MOSTRE / Storia dei Severi, l’ultima grande dinastia di Roma

Busto di Marco Aurelio, inv. S 234

ROMA, 14 novembre 2018  – Apre domani al pubblico “Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa“, grande mostra che ripercorre la storia della dinastia dei Severi: l’ultima, rilevante famiglia imperiale, che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 d.C. Promossa dal Parco archeologico del Colosseo, la rassegna – ideata da Clementina Panella che l’ha curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea – si articola tra
Colosseo, Foro Romano, Palatino.

Dal 15 novembre 2018 nei tre luoghi coinvolti dall’esposizione vengono ricordate le tappe di una dominazione che ha suggellato una straordinaria stagione di riforme: tra tutte la constitutio antoniniana. Emessa da Caracalla nel 212 d.C., concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero. Un provvedimento rivoluzionario, che portava a compimento un processo plurisecolare di estensione dei diritti civili e con cui finalmente si completavano le premesse ideali di universalismo e cosmopolitismo implicite nell’istituzione imperiale, solo parzialmente realizzate da Augusto più di due secoli prima. 

Busto loricato con paludamentum e ritratto di Settimio Severo (tipo “dell’adozione”) Da Ostia, Terme di Nettuno Marmo; alt. cm 69 196-197 d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 345
Ritratto di Giulia Domna (tipo “Gabii”) Dal Museo Kircheriano Marmo lunense; alt. cm 25,5 193-210 d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme, inv. 66058
Busto con paludamentum e ritratto di Caracalla (tipo “imperatore unico”) Da Roma, Terme di Caracalla (dalla proprietà di Mario Macaroni) Marmo bianco asiatico; alt. cm 65 212-217 d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv. 6033 Fotografia di Luigi Spina
Ritratto di Geta bambino (tipo della “successione”) Dalla collezione Bevilacqua, Verona Marmo bianco; alt. cm 26 198-204 d.C. Monaco di Baviera, Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek, inv. 352
Ritratto di Elagabalo (II tipo) Dalla collezione Albani Marmo bianco; alt. cm 32 220-221 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 470 Fotografia di Zeno Colantoni

RITRATTI D’IMPERATORE – La mostra, con l’organizzazione e la promozione di Electa, presenta al secondo ordine del Colosseo circa cento tra reperti archeologici e opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri. Attraverso di essi, in quattro sezioni, si illustrano gli sviluppi storico-politici e l’evoluzione artistica e architettonica a Roma e nelle regioni dell’impero.
Una ricca sequenza di ritratti della dinastia apre il percorso, ricordando le origini della famiglia: con Settimio Severo proveniente da Leptis Magna, in Libia, e con la moglie Iulia Domna da Emesa, in Siria, nominata Augusta e donna di grande influenza politica. Tra i pezzi in mostra, anche tre rilievi di recente scoperta negli scavi della metropolitana di Napoli, appartenenti a un Arco onorario. Senza dimenticare i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da Settimio Severo, ancora oggi fondamentale documento per lo studio dell’antica topografia di Roma e in
mostra oggetto di una scenografica ricostruzione multimediale. Testimonianza poi della fioritura nel campo dell’artigianto artistico, i vetri finemente lavorati da Alessandria d’Egitto e da Colonia, le ceramiche dalla Tunisia o i sublimi argenti conservati al Metropolitan Museum of Art (USA).

Ritratto di Massimino il Trace su busto non pertinente in toga contabulata Dalla collezione Albani Marmo bianco; alt. cm 67 235-238 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 473 Fotografia di Zeno Colantoni
Ritratto di Settimio Severo dall’area IV, ambiente 15 = 31 (cortile), fondazione USM 7541 Attribuzione marmo:Goktepe Alt. max cm 38,5 alt. conservata sino all’attacco dei capelli cm 27 204-211 d.C. Roma, Parco archeologico del Colosseo, inv. 18.M324-1.114 Fotografia di Luciano Mandato
Busto femminile con tunica e mantello e ritratto di Giulia Mamea Dalla collezione Albani Marmo lunense, peduccio in marmo nero antico; alt. cm 58 222-235 d.C. Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala degli Imperatori, inv. 457 Fotografia di Zeno Colantoni

LE TERME DI ELAGABALO – Al Palatino sono visibili per la prima volta le vestigia di uno straordinario insieme architettonico: le cosiddette Terme dell’imperatore Elagabalo, venute alla luce in un angolo delle pendici del colle lambito dalla via Sacra che racconta una lunga storia di
trasformazioni edilizie. Un ciclo statuario scoperto proprio in questo sito, mai esposto prima d’ora e composto da ritratti e busti di marmo di pregevole qualità, è riunito nel Tempio di Romolo.
Il percorso di visita sul Palatino prosegue attraverso i luoghi dei Severi, estesi su circa due ettari, di cui i segni più evidenti sono le imponenti arcate e le terrazze, insieme allo Stadio con la straordinaria sala dei capitelli dal soffitto a cassettoni stuccato. Qui sono riuniti preziosi frammenti architettonici e scultorei restaurati per l’occasione.

IL VICUS AD CARINAS – Nel Foro Romano viene aperto alla visita per la prima volta un tratto del vicus ad Carinas. Il vicus era tra i più antichi percorsi di Roma e collegava il popoloso quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino. Oggi, attraverso questo accesso, ci si affaccia sul Templum Pacis, di cui, dopo un lungo restauro, è visibile il magnifico opus sectile pavimentale. Nel 192 d.C. un incendio distrusse quasi completamente il templum, ricostruito da Settimio Severo riproponendo la monumentalità della costruzione originaria. In questa occasione fu collocata, in una sala adiacente all’aula di culto, la Forma Urbis Romae, di cui restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa.

Arco di Settimio Severo a Leptis Magna (plastico) Resina; cm 93×89×89 Roma, Museo della Civiltà Romana, inv. MCR3833 Fotografia di Stefano Castellani


EREDITA’ DURATURA – “La mostra ha il fine di far conoscere al più vasto pubblico possibile l’ultimo periodo dell’impero in cui Roma fu grande, governata da imperatori che lasciarono un’eredità forte e duratura in molti campi, pur nell’avanzare del declino”, spiega Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo.
Due le pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi scientifici, ripercorre la storia della dinastia dei Severi senza trascurare alcun aspetto: dall’analisi delle riforme e il loro impatto sulla società, alle novità nelle arti e in architettura a Roma e in tutta l’estensione dell’impero. I testi forniscono il quadro completo dei caratteri di un’epoca segnata dall’ultima grande famiglia imperiale. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della mostra e nel percorso tra Foro
Romano e Palatino.

INFORMAZIONI
Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa
Roma, Colosseo – Foro Romano – Palatino
http://www.colosseo.beniculturali.it
dal 15 novembre 2018 ad agosto 2019 

Fonte: Comunicazione ufficiale – Foto (C) Soprintendenza Speciale
Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma (Vietata l’ulteriore riproduzione)

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Positano, riapre la Villa Romana con i suoi eccezionali affreschi

POSITANO (SA) – La Villa Romana di Positano (Salerno), uno dei più suggestivi spazi archeologici ipogei di età romana rinvenuti negli ultimi anni in Italia meridionale apre finalmente al grande pubblico. L’inaugurazione del sito avverrà mercoledì 18 luglio 2018 alle 18; dal 19 al 31 luglio sono in programma visite gratuite per i residenti a Positano, mentre da mercoledì primo agosto il sito aprirà definitivamente al pubblico.
Dopo due importanti campagne di scavo (2003/2006 e 2015/2016) il sito, di cui si conoscono le origini sin dal 1758, è pronto a mostrare i suoi tesori. I dettagli del restauro e della conseguente valorizzazione e fruizione del sito sono stati illustrati in una conferenza tenutasi a Palazzo “Ruggi D’Aragona” presso la Soprintendenza ABAP di Salerno. All’incontro, coordinato da Michele Faiella, Funzionario per la Promozione e Comunicazione – Responsabile dell’Ufficio Stampa della Soprintendenza, hanno partecipato Francesca Casule, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino; Michele De Lucia, sindaco di Positano; Silvia Pacifico, funzionario archeologo; Diego Guarino, architetto e direttore dei lavori e Walter Tuccino, restauratore del Mibact.

OZI CAMPANI – La villa romana di Positano si trova al di sotto della chiesa di Santa Maria Assunta. Essa, spiega Maria Antonietta Iannelli, funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino – fu costruita alla fine del I secolo a.C. In quell’epoca l’élite romana aveva scelto le coste del Golfo di  Napoli e della Penisola Sorrentina per edificarvi lussuose residenze ove trascorrere il tempo libero tra giardini e ricchi ambienti affrescati con spettacolari vedute sul paesaggio costiero. L’esistenza della villa era nota già da tempo. Karl Weber, addetto agli scavi borbonici, descrive nel 1758 strutture con affreschi e mosaici al di sotto della Chiesa madre e del campanile. Lo studioso Matteo della Corte pensò di aver individuato la villa di Posides Claudi Caesaris, potente liberto dell’imperatore Claudio, da cui deriverebbe lo stesso nome di Positano. Intorno alla metà del I secolo,  la villa era in corso di restauro per i danni prodotti dal sisma del 62 e per un probabile passaggio di proprietà intervenuto nel  frattempo. Il terremoto divenne occasione per riproporre una nuova e ricca veste agli ambienti di rappresentanza, come testimonia una delle sale da pranzo della villa, il lussuoso triclinium venuto alla luce nella cripta. Sulle pareti, ricoperte con motivi del Quarto stile pompeiano  (metà del I secolo d.C.), sono visibili architetture a più piani. Nella parte superiore la scenografia architettonica è parzialmente celata da una tenda con mostri marini, delfini guizzanti e amorini in stucco. Di grande effetto è lo scorcio di un palazzo con porta socchiusa e loggiato con elegante balcone. La zona mediana è decorata da pannelli a sfondo monocromo ornati da eleganti ghirlande. Una serie di medaglioni conteneva ritratti e scene mitologiche, come la raffigurazione del centauro Chirone che impartisce lezioni di musica al giovane Achille; quadretti con nature morte e un paesaggio marino, con una baia attorniata da edifici porticati e da scogli, arricchivano l’insieme. Un paesaggio non dissimile si doveva godeva da questa sala triclinare aperta sulla baia di Positano.

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Particolare degli affreschi della Villa (da www.amalficoast.it)

IL TERREMOTO DEL 79 – La lussuosa residenza fu danneggiata in modo irreversibile dall’eruzione vesuviana che distrusse Pompei. La colonna eruttiva si innalzò nell’atmosfera per oltre venti chilometri, superando l’alta dorsale dei monti Lattari e ricadendo verso sud. Le forti piogge, che sempre si associano alle eruzioni, attivarono valanghe di fango che si ingrossarono verso il fondovalle e si consolidarono rapidamente. I tetti spioventi favorirono lo scivolamento delle pomici verso l’esterno, solo piccoli quantitativi entrarono da porte e finestre. Poco dopo valanghe di fango raggiunsero la villa con una velocità rilevante, riempiendone gli ambienti e facendo crollare, sotto l’enorme spinta, tetti e solai. Le colonne in stucco del portico furono abbattute e trascinate all’interno del triclinio, mentre contro la parete nord si accumulava il materiale ligneo del soffitto, dei tramezzi e delle stesse impalcature dei restauri in corso. Questo accumulo ha protetto i resti di un armadio che conservava il vasellame bronzeo. La parte mediana della parete est subì uno spostamento di circa quaranta centimetri verso valle, testimoniato da un’ampia frattura, la prova più spettacolare della violenza dell’evento.

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Particolare degli affreschi della Villa (da www.amalficoast.it)

DUE CRIPTE INTERESSANTI  – Nei secoli seguenti l’area dove sorgeva la Villa divenne sede di edifici religiosi.  Gli scavi hanno riportato alla luce due cripte diverse, una superiore risalente al Settecento,  e una inferiore, più antica.  La cripta superiore, più recente, è formata da  due spazi longitudinali; lungo il perimetro della sala principale – sotto cui sono emersi i resti della Villa stessa – e sulle pareti degli anditi di passaggio, sono allineati 69 sedili in muratura per l’essiccazione dei defunti: come scrive in una nota Lina Sabino, funzionario storico del’arte della Soprintendenza ABAP di Salerno, sono “di ragguardevole fattura nella finitura plastica degli stucchi dalla morbida stesura, priva di riscontro nell’intero territorio amalfitano”. I fondi delle pareti sono ricoperti da una leggera velatura di calce bianca su cui sono tracciate rapide pennellate di colore rosso a formare fasce oblique parallele e rombi nei sottarchi: “un’insolita ricchezza decorativa per ambienti di questo tipo, presumibilmente voluta e commissionata, nel primo trentennio del Settecento, dai laici appartenenti alla Confraternita del Monte dei Morti, che aveva sede nel soprastante Oratorio”.
La cripta più antica, che si trova al disotto del presbiterio della chiesa superiore, dedicata alla Vergine Maria nel 1159, è di età medievale: non è chiaro se in origine fosse a sua volta una vera e propria chiesa, oppure se fungesse da cripta all’edificio soprastante. Il corpo principale si compone di due navate, coperte da volte a botte e separate da archi che scaricano su colonne di marmo. Due di esse, inglobate nei pilastri innalzati agli inizi del Seicento per sostenere la grande cupola della chiesa superiore, sono state messe in luce dall’ultimo restauro. La pianta mette la costruzione in relazione con altre cripte romaniche campane e in particolare con quelle delle cattedrali di Salerno, di Amalfi, di Ravello e di Scala. All’interno vi era un altare – citato più volte nei documenti – intitolato alla Natività. Più tardi lo spazio absidale fu confinato, rispetto
alle navate, da una parete divisoria; al suo interno furono realizzati scolatoi funebri a seduta mentre, tra le volte a crociera soprastanti, fu praticata un’apertura (corrispondente alla collocazione attuale dell’altare maggiore della chiesa) attraverso la quale venivano calati i corpi dei defunti. Ciò fa supporre che a seguito dei lavori seicenteschi, la cripta avesse perso la sua prima destinazione liturgica e che da allora svolgesse una funzione esclusivamente cimiteriale. Delle antiche decorazioni resta solo una labile traccia pittorica sulla parete settentrionale, in prossimità della scalinata di accesso alla chiesa superiore, ed una colonnina tortile in stucco incassata in un piccolo vano a lato dell’attuale ingresso.

IL SITO DIVENTA MUSEO – Nel corso degli ultimi dieci anni, due successive campagne (compiute nel 2003/2006 e nel  2015/2016) hanno dunque messo in luce  una porzione di inestimabile interesse archeologico della villa romana di Positano. La musealizzazione  degli ambienti, come spiega il direttore dei lavori Diego Guarino, è avvenuta a conclusione dei meticolosi lavori di scavo, degli interventi di consolidamento delle strutture e delle accurate opere di restauro delle superfici affrescate e delle suppellettili: l’ambiente ipogeo è ora accessibile ai visitatori grazie a percorsi aerei (passerelle e scale in vetro e acciaio); il percorso di visita rende leggibili i risultati dei restauri con la stratigrafia delle trasformazioni, che la storia degli eventi umani e naturali, ha lasciato sulle strutture messe in luce. Per garantire il mantenimento dei valori microclimatici dell’ipogeo e quindi la conservazione degli affreschi, è stata inoltre adottata la regolamentazione degli ingressi, con soglie massime di visitatori per visita mai superiore a 10.
(e.p.)
© Elena Percivaldi – Perceval Archeostoria  – All rights reserved. Nessuna parte di questo blog può essere copiata, riprodotta o rielaborata senza citare la fonte.


INFORMAZIONI

Villa Romana di Positano
Inaugurazione 18 luglio 2018, ore 18
Dal 19 al 31 luglio visite gratuite per residenti a Positano
La villa aprirà al pubblico dal 1 agosto.
Orari di visita: tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle  9 alle 21
Ingresso: 15 euro.
Sito web: www.ambientesa.beniculturali.it/BAP

Eccezionale scoperta a Vindolanda: il sito restituisce un paio di guantoni da pugile romani [FOTO]

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(C) Vindolanda Trust

©Immagini: Vindolanda Trust
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Nuove eccezionali scoperte da Vindolanda. Il sito archeologico inglese, che si trova nei pressi di Hexham, in Northumberland (nei pressi del Vallum Hadriani), ha restituito un paio di “guantoni” da pugile in cuoio di epoca romana, “gli unici giunti integri fino a noi”, come ha spiegato   Andrew Birley, direttore del Vindolanda Trust.

L’uso di guanti di questo tipo nell’antichità è attestato  dall’iconografia, a cominciare dalla celeberrima statua di bronzo del Pugile in riposo (seconda metà del IV secolo a.C.) attribuita allo scultore greco Lisippo o alla sua immediata cerchia e rinvenuta a Roma alle pendici del Quirinale nel 1885 (oggi è conservata al Museo nazionale romano).

Lo straordinario reperto di Vindolanda è stato ritrovato la scorsa estate insieme  a una serie di tavolette da scrittura, spade, scarpe e altri materiali. I “guantoni” – per la precisione, si tratta di bande di cuoio a protezione delle nocche – erano imbottiti per assorbire i colpi.  Il più grande presenta profondi segni di usura e fu più volte riparato, il secondo è invece quasi integro.

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(C) Vindolanda TRust

Vindolanda era un forte di truppe ausiliarie costruito dai Romani in Britannia per ordine di Gneo Giulio Agricola nel 79 dopo la conquista della Britannia del nord. Il preziosissimo e unico ritrovamento  è ora esposto al pubblico presso il Museo del sito.  

 Una puntuale e interessante analisi del ritrovamento di Vindolanda, con altre immagini, è stata pubblicata da Davide Ferro nel suo blog di approfondimento sulla storia, la cultura, le metodologie e le tecniche dell’atletismo nel mondo antico. L’articolo (il © appartiene all’Autore, che ringraziamo) è consultabile clinnando qui. 

© Elena Percivaldi – © 2010-2017 Perceval Archeostoria – All rights reserved. Nessuna parte di questo blog può essere copiata, riprodotta o rielaborata senza citare la fonte

EVENTI / Auguri Modena! “Mutina Boica” celebra i 2200 anni dalla fondazione della città

FOTO: ©CHRONOEVENTI

Da giovedì 7 a domenica 10 settembre prende il via la nona edizione della rievocazione storica a cura di Crono Organizzazione Eventi realizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena nell’ambito del programma “Mutina Splendidissima”. Quest’anno la manifestazione è infatti dedicata all’anniversario della fondazione della colonia romana di Modena che, insieme a Parma e Reggio Emilia, festeggia i 2200 anni di vita. Tanti gli appuntamenti gratuiti presso il Parco Ferrari, i Musei Civici e il Novi Ark.

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Visitare accampamenti ricostruiti come in epoca romana, assistere a battaglie campali e giochi equestri, seguire lectio magistralis, didattiche, laboratori per adulti e bambini, oltre a grandi spettacoli di rievocazione storica e perfino cenare in una “Caupona Mutinensis”, la ricostruzione di un’antica osteria romana, con menù rielaborati ed attualizzati al gusto contemporaneo: questo e tanto altro sarà possibile nel corso della nona edizione di Mutina Boica che, dopo alcuni giorni di anteprima, da giovedì 7 intensifica la programmazioneper proseguire fino a domenica 10 settembre. Ad accesso libero e gratuito, la manifestazione si svolge presso l’area del Parco Ferrari e il Novi Ark di Modena ed è realizzata con il contributo del Comune di Modena e in partenariato con i Musei Civici, dove avrà luogo una lectio magistralis.

Ormai consolidatasi come una delle principali rievocazioni storiche di epoca romana a livello nazionale, Mutina Boica ha quest’anno come filo conduttore la fondazione della città che, nel 183 a.C. – a pochi anni di distanza dall’inizio della costruzione della via Emilia – venne istituita insieme alle altre colonie romane di Parma e Reggio. Tante le novità del 2017, innanzitutto la durata: per un anniversario “speciale” un’edizione unica, preceduta da alcune serate di anteprima, per un totale di dieci giorni di appuntamenti tra grandi spettacoli di rievocazione, conferenze, concerti, living history e una proposta davvero particolare, la “Caupona Mutinensis”. Inaugurata lo scorso fine settimana, è la ricostruzione di una osteria dell’antica Roma e, fino a domenica 10 settembre presso il Parco Ferrari, propone un menù storico romano ispirato alle ricette del tempo rivisitate e attualizzate dal maestro di cucina Vainer Graziosi: un’esperienza imperdibile, per passare una serata a tavola nell’antica Roma tra gustatioprima e secunda mensa o – meglio – antipasti, piatti principali e dessert.L’ingresso in Caupona è libero, dalle ore 19.30, e la consumazione obbligatoria: tutte le sere il menù storico si arricchisce di piatti del giorno sempre diversi e gli attori del Teatro Storico D’Azione, il progetto di Crono Organizzazione Eventi dedicato alla narrazione storica, offrono ai commensali dell’osteria la possibilità di acquistare a un prezzo simbolico le portate del “Menù dell’attore”, recitate al tavolo tra un piatto l’altro.

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Domani martedì 5 – per il penultimo giorno di appuntamenti in anteprima – alle ore 21.00 la Caupona ospita la conferenza “Viticoltura ed enologia in età romana”, con l’agronomo ed enologo Mauro Catena, in collaborazione con il Consorzio Marchi Storici del Lambrusco Modenese e, a seguire, “Discorso sul mito: Dionisio e il Vino”, con l’attore e narratore Vittorio Continelli, cantastorie moderno di miti antichi, che racconta di Dioniso e del suo culto in una serata dedicata alle uve, alla mitologia e al piacere.

Mercoledì 6 alle ore 21.30 si conclude l’anteprima di Mutina Boicacon lo spettacolo del ciclo “La storia in Scena”, con Vittorio Continelli e gli attori del Teatro Storico di Azione:“Historiae Mutinenses, Racconti Dalla Colonia”.I miti e gli eroi omerici accompagnano gli spettatori in una serata dedicata alla fondazione della colonia mentre le storie e i racconti dei primi mutinenses affiorano dalle pietre che sono giunte fino a noi.

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Prosegue anche quest’anno l’importante collaborazione con i Musei Civici, per cui alcuni appuntamenti avranno luogo presso Palazzo dei Musei e il Novi Ark: tra gli altri, sabato 9 settembre Marc Mayer Olivé, professore di Filologia Latina all’Università di Barcellona e Vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Studi Classici tiene una lectio magistralis dal titolo “La prima Mutina, porta di Roma o città di frontiera?” (ore 17.00, Sala dell’Archeologia, Musei Civici). A seguire, al Parco Archeologico del Novi Ark, si potrà assistere al tradizionale arrivo del corteo storico (sempre sabato 9, ore 18.00). Nell’ambito della collaborazione con i Musei Civici avrà luogo anche la lectio magistralis di Giovanni Brizzi, ordinario dell’Università degli Studi di Bologna, che terrà l’approfondimento dal titolo “183 a.C. Annibale e Scipione, ultimo atto” (domenica 10, ore 17.00, Parco Ferrari). Al Parco Ferrari anche quest’anno saranno numerose le messe in scena di combattimenti tra gladiatori, come “Il mito delle origini: da Romolo e Remo alla fondazione di Mutina”,spettacolo di ricostruzione storica ideato da Fabio Ferretti, a cura di Crono Organizzazione Eventi (venerdì 8 e sabato 9, ore 22.00), oltre a “Ludus Mutinensis: i giochi gladiatori celebrano la nascita della colonia” e “Munera Gladiatoria”: gli spettacoli di ricostruzione storica e gladiatorii a cura di Ars Dimicandi, una delle più importanti scuole di gladiatura d’Italia e gruppo storico di fama internazionale, che ha anche partecipato al cast di grandi produzioni tv e cinematografiche, come il serial Rome-HBO e il kolossal “Ben Hur’”, remake della celebre pellicola del 1959 (rispettivamente sabato 9, ore 21.00 e domenica 10, ore 19.30). O, ancora, la grande battaglia campale con spettacolo di ricostruzione a cura di Crono Organizzazione Eventi “Mutina deducta est: La fondazione di Modena tra guerra e rito” (domenica 10, ore 18.00).

Non mancheranno poi altri interessanti approfondimenti, come “Mutina: l’alba dell’impero”, presentazione del romanzo di Gabriele Sorrentino (giovedì 7, ore 21.30, Caupona) e “Il sacro fuoco di Vesta”, il rito delle Vestali, a cura di Colonia Iulia Fanestris (sabato 9, ore 24.00 e domenica 10 ore 19.00). Mutina Boica propone poi quest’anno un ricco programma musicale, che prevede una serie di concerti con musica folk e celtica: da quello dei Belthane a quello degli Irish Five (giovedì 7 alle 21.00 e alle 22.30),da quello dei Micro Irish Band alla performance degli Emilian Pagan Folk (venerdì 8 alle 20.30 e alle 22.30) e dei Siegel Senones (sabato 9 alle 22.40), fino ai Drunken Sailor (domenica alle 21.30).

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E poi ben 10 stand gastronomici e 45 espositori del mercatino storico artigianale (che aprono i loro battenti giovedì e venerdì alle ore 18.00, sabato e domenica a partire dalle 12.00), i campi storici (sabato dalle ore 14.30 e domenica già alle 10.30) e, “Graffiti dell’antica Roma”: messaggi politici, dichiarazioni oscene e d’amore sui muri della Caupona, un’attività a pagamento, con registrazione all’Infopoint (venerdì 8 e sabato 9 dalle 19.00, domenica 10 dalle 19.20). Novità di quest’anno è anche il primo premio della Lotteria Mutina Boica: sostenendo la manifestazione si potrà vincere un soggiorno a Nīmes con ingresso a “Les Grand Jeux Romains”, un grandioso spettacolo storico all’interno dell’anfiteatro romano della splendida città francese e la cui estrazione sarà sabato 9 alle ore 22.30.

E, ancora, sessioni di archeologia sperimentale sulla lavorazione del vetro (sabato 9 alle ore 19.00) e del ferro (domenica 10 alle ore 16.45) e un ricco programma di attività, pensate anche per i più piccoli. Sabato e domenica si va dalle didattiche gratuite ai campi storici che, tra le altre, prevedono spiegazioni su l’arte del simposio tra i celti, la divinazione etrusca e la centuriazione romana, le armi dei celti e di Roma, i ferri del cerusico celtico, la filatura e tessitura della lana e l’alimentazione e panificazione tra i celti -oltre alla preparazione di ghiande missili – a “Gioca con la storia”, tanti laboratori per bambini a pagamento e su prenotazione presso l’Infopoint – che vanno dall’addestramento alla battaglia alla scherma celtica, dai giochi dell’antichità ai laboratori di scrittura, al battesimo della sella (info e prenotazioni: presso l’area cavalli).
Mutina Boica, che lo scorso anno ha superato le 40.000 presenze, è un’iniziativa di Crono Organizzazione Eventi, realizzata con il contributo del Comune di Modena, della Regione Emilia Romagna e dellaFondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con il Mibact. E’ organizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena all’interno del programma “Mutina Splendidissima” (www.mutinasplendidissima.it) che, a sua volta, fa  parte del più ampio progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Parma e Reggio Emilia, dalle Soprintendenze Archeologiche di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale Beni, Attività culturali e Turismo, e dalla Regione Emilia – Romagna (www.2200anniemilia.it). La rievocazione è realizzata grazie al sostegno, tra gli altri, di BPER: BancaCoop Alleanza 3.0 e Villani Salumi – che, da anni, a valorizzazione delle iniziative del nostro territorio, contribuisce con una fornitura di prodotti utilizzati nell’ambito della manifestazione – e al coinvolgimento di oltre 30 associazioni di rievocazione italiane ed estere,composte da volontari e appassionati,impegnate nel programma culturale della manifestazione e degli spettacoli.

 

Per informazioni e dettagli sul programma:

ARCHEOLOGIA / Egadi, recuperato il 12mo rostro di bronzo della battaglia

Recuperato il dodicesimo rostro in bronzo della battaglia delle Egadi combattuta nel 241 a.C. tra Romani e Cartaginesi. La scoperta è stata comunicata dalla Soprintendenza del Mare – Regione Siciliana: l’importante reperto sarà presentato in una conferenza stampa

Il dodicesimo rostro in bronzo è stato trovato laddove, da anni, si ritiene fosse avvenuta la battaglia delle Egadi tra Romani e Cartaginese, a 80 metri di profondità, nei fondali a nord – ovest dell’isola di Levanzo (Trapani). Questa importante scoperta conferma la veridicità dell’ipotesi e aggiunge un tassello importante al patrimonio culturale della Sicilia. Il suo recupero, si legge nel comunicato diramato, è stato possibile grazie alla fruttuosa collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e la RPM Nautical Foundation statunitense.

Il reperto presenta la novità assoluta, tra i 12 finora identificati, di avere la parte lignea della prua della nave all’interno. La sua estrazione e conseguente studio darà preziose informazioni sulla tecnologia navale adoperata per costruire le navi da guerra in quel periodo. Si notano le parti finali della chiglia, del dritto di prua, delle due cinte laterali e della trave di speronamento.

Fonte: comunicato ufficiale
Foto: © Soprintendenza del Mare

MOSTRE / “Prima del bottone”: a Torino accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità [FOTO]

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Fibule a doppia spirale

TORINO – Fibule, armille, lacci: quali erano gli affascinanti accessori di moda nell’antichità, prima dell’ingegnosa invenzione dei bottoni e delle asole? È proprio dedicata a questi strumenti la mostra Prima del bottone: accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità realizzata dai Musei Reali di Torino presso il Museo di Antichità e in corso fino a domenica 15 novembre 2017.
Un rapporto stretto quello tra moda e arte, che si esprime appieno in questa mostra in cui sono proposte le collezioni di fibule (spille di sicurezza decorate), e di armille (braccialetti) databili all’epoca preromana, indicativamente intorno al X-II secolo a.C., molti dei quali esposti per la prima volta. Si tratta di oggetti di grande pregio in bronzo, argento, osso, pasta vitrea e ambra, provenienti da ogni parte di Italia, e dall’importante valore non solo economico: infatti nel contesto sociale dell’epoca rappresentavano gli elementi di ricchezza e quindi di celebrazione del proprio status, accompagnando i proprietari nei momenti più importanti della loro esistenza, come le cerimonie sacre o funebri.

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Armilla proveniente dalla tomba 40 di Gattinara (VC), V – metà IV sec AC

La fibula viene presentata infatti come elemento del vestiario – prima del bottone, appunto – ma anche nella sua funzione ornamentale, mettendo in evidenza significati identitari, religiosi, magici e sociali. A fianco degli aspetti culturali la mostra approfondisce l’aspetto tecnologico, anche grazie al contributo del restauro e delle analisi diagnostiche, che permettono una dettagliata conoscenza dei processi produttivi antichi.
Ben 406 esemplari proposti arrivano dalla collezione Assi del Museo di Antichità, nata a fine Ottocento con la finalità di costituire una sezione volta a documentare lo sviluppo delle varie industrie preistoriche e protostoriche: la maggior parte degli oggetti provenienti da questa collezione sono databili dall’età dal Bronzo Finale fino al V-IV secolo a.C., in prevalenza da area centro-italica e meridionale. A questi reperti ne sono affiancati in mostra altri che giungono dal territorio piemontese, frutto di scavi negli ultimi anni, offrendo al pubblico la possibilità di vedere come venivano utilizzati nel vestiario e in quali contesti vengono ritrovati dagli archeologi. La necropoli golasecchiana di Gattinara, per esempio, scoperta nel 2016, da cui sono stati recuperati splendidi bronzi di ornamento, tra cui un bellissimo bracciale con 40 pendenti in bronzo, corallo e osso lavorato del V sec. a.C., unico nel suo genere, ed esposto qui in anteprima assoluta.

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Fibula a drago con quattro coppie di bastoncelli, senza molla

La mostra, a cura di Elisa Panero con la collaborazione di Valentina Faudino, è stata realizzata grazie al supporto di Snam Rete Gas, la società che si occupa di trasporto e dispacciamento di gas naturale in Italia, e di TROLLBEADS e con la collaborazione della Scuola Professionale per Orefici “E.G. GHIRARDI” di Torino.
L’esposizione si inserisce perfettamente all’interno della nuova campagna social proposta dal Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo per il mese di giugno, dedicata all’antico e sempre attuale legame che unisce l’arte e la moda.
Il biglietto della mostra è inserito nel biglietto d’ingresso dei Musei Reali di Torino.


INFORMAZIONI

Prima del bottone: accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità
Musei Reali di Torino – Museo di Antichità
Dal 16 giugno al 15 novembre 2017

 

ARCHEOLOGIA / Scavi a Pompei, nuova luce sul Foro e i Santuari

nuovi scavi (4)NAPOLI –  Pompei e la ricerca: nuovi tasselli per la storia di Pompei emergono attraverso studi e ricerche negli spazi pubblici e nei luoghi di culto della città antica. Dalla primavera di quest’anno sono iniziati i nuovi cantieri di scavo che stanno interessando ben 8 aree di indagine all’interno del perimetro del sito, oltre al cantiere di scavo nel suburbio meridionale.

Si tratta, comunica il Parco Archeologico di Pompei, del Foro, dell’Insula Occidentalis, della Torre di Mercurio con le mura antiche, della  Schola Armaturarum  e delle aree sacre del Santuario di Apollo, del Foro Triangolare, del Tempio di Iside e del Santuario extraurbano del Fondo Iozzino. Di particolare rilievo nei luoghi di culto, le ricerche finalizzate a ricostruire l’aspetto del sacro e l’urbanistica della Pompei più antica.

La presenza di aree transennate che il pubblico incontrerà, sarà dunque connessa a tali interventi che prevederanno, in talune occasioni, l’illustrazione da parte degli archeologi delle attività svolte.

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In attesa del grande cantiere che interesserà tutti i fronti di scavo, oggetto di consolidamento e che vedrà il dissotterramento di un’intera porzione di area sepolta della Regio V, le indagini  in corso stanno portando alla luce dati significativi per la conoscenza della città antica, e che risultano altresì indispensabili per la definizione di nuove strategie di conservazione e valorizzazione.

Tre i cantieri già avviati da metà marzo/aprile: l’Insula Occidentalis, la Torre di Mercurio e le relative mura, il Santuario del Fondo Iozzino.

L’Insula  Occidentalis corrisponde al settore ovest di Pompei, compreso tra Porta Ercolano e Porta Marina. L’area  di indagine si  concentra  nella zona  della  Regio VI, in  corrispondenza della cosiddetta Casa del Leone. Dalle prime indagini si è potuta confermare la presenza di un portico di considerevoli dimensioni posto all’esterno della linea delle mura, in relazione alla Casa del Leone, già indagato in età borbonica, del quale si erano perse le tracce, in quanto parzialmente nascosto anche dal cumulo borbonico, nonché ambienti mosaicati mai esplorati. Tale scoperta fornisce nuovi elementi alla definizione del progetto urbanistico che caratterizzava questo versante della città con un sistema di case-villa a ridosso della cinta muraria, in posizione panoramica verso il mare. Le indagini sono finalizzate anche a individuare un accesso idoneo al museo di reperti organici di prossima realizzazione.

Le antiche mura nei pressi della Torre di Mercurio. In quest’area sono stati riaperti due saggi già condotti nel 1927-29  da Amedeo Maiuri, allo scopo di sondare le fasi più antiche della fortificazione della città e il suo impianto urbanistico. Particolarmente interessanti sono le tracce dei solchi delle macchine da guerra utilizzate per difesa durante l’attacco di Silla dell’89 a.C., emerse lungo il camminamento di ronda. Mentre nel luogo dell’altro saggio è venuta alla luce la fondazione della cortina a lastre di calcare di impianto greco.

Nel suburbio di Pompei, nel pieno centro della città moderna, sono riprese le indagini archeologiche nel Santuario del Fondo Iozzino. L’area, un tempo cava di estrazione del lapillo di proprietà Iozzino, indagata a più riprese a partire dal 1960, ha visto dal 2014 l’avvio  di una ricerca approfondita e continuativa che ha  portato alla scoperta  di una ricca messe di offerte votive, con testimonianze epigrafiche in lingua etrusca che  hanno  gettato  nuova  luce  sulla  Pompei  arcaica,  restituendo  quello  che  al  momento  è  il  più  ricco repertorio di iscrizioni etrusche della Campania.

Da pochi giorni sono inoltre partiti i cantieri nei principali luoghi di culto all’interno di Pompei: il Santuario di Apollo, il Tempio di Iside e il Foro Triangolare. Lo studio degli spazi sacri,  grazie ad un accordo stipulato dal Parco Archeologico di Pompei con un gruppo di Università e Istituzioni, sta consentendo una lettura nuova circa l’ utilizzo di questi spazi  e le forme di frequentazione rituale in periodo arcaico e nella successiva epoca romana.

Il Santuario  di Apollo, già alla quarta campagna di scavo condotta in collaborazione con l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, si affianca in parallelo alle ricerche che con l’Università Federico II si stanno conducendo presso il Santuario di Atena nel Foro Triangolare. Già nelle precedenti campagne era emerso un tratto di strada, presente per tutto il periodo arcaico fino a quello ellenistico, di cui si era da sempre ignorata l’esistenza in quanto scomparso nel periodo di monumentalizzazione dell’area del Foro. L’attuale scavo, invece,  interesserà l’area centrale del tempio, ovvero gli spazi rituali attorno all’altare. Gli studi condotti finora hanno già fornito sorprendenti elementi relativi ai momenti rituali che dal Santuario si estendevano al Foro con l’organizzazione dei giochi in onore di Apollo.

Al Foro Triangolare gli scavi si stanno concentrando in punti diversi dell’area sacra, nell’Heroon (luogo sacro di sepoltura di Ercole, mitico fondatore della città) e all’interno del portico occidentale. A ridosso di quest’area già indagata, le nuove ricerche hanno portato alla luce un grande pozzo ovale, profondo circa 4,5 m, comunicante con una cisterna  coperta da una volta a botte. Numerosissimi gli ex-voto rinvenuti nell’area, tra i quali una miriade di vasetti miniaturistici offerti alla dea Atena che qui presiedeva ai passaggi di status di fanciulle e fanciulli pompeiani.

Il Santuario di Iside, fu l’unico tempio interamente ricostruito dopo il terremoto del 62 d.C. e come tale, nella sua interezza, si restituiva  agli scavatori  del XVIII secolo, fornendo un modello chiaro dello spazio rituale di un tempio antico.

Anche il Foro è oggetto di campagne di scavo condotte in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, che sta concentrando le ricerche sul Capitolium (Tempio di Giove) per approfondire la storia urbana di Pompei in relazione alle trasformazioni dell’area del Foro a seguito della sua monumentalizzazione nel corso del tempo. I dati appena emersi gettano luce sul cuore della Pompei pre-romana.

E non ultima, la Schola Armaturarum che, a poco più di 100 anni dalla sua scoperta, torna ad essere scavata.  Il suo carattere pubblico militare fu fin dall’inizio chiaro per via delle grandi dimensioni e della sua decorazione ( i trofei all’ingresso, poi danneggiati dal bombardamento del 1943, e le figure alate e armate che decorano le pareti). Tuttavia la sua esatta destinazione, deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana, continua a non essere chiara. Lo scavo degli ambienti retrostanti ha come obiettivo quello di  chiarire tali aspetti.

“Le attività di studio e ricerca archeologica – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna – costituiscono la base imprescindibile delle attività di tutela e valorizzazione, in quanto solo la conoscenza approfondita del contesto archeologico può garantirne la corretta salvaguardia nel tempo. Gli scavi in corso si concluderanno entro l’estate e i numerosissimi reperti rinvenuti  saranno esposti all’Antiquarium al termine delle mostre temporanee attualmente in corso”.

Info: www.pompeiisites.org

MOSTRE / Cibo e riti ai tempi di Parma romana [GALLERY]

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Bottiglia in vetro dal MAN (Parma)

PARMA – In occasione delle celebrazioni dei 2200 anni della sua fondazione, Parma ospita alla Galleria San Ludovico, dal 2 giugno al 16 luglio e dal 9 settembre al 22 ottobre 2017, un’esposizione che, attraverso reperti archeologici, provenienti dal Museo archeologico di Parma e dai Musei civici di Reggio Emilia, oggetti, ambienti, allestimenti interattivi e multimediali ripercorre la millenaria cultura alimentare parmense, dalle origini fino all’attualità.

La mostra, dal titolo Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana, curata da Filippo Fontana e Francesco Garbasi con la supervisione e la consulenza scientifica di Alessia Morigi è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma, in collaborazione con l’Università di Parma, il Complesso monumentale della Pilotta, il gruppo archeologico VEA, e sottolinea quanto le radici della cultura alimentare del territorio siano in continuità con un passato lontano ma straordinariamente vicino e più che mai attuale nelle motivazioni che hanno fatto di Parma una Città Creativa della Gastronomia UNESCO, titolo riservato a sole diciotto città nel mondo.
L’iniziativa fa parte del progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna.
Il cibo come filo conduttore dell’esposizione rafforza la consapevolezza del radicamento delle produzioni di qualità, mostrandone il valore culturale e sociale che si traduce in un arricchimento economico e qualitativo della comunità cittadina.

Terra sigillata_MANPr

Terra sigillata

ARCHEOLOGIA E NON SOLO – Con Archeologia e alimentazione le vestigia di un passato antico tornano a vivere grazie a linguaggi contemporanei. Il visitatore, infatti, grazie ai metodi forniti dall’archeologia sperimentale e da allestimenti interattivi, è accompagnato all’interno di un percorso in cui, a fianco di manufatti provenienti dagli scavi realizzati in città, incontra alcuni ologrammi che riproducono oggetti archeologici di notevole interesse. A questi si aggiungono ambientazioni sonore, stimoli tattili e sensoriali e un video didattico che analizza le tappe principali che hanno contraddistinto lo sviluppo del territorio tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C.

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Tipario in bronzo

La mostra sviluppa argomenti di grande interesse storico, come l’organizzazione delle colture, ottenuta attraverso il sistema di centuriazione, ovvero il fitto reticolato di canali, strade e solchi che formavano quella grande infrastruttura che ha permesso la bonifica, la suddivisione razionale e la coltivazione della Pianura Padana.

Anello con incisione raffigurante una lira_Parma_MANPr

Anello con incisione raffigurante una lira_Parma MANPr

ALLE ORIGINI DELLA TAVOLA PARMENSE – Il percorso espositivo approfondisce, in particolare, le origini della cultura alimentare parmense – produzione di prosciutto e formaggio – rivelando anche le abitudini alimentari tipiche dell’epoca romana, grazie agli scavi archeologici che hanno definito in maniera chiara quanto alla base dell’alimentazione quotidiana, vi fossero i cereali, insieme ai legumi e alla frutta, così come la polenta e i bolliti di cereali.

Abbondanza assisa in trono, statuetta ritrovata a Valera, MANPr (foto Amoretti)

Abbondanza assisa in trono, statuetta ritrovata a Valera, MANPr (foto Amoretti)

Il banchetto, inteso come rito sociale dove incontrarsi, parlare e mangiare assieme sarà analizzato anche attraverso la presentazione di oggetti solitamente utilizzati in questa occasione, provenienti da ritrovamenti archeologici in loco e riproduzioni realizzate da Archeologi Sperimentali. Tra questi sono presentate alcune suppellettili realizzate in materiali preziosi come vetro, ceramiche e metalli, che garantivano visibilità sociale e prestigio nella comunità romana.

Cetra, riproduzione

Cetra, riproduzione

PERCORSI IN 3D – Il percorso espositivo, arricchito dalla ricostruzione in 3D della forma urbis romana di Parma, a cura dell’Associazione culturale 3D Lab, prosegue anche al di fuori della Galleria San Ludovico con l’itinerario Parma Sotterranea dove si potranno visitare i luoghi più significativi della città antica.
Nel periodo di apertura della mostra, si terranno attività collaterali che consentiranno ai visitatori di scoprire antichi mestieri come quello della tessitura, a cura dell’Associazione Arcadia, o immergersi nell’atmosfera del tempo grazie a letture storiche, a cura di Francesco Gallina, e visite guidate.

EVENTI COLLATERALI – Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana si ripropone con un ricco calendario di eventi collaterali. Tra questi, si segnala Gustare la storia, ovvero una serie d’incontri, a ingresso libero, alla scoperta della cultura alimentare parmigiana, in programma alla Galleria San Ludovico.

Il primo appuntamento è per sabato 16 settembre, alle ore 11:00 e vedrà il critico letterario Francesco Gallina parlare di Ghiri farciti, fenicotteri e polvere di datteri: la strabiliante cucina di Apicio.

La seconda conferenza – sabato 23 settembre, alle ore 11.00 – sarà tenuta da Michele Berini, segretario del Consorzio Parmigiano-Reggiano sez. di Parma, e ruoterà attorno al Parmigiano Reggiano, il frutto antico del legame indissolubile fra l’uomo e la sua terra.

Sabato 7 ottobre, alle ore 11.00, l’intervento di Giancarlo Gonizzi, coordinatore dei Musei del Cibo di Parma, verterà sulle Eccellenze complementari: caratteristiche comuni nelle produzioni tipiche della cultura alimentare parmigiana.

Chiuderà il ciclo, l’archeologa Manuela Catarsi, con Alle radici della food valley: cibi e colture a Parma in età romana.

Sabato 16 settembre, si terrà un Open day rivolto agli insegnanti (dalle scuole elementari alle superiori) con visita guidata alla mostra, in compagnia dei curatori (è gradita la prenotazione al numero 347/3321989).

ITINERARI SPECIALI – Un’altra iniziativa collaterale alla mostra, promossa dal Gruppo Archeologico VEA, è il percorso museale all’aperto di ParmArcheologica, nel quale archeologi professionisti condurranno i visitatori alla scoperta dei luoghi urbani dell’antica Parma romana.

L’itinerario, della durata di 2 ore e 30 minuti circa, prenderà avvio proprio dalla sede espositiva di Galleria San Ludovico, per poi proseguire verso l’area archeologica e domus di San Paolo, le mura e le domus romane presso il Museo Diocesano, l’area del Foro e del Capitolium di piazza Garibaldi, il Convitto Maria Luigia resti dell’anfiteatro, e concludersi ammirando i meravigliosi mosaici della Domus romana di Palazzo Vitali-Mazza, eccezionalmente aperta per l’occasione.

Nel corso della passeggiata, la narrazione fornirà le chiavi di lettura dei luoghi visitati per calarsi nell’ambiente della città storica fin dalle sue fasi di fondazione. Ai partecipanti verrà fatto dono di una scheda riassuntiva sotto forma di pieghevole realizzato con la collaborazione dei 3dArcheoLab. Questo strumento forma, inoltre, una parte interattiva della visita grazie ai contenuti attivabili tramite QrCode direttamente dal proprio smartphone.

Per partecipare è necessaria la prenotazione all’indirizzo mail info@foodvalleytravel.com; il costo è di 20 €, comprensivo dell’ingresso al Museo Diocesano; i tour si terranno la domenica mattina, con un minimo di 6 partecipanti.

Archeologia e alimentazione è parte del progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna e che vedrà in autunno la riapertura del Ponte romano della Ghiaia, uno spazio riqualificato che tornerà a essere patrimonio della comunità e che presenterà a vista le due imponenti arcate in sasso, la creazione di un unico luogo pubblico museale all’aperto, con oltre  220 reperti archeologici di epoca romana ritrovati durante gli scavi e il recupero dei locali che saranno gestiti dall’Università di Parma.

(Fonte: comunicato ufficiale)


INFORMAZIONI 

ARCHEOLOGIA E ALIMENTAZIONE NELL’EREDITÀ DI PARMA ROMANA
Parma, Galleria San Ludovico (Borgo del Parmigianino, 2)
2 giugno – 16 luglio
9 settembre – 22 ottobre 2017
Dal 17 luglio all’8 settembre, la mostra rimarrà chiusa
Orari: dal mercoledì alla domenica, dalle 10.00 alle 19.00
Ingresso gratuito – Audioguide gratuite – Percorso ottimizzato per ipovedenti – Attività e percorsi bimbi
Informazioni: tel. 340 1939057
www.parmarcheologica.it
www.comune.parma.it/parma2200/

EVENTI / “Pompei e i Greci”, una grande mostra svela l’anima mediterranea della città

NAPOLI – Una grande mostra che racconta le storie di un incontro, quello tra una città italica, Pompei, e il Mediterraneo greco.   Seguendo artigiani, architetti, stili decorativi, soffermandosi su preziosi oggetti importati ma anche su iscrizioni in greco graffite sui muri della città, si mettono a fuoco le tante anime diverse di una città antica, le sue identità temporanee e instabili.

Pompei e i Greci, curata dal Direttore generale Soprintendenza Pompei Massimo Osanna e da Carlo Rescigno (Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli), è promossa dalla Soprintendenza Pompei con l’organizzazione di Electa e sarà presentata ufficialmente domani: resterà aperta poi al pubblico nella Palestra Grande di Pompei dal 12 aprile al 27 novembre prossimo (daremo aggiornamenti dopo la conferenza stampa di domani).

Sono oltre 600 i reperti esposti tra ceramiche, ornamenti, armi, elementi architettonici, sculture provenienti da Pompei, Stabiae, Ercolano, Sorrento, Cuma, Capua, Poseidonia, Metaponto, Torre di Satriano e ancora iscrizioni nelle diverse lingue parlate -greco, etrusco, paleoitalico-, argenti e sculture greche riprodotte in età romana. La mostra nasce da un progetto scientifico e da ricerche in corso che per la prima volta mettono in luce tratti sconosciuti di Pompei; gli oggetti, provenienti dai principali musei nazionali e europei, divisi in 13 sezioni tematiche, rileggono con le loro ‘biografie’ luoghi e monumenti della città vesuviana da sempre sotto gli occhi di tutti.

L’allestimento espositivo, che occupa gli spazi della Palestra Grande di Pompei, è progettato dell’architetto svizzero Bernard Tschumi e include tre installazioni audiovisive immersive curate dallo studio canadese GeM (Graphic eMotion). La grafica di mostra e la comunicazione sono disegnate dallo studio Tassinari/Vetta.

Pompei e i Greci illustra al grande pubblico il fascino di un racconto storico non lineare, multicentrico, composto da identità multiple e contraddittorie, da linguaggi stratificati, coscientemente riutilizzati: il racconto del Mediterraneo. Una narrazione che suggerisce non da ultimo, un confronto e una riflessione con il nostro contemporaneo con il suo dinamismo fatto di migrazioni e conflitti, incontri e scontri di culture.

La mostra di Pompei è la prima tappa di un programma espositivo realizzato congiuntamente con il Museo Archeologico di Napoli: qui, a giugno, si inaugurerà una mostra dedicata ai miti greci, a Pompei e nel mondo romano, e al tema delle metamorfosi.


INFORMAZIONI

Pompei e i Greci
Pompei, Palestra Grande
orari: aperto tutti i giorni dal 14 aprile al 31 ottobre dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18)
1-27 novembre dalle 9 alle 17 (ultimo ingresso alle 15.30)
chiuso 1 maggio

“2.200 anni lungo la via Emilia”: un anno di mostre ed eventi tra Parma, Reggio e Modena

mo-re-pr-map© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

BOLOGNA – Nel 2017 la via Emilia si percorrerà a passo di storia. Nell’ambito del progetto annuale “2200 anni lungo la via Emilia” le tre città di Modena, Parma e Reggio Emilia propongono infatti un programma di celebrazioni ricco di mostre, ricostruzioni e di eventi. E sarà proprio la via Emilia, arteria unificante della regione che tuttora ne conserva il nome, a fare da collegamento per riscoprire la storia antica e gli aspetti che hanno contribuito a definire l’identità delle città e del territorio che attraversa.

Si partirà con le celebrazioni di 2.200 anni dalla nascita romana delle tre città: Mutina (Modena) e Parma divenute colonie nel 183 a. C. e Regium Lepidi (Reggio Emilia), istituita come forum negli stessi anni. Poi, con un ulteriore passo nel tempo e nello spazio lungo la stessa strada, l’approdo a Bologna, dove l’esposizione “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia” abbraccerà l’intero territorio regionale con testimonianze dal tardoantico al Medioevo. L’iniziativa – promossa dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna – è stata presentata venerdì a Roma.

DA IERI AD OGGI – Mutina e Parma, colonie fondate nel 183 a.C., e Regium Lepidi istituita come forum negli stessi anni, condividono il fondatore Marco Emilio Lepido, console esponente della gens Aemilia, a cui si deve la visione lungimirante di un asse di collegamento dei maggiori centri della regione, che fosse anche presidio politico in quello che un tempo era lo Stato dei Boi, barriera ideale contro le popolazioni liguri, cerniera fra l’Italia centrale e i coloni stabiliti in Gallia: la Via Aemilia, elemento unificante della regione.  Il programma – spiegano gli organizzatori – intende non solo valorizzare le origini romane dell tre città ma contestualizzarle nell’ambito del ruolo svolto fino ai nostri giorni dalla strada che le collega. Il ponte fra romanità e contemporaneità è rappresentato con linguaggi diversi che vanno dall’esposizione dei reperti agli incontri di approfondimento scientifico, dalla narrazione alla street art, dalla multimedialità al gioco in un susseguirsi di eventi che accompagneranno tutto il 2017.

“2200 anni lungo la Via Emilia” si suddivide in quattro diverse tappe:

1 . Mutina splendidissima

Definita da Cicerone firmissima et splendidissima, importante città romana dell’Italia settentrionale, Mutina si trova al di sotto delle strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni che si verificarono in epoca tardoantica. Con le celebrazioni del 2017 si vuole rendere percepibile la realtà sepolta attraverso una serie di eventi e una grande mostra dal titolo “Mutina Splendidissima” (25 novembre 2017 – 8 aprile 2018) che ne racconti attraverso nuove scoperte le origini, lo sviluppo e l’eredità lasciata alla città moderna. In calendario eventi che vanno dalla street art 3D con artisti internazionali a creare varchi illusori verso il sottosuolo (12 – 14 maggio), alla rievocazione storica (7-10 settembre), alle narrazioni di Ert Fondazione Emilia Romagna Teatro (28 ottobre) che coniugano antiche e moderne abilità imprenditoriali da Mutina al Mef Museo Enzo Ferrari. Con il sostegno di Fondazione Cassa di risparmio di Modena. www.mutinasplendidissima.it

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2 . Regium Lepidi

Reggio Emilia è l’unica città della regione che conservi nel proprio nome il ricordo del suo fondatore, il console Marco Emilio Lepido, eponimo anche della via Aemilia. Nel 2017 e 2018 i Musei Civici e la Soprintendenza, prendendo il via dalle recenti scoperte archeologiche in città, propongono un articolato programma di mostre ed eventi destinati a valorizzare i primordi del fenomeno urbano in Emilia. La mostra “Lo Scavo in Piazza. Una casa, una strada, una città” (8 aprile 2017 – 31 agosto 2017) documenta la storia di un quartiere suburbano, alla luce degli scavi archeologici in piazza Vittoria, mentre “La buona strada. Regium Lepidi e la via Aemilia” (23 novembre 2017 – 8 aprile 2018), documenta la fortuna della strada dagli antefatti in età preromana sino al Medioevo e riporta l’attenzione sulla figura del costruttore, il console Marco Emilio Lepido. Ricostruzioni di mezzi di trasporto e apparecchiature all’avanguardia come i caschi Oculus Rift, le postazioni olografiche di Z-space, le proiezioni 3D di Dreamoc, i QR code consentiranno di conoscere meglio l’antica Regium Lepidi.
www.musei.re.it

3. Parma 2.200

Numerosi sono gli eventi che la Città di Parma ha ideato per i 2200 anni lungo la via Emilia. Tra questi, il ciclo di conferenze e visite guidate “Fondazione Città di Parma 183 A.C.” sulle tracce della Parma romana, gli incontri de “Il Battistero si svela”, dedicati a uno dei monumenti simbolo della città, le esposizioni, come “Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana”, che ripercorrerà le origini della cultura alimentare parmense, o “Alla scoperta della Cisa Romana” che riporterà gli esiti della ricerca archeologica sulla sella del Monte Valoria.
Arricchiscono il programma il concorso tematico per giovani illustratori, i percorsi “Parma Sotterranea” alla scoperta della città nascosta tra l’età romana e il Novecento, la creazione di “Aemilia 187 a.C”., un nuovo spazio pubblico museale nell’area del Ponte Ghiaia, la “Festa della storia” incentrato sui 2200 anni della fondazione cittadina e un importante convegno scientifico internazionale.
www.comune.parma.it/parma2200

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Particolare del fregio con corteo di animali e mostri marini riferibile a un monumento funerario, I secolo d.C. necropoli orientale di Mutina, via Emilia Est (C) Comune di Modena

4 . A Bologna il Medioevo svelato

Bologna, antica colonia latina lungo la Via Aemilia, ospita al Museo Civico Medievale la mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia” (dal 24 novembre 2017 al 2 aprile 2018), che consente di viaggiare nel tempo per quasi un Millennio (dal V secolo agli inizi del Trecento) in una regione in cui ancora oggi sono profondamente radicati i confini fisici e gastronomici tra Emilia longobarda e Romagna bizantina (Ravenna).
Il racconto si dipana dalle trasformazioni delle città tardoantiche all’evoluzione degli insediamenti rurali, evidenziando il potere dei nuovi ceti dirigenti (Goti, Bizantini e Longobardi) attraverso la ritualità funeraria. Dopo un’istantanea sulle città nell’alto Medioevo, profondamente ridimensionate rispetto alla vitalità dei secoli precedenti, e contrapposte al dinamismo dei nuovi empori commerciali (Comacchio-FE), lo sguardo si allarga alla riorganizzazione delle campagne (villaggi, castelli, borghi franchi, pievi e monasteri). La narrazione termina ciclicamente con la rinascita delle città, studiate nella nuova fase di età comunale. La mostra è curata da Sauro Gelichi (Professore Ordinario di Archeologia Medievale, Dipartimento Studi Umanistici, Università Ca’ Foscari Venezia) e Luigi Malnati (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara).

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