ARCHEOLOGIA / Ad Arsago Seprio (Va) un seminario sul vetro nell’Alto Medioevo

VARESE, 8 novembre 2017 – Il 24 novembre 2018 si terrà ad Arsago Seprio (Va), presso il Civico Museo Archeologico (via Vanoni), il IV seminario “L’alto Medioevo. Artigiani, tecniche produttive e organizzazione manifatturiera”. I relatori si confronteranno in particolare sul vetro: materie prime, tecniche di produzione, contesti d’uso e circolazione dei manufatti tra il VI e il IX secolo. Il seminario si svolge in collaborazione con la Soprintendenza e con AREDAT – Associació per la Recerca, Estudi i Difusió en Antiguitat Tardana, con il coordinamento di M.Beghetti e P.M.De Marchi.   L’inizio dei lavori è fissato per le ore 15.

Di seguito la locandina con il programma:

 

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CONVEGNI / A Monte sant’Angelo (Fg) si parla di monetazione longobarda

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FOGGIA (18 settembre 2018) –  Il 13 ottobre 2018 a Monte Sant’Angelo (FG), sul Gargano,  si terrà un importante convegno che vedrà intervenire i massimi esperti nazionali in materia numismatica. Organizzato dal Centro Studi Storico Archeologici del Gargano, con la direzione scientifica della Società Mediterranea di Metrologia Numismatica, il Convegno “Langobardorum nummorum doctrina” sarà incentrato, come dice il titolo,  sul tema della monetazione longobarda e si segnala come uno degli appuntamenti di punta del settore numismatico degli ultimi anni in Italia.

STUDIOSI A CONFRONTO – L’iniziativa culturale nasce con il duplice scopo di divulgare al pubblico l’importanza dello studio della storia tramite le monete,  e di far migliorare la conoscenza della storia dei Longobardi. Grazie alle ricerche condotte negli ultimi anni sulla monetazione della Langobardia Maior, della Tuscia e della Langobardia Minor e alla luce delle tante nuove acquisizioni fatte, si parlerà non solo della monetazione dei re longobardi e dei duchi di Benevento, ma anche delle emissioni dei duchi e principi di Spoleto e non saranno certamente dimenticate le emissioni di oro e di rame degli ultimi principi di Salerno e le prime emissioni auree di Amalfi.
Ampio spazio sarà inoltre riservato alla monetazione di altre popolazioni barbariche che conquistarono l’Italia prima dei Longobardi come i Goti, così come alle fonti numismatiche grazie alle ricerche e agli studi del dott. Luca Lombardi, che da anni si occupa del recupero e dello studio di libri antichi. Il prof. Pasquale Corsi, già professore ordinario di Storia Medievale all’Università di Bari e presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, relazionerà sulle fonti per la storia dei Longobardi. Grazie al contributo del dipartimento di chimica del Politecnico di Torino, la prof.ssa Emma Angelini illustrerà gli ultimi studi sulle analisi composizionali e strutturali dei metalli monetari dell’epoca.
Non mancheranno gli studi sul santo patrono di Monte Sant’Angelo, l’Arcangelo Michele che fu protettore dei longobardi e il primo santo impresso su una moneta europea: ad occuparsene con una relazione il dott. Alberto d’Andrea, editore numismatico, e il presidente del Centro Studi Storico Archeologici del Gargano, Domenico Luciano Moretti, che si occuperanno dell’iconografia sulle monete longobarde.

Tra i relatori ci saranno accademici provenienti da diverse università italiane, ma anche studiosi delle più prestigiose accademie italiane di numismatica, come la Società Numismatica italiana (fondata nel 1892 da un gruppo di studiosi di numismatica tra cui anche l’allora principe di Napoli e futuro Re d’Italia Vittorio Emanuele III) o la Società Mediterranea di Metrologia Numismatica fondata dal dott. Giuseppe Ruotolo, direttore scientifico del convegno e tra i più importanti studiosi di numismatica in Italia, autore di libri e articoli cruciali sulla monetazione del Mezzogiorno d’Italia.

Moderatore d’eccezione il prof. Aldo Luisi, già ordinario di Lingua e Letteratura Latina e Direttore del Dipartimento di Studi Classici e Cristiani dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, profondo conoscitore del mondo antico e dell’età barbarica avendo sviluppato in oltre quaranta anni di insegnamento presso l’Università di Bari lo studio dei filoni storico-biografico, linguistico-filologico e giuridico-letterario.

MONUMENTI APERTI E VISITE GUIDATE – Per l’occasione, il Centro pugliese di Monte Sant’Angelo, che si fregia di essere sede di ben due siti UNESCO, accoglierà nel suo borgo medievale studiosi ed esperti da tutt’Italia già dal 12 ottobre, offrendo visite guidate e aperture straordinarie dei monumenti e siti di interesse storico tra i quali il Santuario in grotta di San Michele Arcangelo,  uno dei sette luoghi parte del sito seriale “L’Italia dei Longobardi. I luoghi del potere (568-774 d.C.), patrimonio dell’umanità Unesco dal 2011.

Il Convegno “Langobardorum nummorum doctrina”  è organizzato grazie al supporto dell’ente Parco Nazionale del Gargano e del Comune di Monte Sant’Angelo, supportato dall’Associazione Italia Langobardorum, ed è patrocinato dal MIBAC e da numerosi istituti culturali e universitari italiani tra cui il Centro Studi Longobardi. Sarà presente anche la nostra Perceval Archeostoria.

Tutti i dettagli sono disponibili sul sito www.centrostudidelgargano.it.

Tra Celti e Longobardi: a Parma e Modena un corso sulla miniatura insulare [#Foto #Video]

PARMA – Appuntamento fra storia e arte il 21 e 22 aprile presso l’Istituto dei Missionari Saveriani a Parma e il 28 e 29 aprile presso il Monastero San Pietro dei Monaci Benedettini a Modena, dove si scopriranno i segreti della miniatura insulare.
Nel laboratorio dal titolo “Tra Celti e Longobardi – La miniatura insulare” organizzato da Università Popolare San Francesco, si toccheranno i misteri dell’arte della miniatura alto medievale delle isole britanniche, espressi negli stili dei libri di Durrow, Lindisfarne e Kells.
Un’esperienza artigianale che va dalla preparazione della pergamena alla realizzazione del disegno a grafite, dall’applicazione delle foglie d’oro alla stesura dei pigmenti naturali. 
TRAILER DEL CORSO
 
“Organizzando i nostri corsi – dice Maurizio Parascandolo, presidente di Upsf – teniamo in grande considerazione non solo gli aspetti didattici e artigianali, ma anche i luoghi in cui le attività prendono vita.  Prediligiamo monasteri e conventi in cui convivono storia, arte e spiritualità, perché sono un patrimonio culturale vivente. I corsi sono ospitati da diversi ordini religiosi, gioiosi di accogliere attività che un tempo erano parte integrante della propria quotidianità, come l’arte della miniatura libraria. A Parma saremo ospiti dell’Istituto dei Missionari Saveriani e a Modena del Monastero San Pietro dei Monaci Benedettini. I partecipanti quindi, oltre ad apprendere un’arte antica, avranno la possibilità di conoscere un luogo storico della propria città e di avvicinarsi alla vita monastica di un miniatore alto medievale”.
ALCUNE IMMAGINI  DEL CORSO

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Università Popolare San Francesco è un istituto di arte sacra con sede a Reggio Emilia che promuove il lifelong learning come obiettivo della propria mission. 

INFORMAZIONI

Corso di miniatura medievale
– all’Istituto dei Missionari Saveriani il 21 e 22 aprile 2018 a Parma
– al Monastero San Pietro dei Monaci Benedettini il 28 e 29 aprile 2018 a Modena – Università Popolare San Francesco
 
Corso di miniatura medievale: “Tra Celti e Longobardi – La miniatura insulare”
Sabato 21 e domenica 22 aprile 2018, dalle 09:00 alle 18:00.
Missionari Saveriani, viale S. Martino 8, 43123 Parma 
Contributo: 190€
 
Corso di miniatura medievale: “Tra Celti e Longobardi – La miniatura insulare”
Sabato 28 e domenica 29 aprile 2018, dalle 09:00 alle 18:00.
Monastero San Pietro dei Monaci Benedettini, via San Pietro 1, 41121 Modena
Contributo: 190€
 
Ente promotore: Università Popolare San Francesco
Infoline: 3393674135
Web: www.upsf.it/ 

 

Lo splendore dei Longobardi: a maggio il grande Convegno su re Liutprando e il suo tempo

lrdl[E.P.] Sarà interamente dedicato alla figura di re Liutprando il Terzo Convegno  internazionale del Centro studi longobardi che si terrà in due sedi, Pavia e Gazzada Schianno, dal 3 all’8 maggio prossimi. Organizzato dallo stesso Centro Studi in collaborazione con l’Università Cattolica del  Sacro Cuore, il Convegno – intitolato “Liutprando, re dei Longobardi” – fornirà  l’occasione per approfondire non solo la  vita e la figura del sovrano, ma anche la storia del regno longobardo al suo apogeo, l’VIII secolo: un periodo che vede da un lato la ripresa dell’espansionismo del regno ai danni dei possedimenti bizantini in Italia, dall’altro un abboccamento con i Franchi e un atteggiamento distensivo nei confronti del Papato, reso possibile proprio grazie all’accorta politica di Liutprando, “christianus ac catholicus princeps” come egli stesso si autodefinì nel prologo alle leggi emanate nel primo anno del suo regno.

Durante i 32 anni (712-744) in cui fu sul trono, inoltre, il regno longobardo conobbe un momento di “rinascenza” che vide la creazione di alcuni dei più suoi più alti capolavori artistici, primi fra tutti il  Tempietto dell’Oratorio di  Santa Maria in Valle e l’altare di Ratchis a Cividale del Friuli (UD), patrimonio UNESCO. Muovendo dai resti monumentali della capitale pavese che testimoniano l’attività edilizia del sovrano (a lui si devono la fondazione di vari monasteri e la costruzione della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, edificata secondo la tradizione per ospitare le reliquie di sant’Agostino sottratte ai saraceni),  il Convegno indaga inoltre l’eredità liutprandea e la memoria che nel corso dei secoli la sua immagine e la cultura longobarda hanno ispirato a uomini  di governo, letterati e artisti fino al Novecento.

L’ACME DEL REGNO –  Re cattolico, costruttore e restauratore di chiese,  Liutprando  incarna il momento di massima potenza  politica del regno longobardo che, sfruttando i gravi contrasti che indebolivano l’Italia bizantina, lacerata dalla controversia iconoclasta, riuscì a estendere i possessi longobardi in Emilia, a prendere per breve tempo Ravenna e  spingersi fino alle porte di Roma, ripristinando il controllo sui ducati ribelli di Spoleto e Benevento. Nel 742, a Terni, si riappacificò con il papato restituendo alcuni territori posti ai confini del ducato romano; essendo però riprese le ostilità contro i bizantini dell’esarcato, ricevette papa Zaccaria a Pavia per le trattative di pace, e morì poco dopo la partenza del pontefice. Amico dei Franchi, che soccorse in Provenza nella guerra contro le milizie islamiche, introdusse una legislazione ispirata ai princìpi cristiani sancendo la definitiva conversione del suo popolo.

NUMEROSI PATROCINI ISTITUZIONALI E CULTURALI – Il Convegno gode del patrocinio  di 30 Università e di molte prestigiose Istituzioni italiane e vede la partecipazione, tra gli altri,  del Mibact, di Brixia Sacra, dei Siti Unesco della Lombardia, di Italia Medievale e della nostra Perceval Archeostoria.  

Scarica il programma completo cliccando qui.

Elena Percivaldi

 

Un coltello al posto della mano: dal Veneto ecco il “Capitan Uncino” longobardo [#Foto]

VERONA – [E.P.] Aveva un’età compresa, al momento del decesso, tra i 40 e i 50 anni e un coltello a mo’ di protesi al posto dell’avambraccio destro, proprio come una specie di “Capitan Uncino”: l’uomo, sepolto nella vasta necropoli (164 tombe) di Povegliano Veronese (VI e l’VIII secolo d.C.) era già ben nota ai cultori in quanto scavata in due campagne tra il 1985-86 e il 1992-93. Ma ora un’èquipe di ricercatori delle Università La Sapienza di Roma e Cattolica di Milano, insieme ai loro colleghi della  Scuola di Paleoantropologia di Perugia e del Policlinico Umberto I, ha pubblicato sul “Journal of Anthropological Sciences” (Vol. 96 – 2018) un dettagliato studio che esamina lo scheletro dell’uomo, trovato con un coltello posizionato in orizzontale all’altezza del bacino, mentre di solito armi di questo tipo sono dislocate in verticale e sul fianco del cadavere. La tesi degli studiosi è che si trattasse di una protesi. In linea con il coltello si trovava infatti ciò che restava del braccio destro, amputato con un’incisione netta –  ben cicatrizzata e senza tracce di infezioni, segno che la medicazione dopo il trauma era stata realizzata in maniera molto accurata -,  piegato a 90° tanto che il coltello ne sembra costituire la “naturale” prosecuzione.

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La sepoltura: le frecce indicano la posizione del braccio e del coltello (da  JAS, 96-2018, p. 4).

 

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I particolari delle ossa del braccio con i segni dell’amputazione (da  JAS, 96-2018, p. 5).

Le ossa conservavano inoltre ancora tracce organiche di pelle e cuoio che molto probabilmente facevano parte del sistema con cui la protesi era fissata all’avambraccio. Ad avvalorare ulteriormente la tesi dei ricercatori c’è anche l’esame dei denti dello scheletro,  che presentavano segni  notevolissimi di usura soprattutto nella parte destra: lesioni compatibili, secondo gli studiosi, con l’impiego della dentatura per stringere e tirare le stringhe di cuoio che tenevano legata la protesi. L’uomo, evidentemente,  se la legava egli stesso al braccio, aiutandosi con la mano sinistra.

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I segni di usura dei denti ( da  JAS, 96-2018, p. 9).

Le cause dell’amputazione non sono note: l’uomo potrebbe essersela procurata durante un combattimento, oppure gli potrebbe essere stata inflitta come pena a seguito di qualche delitto  – l’Editto di Rotari (643) prevedeva ad esempio l’amputazione della mano per i falsari -, o ancora, potrebbe esser il risultato di un intervento chirurgico.
Alcuni dei ritrovamenti di Povegliano Veronese (a cominciare dalla fossa contenente un cavallo decapitato e due cani integri, di recente esposta  anche alla mostra di Pavia e Napoli “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”) sono già stati pubblicati e sono ben noti agli studiosi. Ora arriva questo studio a fornire nuovi e interessanti dettagli sulla storia della comunità longobarda che abitava la zona quasi un millennio e mezzo fa.

Elena Percivaldi

Fonte: Ileana Micarelli, Robert Paine, Caterina Giostra, Mary Anne Tafuri,
Antonio Profico, Marco Boggioni, Fabio Di Vincenzo, Danilo Massani,
Andrea Papini & Giorgio Manzi, Survival to amputation in pre-antibiotic era: a case study from a Longobard necropolis (6th-8th centuries AD), in “Journal of  Anthropological Sciences”, Vol. 96 (2018), pp. 1-16.

A Nonantola (Mo) un convegno internazionale sull’archeologia dei monasteri altomedievali

NONANTOLA (MO) – Nonantola, in provincia di Modena, è sede di uno dei maggiori complessi benedettini dell’Europa medievale ed è un caso esemplare nel quadro della ricerca storico-archeologica della penisola. L’abbazia fu fondata nel 752 dall’abate Anselmo sul territorio ricevuto in dono dal proprio cognato, il re longobardo Astolfo: per i longobardi la fondazione dell’abbazia dava la possibilità di accrescere la propria influenza nella fascia che aveva costituito il confine con l’esarcato bizantino, appena conquistato, e incoraggiava la valorizzazione agricola della zona. Nel corso dei secoli il monastero rivestì un ruolo storico importante e fu cruciale nella bonifica agraria di una vasta parte della pianura modenese. Dell’edificio romanico si possono ammirare le decorazioni del portico, attribuite ad allievi di Wiligelmo (che aveva operato nel duomo di Modena), e la cripta con 64 colonne con capitelli di stili diversi.

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Sabato 14 aprile, dalle ore 9.30, Nonantola ospita un importante convegno internazionale che concentrerà l’attenzione sui più recenti e innovativi studi relativi all’archeologia monastica altomedievale.
Il convegno, dal titolo Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche e a cura di Sauro Gelichi e Richard Hodges, metterà a confronto alcuni dei maggiori specialisti dell’archeologia medievale europea, sarà l’occasione per presentare il volume “Nonantola 6. Monaci e contadini. Abati e re. Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)”, relativo ai risultati delle indagini archeologiche che si sono svolte dal 2002 al 2009 nel giardino dell’abbazia di S. Silvestro.

Domenica 15 aprile, ore 16 e 17, visite guidate gratuite “Il monastero nascosto. Gli archeologi svelano la millenaria storia di S. Silvestro di Nonantola” con ritrovo davanti all’ingresso del giardino abbaziale in via Marconi 1
Gli archeologi Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi illustrano le nuove scoperte emerse dagli scavi archeologici nel giardino abbaziale, la mostra permanente esposta nell’aula didattica Magazzini di Storia e il terzo piano del Museo di Nonantola. Gradita la prenotazione al numero 059 896656 oppure all’indirizzo 
museo@comune.nonantola.mo.it

14-04-18-convegnononantolaProgramma del Convegno internazionale di studi 

Sabato 14 aprile 2018, dalle ore 9.30
Teatro Troisi, viale delle Rimembranze 8, Nonantola (Modena)

Mattina ore 9.30 – 13.00
ore 9.30 Saluti di Stefania Grenzi, Assessore alla cultura del Comune di Nonantola
ore 10.00 Introduzione di Sauro Gelichi, Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia
ore 10.30 Gabor Thomas, University of Reading
Monasteries and Places of Power in Anglo-Saxon England: Connections, Relationships and Interactions
ore 11.00 Thomas Kind, University of Frankfurt
Fulda – archaeological evidences from a Carolingian monastic town in solitudine Buchonia
ore 12.00 Alfons Zettler, Historisches Institut, Dortmund
Reichenau: the archaeology of a Continental monastery island
ore 12.30 John Mitchell, già University of East Anglia
The idea of the early medieval monastery: the example of San Vincenzo al Volturno

Pomeriggio ore 15.00 – 18.00
ore 15.00 Fabio Saggioro, Maria Bosco, Università di Verona, Andrea Breda, Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia
Ricerche archeologiche sul monastero di San Benedetto di Leno (secoli VII-XI)
ore 16.00 Saluti di Federica Nannetti, Sindaco del Comune di Nonantola, Valeria Cicala, Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna, Luigi Malnati, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Don Alberto Zironi, Priore del Capitolo Abbaziale, Loris Sighinolfi, Presidente di ArcheoNonantola
ore 16.30 Sauro Gelichi, Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi, Università Ca’ Foscari di Venezia
Presentazione del volume “Nonantola 6. Monaci e contadini. Abati e re. Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)”
ore 17.30 Conclusioni di Richard Hodges, American University of Rome

Domenica 15 aprile 2018, ore 16 e 17, visite guidate gratuite 
Il monastero nascosto. Gli archeologi svelano la millenaria storia di S. Silvestro di Nonantola

LIBRI / “A LA SOMBRA DE UN IMPERIO”. Un nuovo studio su chiesa, vescovi e re nella Spagna tardoantica [EDIPUGLIA]

26805389_1213631605435213_1008627661012039408_nSegnaliamo questa nuova e  interessante  pubblicazione edita da Edipuglia.
Il volume “Al la sombra de un imperio. Iglesias, obispos y reyes en la Hispania tardoantigua (siglos V-VII)” di Alexandra Chavarría Arnau ricostruisce le tappe della cristianizzazione del paesaggio urbano e rurale della Hispania tra il V e l’VIII secolo in rapporto alla aristocrazie laiche ed ecclesiastiche: accanto ai vescovi, al vertice della gerarchia ecclesiastica, furono protagoniste le élites, sia quelle tardoromane sia, dal VI secolo, quelle visigote, dapprima in contrapposizione in quanto divise tra cattolici e ariane, poi riunite dopo il concilio di Toledo del 589.
I loro punti di riferimenti furono, di volta in volta, l’Italia ostrogota e il re Teodorico, Giustiniano e l’Oriente al tempo della conquista imperiale, i Franchi nel corso del VII secolo e il papa di Roma. Relazioni che confermano come le vicende di quel periodo si siano sviluppate nel quadro internazionale stabilitosi durante l’impero romano.

 Alexandra Chavarria Arnau, “A LA SOMBRA DE UN IMPERIO. Iglesias, obispos y reyes en la Hispania tardoantigua (siglos V-VII)”, Munera 43, Edipuglia, pp. 230, euro 65.

ACQUISTA

Il libro sarà presentato alla  Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma (VIA DI SANTA EUFEMIA, 13)  il 27 marzo alle ore 17.  

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APPUNTAMENTI / Una guida a fumetti per “riscoprire” i Longobardi

x1NAPOLI – [E.P.]  Un originale fumetto per raccontare la mostra  “I Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, in corso al Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 25 marzo: sarà presentata oggi, venerdì 9 marzo, a partire dalle 18, presso la Sala del Toro Farnese , la Guida Kids rivolta ai più piccoli per comprendere pagine importanti della nostra tradizione storico-artistica. La guida kids sarà distribuita ai bimbi partecipanti ai laboratori didattici previsti domenica 11 e lunedì 12 marzo, così come ai piccoli visitatori (6-11 anni) che, con le loro famiglie, godranno gli ultimi dieci giorni dell’esposizione.

All’incontro di presentazione del progetto parteciperanno Paolo Giulierini (Direttore MANN), Rosanna Romano (Direttore Generale per le politiche culturali ed il turismo- Regione Campania), Raffaella Martino (curatrice) e Mario Punzo (direttore Comix).
Nel corso del pomeriggio, interverranno anche Chiara Macor (sceneggiatrice), Carmelo Zagaria (disegnatore), Elpidio Cinquerana (colorista).

La pubblicazione va ad arricchire l’elenco delle pubblicazioni edite in occasione della grande esposizione internazionale dedicata ai Longobardi, che dopo Pavia e Napoli raggiungerà San Pietroburgo (leggi qui il nostro reportage sulla tappa pavese). Oltre al catalogo scientifico dell’esposizione, edito da Skira (pp. 528, euro 45,00), è di prossima pubblicazione, sempre per Skira, la guida “Itinerari longobardi in Campania. Benevento, Capua e Salerno”, a cura di Federico Marazzi e Paolo Peduto.

(e.p.)

 

MOSTRE / Goti, Longobardi e Bizantini: così Bologna svela il “suo” Medioevo [GALLERY]

Una grande mostra racconta in modo inedito e originale le vicende con cui Goti, Longobardi, Bizantini e nuovi centri di potere (castelli, monasteri, edifici di culto e Comuni) hanno scritto la storia dell’Emilia-Romagna nel passaggio dal mondo antico verso l’età moderna

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Spilamberto (MO), necropoli longobarda di Ponte del Rio, tomba femminile 62. Fibula discoidale con cammeo (diametro cm 4,8 – fine VI secolo). Attuale collocazione: deposito archeologico di Spilamberto

BOLOGNA –  Da una parte l’Emilia, tributo alla strada romana costruita nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido; dall’altra la Romagna, dove Ravenna assurge al rango di ultima capitale dell’Impero Romano d’Occidente (402-476 d.C.).  Emilia e Romagna: un limes geografico in cui la storia modifica usanze, articola mestieri e differenzia dialetti all’interno di confini fluidi, ma tangibili, che nell’alto Medioevo separavano le terre occidentali, soggette alla conquista longobarda, da quelle orientali della Romagna bizantina.

L’esposizione Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia, visibile al Museo Civico Medievale di Bologna dal 17 febbraio al 17 giugno 2018, indaga le trasformazioni causate dall’affermazione dei nuovi ceti dirigenti goti, bizantini e longobardi in questo territorio e nelle sue città, attraverso un viaggio nel tempo di quasi un millennio che racconta la delicata fase di passaggio dalla Tarda Antichità (IV-V secolo) al pieno Medioevo (inizi del Trecento). Una transizione che si riverbera in ogni aspetto della vita politica, economica, sociale e culturale, rappresentando un momento decisivo nella costruzione di nuovi assetti di potere e nuove identità.

Curata da Sauro Gelichi e Luigi Malnati, la mostra è promossa da Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e Istituzione Bologna Musei | Musei Civici d’Arte Antica nell’ambito del programma culturale 2200 anni lungo la Via Emilia che celebra la fondazione delle colonie romane di Reggio Emilia, Parma e Modena.

 

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300 REPERTI – Una selezione di oltre 300 reperti, recuperati dalle intense ricerche archeologiche condotte in regione negli ultimi 40 anni, racconta con nuove chiavi di lettura questo lungo e complesso percorso storico: dal missorium d’argento cesenate (piatto di uso simbolico-celebrativo) che testimonia la vita agiata di un possidente terriero nella tarda antichità alle fibule di età gota rinvenute a Imola, dai reperti longobardi recuperati nella necropoli di Ponte del Rio di Spilamberto al servizio di vasellame in argento di età bizantina proveniente da Classe, dai bicchieri in legno rinvenuti a Parma al bacino in maiolica recuperato dalla facciata della chiesa di San Giacomo Maggiore.

SEI SEZIONI – Il percorso espositivo, articolato in sei sezioni tematiche, parte da un’istantanea sulle città nell’alto Medioevo, profondamente ridimensionate rispetto alla vitalità dei secoli precedenti e contrapposte al dinamismo del nuovo emporio commerciale di Comacchio (Ferrara), per allargare lo sguardo alla riorganizzazione delle campagne, dove fioriscono castelli, villaggi, borghi franchi, pievi e monasteri, e terminare la narrazione con la ciclica rinascita delle città in età comunale.

La I sezione è incentrata sul tema Un mondo in trasformazione: le città, ossia sull’evoluzione dei centri di antica fondazione in rapporto ai cambiamenti socio-economici e all’organizzazione delle nuove sedi del potere, sia laico che ecclesiastico, fino al VI secolo. La II sezione, imperniata sulla Fine delle ville romane, prende in esame l’insediamento rurale di tipo sparso, già tipico delle fattorie di età romana, fino all’evoluzione databile al VI-VII secolo. L’ideologia funeraria di VI-VII secolo caratterizza la III sezione dedicata a Nuove genti, nuove culture, nuovi paesaggi: in questo periodo l’Emilia-Romagna mostra una sostanziale continuità tra età romana e gota mentre appare fortemente marcata la differenza fra i territori soggetti ai Longobardi (Emilia) e quelli sottoposti ai Bizantini (Romagna).
Allo sfarzo di alcuni manufatti afferenti alle sepolture fanno riscontro i pochi materiali recuperati nei contesti urbani regionali della IV sezione dedicata a Città ed empori nell’alto Medioevo: qui spicca per vitalità e capacità economica il più grande emporio del nord Italia nel secolo VIII, Comacchio (Ferrara), strategico centro lagunare aperto, vocato allo smistamento e trasporto di beni e merci mediterranei destinati alle terre del Regno longobardo.
Con la V sezione, Villaggi, castelli, chiese e monasteri: la riorganizzazione del tessuto insediativo, vengono evidenziate le nuove forme d’insediamento (VIII-XIII secolo), quali i castelli, i villaggi di pianura, talvolta fortificati, i borghi franchi, le chiese rurali, perfettamente integrate nella rete itineraria e il ruolo dei monasteri, incaricati del perpetuarsi della memoria dei defunti e della trasmissione della cultura.
Il cerchio si chiude con la VI sezione, Dopo il Mille: la rinascita delle città, che ripropone il tema dell’evoluzione dei centri urbani, questa volta esaminati nella nuova fase di età comunale.

La mostra è accompagnata da un catalogo a cura di Sauro Gelichi, Cinzia Cavallari, Massimo Medica, edito da Ante Quem.


INFORMAZIONI

Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia
A cura di Sauro Gelichi (Università Ca’ Foscari – Venezia) e Luigi Malnati (Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara)

Promossa da:
Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
Istituzione Bologna Musei | Musei Civici d’Arte Antica

Periodo:
17 febbraio – 17 giugno 2018

Sede:
Museo Civico Medievale
via Manzoni 4 | 40121 Bologna

Orari di apertura:
fino al 28/02/2018
dal martedì al venerdì h 9.00 – 18.30
sabato, domenica e festivi h 10.00 – 18.30
chiuso lunedì feriali
dal 01/03/2018
dal martedì alla domenica h 10.00 – 18.30
chiuso lunedì feriali, 1° maggio

Ingresso:
intero € 5 | ridotto € 3 | gratuito Card Musei Metropolitani Bologna e la prima domenica del mese

Informazioni:
Museo Civico Medievale
via Manzoni 4 | 40121 Bologna
tel. +39 051 2193916 / 2193930
museiarteantica@comune.bologna.it
http://www.museibologna.it/arteanticaFacebook: Musei Civici d’Arte Antica
Twitter: @MuseiCiviciBolo

Scoperto il sito del monastero di Deer, dove fu scritto il più antico manoscritto gaelico scozzese

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Folio 5r contenente il testo del Vangelo secondo Matteo da 1:18 a 1:21. Notare il monogramma Chi Rho nel margine superiore. I margini contengono testo in gaelico (Wikipedia).

(via RTE) Gli archeologi scozzesi hanno individuato il sito dove sorgeva il monastero in cui fu scritto, nel X secolo, il Libro of Deer (Leabhar Dhèir), che contiene la più antica attestazione scritta di lingua gaelica scozzese. Il codice contiene la trascrizione integrale del Vangelo di Giovanni (gli altri tre sono conservati soltanto in parte) in latino, affiancata da annotazioni a margine in gaelico aggiunte in seguito (XII secolo).

I resti del monastero di Deer, la cui ubicazione era finora ignota, si troverebbero a 45 km a nordest di Aberdeen: durante gli scavi sono emersi numerosi manufatti tra cui un focolare di pietra e frammenti di ceramica. 

Come riporta l’RTE, secondo Máirín Ní Dhonnchadha, docente di antico Irlandese all’Università di Galway,  la scoperta potrà fornire nuovi elementi circa la fondazione del monastero stesso, forse ad opera di san Columba di Iona nel VI secolo.

Il Libro di Deer è conservato presso l’Università di Cambridge (Cambridge University Library, MS. Ii.6.32) dal XVIII secolo e può essere  consultato online.