiettivo di rendere il museo un luogo aperto a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Al centro della nuova impostazione di visita sarà la riscoperta e valorizzazione dell’antica città di Aquileia – dalla quale proviene la miriade di oggetti e testimonianze di età romana che il museo custodisce – nel rapporto con il suo territorio. Il criterio espositivo, per decenni improntato sulla classificazione tipologica dei reperti, è stato completamente ripensato nell’intento di offrire un percorso più coinvolgente, che consenta una maggior comprensione dell’area archeologica, iscritta al Patrimonio mondiale dell’umanità (Unesco) dal 1998.

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MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA CREDIT © Alessandra Chemollo

 

Le eleganti e innovative soluzioni del nuovo allestimento valorizzano gli straordinari reperti che Aquileia ha restituito nella sua lunga stagione di scavi e ricerche.

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TANTI TESORI MAI ESPOSTI… – Accanto ai materiali più noti, i visitatori potranno ammirare reperti mai esposti prima, recuperati dai depositi e restaurati grazie a un’attenta politica di crowdfunding. Tra questi vi sono i corredi funerari restaurati grazie all’intervento dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e preziosi oggetti d’arredo provenienti dalle ricche domus aquileiesi, già ampiamente note per la varietà e raffinatezza dei loro mosaici pavimentali. Proprio ai mosaici, uno dei fiori all’occhiello del sito archeologico di Aquileia, vengono riservate nuove forme di valorizzazione all’interno del progetto di allestimento.

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Alcuni dei pavimenti più importanti della collezione – prima conservati nei portici delle gallerie esterne e ora completamente rinnovati grazie ai restauri realizzati con il contributo di Intesa San Paolo e di Coop Allenza 3.0. – vengono ora presentati in associazione con affreschi e suppellettili in ceramica, vetro e metalli preziosi, utilizzate nel corso dei banchetti, per offrire un quadro della vita quotidiana dei ceti più agiati.

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…E TANTI TESORI RISCOPERTI – Fra i capolavori più noti vengono esposte in una luce completamente nuova, grazie al restauro realizzato con il contributo della Fondazione Friuli, alcune delle più note opere di scultura: dal monumentale ciclo imperiale di età giulio-claudia ai numerosi ritratti, che costituiscono una delle peculiarità della raccolta, il cui suggestivo allestimento consentirà al visitatore di essere accompagnato dai volti degli antichi abitanti in un viaggio ideale alla scoperta dell’antica Aquileia.

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Queste e altre novità veicoleranno una narrazione completamente inedita della città romana, con diversi focus sulle sue attività produttive, sui suoi costumi, sull’impianto urbano originario e sugli apparati decorativi che caratterizzavano i luoghi più rappresentativi dell’epoca. La nuova sezione dedicata al ruolo di Aquileia quale “porta del Mediterraneo” restituirà attraverso documenti e iscrizioni uno spaccato della vivace dimensione culturale del centro. Sarà così possibile immergersi nella sua realtà cosmopolita, che la rese una tra i più importanti realtà economiche, culturali e strategico-militari dell’impero romano. Il Museo, totalmente rinnovato, potrà contare su un adeguamento ai più moderni standard museali internazionali e su apparati di comunicazione e didattici totalmente ripensati in modo da offrire una nuova forma narrativa con approfondimenti sui singoli reperti.

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Il progetto è frutto di un lavoro di squadra che affianca professionalità interne al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – quali Luca Caburlotto, direttore del Polo museale del Friuli Venezia Giulia, Marta Novello, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, Anna Chiarelli, Responsabile unico del procedimento, Stefania Casucci per la progettazione, Elena Braidotti e Annalisa De Franzoni per il supporto tecnico-scientifico – a professionisti come Giovanni Tortelli per l’allestimento museografico, a un comitato scientifico composto da esperti del settore – Gemma Sena Chiesa, Francesca Ghedini, Franca Maselli Scotti, Francesca Morandini, Matteo Ceriana.

 


INFORMAZIONI

Museo Archeologico Nazionale di Aquileia
Aquileia (UD), 
Via Roma, 1
www.museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it
0431 91035; museoarcheoaquileia@beniculturali.it

Orari: mart-dom 8.30 – 19.30 (chiusura cassa alle 19.00)
Biglietti: € 7 intero; € 3,50 ridotto
Ingresso gratuito: Minori di 18 anni e tutte le categorie previste dal Mibac, FVG Card, Biglietto unico Aquileia

 

Scoperto a Pavia un antifonario del XII secolo

PAVIA – Un antifonario dell’XI-XII secolo è riemerso quasi per caso nella Biblioteca Universitaria di Pavia durante il restauro, finanziato con Art Bonus del MiBACad,  di tre libri della prima metà del Seicento conservati in Salone Teresiano. La scoperta è stata fatta da Alessandra Furlotti, incaricata dalla Biblioteca, durante il distacco della legatura di pregio del libro di Giovanni De Deis, In Ecclesia Mediolanensi (Milano, Melchiorre Malatesta, 1628): nella controguardia era nascosto un foglio in pergamena manoscritta contenente un testo e una notazione musicale antica. Grazie alla consulenza di Dominique Gatté, specialista di musica medievale e fondatore del principale database online di musica dell’Alto Medioevo, Musicologie Médiévale , è arrivata la conferma: si trattava di un foglio di un antifonario, databile intorno al 1100 e prodotto in area novarese.

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Non si tratta certo – come pure si legge nel comunicato stampa diffuso dal Ministero e come ha ripreso gran parte della stampa non specializzata –  del “più antico antifonario finora conosciuto” . Gli antifonari noti sono parecchi e  i più antichi – stavolta per davvero – risalgono almeno al VII-VIII secolo: basti citare il celeberrimo Antifonario di Bangor, prodotto nell’omonimo monastero insulare intorno al 680/690, che  un tempo apparteneva al monastero di Bobbio (Piacenza); fu scoperto dal grande erudito Ludovico Antonio Muratori nel 1695 e dall’inizio del XVII secolo è conservato nelle collezioni della Biblioteca Ambrosiana, dove giunse per iniziativa del suo fondatore, il cardinale Federico Borromeo.

La scoperta è comunque interessante. “Il ritrovamento di questo prezioso documento – dichiara il Ministro Alberto Bonisoli – conferma quanto sia importante il lavoro di tutela e di ricerca nei confronti del patrimonio librario del Paese. Fondamentale si rivela anche la collaborazione con il mondo universitario e il suo sistema bibliotecario”.

Il direttore generale Biblioteche e Istituti culturali del MiBAC – Paola Passarelli, ha così commentato: “Questa scoperta è il frutto di diverse sinergie capaci di utilizzare gli strumenti del presente per ritrovare le parole e, in questo caso, le “note” del passato. L’antico antifonario è un ritorno alle origini, un frammento del passato che continua a rimanere nel presente, alimentando l’inesauribile dialogo con la nostra memoria culturale. Perché i libri, e con essi le Biblioteche, sono questo: scrigni del sapere, custodi narrativi della conoscenza per lanciare la sfida al nostro futuro. La pergamena ritrovata è già stata inserita in un passe-partout che ne consente la lettura recto-verso, pronta per essere studiata”.

Il progetto completo “RinnoviAMO la Bellezza” è finanziato attraverso Art Bonus ed è stato avviato dalla Biblioteca lo scorso anno, in occasione del tricentenario della nascita di Maria Teresa d’Austria; esso comprende il restauro delle legature di pregio di trenta opere edite tra il XVI e il XIX secolo di area italiana e austriaca, con copertine rare e preziose.

Fonte della notizia: Biblioteca Universitaria di Pavia / Direzione Generale Biblioteche e istituti culturali

(e.p.)

RESTITUZIONI / Presto in Italia da Cleveland il “Druso” trafugato da Napoli

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e il Cleveland Museum of Art hanno raggiunto un accordo per restituire all’Italia una statua in marmo dell’inizio del I  secolo a.C. raffigurante la testa di Druso Minore (13 a.C. – 23 d. C.).

“Questa restituzione – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – è il frutto di un importante e proficuo accordo culturale e della piena collaborazione dei vertici del Museo con le autorità italiane. Ora attendiamo il ritorno dell’opera, che una volta in Italia verrà restituita al più presto a Napoli e alla sua comunità, da dove fu sottratta”.

“Abbiamo instaurato da molti anni un eccellente rapporto con il Ministero – ha dichiarato il direttore del Cleveland Museum, William Griswold – e non appena siamo venuti a conoscenza che le circostanze relative alla provenienza della scultura erano incoerenti con quanto ci risultava relativamente alla provenienza, la decisione di prendere contatto direttamente con il Ministero è stata facile, alla luce dell’esperienza di collaborazione con i colleghi italiani maturata in questi anni. Abbiamo collaborato proficuamente con il Ministero in primo luogo per chiarire le circostanze relative alla rimozione della statua e, in secondo luogo, per definire la decisione di restituire l’opera”.

Nel 2008, il Cleveland Museum of Art ha concluso un accordo di cooperazione culturale che ha rappresentato la base di nuovi rapporti tra il Museo e il Ministero. Tale accordo ha inoltre fornito il quadro al cui interno è stato possibile, per il Museo, prendere contatto con il Ministero e ottenere le informazioni necessarie che hanno consentito al Museo di decidere di restituire il Druso Minore.

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La scultura, precedentemente venduta in un’asta pubblica a Parigi nel 2004, era stata acquisita dal Museo nel 2012 dopo una ampia ricerca per confermare la sua provenienza. Quando il Museo aveva acquisito l’opera, si riteneva che la scultura provenisse originariamente dal Nord Africa. Nel momento in cui, in tempi più recenti, il Museo è venuto a conoscenza del fatto che la scultura poteva essere stata asportata illecitamente da un sito nei pressi di Napoli verso la fine della Seconda guerra mondiale, il Museo aveva prontamente contattato il Ministero. Agendo in collaborazione con i funzionari del Ministero e con l’assistenza del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, alla luce delle informazioni ottenute e all’esito di approfondite ricerche, il Museo ha ritenuto opportuno restituire  la scultura all’Italia.

Fonte: Mibact

Colle di Val d’Elsa (Si), riapre dopo vent’anni il Museo San Pietro: un viaggio nella storia della città [GALLERY]

SIENA – Dopo quasi venti anni di chiusura, sabato 18 marzo, alle ore 11,00 riapriranno le porte del nuovo Museo San Pietro di Colle di Val d’Elsa (Siena).  Il percorso espositivo ripercorre la storia della città attraverso le espressioni d’arte, in un dialogo costante tra religiosità e ambizione civica propria dei comuni medievali, culminata nel 1592 con l’elevazione della Terra di Colle a Città, a seguito dell’istituzione della Diocesi. L’allestimento, scandito sui grandi avvenimenti storici, cerca di cogliere e proporre i momenti in cui il linguaggio artistico diventa espressione della cultura del popolo colligiano e della sua fede.

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Museo San Pietro – chiostro

PICCOLA CITTA’, GRANDE STORIA – Posta al confine tra i territori di Siena e Firenze, Colle fu luogo di scontro politico, culminato in battaglie e assedi, ma anche luogo di incontro tra la tradizione artistica senese e quella fiorentina, humus culturale da cui nacque la grande stagione dell’età moderna, culminata nella ristrutturazione urbana e nei cantieri promossi dagli Usimbardi, come il Duomo, il Palazzo Vescovile o le fabbriche del San Pietro e dell’Ospedale di San Lorenzo, per giungere alle esperienze Otto e Novecentesche, magistralmente identificabili nelle opere di Antonio Salvetti o nel tormento artistico di Walter Fusi.
Tutta questa vicenda è raccontata nelle sale del museo e nella città, in un percorso integrato che, partendo dal San Pietro, porta ideale della città, si svolge per le vie ed i vicoli del Borgo di Santa Caterina e del Castello, per terminare al Museo Archeologico “Ranuccio Bianchi Bandinelli”, che, a breve, riaprirà le porte con nuovo allestimento.

GALLERY: LE OPERE

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UNO MUSEO, TANTI MUSEI – Il museo è il frutto della fusione del Museo Civico e Diocesano d’Arte sacra (formatosi dall’unione dei due istituti nel 1995), con la Collezione del Conservatorio di San Pietro, il monastero di San Pietro e il monastero di Santa Caterina e Maddalena, la Collezione Romano Bilenchi e la Collezione di Walter Fusi. Il percorso espositivo è realizzato su progetto dell’Arcidiocesi di Siena, del Comune di Colle Val d’Elsa e della Fondazione Musei Senesi, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Siena, Grosseto e Arezzo e il contributo di Ales SpA, Regione Toscana e Fondazione Monte dei Paschi di Siena.  Particolare importanza acquista  la sezione dedicata alla Collezione di Romano Bilenchi, che propone una selezione scelta della ricca biblioteca dello scrittore colligiano donata al Comune di Colle di Val d’Elsa, nel contesto in cui si trovava: le opere di Ottone Rosai, Moses Levy e Mino Maccari raccontano la formazione di Romano Bilenchi, arricchendo il quadro fornito dalle sue opere letterarie, specificandone la personalità.

Per la prima volta, dunque,  la proposta di Colle Alta Musei disvela le particolarità colligiane , permettendo al visitatore di leggere lo sviluppo della Città e della Diocesi di Colle in rapporto alle opere d’arte ed alle modifiche del tessuto urbano, con un dialogo continuo tra musei e centro storico, anche grazie al supporto della specifica audioguida. La gestione del museo e l’organizzazione è affidata a Civita – Opera.


Informazioni

Museo San Pietro, Colle di Val d’Elsa (SI)
via Gracco del Secco, 102

Orari
1 marzo – 31 ottobre: tutti i giorni 11:00 – 17:00
1 novembre – 25 dicembre: solo sabato e domenica 15:00 – 17:00
26 dicembre 6 gennaio: tutti i giorni 11:00 -17:00
9 gennaio – 28 febbraio: chiuso

Ingresso:
€ 6,00 intero (audioguida gratuita);
€ 4,00 ridotto (audioguida gratuita): bambini dai 6 ai 12 anni, gruppi  scolastici
Ingresso gratuito : bambini al di sotto dei  6 anni, residenti a Colle Val d’Elsa; scuole di Colle Val d’Elsa, portatori di handicap

WEB
www.collealtamusei.it
info@collealtamusei.it
call center info e booking 0577/286300

Fonte: Civita

Nasce la Digital Library italiana, presto online il patrimonio di 101 archivi e 46 biblioteche

ROMA – Una Digital Library Italiana per valorizzare l’immenso patrimonio di immagini conservato nei 101 Archivi di Stato, nelle 46 biblioteche statali e negli archivi fotografici delle soprintendenze. L’iniziativa è stata annunciata dal Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, che nel corso della conferenza “Cultura e turismo per la crescita del Paese” che lo ha visto relatore questa mattina all’Accademia dei Lincei ha dichiarato .di aver firmato proprio oggi il relativo provvedimento, “che verrà finanziato con due milioni di euro. Un bene ineguagliabile  – continua il Ministro – di enorme valore culturale che nell’era della rete ha anche un valore economico considerevole”.

L’Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione del MiBACT, in forza del decreto ministeriale del 17 gennaio 2017 registrato dagli organi di controllo e grazie alle risorse che verranno individuate con il provvedimento odierno, verrà dotato dunque del servizio Digital Library che coordinerà i programmi di digitalizzazione del patrimonio culturale, elaborerà il piano nazionale di digitalizzazione e ne curerà l’attuazione, anche in collaborazione con altri enti pubblici o privati.

Fonte: Mibact


AGGIORNAMENTO DEL 18 marzo.

A commento della notizia e come spunto di riflessione, condividiamo volentieri questo articolo di Giulia Barrera pubblicato su “Il Manifesto” del 17.03.2017 e ribloggato da EMERGENZA CULTURA.

Giulia Barrera, Quel pasticcio della «Digital Library Italiana»

BIBLIOTECHE. Arrivano 2 milioni per finanziare la digitalizzazione, affidata però a chi non ha esperienza con archivi e biblioteche

Il 10 marzo, il ministro Dario Franceschini ha annunciato la nascita della «Digital Library Italiana», finanziata con due milioni di euro, che «valorizzerà l’immenso patrimonio di immagini» conservato negli Archivi di Stato, nelle biblioteche pubbliche statali e negli archivi fotografici delle soprintendenze. Finalmente una buona notizia per archivi e biblioteche? Purtroppo, non sembra.

 

UN QUARANTENNIO di esperienza nel campo delle digitalizzazioni ci insegna che non basta lo stanziamento di fondi per produrre servizi per i cittadini e tutela del patrimonio. Negli anni, infatti, di soldi se ne sono spesi e anche tanti; più di un ministro ha infatti voluto cogliere i benefici di immagine che poteva offrire il comparire come colui che digitalizzava il patrimonio culturale italiano. I risultati, però, non sono sempre stati quelli auspicabili.

I più anziani ricorderanno come nel 1986-87 vennero finanziate con 600 miliardi una serie di iniziative di «valorizzazione dei beni culturali (…) attraverso l’utilizzazione delle tecnologie più avanzate».

SI PARLAVA allora di valorizzare i «giacimenti culturali». Qualcosa di utile venne fatto, ma si sprecarono anche molti soldi per la creazione di banche dati inutili ed inutilizzate, destinate ad un lento e solitario deperimento in qualche scantinato ministeriale.
I più giovani, invece, potranno ricordare i fasti del portale «CulturaItalia», costato 1 milione e 300 mila euro, che prometteva di portare il patrimonio culturale a portata di un click, ma che in realtà offre agli internauti pochi frutti in più di quanto essi non possano ottenere mediante una semplice ricerca con Google.

NEL TEMPO, poi, sono stati effettuati molti altri progetti di digitalizzazione, piccoli e grandi, alcuni progettati accuratamente, altri improvvisati o improntati al pressapochismo; alcuni rendono ottimi servizi ai cittadini, altri si sono rivelati solo sprechi di soldi. In breve, digitalizzare è utile solo se fatto nell’ambito di un progetto ben meditato.

Quindi ben vengano, naturalmente, i finanziamenti, ma è necessario capire bene a cosa verranno destinati e da chi e come verranno gestiti. E qui cominciano i problemi. Il ministro infatti ha affidato la creazione della «Digital Library Italiana» all’Istituto per il catalogo e la documentazione (Iccd), un istituto il cui fine istituzionale è la catalogazione del patrimonio culturale, ad eccezione di archivi e biblioteche.

PER LA GESTIONE dei sistemi informativi che descrivono queste altre categorie di beni, infatti, esistono altri due istituti centrali, rispettivamente l’Istituto centrale per gli archivi e l’Istituto per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche. A ognuno il suo mestiere: descrivere un quadro non è la stessa cosa che descrivere un libro; descrivere un archivio è diverso da descrivere un sarcofago; occorrono schede diverse, sistemi informativi diversi, professionalità diverse.

PER DESCRIVERE il patrimonio archivistico e bibliografico esistono già due imponenti sistemi informativi, gestiti dai due istituti centrali sopra ricordati: il Sistema archivistico nazionale, che permette di accedere alla descrizione – più o meno analitica – del patrimonio documentario conservato da oltre 10mila istituti di conservazione e di accedere a più di 55 milioni di documenti digitalizzati; e il Servizio bibliotecario nazionale, che permette di consultare on line il catalogo unificato di circa 6mila biblioteche e accedere a 800 mila testi digitalizzati. Un altro portale, «Internet culturale», è finalizzato a facilitare l’accesso alle copie digitali di libri e periodici antichi e include oltre 10 milioni di oggetti digitali.

Qual è il senso, dunque, di creare un ulteriore portale? Perché non concentrare le risorse per migliorare e potenziare il Servizio archivistico nazionale e il Sistema bibliotecario nazionale? A qual fine creare conflitti di competenze, affidando a un istituto che di archivi e biblioteche non si è mai occupato, il coordinamento delle digitalizzazioni effettuate da archivi e biblioteche? Difficile dare risposta a questi interrogativi. Ma per chi non si accontenta degli annunci, sono domande che contano.

Il Manifesto, 17.03.2017

SISMA / Riapre il centro storico di Norcia: messa in sicurezza la basilica

NORCIA (PG) – Domani  giovedì 22 dicembre 2016 a partire dalle ore 9:30 sarà montata sulla facciata della basilica di San Benedetto a Norcia la grande struttura in tubi innocenti alta 18 metri che  garantirà la messa in sicurezza della facciata stessa rimasta in piedi come una ‘vela’  dopo le due terribili scosse di terremoto del 26 e del 30 ottobre.

Il progetto, curato e diretto dall’ing. Claudio Modena dell’Università di Padova e condiviso dal Nucleo Interventi Speciali dei Vigili del Fuoco, è stato eseguito dalle squadre dei Vigili del Fuoco coordinate dai tecnici dello stesso NIS, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria .

L’intervento è stato finanziato dal MIBACT per l’ingente fornitura dei materiali e portato a compimento a solo un mese e mezzo dall’affidamento dei lavori. Grande la soddisfazione del Ministero dei Beni delle Attività culturali e del Turismo, della Diocesi di Spoleto Norcia e del Comune di Norcia per la realizzazione di quest’opera che sarà propedeutica alle altre fasi della messa in sicurezza relative al campanile, all’abside della basilica e al transetto, con la salvaguardia delle macerie, ancora all’interno dell’edificio, per le quali ai primi di gennaio partirà l’operazione della selezione controllata in base alle direttive tecniche date dal Ministero stesso.

Con la riapertura sempre nella giornata di domani alle ore 15:00 del centro storico di Norcia, per 2 mesi zona rossa inaccessibile, sarà possibile vedere le opere in corso per la messa in sicurezza degli altri edifici storici di Norcia colpiti dal sisma.

Fonte: MIBACT

ARTE – FIRENZE / Il Duomo “ritrova” tre capolavori di Arnolfo di Cambio e Tino da Camaino

Il Museo dell’opera del Duomo di Firenze si arricchisce di tre preziose sculture trecentesche
di Arnolfo di Cambio e di Tino da Camaino, 
acquistate dall’Opera di Santa Maria del Fiore sul mercato antiquario.  L’Apostolo di Arnolfo sarà collocato sul colossale modello dell’antica facciata 

FIRENZE –  Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze si arricchisce di tre preziose sculture trecentesche appartenute alla Cattedrale di Firenze: un Apostolo di Arnolfo di Cambio proveniente dall’antica facciata del Duomo di Firenze e due angeli reggidrappo di Tino da Camaino che facevano parte della tomba del Vescovo Antonio d’Orso. Le tre opere saranno visibili al pubblico a partire da oggi,  7 dicembre 2016. Si tratta di un’acquisizione eccezionale sia per l’eccelsa qualità delle opere, sia perché restituisce alla città di Firenze tre sculture risalenti alla fase iniziale di costruzione e decorazione della Cattedrale, avviata nel 1296 dall’architetto e scultore Arnolfo di Cambio.

Le tre sculture erano apparse sul mercato durante l’ultima Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, presentate dalla Galleria Mehringer Benappi da cui l’Opera di Santa Maria del Fiore le ha acquistate dopo un’attenta valutazione.

E’ del grande architetto e scultore Arnolfo di Cambio, l’Apostolo in marmo che sarà collocato sul modello a grandezza naturale dell’antica facciata del Duomo di Firenze, nella sala del Paradiso, nella posizione per cui originariamente era stato realizzato.

La figura marmorea – alta 118 cm per 38,5 di larghezza – fu rimossa nel 1587, quando l’antica facciata del Duomo di Firenze fu distrutta per volere dei Medici, passando nell’Ottocento dai depositi dell’Opera di Santa Maria del Fiore nelle collezioni dei marchesi Torrigiani. L’Apostolo faceva parte del gruppo della DormitioVirginis che si trovava nel timpano della porta meridionale della facciata del Duomo. La posizione delle braccia dell’Apostolo lascia pensare che la figura sostenesse il lenzuolo del letto funebre della Vergine dormiente, la cui versione originale, assai danneggiata, si trova nel Bode Museum di Berlino. La traccia di una mano scolpita sotto il lenzuolo, a sinistra della Vergine, conferma la presenza in origine di una figura protratta sul feretro in atto di sollevare il sudario, da identificarsi proprio con la preziosa scultura dell’Apostolo di Arnolfo.

“Quasi tutti gli altri elementi del gruppo della Dormitio Virginis esposto al Museo dell’Opera del Duomo sono copie”, afferma il direttore del Museo Timothy Verdon, “e così il ritorno di questa importante scultura originale è particolarmente significativo per il Museo”.

Sono invece del maestro senese Tino di Camaino i due angeli reggidrappo, realizzati originariamente per la tomba del Vescovo Antonio d’Orso, risalente al 1321, per la controfacciata del Duomo di Firenze. Queste opere – alte rispettivamente 36,5 cm e 35 cm e larghe alla base 57,5 cm e 56,8 cm – verosimilmente decoravano la cimasa del perduto tabernacolo architettonico del monumento. I due angeli, inginocchiati, guardano adoranti verso l’alto con in mano i lembi di un drappo (ora perduto), che, steso sopra l’effigie del Vescovo, alludeva alla Elevatio animae del prelato: l’innalzamento verso Dio della sua anima dopo morto. Il monumento, spostato più volte all’interno del Duomo e senza il suo tabernacolo architettonico, fu riportato nella posizione originale solo nel primo Novecento. Le due sculture di Tino da Camaino saranno collocate nella “sala delle Navate” del Museo.


Museo dell’Opera del Duomo di Firenze
Piazza del Duomo 9, 50122 Firenze
Tel. centralino 055 – 2302885 – Email: info@operaduomo.firenze.it
Sito internet: http://www.ilgrandemuseodelduomo.it/mu

Orari: Aperto tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 20.00. Chiuso ogni primo martedì del mese
Ingresso: Biglietto Unico di 15 euro comprensivo della visita del Museo, del Battistero, del Campanile di Giotto, della Cupola del Brunelleschi e della Cripta di Santa Reparata. Valevole 48 ore dal primo ingresso.

ARCHEOLOGIA / Pisa, ecco il nuovo Museo delle Antiche Navi

Presentati i primi due padiglioni del Museo che raccoglierà i reperti delle 30 imbarcazioni di età romana emerse dagli scavi. Il cantiere sarà  per ora aperto solo su prenotazione con visita guidata dal 3 dicembre.

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PISA – Sono stati presentati al pubblico  ieri,  venerdì 25 novembre a Pisa, i primi due padiglioni del “Museo delle Navi Antiche”, presso gli Arsenali Medicei, in Lungarno Ranieri Simonelli. È la prima parte di quella che sarà una delle più importanti e grandi esposizioni archeologiche, la cosiddetta “Pompei del mare”, con 30 imbarcazioni di epoca romana (di cui 13 integre), risalenti tra il III secolo a.C e il VII d.C.), complete di carico, che include gli oggetti personali dei marinai, con migliaia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico. 

GLI SCAVI – Vicino alla stazione ferroviaria di San Rossore a Pisa, nel 1998, vennero alla luce i resti della prima nave, determinando il blocco dei lavori per la costruzione della ferrovia. Nacque così il grande cantiere di scavo e di restauro. Il laborioso lavoro di archeologi e restauratori di Cooperativa Archeologia, che si è occupata anche del montaggio dei relitti sotto la direzione dell’archeologo Andrea Camilli, ha ricomposto il mosaico di una lunga storia, fatta di commerci e marinai, navigazioni e rotte, vita quotidiana a bordo e naufragi. Il tutto disseminato all’interno degli Arsenali Medicei di Pisa, considerato il luogo più adatto per la realizzazione di un museo: costruiti nella seconda metà del Cinquecento per volontà di Cosimo I, sono formati da una serie di capannoni in mattoni, in origine aperti, decorati sulla facciata verso l’Arno da mascheroni in marmo, stemmi e iscrizioni che ricordano le vittorie navali dell’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano.

L’ALLESTIMENTO – I primi due ambienti ad essere aperti al pubblico (saranno poi 8 in tutto)  sono la sala V e, con una sezione introduttiva a questa, la sala IV, con l’esposizione della prima imbarcazione rinvenuta, la nave A ( lunga 18 metri e risalente al II secolo d.C). Nella grande sala V saranno esposte tutte le navi restaurate: da guerra, da commercio, da mare aperto e da fiume. Al momento, qui si possono vedere la Nave F (del II sec. d.C), che rientra nella categoria delle piccole imbarcazioni fluviali, veloci, a forma di piroga, dalla caratteristica prua monossile, ossia scolpita in un unico blocco. Lo scafo è deformato per il pilotaggio da un solo lato, come le gondole; la Nave I (del IV-V secolo d.C) è un traghetto a fondo piatto interamente realizzato in legno di quercia e rivestito all’esterno da fasce chiodate in ferro per proteggere lo scafo dai fondali bassi. La nave era manovrata a riva da un argano; la Nave D ((VI sec. d.C) sarà visibile posta su una grande struttura metallica, che sosterrà questa imponente imbarcazione, lunga 13 metri e larga più di 4: una nave fluviale adibita al trasporto di sabbia, trainata da riva da una coppia di cavalli. È inoltre presente la ricostruzione a grandezza naturale della Nave C, l’Alkedo (inizi I sec. d.C.), finalmente libera dal guscio che la ha protetta per 15 anni. Consistenti tracce di colore hanno permesso di riprodurre il suo colore originale, in bianco con rifiniture in rosso e il nero per il simbolo dell’occhio, dipinto sulla prua a protezione delle avversità di chi va per mare.

La sala IV, invece, è dedicata alla tecnica di costruzioni delle navi e racconta come un semplice cantiere di scavo venne ampliato e attrezzato per una scoperta così inaspettata. Il progetto di scavo e restauro delle antiche navi di Pisa è innovativo a livello internazionale, considerato che per la prima volta sono state restaurate delle navi per intero, senza che venissero smontate. Quindi il restauro è iniziato in corso di scavo. In cantiere è stato progettato un preliminare sistema di protezione dei reperti con pannelli in vetroresina

PROSSIME APERTURE – A breve sarà svelato il resto, per un totale di 4.800 metri quadrati: l’ingresso sarà dal cortile, con il lungo corridoio che costituisce la spina dorsale del percorso, la narrazione di tutto quello che era Pisa prima delle navi, gli eventi alluvionali che portarono al loro progressivo affondamento, tutte le navi restaurate e tanto altro, fra cui il bagaglio del marinaio, una cassetta di legno con monete e medicamenti. Sarà un percorso tra amuleti e tanti oggetti di bordo come fornelli, vasellame da mensa e da cucina, piatti e attrezzi da carpentiere per le riparazioni, lucerne e oggetti di culto che i marinai portavano con loro durante viaggi pericolosi, come oggetti votivi, piccole statuine delle divinità e scarabei, calzature in legno, frammenti di indumenti in cuoio, resti vegetali come semi, utili sia per capire i commerci che l’alimentazione dei marinai.


Informazioni 

Museo delle Navi Antiche. Prezzo della visita guidata per singoli e per gruppi intero 12 euro, soci Coop e residenti Comune di Pisa 10 euro, 6/14 anni 5 euro, under 6 gratuito. Durata della visita 60 minuti. Ritrovo – ingresso agli Arsenali Medicei, lungarno Ranieri  Simonelli, Pisa

Sito web: www.navidipisa.it.

La visita al cantiere di scavo e al cantiere di allestimento del museo delle navi antiche sarà solo su prenotazione, in giorni stabiliti o su richiesta, a partire da sabato 3 dicembre (per informazioni turismo@archeologia.it e 055 5520407)