Longobardi, una mostra per un popolo che ha cambiato la storia [FOTO]

unnamedMILANO – Oltre trecento reperti, molti dei quali inediti, trovati in occasione degli scavi degli ultimi anni oppure riemersi da un’approfondita indagine nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e che quindi saranno esposti per la prima volta in assoluto al pubblico. “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”  si annuncia come la più importante mostra mai realizzata sui Longobardi. Presentata oggi a Milano, a Palazzo Litta  (abbiamo partecipato alla conferenza stampa),  sarà ospitata in tre sedi:   dal prossimo primo settembre al Castello di Pavia, dal 15 dicembre al MANN di Napoli  e ad aprile 2018 al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

15 ANNI DI RICERCHE – La mostra rappresenta il punto di arrivo di oltre 15 anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche su siti e necropoli altomedievali, frutto del rinnovato interesse per un periodo cruciale della storia Italiana ed europea. Con l’appoggio scientifico e la collaborazione fattiva del Mibact, la mostra – che a Pavia rientra nel progetto Cult City della Regione Lombardia – si presenta come un vero evento già nei numeri.

OLTRE 300 OPERE ESPOSTE – Oltre 300 le opere esposte; più di 100 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira, 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra, 58 i corredi funerari esposti integralmente, 17 i video originali e le installazioni multimediali (touch screen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); 4 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a Istituzioni diverse, aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario; centinaia i materiali dei depositi del MANN vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

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Corredo con guarnizioni di cintura in ferro ageminato con decoro a stuoia di tipo merovingio Aosta, Soprintendente per i beni e le attività culturali Regione autonoma Valle d’Aosta

Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano e con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky, la mostra organizzata da Villaggio Globale International consentirà – a differenza di precedenti eventi – di dare una visione complessiva e di ampio respiro (dalla metà del VI secolo, dalla presenza gotica in Italia,alla fine del I millennio) del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano: una terra divenuta crocevia strategico tra Occidente e Oriente, un tempo cuore dell’Impero Romano e ora sede della Cristianità, ponte tra Mediterraneo e Nord Europa.

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Borchia oro e decorazione con gemme Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Frutto di una “coproduzione” tra Pavia, capitale del Regno longobardo, e Napoli città bizantina ma punto di riferimento economico e culturale del Ducato di Benevento, “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” ricostruisce dunque le grandi sfide economiche e sociali affrontate dai Longobardi e riflette sulle relazioni e sulle mediazioni culturali che dominarono quei secoli di guerre e scontri, alleanze strategiche e grandi personalità.

Il Ducato di Benevento, rimasto in vita come stato indipendente sin oltre la metà dell’XI secolo, non solo conservò memoria e retaggio del Regno di Pavia abbattuto da Carlo Magno nel 774, ma elaborò un proprio originale ruolo di cinghia di trasmissione fra le culture mediterranee e l’Europa occidentale.  Parlarne oggi, in una fase di cambiamenti altrettanto marcati come quelli che si verificarono nell’Italia longobarda, significa per i curatori sperimentare la possibilità di costruire una visione “dal Mediterraneo” all’intera Europa, e mostrare una prospettiva del nostro continente in cui i legami fra le aree transalpine e quelle meridionali appaiano assai più equilibrati e dialoganti di quanto molta storiografia non abbia da sempre teso a rappresentare.

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Il carattere internazionale dell’evento, promosso insieme ad uno dei più prestigiosi musei al mondo, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, e presentato – dopo Pavia e Napoli – nel 2018 in Russia, dove per la prima volta verranno accesi i riflettori sulla civiltà longobarda, è il segnale più concreto della consapevolezza che gli incroci di civiltà risultano sempre più evidenti e ineludibili.

LA MOSTRA FRA NOVITÀ E CAPOLAVORI
Con queste premesse e questi obiettivi la mostra – che ha un corpus espositivo unitario per le tre sedi e alcune specifiche varianti legate alle peculiarità dei luoghi e alla necessità di alternare taluni oggetti – si sviluppa in otto sezioni, con un allestimento di grande fascino e di assoluta novità nel campo archeologico, che incrocia creatività, design e multimedialità: dal cupo contesto in cui s’innesta in Italia l’arrivo dei Longobardi ai modelli insediativi ed economici introdotti dalla loro presenza; dalle strutture del potere e della società nel periodo dell’apogeo alle testimonianze della Longobardia Meridonale tra Bizantini e Arabi, principati e nuovi monasteri.
Straordinaria è la testimonianza in mostra di numerose necropoli recentemente indagate con metodi multidisciplinari e mai presentate al pubblico, che consentono una ricostruzione estremamente avanzata della cultura, dei riti, dei sistemi sociali ma anche delle migrazioni delle genti longobarde, provate grazie a sofisticate e innovative analisi di laboratorio del DNA e sugli isotopi stabili (elementi in traccia nelle ossa, lasciate dall’acqua e dall’alimentazione) effettuate per esempio su ritrovamenti recenti in Ungheria.
Innanzitutto si esporranno per la prima volta alcuni contesti goti con la sovrapposizione di gruppi longobardi come il nucleo di tombe di Collegno in provincia di Torino, ove sono stati ritrovati due individui, entrambi esposti, di cui un bambino di 7 anni, con la deformazione artificiale dei crani: una pratica di distinzione sociale diffusa tra gli Unni
e i Germani dell’Europa centro-orientale.

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Fibula a S argento dorato, almandine e pietre dalla Necropoli Cella Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

Tra le più recenti scoperte, eccezionale, per le sue dimensioni, appare la necropoli cuneese, di Sant’Albano Stura – di cui si dà conto – dove sono state riportate in luce quasi 800 tombe quando nelle altre località si contano in genere tra le 100 e le 300 sepolture. I grandi sepolcreti in campo aperto testimoniano comunque la divisione in clan e lo stadio culturale e religioso dei Longobardi al loro arrivo in Italia, legato ancora a valori pagani e guerrieri come mostrano le armi, il sacrificio del cavallo, offerte alimentari e decori animalistici.
Accanto agli scheletri di cavallo e di due cani da Povegliano Veronese, nella Longobardia Minor (Il ducato di Benevento), nelle necropoli di Campochiaro, numerosi cavalieri sono stati sepolti accanto al loro cavallo bardato (nella stessa fossa), a dimostrare quella composizione multietnica di cui parlano le fonti scritte, dotati com’erano di staffe e altri complementi rari per tipologia in Italia, ma diffusi tra le culture nomadiche.

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Tra le più ricche sepolture longobarde vi sono quelle femminili di Torino-Lingotto e Parma-Borgo della Posta con le magnifiche fibule decorate a filigrana o in cloisonné e il guerriero di Lucca-Santa Giulia evidenza di una società fortemente militarizzata
(gli scudi circolari con umbone centrale, lo scramasax, la spada a due tagli, ecc.)
Tipici dell’artigianato germanico e tra le più raffinate manifatture sono i corni potori in vetro – rosa vinaccia da Cividale, verde da Spilamberto, blu da Castel Trosino – con filamenti applicati a onde che imitano i corni animali e che l’aristocrazia usava per bere: prestigioso simbolo di status che rimanda alla convivialità e all’ostentazione sociale del banchetto.

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Lo spaccato di un’economia frammentata e profondamente modificata rispetto all’Italia romana, in ragione anche dei mutamenti climatici, così come l’importanza raggiunta da diversi castelli e dalle città di riferimento dei ducati longobardi, sono ricordati in mostra grazie a oggetti di vario genere: da quelli d’uso comune – anfore, lucerne, pesi – alle monete coniate dai singoli ducati, affiancate a partire dal VII secolo da coniazioni nazionali, fino ad elementi architettonici che, insieme a un’approfondita rassegna di arredi liturgici, mostrano il diffondersi del cattolicesimo in continua alternanza
alla fede ariana.
Tra i materiali esposti spiccano il Pluteo con croci da Castelseprio prestato dal Museo di Gallarate (VA), il Pluteo con leoni e pavoni della Cattedrale di Modena (Capitolo Metropolitano della Cattedrale di Santa Maria Assunta) o quello, sempre con pavoni, da Santa Maria Etiopissa di Polegge (VI) – tutti marmi lunghi quasi due metri; o ancora l’iscrizione funebre di Raginthruda o il bellissimo Pluteo con agnello entrambi dai Musei Civici di Pavia, Capitale del regno.
Dalla cultura animalistica germanica dei primi tempi, che prediligeva la raffigurazione di animali astratti e scomposti, riflesso di una visione formale istintiva e irrazionale, si passò gradualmente ad assumere nuovi contenuti cristiani, linguaggi formali e temi iconografici, recepiti sia dal mondo romano che da quello bizantino. E contò pure il fatto che dal 685 al 752 la sede papale fosse occupata da papi greci o siriaci.
Voci del passato longobardo giungono anche dai manoscritti preziosi che la mostra ci offre accanto alle epigrafi.

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Nei monasteri di Montecassino e San Vincenzo al Volturno fu perfezionata la scrittura cosiddetta beneventana o longobarda, che fiorì in opposizione alla scrittura rotonda dell’Europa carolingia. Eccezionale monumento di questa cultura è il codice delle omelie, qui esposto, eseguito a San Vincenzo al Volturno.
La mostra si conclude con la grande fioritura della Longobardia Minor che prolunga – caduta Pavia ad opera di Carlo Magno – la presenza longobarda in un ducato autonomo in Italia, fino all’XI secolo.
È nel principato di Benevento e poi negli stati di Salerno e Capua – distaccatisi nel corso del IX secolo – che la presenza longobarda produrrà esperienze originali d’incontro con le culture greca e islamica da un lato, e con quella del mondo franco-tedesco dall’altro. È in questi secoli che si forma l’identità peculiare del Meridione, in bilico fra Europa e Mediterraneo, i cui esiti finali saranno rappresentati dall’eredità di tradizioni espresse in età normanna e sveva.

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Tantissimi i capolavori (oltre ai reperti da San Vincenzo al Volturno ) che testimoniano il valore artistico e la maturità espressiva raggiunta in questi secoli nel Sud Italia e le contaminazioni culturali: la Stele con l’Arcangelo dal Museo di Capua – considerato il santo “nazionale” del popolo longobardo – datata fra IX e X secolo, costituisce un esempio squisito della produzione più matura della scultura figurativa longobarda meridionale; Il Disco aureo con Cristo e gli Angeli dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un esempio di altissimo livello dell’oreficeria napoletana di influsso bizantino (o d’importazione bizantina) presente nella città partenopea agli esordi dell’età ducale; la Lastra con grifoni dall’Antiquarium di Cimitile (NA) un esempio eccellente della scultura di arredo liturgico di età tardo longobarda (sec. XI) che attesta stilemi di origine arabo bizantina.

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La grande epopea longobarda si ripercorre in mostra anche grazie alle suggestioni offerte da un allestimento originalissimo, basato su evocazioni cromatiche e materiche affidato ad Angelo Figus – una delle anime creative più sensibili del momento, capace di incrociare le istanze del design e della moda con quelle della cultura – e grazie a supporti e soluzioni tecnologiche multimediali, virtuali e immersive che offriranno suggestioni e molteplici contenuti.
A Pavia, il percorso non può che concludersi con un ulteriore approfondimento, nella sezione permanente dei Musei Civici nel Castello dedicata alla Pavia Longobarda ricca di alcuni noti capolavori, come il sarcofago di Toedote, introdotto in occasione della mostra – e poi in via definitiva – da una serie di contributi multimediali altamente innovativi a partire dalla ricostruzione a volo d’uccello della città del tempo, di cui non  rimangono tracce in alzato ma molti tesori da scoprire. Il catalogo sarà pubblicato da Skira.

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

Fonte: materiali stampa ufficiali

A Nepi (VT) un convegno celebra il rientro della “testa velata” di Augusto

NEPI (VT) Un importante Convegno Internazionale celebra a Nepi (VT) il rientro della testa marmorea raffigurante Augusto capite velato che dopo circa 40 anni è stata restituita dal Museo del Parco del Cinquantenario di Bruxelles.

La scultura era stata rubata negli anni ‘ 70 del secolo scorso per poi finire in Svizzera ed essere acquistata in buona fede dai Musées royaux d’Art et d’Histoire del Belgio. Grazie alla collaborazione fra le istituzioni, nel 2016, la testa di Augusto è potuta ritornare al suo luogo d’origine ed è attualmente in esposizione all’interno del Museo Civico di Nepi.

Il tema del Convegno, che si terrà nel Palazzo Comunale di Nepi il 26 e 27 maggio prossimi, si sviluppa dalla considerazione che tra le diverse iniziative promosse in occasione del bimillenario di Augusto, fortemente incentrate sul ruolo del princeps a Roma e sul suo rapporto con alcune Regiones italiane, è mancato ad oggi un momento di riflessione sulla fase augustea dei territori più prossimi a Roma, ed in particolare dell’Etruria meridionale e del Latium.

Il convegno intende, quindi, presentare una serie di contributi che, spaziando dal tema del popolamento e dell’organizzazione dei territori a quelli della munificentia pubblica e privata e della diffusione dei motivi della propaganda augustea, offrano un ulteriore apporto alla conoscenza di questa importante fase storica dell’Etruria meridionale e del Latium e del ruolo svolto da questi territori a favore del consolidamento del nuovo ordine imperiale, tema rispetto al quale una specifica appendice storica sarà infine dedicata al rapporto tra Augusto ed il potere.

INFORMAZIONI
Museo Civico di Nepi: Tel. 0761.570604; email: museo@comune.nepi.vt.it

 

 

Info: Museo Civico di Nepi: Tel. 0761.570604; email: museo@comune.nepi.vt.it

Buon compleanno, Grosso! Massa Marittima celebra i 700 anni della sua moneta

2017-05-13MASSA MARITTIMA (GR) – Sabato 13 maggio prenderanno ufficialmente avvio le celebrazioni per il settimo centenario del Grosso Massetano, la moneta che la città di Massa coniò dal 1317. L’11 aprile 1317 venne, infatti, firmato un contratto tra alcuni componenti della famiglia Benzi, ricchi mercanti senesi dell’Arte della Lana, rappresentata da Niccolino di Giacomino, e il Comune di Massa, rappresentato da Muccio del fu Buonaventura Scussetti, per dar vita a una società che avesse lo scopo di battere moneta per un anno ad iniziare dal successivo 1° maggio.

Il primo appuntamento sarà la mostra “Monete e zecche nella Toscana del Trecento allestita presso il Museo di San Pietro all’Orto. Saranno esposti tutti gli esemplari del Grosso presenti in collezioni pubbliche ed i conii conosciuti, affiancati da una rassegna dei principali tipi monetali circolanti in Toscana tra la fine del Duecento ed i primi decenni del Trecento.

I materiali in mostra provengono da alcuni dei più importanti musei toscani quali i Musei Civici di Siena, il Museo Civico di Volterra, il Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna di Arezzo, il Museo Nazionale San Matteo di Pisa e la Fondazione Palazzo Blu di Pisa.

L’esposizione inoltre sarà completata da una serie di monete, esposte per la prima volta e provenienti da alcuni scavi archeologici realizzati in città negli ultimi anni: lo scavo delle Clarisse in Cittanuova, quello presso le mura cittadine dove è stato realizzato il Giardino di Arte Contemporanea dedicato a Norma Parenti ed infine da alcuni interventi esterni alla Cattedrale. Al centro dell’esposizione il documento originale di costituzione della zecca massetana venuto in prestito dall’Archivio di Stato di Siena dove è normalmente conservato.

La mostra, che ha il patrocinio della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di di Siena, Arezzo e Grosseto, della Regione Toscana, della Provincia di Grosseto e dei comuni di Volterra e Siena e del Parco nazionale delle Colline Metallifere Grossetane, rimarrà aperta fino al 31 dicembre.

Orari visita mostra:
13 maggio – 31 dicembre 2017
da maggio-ottobre: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: 10:00 – 13:00/16:00 – 19:00
novembre-dicembre: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: 11:00 – 13:00/15:00 – 17:00
 Fonte: comunicato stampa ufficiale.

 

 

“Ricostruzione storica per il racconto della quotidianità”: un nuovo seminario a Siena

Dopo il recente  (7 aprile) seminario dedicato al Reenactment,  il 10 maggio  l’Auditorium Santa Chiara Lab dell’Università degli Studi di Siena ospiterà la giornata di studi “Ricostruzione storica per il racconto della quotidianità: dalle fonti alla narrazione. Contesti archeologici e loro rappresentazione”.
L’incontro, a cura di Stefano Ricci Cortili e Marco Valenti, è inserito come il precedente nelle celebrazioni del decennale della scomparsa del grande archeologo Riccardo Francovich (1946-2007) . Nato dalla collaborazione tra Santa Chiara Lab,  Università degli Studi di Siena e Archeodromo del Parco di Poggio Imperiale a Poggibonsi (Si), si svolge all’interno del Progetto PRIN 2015 – Archeologia al futuro. Teoria e prassi dell’archeologia pubblica per la conoscenza, tutela e valorizzazione, la partecipazione, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile.
Sarà presente per la copertura social in diretta Let’s Dig Again (la prima web radio archeologica in Italia).


PROGRAMMA

Inizio ore 9,30
– Marco Valenti e Stefano Cortili Ricci – Introduzione ai lavori.

– Stefano Ricci Cortili – Dipartimento Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente, Università di Siena.
Il volto degli antichi: l’importanza della ricostruzione fisiognomica per una divulgazione scientifica corretta.

– Giulia Capecchi – Dipartimento Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente, Università di Siena
La ricostruzione facciale; tecniche di modellazione plastica e restituzione 3D.

– Floriano Cavanna – Presidente Arkè. Archeologia Sperimentale
Dai dati di scavo alla restituzione in plastico: esperienze pratiche.

– Vittorio Fronza – Archeotipo s.r.l.
Dai dati di scavo alla ricostruzione di capanne: il caso dell’Archeodromo di Poggibonsi.

Interverranno alla discussione Franco Cambi, Vasco La Salvia, Pierluigi Giroldini, Enrico Zanini, Roberto Farinelli.

Termine seminario: ore 14. Prevista diretta streaming.

 

QUI SOTTO, IL PRECEDENTE SEMINARIO

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Ritrovato il 12° Rostro della Battaglia delle Egadi, emerso anche un elmo di tipo Montefortino / FOTO

TRAPANI – A 80 metri di profondità, nei fondali a nord – ovest dell’isola di Levanzo, è stato ritrovato il 12° rostro pertinente la Battaglia delle Egadi. Ad annunciarlo  la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, che ha realizzato il recupero grazie a una collaborazione internazionale con la GUE – Global Underwater Explorer, con cui ha effettuato immersioni nell’area già oggetto di ritrovamenti negli scorsi anni da parte della RPM Nautical Foundation.

Il team della GUE, sotto il coordinamento scientifico della Soprintendenza del Mare, ha effettuato con due squadre di subacquei immersioni esplorative su batimetriche che vanno dai 75 ai 90 metri. Dopo avere documentato il rostro “Egadi 9” già individuato nel 2012  e in attesa di recupero, la ricerca è continuata in maniera sistematica sullo stesso areale dove è stato rinvenuto il nuovo rostro.

Il ritrovamento dell'elmo Montefortino_photo Jarrod Jablonski_GUE

Il ritrovamento dell’elmo Montefortino . photo Jarrod Jablonski_GUE

Il reperto in bronzo, si trova adagiato sul fondo e si presenta integro e in ottime condizioni. A pochi metri è stato individuato un elmo in bronzo del tipo Montefortino che si va ad aggiungere agli altri otto ritrovati e recuperati nelle precedenti campagne di ricerca. E’ stato quindi effettuato dai subacquei il posizionamento dei reperti e la documentazione video fotografica. Inoltre per la prima volta i fotografi della Global Underwater Explorer hanno realizzato una fotogrammetria tridimensionale del rostro nel luogo di ritrovamento. Si è ottenuto quindi un modello 3D ad alta risoluzione di grande impatto scenografico ma di notevole utilità per le prime analisi scientifiche.

Il recupero dei reperti è stato già programmato per il mese di Ottobre 2017.

La perfetta sinergia tra la Soprintendenza del Mare e la GUE – Global Underwater Explorer continua a dare risultati eccellenti. Già nel 2014 e nel 2015 da questa collaborazione sono arrivati notevoli risultati dalle esplorazioni effettuate alle Isole Eolie dove sono stati indagati relitti antichi profondi nei fondali di Panarea e di Lipari.

“E’ un risultato eccezionale – commenta il Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa –  sia sotto il profilo scientifico poiché aggiunge altri reperti a quelli già noti e recuperati che certamente potranno apportare nuovi dati tipologici, tecnici e epigrafici decifrando le iscrizioni che certamente si trovano sui nuovi rostri. E’ anche un ulteriore rafforzamento dei dispositivo di tutela localizzando i nuovi reperti e, infine, ci gratifica poiché rende più incisiva e fruttuosa quella collaborazione internazionale che da sempre costituisce uno dei punti di forza più coltivati dalla nostra Soprintendenza. C’è anche da sottolineare che ancora una volta si ribadisce la correttezza del percorso metodologico adottato che vede un eccellente esempio di giusto equilibrio fra ricerca strumentale e intervento diretto dell’uomo”.

Sede logistica del team_photo Salvo Emma_Soprintendenza del Mare

Sede logistica del team_photo Salvo Emma_Soprintendenza del Mare

Queste ultime scoperte si aggiungono alle tante effettuate nel passato in questo tratto di mare tra Levanzo e Marettimo che hanno permesso di localizzare esattamente il sito in cui si combatté una delle più grandi battaglie navali dell’antichità per numero di partecipanti, circa 200 mila, tra i Romani, guidati da Gaio Lutazio Catulo, e i Cartaginesi, capeggiati da Annone, e che, oltre a chiudere a favore dei primi la lunga e lacerante Prima Guerra Punica, sancì la supremazia di Roma su Cartagine. Sono tornati alla luce autentici frammenti di storia antica in forma di dodici rostri bronzei di antiche navi da guerra, nove elmi bronzei, centinaia di anfore e reperti di uso comune.

Fonte: Soprintendenza del Mare.

RESTITUZIONI / Presto in Italia da Cleveland il “Druso” trafugato da Napoli

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e il Cleveland Museum of Art hanno raggiunto un accordo per restituire all’Italia una statua in marmo dell’inizio del I  secolo a.C. raffigurante la testa di Druso Minore (13 a.C. – 23 d. C.).

“Questa restituzione – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – è il frutto di un importante e proficuo accordo culturale e della piena collaborazione dei vertici del Museo con le autorità italiane. Ora attendiamo il ritorno dell’opera, che una volta in Italia verrà restituita al più presto a Napoli e alla sua comunità, da dove fu sottratta”.

“Abbiamo instaurato da molti anni un eccellente rapporto con il Ministero – ha dichiarato il direttore del Cleveland Museum, William Griswold – e non appena siamo venuti a conoscenza che le circostanze relative alla provenienza della scultura erano incoerenti con quanto ci risultava relativamente alla provenienza, la decisione di prendere contatto direttamente con il Ministero è stata facile, alla luce dell’esperienza di collaborazione con i colleghi italiani maturata in questi anni. Abbiamo collaborato proficuamente con il Ministero in primo luogo per chiarire le circostanze relative alla rimozione della statua e, in secondo luogo, per definire la decisione di restituire l’opera”.

Nel 2008, il Cleveland Museum of Art ha concluso un accordo di cooperazione culturale che ha rappresentato la base di nuovi rapporti tra il Museo e il Ministero. Tale accordo ha inoltre fornito il quadro al cui interno è stato possibile, per il Museo, prendere contatto con il Ministero e ottenere le informazioni necessarie che hanno consentito al Museo di decidere di restituire il Druso Minore.

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La scultura, precedentemente venduta in un’asta pubblica a Parigi nel 2004, era stata acquisita dal Museo nel 2012 dopo una ampia ricerca per confermare la sua provenienza. Quando il Museo aveva acquisito l’opera, si riteneva che la scultura provenisse originariamente dal Nord Africa. Nel momento in cui, in tempi più recenti, il Museo è venuto a conoscenza del fatto che la scultura poteva essere stata asportata illecitamente da un sito nei pressi di Napoli verso la fine della Seconda guerra mondiale, il Museo aveva prontamente contattato il Ministero. Agendo in collaborazione con i funzionari del Ministero e con l’assistenza del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, alla luce delle informazioni ottenute e all’esito di approfondite ricerche, il Museo ha ritenuto opportuno restituire  la scultura all’Italia.

Fonte: Mibact

A Firenze un Convegno internazionale su Vittoria Colonna

1FIRENZE – Un importante convegno internazionale alla New York University di Firenze (Villa La Pietra) sarà dedicato, il 21 e 22 aprile (ore 11-18) presso Villa Sassetti, alla poetessa Vittoria Colonna, una delle figure culturali più suggestive ed originali del Rinascimento italiano, e obiettivo di un sempre crescente interesse critico.

L’incontro a La Pietra unisce studiosi provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti per presentare nuove ricerche sulla Colonna come scrittrice, come mecenate, come pensatrice religiosa, e come una figura che ha insieme incarnato e contribuito a plasmare la cultura del Rinascimento italiano. Particolare attenzione cadrà sull’influenza della Colonna sulla tradizione letteraria del tardo Rinascimento italiano, un aspetto del suo impatto che è stato relativamente trascurato fino ad oggi.

Il convegno è stato organizzato da Virginia Cox, direttrice accademica di NYU Florence e una delle voci più autorevoli sulla scrittura femminile italiana. Interverranno due curatori del recente Brill Companion to Vittoria ColonnaAbigail Brundin e Maria Serena Sapegno, e Ramie Targoff che sta attualmente lavorando su una nuova biografia della Colonna, la prima in lingua inglese da oltre un secolo.

In aggiunta ai suoi scopi accademici, il convegno mira anche a suscitare un dibattito sul ruolo delle donne scrittrici all’interno del canone letterario italiano e all’interno dell’insegnamento universitario e nella ricerca in Italia e altrove. Il convegno si chiuderà con una tavola rotonda su questi temi, condotta da Lina Bolzoni, e sarà preceduto da un workshop per studenti ispirato da Art+Activism, guidato da Anna Wainwright e incentrato sulle politiche culturali di Wikipedia.

Per poter partecipare è necessario scrivere all’indirizzo: lapietra.reply@nyu.edu  oppure telefonare al numero 055 5007202. Clicca qui per leggere il programma.


INFORMAZIONI
New York University Florence – Villa Sassetti
Via Bolognese, 120
50139 Florence, ITALY
Tel. +39 055 5007.202
lapietra.reply@nyu.edu
http://lapietra.nyu.edu/

 

ENIGMI / Svelato finalmente il “mistero” del volto di Andrea Palladio?

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Ritratto di Andrea Palladio dalla serie degli uomini illustri di Bernardino India (fine XVI sec.) olio su tavola collezione privata

Tutto iniziò nel 1570, quando a Venezia uscì la prima edizione dei “Quattro Libri dell’Architettura” di Andrea Palladio. Consuetudine dell’epoca voleva, infatti, che gli autori dei trattati inserissero tra le pagine il loro “ritratto ufficiale” per eternarsi insieme alla propria opera. Ma Palladio omise di farlo, e da allora intellettuali e curiosi non hanno mai cessato di interrogarsi su quali fossero le fattezze di quello che secondo molti è il più celebre architetto di ogni tempo. Palladio divenne l'”uomo dai mille volti”: gli inglesi nel 1716 lo hanno proposto giovane e senza barba, oppure sbarbato ma con i baffi; i vicentini invece nel 1733 hanno replicato con un Palladio più anziano e calvo.  Ma adesso il “mistero” sembra risolto grazie a un team di esperti: la Polizia Scientifica, gli storici dell’arte del Palladio Museum e i tecnici della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza hanno restituito all’artista un volto. Le cui fattezze sono svelate dalla mostra “Andrea Palladio. Il mistero del volto”, aperta al Palladio Museum di Vicenza fino al 18 giugno.

Gli studiosi hanno individuato dodici ritratti ritenuti di Palladio, sparsi in due continenti. Due provengono da Londra (RIBA Collections e Royal Collection at Kensington Palace), uno da Copenaghen (Statens Museum), quattro da Vicenza (villa Rotonda, villa Valmarana, teatro Olimpico, villa Caldogno), uno da Notre Dame, Indiana (Snite Museum of Art), uno da una collezione privata a Mosca, uno da Praga (Národní Muzeum), uno da un’asta di Christie’s a New York e un ultimo da un antique shop nel New Jersey.
Sono tutti autentici? E l’uomo ritratto è sempre Palladio? Specialisti in diversi campi hanno lavorato insieme per rispondere a queste domande. Mentre gli storici del Palladio Museum hanno fatto ricerche in archivio e biblioteca, i tecnici della Soprintendenza hanno indagato gli aspetti materiali dei dipinti nel proprio laboratorio di restauro di Verona e la Polizia Scientifica ha confrontato fra loro i volti con i metodi della comparazione fisionomica.

“Il Palladio Museum e la Soprintendenza di Verona – racconta Guido Beltramini, curatore della mostra – hanno chiesto aiuto al Servizio di Polizia Scientifica della Polizia di Stato per scrivere finalmente la parola fine su quasi trecento anni di dispute sul volto di Palladio: da quando cioè gli inglesi nel 1716 si sono “inventati” un falso Palladio dipinto da Paolo Veronese. E’ stato un affascinante incontro fra scienze forensi e storia dell’arte, dove ognuno ha cercato di dare il meglio di sé.”

Fabrizio Magani precisa “L’esperienza di studio e ricerca ha sorpreso per le potenzialità tecniche messe in gioco, dimostrando come la semplicità di un tema espositivo possa promuovere pratiche complementari e risultati tutti nuovi”.

“Il mestiere dell’investigatore della Polizia Scientifica ben si sposa con la perizia dell’esperto d’arte, entrambi attenti al metodo scientifico e ai dettagli.” – a parlare è il Prefetto Vittorio Rizzi, direttore del settore anticrimine della Polizia di Stato – “Attraverso la tecnica del confronto dei volti, comunemente utilizzata per identificare gli autori dei crimini più violenti, e quella dell’age progression, normalmente usata per la ricerca delle persone scomparse e dei latitanti, abbiamo confermato i risultati della ricerca storica, risolvendo uno dei cold case più antichi”.

L’allestimento della mostra, progettato da Alessandro Scandurra, restituisce efficacemente l’atmosfera di una detective-story: accanto ad ogni dipinto il visitatore trova dei tavoli luminosi in cui sono presentati i “reperti” dell’indagine: radiografie dei quadri, sezioni stratigrafiche che evidenziano la successione delle pellicole pittoriche, antiche fotografie, documenti. È così possibile verificare le ipotesi proposte in mostra e ritrovare il “proprio” Palladio.


Informazioni
Palladio Museum
contra’ Porti 11, Vicenza
Sito: www.palladiomuseum.org
Twitter / Facebook / Instagram: PalladioMuseum
press@palladiomuseum.org
Tel. +39 0444 323014

Il Medioevo a Siena, risorse per lo studio

[Sorgente: Il Medioevo a Siena]

 

“raccogliere, con metodo e intendimento scientifico, materiali per una compiuta storia di Siena e del suo antico Stato, col proposito di illustrarne le vicende politiche e civili, le opere letterarie ed artistiche, l´economia pubblica, il diritto, la scuola, il folk-lore, e, in generale, tutte le manifestazioni della civiltà e cultura senese, escluse le ricerche sui fatti odierni e sulle persone viventi”.
http://www.accademiaintronati.it/bullettino.html

Segnaliamo oggi alcune risorse utili per la storia medievale in area senese.

Il sito del Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Siena, confluito nel 2012 nel Dipartimento di Scienze storiche e beni culturali, rende accessibili svariati materiali.

Dal sito sono inoltre accessibili gli Indici del Bullettino Senese di Storia Patria (dall’anno 1894 al 1999), nato nel 1894 ad opera di un gruppo di studiosi interessati a fare storia misurandosi sulla documentazione e la tradizione di Siena.

Gli indici dei volumi successivi sono visibili dal sito dell’Accademia senese degli Intronati. I Bullettini dal 2007 al 2010 sono scaricabili in formato pdf.

EVENTI / “Pompei e i Greci”, una grande mostra svela l’anima mediterranea della città

NAPOLI – Una grande mostra che racconta le storie di un incontro, quello tra una città italica, Pompei, e il Mediterraneo greco.   Seguendo artigiani, architetti, stili decorativi, soffermandosi su preziosi oggetti importati ma anche su iscrizioni in greco graffite sui muri della città, si mettono a fuoco le tante anime diverse di una città antica, le sue identità temporanee e instabili.

Pompei e i Greci, curata dal Direttore generale Soprintendenza Pompei Massimo Osanna e da Carlo Rescigno (Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli), è promossa dalla Soprintendenza Pompei con l’organizzazione di Electa e sarà presentata ufficialmente domani: resterà aperta poi al pubblico nella Palestra Grande di Pompei dal 12 aprile al 27 novembre prossimo (daremo aggiornamenti dopo la conferenza stampa di domani).

Sono oltre 600 i reperti esposti tra ceramiche, ornamenti, armi, elementi architettonici, sculture provenienti da Pompei, Stabiae, Ercolano, Sorrento, Cuma, Capua, Poseidonia, Metaponto, Torre di Satriano e ancora iscrizioni nelle diverse lingue parlate -greco, etrusco, paleoitalico-, argenti e sculture greche riprodotte in età romana. La mostra nasce da un progetto scientifico e da ricerche in corso che per la prima volta mettono in luce tratti sconosciuti di Pompei; gli oggetti, provenienti dai principali musei nazionali e europei, divisi in 13 sezioni tematiche, rileggono con le loro ‘biografie’ luoghi e monumenti della città vesuviana da sempre sotto gli occhi di tutti.

L’allestimento espositivo, che occupa gli spazi della Palestra Grande di Pompei, è progettato dell’architetto svizzero Bernard Tschumi e include tre installazioni audiovisive immersive curate dallo studio canadese GeM (Graphic eMotion). La grafica di mostra e la comunicazione sono disegnate dallo studio Tassinari/Vetta.

Pompei e i Greci illustra al grande pubblico il fascino di un racconto storico non lineare, multicentrico, composto da identità multiple e contraddittorie, da linguaggi stratificati, coscientemente riutilizzati: il racconto del Mediterraneo. Una narrazione che suggerisce non da ultimo, un confronto e una riflessione con il nostro contemporaneo con il suo dinamismo fatto di migrazioni e conflitti, incontri e scontri di culture.

La mostra di Pompei è la prima tappa di un programma espositivo realizzato congiuntamente con il Museo Archeologico di Napoli: qui, a giugno, si inaugurerà una mostra dedicata ai miti greci, a Pompei e nel mondo romano, e al tema delle metamorfosi.


INFORMAZIONI

Pompei e i Greci
Pompei, Palestra Grande
orari: aperto tutti i giorni dal 14 aprile al 31 ottobre dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18)
1-27 novembre dalle 9 alle 17 (ultimo ingresso alle 15.30)
chiuso 1 maggio