ARCHEOLOGIA / Trovata a Norfolk (UK) eccezionale necropoli anglosassone con 81 bare lignee [FOTO]

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Credit foto:  © MOLA

NORFOLK (UK) – Sei tombe appartenenti alla forse più antica necropoli anglosassone finora trovata in Gran Bretagna sono riemerse durante uno scavo a Norfolk, sul fiume Wensum, insieme a 81 bare ricavate da tronchi di quercia in ottime condizioni di conservazione: eventualità estremamente rara a causa della deperibilità dei materiali organici. Secondo gli archeologi del MOLA (Museum of London Archaeology), le sepolture – allineate est-ovest e senza corredo –  fanno parte del cimitero di una comunità cristiana e sono databili tra il VII e il IX secolo: l’esame dei resti lignei, così come delle ossa,  darà a breve elementi di datazione più precisi.  Oltre alle sepolture, gli archeologi hanno riportato alla luce le tracce di un’ampia struttura di legno, probabilmente una chiesa o una cappella. Il ritrovamento è giudicato dagli specialisti “importantissimo”: è la prima volta, infatti, che ci si ha l’opportunità di indagare con metodologie moderne una serie di bare di legno ricavate da tronchi di quercia scavati e perfettamente conservati. Questo tipo di sepoltura, infatti, è utilizzato sin dall’Età del Bronzo e documentato anche in epoca medievale, ma soltanto dai resoconti ottocenteschi.

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Veduta aerea del cimitero in fase di scavo ©MOLA

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Le tombe in fase di scavo ©MOLA

LA NECROPOLI ACCANTO AL FIUME – La scoperta è stata fatta durante i lavori di costruzione di un laghetto a fianco a una proprietà privata. Durante gli scavi preliminari a cura degli archeologi locali, sono inaspettatamente emersi (il centro dell’attuale paese si trova a varie centinaia di metri di distanza) molti frammenti di ceramica anglosassone, ragion per cui è stato richiesto l’intervento degli specialisti del MOLA.
Il fiume Wensum, che oggi attraversa il villaggio di Great Ryburgh, ha variato il suo corso nei secoli e con ogni probabilità ha distrutto ogni traccia del villaggio anglosassone dove viveva la comunità cui la necropoli fa riferimento. Le condizioni particolari del suolo hanno però permesso la conservazione in stato ottimale sia del cimitero e che di molti elementi organici, legno e ossa soprattutto.
I resti lignei saranno restaurati e conservati al Norwich Castle museum.

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SCOPERTE / A Rothley (UK) riemerge tumulo dell’Età del Bronzo e cimitero anglosassone

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LEICESTER  (UK) – Ancora una serie di importanti scoperte dalla campagna di scavi in corso a cura della University of Leicester Archaeological Services (ULAS) a Rothley, nella contea del Leicestershire. L’antico sito Neolitico già noto sta pian piano restituendo testimonianze di epoche successive: dopo il grande tumulo risalente all’Età del Bronzo e utilizzato anche nell’Età del Ferro, ecco ora un cimitero anglosassone con corredi, segno di un insediamento che ha attraversato i millenni senza soluzione di continuità.

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Il sito durante lo scavo (Credit: University of Leicester)

Il team di archeologi capitanato da Gavin Speed ha trascorso l’inverno scavando il sito nell’ambito del progetto  finanziato da Persimmons Homes in vista della realizzazione di un piano abitativo nella zona di Loughborough Road e ha  riportato alla luce un gran numero di reperti che testimoniano il passato più antico di Rothley.

Le tracce di attività umana più antiche risalgono al Neolitico (4000-2000 AC): sono un’ascia di pietra e frammenti di ceramica del tipo ‘Peterborough Ware’, e insieme ai reperti neolitici già noti nella zona da precedenti campagne di scavo  (condotte dall’ULAS nel 2005 e nel  2010) concorreranno a ricostruire il quadro storico della zona in  quest’epoca così lontana nel tempo.

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Ascia di pietra neolitica (Credit: University of Leicester)

Il ritrovamento più importante finora è stato un grande Tumulo (oltre 30m di diametro) risalente all’Età del Bronzo ma utilizzato anche nelle epoche successive: profondamente compromesso da secoli di attività agricole, ha però restituito una serie di sepolture a cremazione (la cui datazione oscilla tra il  2000 e il 700 AC) attualmente in fase di studio e analisi.

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Frammento di ceramica del tipo “Peterborough Ware’ (Credit: University of Leicester)

Il tumulo si trova nei pressi della confluenza tra i fiumi Soar e Wreake, su una piccola altura che domina il punto di incontro tra la Soar valley e il torrente Rothley. A est, a circa un miglio di distanza, attorno al villaggio di Cossington ci sono altri tumuli che fanno parte di una ulteriore area sepolcrale scavata dalla ULAS tra il 1999 e il 2001. Probabilmente quello di Rothley, prominente rispetto agli altri, fungeva da punto di riferimento per tutta la zona.

Tra il 700 AC e il 43 d.C. il sito è stato utilizzato come parte di un insediamento agricolo, risparmiando tuttavia la parte  centrale, segno che nonostante la sua funzione fosse cambiata, probabilmente restava memoria del ruolo sacro che ricopriva un tempo.

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Più tardi, all’epoca dei primi insediamenti Anglo-Sassoni (410-700 d.C.) il sito è stato usato come cimitero a inumazione. Questa zona del Leicestershire è densa di insediamenti anglosassoni, e altri luoghi di sepoltura e costruzioni dell’epoca sono state scavate nel 2010  sempre dall’ULAS poco lontano. Il riutilizzo di tumuli in epoca anglosassone è prassi comune,  tuttavia in questa zona era finora poco attestata. Questo ritrovamento, che conserva una dozzina di sepolture, è il secondo e il più ampio finora scavato. Sei tombe si trovavano all’interno del perimetro di tumulo; una settima nel fossato e altre cinque sono emerse nella zona immediatamente circostante. Purtroppo l’acidità del suolo non ha permesso la conservazione degli scheletri a parte alcuni denti e piccoli frammenti d’osso; tuttavia alcune sepolture presentavano elementi di corredo  (armi, una fibula e parti di scudo); in una tomba è stato trovato un recipiente di ceramica completo.

La prassi di seppellire i defunti in necropoli più antiche fa pensare che le élite anglosassoni intendessero ricollegarsi palesemente, tramite il riutilizzo monumentale, a presenze ancestrali, così da manifestare il loro potere e garantirsi il controllo del territorio.

L’Unesco inserisce il Libro di Exeter nel registro della “Memoria del Mondo”

Il Libro di #Exeter iscritto nel Registro della “Memoria del Mondo” #Unesco #manoscritti #Medioevo

LONDRA – L’Unesco ha inserito il Libro di Exeter, il celebre manoscritto del X secolo conservato nella biblioteca della cattedrale inglese di Exeter e contenente alcuni dei  dei più antichi documenti poetici in lingua anglosassone, nel registro “Memory of the World “(Memoria del Mondo), il programma fondato nel 1992 per censire e salvaguardare il patrimonio documentario dell’umanità dai rischi connessi all’amnesia collettiva, alla negligenza, alle ingiurie del tempo e delle condizioni climatiche, dalla distruzione intenzionale e deliberata. Il programma ha come obiettivi: facilitare la conservazione dei documenti, favorirne l’accesso universale e aumentare la consapevolezza diffusa dell’importanza del patrimonio documentario. L’iscrizione nel registro è avvenuta il 21 giugno scorso.

Il volume è conservato nella cattedrale  dall’anno 1072, quando vi giunse come dono del primo vescovo Leofric che lo definì un mycel Englisc boc be gehwylcum Þingum on leođwisan geworth (un grande libro inglese di opere poetiche). Conta circa 8.000 versi e 131 fogli originali, dei quali i primi otto sono andati perduti, mentre i restanti sono stati in parte danneggiati.

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Compilato presumibilmente tra il 960 e il 980 nella zona sassone occidentale dell’Inghilterra, contiene brevi componimenti di carattere religioso e profano tra cui i Riddles e il poemetto Widsith. In particolare tramanda nove componimenti definiti dalla critica “Elegie”: The Wanderer, The Seafarer, the Riming Poem, Deor,The Dream of the Rood, Wulf and Eadwacer, the Wife’s Lament, Resignation, The Husband’s Message, The Ruin. Dei quattro manoscritti contenenti opere composte nell’antica lingua inglese sopravvissuti nel corso dei secoli è il più antico e per alcuni testi unico testimone: motivo per cui l’Unesco ha deciso di inserirlo nel Registro e lo ha definito “il volume fondante della letteratura inglese, nonché una delle più importanti testimonianze culturali esistenti al mondo”. Del registro, per quanto riguarda l’Italia, fanno parte tra gli altri l’Archivio Storico Diocesano di Lucca (dal 2011) e il Codex Purpureus Rossanensis, custodito a Rossano, in Calabria (2015),  recentemente restaurato.

SCOPERTE / Trovati i resti del più grande edificio anglosassone scozzese finora scavato

#ARCHEOLOGIA #SCOPERTE #SCOZIA  Trovati i resti del più grande edificio anglosassone scozzese finora scavato #anglosassoni  @aocarchaeology

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SCOZIA  [Via East Lothian Courier, Aberlady Angles et alii] – Gli archeologi hanno trovato i resti di quello che ritengono essere l’edificio anglosassone più grande finora scavato in Scozia. Le fondamenta sono state riportate alla luce durante una campagna condotta dall’AOC Archaeology Group tra l’aprile e il maggio scorsi a Glebe Field, Aberlady: si tratta di un grande edificio pavimentato di 40 metri per 20, forse un monastero,  una reggia o una sala per assemblee. La datazione, stabilita in base alle analisi al radiocarbonio condotte sui resti di ossa animali, oscilla tra il VII e il IX secolo. Tra gli oggetti rinvenuti ci sono anche due pettini di osso e una moneta dell’inizio del IX secolo. Nelle adiacenze sono stati trovati altri ambienti tra cui alcune botteghe artigiane (foto sotto).

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Una delle botteghe con i resti ossei di animali datati al VII-IX secolo (C) Aberlady Conservation and History Society

Aberlady si trovava sulle rotte degli itinerari di pellegrinaggio tra Iona e Holy Island. Oltre a un gran numero di oggetti, trovati in precedenti scavi degli anni 1980,  il sito nell’800 ha restituito anche il frammento di una croce (sotto) databile all’VIII secolo.

 

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Via East Lothian Courier, Aberlady Angles et alii.

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ARCHEOLOGIA / La più grande necropoli anglosassone del Wessex svela i suoi segreti

#ARCHEOLOGIA #ANGLOSASSONI / La più grande necropoli anglosassone del #Wessex svela i suoi segreti

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WILTSHIRE (UK) – Sono terminati gli studi sulla grande necropoli anglosassone scoperta negli Anni ’70 nei pressi del villaggio di Collingbourne Ducis sulla Piana di Salisbury, in Inghilterra.  Le sepolture esaminate dal team di archeologi del Wessex Archaeology, che datano a 1600 anni fa,  sono sia a cremazione sia a inumazione: tutte erano collocate sulla cima di una collina. I risultati delle indagini sono appena stati pubblicati in una monografia fresca di stampa.

Esaminando i resti ossei riportati alla luce in queste ultime, gli archeologi hanno trovato tracce di malattie infettive, tubercolosi e lebbra. Alcune tombe contenevano corredi e armi, umboni di scudo, punte di lancia ma soprattutto  coltelli di ferro (questi ultimi presenti anche nelle sepolture infantili).  Le donne invece erano sepolte con gioielli romani.

 

A photo of a Saxon skull found in Wessex

Teschio con tracce di trapanazione © Wessex Archaeology

La necropoli fu scoperta casualmente nel 1973 da una donna:  vide affiorare dal terreno alcune ossa e avvertì le autorità locali, che allertarono subito gli archeologi. Gli scavi condotti l’anno successivo riportarono alle luce oltre 30 sepolture, mentre altre 86 furono trovate nel 2007. La datazione oscilla tra il V e il VII secolo.

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Resti di calderone di legno con decorazioni e inserti in metallo © Wessex Archaeology

 

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Fibula campaniforme con decorazione antropomorfa (sotto, ripulita e restaurata) 
© Wessex Archaeology

 

A photo of a Saxon skull found in Wessex

La collina era coperta da un bosco e presentava, ai lati, alcune strutture  che erano, con ogni probabilità, piccoli mausolei riservati alle élite. Le tombe erano orientate in maniera differente e sembrano, almeno in alcuni casi, suddivise per gruppi con una sepoltura più ricca al centro e le altre disposte attorno, a riflettere forse la presenza di un clan o gruppo familiare disposto attorno al suo capo.

A photo of a Saxon skull found in Wessex

Fibula a disco © Wessex Archaeology

Via Culture24 & Wessex Archaeology.

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MOSTRE / Gli splendori Anglo-Sassoni del tesoro di Staffordshire incantano il Regno Unito

#MOSTRE / Gli splendori Anglo-Sassoni del tesoro di Staffordshire incantano il Regno Unito

LONDRA – Un tripudio di oro, argento e pietre preziose come non si era più visto dal ritrovamento, nel 1939, dei celeberrimi corredi di Sutton Hoo (Suffolk): è il  Tesoro anglosassone di Staffordshire (Staffordshire Hoard), scoperto nel luglio 2009 vicino al villaggio di Hammerwich, nello Staffordshire inglese,  4000 oggetti di eccellente fattura di cui moltissime armi e un numero esorbitante di meravigliosi pezzi di oreficeria decorati con la tecnica  cloisonné.

La maggior parte di essi sono conservati al Birmingham Museum and Art Gallery e al  Potteries Museum & Art Gallery di Stoke-on-Trent, tuttavia un centinaio di pezzi, alcuni dei quali finora mai esposti,  sono stati selezionati per far parte della mostra itinerante  Warrior Treasures: Saxon Gold from the Staffordshire Hoard, appena inaugurata presso il Royal Armouries museum di Leeds, dove resterà fino al prossimo 2 ottobre (prossima tappa, il Bristol Museum and Art Gallery, dal 22 ottobre 2016 al 23 aprile 2017).

GALLERY  (All images are © Birmingham Museum Trust)

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Il tesoro di Staffordshire fu deposto nell’VIII secolo, ai tempi cioè in cui la zona del ritrovamento apparteneva al regno di Mercia: la maggior parte dei pezzi sono databili tra il 675 e il 725 d.C., con alcune impugnature di spada probabilmente della metà del VI secolo. Mancano totalmente i corredi femminili, il che fa supporre che gli oggetti siano stati deposti intenzionalmente per ottemperare all’usanza, tipica del mondo anglosassone altomedievale (detta Heriot, da heregeat, “equipaggiamento militare”), di donare al re o al signore in concomitanza con la morte armi, cavalli e altri preziosi equipaggiamenti militari.

La mostra di Leeds si concentra sui finimenti delle armi, che costituiscono la parte preponderante dell’intero tesoro: decorazioni che sono state deliberatamente tolte dalle spade e dai saxe in quanto probabilmente appartenenti ad armi sottratte ai nemici sconfitti in battaglia.  Se così fosse, si tratterebbe di una “prova” che  quanto si narra ad esempio nel celebre poema Beowulf a proposito dell’abitudine dei guerrieri di combattere ornati dei loro equipaggiamenti più preziosi non sia un’invenzione letteraria ma riflesso di un’abitudine effettiva. All’epoca cui risalgono i ritrovamenti il re Aethelred di Mercia era in guerra con i regnami confinanti di  Northumbria e East Anglia.

Il tesoro fu trovato da  Terry Herbert,  appassionato di metal detector, e acquistato congiuntamente dal Birmingham City Council e dallo  Stoke-on-Trent City Council per l’esorbitante cifra di 3,285 milioni di sterline  (pari a circa 4 milioni e 300mila euro) da dividersi equamente tra lo stesso Herbert e Fred Johnson, il proprietario del terreno dove è avvenuto il ritrovamento.

In seguito, altri scavi condotti nel 2012 hanno permesso il recupero nei campi circostanti di altri 500 pezzi. Ognuno di essi ha una storia da raccontare, così come le complesse decorazioni che sono state studiate e decifrate, ma molto resta ancora da scoprire.

Il sensazionale ritrovamento è attualmente in corso di studio da parte della Barbican Research Associates per conto degli enti proprietari e di Historic England, che finanzia il progetto.

Per informazioni: www.staffordshirehoard.org.uk e warrior-treasures.uk.

All images are © Birmingham Museum Trust

 

Due cimiteri anglosassoni scoperti vicino a Stonehenge

© ELENA PERCIVALDI – © PERCEVAL ARCHEOSTORIA – ALL RIGHTS RESERVED. 

Pettini di osso finemente decorati, armi, gioielli, monili ricavati da conchiglie e una scatola di bronzo: questi e altri oggetti sono stati ritrovati in due nuove necropoli anglosassoni appena scoperte tra Tidworth e Bulford, nello Wiltshire (Inghilterra sud-occidentale). I due sepolcreti in tutto contano oltre 200 tombe datate tra il VII e l’VIII secolo e si trovano a poche miglia da Stonehenge, suggerendo una connessione rituale con il celebre e preesistente sito megalitico.

Il primo ritrovamento, a Bulford, risale allo scorso 18 aprile ed è avvenuto sulla sponda del Nine Mile River nei pressi della confluenza con l’Avon. Il cimitero ha restituito circa 150 tombe di uomini, donne e bambini, in massima parte orientate est-ovest, alcune delle quali sono state riutilizzate più volte suggerendone un uso familiare.

La seconda scoperta, invece, è avvenuta pochi giorni fa, all’inizio dei maggio, a soli 11 Km di distanza, sulla strada che da Bulford porta a Tidworth: altre 55 tombe, datate tardo VII-inizio VIII secolo, anch’esse caratterizzate da interessanti corredi.

LA NECROPOLI DI BULFORD

L’area sepolcrale di Bulford, con le sue 150 tombe emerse ad aprile, aveva suscitato interesse anche per la sua relativa vicinanza (circa 4 miglia) ad importanti monumenti megalitici, primo fra tutti Stonehenge. Non è certo infrequente, nel caso di sepolcreti pagani,  la collocazione in prossimità di santuari molto più antichi: indizio che le aree in questione furono percepite e utilizzate come sacre per molti secoli senza soluzione di continuità. L’unica tomba finora datata (grazie al radiocarbonio) risale al periodo tra il 660 e il 780 d.C., ossia all’epoca della conversione delle popolazioni della zona al cristianesimo: né questa né le altre, però, hanno fornito alcuni indizio di un collegamento con pratiche rituali cristiane. I corredi sono composti da armi (lance e coltelli soprattutto), gioielli (tra cui orecchini di bronzo e vaghi di collana in ambra), fibule, pettini d’osso, ceramiche. E’ stata ritrovata anche una moneta romana.

LE TOMBE DI TIDWORTH
Le 55 tombe di Tidworth 33e4e77100000578-0-most_of_the_the_burials_contained_personal_effects_or_significan-m-63_1462533394026sono invece state scoperte all’inizio di maggio in occasione dei lavori per la costruzione di 322 case da destinare alle famiglie di alcuni membri dell’esercito britannico.  I corredi comprendono coltelli di ferro, pettini e aghi d’osso, armi, parti di lancia, vaghi e monete forate per ricavarne elementi di collane.
Tra i ritrovamenti più interessanti, la tomba di un uomo insolitamente alto per l’epoca (1,80 m): sicuramente si trattava di un guerriero, come testimoniano la grande punta di lancia e l’umbone di scudo a forma di cono che giacevano accanto ai resti.
LA “SCATOLA DA LAVORO”
Notevole anche la sepoltura che conteneva i resti di una donna insieme a molti gioielli, un pettine d’osso,  elementi di cintura e  soprattutto un recipiente cilindrico di bronzo decorato. In Inghilterra ne sono stati trovati molti nel corso del tempo, ma il loro significato è controverso: per alcuni si tratta di  una “scatola da lavoro” (forse da cucito: alcune erano corredate di spilli), per altri è un contenitore di reliquie, di erbe o sostanze medicinali, non privo di significato rituale e magico [cfr. Catherine Hills].
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Tra gli altri gioielli emersi dalle sepolture ci sono elementi di collana ricavati da conchiglie del Mar Rosso ottenute grazie a scambi commerciali.
Che l’intera area interessata dalla scoperta fosse abitata in epoca anglosassone era già noto dalle fonti. Il “censimento” del Domesday Book, completato nel 1086, elenca la presenza di 39 fuochi a Bulford. L’insediamento di Tidworth, invece, è documentato a partire dal 975: il ritrovamento, ora, ne retrodata la storia conosciuta di ben tre secoli.

Via Daily Mail & Wessex Archaeology

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