Peste, fame, guerra: in mostra la Cremona del ‘600

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CREMONA – Dal 17 ottobre al 6 gennaio 2018 nella Sala Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremonanell’ambito delle Celebrazioni Monteverdiane, verrà allestita la mostraCremona nel Seicento. A peste, a fame, a bellolibera nos Domine, a cura dell’Archivio di Stato di Cremona in collaborazione con il Comune di Cremona-Museo Civico e l’Archivio Diocesano di Cremona.
L’esposizione prevede una successione di fonti documentarie e di fonti artistiche, ossia opere appartenenti al Museo Civico ed ex-voto provenienti dal Museo Lauretano di Sant’Abbondio. L’alternanza dei due generi di fonti permette una visione in toto di un secolo tanto complesso, quanto ancora poco conosciuto come il Seicento, durante il quale appaiono coesistere aspetti di povertà e altri di ricchezza ostentata: gli uni e gli altri riccamente documentati.
L’impianto espositivo prevede un percorso articolato in quattro sezioni:
PESTE. Le pestilenze, conseguenza delle gravi crisi economiche e delle loro ripercussioni sulla vita sociale, costituirono uno dei maggiori flagelli del Seicento. Della loro presenza si trova traccia nei numerosissimi testamenti redatti nei momenti di più grave pericolo con duplice scopo: materiale, per mettere al sicuro i propri beni, e spirituale, per salvare le anime con le invocazioni a Dio. Ma se ne trova traccia anche nel rinascere del culto di Santi specifici, san Rocco e san Sebastiano, dei quali si supplica l’intervento mediatore presso Dio.

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BELLO. Il Seicento si propone anche come secolo di guerre, che impongono la presenza in città di soldati, del cui mantenimento è fatto carico agli abitanti.
FAME. La sezione evidenzia la coesistenza di ricchezza e povertà all’interno del tessuto sociale e presenta una ricca documentazione riguardante l’attività delle istituzioni caritative e delle opere pie a sostegno dei poveri, che spesso rivolgono suppliche in prima persona, ma anche una altrettanto ricca serie di scritti che testimoniano l’acquisizione da parte dei nobili di feudi e di svariate concessioni, dietro pagamento di notevoli somme di denaro. A riaffermazione del divario sociale si prevede l’esposizione di opere pittoriche che bene lo evidenziano, soprattutto in rapporto all’abbondanza o alla penuria di cibo.

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LIBERA NOS DOMINE. L’ultima sezione, che apre uno spaccato sulla vita religiosa a Cremona nel Seicento, prevede l’esposizione di testimonianze che documentano il risveglio della fede e le invocazioni a Dio perché liberi gli uomini dai tre flagelli illustrati nelle tre sezioni precedenti.
La mostra verrà inaugurata il 17 ottobre alle ore 16,45.


INFORMAZIONI

Cremona nel Seicento. A peste, a fame, a bellolibera nos Domine
Cremona, Palazzo Comunale, Sala Alabardieri  (Piazza del Comune, 8)
Dal 17 ottobre 2017 a 31 dicembre 2017
Orari: Da lunedì a sabato ore 9-18. Domenica e festivi ore 10-17
www.monteverdi450.it

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Leonardo Bruni e la Firenze umanista in mostra alla Laurenziana

bml_bruni_bigFIRENZE – Più di sessanta manoscritti con le opere di Leonardo Bruni,  cancelliere della Repubblica di Firenze e umanista tra i maggiori del suo tempo, sono esposti alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze  in una mostra che ricostruisce lo straordinario humus culturale umanistico che permeava la città nel XV secolo e che preparò il terreno al Rinascimento.   “Leonardo Bruni. L’Umanesimo a Firenze” sarà visibile dal 13 ottobre 2017 al 5 gennaio 2018 e i codici, conservati sempre in Laurenziana,  sono esposti  suddivisi in otto sezioni: gli scritti umanistici, gli scritti polemici, gli scritti biografici, gli scritti politici, gli scritti storici, le traduzioni, gli scritti cancellereschi e le biografie.
Seguendo la tradizione di Francesco Petrarca e di Coluccio Salutati – attivo fra il 1375 e il 1406 – il suo predecessore nell’incarico di cancelliere fiorentino, il Bruni incide profondamente nella cultura europea del suo tempo e di quelli successivi, facendo di Firenze un esemplare centro di civiltà.
Il suo impegno, come responsabile della cancelleria, è determinato dalla coscienza dello Stato e della forza della diplomazia, che si esplica in ambiti cronologici e in contesti storici ben precisi, ma con soluzioni ideologiche omogenee, assai più definite e incisive rispetto a quelle proposte da altri cancellieri che nel corso del Quattrocento si succedono alla guida della cancelleria della Repubblica fiorentina.


Ebbe inoltre un ruolo molto significativo nel Concilio di Firenze, che nel luglio 1439 portò alla riunificazione della Chiesa latina con quella greca, e tenne rapporti con numerose figure di rilievo della vita politica ed erudita del suo tempo.
Ma il Bruni cancelliere non può essere distinto dall’umanista, in quanto le sue missive diplomatiche recepiscono ed esprimono tutto il substrato intellettuale e culturale che fa di lui uno dei massimi esponenti dell’Umanesimo italiano e quindi europeo, costituendo una vera ‘radice’ di quella cultura che dalla fine del secolo XIV si stava cominciando a diffondere per l’Europa intera, nella cui propagazione Bruni ha un ruolo decisivo: le sue opere letterarie e le sue lettere private raggiungono infatti una diffusione in certi casi superiore a quella avuta da Petrarca, da cui aveva preso avvio il rinnovamento della cultura in Italia e in Europa.


INFORMAZIONI

Leonardo Bruni. L’Umanesimo a Firenze
Biblioteca Medicea Laurenziana, Piazza San Lorenzo 9 – Firenze
13 ottobre 2017-5 gennaio 2018
Orario mostra: lunedì – sabato ore 9,30 – 13,30 (chiuso domenica e festivi)
Biglietto: € 3: 2.50 se acquistato unitamente al biglietto per la basilica di San Lorenzo
Informazioni: tel. 055 2937911 – b-mela.mostre@beniculturali.it
Visite didattiche: didattica@operadarte.net

Cividale (Ud), lo scavo di San Giovanni Xenodochio restituisce un sepolcreto del VI-VII secolo

UDINE – Si è oggi il cantiere di Piazza San Giovanni Xenodochio, a Cividale del Friuli,
un importante scavo archeologico che ha aperto una nuova finestra sullo straordinario
palinsesto dell’antica città di Cividale. I lavori, diretti dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, erano ripresi qualche settimana fa dopo un periodo di sospensione funzionale al recupero dei fondi necessari ad un ampliamento dell’area di scavo, resosi indispensabile per documentare una stratigrafia complessa che sarebbe stato difficile comprendere operando in un’area di piccole dimensioni.
L’intervento, inquadrato nelle modalità stabilite dall’archeologia preventiva come da
normativa vigente, era stato avviato con fondi del Comune di Cividale in relazione ad
opere di riqualificazione urbanistica, ma è stato concluso con un primo stanziamento
del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e con un successivo
lotto, sempre ministeriale, attivato con procedura d’urgenza, in considerazione della
rilevanza dei contesti emersi.

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UN SEPOLCRETO DEL VI-VII SECOLO – Le indagini, infatti, nonostante numerose compromissioni avvenute nel tempo, legate al rifacimento settecentesco della chiesa e alla realizzazione di sottoservizi moderni, hanno portato alla luce una porzione di sepolcreto di età longobarda con una ventina di tombe relative a individui non appartenenti alla cultura germanica, come attestato dai corredi funerari costituiti da coltellini in ferro e pettini in osso, tipici delle popolazioni autoctone che risiedevano dentro la città tra VI e VII secolo.
Al di sotto del sepolcreto è emerso un grande edificio di cui sono stati scavati 7 vani,
indagati parzialmente in quanto sviluppati oltre il perimetro di scavo. Si tratta di una
struttura di grandi dimensioni, compatibile con una connotazione pubblica dell’area,
che parrebbe fondata nel IV secolo, in relazione alla monumentalizzazione della città
avvenuta in epoca tardoantica.
L’edificio, oggetto di numerose rielaborazioni che sembrano dilatarsi per oltre due secoli (con l’inserimento di numerosi focolari, pavimenti in cocciopesto e sistemazioni in battuto o in laterizi che ne suggeriscono un utilizzo funzionale) fu progressivamente abbandonato a partire dal VI secolo, quando la destinazione funeraria si fece via via prevalente.

UN POSSEDIMENTO DELLA CORTE REGIA – L’area doveva rientrare negli stessi possedimenti fiscali della corte regia ove nell’VIII secolo il duca Rodoaldo fondò lo Xenodochio, una struttura di accoglienza posta presso il lato orientale delle mura urbane con ogni probabilità associato alla contigua chiesa di San Giovanni.
Prima di procedere alla chiusura definitiva del cantiere, nelle scorse giornate di sabato pomeriggio e lunedì mattina, è stato possibile, da parte dei cittadini, ascoltare il resoconto degli scavi con la vista diretta di quanto è stato portato alla luce. Un
modo per dare conto alla comunità cividalese di un patrimonio comune, un patrimonio con cui convivere, nei disagi che uno scavo porta con sé ma anche nelle sue gratificazioni.

Fonte: Comunicato ufficiale Soprintendenza FVG

EVENTI / Trento, il ritorno dei Longobardi

locandina AD 577 lowTRENTO – In quei giorni arrivarono i Franchi e il castrum Anagnis, che è posto sopra Trento al confine d’Italia,  si consegnò loro. Per questa ragione, il conte dei Longobardi di Lagare, chiamato Ragilone,  si recò sul posto e depredò Anagnis. Ma mentre tornava con il bottino, fu ucciso con molti  dei suoi dal duca dei Franchi Chramnichis, che gli si parò contro nel Campo Rotaliano.  Lo stesso Chramnichis, non molto tempo dopo, venne a Trento e la devastò.  Ma il duca di Trento Evin lo inseguì e lo uccise con i suoi compagni nella località detta Salorno, riprendendo tutta la preda che quello aveva fatto. E cacciati i Franchi, recuperò il territorio di Trento”.  Con queste parole Paolo Diacono, il grande storico dei Longobardi vissuto nell’VIII secolo, racconta lo scontro che si tenne, nel 577, nella piana Rotaliana, tra le odierne Mezzocorona e Mezzolombardo, in Trentino. Alla battaglia è ispirato l’evento “A.D. 577 – I Longobardi nel Campo Rotaliano” che si terrà a Mezzolombardo (Trento) dal 6 all’8 ottobre prossimi.

La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco di Mezzolombardo e dall’Associazione Castelli del Trentino in collaborazione con Perceval Archeostoria, si articola in due momenti distinti.

Dopo l’inaugurazione di venerdì 6 ottobre alle 20 in Sala Civica con la proiezione del film “L’Italia dei Longobardi”, il 7 mattina (ore 9-13) si terrà (in Sala Spaur) un convegno internazionale di studi affidato alla curatela scientifica del prof. Giuseppe Albertoni dell’Università di Trento, che vedrà l’intervento di noti docenti e studiosi.

La seconda parte della manifestazione, ideata e curata dalla medievista Elena Percivaldi per il format ©“Alla scoperta dei Longobardi”, si svolge in Località Piani di Mezzolombardo: la rievocazione vedrà la Scuola di Scherma Storica Fortebraccio Veregrense e il gruppo Bandum Freaeproporre momenti di vita quotidiana, spettacoli, laboratori didattici, musica e dimostrazioni di armi.

Completano l’evento due mostre (una storico-didattica e una bibliografica) e una cena longobarda (su prenotazione: info@pianarotaliana.it – Tel. 0461 1752525) con piatti ispirati alla tradizione medievale e locale, accompagnata dalla musica altomedievale dei Winileod e preceduta da un’introduzione all’alimentazione dell’epoca a cura di Bandum Freae ed Elena Percivaldi. Programma completo sul sito: www.ad577.wordpress.com. Per informazioni: associazionecastelli@libero.it – Tel. 349 6892619).

A.D. 577 – I Longobardi nel Campo Rotaliano” si avvale del patrocinio istituzionale di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Autonoma Trentino Alto Adige, Comune di Mezzolombardo e del patrocinio culturale di Italia Langobardorum, Centro Studi Ponzio di Cluny, Associazione Culturale Italia Medievale. Si svolge in collaborazione con Consorzio dei Comuni della Provincia di Trento, Comunità Rotaliana-Königsberg, Consorzio Turistico Piana Rotaliana-Königsberg, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, Biblioteca intercomunale Alberto De Eccher dall’Eco di MezzolombardoMediapartner: Medioevo. Sponsor:Foradori, Itas Assicurazioni (Agenzia di Mezzolombardo) e Nuovi investimenti Paolo Leonardi.


Per informazioni:
www.ad577.wordpress.com
www.facebook.com/Ad577.Longobardi

www.ilongobardi.jimdo.com
e-mail: associazionecastelli@libero.it – Tel. 349 6892619
email: 
presidente@prolocomezzolombardo.it – Tel. 329 8139008

MOSTRE / “Amori divini”, al MANN di Napoli un raffinato viaggio tra Eros e mito

NAPOLI – (di Cristiana Barandoni) Chi per mestiere o per passione visita i siti archeologici conosce bene la sensazione di cosa vuol dire camminare sulla storia.  Molto più difficile è poter sperimentare questa stessa sensazione in un museo. Difatti, nonostante gli sforzi che si possono fare, siamo pur sempre in un ambiente artefatto dove può accadere che il contesto venga a mancare e il reperto perda un po’ del suo fascino.

Bene, per una volta dimenticate tutto questo perché l’eccezione conferma la regola e la mostra Amori Divini ne è la riprova.  Allestita nelle sale attigue al salone della Meridiana, è una mostra nella mostra, poiché queste sale sono caratterizzate da pregiati pavimenti decorati asectiliamarmi antichi trasformati in motivi geometrici messi in opera nella prima metà dell’800 (alcuni di loro provengono dall’area vesuviana, in particolare dal “belvedere” della Villa dei Papiri di Ercolano). 

Fin dalle prime sale è percepibile la volontà di creare un ambiente dall’atmosfera quasi rarefatta, creata da colori molto scuri alternati alle terre Siena sulle pareti, in netto contrasto col bianco dei soffitti: una scelta vincente grazie alla quale è possibile apprezzare la vivacità dei colori delle opere in mostra (foto 1).

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Foto 1: Progetto di stARTT. Foto: Gabriele Lungarella

Avvolti, quasi ovattati in un mondo parallelo, i visitatori possono affrontare un percorso all’interno del mito, conoscere storie, leggende, amori che sono giunti immortali fino a noi. Colta ed elegante offre al visitatore circa 80 opere tra capolavori dell’arte antica raffiguranti storie di miti, sapientemente intervallati alle loro reinterpretazioni moderne; la scelta dei reperti si è basata su due ideali: seduzione e trasformazione. L’idea di accostare opere d’arte, accomunate dalla medesima iconografia ma realizzate in epoche differenti, offre allo spettatore da parte la visione antica e dall’altra la reinterpretazione degli stessi miti in chiave moderna, suggestione che non smette mai di sollevare curiosità e invita ad una relazione convincente con gli oggetti in mostra. Non è solo il “bello” che colpisce ma la narrazione degli eventi e la trasformazione del mito: un costante osservare con gli occhi di viaggiatori, di studiosi, di letterati, di tutti coloro i quali incontrarono sulla loro strada Paride, Ganimede, Leda, Europa.

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Foto 2: Dettaglio del pavimento

Appena entriamo ci troviamo subito di fronte a due sale nelle quali la fanno da padrone ceramiche a figure rosse di notevolissima fattura, in parte dalla collezione vascolare del MANN (foto 3), sulle cui superfici brillanti i miti raccontano sé stessi in un florilegio di forme e fluttuanti immagini; come quelle disegnate con tratti esuberanti e dal grande rilievo pittorico dell’anfora nolana attica a figure rosse dall’Hermitage di San Pietroburgo in cui leggiamo il mito di Europa che cavalca come una esperta amazzone, un toro.  Il ricchissimo immaginario antico si offre senza veli, narrato sulle meravigliose forme vascolari e dalle Metamorfosi di Ovidio, riportate sulle pareti. Colore e trasporto sono le basi sulle quali il racconto si presenta allo sguardo meravigliato del visitatore: anche non conoscendo nel dettaglio, è impossibile sentirsi disorientati, poiché la scelta delle opere esposte rivela una grande conoscenza del mito e una insolita capacità di raccogliere quelle diverse forme artistiche nelle quali lo troviamo meglio rappresentato.

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Foto 3: Sala 1 (foto: CB)

Il repertorio pompeiano è ideale fonte di ispirazione, specie quando la mitologia affronta temi amorosi, raffigurando amori accomunati da episodi con elementi in comune: almeno uno dei protagonisti, uomo o dio, muta forma trasformandosi in animale, in pianta, in un oggetto o in fenomeno atmosferico. Come la storia di Ganimede il cui mito è raccontato su gemme, bronzetti e in maniera magistrale da due sculture, una antica risalente all’epoca antonina (dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inv. 6351) in candido marmo bianco, e da un gesso moderno, armoniosa opera di Bertel Thorvaldsen (foto 4) dalle collezioni dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma (inv.0104). Il mito è raccontato dalle opere nelle sue fasi più significative, dal primo incontro con Zeus, al febbrile volo in cielo con i due protagonisti stretti in un affettuoso abbraccio, magistralmente ritratti nel dipinto di Anton Domenico Gabbiani dalle Gallerie degli Uffizi (inv. 1890 n. 2176), fino alla conclusione della vicenda, con un serafico Ganimede coppiere divino; le opere si completano, declinando con estrema delicatezza un “amore rubato”, nato dalla necessità di possesso ad ogni costo. L’opera antica è esaltata dal contraltare moderno e assieme offrono una visione che si allontana, nell’originale e nella sua riedizione, dal gesto succube della divinità che si fa altro pur di conquistare l’amato. Del resto non dobbiamo mai perdere di vista che la mostra celebra, in tutte le sue accezioni, la seduzione, qui coralmente sublimata dal gioco accattivante degli sguardi, in un dialogo silente ma percepibile visivamente.

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Foto 4: Berthel Thervaldsen, Ganimede abbevera l’aquila

Racconti di dei e interpreti leggendari, le cui storie si fondano da una parte, sulla seduzione delle immagini e degli sguardi, e dall’altra sulla inarrestabile metamorfosi della creatività, generata in epoca moderna specialmente a cavallo fra Sei e Settecento, condizione necessaria per rapportarsi, in maniera dialogica, al mito e al mondo antico in generale; il succedersi degli eventi non affatica bensì coinvolge lo spettatore che sceglie, quasi inconsapevolmente, di procedere nelle sale come se in realtà stesse entrando nel vivo del mito e potesse d’un tratto incontrarne i protagonisti.

Una cornice aurea inquadra le storie appassionate delle divinità, ritratte spesso e volentieri nel loro sanguigno umanesimo, per mezzo del quale si rievoca la bellezza del mondo antico che in quegli stessi miti spesso e volentieri si rispecchiava. Gli affreschi di Pompei sono uno spaccato di vita sociale che racconta attraverso gli occhi degli antichi paure, delusioni, passioni, speranze che ritroviamo tradotte, forse in una chiave più manierata, nelle opere moderne, specialmente nei dipinti. È con questi occhi che è ragionevole interpretare la storia di Diana e Atteone, narrata nello straordinario olio su tela di Giovan Battista Tiepolo (dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, inv. 754) che dialoga senza soluzione di continuità con l’olio su rame di Joseph Heintz il Vecchio (Paesaggio con Diana e Atteone dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma Palazzo Barberini  Galleria Corsini, inv. 1252) che a sua volta conversa con un delicatissimo marmo proveniente dal Museo Nazionale del Bargello, opera di Francesco Di Simone Mosca detto Moschino (inv. 310 S).

Se Moschino ha deciso di trasformare la pietra per il suo racconto e puntare l’attenzione sui personaggi protagonisti, Tiepolo e Heintz il Vecchio invece preferiscono raccontare l’episodio che precede la condanna lavorando sui paesaggi, tratteggiati in toni scuri e uniformi, perfetto palcoscenico per figure manieriste, le cui nudità volutamente esibite sono segni inequivocabili di fecondità.    

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Foto 5: Giambattista Tiepolo, Diana e Atteone (Venezia, Gallerie dell’Accademia, olio su tela, 1720-22)

Tiepolo (foto 5) rappresenta la scena all’interno di una grotta dalle atmosfere quasi oniriche, la cui volta ombreggia il laghetto dove la dea è colta di sorpresa in compagnia delle sue ancelle: Atteone da lontano non ha ancora capito probabilmente che la trasformazione è già in atto. Immancabile la versione antica del mito ben evidenziata in due opere: una pinax in terracotta (dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, inv. MRC 731) in cui il protagonista è ritratto mentre viene dilaniato dai cani e nell’intonaco dipinto ad affresco proveniente dall’area vesuviana (dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

Per questo e molto altro ci sarebbe da raccontare ma vi priveremmo della sorpresa della visita. Non vi resta che andare a sperimentare di persona quanto la reinterpretazione del mito sia stata uno dei motivi più cari alla storia dell’arte a partire dal Rinascimento. E quanto, ancora oggi, ne restiamo incredibilmente affascinati.

(Cristiana Barandoni)


INFORMAZIONI

AMORI DIVINI
NAPOLI, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
7 giugno – 16 ottobre 2017
Orari: 
Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 19.00). Martedì chiuso
Biglietti: 
si accede alla mostra con il biglietto di ingresso al Museo
Intero:12 euro, Ridotto:6 euro
Tel.  
081 4422149
man-na@beniculturali.it
www.museoarcheologiconapoli.it
Sito mostra: www.mostraamoridivini.it

La mostra, a cura di Anna Anguissola e Carmela Capaldi, vede la partecipazione di Luigi Gallo e Valeria Sampaolo ed è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con l’organizzazione di Electa.

MUSICA / Un corso all’abbazia di Sant’Antimo (Siena) per riscoprire i canti di Ildegarda di Bingen

Sant'Antimo 02SIENA – L’Arcidiocesi di Siena, Colle Val d’Elsa e Montalcino promuove, presso l’Abbazia di Sant’Antimo, il seminario di canto gregoriano dal titolo “Virgo Lactans” – Cantare testi e melodie scritti da una badessa medievale: Hildegard Von Bingen, tenuto da Livio Picotti con la collaborazione di Alfonsa Toti. Il corso inizia domani e dura fino al  17 settembre 2017.

“Cantare le musiche di Hildegard von Bingen dà gioia profonda, soprattutto nell’Abbazia di Sant’Antimo, dove la spiritualità del luogo viene letteralmente amplificata dalla sua acustica. Una acustica che insegna a cantare con essenzialità ed interiorità” (Ulrike Wurdak).

Sant'Antimo 2 Montalcino

Il seminario tratterà in modo specifico il repertorio sacro-liturgico-gregoriano e si concluderà con la partecipazione alla Messa cantata della domenica 17 settembre, alle ore 11.00, al termine della quale si canteranno brani tratti dal programma VIRGO LACTANS.

Per informazioni relative al corso:
Tel +39 329 2175896
info@cerivo.it
http://www.antimo.it

BOLOGNA / “I colori dalla preistoria a oggi”: un evento per scoprirne origine, simbolo, significati

BOLOGNA –  Sabato 23 settembre nel Palazzo Ancarano di Bologna,  dalle 10.30 alle 13.30, si terrà “I colori dell’arte e della natura. Origine, significati simbolici e curiosità sui colori, dalle pitture preistoriche alla grande industria chimica”:  un evento che racconta i colori, dalla preistoria ai giorni nostri.  Un viaggio alla scoperta del mondo cromatico che spiegherà il significato simbolico dei colori nella storia dell’arte;  si potrà anche apprendere come, nella Bologna medievale e moderna, fosse possibile distinguere rango, professione e fede religiosa attraverso il colore degli abiti, contraddistinti da una precisa scala di valori cromatici.

Visto il titolo delle GEP di quest’anno, “Cultura e natura”, il tema del colore sarà affrontato sotto molteplici punti di vista. Il prof. Pietro Baraldi, già docente di Chimica Fisica all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, illustrerà come si sono evoluti nei secoli i materiali usati per realizzare dipinti murari, quadri e altre decorazioni artistiche, dai primi colori naturali, rivelatisi nel tempo tossici, alla grande industria chimica contemporanea.

Le archeologhe Monica Miari e Chiara Guarnieri spiegheranno al pubblico iconografia e tecniche pittoriche del mondo antico, mostrando anche reperti affrescati di età imperiale rinvenuti negli scavi di Palazzo Morgantini a Reggio Emilia, un lacerto di affresco del I secolo d.C. rinvenuto nel 1994 in una domus in Via Testoni e un suggestivo bacile medievale.

La storica dell’arte Anna Stanzani tratterà il tema “Dai vizi alle virtù: la simbologia dei colori”, excursus sul significato dei colori dal medioevo ai giorni nostri, mentre il restauratore Mauro Ricci parlerà delle problematiche e tecniche più innovative nel campo della conservazione dei reperti antichi.

L’archeologa Cinzia Cavallari guiderà il pubblico alla scoperta dei manufatti e delle stele conservate nel Cortile d’Onore di Palazzo Ancarano, arricchendo la visita con “note di colore” sulla simbologia cromatica e sulle erbe tintorie usate nel tardo Medioevo, un vero e proprio viaggio tra scelta dei colori e vanità, frugando nei bauli dei Bolognesi di alcuni secoli fa.

Sarà anche distribuito un piccolo depliant con alcune curiosità sulla Bologna archeologica ‘nascosta’.

Palazzo Ancarano per un certo periodo ha ospitato il Collegio Ancarano, fondato all’inizio del XV secolo per dare alloggio agli studenti poveri di diritto civile e canonico. Dall’aprile del 1925 ospita gli uffici della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio di Bologna.


 

I colori dell’arte e della natura
Origine, significati simbolici e curiosità sui colori, dalle pitture preistoriche alla grande industria chimica

Bologna, Palazzo Ancarano, via Belle Arti 52
Ingresso libero e gratuito
Dalle 10.30 alle 13.30

Evento promosso da Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2017 (23 e 24 settembre)

MOSTRE / Al via a Treviso “Altino prima di Venezia. Uno sguardo sulla città antica”

TREVISO – Dopo la tappa al Centro Culturale Candiani di Mestre,  la mostra “Altino-Prima di Venezia” arriva a Treviso, nel Battistero di S. Giovanni, primo evento ad essere ospitato dalla sede dopo i restauri da poco conclusi. La mostra proporrà in visione, dal 15 settembre al 1 novembre 2017,  immagini, testi, video, animazioni 3D e i plastici che illustrano e ricostruiscono la straordinaria vicenda di Altino, la città-madre di Venezia. La seconda e la terza area tematica esporranno invece nuove conoscenze sulla forma urbis della Treviso antica e un approfondimento sulla diffusione del Cristianesimo nei territori altinate e trevigiano.

La mostra, che ricerca tracce altinati nella Venezia di oggi, mette in evidenza il rapporto vitale fra Altino, il più antico centro lagunare, e Treviso, la più vicina città d’entroterra, sui loro collegamenti attraverso le vie d’acqua e terrestri, sulle vicende storiche e culturali che rappresentano il patrimonio condiviso fra i due centri urbani fin dall’età antica.


INFORMAZIONI

“Altino prima di Venezia – Uno sguardo sulla città antica”
Treviso, Battistero di San Giovanni (piazza Duomo)
Dal 15 settembre al primo novembre.
Orari: venerdì e sabato dalle 15 alle 19.30 e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.30
Ingresso gratuito
Sito: altinoprimadivenezia.it

ARCHEOLOGIA / Pompei, in mostra i raffinati tesori rinvenuti sotto i lapilli [FOTO]

POMPEI (NA) – Il piacere di vivere, la raffinata bellezza delle pitture pompeiane, fatta di colti richiami letterari, immagini trompe-l’oeil di lussureggianti giardini, mosaici colorati, arredi e oggetti preziosi proveniente dall’Insula Occidentalis di Pompei, ma anche l’immagine devastante della morte, congelata nella forma dei calchi, che ne interrompe l’incanto. Un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore raccontata dalla mostra “Tesori sotto i lapilli. Arredi, affreschi e gioielli dall’Insula Occidentalis” da oggi,  11 settembre, al 31 marzo prossimo all’Antiquarium degli scavi di Pompei.

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Il grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis è situato all’estremità occidentale della città antica su quattro terrazze panoramiche digradanti scenograficamente verso il mare, e offre al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore.

Affreschi, mosaici, arredi costruiscono uno spazio dove si poteva sperimentare il piacere del vivere, immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture con colti richiami letterari o che ritraggono lussureggianti giardini che si aprono su spazi verdi in un’ideale continuità, di mosaici pavimentali con marmi colorati da tutte le regioni dell’impero e spettacolari giochi d’acqua.
La mostra offrirà al pubblico la possibilità di ammirare alcuni dei ricchi arredi e delle pitture parietali di una delle case più note del grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis (quartiere all’estremità occidentale della città antica) la Casa del Bracciale d’Oro, chiusa da decenni al pubblico e oggi non visitabile per interventi di restauro e valorizzazione che restituiranno l’intero complesso alla fruizione.

Questa casa deve il suo nome a un grande bracciale in oro dal peso di 610 gr. indossato da una delle vittime che tentava di fuggire. Il bracciale, in esposizione, è caratterizzato nella parte terminale da due teste di serpente affrontate che reggono tra le fauci un disco con il busto della dea Selene (Luna). La dea è una fanciulla con il capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle e solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio.
Un altro fuggiasco portava invece con sé una cassettina in legno e bronzo con 40 monete d’oro e 175 in argento, anch’essa esposta.

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Al momento dell’eruzione nel 79 d.C. due adulti e un bambino cercarono riparo nel sottoscala di uno degli ambienti di servizio della lussuosa Casa del Bracciale d’oro. Le vittime che in questo ambiente trovarono la morte, sono commemorabili attraverso i calchi esposti.
La casa presentava un grande triclinio con raffinati affreschi come quello delle Nozze di Alessandro e Rossane e di Arianna e Dioniso a Nasso (qui esposti), che alludono al tema delle unioni matrimoniali felici. Durante la stagione estiva i banchetti si svolgevano al piano inferiore in un lussuoso triclinio aperto su un grande spazio verde rinfrescato dalle acque di un monumentale ninfeo, visibile in mostra, rivestito da mosaici policromi in pasta vitrea, conchiglie e schiuma di lava per suggerire l’idea di una grotta secondo la moda dell’epoca.
La famosa e grande parete affrescata con scene di giardino proveniente dalla casa del Bracciale d’Oro di Pompei, è invece eccezionalmente esposta all’Antiquarium di  Boscoreale, anche per esigenze di spazio, dopo il rientro dal Grand Palais di Parigi, dove è stata esposta  dal 15 marzo al 24 luglio 2017 in una mostra dal titolo “Jardins” assieme a  opere di Fragonard, Monet, Cézanne, Klimt, Picasso e Matisse.

Fonte: comunicato e foto ufficiale


INFORMAZIONI
Parco Archeologico di Pompei
via Villa dei Misteri, 2 – 80045 Pompei (Napoli)
tel.: +39 081 8575327 – pompei.ufficiostampa@beniculturali.it

Informazioni: www.pompeiisites.org

EVENTI / Presentato il Festival del Medioevo di Gubbio, tema guida la Città [VIDEO]

MILANO – Sarà tutta dedicata alla Città, nelle sue molteplici declinazioni e contraddizioni, la III ^ Edizione del Festival del Medioevo di Gubbio (Pg), che si terrà nella cittadina umbra dal 27 settembre al 1 ottobre 2017.

Le linee guida e il programma di quello che ormai è, indubbiamente, l’evento di riferimento per tutti gli appassionati dell’Età di Mezzo sono state presentate oggi in occasione di un’affollata conferenza stampa che si è tenuta a Milano, nella splendida sede dell’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele II. Alla presentazione sono intervenuti Filippo Mario Stirati (sindaco di Gubbio),  Pierfrancesco Maran (assessore all’Urbanistica del Comune di Milano), Federico Fioravanti (ideatore del Festival del Medioevo), Maurizio Calì (dell’Associazione Culturale Italia Medievale) e Filippo Giovannelli (presidente degli Stati Generali della Rievocazione Storica). Al termine,  la suggestiva esibizione degli Sbandieratori di Gubbio.

La scelta di Milano come sede per presentare l’evento è stata motivata dal fatto che i dati hanno rilevato come quest’anno l’Umbria sia stata la meta più gettonata, a livello italiano,  dai  visitatori provenienti dalla Lombardia.  Milano inoltre sarà anche al centro di alcuni degli incontri principali della manifestazione. A inaugurare il Festival sarà lo storico Alberto Grohmann.

TEMA CONDUTTORE, LA CITTA’ – Il tema conduttore di questa III^ edizione sarà dunque la città  intesa come centro sociale ed economico, con  le sue piazze, i mercati, le banche e gli ospedali, che ne hanno espresso la vitalità per secoli, ma anche  come centro del potere e  luogo di incontro e scambio di popoli e culture.  Rivivrà dunque a Gubbio il grande  e vivace mosaico delle città medievali tra cultura, filosofia e architettura, moda e urbanistica, fantascienza e religione.  E riecheggeranno le storie, i racconti e i segreti delle grandi capitali come Costantinopoli, Venezia, Genova, Parigi, Firenze, Napoli, Palermo, Il Cairo, così come le suggestioni che hanno giocato un ruolo di primo piano nell’opera di artisti, scrittori, poeti, cineasti, da Tolkien a Calvino a George Lucas.

In questo video, che abbiamo ripreso durante la conferenza stampa, l’ideatore del Festival, Federico Fioravanti, illustra nei dettagli le caratteristiche dell’evento.

 

Questo, invece, l’intervento di Maurizio Calì, presidente dell’Associazione Culturale Italia Medievale che sin dall’inizio collabora fattivamente al successo dell’evento.

Il programma è fittissimo e prevede, oltre ai consueti incontri e conferenze, anche mostre, mercati, rievocazioni e spettacoli che coinvolgeranno un centinaio di storici, saggisti, scrittori e giornalisti impegnati nella sfida della divulgazione.

Anteprime – Tra i molti appuntamenti, da segnalare due anteprime (mercoledì 27 settembre): la presentazione con lo storico Alessandro Barbero di “Medioevo da non credere”, il nuovo programma della stagione televisiva di Rai Storia e la proclamazione ufficiale dei finalisti del Premio Italia Medievale, il riconoscimento che l’Associazione Italia Medievale assegna ogni anno a personalità, istituzioni e privati che si sono particolarmente distinti nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale italiano.

Molti gli eventi collaterali. A partire dalla prima Fiera del Libro Medievale che coinvolge le grandi case editrici e i piccoli editori specializzati: saggi, romanzi, biografie, approfondimenti tematici e i grandi classici. Tutto quello che c’è da leggere e sapere per conoscere meglio l’Età di Mezzo.

Approfondimenti tematici – Molti i focus e gli approfondimenti tematici: sul riuso urbano dei centri storici (Leopoldo Freyrie e Sergio Rizzo, giovedì 28) , le architetture medievali, il rapporto tra la storia, l’editoria e il giornalismo (tavola rotonda con Ugo Berti, Francesco d’Ayala e Amedeo Feniello), Tolkien, la cucina medievale (Massimo Montanari, venerdì 29 e sabato 30), le scuole e i maestri ( Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, venerdì 29). Con una attenzione particolare (domenica 1 ottobre) intorno al tema dell’uso postmedievale del Medioevo attraverso le mode, il costume, il cinema, l’arte, la politica, la comunicazione e la musica pop.

 

Dante Alighieri – Enrico Malato terrà una lezione sul grande poeta mercoledì 27 settembre, giorno di inaugurazione del Festival. E a Gubbio si incontreranno per la prima volta (venerdì 29 settembre) i discendenti diretti di Dante Alighieri e di Cante Gabrielli, il podestà eugubino che condannò il “ghibellin fuggiasco” all’esilio perpetuo da Firenze.

Focus su Milano – “Start up medievali: Milano e la nascita del made in italy” è l’appuntamento curato dalla storica Maria Paola Zanoboni (domenica 1 ottobre) dedicato alle scoperte e le innovazioni che dobbiamo all’età medievale. Un excursus sulle fucine, le sartorie, le fabbriche del vetro, le botteghe d’arte e la continua sperimentazione di nuove tecniche di produzione nella Milano del Quattrocento.

Stati Generali della Rievocazione Storica – Ci sarà anche spazio per il dibattito sulla Rievocazione storica, una disciplina che ormai da qualche anno a questa parte, per numero di partecipanti e qualità degli eventi proposti, si sta rivelando un settore particolarmente vivace e importante sia sul piano culturale che su quello della divulgazione, come dimostra anche l’iter legislativo in corso per disciplinare la materia.  Il Forum, organizzato  sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre     dal Comitato per gli Stati Generali della Rievocazione Storica presieduto da Filippo Giovannelli e dal Comitato Storico della Regione Toscana delle associazioni dei rievocatori guidato da Roberta Benini, si terrà nel refettorio del Convento di San Francesco, in piazza Quaranta Martiri. L’evento gode del patrocinio della Commissione nazionale italiana dell’Unesco, del Ministero dei beni e delle attività culturali, del Comune di Firenze e di dieci regioni italiane: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto e Umbria. E sarà  l’occasione per addetti ai lavori, politici e rievocatori per confrontarsi anche su questi temi, come spiega in questo intervento proprio  Filippo Giovannelli.

 

Il mercato medievale – Nel piazzale antistante il Centro Santo Spirito, sede degli incontri con gli autori, rivivranno anche le botteghe e i mestieri medievali, tra sapienza artigiana e innovazione (tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.00). Ospite d’onore del percorso espositivo sarà il Mercato delle Gaite di Bevagna. Uno spazio speciale sarà riservato agli stand del Cians, il Comitato Italiano Associazioni Nazionali Storiche.

Medioevo e futuro si incontrano al Festival del Medioevo in un evento dedicato alla moderna arte amanuense: Miniatori e calligrafi dal mondo. L’appuntamento costruito in collaborazione con la casa editrice “Arte Libro unaluna”, è un omaggio indiretto a Steve Jobs, l’inventore di Apple, che nella scuola del calligrafo Palladino apprese i segreti dei caratteri, l’eleganza dei segni e i messaggi subliminali del design, che poi trasferì ai “font” del Mac.

Le mostre – Il Festival propone ai visitatori tre piccole mostre. “Cacciatori con le aquile” è il racconto fotografico di un viaggio in Mongolia, tra i Kazaki dei Monti Altai per riscoprire una tradizione popolare che risale al 900 d.C. Uno spettacolo simile a quello descritto da Marco Polo alla corte di Kublai Khan (Sala degli Stemmi – Piazza Grande).

In MedievAli, l’artista eugubina Maria Cristina Vinciarelli espone le sue creazioni: ali della fantasia, parti eteree degli angeli, misteriose figure a metà tra l’umano e il divino (Chiesa di San Giuseppe – Università dei Falegnami, Via Savelli della Porta). Il salone d’onore del palazzo Ducale di Gubbio ospiterà Medioevo fantastico. I costumi di Danilo Donati e Gianna Gissi per il cinema. Sono gli abiti utilizzati nei film La cintura di castità (1967) di Pasquale Festa Campanile e Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984) di Mario Monicelli.

Gli spettacoli – Tre gli appuntamenti serali, gli unici a pagamento (ore 21.15), seppure al prezzo ridotto di 10 euro. Tutti nella chiesa sconsacrata di Santa Maria Nuova, dove è possibile visitare anche la Madonna del Belvedere, capolavoro quattrocentesco di Ottaviano Nelli.
Giovedì 28 settembre, “Le storie del Mediterraneo”, una lezione-spettacolo degli storici Amedeo Feniello e Alessandro Vanoli accompagnati dall’Ensemble Musicanti Potestatis: un viaggio sentimentale, di porto in porto, da Costantinopoli all’Andalusia, alla ricerca di racconti dimenticati.
Il giorno dopo (venerdì 29 settembre) l’atteso concerto dei Micrologus: “De’ poni amor a me”. Ballate d’amore e danze nella Firenze del Trecento.
E sabato 30 settembre, il concerto per arpa celtica e canto “Il bardo dentro le mura”, del poeta, musicista e filologo Francesco Benozzo.

Torneo di scherma medievale  – Teatro della sfida tra 12 squadre provenienti da varie regioni d’Italia è il cortile del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro. La competizione esclusiva di HEMA (Historical European Marzial Arts) è organizzata dalla storica “Sala d’Arme Achille Marozzo”, una associazione che dal 1997 si dedica alla ricerca e allo studio delle arti marziali in età medievale e rinascimentale.
Nella living history Templari, oltre la leggenda, i rievocatori della Mansio Templi Parmensis propongono una fedele ricostruzione di una mansio dei monaci guerrieri.

Itinerari eugubini  –  Le strade e le piazze di Gubbio faranno da sfondo anche a decine di altri eventi collaterali tra le quali spiccano le attività della Società dei Balestrieri, le esibizioni degli Sbandieratori e i cortei in costume dei quattro Quartieri storici di Gubbio.

Antichi strumenti di tortura e pena di morte è il titolo di una mostra allestita nella sala dell’arengo del Palazzo dei Consoli: propone un viaggio tra gli strumenti di esecuzione capitale e tortura con pezzi risalenti al XVI, XVII e XVIII secolo e ricostruzioni filologiche dell’Ottocento e Novecento.

Previsti anche percorsi di trekking medievali e visite guidate nei luoghi più affascinanti della “Città di pietra”. E una originale proposta del Cinema Astra con due omaggi ai grandi registi Rossellini e Visconti.

Un apposito spazio nella Biblioteca Sperelliana sarà riservato invece al Medioevo dei bambini con letture, laboratori d’arte e corsi di disegno.

Per la sola giornata di domenica 1 ottobre, il Festival propone negli spazi del Palazzo Ducale anche un Laboratorio di Danza, curato da Enrica Sabatini: “Fuori e dentro le città. Danze colte e popolari tra Medioevo e Rinascimento”.

Spazio anche alla satira con uno spazio speciale riservato alle notizie del Tg Feudale del blog satirico Feudalesimo e Libertà.

 

Il Festival del Medioevo, organizzato dall’Associazione culturale Festival del Medioevo in stretta collaborazione con il Comune di Gubbio, gode del patrocinio scientifico dell’Isime, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e della Sami (Società degli Archeologi Medievisti Italiani) e dei patrocini istituzionali della Presidenza della Repubblica, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Umbria.
L’evento è sostenuto dal Comune di Gubbio, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dal Gruppo Azione Locale Alta Umbria (GAL Alta Umbria) dalla Camera di Commercio di Perugia, dalla Fondazione Giuseppe Mazzatinti, da Tecla, azienda di costruzioni in legno e da altri sponsor privati.

La RAI, Radio Televisione Italiana, è il media partner ufficiale con i canali tematici di Rai Storia e RAI Radio3.
Collaborano con la manifestazione anche il mensile Medioevo e tre siti web: Italia Medievale, impegnata nella promozione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e MediaEvi, pagina Facebook specializzata nell’analisi dei medievalismi.

Il programma completo dell’evento è disponibile sul sito ufficiale del Festival: www.festivaldelmedioevo.it
Sul sito anche tutti i dettagli e le convenzioni per l’alloggio.

© VIDEO: PERCEVAL ARCHEOSTORIA – RIPRODUZIONE RISERVATA