Il ritorno (a casa) di Zeus: dal Getty Museum la statua rientra ai “suoi” Campi Flegrei

NAPOLI –  Sabato 27 ottobre alle 10.30 sarà inaugurata la mostra “Il visibile, l’invisibile e il mare” all’interno della sala “Polveriera” del Museo Archeologico dei Campi Flegrei-Castello di Baia.  Undici statue ad accompagnare il protagonista indiscusso, Zeus in Trono: in esposizione capolavori inediti, provenienti dai fondali del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, da Cuma, da Miseno e dai giardini e dagli ambienti di rappresentanza delle ricche domus, dalle ville del patrimonio archeologico di Baia, che ne testimoniano il lussuoso stile di vita.

Nel percorso della mostra saranno presenti supporti multimediali per offrire al visitatore una possibilità in più per comprendere le caratteristiche dei Campi Flegrei: saranno proiettati filmati per raccontare il particolare fenomeno del bradisismo, che ha reso unici siti e monumenti, conservandoli in un suggestivo dualismo tra terra e mare.

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La statua di Zeus in Trono proveniente dal Getty Museum

Prima dell’inaugurazione della mostra, il direttore del Parco, Paolo Giulierini, illustrerà l’attività dell’ente dalla nascita ad oggi.  «Nove mesi di gestione del nuovo ente autonomo del Parco Archeologico dei Campi Flegrei sono stati impiegati per costruire la macchina amministrativa e gestionale, l’immagine coordinata, il sito – spiega il direttore – Parallelamente abbiamo lavorato per perfezionare la progettazione e l’apertura dei cantieri, relativamente ai finanziamenti PON e FSC, alla riapertura prossima della Grotta di Cocceio e a moltissime attività didattiche e culturali che hanno caratterizzato la stagione del Parco. L’arrivo di Zeus scandisce simbolicamente la chiusura di questa prima parte dei lavori ed apre al rilancio in grande stile previsto per la prossima primavera. Rilancio che – continua Giulierini – si badi bene è ben visibile, già testimoniato da una sensibile crescita di pubblico e dalla presenza del nostro ente nelle principali fiere turistiche nazionali ed internazionali, nonché in grandi progetti di ricerca con Musei cinesi, Università italiane e internazionali. Anche la buona sorte ci premia – aggiunge il direttore Giulierini – clamorose sono le scoperte del centro Jean Bérard, della Federico II, dell’Università L’Orientale e della Luigi Vanvitelli nell’ultime campagne di scavo a Cuma. Fecondi sono i rapporti con i sindaci, impegnati con noi nella costruzione del Parco. Presto la nostra sede sarà al Rione Terra e di questo mi preme ringraziare il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia. Un ringraziamento infine alla precedente direttrice Adele Campanelli e al meraviglioso e volitivo staff dei Campi Flegrei. Si riparte, con orgoglio»

UNA STATUA ICONICA – La statua di “Zeus in trono” risale al I secolo a.C. Alta 74 centimetri, rappresenta l’iconografia classica del dio greco. Proviene probabilmente dalle acque del golfo flegreo, considerate anche le sue condizioni: un lato ricoperto da incrostazioni marine (esposto a lungo nelle acque), un lato liscio (si ipotizza seppellito nella sabbia e dunque protetto). È stata esposta dal 1992 fino al 2017 al Getty Museum di Los Angeles, dopo essere finita in un giro di ricettatori. Nel 2012 attraverso l’analisi di un frammento di marmo ritrovato a Bacoli, si è trovata la corrispondenza con lo spigolo del bracciolo del trono di Zeus: la Guardia di Finanza, attraverso un’immagine disponibile in rete, ha potuto sovrapporre virtualmente la particella riemersa alla statua esposta al museo californiano, trovando una perfetta corrispondenza. Successivamente, a marzo 2014, è stata eseguita una verifica diretta e successivamente le analisi tecniche specifiche hanno determinato l’appartenenza e la provenienza. Grazie alle operazioni degli inquirenti e alle azioni di diplomazia della Magistratura e del Ministero dei Beni Culturali, la statua è ritornata a giugno 2017 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sabato 27 ottobre 2018 ritornerà a casa.

A festeggiare il ritorno di Zeus al Parco Archeologico dei Campi Flegrei, oltre al direttore dell’ente, Paolo Giulierini, anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Giovanni Melillo; il Capo di Gabinetto del Mibac, Tiziana Coccoluto; il sostituto procuratore presso la Procura di Napoli, Ludovica Giugni; il magistrato americano di collegamento con l’Italia, Cristina Posa; il Console generale degli Usa a Napoli, Mary Ellen Countryman.

La mostra, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, è promossa dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Venezia, un nuovo museo accoglie le riproduzioni dei documenti che hanno fatto la Storia

VENEZIA, 16 ottobre 2018 [E.P.] – Domani, 17 ottobre,  a Venezia presso la sede di Scrinium, inaugurano i nuovi spazi di “CADEMCodices and Ancient Documents Exhibit Museum”, che conterranno in esposizione permanente una serie di prestigiose riproduzioni di documenti antichi e codici manoscritti, realizzate a partire dal 2000,  rendendole consultabili  non solo agli studiosi ma anche agli appassionati, ai privati e alle scuole.  All’evento partecipano le delegazioni diplomatiche dell’America Latina e dei Caraibi,  che hanno accolto l’invito a farsi testimoni presso i loro Paesi dei progetti che Scrinium realizza per le grandi Istituzioni nazionali e internazionali tra cui l’Archivio Segreto e la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca Nazionale Marciana e il Sacro Convento di San Francesco d’Assisi.

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Libro degli Schizzi di Francesco di Giorgio Martini (Codicum Facsimiles)

Tra i documenti esposti ci sarà il celeberrimo  “Processus contra Templarios”, la raccolta delle pergamene contenenti gli atti integrali del processo tenutosi a Poitiers contro i cavalieri Templari e conservato in originale nell’Archivio Segreto Vaticano: i primi tre documenti (208, 209, 210) costituiscono gli esemplari superstiti di un corpus originario di 5 rotoli membranacei, contenente le confessioni dei 72 Templari interrogati da papa Clemente V dal 28 giugno al 2 luglio 1308.

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Processus contra Templarios (Exemplaria Praetiosa)

Tra le altre opere raccolte, citiamo la Cosmografia di Tolomeo, esempio insuperato di arte della miniatura applicata alla cartografia; il Messale di Natale di Alessandro VI, in uso per la Celebrazione della Messa di Natale in San Pietro; la Divina Commedia illustrata dal Botticelli, riproduzione fedelissima delle 100 incantevoli tavole in pergamena realizzate a punta d’argento nel ‘400 dal Botticelli; Munificentia Venetiarum, pergamena riccamente miniata e sigillata in oro massiccio; Causa Anglica, la monumentale Supplica dei pari d’Inghilterra a papa Clemente VII per ottenere l’annullamento del matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona. E ancora,  Sacra Vestigia – Francesco d’Assisi, contenente gli unici due scritti autografi superstiti di san Francesco e la monumentale Regola Bollata del 1223, documento di fondazione dell’Ordine Francescano.

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Sacra Vestigia – Regola Bollata

In mostra, a completare il corpus di progetti realizzati da Scrinium,  l’esclusiva e fedelissima ricostruzione del Testamento di Marco Polo, manoscritto su pergamena di pecora conservato in Biblioteca Nazionale Marciana con il quale il grande viaggiatore veneziano detta le sue ultime volontà e lascia in eredità alle figlie il suo ingente patrimonio di esotiche mercanzie.

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“Ego Marcus Paulo volo et ordino”, il testamento di Marco Polo

Vi è poi il Codex Benedictus, considerato tra i pezzi più rari e pregiati nel patrimonio vaticano; il prezioso Rotolo dell’Exultet di Montecassino , prodotto nel periodo in cui era abate del monastero il grande Desiderio (1058-1087).; tre Libri d’Ore (Libro d’Ore per Rouen, Libro d’Ore di Jean Bourdichon, Ufficio della Madonna e Codice Rossiano) e, ancora, il Libro degli Schizzi di Francesco di Giorgio Martini, taccuino privato del geniale inventore, progettista e architetto del XV secolo, cui lo stesso Leonardo dichiarò di essersi ispirato per le sue più importanti invenzioni.


INFORMAZIONI
CADEM, Codex and Ancient Documents Exhibit Museum
Via Terraglio n. 246 – 30174 Venezia – Tel. +39 0415020699, scrinium@scrinium.org  – Visite solo su appuntamento

Pisa, al via l’VIII Convegno Internazionale delle Cattedrali europee

PISA, 17 ottobre 2018 –  Il 18 e il 19 ottobre 2018 a Pisa si terrà il Convegno Internazionale delle Cattedrali Europee, ideato e organizzato dall’Opera della Primaziale Pisana. Il tema per questa VIII edizione è “Musealizzazione, conservazione, sostituzione delle opere d’arte”. Si confronteranno sul tema i rappresentanti degli enti che gestiscono alcune importanti cattedrali europee e i complessi monumentali annessi, dialogando anche con i più importanti istituti di restauro e con alcune associazioni che operano nel mondo dei musei a livello nazionale e internazionale.

Già a partire dalla fine dell’Ottocento si pone la questione di sostituire e musealizzare opere d’arte provenienti da complessi monumentali. Da allora le esigenze di conservazione e di valorizzazione definiscono le linee guida di fronte a questa scelta e oggi è universalmente riconosciuto che le opere d’arte possono assumere un significato diverso a seconda del contesto in cui sono inserite, perdendo così la propria funzione primaria. La musealizzazione può portare ad uno straniamento delle opere d’arte che, prelevate per necessità conservative, trovano una nuova collocazione all’interno degli edifici museali.

Tutti questi aspetti saranno trattati nel convegno che vedrà l’introduzione alla prima giornata di lavori del Professor Antonio Paolucci, storico dell’arte che è stato Ministro per i beni e le attività culturali, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino ed ex Direttore dei Musei Vaticani.

Interverranno dall’Italia: la Cattedrale di Pisa, il Duomo di Milano, la Basilica di Venezia, il Duomo di Firenze, il Duomo di Siena, la Basilica di San Pietro a Roma e la Cattedrale di Fidenza. Dall’estero: il Duomo di Colonia, la Cattedrale di Friburgo (Germania), l’Abbazia di Westminster (Regno Unito), la Cattedrale di Santiago di Compostela, la Cattedrale di Toledo, la Cattedrale di Burgos (Spagna), la Cattedrale di Praga (Repubblica Ceca), la Cattedrale di Vienna (Austria), la Cattedrale di Albi (Francia) e la Cattedrale di Berna (Svizzera).

Prenderanno parte al convegno i rappresentanti degli istituti di restauro più importanti del territorio italiano quali l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ospiti anche l’Associazione Dombaumeister E.V. (Capimastri delle fabbricerie), l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani e l’Associazione Living Stones.

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze è un istituto del Ministero per i beni e le attività culturali, che si occupa di restauro delle opere d’arte. Nato per volere di Ferdinando I de’ Medici, come manifattura per la lavorazione di arredi in pietre dure, l’Opificio venne trasformando la sua attività lavorativa, negli ultimi decenni del secolo XIX, in attività di restauro, prima dei materiali prodotti durante la sua plurisecolare storia, per poi ampliare la propria competenza verso materiali affini.

L’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro è organo del Ministero per i beni e le attività culturali, specializzato nel campo del restauro e della conservazione delle opere d’arte e del patrimonio culturale. E’ stato fondato nel 1939 su suggerimento di Giulio Carlo Argan e diretto dai suoi inizi fino al 1959 da Cesare Brandi. I compiti attuali sono pressoché identici a quelli identificati fin dalla sua origine. Al suo interno convivono storici dell’arte, architetti, archeologi, fisici ed esperti nei controlli ambientali, chimici, biologi, restauratori delle diverse tipologie di materiali costitutivi dei manufatti di interesse storico e culturale. Dal 20 agosto 2018 è diretto dal dott. Luigi Ficacci.

Nel 1998 a Colonia in Germania, 44 Capimastri di fabbricerie di varie paesi europei (architetti, ingegneri, scultori, scalpellini e restauratori), hanno fondato l’associazione europea Dombaumeister E.V., vale a dire i Capimastri delle Fabbricerie. Attualmente l’associazione conta 123 membri di 12 paesi europei, che si scambiano idee ed esperienze e cercano di tramandare anche il sapere di antichi mestieri come lo scalpellino, il fabbro, il muratore, il carpentiere, il vetraio, fondamentali per il mantenimento dei complessi monumentali.

L’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI) nasce nel 1996 allo scopo di stabilire un coordinamento tra le molte realtà museali ecclesiastiche, grandi e piccole, presenti in Italia. I musei ecclesiastici, fondati in funzione essenzialmente conservativa, stanno lentamente cambiando pelle: percepiti a lungo quasi esclusivamente come “luoghi sicuri” o “depositi attrezzati” nei quali custodire opere dismesse o in pericolo, si caratterizzano oggi come avamposti territoriali impegnati nella tutela attiva del patrimonio, al servizio della collettività. AMEI svolge dunque un’azione di tutoraggio, collegamento e supporto per musei ecclesiastici e religiosi e accompagna il percorso dei propri associati fornendo strumenti di crescita, occasioni di formazione e di confronto.

L’associazione Living Stones, nata nel 2008, è costituita da comunità giovanili raccolte intorno all’idea che l’arte cristiana è una preghiera consegnata agli occhi, una preghiera resa accessibile. Contemplare l’opera d’arte è come entrare nella preghiera dell’artista e nella storia che racconta, e permette un momento di comunione spirituale attraverso i secoli, dove il visitatore della chiesa diventa pellegrino e protagonista.

L’idea di un Convegno delle Cattedrali europee nasce proprio nelle stanze dell’Opera della Primaziale Pisana, che dopo l’esperienza dell’Associazione delle Fabbricerie italiane, ha ritenuto opportuno allargare il tavolo di confronto alle organizzazioni che gestiscono i complessi monumentali più importanti d’Europa, ogni anno su un tema diverso.

Anche quest’anno il Convegno offrirà crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri.


INFORMAZIONI
Convegno Internazionale delle Cattedrali europee. 
Musealizzazione, conservazione, sostituzione delle opere d’arte
18/19 ottobre 2018, Auditorium G.Toniolo, Piazza Arcivescovado, Pisa

 Per informazioni

Opera della Primaziale Pisana
tel 050 835044/11 mail d.debonis@opapisa.it –  www.opapisa.it

SCOPERTE / Pompei, dalla Regio V altre due splendide dimore ricche di affreschi e mosaici. E un’iscrizione che sembra confermare la data di ottobre (e non agosto) per l’eruzione del 79 d.C. [#FOTO]

FOTO: (C) UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei

POMPEI,  16 ottobre 2018 (aggiornamento 27 ottobre) –  Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce e ridefiniscono lo spazio urbano nella Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei. Riaffiorano integre dai lapilli, con diverse suppellettili, la Casa con giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza
precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia
dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo. “La data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. – scriveva ad esempio la nostra Elena Percivaldi  in un  articolo uscito ad agosto sul bimestrale Civiltà Romana – è attestata da una delle due lettere scritte da Plinio il Giovane a Tacito. Nella variante del manoscritto ritenuta più attendibile si legge “nonum kal. Septembres”, cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, giorno che corrisponde al 24 agosto. Tuttavia alcuni dati archeologici hanno fatto sollevare dei dubbi: la frutta secca carbonizzata e il mosto in fase di invecchiamento, trovato sigillato nei contenitori, suggerirebbero che l’evento sia avvenuto in autunno, così come la presenza di bracieri, usati di solito per il riscaldamento. Inoltre, una moneta emersa a Pompei è datata alla quindicesima acclamazione di Tito a imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79. È quindi probabile che il giorno dell’eruzione sia stato il 24 ottobre, e che l’indicazione contenuta nel manoscritto sia frutto di un errore del copista”.

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L’iscrizione che sembra confermare la data “ottobrina” dell’eruzione. Vi si legge: “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit pro masumis esurit[ioni]”, ossia “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”.

La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. Vi si legge “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit
pro masumis esurit[ioni]”, ovvero: “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”: un testo ovviamente slegato dal contesto dell’eruzione, ma interessante come testimonianza di vita quotidiana (in questo caso, parrebbe trattarsi della presa in giro di un pompeiano molto amante della buona tavola).  Secondo la docente di Paleografia Latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, Giulia Ammannati, però, l’epigrafe: “IN OLEARIA / PROMA SUMSERUNT […]”, vale a dire “hanno preso nella dispensa olearia […]”. Comunque sia, l’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; si dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.

Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3km di fronti che costeggiano i 22 ettari di area non scavata ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la
pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni
sulle strutture già in luce. Nell’area del cosiddetto “cuneo”, in  particolare, si è reso necessario, al fine di proteggere gli edifici emersi già nell’800, procedere a un vero e proprio scavo di oltre 1000mq che consentisse di arretrare il fronte e garantisse la sicurezza delle strutture in luce.

LA CASA DI GIOVE
La casa di Giove prende il nome dall’affresco del larario posto in giardino, nel quale è raffigurata la divinità. Il larario fu rinvenuto già nel corso degli scavi dell’ Ottocento, durante i quali la casa era stata solo in parte indagata.
Al momento dell’eruzione del 79 d.C. l’abitazione era in corso di ristrutturazione.
Gli scavi attuali hanno consentito di individuare diversi cunicoli, praticati in passato prima degli scavi ufficiali, allo scopo di recuperare oggetti preziosi, che hanno purtroppo compromesso in più punti la struttura della casa.

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Ciò nonostante si sono conservati, in ottimo stato, sia i pavimenti musivi, sia gli affreschi, sia, in alcuni ambienti, la ricca suppellettile fittile e metallica.
L’intervento di scavo odierno ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti.

Le pitture di I stile
L’atrio e gli ambienti circostanti hanno svelato una ricca decorazione in primo stile (II sec a. C) con riquadri in stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e cornici con modanature dentellate.
L’atrio che mantiene, nella parte conservata, la decorazione in primo stile, era probabilmente completato, nella parte superiore, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in crollo.
È molto probabile che il proprietario di casa abbia volutamente mantenuto, in tali spazi, questa più antica decorazione in primo stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne.

I Pavimenti e i Mosaici figurati
I pavimenti della domus sono, in gran parte, semplici cementizi a base fittile (cd. “signino” o “cocciopesto”), a volte con tessere marmoree bianche disposte a intervalli regolari o con scaglie di marmo collocate irregolarmente.

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In due ambienti, tuttavia, la parte centrale del pavimento è decorata da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazioni straordinarie, prive, finora, di precisi confronti e che, a un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, probabilmente di carattere astrologico.
Tracce di un incendio, infine, sono state ritrovate in un ambiente della domus confinante con la casa delle Nozze d’Argento, già in buona parte indagato in passato. L’incendio aveva annerito la parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dimostrato dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati. Un rinvenimento straordinario considerato la rarità dei ritrovamenti di tessuti a Pompei.
LA CASA CON GIARDINO
La casa con giardino, prende nome dall’ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state condotte analisi paleobotaniche sulle tracce vegetali rinvenute, che stanno fornendo un quadro completo delle specie di piante ivi presenti al momento dell’eruzione.

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La casa, sebbene anch’essa compromessa da cunicoli, ha fortunatamente conservato in buone condizioni la maggior parte degli apparati decorativi, che presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.
Ingresso dal Vicolo dei Balconi
Il complesso abitativo aveva il suo accesso principale dal vicolo dei Balconi, attraverso una porta monumentalizzata da due capitelli “a dado” e da una cornice in muratura; lo stretto ingresso immetteva in un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura, poggianti su una zoccolatura decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.
La stanza degli scheletri
Una delle stanze che si affacciavano sul portico, e che, a differenza delle altre, ha resistito alla prima fase dell’eruzione (la caduta dei lapilli), è poi stata distrutta e riempita dal flusso piroclastico, all’interno del quale sono stati rinvenuti i resti scheletrici di almeno cinque individui, che evidentemente avevano cercato rifugio nella stanza più interna della casa, trovandovi la morte. L’indagine di questa stanza, ancora in corso, ha rivelato la presenza, indiziata anche da fori nelle pareti, di uno o più cunicoli di scavi precedenti (forse anteriori all’inizio delle ricerche ufficiali del 1748), che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati, le cui ossa sono state dislocate in vari punti dell’ambiente.
Gli affreschi del Portico e delle stanze
Sia il portico, sia le stanze che vi si affacciavano, presentano una ricca decorazione ad affresco. In particolare, una stanza ha restituito, al centro di una parete con finta decorazione architettonica, un quadretto idillico-sacrale, con scene di culto in un ambiente boschivo. Quadretti analoghi, ma in peggiori condizioni di conservazione, decoravano altre due pareti della stessa stanza.
LE MEGALOGRAFIE
L’ambiente adiacente era, invece, decorato con scene di maggiori dimensioni, quasi vere e proprie megalografie. In una si riconoscono Venere con una figura maschile (forse Adone o Paride) e con Eros, mentre in un altro riquadro è Venere raffigurata in atto di pescare con Eros. Sempre in questo ambiente è un raffinatissimo ritratto femminile, forse raffigurante la domina.

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Nelle due stanze appena citate, e in un’altra stanza con una semplice decorazione parietale, sono stati rinvenuti, in posizione di crollo sul pavimento, i resti dei soffitti affrescati, con tracce dell’incannucciata su cui l’intonaco era fatto aderire; sebbene, naturalmente, in condizioni molto frammentarie, il recupero integrale dei pezzi conservati potrà permettere la ricostruzione dei motivi decorativi, offrendo un notevole contributo alla conoscenza della pittura romana dato che, com’è noto, i soffitti affrescati ricostruibili in estensione sono piuttosto rari.
La casa, come già osservato, era in corso di ristrutturazione al momento dell’eruzione; ciò può spiegare come mai, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, e con pavimenti cementizi in alcuni casi con tessere o con lastre marmoree, vi fossero alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura privi di pavimento, come in particolare l’atrio e il corridoio di ingresso.
Graffiti e iscrizioni a carboncino
Le pareti dell’atrio e del corridoio di ingresso hanno conservato una notevole quantità di graffiti, in corso di studio, con frasi, in alcuni casi di carattere osceno, e con disegni (tra cui alcuni volti stilizzati).
In maniera insolita, si sono conservati in buone condizioni, disegni tracciati con calce o gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo, e con carbone, anche in questo caso volti umani. Tra quest’ultimi anche l’iscrizione a carboncino, che supporterebbe l’ipotesi che l’eruzione del 79 d.C. possa essere avvenuta il 24 ottobre, piuttosto che il 24 agosto.
LE SUPPELLETTILI
In entrambe le dimore sono state ritrovate diverse suppellettili, oggetti di uso quotidiano, testimonianza della vita che scorreva ignara della imminente tragedia, ma anche oggetti di particolare pregio.


Dalla Casa con Giardino provengono due brocche in bronzo (oinochoai) con anse figurate e arricchite di piccoli inserti in argento, nonché un braciere in ferro rinvenuto nel portico insieme ad un contenitore biconico in terracotta. Più ricca la suppellettile ritrovata all’interno della Casa di Giove, concentrata essenzialmente in due stanze. In particolare, il piano pavimentale dell’ambiente decorato in I stile era completamente coperto di vasi fittili e bronzei, di varia tipologia, che con ogni probabilità erano stati accuratamente riposti in quel vano a causa dei lavori di ristrutturazione in corso all’interno della domus.

 

Sull’eruzione, leggi l’articolo di Elena Percivaldi pubblicato sul numero 1 del bimestrale “Civiltà Romana”, pubblicato da Sprea Editori

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EVENTI / Melfi, al via la manifestazione che celebra i suoi mille anni di storia

MELFI (PZ), 12 ottobre 2018  –  Al via oggi “Melfi – 1000 anni di storia”, una manifestazione evocativa che vede protagonista per tre giorni dal 12 al 14 ottobre 2018 la Città di Melfi con la sua storia e quella dell’Imperatore Federico II di Svevia.
Commemorazioni, mostre fotografiche, conferenze, rievocazioni storiche, cortei e stand medievali, musica e la promozione dell’Arte della Falconeria saranno al centro di questi festeggiamenti a viva memoria di ciò che questi Mille anni rappresentano per la città e il territorio.

L’identità di Melfi porta con sé tradizioni che vedono nel suo passato forti legami con l’antica Arte della Falconeria: nel 1231 Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero, vi promulgò le Costituzioni omonime divenute la base del codice legislativo del Regno di Sicilia, ma egli dedicò anche gran parte della sua vita alla redazione del trattato “De Arte Venandi cum Avibus”, vero e proprio manuale della pratica venatoria attuata con i rapaci.

L’evento è organizzato dal Comune di Melfi in collaborazione con il G.F.I. – Gruppo Falconieri Italiani, l’Arci Caccia, l’Associazione Falconieri del Melfese Nino Laviano, il Gruppo Falconieri “De Arte Venandi”, la Regione Basilicata, il Fondo per lo sviluppo e la Coesione e l’Apt Basilicata.

La manifestazione inizia oggi, venerdì 12 ottobre , alle ore 17 con la sfilata di tutte le Associazioni di Falconieri.

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L’evento ospiterà le mostre “ARIA, UOMINI, FALCHI” e “Stupor Mundi” di Serena Galvani.
L’idea del libro di Serena Galvani “ARIA, UOMINI, FALCHI” è nata tra le onde del mare quando l’Autrice ha portato rapaci e falconieri a bordo di “ARIA”, un’imbarcazione da regata del 1935, tra le più importanti del Mediterraneo per restauro e palmarès velico, in occasione dell’ottantesimo compleanno dell’imbarcazione. Da quelle e molte altre fotografie scattate in cinque anni di raduni di Falconeria sono scaturite immagini esaltate dalla potenza espressiva del bianco e nero che si snodano in un racconto in cui i temi s’incarnano negli sguardi fieri di uomini e rapaci, in vele e ali, in paesaggi, così da restituire allo spettatore una memoria che porta dentro di sé i segni di lontani antenati.
Serena Galvani ha voluto intitolare “Stupor Mundi” la sua Mostra per raccontare, in 7 intense immagini, quell’excursus temporale ed esoterico concernente non solo il grande Imperatore Federico II e il suo castello, ma anche il passato medievale di Melfi, città ricca di importanti testimonianze storiche e artistiche.

Ospiti dell’evento Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis. Registi, attori e sceneggiatori, collaborano dal 2006 scrivendo e dirigendo progetti per teatro, cinema e tv.  Alessandro D’Ambrosi vola a Melfi direttamente dal set della nuova serie televisiva comedy di FOX intitolata “Romolo + Giuly: la Guerra Mondiale Italiana”, in cui interpreta il ruolo del protagonista Romolo Montacchi. Dal 2008 al 2015 è stato il Dott. Orsini nella serie Tv “Un medico in famiglia”, è autore e regista, insieme a Santa, di spot tv (Green Vision, Sky Cinema, Enel Open Fiber, Motta) ed è in preparazione del suo lungometraggio
d’esordio.

Per saperne di più, si può visitare la pagina Facebook dell’evento.

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Arcetri (Fi), nuovo allestimento per la casa di Galileo: Villa Il Gioiello diventa luogo della memoria del grande scienziato [#FOTO]

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FIRENZE, 12 ottobre 2018 – Galileo Galilei visse i suoi ultimi 10 anni di vita, confinato agli arresti domiciliari sulla collina di Arcetri, una piccola zona collinare a sud del centro di Firenze. “Villa Il Gioiello”, questo il nome della dimora odierna, presenta ancora al suo interno alcuni ambienti che hanno accompagnato la vita quotidiana dello scienziato, ricostruiti sulla base delle fonti documentarie disponibili grazie ad un progetto promosso da Fondazione CR Firenze e dal ‘Il Colle di Galileo’, un accordo fra le istituzioni scientifiche che insistono sulla collina di Arcetri (Università di Firenze, Istituto Nazionale di Astrofisica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Fisica Nucleare). Hanno contribuito alla realizzazione il Museo Galileo e l’Accademia dei Georgofili.

Il nuovo allestimento per la casa di Galileo sarà inaugurato oggi, venerdì 12 ottobre 2018, alle ore 17  alla presenza del Rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei, del Vice sindaco Cristina Giachi, del Vice Presidente di Fondazione CR Firenze Donatella Carmi e del professor Giacomo Poggi, presidente del Comitato scientifico de ‘Il Colle di Galileo’.

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UN RESTAURO ACCURATO – Gli interventi sulla ViIla, oltre alla installazione di dispositivi audiovisivi principalmente dedicati agli incontri scientifici e alle scuole di dottorato in fisica che si svolgono periodicamente fra queste mura, si sono concentrati sulla ricostruzione e sull’arredo di alcuni ambienti emblematici: lo studiolo, la cucina e la cantina. Nello studiolo di Galileo, che è oggi uno dei luoghi più suggestivi del complesso, il mobilio è autentico, del Seicento o del secolo precedente, ed è stato scelto da antiquari esperti, guidati anche dall’inventario della villa redatto nei tempi immediatamente successivi alla morte di Galileo. Artigiani di grande esperienza specializzati nel restauro di libri antichi hanno ricostruito le ‘vacchette’, cioè i quaderni con copertina in pelle che contengono alcune copie degli appunti che Galileo redigeva sul moto dei satelliti medicei. Nei locali della villa sono stati posizionati anche otto sedie cinquecentesche e un leggio; nella stanza dove Galileo è spirato si trova un bassorilievo ligneo dei primi del secolo scorso, che rappresenta lo scienziato circondato dai suoi discepoli, secondo la consolidata iconografia galileiana.

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La cantine e la cucina erano locali intatti al tempo del restauro della Villa, ma totalmente privi di arredi. La loro ricostruzione, curata dall’Accademia dei Georgofili, si è bastata su studi che hanno permesso di definire un’ipotesi verosimile del materiale e degli oggetti contenuti. Le botti e il piccolo tino sono state costruiti seguendo le tecniche di allora; altri contenitori sono invece oggetti di antiquariato. Fiaschi, brocche e bicchieri di vetro sono stati riprodotti attraverso i quadri dell’epoca, mentre un tavolo di legno e dei panchetti sono stati realizzati secondo stilemi tratti da rappresentazioni iconografiche coeve.

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Fra gli altri interventi sostenuti dalla Fondazione CR Firenze ci sono anche la Biblioteca Virtuale,  che consiste, attraverso un dispositivo che proietta su una parete l’immagine di una libreria, di estrarre e consultare virtualmente i volumi o le opere possedute da Galileo. Monitor touch-screen consentono al visitatore di leggere un’ampia documentazione predisposta dal Museo Galileo, sulla villa, sui luoghi galileiani presenti a Firenze e sugli apparecchi e strumenti progettati dallo scienziato. Altri monitor consentono al visitatore di apprendere come, a partire dalla fine del secolo diciannovesimo fino ai giorni d’oggi, si siano sviluppate le attività scientifiche nel campo delle fisica e dell’astronomia sulla collina di Arcetri. Tutto il percorso è accompagnato da totem illustrativi con testi in italiano ed inglese.

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“PARADISO” DELLA FISICA  – La collina di Arcetri è oggi uno dei luoghi più importanti della storia della fisica. Nel maggio 2013 è stata designata sito storico dalla Società Europea di Fisica(EPS): è il secondo sito storico italiano ad aver avuto questo riconoscimento (dopo Via Panisperna a Roma, resa celebre dagli esperimenti sul rallentamento dei neutroni realizzati da Enrico Fermi nel 1934) che ne testimonia l’importanza per lo sviluppo della Fisica nell’ambito delle ricerche svolte dagli scienziati che vi hanno operato: Galileo Galilei; gli astronomi Giovan Battista Amici, Giovan Battista Donati e Giorgio Abetti; i fisici Enrico Fermi, Gilberto Bernardini, Enrico Persico, Franco Rasetti, Giuseppe Occhialini e Bruno Rossi.

La Villa è attualmente visitabile solo su prenotazione e con visita guidata”. Per informazioni e prenotazioni telefonare allo +39 055 2756444, da lunedì a venerdì 9-17, sabato 9-13, oppure scrivere edumsn@unifi.it

EVENTI / La Guarneriana festeggia il 552° compleanno digitalizzando un manoscritto medico del XII secolo [FOTO]

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La Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli (Ud)

SAN DANIELE DEL FRIULI (UD), 12 ottobre – La Biblioteca Guarneriana compie 552 anni e mette in mostra sulla Teca digitale un nuovo manoscritto.  Il 10 ottobre del 1466 il pievano di San Daniele, già vicario del Patriarca di Aquileia, Guarnerio d’Artegna, moriva colpito dalla peste.  Tre giorni prima aveva dettato il proprio testamento al notaio Niccolò Pittiani, destinando la sua biblioteca, composta da 173 manoscritti raccolti nell’arco della sua intera vita,  alla Comunità cittadina di San Daniele (Udine), mediante un legato alla chiesa di San Michele.
Il testamento è chiaro, Guarnerio dona “tutti li suoi libri che si ritrova havere con obbligo alla Chiesa di far fabbricare in loco honesto e condecente una libraria et in quella tutti l’istessi libri ponere, con sue catene ligati, et ivi conservarli per uso dell’istessa Chiesa et che non siano mai lavati di detta libraria per accomodar altri. Et se alcuno volesse sopra detti libri leger o studiare et al Consilio et Comunità piacesse, possa sopra detti libri e nell’istessa libraria e non altrove legere et studiare con licenza del Consilio et Comunità di San Daniele”. Nasceva così una delle biblioteche pubbliche più antiche d’Italia e sicuramente la più antica del Friuli Venezia Giulia, uno scrigno di tesori da sempre di proprietà della comunità cittadina,  che ancora oggi la conserva e la gestisce.

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La Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli (Ud)

Nel 2016, in occasione del 550° anniversario della sua fondazione, grazie al sostegno economico avuto dalla Regione, la Guarneriana ha dato avvio al progetto della propria Teca digitale. Come per ogni biblioteca che possegga un fondo antico, anche all’interno della Guarneriana è possibile individuare una numero ristretto di documenti corrispondenti ai cosiddetti “tesori della biblioteca”: si tratta dei documenti più rappresentativi dell’intero patrimonio, per la straordinarietà del loro valore storico, letterario, per il tipo di scrittura e per la bellezza dell’ornato, che sono sono stati allora digitalizzati e pubblicati online, liberamente accessibili.

“Si è trattato di un progetto ideato e fortemente desiderato dalla Guarneriana – spiega la Direttrice della biblioteca, Elisa Nervi – perché permette di aprire ad un pubblico più vasto la conoscenza delle preziosità che si conservano tra i nostri scaffali, senza che questo pregiudichi la conservazione di un patrimonio tanto pregiato, e la messa online dei codici della Guarneriana è per la biblioteca, la declinazione in chiave XXI secolo dello spirito di apertura umanistica del fondatore Guarnerio”.

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un folio del manoscritto n. 145

In occasione del compleanno 2018 della biblioteca, la Guarnerio Società Cooperativa di Udine, specializzata nella fornitura di servizi culturali, ha ritenuto di fare dono della digitalizzazione di un nuovo manoscritto da rendere visibile sulla teca digitale della Guarneriana. La scelta è caduta sul manoscritto n. 145, un codice appartenuto a Guarnerio, che è un vero e proprio libro di medicina, databile al XII secolo. “La maggior parte del codice – spiega ancora la Direttrice – è occupata dal Liber dietarum universalium di Isaac Israeli nella traduzione di Costantino l’Africano. È un’opera di medicina, che tratta di dieta intesa come attenzione ai cibi ed alle loro qualità in funzione della salute: un concetto ripreso ampiamente dalla medicina di oggi; è un’opera che venne scritta da Isaac Israeli, un autore che malgrado la sua origine ebraica, appartiene per la sua opera scientifica alla storia della medicina araba, in ragione non solo della lingua che sceglie, ma anche della tradizione intellettuale a cui si raccorda; un’opera che viene tradotta dall’arabo in latino e che finisce per diventare uno dei testi imprescindibili per gli studi medici nelle università del Medioevo”.

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un folio del manoscritto n. 145

Sabato 13 ottobre, dalle ore 18.00 pertanto, la Guarneriana festeggerà il proprio compleanno con un evento che svelerà la digitalizzazione del manoscritto e soprattutto grazie agli interventi della Direttrice Elisa Nervi, nonché di due affermati studiosi, Fabio Cavalli e Marialuisa Cecere dell’Accademia di studi medievali Jaufré Rudel, racconterà degli intrecci tra medicina, alimentazione e cucina nel medioevo, e aprirà per tutti le pagine del manoscritto 145.

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INFORMAZIONI

Biblioteca Guarneriana
Via Roma 10 – San Daniele del Friuli (UD)
tel. 0432 946560
www.guarneriana.it
info@guarneriana.it

SCOPERTE / A Calvatone (Cremona) torna alla luce un tesoro di monete romane [FOTO]

(C) FOTO: UNIMI

CREMONA, 8 ottobre –  Gli archeologi dell’Università degli Studi di Milano, guidati dalla professoressa Maria Teresa Grassi del Dipartimento di Beni culturali e ambientali, hanno scoperto, sul sito romano di Bedriacum – nei pressi di Calvatone (Cremona) – un ripostiglio in cui erano nascoste 140 monete databili all’età di Gallieno, imperatore tra il 253 e il 268 d.C. La scoperta, nell’ambito della campagna di scavi 2018, ha fornito anche importanti informazioni sulla storia e il declino dell’antico insediamento.

TESORO NASCOSTO –  Le circa 140 monete che compongono il “tesoro” erano state nascoste sul fondo di un vaso in ceramica, e mai più recuperate dal suo proprietario, in
un momento di gravissima crisi, politica e militare, dell’Impero Romano. Il tesoro, dall’alto valore storico e archeologico, consiste, in particolare, in un gruzzolo di
“antoniniani”, moneta introdotta dall’imperatore Caracalla, all’inizio del III sec. d.C., del valore di un doppio denario, ufficialmente moneta d’argento, ma spesso soltanto rivestita del metallo prezioso. Le monete sono attualmente in corso di restauro, a cura dell’Università degli Studi di Milano, presso un laboratorio specializzato, secondo le indicazioni della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova.

TESTIMONIANZA DELLA CRISI – Non meno significative le informazioni che gli archeologi della Statale sono riusciti a recuperare riguardo al luogo del ritrovamento. Le monete, infatti, sono state rinvenute in un quartiere residenziale di Bedriacum, mai indagato prima d’ora, in cui sono state scoperte le tracce di alcuni edifici in forte stato di degrado. Secondo gli archeologi, la posizione in cui è stato trovato il ripostiglio – al cui interno si trovava il “tesoro” – indica chiaramente che, all’epoca del suo seppellimento, alla metà del III sec. d.C., questo settore dell’antico vicus romano era già caduto in rovina, era stato abbandonato e aveva già subìto consistenti spoliazioni. Un dato storico assolutamente nuovo – sottolineano gli archeologi – dal momento che finora si era ipotizzato che la crisi dell’abitato romano e il suo abbandono fossero avvenuti soltanto nel IV-V sec. d.C.
Altri ripostigli furono trovati a Calvatone, nel 1911 e nel 1942, databili tra II e I sec. a.C., ma andarono quasi completamente dispersi. Non si sa con precisione da dove provengano né da quante monete erano composti. Sono quindi muti per la storia di Bedriacum, al contrario del ripostiglio Calvatone 2018, che ne ha svelato un aspetto finora totalmente sconosciuto.

La campagna di scavi 2018 della Statale è realizzata grazie ai finanziamenti, oltre che della stessa Università, del Comune di Calvatone e di Regione Lombardia. Sul sito archeologico di Bedriacum, conosciuto per le battaglie combattute nel 69 d.C. per la conquista del potere imperiale in seguito alla morte di Nerone, l’Università degli Studi di Milano opera nel sito archeologico dal 1986.

 

CONVEGNI / A Monte sant’Angelo (Fg) si parla di monetazione longobarda

convegno

FOGGIA (18 settembre 2018) –  Il 13 ottobre 2018 a Monte Sant’Angelo (FG), sul Gargano,  si terrà un importante convegno che vedrà intervenire i massimi esperti nazionali in materia numismatica. Organizzato dal Centro Studi Storico Archeologici del Gargano, con la direzione scientifica della Società Mediterranea di Metrologia Numismatica, il Convegno “Langobardorum nummorum doctrina” sarà incentrato, come dice il titolo,  sul tema della monetazione longobarda e si segnala come uno degli appuntamenti di punta del settore numismatico degli ultimi anni in Italia.

STUDIOSI A CONFRONTO – L’iniziativa culturale nasce con il duplice scopo di divulgare al pubblico l’importanza dello studio della storia tramite le monete,  e di far migliorare la conoscenza della storia dei Longobardi. Grazie alle ricerche condotte negli ultimi anni sulla monetazione della Langobardia Maior, della Tuscia e della Langobardia Minor e alla luce delle tante nuove acquisizioni fatte, si parlerà non solo della monetazione dei re longobardi e dei duchi di Benevento, ma anche delle emissioni dei duchi e principi di Spoleto e non saranno certamente dimenticate le emissioni di oro e di rame degli ultimi principi di Salerno e le prime emissioni auree di Amalfi.
Ampio spazio sarà inoltre riservato alla monetazione di altre popolazioni barbariche che conquistarono l’Italia prima dei Longobardi come i Goti, così come alle fonti numismatiche grazie alle ricerche e agli studi del dott. Luca Lombardi, che da anni si occupa del recupero e dello studio di libri antichi. Il prof. Pasquale Corsi, già professore ordinario di Storia Medievale all’Università di Bari e presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, relazionerà sulle fonti per la storia dei Longobardi. Grazie al contributo del dipartimento di chimica del Politecnico di Torino, la prof.ssa Emma Angelini illustrerà gli ultimi studi sulle analisi composizionali e strutturali dei metalli monetari dell’epoca.
Non mancheranno gli studi sul santo patrono di Monte Sant’Angelo, l’Arcangelo Michele che fu protettore dei longobardi e il primo santo impresso su una moneta europea: ad occuparsene con una relazione il dott. Alberto d’Andrea, editore numismatico, e il presidente del Centro Studi Storico Archeologici del Gargano, Domenico Luciano Moretti, che si occuperanno dell’iconografia sulle monete longobarde.

Tra i relatori ci saranno accademici provenienti da diverse università italiane, ma anche studiosi delle più prestigiose accademie italiane di numismatica, come la Società Numismatica italiana (fondata nel 1892 da un gruppo di studiosi di numismatica tra cui anche l’allora principe di Napoli e futuro Re d’Italia Vittorio Emanuele III) o la Società Mediterranea di Metrologia Numismatica fondata dal dott. Giuseppe Ruotolo, direttore scientifico del convegno e tra i più importanti studiosi di numismatica in Italia, autore di libri e articoli cruciali sulla monetazione del Mezzogiorno d’Italia.

Moderatore d’eccezione il prof. Aldo Luisi, già ordinario di Lingua e Letteratura Latina e Direttore del Dipartimento di Studi Classici e Cristiani dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, profondo conoscitore del mondo antico e dell’età barbarica avendo sviluppato in oltre quaranta anni di insegnamento presso l’Università di Bari lo studio dei filoni storico-biografico, linguistico-filologico e giuridico-letterario.

MONUMENTI APERTI E VISITE GUIDATE – Per l’occasione, il Centro pugliese di Monte Sant’Angelo, che si fregia di essere sede di ben due siti UNESCO, accoglierà nel suo borgo medievale studiosi ed esperti da tutt’Italia già dal 12 ottobre, offrendo visite guidate e aperture straordinarie dei monumenti e siti di interesse storico tra i quali il Santuario in grotta di San Michele Arcangelo,  uno dei sette luoghi parte del sito seriale “L’Italia dei Longobardi. I luoghi del potere (568-774 d.C.), patrimonio dell’umanità Unesco dal 2011.

Il Convegno “Langobardorum nummorum doctrina”  è organizzato grazie al supporto dell’ente Parco Nazionale del Gargano e del Comune di Monte Sant’Angelo, supportato dall’Associazione Italia Langobardorum, ed è patrocinato dal MIBAC e da numerosi istituti culturali e universitari italiani tra cui il Centro Studi Longobardi. Sarà presente anche la nostra Perceval Archeostoria.

Tutti i dettagli sono disponibili sul sito www.centrostudidelgargano.it.

MOSTRE / A Bologna gli spettacolari corali della Basilica di San Francesco

BOLOGNA (15 settembre 2018) –  Inaugura oggi al Museo Civico Medievale di Bologna (ore 17.30) la mostra Lodi per ogni ora. I corali francescani provenienti dalla Basilica di San Francesco, curata da Massimo Medica in collaborazione con Paolo Cova e Ilaria Negretti. La rassegna, organizzata in occasione della decima edizione del Festival Francescano, espone fino al 17 marzo 2019 una serie di importanti codici liturgici francescani databili dal XIII al XV secolo, conservati  nello stesso Museo medievale bolognese.

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Corale francescano Ms 526, F 84.2v

IN LODE DI FRANCESCO – Fin dal Duecento l’illustrazione dei manoscritti ha costituito uno strumento espressivo essenziale per l’Ordine dei Frati Minori. Grazie alle scelte iconografiche e tematiche codificate dall’Ordine, le immagini dei libri francescani rappresentarono un elemento fondamentale per esaltare la figura del santo fondatore, offrendo una lettura in chiave strettamente cristologica della sua vita, che legittimava il ruolo di rinnovamento della Chiesa operato dalla Congregazione francescana. Infatti, sfogliando le pagine di Antifonari e Graduali del XIII secolo spesso ricorrono le raffigurazioni della Predica agli uccelli e delle Stimmate come appare nel manoscritto 526, qui esposto insieme ad altri graduali (mss. 525, 527), realizzati intorno al 1280-85 per il convento di San Francesco a Bologna. A decorarli fu chiamato uno dei protagonisti assoluti della miniatura bolognese della seconda metà del Duecento, il cosiddetto Maestro della Bibbia di Gerona, così chiamato per aver decorato la celebre Bibbia oggi conservata presso la biblioteca capitolare della città catalana.

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Corale francescano Ms 526,  F62c C.N.B

FECONDI CONFRONTI – Se nell’episodio della Predica agli uccelli gli artisti potevano indugiare in ricerche di naturalismo espressivo, in quello delle Stimmate era possibile invece sperimentare effetti di grande drammaticità, come documenta l’analoga figurazione del graduale ms. 526, felice connubio tra le più sofisticate sperimentazioni pittoriche della tradizione bizantina e la veemenza espressiva di certa pittura toscana di questi anni. Nella serie di Antifonari (mss. 528, 529, 533), realizzata nei primissimi anni del Trecento a compimento del precedente ciclo di Graduali, il linguaggio ancora aulico del Maestro della Bibbia di Gerona rivive in talune figurazioni seguendo connotazioni più moderne che già lasciano presagire una conoscenza dei fatti nuovi della cultura giottesca (ciclo di affreschi della Basilica Superiore di Assisi), la cui diffusione dovette seguire inizialmente canali privilegiati all’interno dello stesso Ordine.

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Corale francescano Ms 526, C98.2r

Tra le figure che si pongono a maggior confronto con l’artista fiorentino va annoverato Neri da Rimini che realizzò nel 1314, assieme al copista Fra Bonfantino da Bologna, l’antifonario ms. 540 destinato al convento francescano della città romagnola. Risale invece alla metà circa del XV secolo la serie di corali francescani (mss. 549 – 551, 553) che in parte recano entro alcuni capilettera calligrafici la firma di Guiniforte da Vimercate e la data 1449. La decorazione di questo ciclo, risultato della collaborazione di maestranze di estrazione lombarda e locale, venne coordinata dal bolognese Giovanni di Antonio il quale si riservò personalmente la realizzazione di alcune parti (ms. 551). Accanto a lui sono all’opera personalità bolognesi dalla parlata più corsiva (mss. 550, 551, 553), ma anche il Maestro del 1446 (ms. 549) considerato uno dei più abili interpreti dell’ultima stagione della miniatura tardogotica cittadina che ebbe proprio in questa serie liturgica francescana una delle sue più tardive manifestazioni.

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Corale francescano Ms 526, C104v 

Nell’ambito del Festival Francescano, venerdì 28 settembre alle ore 16.30 la Sala del Lapidario del Museo Civico Medievale ospita la conferenza Oltre Giotto: ‘la maniera dolcissima e tanto unita’ di Claudia D’Alberto (storica dell’arte, ricercatrice Marie-Curie COFUND Università di Liegi – Unione Europea ‘Horizon 2020’). Percorso indiziario volto alla scoperta della “bellezza artistica francescana” meno nota, l’incontro è un’occasione per parlare di Puccio Capanna, pittore che ad Assisi fu il più importante appaltatore di imprese decorative commissionate, fra prima e seconda metà del XIV secolo, dall’Ordine francescano e dalle confraternite.Ingresso libero, fino a esaurimento posti disponibili.

La mostra è accompagnata da un programma di visite guidate con il seguente calendario:

sabato 22 settembre 2018 h 10.30
visita di Ilaria Negretti (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

venerdì 28 settembre 2018 h. 15.00
visita di Ilaria Negretti (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza), riservata agli Amici del Festival Francescano, previa prenotazione

sabato 29 settembre 2018 h. 11.00
visita di Ilaria Negretti (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza), riservata agli Amici del Festival Francescano, previa prenotazione

domenica 30 settembre 2018 h. 16.00
visita guidata alla mostra di Giacomo Alberto Calogero (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza), riservata agli Amici del Festival Francescano, previa prenotazione

giovedì 11 ottobre 2018 h 17.00
visita di Paola Cova (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

giovedì 22 novembre 2018 h 17.00
visita di Ilaria Negretti (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

giovedì 20 dicembre 2018 h. 17.00
visita di Paolo Cova (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

domenica 13 gennaio 2019 h 16.30
visita di Massimo Medica (responsabile Istituzione Bologna Musei | Musei Civici d’Arte Antica)

giovedì 14 febbraio 2019 h 17.00
visita di Paolo Cova (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

giovedì 7 marzo 2019 h 17.00
visita di Giacomo Alberto Calogero (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)


INFORMAZIONI

Lodi per ogni ora. I corali francescani provenienti dalla Basilica di San Francesco
Bologna, Museo Civico Medievale (via Manzoni 4)
Dal 16 settembre 2018 al 17 marzo 2019
Orari di apertura: da martedì a domenica: 10.00 – 18.30,  chiuso lunedì feriali
Ingresso: intero € 5 | ridotto € 3 | gratuito Card Musei Metropolitani Bologna; ogni prima domenica del mese; Amici del Festival Francescano (valido nei giorni del festival 28/29/30 settembre 2018)
Informazioni: tel. +39 051 2193916 / 2193930
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/arteantica