ARCHEOLOGIA / Pompei, in mostra i raffinati tesori rinvenuti sotto i lapilli [FOTO]

POMPEI (NA) – Il piacere di vivere, la raffinata bellezza delle pitture pompeiane, fatta di colti richiami letterari, immagini trompe-l’oeil di lussureggianti giardini, mosaici colorati, arredi e oggetti preziosi proveniente dall’Insula Occidentalis di Pompei, ma anche l’immagine devastante della morte, congelata nella forma dei calchi, che ne interrompe l’incanto. Un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore raccontata dalla mostra “Tesori sotto i lapilli. Arredi, affreschi e gioielli dall’Insula Occidentalis” da oggi,  11 settembre, al 31 marzo prossimo all’Antiquarium degli scavi di Pompei.

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Il grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis è situato all’estremità occidentale della città antica su quattro terrazze panoramiche digradanti scenograficamente verso il mare, e offre al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore.

Affreschi, mosaici, arredi costruiscono uno spazio dove si poteva sperimentare il piacere del vivere, immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture con colti richiami letterari o che ritraggono lussureggianti giardini che si aprono su spazi verdi in un’ideale continuità, di mosaici pavimentali con marmi colorati da tutte le regioni dell’impero e spettacolari giochi d’acqua.
La mostra offrirà al pubblico la possibilità di ammirare alcuni dei ricchi arredi e delle pitture parietali di una delle case più note del grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis (quartiere all’estremità occidentale della città antica) la Casa del Bracciale d’Oro, chiusa da decenni al pubblico e oggi non visitabile per interventi di restauro e valorizzazione che restituiranno l’intero complesso alla fruizione.

Questa casa deve il suo nome a un grande bracciale in oro dal peso di 610 gr. indossato da una delle vittime che tentava di fuggire. Il bracciale, in esposizione, è caratterizzato nella parte terminale da due teste di serpente affrontate che reggono tra le fauci un disco con il busto della dea Selene (Luna). La dea è una fanciulla con il capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle e solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio.
Un altro fuggiasco portava invece con sé una cassettina in legno e bronzo con 40 monete d’oro e 175 in argento, anch’essa esposta.

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Al momento dell’eruzione nel 79 d.C. due adulti e un bambino cercarono riparo nel sottoscala di uno degli ambienti di servizio della lussuosa Casa del Bracciale d’oro. Le vittime che in questo ambiente trovarono la morte, sono commemorabili attraverso i calchi esposti.
La casa presentava un grande triclinio con raffinati affreschi come quello delle Nozze di Alessandro e Rossane e di Arianna e Dioniso a Nasso (qui esposti), che alludono al tema delle unioni matrimoniali felici. Durante la stagione estiva i banchetti si svolgevano al piano inferiore in un lussuoso triclinio aperto su un grande spazio verde rinfrescato dalle acque di un monumentale ninfeo, visibile in mostra, rivestito da mosaici policromi in pasta vitrea, conchiglie e schiuma di lava per suggerire l’idea di una grotta secondo la moda dell’epoca.
La famosa e grande parete affrescata con scene di giardino proveniente dalla casa del Bracciale d’Oro di Pompei, è invece eccezionalmente esposta all’Antiquarium di  Boscoreale, anche per esigenze di spazio, dopo il rientro dal Grand Palais di Parigi, dove è stata esposta  dal 15 marzo al 24 luglio 2017 in una mostra dal titolo “Jardins” assieme a  opere di Fragonard, Monet, Cézanne, Klimt, Picasso e Matisse.

Fonte: comunicato e foto ufficiale


INFORMAZIONI
Parco Archeologico di Pompei
via Villa dei Misteri, 2 – 80045 Pompei (Napoli)
tel.: +39 081 8575327 – pompei.ufficiostampa@beniculturali.it

Informazioni: www.pompeiisites.org

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EVENTI / Presentato il Festival del Medioevo di Gubbio, tema guida la Città [VIDEO]

MILANO – Sarà tutta dedicata alla Città, nelle sue molteplici declinazioni e contraddizioni, la III ^ Edizione del Festival del Medioevo di Gubbio (Pg), che si terrà nella cittadina umbra dal 27 settembre al 1 ottobre 2017.

Le linee guida e il programma di quello che ormai è, indubbiamente, l’evento di riferimento per tutti gli appassionati dell’Età di Mezzo sono state presentate oggi in occasione di un’affollata conferenza stampa che si è tenuta a Milano, nella splendida sede dell’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele II. Alla presentazione sono intervenuti Filippo Mario Stirati (sindaco di Gubbio),  Pierfrancesco Maran (assessore all’Urbanistica del Comune di Milano), Federico Fioravanti (ideatore del Festival del Medioevo), Maurizio Calì (dell’Associazione Culturale Italia Medievale) e Filippo Giovannelli (presidente degli Stati Generali della Rievocazione Storica). Al termine,  la suggestiva esibizione degli Sbandieratori di Gubbio.

La scelta di Milano come sede per presentare l’evento è stata motivata dal fatto che i dati hanno rilevato come quest’anno l’Umbria sia stata la meta più gettonata, a livello italiano,  dai  visitatori provenienti dalla Lombardia.  Milano inoltre sarà anche al centro di alcuni degli incontri principali della manifestazione. A inaugurare il Festival sarà lo storico Alberto Grohmann.

TEMA CONDUTTORE, LA CITTA’ – Il tema conduttore di questa III^ edizione sarà dunque la città  intesa come centro sociale ed economico, con  le sue piazze, i mercati, le banche e gli ospedali, che ne hanno espresso la vitalità per secoli, ma anche  come centro del potere e  luogo di incontro e scambio di popoli e culture.  Rivivrà dunque a Gubbio il grande  e vivace mosaico delle città medievali tra cultura, filosofia e architettura, moda e urbanistica, fantascienza e religione.  E riecheggeranno le storie, i racconti e i segreti delle grandi capitali come Costantinopoli, Venezia, Genova, Parigi, Firenze, Napoli, Palermo, Il Cairo, così come le suggestioni che hanno giocato un ruolo di primo piano nell’opera di artisti, scrittori, poeti, cineasti, da Tolkien a Calvino a George Lucas.

In questo video, che abbiamo ripreso durante la conferenza stampa, l’ideatore del Festival, Federico Fioravanti, illustra nei dettagli le caratteristiche dell’evento.

 

Questo, invece, l’intervento di Maurizio Calì, presidente dell’Associazione Culturale Italia Medievale che sin dall’inizio collabora fattivamente al successo dell’evento.

Il programma è fittissimo e prevede, oltre ai consueti incontri e conferenze, anche mostre, mercati, rievocazioni e spettacoli che coinvolgeranno un centinaio di storici, saggisti, scrittori e giornalisti impegnati nella sfida della divulgazione.

Anteprime – Tra i molti appuntamenti, da segnalare due anteprime (mercoledì 27 settembre): la presentazione con lo storico Alessandro Barbero di “Medioevo da non credere”, il nuovo programma della stagione televisiva di Rai Storia e la proclamazione ufficiale dei finalisti del Premio Italia Medievale, il riconoscimento che l’Associazione Italia Medievale assegna ogni anno a personalità, istituzioni e privati che si sono particolarmente distinti nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale italiano.

Molti gli eventi collaterali. A partire dalla prima Fiera del Libro Medievale che coinvolge le grandi case editrici e i piccoli editori specializzati: saggi, romanzi, biografie, approfondimenti tematici e i grandi classici. Tutto quello che c’è da leggere e sapere per conoscere meglio l’Età di Mezzo.

Approfondimenti tematici – Molti i focus e gli approfondimenti tematici: sul riuso urbano dei centri storici (Leopoldo Freyrie e Sergio Rizzo, giovedì 28) , le architetture medievali, il rapporto tra la storia, l’editoria e il giornalismo (tavola rotonda con Ugo Berti, Francesco d’Ayala e Amedeo Feniello), Tolkien, la cucina medievale (Massimo Montanari, venerdì 29 e sabato 30), le scuole e i maestri ( Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, venerdì 29). Con una attenzione particolare (domenica 1 ottobre) intorno al tema dell’uso postmedievale del Medioevo attraverso le mode, il costume, il cinema, l’arte, la politica, la comunicazione e la musica pop.

 

Dante Alighieri – Enrico Malato terrà una lezione sul grande poeta mercoledì 27 settembre, giorno di inaugurazione del Festival. E a Gubbio si incontreranno per la prima volta (venerdì 29 settembre) i discendenti diretti di Dante Alighieri e di Cante Gabrielli, il podestà eugubino che condannò il “ghibellin fuggiasco” all’esilio perpetuo da Firenze.

Focus su Milano – “Start up medievali: Milano e la nascita del made in italy” è l’appuntamento curato dalla storica Maria Paola Zanoboni (domenica 1 ottobre) dedicato alle scoperte e le innovazioni che dobbiamo all’età medievale. Un excursus sulle fucine, le sartorie, le fabbriche del vetro, le botteghe d’arte e la continua sperimentazione di nuove tecniche di produzione nella Milano del Quattrocento.

Stati Generali della Rievocazione Storica – Ci sarà anche spazio per il dibattito sulla Rievocazione storica, una disciplina che ormai da qualche anno a questa parte, per numero di partecipanti e qualità degli eventi proposti, si sta rivelando un settore particolarmente vivace e importante sia sul piano culturale che su quello della divulgazione, come dimostra anche l’iter legislativo in corso per disciplinare la materia.  Il Forum, organizzato  sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre     dal Comitato per gli Stati Generali della Rievocazione Storica presieduto da Filippo Giovannelli e dal Comitato Storico della Regione Toscana delle associazioni dei rievocatori guidato da Roberta Benini, si terrà nel refettorio del Convento di San Francesco, in piazza Quaranta Martiri. L’evento gode del patrocinio della Commissione nazionale italiana dell’Unesco, del Ministero dei beni e delle attività culturali, del Comune di Firenze e di dieci regioni italiane: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto e Umbria. E sarà  l’occasione per addetti ai lavori, politici e rievocatori per confrontarsi anche su questi temi, come spiega in questo intervento proprio  Filippo Giovannelli.

 

Il mercato medievale – Nel piazzale antistante il Centro Santo Spirito, sede degli incontri con gli autori, rivivranno anche le botteghe e i mestieri medievali, tra sapienza artigiana e innovazione (tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.00). Ospite d’onore del percorso espositivo sarà il Mercato delle Gaite di Bevagna. Uno spazio speciale sarà riservato agli stand del Cians, il Comitato Italiano Associazioni Nazionali Storiche.

Medioevo e futuro si incontrano al Festival del Medioevo in un evento dedicato alla moderna arte amanuense: Miniatori e calligrafi dal mondo. L’appuntamento costruito in collaborazione con la casa editrice “Arte Libro unaluna”, è un omaggio indiretto a Steve Jobs, l’inventore di Apple, che nella scuola del calligrafo Palladino apprese i segreti dei caratteri, l’eleganza dei segni e i messaggi subliminali del design, che poi trasferì ai “font” del Mac.

Le mostre – Il Festival propone ai visitatori tre piccole mostre. “Cacciatori con le aquile” è il racconto fotografico di un viaggio in Mongolia, tra i Kazaki dei Monti Altai per riscoprire una tradizione popolare che risale al 900 d.C. Uno spettacolo simile a quello descritto da Marco Polo alla corte di Kublai Khan (Sala degli Stemmi – Piazza Grande).

In MedievAli, l’artista eugubina Maria Cristina Vinciarelli espone le sue creazioni: ali della fantasia, parti eteree degli angeli, misteriose figure a metà tra l’umano e il divino (Chiesa di San Giuseppe – Università dei Falegnami, Via Savelli della Porta). Il salone d’onore del palazzo Ducale di Gubbio ospiterà Medioevo fantastico. I costumi di Danilo Donati e Gianna Gissi per il cinema. Sono gli abiti utilizzati nei film La cintura di castità (1967) di Pasquale Festa Campanile e Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984) di Mario Monicelli.

Gli spettacoli – Tre gli appuntamenti serali, gli unici a pagamento (ore 21.15), seppure al prezzo ridotto di 10 euro. Tutti nella chiesa sconsacrata di Santa Maria Nuova, dove è possibile visitare anche la Madonna del Belvedere, capolavoro quattrocentesco di Ottaviano Nelli.
Giovedì 28 settembre, “Le storie del Mediterraneo”, una lezione-spettacolo degli storici Amedeo Feniello e Alessandro Vanoli accompagnati dall’Ensemble Musicanti Potestatis: un viaggio sentimentale, di porto in porto, da Costantinopoli all’Andalusia, alla ricerca di racconti dimenticati.
Il giorno dopo (venerdì 29 settembre) l’atteso concerto dei Micrologus: “De’ poni amor a me”. Ballate d’amore e danze nella Firenze del Trecento.
E sabato 30 settembre, il concerto per arpa celtica e canto “Il bardo dentro le mura”, del poeta, musicista e filologo Francesco Benozzo.

Torneo di scherma medievale  – Teatro della sfida tra 12 squadre provenienti da varie regioni d’Italia è il cortile del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro. La competizione esclusiva di HEMA (Historical European Marzial Arts) è organizzata dalla storica “Sala d’Arme Achille Marozzo”, una associazione che dal 1997 si dedica alla ricerca e allo studio delle arti marziali in età medievale e rinascimentale.
Nella living history Templari, oltre la leggenda, i rievocatori della Mansio Templi Parmensis propongono una fedele ricostruzione di una mansio dei monaci guerrieri.

Itinerari eugubini  –  Le strade e le piazze di Gubbio faranno da sfondo anche a decine di altri eventi collaterali tra le quali spiccano le attività della Società dei Balestrieri, le esibizioni degli Sbandieratori e i cortei in costume dei quattro Quartieri storici di Gubbio.

Antichi strumenti di tortura e pena di morte è il titolo di una mostra allestita nella sala dell’arengo del Palazzo dei Consoli: propone un viaggio tra gli strumenti di esecuzione capitale e tortura con pezzi risalenti al XVI, XVII e XVIII secolo e ricostruzioni filologiche dell’Ottocento e Novecento.

Previsti anche percorsi di trekking medievali e visite guidate nei luoghi più affascinanti della “Città di pietra”. E una originale proposta del Cinema Astra con due omaggi ai grandi registi Rossellini e Visconti.

Un apposito spazio nella Biblioteca Sperelliana sarà riservato invece al Medioevo dei bambini con letture, laboratori d’arte e corsi di disegno.

Per la sola giornata di domenica 1 ottobre, il Festival propone negli spazi del Palazzo Ducale anche un Laboratorio di Danza, curato da Enrica Sabatini: “Fuori e dentro le città. Danze colte e popolari tra Medioevo e Rinascimento”.

Spazio anche alla satira con uno spazio speciale riservato alle notizie del Tg Feudale del blog satirico Feudalesimo e Libertà.

 

Il Festival del Medioevo, organizzato dall’Associazione culturale Festival del Medioevo in stretta collaborazione con il Comune di Gubbio, gode del patrocinio scientifico dell’Isime, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e della Sami (Società degli Archeologi Medievisti Italiani) e dei patrocini istituzionali della Presidenza della Repubblica, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Umbria.
L’evento è sostenuto dal Comune di Gubbio, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dal Gruppo Azione Locale Alta Umbria (GAL Alta Umbria) dalla Camera di Commercio di Perugia, dalla Fondazione Giuseppe Mazzatinti, da Tecla, azienda di costruzioni in legno e da altri sponsor privati.

La RAI, Radio Televisione Italiana, è il media partner ufficiale con i canali tematici di Rai Storia e RAI Radio3.
Collaborano con la manifestazione anche il mensile Medioevo e tre siti web: Italia Medievale, impegnata nella promozione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e MediaEvi, pagina Facebook specializzata nell’analisi dei medievalismi.

Il programma completo dell’evento è disponibile sul sito ufficiale del Festival: www.festivaldelmedioevo.it
Sul sito anche tutti i dettagli e le convenzioni per l’alloggio.

© VIDEO: PERCEVAL ARCHEOSTORIA – RIPRODUZIONE RISERVATA

ARCHEOLOGIA / Le fibule, dall’uso al simbolo: 400 capolavori in mostra a Leida (Olanda)

FOTO: ©Rijksmuseum van Oudheden

OLANDA – Al Rijksmuseum van Oudheden (Museo statale delle Antichità) di Leida, in Olanda, è in corso una piccola, ma interessante mostra: si intitola “Fibulae” e illustra, attraverso 400 reperti, l’utilizzo delle fibule (spille) nell’abbigliamento del passato, dall’Età del Bronzo al Medioevo.

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©Rijksmuseum van Oudheden

Gli utilizzi delle fibule erano vari: nate per un impiego di tipo pratico –  fissare gli abiti -, col tempo assunsero anche un valore decorativo e simbolico, arricchendosi di molteplici e intriganti significati.  Esse subirono anche i dettami della moda, cambiando forma e foggia a seconda del tempo e del contesto. Se gli uomini di solito ne utilizzavano una soltanto, alla spalla, per fissare il mantello, le donne invece ne sfoggiavano molte di più anche a scopo decorativo e come status symbol. La maggior parte di questi oggetti erano di bronzo, e solo in alcuni casi – con ogni probabilità per i ceti più ricchi – anche in argento o oro. Molte sono circolari, altre adottano forme zoomorfe, alcune presentano anche piccole iscrizioni.

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©Rijksmuseum van Oudheden

In Olanda oggetti di questo tipo furono prodotti sin dall’Età del Bronzo – almeno dal X secolo a.C. – e fino all’epoca ottoniana, intorno al Mille.  La mostra espone esemplari di ogni periodo provenienti da insediamenti, necropoli e santuari. Tre quarti dei reperti sono stati trovati nei Paesi Bassi, il restante quarto nel resto d’Europa e sono esposti per agevolare il confronto.

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Fibula di Dorestad ©Rijksmuseum van Oudheden

La mostra temporanea completa l’area espositiva del Museo permanente, collocata al secondo piano,  dedicata all’Archeologia dei Paesi Bassi, che a sua volta presenta pezzi di eccezionale qualità tra cui  il corredo della tomba principesca di Oss (IX-VI secolo a.C.), la straordinaria maschera in bronzo di cavaliere romano da Leida (80-125 d.C.), il bellissimo elmo d’argento dorato  del IV secolo appartenente a un cavaliere dell’unità degli Equites Stablesiani, e  la spettacolare fibula di Dorestad (fine VIII secolo), finemente decorata con motivi a croce e vegetali.

La mostra “Fibulae” continua fino al 3 giugno 2018.


INFORMAZIONI
FIBULAE
Rijksmuseum van Oudheden

Rapenburg 28
2311 EW Leiden
www.rmo.nl

Fino al 3 giugno 2018

 

 

EVENTI / Auguri Modena! “Mutina Boica” celebra i 2200 anni dalla fondazione della città

FOTO: ©CHRONOEVENTI

Da giovedì 7 a domenica 10 settembre prende il via la nona edizione della rievocazione storica a cura di Crono Organizzazione Eventi realizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena nell’ambito del programma “Mutina Splendidissima”. Quest’anno la manifestazione è infatti dedicata all’anniversario della fondazione della colonia romana di Modena che, insieme a Parma e Reggio Emilia, festeggia i 2200 anni di vita. Tanti gli appuntamenti gratuiti presso il Parco Ferrari, i Musei Civici e il Novi Ark.

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Visitare accampamenti ricostruiti come in epoca romana, assistere a battaglie campali e giochi equestri, seguire lectio magistralis, didattiche, laboratori per adulti e bambini, oltre a grandi spettacoli di rievocazione storica e perfino cenare in una “Caupona Mutinensis”, la ricostruzione di un’antica osteria romana, con menù rielaborati ed attualizzati al gusto contemporaneo: questo e tanto altro sarà possibile nel corso della nona edizione di Mutina Boica che, dopo alcuni giorni di anteprima, da giovedì 7 intensifica la programmazioneper proseguire fino a domenica 10 settembre. Ad accesso libero e gratuito, la manifestazione si svolge presso l’area del Parco Ferrari e il Novi Ark di Modena ed è realizzata con il contributo del Comune di Modena e in partenariato con i Musei Civici, dove avrà luogo una lectio magistralis.

Ormai consolidatasi come una delle principali rievocazioni storiche di epoca romana a livello nazionale, Mutina Boica ha quest’anno come filo conduttore la fondazione della città che, nel 183 a.C. – a pochi anni di distanza dall’inizio della costruzione della via Emilia – venne istituita insieme alle altre colonie romane di Parma e Reggio. Tante le novità del 2017, innanzitutto la durata: per un anniversario “speciale” un’edizione unica, preceduta da alcune serate di anteprima, per un totale di dieci giorni di appuntamenti tra grandi spettacoli di rievocazione, conferenze, concerti, living history e una proposta davvero particolare, la “Caupona Mutinensis”. Inaugurata lo scorso fine settimana, è la ricostruzione di una osteria dell’antica Roma e, fino a domenica 10 settembre presso il Parco Ferrari, propone un menù storico romano ispirato alle ricette del tempo rivisitate e attualizzate dal maestro di cucina Vainer Graziosi: un’esperienza imperdibile, per passare una serata a tavola nell’antica Roma tra gustatioprima e secunda mensa o – meglio – antipasti, piatti principali e dessert.L’ingresso in Caupona è libero, dalle ore 19.30, e la consumazione obbligatoria: tutte le sere il menù storico si arricchisce di piatti del giorno sempre diversi e gli attori del Teatro Storico D’Azione, il progetto di Crono Organizzazione Eventi dedicato alla narrazione storica, offrono ai commensali dell’osteria la possibilità di acquistare a un prezzo simbolico le portate del “Menù dell’attore”, recitate al tavolo tra un piatto l’altro.

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Domani martedì 5 – per il penultimo giorno di appuntamenti in anteprima – alle ore 21.00 la Caupona ospita la conferenza “Viticoltura ed enologia in età romana”, con l’agronomo ed enologo Mauro Catena, in collaborazione con il Consorzio Marchi Storici del Lambrusco Modenese e, a seguire, “Discorso sul mito: Dionisio e il Vino”, con l’attore e narratore Vittorio Continelli, cantastorie moderno di miti antichi, che racconta di Dioniso e del suo culto in una serata dedicata alle uve, alla mitologia e al piacere.

Mercoledì 6 alle ore 21.30 si conclude l’anteprima di Mutina Boicacon lo spettacolo del ciclo “La storia in Scena”, con Vittorio Continelli e gli attori del Teatro Storico di Azione:“Historiae Mutinenses, Racconti Dalla Colonia”.I miti e gli eroi omerici accompagnano gli spettatori in una serata dedicata alla fondazione della colonia mentre le storie e i racconti dei primi mutinenses affiorano dalle pietre che sono giunte fino a noi.

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Prosegue anche quest’anno l’importante collaborazione con i Musei Civici, per cui alcuni appuntamenti avranno luogo presso Palazzo dei Musei e il Novi Ark: tra gli altri, sabato 9 settembre Marc Mayer Olivé, professore di Filologia Latina all’Università di Barcellona e Vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Studi Classici tiene una lectio magistralis dal titolo “La prima Mutina, porta di Roma o città di frontiera?” (ore 17.00, Sala dell’Archeologia, Musei Civici). A seguire, al Parco Archeologico del Novi Ark, si potrà assistere al tradizionale arrivo del corteo storico (sempre sabato 9, ore 18.00). Nell’ambito della collaborazione con i Musei Civici avrà luogo anche la lectio magistralis di Giovanni Brizzi, ordinario dell’Università degli Studi di Bologna, che terrà l’approfondimento dal titolo “183 a.C. Annibale e Scipione, ultimo atto” (domenica 10, ore 17.00, Parco Ferrari). Al Parco Ferrari anche quest’anno saranno numerose le messe in scena di combattimenti tra gladiatori, come “Il mito delle origini: da Romolo e Remo alla fondazione di Mutina”,spettacolo di ricostruzione storica ideato da Fabio Ferretti, a cura di Crono Organizzazione Eventi (venerdì 8 e sabato 9, ore 22.00), oltre a “Ludus Mutinensis: i giochi gladiatori celebrano la nascita della colonia” e “Munera Gladiatoria”: gli spettacoli di ricostruzione storica e gladiatorii a cura di Ars Dimicandi, una delle più importanti scuole di gladiatura d’Italia e gruppo storico di fama internazionale, che ha anche partecipato al cast di grandi produzioni tv e cinematografiche, come il serial Rome-HBO e il kolossal “Ben Hur’”, remake della celebre pellicola del 1959 (rispettivamente sabato 9, ore 21.00 e domenica 10, ore 19.30). O, ancora, la grande battaglia campale con spettacolo di ricostruzione a cura di Crono Organizzazione Eventi “Mutina deducta est: La fondazione di Modena tra guerra e rito” (domenica 10, ore 18.00).

Non mancheranno poi altri interessanti approfondimenti, come “Mutina: l’alba dell’impero”, presentazione del romanzo di Gabriele Sorrentino (giovedì 7, ore 21.30, Caupona) e “Il sacro fuoco di Vesta”, il rito delle Vestali, a cura di Colonia Iulia Fanestris (sabato 9, ore 24.00 e domenica 10 ore 19.00). Mutina Boica propone poi quest’anno un ricco programma musicale, che prevede una serie di concerti con musica folk e celtica: da quello dei Belthane a quello degli Irish Five (giovedì 7 alle 21.00 e alle 22.30),da quello dei Micro Irish Band alla performance degli Emilian Pagan Folk (venerdì 8 alle 20.30 e alle 22.30) e dei Siegel Senones (sabato 9 alle 22.40), fino ai Drunken Sailor (domenica alle 21.30).

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E poi ben 10 stand gastronomici e 45 espositori del mercatino storico artigianale (che aprono i loro battenti giovedì e venerdì alle ore 18.00, sabato e domenica a partire dalle 12.00), i campi storici (sabato dalle ore 14.30 e domenica già alle 10.30) e, “Graffiti dell’antica Roma”: messaggi politici, dichiarazioni oscene e d’amore sui muri della Caupona, un’attività a pagamento, con registrazione all’Infopoint (venerdì 8 e sabato 9 dalle 19.00, domenica 10 dalle 19.20). Novità di quest’anno è anche il primo premio della Lotteria Mutina Boica: sostenendo la manifestazione si potrà vincere un soggiorno a Nīmes con ingresso a “Les Grand Jeux Romains”, un grandioso spettacolo storico all’interno dell’anfiteatro romano della splendida città francese e la cui estrazione sarà sabato 9 alle ore 22.30.

E, ancora, sessioni di archeologia sperimentale sulla lavorazione del vetro (sabato 9 alle ore 19.00) e del ferro (domenica 10 alle ore 16.45) e un ricco programma di attività, pensate anche per i più piccoli. Sabato e domenica si va dalle didattiche gratuite ai campi storici che, tra le altre, prevedono spiegazioni su l’arte del simposio tra i celti, la divinazione etrusca e la centuriazione romana, le armi dei celti e di Roma, i ferri del cerusico celtico, la filatura e tessitura della lana e l’alimentazione e panificazione tra i celti -oltre alla preparazione di ghiande missili – a “Gioca con la storia”, tanti laboratori per bambini a pagamento e su prenotazione presso l’Infopoint – che vanno dall’addestramento alla battaglia alla scherma celtica, dai giochi dell’antichità ai laboratori di scrittura, al battesimo della sella (info e prenotazioni: presso l’area cavalli).
Mutina Boica, che lo scorso anno ha superato le 40.000 presenze, è un’iniziativa di Crono Organizzazione Eventi, realizzata con il contributo del Comune di Modena, della Regione Emilia Romagna e dellaFondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con il Mibact. E’ organizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena all’interno del programma “Mutina Splendidissima” (www.mutinasplendidissima.it) che, a sua volta, fa  parte del più ampio progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Parma e Reggio Emilia, dalle Soprintendenze Archeologiche di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale Beni, Attività culturali e Turismo, e dalla Regione Emilia – Romagna (www.2200anniemilia.it). La rievocazione è realizzata grazie al sostegno, tra gli altri, di BPER: BancaCoop Alleanza 3.0 e Villani Salumi – che, da anni, a valorizzazione delle iniziative del nostro territorio, contribuisce con una fornitura di prodotti utilizzati nell’ambito della manifestazione – e al coinvolgimento di oltre 30 associazioni di rievocazione italiane ed estere,composte da volontari e appassionati,impegnate nel programma culturale della manifestazione e degli spettacoli.

 

Per informazioni e dettagli sul programma:

ANTEPRIME: MOSTRE / “PRIMA DI COMO. NUOVE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DAL TERRITORIO” [FOTO GALLERY]

FOTO: © MIBACT
COMO – Per la prima volta in mostra, reperti archeologici di grande importanza storica, esito della ricerca condotta a Como negli ultimi dieci anni, vengono esposti nella suggestiva Chiesa di San Pietro in Atrio, dal 30 settembre al 10 novembre.
L’articolata rassegna “Prima di Como. Nuove scoperte archeologiche dal territorio” organizzata congiuntamente dalla Soprintendenza Archeologica e dai Musei Civici di Como, accanto alla panoramica sugli ultimi ritrovamenti, illustra le novità scientifiche sulle più antiche fasi di popolamento, sviluppatosi nel corso del primo millennio avanti Cristo, e mette in risalto il valore e il significato del ricco patrimonio archeologico comasco precedente alla fondazione della colonia romana.
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Guttus ornitomorfo, dal corredo della Tomba 3, Grandate, 2011 © MIBACT

Urne cinerarie e vasi per offerte dalle forme inconsuete, ornamenti in bronzo, ferro, ambra, pasta vitrea, elementi dell’abbigliamento, amuleti, simboli di status delle antiche popolazioni e preziosissime armi riferibili alla cultura protostorica detta “di Golasecca” caratterizzano il percorso espositivo, accompagnato da fotografie e disegni ricostruttivivideo e immagini 3D, che forniscono, grazie alle nuove tecnologie, informazioni approfondite finalizzate a coinvolgere un vasto pubblico.
I temi principali della mostra sono i corredi funerari della prima età del Ferro provenienti dagli scavi di S. Fermo della Battaglia, via per Mornago (2006) e di Grandate, emersi nel 2011 durante la costruzione della nuova Pedemontana; l’enigmatica area religiosa/monumentale del Nuovo Ospedale Sant’Anna (scavi 2007), risalente al VI secolo a.C., costituita da un grande circolo del diametro di 70 m, delimitato da un doppio recinto di pietre con piattaforma centrale ad emiciclo e setti radiali in materiali litici e terre diverse, di difficile interpretazione funzionale; un ripostiglio sacro dell’Età del Ferro rinvenuto sul Monte San Zeno in Val d’Intelvi; i più recenti dati archeobiologici sul clima, la vegetazione, l’alimentazione umana in età protostorica; e infine i risultati della nuova ricerca condotta sul Carro cerimoniale del V secolo a.C. della Ca’ Morta dal prof. Bruno Chaume dell’Università della Borgogna, Direttore del programma Vix et son Environnement, che ha messo in evidenza una stretta parentela con i coevi carri di ambito culturale hallstattiano, rinvenuti nel Centro Europa.

 

4_Vaso a tre bracci con tre coppe dal corredo della Tomba 3 di Grandate_2011_© MIBACT

Vaso a tre bracci con tre coppe, dal corredo della Tomba 3, Grandate, 2011
© MIBACT

Questi ultimi ritrovamenti contribuiscono ad accrescere il ricco patrimonio archeologico del centro protostorico che ha preceduto la fondazione di Como, le cui origini risalgono al I millennio a.C. Infatti, prima della città romana, i rilievi attorno alla città attuale vedono l’insediamento di villaggi e gruppi di abitazioni: diversi reperti e resti di tombe ne conservano la testimonianza. Nei secoli successivi, in particolare il VI e il V a.C., l’abitato raggiunge la sua massima espansione e ricchezza, concentrandosi soprattutto lungo il versante meridionale della Spina Verde, il parco regionale che si estende sulla fascia collinare a nord-ovest di Como. Fondamentale per lo sviluppo del nucleo abitativo è il suo ruolo di centro di contatto e scambi tra la Pianura Padana, stabilmente occupata dagli Etruschi, e il mondo celtico e quello hallstattiano (dalla cittadina di Hallstatt, nei pressi di Salisburgo) del Centro Europa.

 

8_Grande vaso in bronzo (stamnos) con coperchio_cinerario della Tomba del Carro della Ca_ Morta_V sec. a.C._© MIBACT

Grande vaso in bronzo (stamnos) con coperchio, cinerario della Tomba del Carro della Ca’ Morta, V sec. a.C. © MIBACT

6_Carro cerimoniale protostorico_V sec. a.C._Rinvenuto a Lazzago nel 1928_esposto al Museo Archeologico di Como

Carro cerimoniale protostorico, V sec. a.C. Rinvenuto a Lazzago nel 1928, esposto al Museo Archeologico di Como © MIBACT

5_Spada in ferro dal corredo della Tomba 2_Grandate_2011

Spada in ferro dal corredo della Tomba 2, Grandate, 2011 © MIBACT

L’ininterrotto stanziamento delle popolazioni nella medesima area fino ai giorni nostri, unito all’intensificarsi delle attività edilizie del secondo dopoguerra, ha nascosto o cancellato segni dell’insediamento antico. Tuttavia, l’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza Archeologica in sinergia con le Amministrazioni Comunali, consente di recuperare sempre nuove testimonianze del passato della città e dei suoi abitanti, garantendone la salvaguardia.
La ricerca scientifica – che di recente si è avvalsa della collaborazione con importanti centri di studio internazionali, quali il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) e le Università di Berlino e di Mainz – permette ora di porre in risalto il ruolo della civiltà di Golasecca (cultura preromana che si sviluppa nel I millennio a.C. nel territorio della Lombardia occidentale, Piemonte Orientale, Canton Ticino, che deriva dalla località di Golasecca, sulla sponda varesina del fiume Ticino) nel quadro delle relazioni con le coeve civiltà mediterranee e mitteleuropee.

 

La mostra è inoltre un invito a visitare i beni archeologici presenti in città e nei dintorni: il Museo Civico cittadino, dove sono conservati l’originale del Carro celtico e i reperti dei passati rinvenimenti nella necropoli della Ca’ Morta, il Parco della Spina Verde, il Circolo dell’Ospedale di S. Anna e infine, per l’epoca romana, l’area delle Terme di Viale Lecco e Porta Pretoria.
7_Tomba 16 del Nuovo Ospedale sant_Anna di Como_in corso di scavo

Tomba 16 del Nuovo Ospedale sant’Anna di Como, in corso di scavo © MIBACT

3_Corredo Tomba 1_Nuovo Ospedale sant_Anna di Como_ VI sec a.C.

Corredo Tomba 1, Nuovo Ospedale sant’Anna di Como, VI sec a.C Urna cineraria troncoconica in ceramica, grande coppa su piede, boccale, fibule e altri elementi di ornamento in bronzo, due perle in pasta vitrea © MIBACT

Il progetto scientifico è stato redatto da Lucia Mordeglia, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio, Varese, Marina Uboldi, Musei Civici di Como,Stefania Jorio, già Soprintendenza Archeologia della Lombardia, con la collaborazione di Marta Rapi, Docente di Preistoria e Protostoria, Università degli Studi di Milano, Mauro Rottoli, Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como e Mimosa Ravaglia, Archeologa, Como.
Accompagna la mostra un catalogo con testi di Lucia Mordeglia, Stefania Jorio, Mimosa Ravaglia, Bruno Chaume, Marina Uboldi, Mauro Rottoli, edito da Società Archeologica Comense.

 

Veduta generale del cantiere di scavo in occasione della costruzione del Nuovo Ospedale sant_Anna di Como (2007)_© MIBACT

Veduta generale del cantiere di scavo in occasione della costruzione del Nuovo Ospedale sant’Anna di Como, 2007 © MIBACT


INFORMAZIONI
Prima di Como. Nuove scoperte archeologiche dal territorio
A cura di Lucia Mordeglia e Marina Uboldi
Sede Chiesa di S. Pietro in Atrio, via Odescalchi, Como
Date 30 settembre – 10 novembre 2017
Orari martedì – venerdì, ore 15-18; sabato e domenica, ore 10-18; lunedì chiuso
Ingresso gratuito

Visite guidate per le scuole solo su prenotazione: martedì e giovedì, ore 10-12

Per prenotazioni: Società Archeologica Comense, Piazza Medaglie d’Oro 6 – 22100 Como
Tel. 031 269022 – didattica@archeologicacomo.it

Informazioni: 
Tel. 031.252550

PALERMO / Un convegno sul Mediterraneo al tempo di al-Idrīsī

PALERMO –  La Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia e l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana presentano il convegno “Il Mediterraneo al tempo di al-Idrīsī. Relazioni tra Nord e Sud, Oriente e Occidente”, che si terrà  lunedì 4 settembre 2017 dalle ore 16,30 presso la Soprintendenza del Mare, Palazzetto Mirto, Palermo.

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I relatori: Rossana Barcellona, docente Cristianesimo e culture del Mediterraneo, Università degli Studi di Catania; Ferdinando Maurici, storico medievista, direttore del Museo Regionale di Terrasini; Carlo Ruta, saggista e studioso del mondo mediterraneo; Teresa Sardella, docente di Storia medievale, Università degli Studi di Catania; Sebastiano Tusa, archeologo e soprintendente del Mare della Regione Sicilia; Francesco Vergara Caffarelli, storico della Sicilia moderna, già direttore della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana; Fernando Villada Paredes, archeologo e storico medievista. Coordina il dibattito Alessandra De Caro, dirigente della Soprintendenza del Mare.

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Le relazioni: Rossana Barcellona, Agiografia e geografia al tempo di al-Idrīsī. I viaggi di san Placido; Ferdinando Maurici, Le coste siciliane al tempo di al-Idrīsī; Carlo Ruta,Gherardo da Verona e le traduzioni di Toledo. La diffusione e lo scambio dei saperi nel XII secolo; Teresa Sardella, Imperatori e papi al tempo di al-Idrīsī; Sebastiano Tusa. Il qanat. Il sistema di canalizzazione delle acque dalla Sicilia araba  alla Sicilia normanna; Francesco Vergara Caffarelli, I viaggi di un pellegrino islamico e di un mercante ebreo.Ibn Jubayr e Benjamin de Tudela; Fernando Villada Paredes, La città di Ceuta nell’epoca di al-Idrīsī.

REPORTAGE – Al via la mostra sui Longobardi, un popolo che ha davvero cambiato la storia (video e foto)

PAVIA –  [di E.P.] Si è inaugurata oggi, 31 agosto,  la grande mostra “Longobardi. Un popolo che ha cambiato la storia”, che fino al 3 dicembre sarà esposta al Castello Visconteo di Pavia, sede dei Musei Civici.  La vernice , alla quale abbiamo partecipato anche noi di “Storie & Archeostorie”, si è tenuta alla presenza del sindaco di Pavia Massimo Depaoli, dell’assessore alla cultura Giacomo Galazzo, dei curatori Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi, del direttore dei Musei Civici pavesi Susanna Zatti e  dei responsabili dei musei dove dopo il 14 dicembre la mostra farà tappa, ovvero Paolo Giulierini del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e  Yuri Piotrovsky dell’Ermitage di S.Pietroburgo (dove la mostra sarà esposta dalla primavera prossima).

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L’esposizione si segnala per vari motivi. Primo, la vastità del numero dei reperti: 300 tra monili, gioielli, armi, ceramiche, oggetti di vita quotidiana, che consentono di gettare uno sguardo completo su tutti gli aspetti della civiltà longobarda (per maggiori dettagli, leggete il reportage, con foto, che avevamo pubblicato dopo la presentazione della rassegna a Milano).  Secondo, perché presenta molti oggetti emersi dagli ultimi scavi condotti in questi anni (provenienti, ad esempio, dalla necropoli piemontese di Sant’Albano Stura, in provincia di Cuneo), e alcuni di essi sono esposti in questa occasione per la prima volta. Terzo, perché sempre per la prima volta si tenta di restituire, finalmente, ai Longobardi la loro vera e fondante identità.  In questi ultimi anni, infatti, al centro del dibattito accademico si è situato proprio il problema dell’identità delle popolazioni barbariche, e germaniche in particolare, con i Longobardi naturalmente tra queste.  Alcune scuole di pensiero si sono spinte  a negare che queste popolazioni possedessero una identità propria e ne fossero pienamente consapevoli, e sono propense invece a considerarle sempre e soltanto in rapporto alla “superiore” civiltà romano-bizantina, della quale non sarebbero altro – semplifichiamo ma non troppo – che una espressione ancora incompiuta. Si è inoltre rifiutato di poter individuare, in base alla tipologia dei corredi rinvenuti, una precisa attribuzione etnica, ritenendo che la divisione creatasi dopo l’arrivo dei Longobardi in Italia non sia tanto tra “Longobardi” germani e “Romani” autoctoni quanto tra dominatori, liberi e aventi il diritto di portare le armi, e dominati, inermi.

Su questi aspetti, invece, i curatori della mostra – Federico Marazzi e Gian Pietro Brogiolo – sono stati molto chiari: l’insediamento longobardo fu caratterizzato da una marcata identità riscontrabile sia nella gerarchia sociale che nella tipologia di sepolture e nelle differenze dei corredi ivi presenti, nei nomi dei luoghi, nella legislazione e nelle istituzioni.  In questo video, una parte dell’intervento di Brogiolo a questo proposito, assai chiaro e categorico (ci scusiamo per il ribaltamento delle immagini, dovuto a un improvviso… problema tecnico):

 

Del rapporto tra i Longobardi e l’identità italiana, e dei Longobardi con il Mezzogiorno, ha invece trattato  Federico Marazzi, come potete ascoltare in questi due brevi contributi:

 

L’allestimento della mostra, firmato da Angelo Figus, molto originale e accattivante, è ben fatto e riesce a coinvolgere lo spettatore anche grazie alle videoproiezioni in 3D, che ripercorrono tutta l’epopea del popolo longobardo e i caratteri significativi della loro cultura. L’unica pecca, se così si può dire, oltre alla conferenza stampa di presentazione decisamente troppo lunga (quasi un’ora e mezza, con un caldo davvero soffocante: pietà!), è dovuta agli spazi: ci è sembrato che le Scuderie, molto adatte per mostre di carattere più “intimistico”, siano un po’ troppo anguste per un simile dispiego di pezzi, che risultano così eccessivamente… compressi e sacrificati.  Le meraviglie di oreficeria e artigianato longobardo, le sculture e i fregi, insomma, meritavano secondo noi un po’ più di spazio. Per il resto, è una mostra da vedere. Così come  impeccabile e imprescindibile è il catalogo scientifico, edito da Skira.

Segnaliamo inoltre l’uscita in edicola del numero di settembre del prestigioso mensile Medioevo con un ampio Dossier dedicato ai Longobardi. Gli articoli sono a firma di Susanna Zatti (Direttrice dei Musei Civici di Pavia), Gian Pietro Brogiolo ed Elena Percivaldi.

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© IMMAGINI, VIDEO E TESTI: PERCEVAL ARCHEOSTORIA – RIPRODUZIONE RISERVATA

CANTON TICINO / Al via “Cantar di pietre”, concerti e incontri nel segno del Medioevo

xTorna anche quest’anno, nella Svizzera italiana,  “Cantar di pietre”, la rassegna concertistica e culturale nata trent’anni fa – correva l’anno 1987 – con lo scopo di incrementare l’attenzione e l’interesse per la musica del Medio Evo e del Rinascimento.

Diretta da Giovanni Conti, “Cantar di pietre” propone dal 2 settembre al 21 ottobre una serie di appuntamenti – quest’anno dedicati al tema dei Santi – che spaziano dai concerti alle conferenze, tutti di grande interesse e caratura artistica.  Molti i luoghi coinvolti, tutti edifici romanici con un grande patrimonio tutto da riscoprire: San Pietro a Biasca, di Giornico, Quinto, Malvaglia, Torre, Castello di Serravalle, San Biagio di Ravecchia, Montecarasso (convento), Muralto, Maggia, Castello visconteo di Locarno, Mezzovico, Miglieglia, Cademario, Novaggio, Tesserete e tutta la Capriasca, Cagiallo, Torello, Riva San Vitale, Castel San Pietro.

I musicisti che si esibiscono  provengono da ogni parte d’Europa. Questi i gruppi presenti: La Reverdie, Accordone, Nova Schola Gregoriana, Ensemble Orientis Partibus, Hesperimenta Vocal ensemble, Galeazzescha, Ensemble Solilunio, Vox altera, Cantica Symphonia, La Pifaresca, Cantilena antiqua, Ensemble San Felice, La Venexiana, Diporti canori, Cantica Symphonia, Lucidarium, Mediae Aetatis Sodalicium, Mala Punica dall’Italia, In Cortezia, Ensemble Perceval, Les Chantres de la Sainte Chapelle dalla Francia, Coro Ars nova dalla Scandinavia, Schola Gregoriana Pragensis dalla Boemia, Ensemble Frühe Musik Augsburg dalla Germania, Clemencic Consort dall’Austria, Coro del Patriarcato di Mosca, Coro greco bizantino di Atene dall’est europeo, Gruppo universitario da camara di Compostela, Schola antiqua, Coro gregoriano di Lisbona dalla Spagna e dal Portogallo, Gothic Voices, Hiliard Ensemble dall’Inghilterra, Coro della RTSI, More antiquo, Adiastema, Ensemble Perlaro dalla Svizzera. Non mancano le voci singole (Catherine King, Kenar Ofri, Barbara Thornton, René Zosso, Martin Pest, Equidad Barès) né  i gruppi folclorici (A Compagnia dalla Corsica, Confraternita del Santo Rosario dalla Sardegna).

Il primo appuntamento sarà sabato 2 settembre al Castello di Serravalle di  Semione (ore 17.30) con “I santi nelle tradizioni popolari tra Medioevo e Rinascimento”. L’Ensemble La Pifarescha presenterà un programma che abbraccia lo stretto rapporto tra Fede e Musica  nel periodo compreso fra il XIV e il XVI secolo. Tra i personaggi principali di questo racconto musicale figurano i pellegrini del monastero spagnolo di Monserrat e i loro canti raccolti nel celebre “Llibre Vermell”.

Tra le conferenze, da segnalare sabato 14 ottobre alle 17, presso la Sala del Consiglio Comunale, Orselina,  “Santi, santità e narrazioni fantastiche nel mondo medievale” a cura di Marco Ferrero,  storico del Medioevo e presidente del Centro Studi Ponzio di Cluny di Bassano del Grappa (Vicenza).

Programma completo della rassegna

Elenco Concerti

Sito: www.cantardipietre.ch

Facebook: www.facebook.com/cantardipietre

Sponsor cercasi per il teschio di Plinio, eroe dell’eruzione di Pompei

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Plinio il Vecchio

[E.P.] Nell’agosto del 79 d.C., la data è stata fissata da una lunga tradizione storiografica, il Vesuvio eruttò cancellando dalla storia Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis. Tra le vittime illustri del tragico evento ci fu anche Plinio il Vecchio, celebre scrittore e naturalista che lasciò ai posteri 35 libri della “Naturalis Historia”, una vera e propria  enciclopedia del sapere scientifico del tempo. Pochi sanno che prima di esalare l’ultimo respiro,  lo scrittore di origine comasca – era nato a Comum intorno al 23 d.C. e aveva fatto carriera e fortuna a Roma –  cercò con ogni mezzo di aiutare i pompeiani a fuggire dalla città colpita dall’eruzione, mettendo a disposizione la flotta militare del Miseno, di cui era ammiraglio (praefectus), perdendo la vita egli stesso.  I suoi resti furono ritrovati ai primi del ‘900: da allora il teschio giace, dimenticato da tutti,  nel Museo Storico dell’Arte sanitaria di Roma, in una vecchia teca, identificato da un semplice cartoncino scritto a mano. Anche se la sciagurata questione è ben nota agli “addetti ai lavori”, oggi Andrea Cionci, firma de “La Stampa”, ha portato la vicenda all’attenzione del grande pubblico con un articolo pubblicato sul quotidiano torinese che annuncia: “Il nostro giornale ha appena proposto agli antropologi che hanno studiato l’Uomo del Similaun [il celeberrimo Oetzi, conservato al Museo Archeologico di Bolzano, ndr] di compiere l’esame definitivo sul reperto, ottenendo la loro piena disponibilità”. Per fornire la prova definitiva dell’identità dello scheletro, e grazie a uno sponsor, garantirgli così la visibilità e l’attenzione, anche mediatica, che merita.

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Il cranio di Plinio il Vecchio al Museo Storico dell’Arte sanitaria di Roma

UN RITROVAMENTO DA ROMANZO – La storia del ritrovamento è affascinante e degna di un romanzo. Ai primi del secolo scorso l’ingegnere napoletano Gennaro Matrone, mentre stava scavando alla foce del Sarno, ritrovò una settantina di scheletri sepolti da uno strato di lava solidificata: si trattava, con ogni evidenza, di un gruppo di fuggiaschi che, da Pompei, attendevano di imbarcarsi per fuggire. Non fecero in tempo e morirono intossicati dai vapori fuoriusciti dal vulcano. Uno di questi, isolato dagli altri, portava con sé vari gioielli d’oro: bracciali a forma di serpente, armille, una collana d’oro, anelli (uno con due teste di leone affrontate) e un gladio dall’elsa d’avorio ornata da conchiglie d’oro.  “Matrone – scrive Cionci -, fin da subito, ventilò alle autorità che potesse trattarsi dello scheletro di Plinio, ma non fu preso sul serio e gli fu concessa libertà di disporre a suo piacimento dei gioielli rinvenuti. Purtroppo, data la mancanza di leggi di tutela, i reperti di maggior valore furono venduti da Matrone forse ai Rotschild, o ad altri ricchi collezionisti stranieri”. L’identificazione fu subito contestata dall’archeologo Giuseppe Cosenza, che considerava poco credibile che un ammiraglio romano potesse mostrarsi addobbato come “una ballerina da avanspettacolo”.  Studi successivi hanno invece dimostrato che gli ornamenti indossati dallo scheletro erano tipiche onorificenze e cariche militari, soprattutto marittime,  in uso fin dall’epoca di Augusto.  “Ciò che appare molto verosimile – spiega Cionci – è che Plinio, prima di intervenire in soccorso della popolazione, avesse indossato le insegne della sua autorità per meglio gestire l’operazione, per infondere fiducia nei cittadini e farsi meglio obbedire dai suoi uomini, forse anche essere più riconoscibile nella cinerea oscurità che avvolgeva le spiagge durante l’eruzione”.  Matrone donò il teschio al Generale Mariano Borgatti che lo portò al Museo dell’Arte Sanitaria di Roma. E da allora lì è rimasto, avvolto da un oblio durato un secolo.

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Karl Pavlovič Brjullov, L’ultimo giorno di Pompei (1830-33)

SPONSOR CERCASI – Cionci, spiega nell’articolo, ha portato la vicenda all’attenzione di Isolina Marota, antropologa dell’Università di Camerino, “che per anni ha seguito, insieme al compianto prof. Franco Rollo, gli studi sull’Uomo del Similaun, la mummia di 5000 anni fa ritrovata in Val Senales”.  Gli esami per l’identificazione definitiva dovrebbero costare poche migliaia di euro (circa 10.000): il problema è però sempre il solito, ossia la mancanza di fondi dell’università pubblica. Serve dunque uno sponsor. E se Oetzi, sottoposto a innumerevoli studi, è diventato una star, perché non potrebbe diventarlo un eroe che, quasi Duemila anni fa, ha sacrificato la sua vita nel tentativo di mettere in salvo quella di tanti altri?
L’intero articolo pubblicato da La Stampa, si può leggere qui.

MOSTRE / In Francia gli splendori del Regno Merovingio d’Austrasia [GALLERY / VIDEO]

1SAINT-GERMAIN-EN-LAYE (FRA) – Una grande mostra sui tesori dei Merovingi, con pezzi spettacolari provenienti da Musei locali e di tutta Europa. Dopo essere stata esposta, dal 16 settembre 2016  al 26 marzo 2017, presso lo Spazio Camille Claude di Saint-Dizier, è in corso fino al 2 ottobre al Museo Archeologico Nazionale di  Saint-Germain-en-Laye, in Francia, la mostra “Austrasie, le royaume mérovingien oublié”(Austrasia, il regno dimenticato dei Merovingi). Si tratta di un evento importante perché la mostra, itinerante, è la prima organica dedicata all’Austrasia, culla della dinastia merovingia tra il 511 e il 717. Importanti rassegne erano già state dedicate in passato (negli anni Ottanta del secolo scorso) agli altri regni che hanno fatto la storia della Francia altomedievale, Neustria e Borgogna, ma nessuna di questa portata era stata incentrata sull’Austrasia.

La mostra, organizzata con la collaborazione dell’INRAP – Institut national de recherches archéologiques préventives, invita dunque a scoprire l’unicità e la ricchezza della vita di tutti i giorni e l’organizzazione sociale del regno dei Merovingi. Per l’occasione saranno riuniti  importantissimi oggetti in prestito dai maggiori musei europei: il Museo di Colonia e Stoccarda, in Germania, il Musée d’Amay e i Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles in Belgique, il Musée National d’Histoire de l’Art du Luxembourg. Tra essi, i più significativi sono il corredo della tomba del piccolo principe di Colonia , l’anello del vescovo di Metz, i gioielli della dama di Grez-Doiceau, oltre naturalmente ai reperti provenienti dalla stessa Saint-Dizier e scoperti durante una campagna di scavo condotta dall’INRAP nel 2002. In quell’occasione, sul sito detto “La Tuilerie” gli archeologi riportarono alla luce tre eccezionali sepolture nobiliari franche e una equina datate alla prima metà del VI secolo.

 

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Gli oggetti recuperati furono in tutto oltre 200 a testimonianza dell’altissimo rango degli inumati: gioielli in oro, argento e pietre preziose, armi, bicchieri in vetro e vasellame di bronzo. I reperti sono attualmente in mostra in un’esposizione permanente allestita presso il Museo di Saint-Dizier. La scoperta ha fatto della cittadina il luogo più rappresentativo e centrale per quanto riguarda la storia francese all’epoca degli eredi di Clodoveo.

 

GALLERY (foto: © INRAP)

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L’iniziativa nasce dopo il successo della mostra ” I nostri antenati barbari ” nel 2008, che ha attirato 35.000 visitatori. Come spiega l’Inrap in una nota, il nuovo progetto fa parte di una strategia di sviluppo incentrata sull’archeologia avviata dal Comune di Saint-Dizier nel mese di novembre 2014, iniziata con la firma di un accordo pluriennale tra lo Stato francese, il Consiglio regionale, il Consiglio locale e la stessa INRAP.

 

TEASER DELLA MOSTRA

 

Informazioni: www.austrasie-expo.fr

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