MOSTRE / La Bellezza dei Libri: cultura e devozione nei codici miniati della Biblioteca Universitaria di Padova

17352490_1303238973086333_4805310932470449492_nPadova – Sarà un vero e proprio viaggio nei libri e nella bellezza quello proposto dalla mostra “La bellezza nei Libri. Cultura e devozione nei codici miniati della Biblioteca Universitaria di Padova”, aperta da ieri e fino al  7 maggio presso l’Oratorio di San Rocco nel capoluogo patavino.
La mostra intende offrire all’attenzione del pubblico una selezione di manoscritti medievali di particolare valenza culturale e storico-artistica; la selezione comprende infatti manoscritti realizzati tra XII e XVI secolo, scritti e miniati in Italia e in Europa.
L’esposizione è frutto di un accurato progetto di studio e di ricerca, che riporta nel cuore della città gli splendidi manoscritti miniati della Biblioteca Universitaria di Padova. Libri antichi di studio, devozione e scienza illustrati con pitture ora eleganti e raffinate, ora più ingenue e popolari, ma sempre sorprendenti per la loro fantasia. Inoltre, alcuni manoscritti si rivelano di pregio non solo nell’ornato, ma anche nella qualità della pergamena e nel nitore della scrittura.
Provenienti dall’Italia e dall’Europa, le opere offriranno ai visitatori un percorso nell’arte segreta della miniatura. Un’occasione di riscoprire la storia delle biblioteche religiose e laiche padovane e venete dal Medioevo all’Età moderna.
Mostra organizzata dal Settore Cultura Turismo Musei e Biblioteche con il progetto scientifico dell’Università di Padova e della Biblioteca Universitaria di Padova.

La mostra è a cura di Federica Toniolo (Docente di Storia della Miniatura presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Padova); Nicoletta Giovè (Docente di Paleografia latina presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Padova); Leonardo Granata, Chiara Ponchia (Ricercatrice presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Padova), Pietro Gnan e Lavinia Prosdocimi (Biblioteca Universitaria di Padova)

Correda l’evento un ciclo di incontri della Biblioteca Universitaria di Padova, via San Biagio 7:
19 aprile, ore 17.00 – Federica Toniolo, La bellezza nei libri. Cultura e devozione nei manoscritti miniati della Biblioteca Universitaria di Padova – Introduzione alla mostra
26 aprile, ore 17.00 – Alfio Catalano, Giovanni Cassiano, l’autore e le opere – Chiara Ponchia, Il manoscritto delle opere di Giovanni Cassiano della Biblioteca Universitaria di Padova
3 maggio, ore 17.00 – Laura Zabeo I primi manoscritti all’antica tra Padova e Venezia


Informazioni
Padova, Oratorio di San Rocco, 
fino al  7 maggio
Ingresso libero
Orario: 9.30-12.30 e 15.30-19, lunedì chiuso, aperto Pasqua e Pasquetta

“2.200 anni lungo la via Emilia”: un anno di mostre ed eventi tra Parma, Reggio e Modena

mo-re-pr-map© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

BOLOGNA – Nel 2017 la via Emilia si percorrerà a passo di storia. Nell’ambito del progetto annuale “2200 anni lungo la via Emilia” le tre città di Modena, Parma e Reggio Emilia propongono infatti un programma di celebrazioni ricco di mostre, ricostruzioni e di eventi. E sarà proprio la via Emilia, arteria unificante della regione che tuttora ne conserva il nome, a fare da collegamento per riscoprire la storia antica e gli aspetti che hanno contribuito a definire l’identità delle città e del territorio che attraversa.

Si partirà con le celebrazioni di 2.200 anni dalla nascita romana delle tre città: Mutina (Modena) e Parma divenute colonie nel 183 a. C. e Regium Lepidi (Reggio Emilia), istituita come forum negli stessi anni. Poi, con un ulteriore passo nel tempo e nello spazio lungo la stessa strada, l’approdo a Bologna, dove l’esposizione “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia” abbraccerà l’intero territorio regionale con testimonianze dal tardoantico al Medioevo. L’iniziativa – promossa dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna – è stata presentata venerdì a Roma.

DA IERI AD OGGI – Mutina e Parma, colonie fondate nel 183 a.C., e Regium Lepidi istituita come forum negli stessi anni, condividono il fondatore Marco Emilio Lepido, console esponente della gens Aemilia, a cui si deve la visione lungimirante di un asse di collegamento dei maggiori centri della regione, che fosse anche presidio politico in quello che un tempo era lo Stato dei Boi, barriera ideale contro le popolazioni liguri, cerniera fra l’Italia centrale e i coloni stabiliti in Gallia: la Via Aemilia, elemento unificante della regione.  Il programma – spiegano gli organizzatori – intende non solo valorizzare le origini romane dell tre città ma contestualizzarle nell’ambito del ruolo svolto fino ai nostri giorni dalla strada che le collega. Il ponte fra romanità e contemporaneità è rappresentato con linguaggi diversi che vanno dall’esposizione dei reperti agli incontri di approfondimento scientifico, dalla narrazione alla street art, dalla multimedialità al gioco in un susseguirsi di eventi che accompagneranno tutto il 2017.

“2200 anni lungo la Via Emilia” si suddivide in quattro diverse tappe:

1 . Mutina splendidissima

Definita da Cicerone firmissima et splendidissima, importante città romana dell’Italia settentrionale, Mutina si trova al di sotto delle strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni che si verificarono in epoca tardoantica. Con le celebrazioni del 2017 si vuole rendere percepibile la realtà sepolta attraverso una serie di eventi e una grande mostra dal titolo “Mutina Splendidissima” (25 novembre 2017 – 8 aprile 2018) che ne racconti attraverso nuove scoperte le origini, lo sviluppo e l’eredità lasciata alla città moderna. In calendario eventi che vanno dalla street art 3D con artisti internazionali a creare varchi illusori verso il sottosuolo (12 – 14 maggio), alla rievocazione storica (7-10 settembre), alle narrazioni di Ert Fondazione Emilia Romagna Teatro (28 ottobre) che coniugano antiche e moderne abilità imprenditoriali da Mutina al Mef Museo Enzo Ferrari. Con il sostegno di Fondazione Cassa di risparmio di Modena. www.mutinasplendidissima.it

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2 . Regium Lepidi

Reggio Emilia è l’unica città della regione che conservi nel proprio nome il ricordo del suo fondatore, il console Marco Emilio Lepido, eponimo anche della via Aemilia. Nel 2017 e 2018 i Musei Civici e la Soprintendenza, prendendo il via dalle recenti scoperte archeologiche in città, propongono un articolato programma di mostre ed eventi destinati a valorizzare i primordi del fenomeno urbano in Emilia. La mostra “Lo Scavo in Piazza. Una casa, una strada, una città” (8 aprile 2017 – 31 agosto 2017) documenta la storia di un quartiere suburbano, alla luce degli scavi archeologici in piazza Vittoria, mentre “La buona strada. Regium Lepidi e la via Aemilia” (23 novembre 2017 – 8 aprile 2018), documenta la fortuna della strada dagli antefatti in età preromana sino al Medioevo e riporta l’attenzione sulla figura del costruttore, il console Marco Emilio Lepido. Ricostruzioni di mezzi di trasporto e apparecchiature all’avanguardia come i caschi Oculus Rift, le postazioni olografiche di Z-space, le proiezioni 3D di Dreamoc, i QR code consentiranno di conoscere meglio l’antica Regium Lepidi.
www.musei.re.it

3. Parma 2.200

Numerosi sono gli eventi che la Città di Parma ha ideato per i 2200 anni lungo la via Emilia. Tra questi, il ciclo di conferenze e visite guidate “Fondazione Città di Parma 183 A.C.” sulle tracce della Parma romana, gli incontri de “Il Battistero si svela”, dedicati a uno dei monumenti simbolo della città, le esposizioni, come “Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana”, che ripercorrerà le origini della cultura alimentare parmense, o “Alla scoperta della Cisa Romana” che riporterà gli esiti della ricerca archeologica sulla sella del Monte Valoria.
Arricchiscono il programma il concorso tematico per giovani illustratori, i percorsi “Parma Sotterranea” alla scoperta della città nascosta tra l’età romana e il Novecento, la creazione di “Aemilia 187 a.C”., un nuovo spazio pubblico museale nell’area del Ponte Ghiaia, la “Festa della storia” incentrato sui 2200 anni della fondazione cittadina e un importante convegno scientifico internazionale.
www.comune.parma.it/parma2200

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Particolare del fregio con corteo di animali e mostri marini riferibile a un monumento funerario, I secolo d.C. necropoli orientale di Mutina, via Emilia Est (C) Comune di Modena

4 . A Bologna il Medioevo svelato

Bologna, antica colonia latina lungo la Via Aemilia, ospita al Museo Civico Medievale la mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia” (dal 24 novembre 2017 al 2 aprile 2018), che consente di viaggiare nel tempo per quasi un Millennio (dal V secolo agli inizi del Trecento) in una regione in cui ancora oggi sono profondamente radicati i confini fisici e gastronomici tra Emilia longobarda e Romagna bizantina (Ravenna).
Il racconto si dipana dalle trasformazioni delle città tardoantiche all’evoluzione degli insediamenti rurali, evidenziando il potere dei nuovi ceti dirigenti (Goti, Bizantini e Longobardi) attraverso la ritualità funeraria. Dopo un’istantanea sulle città nell’alto Medioevo, profondamente ridimensionate rispetto alla vitalità dei secoli precedenti, e contrapposte al dinamismo dei nuovi empori commerciali (Comacchio-FE), lo sguardo si allarga alla riorganizzazione delle campagne (villaggi, castelli, borghi franchi, pievi e monasteri). La narrazione termina ciclicamente con la rinascita delle città, studiate nella nuova fase di età comunale. La mostra è curata da Sauro Gelichi (Professore Ordinario di Archeologia Medievale, Dipartimento Studi Umanistici, Università Ca’ Foscari Venezia) e Luigi Malnati (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara).

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

MOSTRE / “Papiri e antichi reperti”: a Bagno a Ripoli l’Egitto di Santa Caterina d’Alessandria

42. PSI inv. 2488Bagno a Ripoli (Fi), 4 aprile 2017 – Antichi papiri, opere letterarie, lettere private e documenti pubblici, lucerne, abiti e accessori femminili, giochi per bambini e strumenti musicali. In totale circa sessanta pezzi, risalenti al III-IV secolo d.C., che cercano di ricreare il contesto sociale, culturale e religioso il più vicino possibile a quello che si respirava nell’Egitto in cui visse la giovane martire Caterina di Alessandria.

È la suggestione da cui nasce “Santa Caterina d’Egitto – L’Egitto di Santa Caterina”, la mostra frutto della collaborazione tra il Comune di Bagno a Ripoli e l’Istituto Papirologico «G.Vitelli» dell’Università degli Studi di Firenze, prestigiosa istituzione che si occupa di recuperare, conservare e studiare il materiale papiraceo di epoca greco-romana. L’esposizione aprirà le porte la prima settimana di aprile all’Oratorio dedicato alla martire delle Ruote che sorge nella frazione di Ponte a Ema (via del Carota 31): l’inaugurazione è in programma venerdì 7 aprile alle 17, mentre sabato 8 avrà luogo l’apertura ufficiale al pubblico che proseguirà fino all’11 giugno (giovedì-domenica ore 10-18.30; mercoledì ore 14-18.30).

A fornire l’intuizione per questa preziosa mostra che consente al pubblico di vedere papiri e reperti di inestimabile valore storico e documentario, sono stati i dipinti trecenteschi che affrescano la Cappella dell’Oratorio di Santa Caterina. Realizzati da artisti di fama come Maestro di Barberino, Pietro Nelli e Spinello Aretino, che nella seconda metà del XIV secolo vennero chiamati ad abbellire abside e campata dalla famiglia Alberti, proprietaria dell’Oratorio, gli affreschi riportano gli episodi legati alla vita della giovane martire egiziana, come la discussione con i saggi pagani, le nozze mistiche, la Passione, il supplizio delle ruote.

Descrivono, però, un Egitto distante da quello del III-IV secolo d.C., età in cui si presume abbia vissuto santa Caterina. Da qui, l’idea della curatrice della mostra, la ricercatrice dell’Istituto Papirologico Simona Russo, di riunire reperti archeologici e documenti per mostrare, con una minuziosa e accurata ricostruzione filologica, l’Egitto all’epoca della martire, e offrire una visione del panorama culturale e sociale a lei coevo, rendendo più “tangibili” le immagini degli affreschi dell’Oratorio.

I circa sessanta pezzi in esposizione, di cui circa la metà sono papiri, provengono dall’Egitto, risalgono per la maggior parte al III-IV secolo d.C. e appartengono prevalentemente all’Istituto Papirologico. Ci sono però tre preziose eccezioni: due papiri provengono dalla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, mentre il terzo appartiene alla Biblioteca Apostolica Vaticana che ha eccezionalmente concesso questa “trasferta”. Il materiale papiraceo, che raccoglie testi sia pubblici che privati, scambi epistolari e disegni, tramanda e rende vivi i grandi avvenimenti della storia che fanno da sfondo alla vita di santa Caterina, come il tentativo imperiale di limitare la diffusione del Cristianesimo, le trasformazioni della civiltà pagana, le interazioni e i conflitti tra modi molto diversi di intendere l’umano e il divino. Accanto ai papiri, saranno esposti frammenti di abiti, reperti archeologici, oggetti di vita quotidiana restituiti dalle sabbie egiziane per ricostruire le occasioni di svago, le vesti che la santa indossava, il suo percorso scolastico e persino le sue preferenze alimentari.

“L’esposizione – spiegano la curatrice Simona Russo e la direttrice dell’Istituto Papirologico Daniela Manetti – darà vita a un percorso tridimensionale, dove la parola scritta prende forma nell’oggetto materiale esposto, dove i testi e i reperti, affiancati dalle immagini degli affreschi trecenteschi, guideranno i visitatori in un viaggio in cui storia e leggenda si fondono”.

Accompagna l’esposizione una serie di eventi collaterali, tra conferenze, spettacoli e una particolare visita “fotografica” della mostra insieme alla comunità di Instragramer fiorentini. Di seguito il calendario:

7 maggio, ore 10.30
Instameet
Raduno degli Instagramers organizzato in collaborazione con Igers Firenze

13 maggio, ore 21.30
Odissea , spettacolo di e con Gianluigi Tosto
Prima dello spettacolo Opera Catering organizza “Opera in Tapas”, apericena servita con degustazione tapas

25 maggio, ore 20
Aegyptia Cena a cura di Opera Catering

11 giugno, ore 10.30
Papiri e storia dei testi greci, conferenza a cura del prof. Luciano Canfora
A seguito della conferenza Opera Catering organizza “Opera in Brunch”, brunch a buffet

Informazioni più dettagliate sulla mostra e sugli eventi saranno a breve disponibili sul sito del Comune di Bagno a Ripoli e dell’Istituto papirologico “Girolamo Vitelli”, ai seguenti indirizzi:

www.comune.bagno-a-ripoli.fi.it
www.istitutopapirologico.unifi.it

L’inaugurazione ufficiale della mostra “Santa Caterina d’Egitto L’Egitto di Santa Caterina”si svolgerà venerdì 7 aprile alle 17 presso l’Oratorio di Santa Caterina delle Ruote in località Ponte a Ema a Bagno a Ripoli.

MOSTRE / Presentata “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, da agosto a Pavia, Napoli e in Russia

unnamedPAVIA – L’hanno annunciata come la più importante mostra mai realizzata sui Longobardi e sarà ospitata in tre sedi: Pavia, Napoli e San Pietroburgo. L’accordo di partnership tra i Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia e il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli è stato siglato oggi. Ed ora è ufficiale: dal prossimo 26 agosto al Castello di Pavia, dal 15 dicembre al MANN di Napoli  e ad aprile 2018 al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo sarà esposta “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”. 

15 ANNI DI RICERCHE – Susanna Zatti direttrice dei Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia e Paolo Giulierini direttore del MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli hanno siglato questa mattina a Pavia – presenti il Sindaco della città lombarda Massimo Depaoli, l’Assessore alla Cultura Giacomo Galazzo e Maurizio Cecconi Segretario Generale di Ermitage Italia – l’atto ufficiale che definisce la collaborazione per la realizzazione di una mostra che, per gli studi scientifici svolti, l’analisi del contesto storico italiano e più ampiamente mediterraneo ed europeo, per i materiali esposti, quasi totalmente inediti, e per le modalità espositive, definiscono  “epocale” .

Si tratta del punto di arrivo di oltre 15 anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche su siti e necropoli altomedievali, frutto del rinnovato interesse per un periodo cruciale della storia Italiana ed europea.

Con l’appoggio scientifico e la collaborazione fattiva del Mibact, la mostra – che a Pavia rientra nel progetto Cult City della Regione Lombardia – si presenta come un vero evento già nei numeri.

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Orecchino oro e smalti Napoli, Museo Archeologico Nazionale

OLTRE 300 OPERE ESPOSTE – Oltre 300 le opere esposte; più di 100 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira, 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra, 58 i corredi funerari esposti integralmente, 17 i video originali e le installazioni multimediali (touch screen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); 4 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a Istituzioni diverse, aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario; centinaia i materiali dei depositi del MANN vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

“ Per il MANN un’altra grande sfida culturale” – ha dichiarato Paolo Giuilierini il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli in occasione della firma.  Proporre al Museo Archeologico di Napoli, emblema della classicità, la vicenda e la storia di un popolo che tradizionalmente fu ritenuto barbaro, contribuisce da una parte a far comprendere la visione, spesso distorta e filoromana della storia ma, sopratutto, che ora come allora dalla diversità culturale si originano nuove forme di civiltà, capaci di far fronte agli scenari che si avvicendano nel tempo. Questa mostra ha il merito, tra i tanti, di enfatizzare tre parole chiave oggi estremamente cruciali: Europa, Mediterraneo, dialogo tra Italia settentrionale e Meridione. Non si può chiedere di più, in termini di attualità, ad una rilettura scientifica ed espositiva dei Longobardi”.

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Pluteo con agnello marmo Pavia, Museo Civici

Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano e con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky, la mostra organizzata da Villaggio Globale International consentirà – a differenza di precedenti eventi – di dare una visione complessiva e di ampio respiro (dalla metà del VI secolo, dalla presenza gotica in Italia,alla fine del I millennio) del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano: una terra divenuta crocevia strategico tra Occidente e Oriente, un tempo cuore dell’Impero Romano e ora sede della Cristianità, ponte tra Mediterraneo e Nord Europa.

Frutto di una “coproduzione” tra Pavia, capitale del Regno longobardo, e Napoli città bizantina ma punto di riferimento economico e culturale del Ducato di Benevento, “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” ricostruisce dunque le grandi sfide economiche e sociali affrontate dai Longobardi e riflette sulle relazioni e sulle mediazioni culturali che dominarono quei secoli di guerre e scontri, alleanze strategiche e grandi personalità.

Il Ducato di Benevento, rimasto in vita come stato indipendente sin oltre la metà dell’XI secolo, non solo conservò memoria e retaggio del Regno di Pavia abbattuto da Carlo Magno nel 774, ma elaborò un proprio originale ruolo di cinghia di trasmissione fra le culture mediterranee e l’Europa occidentale.  Parlarne oggi, in una fase di cambiamenti altrettanto marcati come quelli che si verificarono nell’Italia longobarda, significa per i curatori sperimentare la possibilità di costruire una visione “dal Mediterraneo” all’intera Europa, e mostrare una prospettiva del nostro continente in cui i legami fra le aree transalpine e quelle meridionali appaiano assai più equilibrati e dialoganti di quanto molta storiografia non abbia da sempre teso a rappresentare.

Il carattere internazionale dell’evento, promosso insieme ad uno dei più prestigiosi musei al mondo, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, e presentato – dopo Pavia e Napoli – nel 2018 in Russia, dove per la prima volta verranno accesi i riflettori sulla civiltà longobarda, è il segnale più concreto della consapevolezza che gli incroci di civiltà risultano sempre più evidenti e ineludibili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

ARCHEOLOGIA / Due convegni internazionali per far luce sull’età medio-repubblicana a Roma (5-7 aprile) e nel Lazio (7-9 giugno)

4ROMA –  Da una collaborazione tra Soprintendenze, Università e British School at Rome nasce l’idea di due Convegni Internazionali che intendono far luce sull’età medio-repubblicana a Roma (5-7 aprile) e nel Lazio (7-9 giugno).

PRIMO CONVEGNO – Il Convegno “Roma Medio Repubblicana: dalla conquista di Veio alla battaglia di Zama” costituisce una nuova sintesi dei risultati della ricerca storico-archeologica. L’età medio-repubblicana (IV-III sec.a.C.) rappresenta uno dei periodi cruciali nella storia di Roma e del Lazio, ma anche uno dei meno conosciuti. Dopo oltre quarant’anni dalla prima sintesi del 1973, compiuta con la mostra Roma medio repubblicana e rimasta praticamente isolata, il convegno di aprile “Roma Medio Repubblicana: dalla conquista di Veio alla battaglia di Zama”  offrirà il quadro dei risultati della ricerca archeologica e degli studi che, partendo dalle fonti e dalle istituzioni della Res publica giunge alla definizione degli spazi sacri e civili,  a illustrare le forme della produzione, dei consumi e degli scambi commerciali di Roma tra IV e III sec.a.C. L’azione di tutela della Soprintendenza e la ricerca sul territorio ricompongono il mosaico della storia di Roma e del Lazio in una fase di notevoli mutamenti storici, politici, economici e insediamentali.

 

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SECONDO CONVEGNO – Il programma del secondo convegno, che si terrà dal 7 al 9 giugno e sarà dedicato a “Oltre Roma Medio Repubblicana: il Lazio tra i Galli e la battaglia di Zama”, sarà reso noto a breve.

 


INFORMAZIONI
5 aprile: Sapienza Università di Roma – Odeion
6-7 aprile 2017: British School at Rome

Accademia Britannica – The British School at Rome
Via Antonio Gramsci, 61
Tel. +39 06-3264939
Sito web
Email: brs.dir@britac.ac.uk

CONFERENZE / I Brettii: storia, cultura, evidenze archeologiche

1COSENZA – Sabato 1 aprile 2017, alle ore 17.00, a Cassano allo Ionio (Cosenza), presso la Sala convegni del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, diretto da Adele Bonofiglio, si terrà un incontro sul tema I BRETTII – STORIA, CULTURA, EVIDENZE ARCHEOLOGICHE.  All’iniziativa, indetta dalla “Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali” (SIPBC Onlus) Sezione Calabria “Luigi De Luca” con il patrocinio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e la collaborazione del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, parteciperanno:

  • Adele Bonofiglio, direttore Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, che relazionerà su “Note sul percorso espositivo del Museo Archeologico di Sibari”;
  • Carmine Gesualdo, comandante Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Cosenza;
  • Franco Liguori, presidente SIPBC Onlus Calabria;
  • Gian Piero Givigliano, docente Università della Calabria, “Identità e vicende storiche dei Brettii attraverso le fonti letterarie”
  • Armando Taliano Grasso, docente Università della Calabria, “Città fortificate brettie tra Thuri e Kroton”
  • Maria Cerzoso, direttore Museo dei Brettii e degli Enotri, “Cosenza, metropoli dei Brettii”

Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide afferisce al Polo Museale della Calabria diretto da Angela Acordon.


Informazioni

I BRETTII – STORIA, CULTURA, EVIDENZE ARCHEOLOGICHE
Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide
Sala convegni
Cassano allo Ionio (Cosenza)
1 aprile 2017 – Ore 17.00
Tel.: 0984 795639
pm-cal.ufficiostampa@beniculturali.it

NOVITA’ EDITORIALI / UN NUOVO SPECIALE SUI GRANDI IMPERATORI IN EDICOLA

ImperatoriIl nuovo speciale monografico in edicola, pubblicato da Sprea Editori, è dedicato ai Grandi Imperatori, uomini che governando popoli e nazioni dall’Antichità all’Età moderna hanno fatto la Storia. La pubblicazione ne ripercorre le affascinanti vicende raccontando, con uno stile narrativo efficace ma sempre con rigore storico, non solo le imprese, ma anche gli aneddoti, le curiosità e l’eredità.

I testi sono curati da vari autori:  Elena Percivaldi (storica medievista, autrice Newton Compton e collaboratrice di riviste come Medioevo, BBC History Italia, Conoscere la Storia, Storie di Guerre e Guerrieri),  gli scrittori Andrea Accorsi e Daniela Ferro (autori Newton Compton), Massimiliano Griner (storico, scrittore e autore televisivo), Mirko Molteni (autore di numerosi volumi di storia militare pubblicati da Odoya).
La pubblicazione – 130 pagine interamente illustrate a colori – è distribuita in tutte le edicole al costo di euro 9,90.  Disponibile anche in versione digitale a soli euro 4,90.

MOSTRE / All’Ara Pacis la grande mostra “Spartaco. Schiavi e padroni a Roma” (FOTO)

ROMA –  Il più grande sistema schiavistico che la storia abbia mai conosciuto è quello di Roma antica. Un’intera economia era basata sullo sfruttamento di una “merce” cara e redditizia quanto deperibile: l’essere umano. La società, l’economia e l’organizzazione dell’antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi così avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà, diritti e proprietà. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza tra i 6 e i 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

È questo l’argomento che si propone di esplorare la mostra Spartaco. Schiavi e padroni a Roma, presentata stamani e ospitata dal Museo dell’Ara Pacis da domani 31 marzo al 17 settembre 2017, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

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Collare da schiavo,Roma, P.co Archeologico di Ostia

L’esposizione è ideata da Claudio Parisi Presicce e Orietta Rossini. La curatela scientifica è di Claudio Parisi Presicce, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo. Ideazione, regia e curatela dell’allestimento visivo e sonoro sono di Roberto Andò, Giovanni Carluccio, Angelo Pasquini, Luca Scarzella e Hubert Westkemper. La curatela della sezione fotografica è di Alessandra Mauro. Produzione audio e video sono a cura di NEO narrative environment operas.

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Lettera di Maximus (Tegola iscritta), Madrid, Museo Arquelogico Nacional

Grazie a un team di archeologi, scenografi, registi e architetti la mostra restituisce la complessità del mondo degli schiavi nell’antica Roma a partire dall’ultima grande rivolta guidata da Spartaco tra il 73 e il 71 a.C. Divenuto gladiatore, Spartaco fu protagonista della celebre ribellione della scuola di gladiatori di Capua. Raccolse intorno a sé una moltitudine di schiavi, ma anche di poveri e di disperati, che trasformò in un vero esercito, tenendo testa per ben tre anni all’esercito romano. Terrorizzò Roma e il suo establishment, che gli inviò contro le legioni di Crasso, quelle di Pompeo e quelle di Lucullo. Finalmente fu sconfitto e cadde combattendo in armi. Il suo corpo non fu mai trovato, ma 6000 dei suoi compagni di ribellione furono crocefissi sulla via Appia, lungo tutta la strada tra Roma e Capua.

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Soprintendenza Archeologica Pompei – foto di scavo dell’edificio B di Moregine – rinvenimento di vittime

I diversi ambiti della schiavitù ai tempi di Spartaco sono raccontati attraverso 11 sezioni che raccolgono circa 250 reperti archeologici affiancati da una selezione di 10 fotografie. Le opere sono inserite in un racconto immersivo composto da installazioni audio e video che riportano in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico. Chiudono il percorso i contributi forniti dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, International Labour Organization), Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell’eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù legate al mondo del lavoro.

I reperti archeologici provengono da 5 musei della Sovrintendenza Capitolina, da molti musei italiani (Museo Civico di Castel Nuovo – Maschio Angioino, Napoli; Fondazione Brescia Musei – Museo di Santa Giulia; Museo Archeologico dei Campi Flegrei, Baia (NA); Museo Archeologico Nazionale, Napoli; Servizio Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali di Messina;Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli; Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo; Soprintendenza Archeologica di Pompei; Gallerie Estensi,Modena; Accademia di S. Luca, Roma e alcuni importanti musei stranieri (Musei Vaticani; Galleria Tretyakov, Mosca; Museo del Louvre, Parigi; Museo Archeologico Nazionale, Madrid;Museo Romano – Germanico, Colonia).

Le 10 fotografie – di Lewis Hine, Philip Jones Griffith, Patrick Zachmann, Gordon Parks, Fulvio Roiter, Francesco Cocco, Peter Magubane, Mark Peterson, Selvaprakash Lakshmanan – che affiancano il percorso espositivo, rappresentano altrettante forti denunce visive, realizzate da maestri della fotografia di documentazione, che in tempi recenti hanno voluto osservare con il proprio sguardo e la propria macchina fotografica alcune forme di schiavismo dell’epoca post-industriale e contemporanea. Ancora oggi, infatti, sono circa 21 milioni gli esseri umani che, secondo stime ufficiali, possono essere definiti vittime della new slavery.

LE SEZIONI

Benché la schiavitù sia esistita da tempi remoti in tutte le civiltà, sono stati i romani a dare vita all’organizzazione di un sistema schiavistico capillare sorto a seguito della conquista di intere popolazioni e territori immensi, che funzionarono come bacino di rifornimento di manodopera schiavile. Senza gli schiavi, motore silenzioso e quasi invisibile dell’impero, difficilmente si sarebbe sviluppato il latifondo a cultura intensiva, il commercio non avrebbe potuto distribuire merci su scala globale solcando numerose rotte, così come l’industria tessile, lefabbriche dei laterizi, la produzione industriale della ceramica e le imprese estrattive di cava e di miniera non avrebbero potuto far fronte ai consumi delle grandi concentrazioni urbane sorte intorno al Mediterraneo. Persino il settore divertimento e tempo libero – teatro, circo e terme – non avrebbe potuto sopravvivere senza una larga percentuale di lavoro schiavile.

Il percorso si snoda attraverso undici sezioni, a partire da Vincitori e vinti, in cui si racconta l’età delle conquiste e la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di vinti in ogni campagna militare; Il sangue di Spartaco, ossia la sconfitta a opera delle legioni di Crasso dei circa 70.000 ribelli guidati, appunto, da Spartaco, episodio che segna la fine sanguinosa delle guerre sociali e sancisce l’ineluttabilità dell’economia schiavile.

La terza sezione è dedicata al Mercato degli schiavi, fiorente in tutto il Mediterraneo e presente nella stessa Roma.

La condizione degli Schiavi domestici è l’argomento della quarta sezione che evidenzia il privilegio, rispetto agli addetti ai lavori pesanti, di chi condivideva quotidianamente la vita negli spazi domestici, godendo, talvolta, addirittura della stima e dell’affetto del padrone.

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Scene di lavoro in una fullonica (dalla Fullonica di Hypsaeus) – (particolare di uno degli affreschi), Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Nella quinta sezione, Schiavi nei campi, si tratta dell’agricoltura, contesto sicuramente più svantaggiato, per la fatica quotidiana, la presenza di un sorvegliante plenipotenziario e a volte per l’uso delle catene nei campi.

Ancora peggiore poteva essere la situazione delle schiave, esaminata nella sesta sezione Schiavitù femminile e sfruttamento sessuale, per le quali la prostituzione era così frequente da renderne necessaria la proibizione per legge. Ciò nonostante, talvolta le schiave-amanti potevano acquisire ruoli di rilievo nella vita familiare.

Esistevano poi i Mestieri da schiavi (settima sezione), alcuni dei quali conferivano ulteriore marchio di infamia, come le prostitute, i gladiatori, gli aurighi e gli attori. Accanto a questi, però, altri mestieri – oggi stimati, come quello del medico e del chirurgo – erano esercitati da schiavi, molto spesso greci, di particolare cultura e abilità.

L’ottava sezione è dedicata agli Schiavi bambini, del cui impiego nell’economia domestica padronale restano molte testimonianze archeologiche. Il loro numero cresce al termine delle grandi conquiste con l’aumento delle nascite tra gli schiavi che vivono stabilmente nelle case dei padroni.

La nona sezione, Schiavi nelle cave e miniere, descrive la condizione di lavoro e di vita cui erano costretti coloro che rifornivano di marmi e metalli preziosi la capitale e gli altri centri dell’impero.

La decima sezione, Una strada verso la libertà, è dedicata alla manumissio, vera e propria occasione offerta dal diritto romano agli schiavi più meritevoli e a quelli che erano riusciti, arricchendosi, a comprare la propria libertà. Si trattava comunque di una pratica diffusa e unica nella storia della schiavitù tanto che gli schiavi liberati, i liberti, potevano divenire a pieno titolo cittadini romani, con tutti i diritti connessi e poche limitazioni, che peraltro scomparivano per la generazione successiva. Con questa logica, paradossale, il sistema schiavistico romano metteva in moto un vero e proprio ascensore sociale su base, almeno teoricamente, meritocratica.

L’ultima sezione, Schiavitù e religione, esplora il rapporto della schiavitù con alcuni aspetti del culto ufficiale romano, per poi soffermarsi sugli effetti dell’affermazione del Cristianesimo in età costantiniana.


INFORMAZIONI

Spartaco. Schiavi e padroni a Roma
Museo dell’Ara Pacis. Lungotevere in Augusta, Roma
Apertura al pubblico 31 marzo – 17 settembre 2017
Orari: Tutti i giorni dalle ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
Biglietti Biglietto “solo mostra”: intero € 11, ridotto € 9; speciale scuola ad alunno € 4 (ingresso gratuito a un docente accompagnatore ogni 10 alunni); speciale Famiglie € 22 (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)
Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per non residenti a Roma: intero € 17, ridotto € 13
Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per residenti a Roma: intero € 16, ridotto € 12
WEB: www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it
Twitter: @museiincomune

ROMA / I Fori dopo i Fori: una mostra racconta la vita dell’area archeologica dopo l’Antichità (FOTO)

 

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Medaglione d’oro di fattura moderna con cammeo del III secolo dopo Cristo raffigurante una coppia di sposi (dal Tesoro di Via Alessandrina)

ROMA –  Gli scavi archeologici effettuati nell’area dei Fori Imperiali negli ultimi venticinque anni hanno portato alla luce una straordinaria quantità di dati e novità, che riguardano non solo le vicende di epoca antica di questa parte di Roma – sicuramente le più note – ma anche quelle di età medievale e moderna.
Mille anni di storia che la mostra “I Fori dopo i Fori” vuole illustrare in un viaggio a ritroso nel tempo, articolato in 4 sezioni, spaziando dalle trasformazioni dell’area dall’antichità ai diversi nuclei di abitato e piccole chiese già prima del fatidico Anno Mille, dalla nascita del Quartiere Alessandrino, fino alle demolizioni dell’epoca fascista e i successivi scavi del Grande Giubileo.  La mostra è ospitata nella suggestiva cornice dei Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali da domani, 30 marzo, al 10 settembre 2017.

A raccontare la vita quotidiana, insieme alle vicende dei luoghi e delle persone, anche illustri, che hanno dimorato in questa zona  sarà un’eccezionale varietà di  reperti (oltre 300), in alcuni casi unici, rinvenuti durante quegli scavi ed oggi finalmente presentati al grande pubblico.

La prima sezione è dedicata a “Gli oggetti della vita quotidiana” dove, tra gli oggetti d’uso comune si alternano vasi, ampolline, occhiali  e strumenti di artigiani (per realizzare, ad esempio, bottoni o pedine da gioco). “I vasai del Rinascimento” sono i protagonisti della seconda sezione: tra il XV e il XVI secolo l’area dei Fori fu scelta da diversi artigiani della ceramica. Qui, la fornace perfettamente conservata di  Giovanni Boni da Brescia invita a curiosare tra strumenti per infornare e forme mal cotte. Nella terza sezione riflettori accesi su “Gli abitanti famosi”, quei protagonisti celebri della vita culturale e artistica che hanno dimorato in questa zona. Come Giotto, Michelangelo, i Fontana, fino a Mario Mafai e Antonietta Raphaël.  Infine, la storia dei numerosi complessi religiosi nell’area si snoda attraverso “Chiese e conventi”: il racconto scorre attraverso l’esposizione di notevoli esempi di decorazione marmorea altomedievale provenienti dagli edifici più antichi, insieme a numerosi oggetti che ci raccontano la vita quotidiana delle comunità religiose ( rosari, spille e corredi per il cucito, usati dalle monache).

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Insegna di pellegrinaggio con San Nicola da Bari. XIII-XIV secolo, (dal Convento di Sant’Urbano ai Pantani)

Tra i ritrovamenti eccezionali: una rarissima placchetta di pellegrinaggio raffigurante San Nicola di Bari, due tesoretti di monete sotterrati e il celebre Tesoro di Via Alessandrina, ritrovato nei muri della casa di Francesco Martinetti, noto antiquario e falsario dell’Ottocento,  conservato nel Medagliere Capitolino e adesso in parte esposto.

VIAGGIO NEL TEMPO – Come in un viaggio a ritroso nel tempo, gli scavi archeologici hanno riportato alla luce ricchi depositi stratigrafici che si sono accumulati nel corso dei secoli al di sopra dei maestosi resti dei Fori. Qui, già prima del fatidico Anno Mille, erano sorti diversi nuclei di abitato e alcune piccole chiese. Il paesaggio urbano cambiò nuovamente alla fine del XVI secolo, quando nella zona furono avviate operazioni di bonifica dei terreni seguite dalla nascita di un tessuto urbano ordinato: il Quartiere Alessandrino, chiamato così dal soprannome del cardinal Michele Bonelli, che ne promosse la realizzazione. Negli Anni Trenta del secolo scorso il Quartiere, con le sue abitazioni e le sue chiese, fu raso al suolo per l’apertura di via dei Fori Imperiali e la “liberazione” delle strutture di epoca classica. Furono così cancellati, d’un colpo, secoli di storia, di vita, di arte.

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Forma in pietra per realizzare placchette o spille in materiale prezioso con figura di cavaliere. XIII secolo, (dall’area del Foro di Traiano)

LE SEZIONI –  Dopo una parte introduttiva sulle trasformazioni dell’area dei Fori Imperiali dall’antichità alle demolizioni dell’epoca fascista, fino agli scavi del Grande Giubileo, corredata da pannelli didattici e da un video con immagini storiche, inizia il percorso della mostra, sviluppato in 4 sezioni.

La prima, dedicata a Gli oggetti della vita quotidiana, si articola in diverse sottosezioni. In apertura è possibile ammirare una varietà di contenitori in ceramica la cui evoluzione, nella forma e nella decorazione, segue il gusto e la moda dei tempi. A seguire alcuni oggetti di grande interesse rinvenuti all’interno dei pozzi annessi alle abitazioni, tra cui una coppia di brocche del X secolo e una carrucola con il suo secchio, entrambi in legno, utilizzati per attingere acqua da un pozzo addossato alla chiesa di Sant’Urbano al Foro di Traiano e databili all’inizio del Cinquecento.

Particolarmente suggestivi sono due tesoretti, probabilmente sotterrati dai loro proprietari, rimasti anonimi: il più antico è stato rinvenuto nel Foro di Nerva e risale al XII-XIII secolo; l’altro, databile al 1550 circa, è stato ritrovato nell’area del Foro di Traiano, con le monete ancora nascoste dentro tre brocche in ceramica. Non mancano le testimonianze degli ultimi abitanti del Quartiere Alessandrino che, allontanati dalle loro case destinate alla demolizione, qui lasciarono, o persero, oggetti minuti come occhiali, bottoni, posate, rasoi e utensili, ritrovati negli strati più superficiali e nei riempimenti delle case rase al suolo.

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Denaro arcivescovile di Ravenna (dal 1232)

In una vetrina sono conservate memorie del lavoro del Medioevo: resti di ossami animali per realizzare bottoni o pedine da gioco e il raro frammento di uno stampo da orafo, risalente al Duecento e utilizzato per produrre placchette o fibbie in metallo, con la doppia immagine incisa, sui due lati, di un cavaliere e di una figura con tunica, forse un angelo.

Tra XV e XVI secolo almeno tre botteghe di vasai si insediarono nell’area del Foro di Traiano. All’ampio panorama produttivo di questa categoria è dedicata la seconda sezione della mostra: I vasai del Rinascimento.

Appartenevano a uno di questi artigiani – il cui nome è stato svelato dalle ricerche archivistiche: Giovanni Boni da Brescia – l’abitazione e la fornace per maioliche, ben conservate. Si tratta senz’altro di un ritrovamento eccezionale: lo studio della fornace e della gran quantità di scarti di fabbricazione – che Giovanni aveva sepolto in più punti dell’area e che gli archeologi hanno recuperato dopo cinque secoli – ha restituito numerosi dettagli sul percorso produttivo. Si può dunque curiosare tra strumenti per infornare e forme mal cotte o scartate insieme a prove di disegno su ceramiche non finite e a conti di bottega incisi o dipinti sui recipienti ancora freschi.

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Oliera in maiolica. XVI secolo (dalla bottega di un vasaio rinascimentale presso il Convento di Sant’Urbano ai Pantani)

La terza sezione propone una prospettiva inedita e curiosa per gli appassionati di arte e storia di Roma, spaziando sul tema de Gli abitanti famosi. Illustri protagonisti della vita culturale e artistica hanno prediletto questa zona e vi hanno fissato la propria residenza, abitando in dimore che le vicende urbanistiche dei tempi più recenti hanno cancellato.  Raccontati attraverso pannelli esplicativi e immagini, ecco alcuni di questi: Giotto presso Tor de’ Conti, Michelangelo e Giulio Romano a Macel de’ Corvi, i Longhi e Flaminio Ponzio su Via Alessandrina, i Fontana ancora su Via Alessandrina e presso la Colonna di Traiano, fino a Mario Mafai e Antonietta Raphaël, animatori della Scuola di Via Cavour nel loro attico di Palazzo Nicolini accanto – quasi a chiudere il cerchio – ancora a Tor de’ Conti. E, ancora, quest’area ospitava il giardino di antichità di Joahnn Goritz, prelato e raffinato intellettuale della Roma rinascimentale. A poca distanza, verso la fine del XVI secolo il cardinale Alessandrino fece realizzare la sua ricca residenza, oggi Palazzo Valentini. Ed è su Via Alessandrina che l’antiquario Francesco Martinetti dimorava: in fase di demolizione, nel 1933, gli operai rinvennero, nascosta in un muro della sua casa, una quantità straordinaria di monete e di gioielli antichi, il celebre Tesoro di Via Alessandrina, conservato nel Medagliere Capitolino e adesso in parte esposto nel Museo dei Fori Imperiali, eccezionalmente, proprio in occasione di questa mostra.

A chiusura del percorso, la storia dei numerosi complessi religiosi presenti nell’area: la quarta e ultima sezione è dedicata a Chiese e conventi. Il racconto scorre attraverso l’esposizione di notevoli esempi di decorazione marmorea altomedievale contrapposti alla semplicità delle ceramiche conventuali e degli oggetti di vita quotidiana ritrovati in corrispondenza degli edifici sacri.

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Denaro aureo di Prisco Attalo (409 d.C.)

Dal Complesso di Sant’Eufemia provengono, ad esempio, numerose medagliette devozionali, che un’ipotesi suggestiva propone di identificare in segni di riconoscimento applicati alle bambine lasciate nella ruota del Conservatorio delle Zitelle. Questo sorgeva annesso alla chiesa e arrivò a ospitare nel XVII secolo fino a 400 orfanelle: le zitelle, le piccole zite, come erano chiamate le bambine nel dialetto romano del tempo.

Dal giardino di Sant’Urbano proviene uno degli oggetti più particolari: una rarissima placchetta di pellegrinaggio raffigurante San Nicola di Bari (XII-XIV secolo). Qui sono state recuperate anche statuine di terracotta che, già nel Seicento e nel Settecento, impreziosivano i presepi delle religiose e oggetti di vita quotidiana come rosari, spille e corredi per il cucito, usati dalle monache.

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Spilla metallica in forma di insetto (età moderna)

Infine, esemplificativi della decorazione scultorea delle chiese più antiche della zona sono tre interessanti bassorilievi scolpiti con le decorazioni tipiche dell’epoca. A essi si affianca una lastra funeraria frammentaria di ignoto, del principio del XV secolo.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata da Claudio Parisi Presicce e Roberto Meneghini e curata da Roberto Meneghini e Nicoletta Bernacchio, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.


INFORMAZIONI
I Fori dopo i Fori.  La vita quotidiana nell’area dei Fori Imperiali dopo l’Antichità
Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
Via Quattro Novembre 94 – 00187 Roma
30 marzo – 10 settembre 2017
Orari: Tutti i giorni 9.30 – 19.30 (La biglietteria chiude un’ora prima)
www.mercatiditraiano.it

 

CONVEGNI / A Roma “Progetti di Ricerca e Indagini scientifiche in corso sulle Tombe dipinte di Tarquinia”

1ROMA – Mercoledì 29 marzo a Roma la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e l’Associazione Amici delle Tombe dipinte di Tarquinia dedicano una terza “Giornata di studi” alle tombe dipinte di Tarquinia, con particolare riguardo alla loro conservazione, manutenzione e valorizzazione. Nel 2016 è iniziata una preziosa collaborazione con il dipartimento di chimica dell’Università “La Sapienza” di Roma e con il dipartimento di Geologia dell’Università di Catania. Entrambe le Università hanno avviato importanti indagini, collegate anche a tesi di laurea, sulla tecnica di esecuzione dei dipinti delle tombe. Un gruppo di lavoro pieno di potenzialità che potrebbe portare a nuove scoperte e nuove conferme che da tempo vengono cercate. Altre indagini sono in corso da parte dei biologi dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro sulle problematiche legate all’inquinamento microbiologico delle tombe e al controllo degli apparati radicali della vegetazione spontanea del terreno. Ma anche altri progetti e indagini contribuiscono ad arricchire la “giornata di studi” sulle tombe dipinte di Tarquinia che si annuncia estremamente interessante.


Informazioni e prenotazioni:

III Giornata di Studi
Progetti di Ricerca e Indagini scientifiche in corso sulle Tombe dipinte di Tarquinia
Mercoledì 29 marzo 2017 ore 9,30-17,00
Palazzo Patrizi Clementi, Sala delle Colonne Doriche
Via Cavalletti, 2 – Roma
Soprintendenza: sabap-rm-met.comunicazione@beniculturali.it