ARCHEOLOGIA / Ad Aquileia (UD) un Convegno sulle sepolture rituali di bovini

AQUILEIA (UD) – Negli scavi condotti nell’ambito della villa rustica di Muris per conto del
Comune di Moruzzo (UD), la Società Friulana di Archeologia ha individuato i resti di ben nove bovini, di varia età, sepolti al di sopra delle strutture utilitaristiche ormai abbandonate. Essi sono stati ricondotti a una epidemia, come quella avvenuta alla fine del IV secolo d.C, ricordata dalle fonti. Sepolture singole di bovini sono note dai rinvenimenti archeologici in più luoghi e in diverse epoche. In Italia settentrionale il fenomeno è attestato dalla protostoria fino al pieno Medioevo, ma in genere si tratta di un singolo animale.

Per allargare lo sguardo al più vasto fenomeno delle sepolture di animali in genere e alla gamma di significati che esse possono avere,  la Società Friulana di Archeologia, d’intesa e in collaborazione con il Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Università di Udine, l’Associazione  Italiana  di  Archeozoologia (AIAZ), il Dipartimento di Scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti dell’Università cattolica, sede di Piacenza, nell’ambito delle lezioni della Scuola di specializzazione interateneo in archeologia,  organizza un incontro di studi su “Sepolture rituali  di bovini e di altri animali nell’Italia antica e nella media Europa dalla Protostoria al Medioevo. Un aggiornamento archeologico”. Il Convegno si tiene il 7 aprile 2018 ad Aquileia (Ud) presso Casa Bertoli (via Patriarca Poppone), con inizio alle ore 9.30. 

L’incontro di studi si svolge nell’ambito delle lezioni previste per la scuola di specializzazione interateneo in archeologia e continua la tradizione, inaugurata alcuni anni fa, di proporre nel periodo primaverile un convegno ad Aquileia. Con il patrocinio di:  Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Fondazione Aquileia, Comune di Moruzzo.

PROGRAMMA

Ore 9,30. Umberto Tecchiati, Le sepolture di bovini nella media
Europa tra protostoria ed età romana.
Ore 10,00. Elena Percivaldi, Sepolture di bovini e altri animali in
Italia settentrionale e aree contermini dalla protostoria al pieno
Medioevo.
Ore 10,30. Maurizio Buora e Massimo Lavarone, Le sepolture di
bovini nell’ambito della villa romana di Muris di Moruzzo, dati di
scavo.
Ore 11, 00. Gabriella Petrucci, Analisi osteologiche dei bovini
rinvenuti nella villa romana di Muris di Moruzzo.
Ore 11,30, Licia Colli, Nuovi dati dalle analisi del DNA dei bovini
di Moruzzo e di altre località.
Ore 12,00 Raffaella Cassano, Gianluca Mastrocinque, Adriana
Sciacovelli, Rituali di fondazione della domus ad atrio a Sud del
Foro di Egnazia

Ore 12,30 Claudio Sorrentino, Uso rituale di bovini a Pirgy, area Sud

Sezione poster

Claudio Sorrentino, Laura Landini, Alessandro Tognari, Due
equidi da Santa Maria Capua Vetere, loc. Piccirillo (CE)

Laura Landini, La deposizione di una testa di bovino da Palazzo
Poggi (LU): una evidenza di rito?

Presentazione di nuovi volumi di archeologia

Per informazioni: archeofriuli@yahoo.it  oppure archeofriuli@gmail.com

 

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Piacenza “svela” il Duomo, i suoi codici miniati e le sue meraviglie: grande mostra e nuovo allestimento per il Museo della Cattedrale [#FOTO]

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Bott. piacentina fine sec. XV-inizio sec. XVI, Capolettera miniato, Piacenza, Museo di S. Antonino

PIACENZA – Un nuovo allestimento museale e una grande mostra per valorizzare il Duomo di Piacenza le sue bellezze nascoste e la sua lunga e affascinante storia.  Sabato 7 aprile 2018 Kronos – Museo della Cattedrale si presenta con un nuovo percorso, con un ingresso autonomo da via Prevostura, che permetterà di accedere, per la prima volta, dai giardini sul retro delle absidi. Per l’occasione,  si apre anche la mostra I MISTERI DELLA CATTEDRALE. Meraviglie nel labirinto del sapere,  che fino al 7 luglio 2018 riporterà alla luce alcuni dei più preziosi codici miniati medievali, come il Libro del Maestro o il Salterio di Angilberga appartenenti al patrimonio archivistico piacentino, di assoluto rilievo nel panorama europeo.

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PERCORSO TRA CAPOLAVORI – Ad accogliere i visitatori nel rinnovato Museo ci sarà la proiezione di un video che racconterà la storia del complesso vescovile piacentino dal IV sec. fino alla costruzione dell’attuale cattedrale. La sala delle sculture, quella degli argenti e quella delle suppellettili lignee faranno da introduzione alla piccola pinacoteca in cui saranno conservate alcune preziose pale d’altare, come I diecimila martiri crocifissi di Elisabetta Sirani, la Madonna dello Zitto di Giovanni Battista TagliasacchiMorte di San Francesco Saverio di Robert De Longe, il San Gerolamo e l’angelo di Guido Reni in dialogo con un Achrome di Piero Manzoni della collezione MCM Mazzolini.

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Vista dalla galleria del tamburo, Piacenza, Cattedrale di S. Maria Assunta, ©Marco Stucchi

Nell’anticamera delle sagrestie superiori, un video, con un’intervista a Valerio Massimo Manfredi, introdurrà alle cinque sezioni della mostra dei codici.

La prima tappa – transitando nel coro del presbiterio da cui si potrà ammirare, da posizione ravvicinata, il grande polittico sopra l’altare (XV secolo), il coro ligneo e le volte – sarà nella sala dell’archivio storico capitolare dove all’interno dell’architettura, formata dai grandi armadi lignei del XVIII sec., sarà ospitata la sezione musicale.

cod 18 003, Archivio capitolare della Cattedrale di Piacenza

Codice 18, Archivio capitolare della Cattedrale di Piacenza

PROTAGONISTI I CODICI MEDIEVALI  – La visita alle restanti sezioni della mostra continuerà nelle sagrestie superiori; qui si potranno ammirare gli antichi libri provenienti dalla Biblioteca Ambrosiana, dalla biblioteca Braidense, dall’Archivio di Stato di Parma, dall’Archivio di Stato di Piacenza, dagli Archivi Capitolari della Cattedrale e di Sant’Antonino, dall’Archivio Storico Diocesano di Piacenza e Bobbio, e dalla Biblioteca Passerini Landi. Straordinari capolavori dal IX al XV secolo raccontano la storia civile e religiosa del territorio con particolare accento su Piacenza e Bobbio con il suo Scriptorium, secondo solo a Montecassino. All’interno di un anfiteatro multimediale saranno presentate immagini ad alta risoluzione delle pagine più preziose.

In un piccolo vano della cattedrale sarà riprodotto uno scriptorium dotato di tutti gli strumenti che i monaci utilizzavano per la produzione dei libri e un video racconterà le fasi di lavorazione dalla preparazione della pergamena alla rilegatura finale.

LE MINIATURE DEL LIBRO DEL MAESTRO – Lungo il percorso di salita, l’ultima sezione sarà interamente dedicata al Libro del Maestro, un totum liturgico che dal XII secolo è stato modello e tesoro per la liturgia e che costituisce una summa culturale, secondo la concezione medievale. ILibro del Maestro è il volume più importante e misterioso dell’archivio della Cattedrale, la cui stesura ebbe inizio al principio del XII secolo. Al suo interno conserva nozioni di astronomia e astrologia, usi e costumi della popolazione legata ai cicli lunari e al lavoro nei campi. Il codice illustra, attraverso splendide miniature e formule melodiche (dette tropi), i primi drammi teatrali liturgici medievali, rappresentati in chiese e conventi, come primi strumenti di comunicazione delle storie della Bibbia.

I visitatori vi accederanno nella penombra di una prima sala, accolti da una voce e immagini che illustreranno la genesi del Libro del Maestro; le persone saranno poi invitate ad accedere alla “Macchina del Tempo”: una experience room prodotta da Gionata Xerra, dove verranno accompagnate, grazie a proiezioni, in un fantastico viaggio nel Medioevo, in una biblioteca virtuale da cui prende vita il racconto del Codice. Schermi touch-screen consentiranno di sfogliare virtualmente le pagine del Libro del Maestro ad altissima risoluzione e alcune applicazioni permetteranno, attraverso il gioco, di interagire con varie sezioni del codice, tra cui le tabelle medievali per il calcolo delle feste mobili.

ANTICO E MODERNO – Raggiunta la cupola, i visitatori saranno invitati a indossare cuffie wi-fi e a entrare nel loggiato. Dopo lo show di luci creato da Davide Groppi, si potrà procedere lungo tutto il perimetro della cupola, ammirando da vicino il ciclo affrescato dal Guercino, composto dai sei scomparti con le immagini dei profeti Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea, Geremia, e dalle lunette in cui si alternano episodi dell’infanzia di Gesù – Annuncio ai Pastori, Adorazione dei pastori, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto – a otto affascinanti Sibille e il fregio del tamburo, cui si aggiungono i due spicchi della cupola che raffigurano i profeti Davide e Isaia, dipinti da Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone.

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Camminamento della cupola, Piacenza, Cattedrale di S. Maria Assunta, particolare, ©Marco Stucchi

LA STANZA SEGRETA DELL’OROLOGIO – Ridiscendendo sul lato nord, nel matroneo s’incontrerà la sezione relativa ai lavori di restauro della cattedrale attuati alla fine dell’800 con esposizione dei reperti allora smantellati tra cui torcieri, sculture, lapidi, parti di altari. Si accederà quindi all’interno del campanile per poterne ammirare dal basso l’imponente struttura lignea e accedere a una stanza segreta dove sono ancora conservati gli ingranaggi dell’orologio anticamente posto in facciata.

Il progetto è promosso dalla Diocesi di Piacenza-Bobbio, in collaborazione con la Fondazione Piacenza e Vigevano, il Comune di Piacenza e l’Archivio di Stato di Piacenza, col sostegno della Regione Emilia-Romagna, di Crédit Agricole Cariparma e della Camera di Commercio di Piacenza.


INFORMAZIONI

I MISTERI DELLA CATTEDRALE. Meraviglie nel labirinto del sapere
Cattedrale di Piacenza e Kronos – Museo della Cattedrale
7 aprile – 7 luglio 2018

Orari:
martedì, mercoledì e giovedì: 9.00 – 20.00 (ultimo ingresso alle 18.00; ultima salita in cupola alle 19.00)
venerdì e sabato: 9.00 – 23.00 (ultimo ingresso alle 21.00; ultima salita in cupola alle 22.00)
domenica: 9.00 – 20.00 (ultimo ingresso alle 18.00; ultima salita in cupola alle 19.00)
lunedì chiuso

I BIGLIETTI SI POSSONO ACQUISTARE ANCHE ONLINE DAL SITO: www.cattedralepiacenza.it

Intero
€ 10,00 (museo + mostra codici)
€ 15,00 (museo + mostra codici + salita alla cupola)

Ridotto
€ 8,00 (museo + mostra codici)
€ 12,00 (museo + mostra codici + salita alla cupola)
Riduzioni: visitatori con meno di 18 anni o con più di 65 anni; Gruppo Cariparma Credit Agricole (clienti + dipendenti); Soci Touring Club; FAI; ACI; ARCI; Archistorica; Italia Nostra; AVIS; Camera di Commercio di Piacenza (dipendenti); Carta Castelli del Ducato; possessori biglietto Pordenone

Gratuito
Portatori di handicap (con problemi di deambulazione) e accompagnatore; bambini con meno di 6 anni (solo per la mostra dei codici); giornalisti muniti di tessera; soci ICOM.

Scuole
€ 5,00 (museo + mostra codici)
€ 7,00 (museo + mostra codici + salita alla cupola)

Informazioni:
Tel. 331.4606435; 0523.308329
Mail: cattedralepiacenza@gmail.com
Sito: www.cattedralepiacenza.it

PUBBLICAZIONI / “Roma potenza militare”, una monografia spiega le tecniche e le strategie dell’esercito che conquistò il mondo

E’ in edicola ROMA POTENZA MILITARE, la nuova monografia di Sprea Editore. I testi di Elena Percivaldi, di Mario GalloniGiuseppe Cascarino e Nicola Zotti. La pubblicazione ricostruisce con dovizia di particolari l’intera #storia militare di #Roma dalle origini alla fine dell’Impero attraverso le riforme dell’esercito, i fatti militari, le #armi, le #battaglie e i principali protagonisti. La pubblicazione è disponibile n edicola e sul sito dell’Editore, anche in versione digitale: http://sprea.it/rivista/18112

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“Trame longobarde”, al MANN di Napoli si presenta il quaderno didattico

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NAPOLI – La mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” è un percorso composito, che travalica i confini di un tradizionale momento espositivo per divenire focus su diversi ambiti disciplinari: dall’arte all’archeologia medioevale, dalla storia dei costumi a quella dell’economia, dalla didattica alla letteratura.
In questa prospettiva, a ridosso della chiusura della mostra e prima del prosieguo del suo viaggio alla volta di San Pietroburgo, il MANN organizza un incontro dedicato a “Trame Longobarde/Lombard Textiles”, in programma venerdì 23 marzo, a partire dalle 11.30, presso la Sala Conferenze.

L’appuntamento è l’occasione per presentare il “quaderno” realizzato dall’Associazione “Italia Langobardorum” e legato al progetto didattico formativo su “Trame longobarde. Archietetture e tessuti”: il quaderno non soltanto è inerente alla mostra dossier, inserita all’interno del percorso espositivo dell’Archeologico, ma è soprattutto una base, ricca e precisa, per impiantare studi futuri.
All’incontro di venerdì prossimo sono previsti gli interventi di Paolo Giulierini (Direttore del MANN), Stefano Balloch (Presidente Italia Langobardorum e Sindaco di Cividale del Friuli), Angela Maria Ferroni (Segretariato Generale MIBACT), Antonella Pinna (Dirigente Regione Umbria), Camilla Laureti (Assessore alla Cultura ed al Turismo del Comune di Spoleto), Maria Stovali (responsabile Ufficio UNESCO del Comune di Spoleto), Giorgio Flamini (Architetto), Glenda Giampaoli (Direttrice Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco).

Pompei, a 270 anni dalla scoperta ecco i segreti dell’inedita Regio V [#GALLERY]

FOTO: ©Parco Archeologico di Pompei 

POMPEI –  Il 23 marzo 1748, dieci anni dopo la scoperta di Ercolano, un ritrovamento fortuito di alcuni reperti nella zona di Civita a Pompei, spostò l’interesse degli scavi Borbonici in quest’area. Inizialmente identificata con la città di Stabiae, solo nel 1763 ci si rese conto che si trattava dell’antica città di Pompei. Ora,  270 anni dopo, l’anniversario di questo grande inizio, che cambiò la storia dell’archeologia e concesse al mondo l’unicità del patrimonio pompeiano, viene celebrato attraverso il racconto dei nuovi scavi di recente avviati in una parte della Regio V,  importante intervento di scavo nell’area non indagata della città antica, dal dopoguerra.

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1000 MQ DI SCAVO – L’intervento in corso, è pertinente a una superficie di oltre 1000 mq, il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari. Oltre 2,5 km di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico, che assicurando un adeguato drenaggio del suolo consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge.

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L’intervento globale su tutti i fronti della città antica rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di €. I lavori procederanno per sottocantieri al fine di continuare a garantire la fruibilità del sito. Periodicamente verranno forniti aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori.

STRUTTURE E AMBIENTI PRIVATI E PUBBLICI Lo scavo del cuneo sta portando in luce strutture e reperti di ambienti privati e pubblici che contribuiranno ad arricchire la conoscenza del sito e lo stato di avanzamento della ricerca archeologica.

Il primo stadio di intervento ha previsto la rimozione di tutta quella parte di terreno proveniente dagli scavi di fine ‘800 e ‘900, che veniva riversato nella zona del cuneo. Al di sotto di questi livelli è stata riportata in evidenza la stratigrafia vulcanica, con il livello di cenere sovrapposto agli strati di lapillo.

Tra gli ambienti al momento emersi in adiacenza alla Casa della Soffitta, è stata individuata un’area aperta, probabilmente destinata a giardino, la cui funzione potrà essere meglio definita grazie a indagini e analisi paleobotaniche che il Parco Archeologico di Pompei condurrà contestualmente allo scavo. Nell’angolo sud-orientale di questo spazio già affiorano alcune anfore, di cui si sta studiando la tipologia e il contenuto.

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DOMUS E VICOLI – Poco oltre, sta emergendo il vicolo che partendo da via di Nola fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Leggermente in salita, si presenta nella sua originaria configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici che vi si affacciavano. Nel Vicolo delle Nozze d’Argento stanno venendo alla luce alcune strutture archeologiche, tra le quali l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso con al centro l’immagine dipinta di una coppia di delfini.

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Nell’area logistica appositamente realizzata sul pianoro delle Regiones IV e V è stato, invece, predisposto un grande deposito archeologico con annesso laboratorio, per assicurare il lavaggio, la siglatura, lo studio preliminare e la conservazione temporanea dei reperti emersi dagli scavi.

UN GRAN NUMERO DI REPERTI – Un aspetto inatteso delle indagini archeologiche finora condotte è stato il rinvenimento di un gran numero di reperti, quali antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati, nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle adiacenze. Probabilmente all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati.
A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire sorprendenti reperti che saranno oggetto di studio multidisciplinare e di nuove metodologie di analisi.

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LAVORO DI SQUADRA – “Si torna a scavare a Pompei su vasta scala, ma soprattutto con l’impiego di strumenti di nuova tecnologia messi al servizio dell’archeologia (dal drone al georadar) e il supporto di un team interdisciplinare”,  dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei.  Oltre ai tecnici della conservazione, anche vulcanologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi. Questo confronto costante di professionalità consentirà di documentare in modo approfondito ogni fase di scavo e comprendere tutti gli aspetti che contribuiscono alla ricostruzione della vita e del paesaggio vesuviano al 79 d.C..

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La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici. Oggi si sta procedendo in maniera radicale al consolidamento dei fronti e all’individuazione di una soluzione definitiva al problema dell’acqua che si accumula nei terreni. Entro il 2019 l’area archeologica di Pompei sarà interamente consolidata”

“L’ intervento – spiega il neo Direttore Generale di Progetto Gen. B. CC Mauro Cipolletta – rimane uno degli ultimi cantieri avviati nell’ambito del Grande Progetto Pompei con copertura comunitaria, bandito ad agosto 2015 e aggiudicato nel maggio 2016. Si tratta di uno degli interventi facenti parte del Piano delle Opere del GPP finanziariamente più rilevanti che si concluderà presumibilmente entro maggio 2019 e comunque nei termini di chiusura del PON 2017-2020. Nonostante la complessa articolazione del cantiere, la Direzione Generale di Progetto in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei assicurerà il pieno rispetto del Protocollo di Legalità, attraverso i controlli degli accessi e dei pagamenti ed il costante monitoraggio dei flussi finanziari tra tutti i soggetti interni alla filiera, supportando il lavoro del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il riversamento dei dati acquisiti nel sistema informatico Monitoraggio delle Grandi Opere”.

Fonte: Comunicato ufficiale

Inaugura la Villa dei Mosaici di Spello, eccezionale tesoro archeologico nel cuore dell’Umbria [#FOTO]

VMS_locandina_inaugurPERUGIA – Con quasi 500 metri quadrati recuperati, la Villa dei Mosaici di Spello è una delle scoperte archeologiche più importanti avvenute negli ultimi anni in Umbria. Sabato 24 marzo 2018, alle ore 11, sarà inaugurata la nuova struttura museale, moderna e multimediale. Dieci ambienti dai pavimenti a mosaico di grande bellezza, con straordinarie decorazioni policrome: elementi geometrici, figure umane, animali selvatici e fantastici.

Nel cuore dell’Umbria, la Villa dei Mosaici di Spello è un eccezionale tesoro archeologico. Unica nel suo genere, la residenza di età imperiale conserva ancora oggi raffinati pavimenti a mosaico e tracce di affreschi e stucchi alle pareti. Sabato 24 marzo, alle ore 11, sarà inaugurata la nuova struttura museale, moderna e multimediale, che permetterà di esplorare tutto il fascino di questa villa con ricostruzioni in 3D, postazioni multimediali e App dedicata. Sarà un evento di grande valore per il patrimonio culturale italiano, frutto di un lungo lavoro di ricerca e musealizzazione.

 

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La Villa dei Mosaici di Spello fu scoperta nel luglio 2005, appena fuori le mura di Spello, in località Sant’Anna, durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio pubblico. Dalla terra affiorarono resti di un mosaico antico, che diedero il via alle operazioni di scavo e, a seguire, al minuzioso restauro, operazioni condotte con la direzione scientifica della allora Soprintendenza archeologica dell’Umbria, portando alla luce una villa di grandi dimensioni.
I venti ambienti riportati alla luce sono pertinenti al settore centrale della villa, per una superficie totale di circa 500 metri quadrati. Di questi ambienti, dieci conservano pavimenti a mosaici policromi di grande bellezza, con motivi geometrici e figurati. L’ingresso è andato perduto.

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Intorno al peristilio, il cortile porticato che circondava il giardino interno, si aprono una serie stanze, denominate dalle figure e dai motivi decorativi dei mosaici: la stanza degli uccelli, la stanza delle anfore, il triclinio, la stanza del sole radiante, la stanza del mosaico geometrico, il peristilio, la stanza degli scudi e l’ambiente riscaldato.
Tra le stanze spicca l’ampio triclinio, la sala dei banchetti, con al centro del pavimento una scena di mescita del vino. Altri personaggi, disposti simmetricamente, raffigurano le Stagioni, associate a figure di Satiri del corteo dionisiaco (Bacco), come allusione al benessere, al buon raccolto e al godimento.

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Lo scavo ha messo in luce due fasi costruttive: la prima di età augustea (27 a.C.-14 d.C.), la successiva in piena età imperiale, verso la fine del II secolo d.C.
La Villa dei Mosaici di Spello, anche grazie agli apparati didattici e al sistema multimediale realizzato, permetterà di immergersi nel passato e di vivere un dialogo virtuoso tra città antica e città moderna. Il passato e il futuro non sono mai stati così vicini.

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Villa dei Mosaici di Spello
Residenza Imperiale in località Sant’Anna
Via Paolina Schicchi Fagotti, 7
06038 Spello, Perugia
Per informazioni:  tel. 0742 302239 / info@villadeimosaicidispello.it
www.villadeimosaicidispello.it

Fonte: Comunicato ufficiale

Olanda, trovata una necropoli romana del II-III secolo [#FOTO #GALLERY]

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PAESI BASSI –  Un cimitero romano, uno dei più settentrionali finora trovati in Europa, è riemerso in Olanda nei pressi di Bemmel, nella municipalità di Lingewaard. La necropoli è databile fra il II e il III secolo d.C. ed era destinata a ospitare i membri delle élite locali. La scoperta è stata fatta dagli archeologi del  Rijkswaterstaat, Dipartimento che fa parte del Ministero delle Infrastrutture e dell’Ambiente olandese,  durante gli scavi condotti per l’ampliamento dell’autostrada A15 dallo svincolo di Ressen alla A12.

Le tombe, in tutto 48,  si trovavano a circa 50 cm di profondità e contenevano, oltre ai resti inceneriti dei defunti, anche preziosi corredi composti da suppellettili e oggetti in terracotta (vasi, brocche, piatti, bicchieri e lampade a olio), vetro (bottiglie e ciotole) e bronzo (tra cui alcune brocche finemente decorate). Nonostante gli ornamenti personali siano in genere scarsi nelle sepolture romane di quest’epoca, le tombe  di Bemmel hanno restituito anche fibule, aghi crinali, specchi, cesoie e persino una bottiglia di profumo completa del suo contenuto.  In una delle sepolture, inoltre, è stata trovata una stele di pietra contenente un ritratto femminile, mentre un’altra tomba conteneva i resti di un bambino.

La città romana più vicina alla necropoli di Bemmel, spiegano gli archeologi, è Nimega, Noviomagus Batavorum, fondata in età augustea come castrum legionario a difesa del fiume Waal e della valle del Reno e divenne municipium nel 98 c.C., ma dista circa 10 Km. Con molta probabilità, quindi, questo non era il luogo di sepoltura dei cittadini abbienti della città, bensì degli abitanti di una villa romana, le cui tracce però sono ancora da trovare.

I ritrovamenti saranno ufficialmente presentati al pubblico i prossimi  27, 28 e 29 aprile 2018 in occasione della “Settimana Romana”. Dal 2019 i reperti saranno probabilmente esposti  nel Valkhofmuseum di Nimega.

Fonte: Rijkswaterstaat

GALLERY (foto © RWS)

 

 

 

Gli archeologi al lavoro  (foto © RWS)

 

LIBRI / “A LA SOMBRA DE UN IMPERIO”. Un nuovo studio su chiesa, vescovi e re nella Spagna tardoantica [EDIPUGLIA]

26805389_1213631605435213_1008627661012039408_nSegnaliamo questa nuova e  interessante  pubblicazione edita da Edipuglia.
Il volume “Al la sombra de un imperio. Iglesias, obispos y reyes en la Hispania tardoantigua (siglos V-VII)” di Alexandra Chavarría Arnau ricostruisce le tappe della cristianizzazione del paesaggio urbano e rurale della Hispania tra il V e l’VIII secolo in rapporto alla aristocrazie laiche ed ecclesiastiche: accanto ai vescovi, al vertice della gerarchia ecclesiastica, furono protagoniste le élites, sia quelle tardoromane sia, dal VI secolo, quelle visigote, dapprima in contrapposizione in quanto divise tra cattolici e ariane, poi riunite dopo il concilio di Toledo del 589.
I loro punti di riferimenti furono, di volta in volta, l’Italia ostrogota e il re Teodorico, Giustiniano e l’Oriente al tempo della conquista imperiale, i Franchi nel corso del VII secolo e il papa di Roma. Relazioni che confermano come le vicende di quel periodo si siano sviluppate nel quadro internazionale stabilitosi durante l’impero romano.

 Alexandra Chavarria Arnau, “A LA SOMBRA DE UN IMPERIO. Iglesias, obispos y reyes en la Hispania tardoantigua (siglos V-VII)”, Munera 43, Edipuglia, pp. 230, euro 65.

ACQUISTA

Il libro sarà presentato alla  Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma (VIA DI SANTA EUFEMIA, 13)  il 27 marzo alle ore 17.  

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NEWS / Riunita la Biblioteca Palatina, scrigno del sapere medievale

HEILDELBERG (GERMANIA) – Dopo secoli di dispersione, una delle più importanti collezioni di manoscritti del Medioevo e della prima età moderna – la Bibliotheca Palatina –  è stata virtualmente ricomposta. La Biblioteca Universitaria di Heidelberg ha terminato il progetto di digitalizzazione non solo di tutti i manoscritti tedeschi in suo possesso, ma anche dei codici latini che appartenevano alla Biblioteca Palatina,  considerata la “madre” di tutte le biblioteche. L’impresa, che ha riguardato circa 3.000 manoscritti latini e tedeschi suddivisi tra la Biblioteca Apostolica Vaticana e la stessa Biblioteca dell’Università di Heidelberg,  è stata possibile grazie al sostegno della Manfred Lautenschläger Foundation.

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Photo: University Library Heidelberg Illustrated Latin magnificent codex from the Biblioteca Apostolica Vaticana in Rome.

La Biblioteca Palatina vantava già una lunga storia quando papa Gregorio XV se ne impossessò trasferendola in Vaticano nel 1623. Per due secoli e mezzo aveva continuato a crescere grazie alla collezione reale del Castello di Heidelberg e alla Biblioteca dell’omonima Università, fondata nel 1386. Nel 1816 una parte della collezione di codici, quelli tedeschi, furono restituiti a Heidelberg, mentre il resto rimase a Roma nella Biblioteca Vaticana.  L’immenso tesoro, che conta opere letterarie, scientifiche, filosofiche, storiche e teologiche, può ora essere consultato liberamente su internet.  Come? Basta cliccare questo link

Fonte: Comunicato stampa ufficiale.

PERUGIA / Apre la sezione epigrafica del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria

x1PERUGIA – Sabato 17 marzo 2018, alle ore 17, al Museo archeologico nazionale dell’Umbria di Perugia sarà inaugurata “Minima epigraphica”, una sezione, curata da Luca Benedetti, dedicata alle epigrafi. «Abbiamo voluto in questo modo», ha affermato la direttrice Luana Cenciaioli, «valorizzare degnamente piccoli reperti recanti iscrizioni, pezzi di eccezionale importanza documentaria alcuni dei quali esposti per la prima volta al pubblico». Si tratta di oggetti riguardanti aspetti della vita quotidiana antica, dal sacro all’istituzionale al militare passando per il commercio e la sfera privata. Alcuni sono stati rinvenuti a Perugia e nel territorio limitrofo, altri provengono invece dal mercato antiquario soprattutto romano o laziale. Nonostante le dimensioni, risultano di notevole interesse sia per gli studiosi che per coloro che desiderano conoscere particolari poco noti del passato. Sono in mostra ciottoli con iscrizioni, collari di schiavi, fistule aquariae (condutture in piombo utilizzate per distribuire l’acqua da una rete centrale ad edifici pubblici o privati), gemme in selce iscritte in entrambe le facce, proiettili in piombo per frombolieri, piccole targhe in bronzo o lamine in piombo, timbri e lucerne in bronzo, strumenti usati per la pulizia del corpo, pedine in osso, appartenenti a un gioco molto diffuso in tutto l’impero romano, recanti su un lato un termine più o meno ingiurioso e sull’altro un numero, tavolette in bronzo con occhiello per l’affissione emesse a ricordo di cerimonie religiose che si svolgevano annualmente.

Fonte: Polo Museale dell’Umbria