MOSTRE / Firenze rivive l’assedio del 1530 con i disegni di Michelangelo

FIRENZE – Il 12 agosto del 1530 Firenze assediata capitolava, arrendendosi alle truppe imperiali. Aveva resistito per dieci lunghi mesi, anche grazie ai bastioni apprestati da Michelangelo sulla collina di San Miniato, centro nevralgico della difesa della città repubblicana. Una drammatica storia che rivive nella mostra Michelangelo e l’assedio di Firenze  (1529-1530) che apre i battenti a Firenze, presso Casa Buonarroti, dal 21 giugno al 10 ottobre 2017.

Fin dall’estate-autunno del 1528 l’artista era stato chiamato, per la sua esperienza di architetto militare, a fornire pareri e progetti per ammodernare le fortificazioni fiorentine e renderle atte a resistere all’impatto devastante delle artiglierie imperiali; ma all’inizio di aprile del 1529 fu nominato dai Dieci di Balia “generale governatore et procuratore” delle opere di fortificazione per la durata di un anno, con una scelta che riconosceva in lui una indubbia competenza accompagnata da una sicura fede repubblicana.

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Michelangelo Studio di fortificazione per il Prato di Ognissanti matita rossa, penna e acquerello marrone (recto), matita rossa, penna e acquerello marrone, mm 410 x 568 Firenze, Fondazione Casa Buonarroti, inv. 13 A recto e verso

A testimonianza suprema di questa sua attività restano i venti disegni conservati in Casa Buonarroti, databili agli anni 1528-1529, con progetti di fortificazioni tesi a rinforzare e ammodernare le Porte alla Giustizia e al Prato d’Ognissanti, e altri settori delle mura. I fogli, “carichi d’avvampante furore e dirompente energia” secondo la felice definizione di Carlo Giulio Argan, “sono soltanto planimetrie, ma non vanno considerati come studi preparatori in vista di una futura costruzione”. Non lo furono che in minima parte, per la spesa che comportavano e la mancanza di tempo a disposizione. Nell’estate-autunno del 1529 si preferì ripiegare su fortificazioni effimere ma efficaci come i bastioni che sorsero nei punti deboli della cinta muraria trecentesca. Da questo gruppo di studi unico al mondo si prende l’avvio con la prima sezione della mostra, per dimostrare la posizione del Buonarroti e di altri artisti ‘repubblicani’, in un inusitato clima di mobilitazione e di impegno civile e religioso, attestato dall’esposizione di documenti, libri, dipinti, disegni, monete e medaglie. Se ne trae la vera immagine della seconda repubblica fiorentina, pronta, con la protezione di Cristo re, all’estremo sacrificio in difesa della “dolce libertà”, che si rifaceva allo spirito della prima (1494-1512), trovando tra l’altro un supporto ideologico negli scritti di fra Girolamo Savonarola, che ne era stato uno degli ispiratori, e che era morto come un martire, nel 1498.

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Andrea del Sarto Studio di soldato appeso per la gamba destra matita rossa, mm 245 x 118 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 330 F

La seconda sezione della mostra è dedicata ai combattenti di entrambe le parti: i mercenari al soldo di Firenze, come i capitani traditori ritratti impiccati in effigie per un piede, presenti in disegni di Andrea del Sarto provenienti dagli Uffizi; e i giovani della Milizia e Ordinanza fiorentina che si distinsero invece per il loro valore nella difesa delle libertà repubblicane, ripresi con le loro armi dal Pontormo e dal Sarto. A dar conto di come si combatteva nel primo trentennio del Cinquecento, troviamo fra gli oggetti più tipici e interessanti la spada col fodero, detta Katzbalger, dei Lanzichenecchi, presenti anche in un’incisione del tempo, un corsaletto da cavallo leggero, uno splendido spadone a due mani.

L’ultima sezione è dedicata al connubio fra arte e fede e, in particolare, al Savonarola e alla pittura di soggetto religioso che vide la luce durante l’assedio. Si trattò di opere, tutte presenti in mostra, come la cosiddetta Sacra Famiglia Medici di Andrea del Sarto, o come la Madonna col Bambino e San Giovannino, eseguita forse dal Pontormo per il “Rossino muratore” che gli aveva costruito la casa in quei tempi difficili e procellosi. Lo stesso artista dipinse per le donne dello Spedale degli Innocenti una tavola col Martirio dei Diecimila. Attraverso documenti e testimonianze di vario genere, la mostra consente ai visitatori di tornare al passato, all’assedio e alla storia di una difesa valorosa, ma senza speranza, che si concluse con la caduta della Repubblica e con il ritorno dei Medici al potere.


INFORMAZIONI
Michelangelo e l’assedio di Firenze  
(1529-1530)
a cura di Alessandro Cecchi
Firenze, Casa Buonarroti, 21 giugno-10 ottobre 2017

Biglietto d’ingresso
€ 6.50 intero; € 4.50 gruppi e scuole secondarie di secondo grado
€ 3.00 scuole primarie e secondarie di primo grado

Orario di apertura della mostra e del museo
10.00-17.00; chiuso il martedì; su prenotazione, aperture straordinarie fuori orario per gruppi

informazioni
Casa Buonarroti, via Ghibellina, 70, Firenze, tel +39 055 241 752; fax + 39 055 241 698
fond@casabuonarroti.it
www.casabuonarroti.it

ARCHEOLOGIA / Scavi a Pompei, nuova luce sul Foro e i Santuari

nuovi scavi (4)NAPOLI –  Pompei e la ricerca: nuovi tasselli per la storia di Pompei emergono attraverso studi e ricerche negli spazi pubblici e nei luoghi di culto della città antica. Dalla primavera di quest’anno sono iniziati i nuovi cantieri di scavo che stanno interessando ben 8 aree di indagine all’interno del perimetro del sito, oltre al cantiere di scavo nel suburbio meridionale.

Si tratta, comunica il Parco Archeologico di Pompei, del Foro, dell’Insula Occidentalis, della Torre di Mercurio con le mura antiche, della  Schola Armaturarum  e delle aree sacre del Santuario di Apollo, del Foro Triangolare, del Tempio di Iside e del Santuario extraurbano del Fondo Iozzino. Di particolare rilievo nei luoghi di culto, le ricerche finalizzate a ricostruire l’aspetto del sacro e l’urbanistica della Pompei più antica.

La presenza di aree transennate che il pubblico incontrerà, sarà dunque connessa a tali interventi che prevederanno, in talune occasioni, l’illustrazione da parte degli archeologi delle attività svolte.

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In attesa del grande cantiere che interesserà tutti i fronti di scavo, oggetto di consolidamento e che vedrà il dissotterramento di un’intera porzione di area sepolta della Regio V, le indagini  in corso stanno portando alla luce dati significativi per la conoscenza della città antica, e che risultano altresì indispensabili per la definizione di nuove strategie di conservazione e valorizzazione.

Tre i cantieri già avviati da metà marzo/aprile: l’Insula Occidentalis, la Torre di Mercurio e le relative mura, il Santuario del Fondo Iozzino.

L’Insula  Occidentalis corrisponde al settore ovest di Pompei, compreso tra Porta Ercolano e Porta Marina. L’area  di indagine si  concentra  nella zona  della  Regio VI, in  corrispondenza della cosiddetta Casa del Leone. Dalle prime indagini si è potuta confermare la presenza di un portico di considerevoli dimensioni posto all’esterno della linea delle mura, in relazione alla Casa del Leone, già indagato in età borbonica, del quale si erano perse le tracce, in quanto parzialmente nascosto anche dal cumulo borbonico, nonché ambienti mosaicati mai esplorati. Tale scoperta fornisce nuovi elementi alla definizione del progetto urbanistico che caratterizzava questo versante della città con un sistema di case-villa a ridosso della cinta muraria, in posizione panoramica verso il mare. Le indagini sono finalizzate anche a individuare un accesso idoneo al museo di reperti organici di prossima realizzazione.

Le antiche mura nei pressi della Torre di Mercurio. In quest’area sono stati riaperti due saggi già condotti nel 1927-29  da Amedeo Maiuri, allo scopo di sondare le fasi più antiche della fortificazione della città e il suo impianto urbanistico. Particolarmente interessanti sono le tracce dei solchi delle macchine da guerra utilizzate per difesa durante l’attacco di Silla dell’89 a.C., emerse lungo il camminamento di ronda. Mentre nel luogo dell’altro saggio è venuta alla luce la fondazione della cortina a lastre di calcare di impianto greco.

Nel suburbio di Pompei, nel pieno centro della città moderna, sono riprese le indagini archeologiche nel Santuario del Fondo Iozzino. L’area, un tempo cava di estrazione del lapillo di proprietà Iozzino, indagata a più riprese a partire dal 1960, ha visto dal 2014 l’avvio  di una ricerca approfondita e continuativa che ha  portato alla scoperta  di una ricca messe di offerte votive, con testimonianze epigrafiche in lingua etrusca che  hanno  gettato  nuova  luce  sulla  Pompei  arcaica,  restituendo  quello  che  al  momento  è  il  più  ricco repertorio di iscrizioni etrusche della Campania.

Da pochi giorni sono inoltre partiti i cantieri nei principali luoghi di culto all’interno di Pompei: il Santuario di Apollo, il Tempio di Iside e il Foro Triangolare. Lo studio degli spazi sacri,  grazie ad un accordo stipulato dal Parco Archeologico di Pompei con un gruppo di Università e Istituzioni, sta consentendo una lettura nuova circa l’ utilizzo di questi spazi  e le forme di frequentazione rituale in periodo arcaico e nella successiva epoca romana.

Il Santuario  di Apollo, già alla quarta campagna di scavo condotta in collaborazione con l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, si affianca in parallelo alle ricerche che con l’Università Federico II si stanno conducendo presso il Santuario di Atena nel Foro Triangolare. Già nelle precedenti campagne era emerso un tratto di strada, presente per tutto il periodo arcaico fino a quello ellenistico, di cui si era da sempre ignorata l’esistenza in quanto scomparso nel periodo di monumentalizzazione dell’area del Foro. L’attuale scavo, invece,  interesserà l’area centrale del tempio, ovvero gli spazi rituali attorno all’altare. Gli studi condotti finora hanno già fornito sorprendenti elementi relativi ai momenti rituali che dal Santuario si estendevano al Foro con l’organizzazione dei giochi in onore di Apollo.

Al Foro Triangolare gli scavi si stanno concentrando in punti diversi dell’area sacra, nell’Heroon (luogo sacro di sepoltura di Ercole, mitico fondatore della città) e all’interno del portico occidentale. A ridosso di quest’area già indagata, le nuove ricerche hanno portato alla luce un grande pozzo ovale, profondo circa 4,5 m, comunicante con una cisterna  coperta da una volta a botte. Numerosissimi gli ex-voto rinvenuti nell’area, tra i quali una miriade di vasetti miniaturistici offerti alla dea Atena che qui presiedeva ai passaggi di status di fanciulle e fanciulli pompeiani.

Il Santuario di Iside, fu l’unico tempio interamente ricostruito dopo il terremoto del 62 d.C. e come tale, nella sua interezza, si restituiva  agli scavatori  del XVIII secolo, fornendo un modello chiaro dello spazio rituale di un tempio antico.

Anche il Foro è oggetto di campagne di scavo condotte in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, che sta concentrando le ricerche sul Capitolium (Tempio di Giove) per approfondire la storia urbana di Pompei in relazione alle trasformazioni dell’area del Foro a seguito della sua monumentalizzazione nel corso del tempo. I dati appena emersi gettano luce sul cuore della Pompei pre-romana.

E non ultima, la Schola Armaturarum che, a poco più di 100 anni dalla sua scoperta, torna ad essere scavata.  Il suo carattere pubblico militare fu fin dall’inizio chiaro per via delle grandi dimensioni e della sua decorazione ( i trofei all’ingresso, poi danneggiati dal bombardamento del 1943, e le figure alate e armate che decorano le pareti). Tuttavia la sua esatta destinazione, deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana, continua a non essere chiara. Lo scavo degli ambienti retrostanti ha come obiettivo quello di  chiarire tali aspetti.

“Le attività di studio e ricerca archeologica – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna – costituiscono la base imprescindibile delle attività di tutela e valorizzazione, in quanto solo la conoscenza approfondita del contesto archeologico può garantirne la corretta salvaguardia nel tempo. Gli scavi in corso si concluderanno entro l’estate e i numerosissimi reperti rinvenuti  saranno esposti all’Antiquarium al termine delle mostre temporanee attualmente in corso”.

Info: www.pompeiisites.org

MOSTRE / “Bellezza ritrovata”: a Roma i capolavori recuperati da furti, guerre e terremoti

unnamedROMA –  Le nostre bellezze artistiche sono continuamente sottoposte a furti, vandalismi e danneggiamenti dovuti a eventi naturali disastrosi ma anche alla mano dell’uomo. L’arte negata, mortificata e distrutta da guerre, furti e catastrofi come i terremoti, può tuttavia rinascere dalle macerie come la fenice, si può rivelare di nuovo grazie alla volontà, l’impegno e la caparbietà dell’uomo nel ricomporre e ricostruire la propria identità attraverso l’arte.

 La bellezza ritrovata. Arte negata e riconquistata in mostra –  è stata inaugurata oggi ai Musei Capitolini di Roma e proseguirà fino al 26 novembre prossimo.

La rassegna è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ideata e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura presieduto da Giuseppe Lepore con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura – e intende evidenziare e attualizzare l’impegno delle istituzioni a favore dell’arte con un’esposizione di importanti testimonianze artistiche che, a causa di vicende non sempre trasparenti, sono state, per moltissimo tempo, negate alla pubblica fruizione e spesso dimenticate nei depositi o in altri contenitori non accessibili al pubblico.

L’evento vuole anche porre in risalto il quotidiano impegno da parte del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che opera con dedizione e caparbietà alla ricomposizione e ricostruzione del nostro patrimonio culturale.

TRE SEZIONI – L’esposizione è costituita da tre sezioni (e da una conclusione inaspettata). La prima sezione, che riguarda le opere recuperate a seguito di furti, presenta alcuni dipinti di proprietà del Museo Nazionale San Matteo di Pisa, recuperati dai Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze nel 2014, a conclusione di una complessa  e serrata attività d’indagine iniziata nel gennaio dello stesso anno in Olanda. Le opere erano state affidate nel 2002 a un restauratore toscano perché intervenisse a sanare il loro precario stato di conservazione.
Le indagini, iniziate dopo la denuncia di scomparsa da parte della Direzione del Museo che ne aveva constatato la mancanza nel corso di un attività d’inventariazione, hanno rivelato che le opere erano state vendute nel corso degli anni dallo stesso restauratore a commercianti del settore e successivamente rivendute a società di brokeraggio internazionali francesi e svizzere. L’olio su tavola fondo oro raffigurante l’Addolorata di Quentin Metsys è transitato, ad esempio, prima presso un antiquario di Lucca e successivamente presso una  società del settore svizzera, che lo ha proposto in vendita nell’ambito della mostra mercato di Maastricht per la cifra di ben tre milioni di euro. Acquistato da un collezionista straniero, il dipinto è stato localizzato finalmente in Grecia presso un deposito di stoccaggio di opere d’arte. Alcune delle rimanenti opere recuperate sono state ritrovate ancora nella disponibilità del restauratore indagato, altre presso antiquari e rigattieri della provincia di Lucca.

Quentin Metsys Madre dei Dolori, pittura a olio e oro su tavola, Museo Nazionale San Matteo di Pisa

Quentin Metsys Madre dei Dolori, pittura a olio e oro su tavola, Museo Nazionale San Matteo di Pisa

Saranno anche presenti due opere che testimoniano l’attività di recupero e salvaguardia del nostro patrimonio culturale da parte del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

La seconda sezione riguarda le opere salvate dalle zone terremotate dell’Italia Centrale, nello specifico delle Marche. Si tratta di capolavori della rete museale dei Musei Sistini del Piceno e di un dipinto della Chiesa di Sant’Angelo Magno di Ascoli custodito nel deposito del Forte Malatesta di Ascoli, provenienti da alcune sedi danneggiate e chiuse a causa del sisma.

La terza sezione pone l’obiettivo su un tema purtroppo di grande attualità, i danni provocati dalle guerre, partendo dall’esempio di quanto accaduto al patrimonio della cattedrale di Benevento, colpita dalle bombe degli alleati nel settembre del 1943, il cui aspetto non doveva essere tanto diverso da quello delle tante chiese distrutte dai terremoti. Allora come oggi si provvide a recuperare e mettere in salvo il patrimonio superstite, ma gran parte del materiale fu evidentemente accatastato e dimenticato e, fino al ritrovamento del 1980, erroneamente ritenuto perduto. Subito dopo i bombardamenti furono tratti in salvo i preziosi arredi liturgici e i paramenti sacri, parte del cosiddetto Tesoro del Cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento e poi papa col nome di Benedetto XIII.

Nicola da Monteforte, 1311 Nicola da Monteforte ai piedi del crocifisso, scultura frammentaria in marmo, Benevento Museo del Sannio

Nicola da Monteforte, 1311 Nicola da Monteforte ai piedi del crocifisso, scultura frammentaria in marmo, Benevento Museo del Sannio

Fino al 1980 era opinione comune che dei due amboni del duomo, gli unici elementi superstiti fossero quelli conservati ed esposti presso il Museo del Sannio a Benevento e il Museo Diocesano a Benevento. Tuttavia, i lavori di scavo archeologico hanno portato alla luce i marmi depositati in uno dei locali adiacenti alla cripta: tutti i leoni che facevano parte dei due pergami e i frammenti delle colonne che li sormontavano, alcuni capitelli ed elementi di sculture e di lastre marmoree che ne costituivano le fiancate nonché la base con figure di mostruose cariatidi del cero pasquale e il fuso spiraliforme della colonna che su essa si impostava.

Nicola da Monteforte, 1311 Madonna con Bambino scultura frammentaria in marmo, Benevento Museo del Sannio

Nicola da Monteforte, 1311 Madonna con Bambino scultura frammentaria in marmo, Benevento Museo del Sannio

Il catalogo della mostra è edito da Gangemi Editore.


LA BELLEZZA RITROVATA
Arte negata e riconquistata in mostra

Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, Piazza del Campidoglio – Roma
2 Giugno / 26 Novembre 2017
Orari: Tutti i giorni 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

MOSTRE / Cibo e riti ai tempi di Parma romana [GALLERY]

Bottiglia in vetro_MANPr

Bottiglia in vetro dal MAN (Parma)

PARMA – In occasione delle celebrazioni dei 2200 anni della sua fondazione, Parma ospita alla Galleria San Ludovico, dal 2 giugno al 16 luglio e dal 9 settembre al 22 ottobre 2017, un’esposizione che, attraverso reperti archeologici, provenienti dal Museo archeologico di Parma e dai Musei civici di Reggio Emilia, oggetti, ambienti, allestimenti interattivi e multimediali ripercorre la millenaria cultura alimentare parmense, dalle origini fino all’attualità.

La mostra, dal titolo Archeologia e alimentazione nell’eredità di Parma romana, curata da Filippo Fontana e Francesco Garbasi con la supervisione e la consulenza scientifica di Alessia Morigi è promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma, in collaborazione con l’Università di Parma, il Complesso monumentale della Pilotta, il gruppo archeologico VEA, e sottolinea quanto le radici della cultura alimentare del territorio siano in continuità con un passato lontano ma straordinariamente vicino e più che mai attuale nelle motivazioni che hanno fatto di Parma una Città Creativa della Gastronomia UNESCO, titolo riservato a sole diciotto città nel mondo.
L’iniziativa fa parte del progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna.
Il cibo come filo conduttore dell’esposizione rafforza la consapevolezza del radicamento delle produzioni di qualità, mostrandone il valore culturale e sociale che si traduce in un arricchimento economico e qualitativo della comunità cittadina.

Terra sigillata_MANPr

Terra sigillata

ARCHEOLOGIA E NON SOLO – Con Archeologia e alimentazione le vestigia di un passato antico tornano a vivere grazie a linguaggi contemporanei. Il visitatore, infatti, grazie ai metodi forniti dall’archeologia sperimentale e da allestimenti interattivi, è accompagnato all’interno di un percorso in cui, a fianco di manufatti provenienti dagli scavi realizzati in città, incontra alcuni ologrammi che riproducono oggetti archeologici di notevole interesse. A questi si aggiungono ambientazioni sonore, stimoli tattili e sensoriali e un video didattico che analizza le tappe principali che hanno contraddistinto lo sviluppo del territorio tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C.

Tipario in bronzo_MANPr

Tipario in bronzo

La mostra sviluppa argomenti di grande interesse storico, come l’organizzazione delle colture, ottenuta attraverso il sistema di centuriazione, ovvero il fitto reticolato di canali, strade e solchi che formavano quella grande infrastruttura che ha permesso la bonifica, la suddivisione razionale e la coltivazione della Pianura Padana.

Anello con incisione raffigurante una lira_Parma_MANPr

Anello con incisione raffigurante una lira_Parma MANPr

ALLE ORIGINI DELLA TAVOLA PARMENSE – Il percorso espositivo approfondisce, in particolare, le origini della cultura alimentare parmense – produzione di prosciutto e formaggio – rivelando anche le abitudini alimentari tipiche dell’epoca romana, grazie agli scavi archeologici che hanno definito in maniera chiara quanto alla base dell’alimentazione quotidiana, vi fossero i cereali, insieme ai legumi e alla frutta, così come la polenta e i bolliti di cereali.

Abbondanza assisa in trono, statuetta ritrovata a Valera, MANPr (foto Amoretti)

Abbondanza assisa in trono, statuetta ritrovata a Valera, MANPr (foto Amoretti)

Il banchetto, inteso come rito sociale dove incontrarsi, parlare e mangiare assieme sarà analizzato anche attraverso la presentazione di oggetti solitamente utilizzati in questa occasione, provenienti da ritrovamenti archeologici in loco e riproduzioni realizzate da Archeologi Sperimentali. Tra questi sono presentate alcune suppellettili realizzate in materiali preziosi come vetro, ceramiche e metalli, che garantivano visibilità sociale e prestigio nella comunità romana.

Cetra, riproduzione

Cetra, riproduzione

PERCORSI IN 3D – Il percorso espositivo, arricchito dalla ricostruzione in 3D della forma urbis romana di Parma, a cura dell’Associazione culturale 3D Lab, prosegue anche al di fuori della Galleria San Ludovico con l’itinerario Parma Sotterranea dove si potranno visitare i luoghi più significativi della città antica.
Nel periodo di apertura della mostra, si terranno attività collaterali che consentiranno ai visitatori di scoprire antichi mestieri come quello della tessitura, a cura dell’Associazione Arcadia, o immergersi nell’atmosfera del tempo grazie a letture storiche, a cura di Francesco Gallina, e visite guidate.

 


INFORMAZIONI 

ARCHEOLOGIA E ALIMENTAZIONE NELL’EREDITÀ DI PARMA ROMANA
Parma, Galleria San Ludovico (Borgo del Parmigianino, 2)
2 giugno – 16 luglio
9 settembre – 22 ottobre 2017
Dal 17 luglio all’8 settembre, la mostra rimarrà chiusa
Orari: dal mercoledì alla domenica, dalle 10.00 alle 19.00
Ingresso gratuito – Audioguide gratuite – Percorso ottimizzato per ipovedenti – Attività e percorsi bimbi
Informazioni: tel. 340 1939057
www.parmarcheologica.it
www.comune.parma.it/parma2200/

“Imago librorum”, in mostra a Rovereto mille anni di codici

ROVERETO (TN) – Preziosi codici e libri antichi, provenienti dal patrimonio della Biblioteca comunale di Trento e della Biblioteca Civica di Rovereto, scelti per documentare tratti e aspetti dell’evoluzione del libro nel corso dei secoli. La mostra Imago librorum organizzata presso la Biblioteca Civica “G. Tartarotti” di Rovereto si pone in connessione con l’omonimo convegno  che si è appena chiuso a Palazzo Geremia di Trento (25 e 26 maggio) e resterà aperta fino al 25 giugno. Nato in stretta collaborazione con la Biblioteca Comunale di Trento, con il sostegno anche della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento, il progetto intende mettere al centro il libro quale oggetto materiale protagonista dell’ultimo millennio della storia dell’Europa occidentale. L’esposizione, costituita dal prezioso materiale messo a disposizione dalle due biblioteche, vuole documentare alcuni tratti e aspetti di questa straordinaria vicenda.

La mostra si articola in tre sezioni che, attingendo a libri e documenti delle diverse epoche, illuminano alcuni aspetti di questo ricco campo d’indagine.

Attraverso la prima sezione della mostra, dal titolo Tra codice e rotolo, si comprende come la scelta della forma codex (cioè quella del libro fatto di fogli impilati e cuciti o incollati, come lo conosciamo abitualmente) sia stata a lungo adottata, così come la tipologia del foglio arrotolato (volumen in latino) rappresenta una strada per lungo tempo percorsa sino a giungere ai nostri files: documenti digitali, che si ‘svolgono’, appunto, come un rotolo.

La seconda sezione della mostra è dedicata ai Libri da leggere ed è incentrata sulla modalità mediante la quale i testi prendono forma entro lo spazio della pagina e poi dell’intero libro, dunque consente di apprezzare come il libro stesso venga costruito per rendere accessibile il testo. Un libro non è un ammasso di parole e discorsi, ma una struttura organizzata finalizzata a conservare e a veicolare verso il lettore il testo che contiene. In questa specificità consiste la sua natura profonda, sia esso libro cartaceo o ebook.

L’ultima sezione vede quale protagonista La figura sulla pagina e indaga l’affascinante rapporto che corre tra il linguaggio verbale scritto e l’immagine. Quest’ultima può essere puro elemento decorativo, esercizio grafico, supporto alla comprensione, interpretazione immaginativa del testo, esempio di metatesto indissolubilmente fatto di parole e immagini, addirittura vero “testo” del libro (cui le parole servono da puro corredo), infine immagine stessa fatta di parole.

In collaborazione con: Università Cattolica del Sacro Cuore; C.R.E.L.E.B. Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca; AIB. Associazione Italiana Biblioteche. Sezione Trentino AltoAdige-Südtirol.

 

Per ulteriori informazioni, visita il sito della mostra e scarica il catalogo.

Napoli, riaperta al MANN la sezione epigrafica: 300 le opere esposte

NAPOLI – A sei anni dalla chiusura, ha riaperto oggi la Sezione Epigrafica del MANN-Museo Nazionale Archeologico di Napoli, dotata di un nuovo allestimento, corredata da nuovi apparati didattici cartacei e multimediali ripensati per l’occasione
e da un volume-guida edito da Electa. Si tratta di una delle raccolte di iscrizioni greche, italiche e latine, tra le più prestigiose al mondo; documenti eccezionali per la storia della scrittura e della storia del passato, con particolare riferimento alla Campania all’Italia centro-meridionale.

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Le epigrafi – di qualunque natura – sono alla base della ricostruzione delle vicende storiche: spaccati luminosi di vita quotidiana, di pratiche religiose, cardini della giurisprudenza antica alla base del nostro sistema legislativo. Nell’insieme si tratta di oltre trecento epigrafi, alcune particolarmente rare, altre quasi dimenticate se non addirittura date per scomparse, che spaziano dal VI secolo a. C. al IV secolo d. C. nelle diverse lingue, greco, latino, osco, umbro, nord-sabellico, che riguardano un ampio contesto meridionale, visto il ruolo centrale del Real Museo Borbonico. Testimonianze scritte su materiali lapidei o su metalli, alle quali si aggiungono – novità assoluta di questo allestimento – le iscrizioni dipinte o graffite sui muri di Pompei, testimonianza particolarmente toccante della vita pubblica e privata dei romani, di
norma difficilmente documentabili in centri diversi da quelli vesuviani: i manifesti elettorali, gli annunci di giochi di gladiatori, declamazioni poetiche cui spesso si sovrappongono rozzi o sconci disegni.

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Il lavoro è stato condotto con la curatela scientifica di Carmela Capaldi, professore dell’Università Federico II di Napoli, e di Fausto Zevi, professore emerito dell’Università La Sapienza di Roma e Accademico dei Lincei, e il coordinamento di Valeria Sampaolo, Capo Conservatore delle Collezioni del MANN. Dopo la Sezione Egiziana e in attesa di poter ammirare nel 2018 i capolavori della Magna Grecia, ecco, dunque, un ulteriore importante momento di crescita del Museo napoletano sotto la guida di Paolo Giulierini già direttore del MANN dalla fine del 2015 .

 

Info: www.museoarcheologiconapoli.it

 

 

Longobardi, una mostra per un popolo che ha cambiato la storia [FOTO]

unnamedMILANO – Oltre trecento reperti, molti dei quali inediti, trovati in occasione degli scavi degli ultimi anni oppure riemersi da un’approfondita indagine nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e che quindi saranno esposti per la prima volta in assoluto al pubblico. “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”  si annuncia come la più importante mostra mai realizzata sui Longobardi. Presentata oggi a Milano, a Palazzo Litta  (abbiamo partecipato alla conferenza stampa),  sarà ospitata in tre sedi:   dal prossimo primo settembre al Castello di Pavia, dal 15 dicembre al MANN di Napoli  e ad aprile 2018 al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

15 ANNI DI RICERCHE – La mostra rappresenta il punto di arrivo di oltre 15 anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche su siti e necropoli altomedievali, frutto del rinnovato interesse per un periodo cruciale della storia Italiana ed europea. Con l’appoggio scientifico e la collaborazione fattiva del Mibact, la mostra – che a Pavia rientra nel progetto Cult City della Regione Lombardia – si presenta come un vero evento già nei numeri.

OLTRE 300 OPERE ESPOSTE – Oltre 300 le opere esposte; più di 100 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira, 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra, 58 i corredi funerari esposti integralmente, 17 i video originali e le installazioni multimediali (touch screen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); 4 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a Istituzioni diverse, aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario; centinaia i materiali dei depositi del MANN vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

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Corredo con guarnizioni di cintura in ferro ageminato con decoro a stuoia di tipo merovingio Aosta, Soprintendente per i beni e le attività culturali Regione autonoma Valle d’Aosta

Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano e con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky, la mostra organizzata da Villaggio Globale International consentirà – a differenza di precedenti eventi – di dare una visione complessiva e di ampio respiro (dalla metà del VI secolo, dalla presenza gotica in Italia,alla fine del I millennio) del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano: una terra divenuta crocevia strategico tra Occidente e Oriente, un tempo cuore dell’Impero Romano e ora sede della Cristianità, ponte tra Mediterraneo e Nord Europa.

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Borchia oro e decorazione con gemme Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Frutto di una “coproduzione” tra Pavia, capitale del Regno longobardo, e Napoli città bizantina ma punto di riferimento economico e culturale del Ducato di Benevento, “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” ricostruisce dunque le grandi sfide economiche e sociali affrontate dai Longobardi e riflette sulle relazioni e sulle mediazioni culturali che dominarono quei secoli di guerre e scontri, alleanze strategiche e grandi personalità.

Il Ducato di Benevento, rimasto in vita come stato indipendente sin oltre la metà dell’XI secolo, non solo conservò memoria e retaggio del Regno di Pavia abbattuto da Carlo Magno nel 774, ma elaborò un proprio originale ruolo di cinghia di trasmissione fra le culture mediterranee e l’Europa occidentale.  Parlarne oggi, in una fase di cambiamenti altrettanto marcati come quelli che si verificarono nell’Italia longobarda, significa per i curatori sperimentare la possibilità di costruire una visione “dal Mediterraneo” all’intera Europa, e mostrare una prospettiva del nostro continente in cui i legami fra le aree transalpine e quelle meridionali appaiano assai più equilibrati e dialoganti di quanto molta storiografia non abbia da sempre teso a rappresentare.

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Il carattere internazionale dell’evento, promosso insieme ad uno dei più prestigiosi musei al mondo, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, e presentato – dopo Pavia e Napoli – nel 2018 in Russia, dove per la prima volta verranno accesi i riflettori sulla civiltà longobarda, è il segnale più concreto della consapevolezza che gli incroci di civiltà risultano sempre più evidenti e ineludibili.

LA MOSTRA FRA NOVITÀ E CAPOLAVORI
Con queste premesse e questi obiettivi la mostra – che ha un corpus espositivo unitario per le tre sedi e alcune specifiche varianti legate alle peculiarità dei luoghi e alla necessità di alternare taluni oggetti – si sviluppa in otto sezioni, con un allestimento di grande fascino e di assoluta novità nel campo archeologico, che incrocia creatività, design e multimedialità: dal cupo contesto in cui s’innesta in Italia l’arrivo dei Longobardi ai modelli insediativi ed economici introdotti dalla loro presenza; dalle strutture del potere e della società nel periodo dell’apogeo alle testimonianze della Longobardia Meridonale tra Bizantini e Arabi, principati e nuovi monasteri.
Straordinaria è la testimonianza in mostra di numerose necropoli recentemente indagate con metodi multidisciplinari e mai presentate al pubblico, che consentono una ricostruzione estremamente avanzata della cultura, dei riti, dei sistemi sociali ma anche delle migrazioni delle genti longobarde, provate grazie a sofisticate e innovative analisi di laboratorio del DNA e sugli isotopi stabili (elementi in traccia nelle ossa, lasciate dall’acqua e dall’alimentazione) effettuate per esempio su ritrovamenti recenti in Ungheria.
Innanzitutto si esporranno per la prima volta alcuni contesti goti con la sovrapposizione di gruppi longobardi come il nucleo di tombe di Collegno in provincia di Torino, ove sono stati ritrovati due individui, entrambi esposti, di cui un bambino di 7 anni, con la deformazione artificiale dei crani: una pratica di distinzione sociale diffusa tra gli Unni
e i Germani dell’Europa centro-orientale.

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Fibula a S argento dorato, almandine e pietre dalla Necropoli Cella Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

Tra le più recenti scoperte, eccezionale, per le sue dimensioni, appare la necropoli cuneese, di Sant’Albano Stura – di cui si dà conto – dove sono state riportate in luce quasi 800 tombe quando nelle altre località si contano in genere tra le 100 e le 300 sepolture. I grandi sepolcreti in campo aperto testimoniano comunque la divisione in clan e lo stadio culturale e religioso dei Longobardi al loro arrivo in Italia, legato ancora a valori pagani e guerrieri come mostrano le armi, il sacrificio del cavallo, offerte alimentari e decori animalistici.

Altre importanti necropoli sono emerse in tante località d’Italia: tra queste quella del Portone di Nocera Umbra (PG) [cui abbiamo dedicato anche un ampio articolo su  Medioevo, il mensile di riferimento del settore, ripreso anche dal sito dell’importante Festival del Medioevo di Gubbio in occasione del Luglio Longobardo,  l’evento che da sei anni curiamo nella cittadina umbra] e Castel Trosino (AP)

Accanto agli scheletri di cavallo e di due cani da Povegliano Veronese, nella Longobardia Minor (Il ducato di Benevento), nelle necropoli di Campochiaro, numerosi cavalieri sono stati sepolti accanto al loro cavallo bardato (nella stessa fossa), a dimostrare quella composizione multietnica di cui parlano le fonti scritte, dotati com’erano di staffe e altri complementi rari per tipologia in Italia, ma diffusi tra le culture nomadiche.

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Tra le più ricche sepolture longobarde vi sono quelle femminili di Torino-Lingotto e Parma-Borgo della Posta con le magnifiche fibule decorate a filigrana o in cloisonné e il guerriero di Lucca-Santa Giulia evidenza di una società fortemente militarizzata
(gli scudi circolari con umbone centrale, lo scramasax, la spada a due tagli, ecc.)
Tipici dell’artigianato germanico e tra le più raffinate manifatture sono i corni potori in vetro – rosa vinaccia da Cividale, verde da Spilamberto, blu da Castel Trosino – con filamenti applicati a onde che imitano i corni animali e che l’aristocrazia usava per bere: prestigioso simbolo di status che rimanda alla convivialità e all’ostentazione sociale del banchetto.

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Lo spaccato di un’economia frammentata e profondamente modificata rispetto all’Italia romana, in ragione anche dei mutamenti climatici, così come l’importanza raggiunta da diversi castelli e dalle città di riferimento dei ducati longobardi, sono ricordati in mostra grazie a oggetti di vario genere: da quelli d’uso comune – anfore, lucerne, pesi – alle monete coniate dai singoli ducati, affiancate a partire dal VII secolo da coniazioni nazionali, fino ad elementi architettonici che, insieme a un’approfondita rassegna di arredi liturgici, mostrano il diffondersi del cattolicesimo in continua alternanza
alla fede ariana.
Tra i materiali esposti spiccano il Pluteo con croci da Castelseprio prestato dal Museo di Gallarate (VA), il Pluteo con leoni e pavoni della Cattedrale di Modena (Capitolo Metropolitano della Cattedrale di Santa Maria Assunta) o quello, sempre con pavoni, da Santa Maria Etiopissa di Polegge (VI) – tutti marmi lunghi quasi due metri; o ancora l’iscrizione funebre di Raginthruda o il bellissimo Pluteo con agnello entrambi dai Musei Civici di Pavia, Capitale del regno.
Dalla cultura animalistica germanica dei primi tempi, che prediligeva la raffigurazione di animali astratti e scomposti, riflesso di una visione formale istintiva e irrazionale, si passò gradualmente ad assumere nuovi contenuti cristiani, linguaggi formali e temi iconografici, recepiti sia dal mondo romano che da quello bizantino. E contò pure il fatto che dal 685 al 752 la sede papale fosse occupata da papi greci o siriaci.
Voci del passato longobardo giungono anche dai manoscritti preziosi che la mostra ci offre accanto alle epigrafi.

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Nei monasteri di Montecassino e San Vincenzo al Volturno fu perfezionata la scrittura cosiddetta beneventana o longobarda, che fiorì in opposizione alla scrittura rotonda dell’Europa carolingia. Eccezionale monumento di questa cultura è il codice delle omelie, qui esposto, eseguito a San Vincenzo al Volturno.
La mostra si conclude con la grande fioritura della Longobardia Minor che prolunga – caduta Pavia ad opera di Carlo Magno – la presenza longobarda in un ducato autonomo in Italia, fino all’XI secolo.
È nel principato di Benevento e poi negli stati di Salerno e Capua – distaccatisi nel corso del IX secolo – che la presenza longobarda produrrà esperienze originali d’incontro con le culture greca e islamica da un lato, e con quella del mondo franco-tedesco dall’altro. È in questi secoli che si forma l’identità peculiare del Meridione, in bilico fra Europa e Mediterraneo, i cui esiti finali saranno rappresentati dall’eredità di tradizioni espresse in età normanna e sveva.

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Tantissimi i capolavori (oltre ai reperti da San Vincenzo al Volturno ) che testimoniano il valore artistico e la maturità espressiva raggiunta in questi secoli nel Sud Italia e le contaminazioni culturali: la Stele con l’Arcangelo dal Museo di Capua – considerato il santo “nazionale” del popolo longobardo – datata fra IX e X secolo, costituisce un esempio squisito della produzione più matura della scultura figurativa longobarda meridionale; Il Disco aureo con Cristo e gli Angeli dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un esempio di altissimo livello dell’oreficeria napoletana di influsso bizantino (o d’importazione bizantina) presente nella città partenopea agli esordi dell’età ducale; la Lastra con grifoni dall’Antiquarium di Cimitile (NA) un esempio eccellente della scultura di arredo liturgico di età tardo longobarda (sec. XI) che attesta stilemi di origine arabo bizantina.

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La grande epopea longobarda si ripercorre in mostra anche grazie alle suggestioni offerte da un allestimento originalissimo, basato su evocazioni cromatiche e materiche affidato ad Angelo Figus – una delle anime creative più sensibili del momento, capace di incrociare le istanze del design e della moda con quelle della cultura – e grazie a supporti e soluzioni tecnologiche multimediali, virtuali e immersive che offriranno suggestioni e molteplici contenuti.
A Pavia, il percorso non può che concludersi con un ulteriore approfondimento, nella sezione permanente dei Musei Civici nel Castello dedicata alla Pavia Longobarda ricca di alcuni noti capolavori, come il sarcofago di Toedote, introdotto in occasione della mostra – e poi in via definitiva – da una serie di contributi multimediali altamente innovativi a partire dalla ricostruzione a volo d’uccello della città del tempo, di cui non  rimangono tracce in alzato ma molti tesori da scoprire. Il catalogo sarà pubblicato da Skira.

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA

Fonte: materiali stampa ufficiali

A Nepi (VT) un convegno celebra il rientro della “testa velata” di Augusto

NEPI (VT) Un importante Convegno Internazionale celebra a Nepi (VT) il rientro della testa marmorea raffigurante Augusto capite velato che dopo circa 40 anni è stata restituita dal Museo del Parco del Cinquantenario di Bruxelles.

La scultura era stata rubata negli anni ‘ 70 del secolo scorso per poi finire in Svizzera ed essere acquistata in buona fede dai Musées royaux d’Art et d’Histoire del Belgio. Grazie alla collaborazione fra le istituzioni, nel 2016, la testa di Augusto è potuta ritornare al suo luogo d’origine ed è attualmente in esposizione all’interno del Museo Civico di Nepi.

Il tema del Convegno, che si terrà nel Palazzo Comunale di Nepi il 26 e 27 maggio prossimi, si sviluppa dalla considerazione che tra le diverse iniziative promosse in occasione del bimillenario di Augusto, fortemente incentrate sul ruolo del princeps a Roma e sul suo rapporto con alcune Regiones italiane, è mancato ad oggi un momento di riflessione sulla fase augustea dei territori più prossimi a Roma, ed in particolare dell’Etruria meridionale e del Latium.

Il convegno intende, quindi, presentare una serie di contributi che, spaziando dal tema del popolamento e dell’organizzazione dei territori a quelli della munificentia pubblica e privata e della diffusione dei motivi della propaganda augustea, offrano un ulteriore apporto alla conoscenza di questa importante fase storica dell’Etruria meridionale e del Latium e del ruolo svolto da questi territori a favore del consolidamento del nuovo ordine imperiale, tema rispetto al quale una specifica appendice storica sarà infine dedicata al rapporto tra Augusto ed il potere.

INFORMAZIONI
Museo Civico di Nepi: Tel. 0761.570604; email: museo@comune.nepi.vt.it

 

 

Info: Museo Civico di Nepi: Tel. 0761.570604; email: museo@comune.nepi.vt.it

Buon compleanno, Grosso! Massa Marittima celebra i 700 anni della sua moneta

2017-05-13MASSA MARITTIMA (GR) – Sabato 13 maggio prenderanno ufficialmente avvio le celebrazioni per il settimo centenario del Grosso Massetano, la moneta che la città di Massa coniò dal 1317. L’11 aprile 1317 venne, infatti, firmato un contratto tra alcuni componenti della famiglia Benzi, ricchi mercanti senesi dell’Arte della Lana, rappresentata da Niccolino di Giacomino, e il Comune di Massa, rappresentato da Muccio del fu Buonaventura Scussetti, per dar vita a una società che avesse lo scopo di battere moneta per un anno ad iniziare dal successivo 1° maggio.

Il primo appuntamento sarà la mostra “Monete e zecche nella Toscana del Trecento allestita presso il Museo di San Pietro all’Orto. Saranno esposti tutti gli esemplari del Grosso presenti in collezioni pubbliche ed i conii conosciuti, affiancati da una rassegna dei principali tipi monetali circolanti in Toscana tra la fine del Duecento ed i primi decenni del Trecento.

I materiali in mostra provengono da alcuni dei più importanti musei toscani quali i Musei Civici di Siena, il Museo Civico di Volterra, il Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna di Arezzo, il Museo Nazionale San Matteo di Pisa e la Fondazione Palazzo Blu di Pisa.

L’esposizione inoltre sarà completata da una serie di monete, esposte per la prima volta e provenienti da alcuni scavi archeologici realizzati in città negli ultimi anni: lo scavo delle Clarisse in Cittanuova, quello presso le mura cittadine dove è stato realizzato il Giardino di Arte Contemporanea dedicato a Norma Parenti ed infine da alcuni interventi esterni alla Cattedrale. Al centro dell’esposizione il documento originale di costituzione della zecca massetana venuto in prestito dall’Archivio di Stato di Siena dove è normalmente conservato.

La mostra, che ha il patrocinio della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di di Siena, Arezzo e Grosseto, della Regione Toscana, della Provincia di Grosseto e dei comuni di Volterra e Siena e del Parco nazionale delle Colline Metallifere Grossetane, rimarrà aperta fino al 31 dicembre.

Orari visita mostra:
13 maggio – 31 dicembre 2017
da maggio-ottobre: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: 10:00 – 13:00/16:00 – 19:00
novembre-dicembre: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: 11:00 – 13:00/15:00 – 17:00
 Fonte: comunicato stampa ufficiale.

 

 

“Ricostruzione storica per il racconto della quotidianità”: un nuovo seminario a Siena

Dopo il recente  (7 aprile) seminario dedicato al Reenactment,  il 10 maggio  l’Auditorium Santa Chiara Lab dell’Università degli Studi di Siena ospiterà la giornata di studi “Ricostruzione storica per il racconto della quotidianità: dalle fonti alla narrazione. Contesti archeologici e loro rappresentazione”.
L’incontro, a cura di Stefano Ricci Cortili e Marco Valenti, è inserito come il precedente nelle celebrazioni del decennale della scomparsa del grande archeologo Riccardo Francovich (1946-2007) . Nato dalla collaborazione tra Santa Chiara Lab,  Università degli Studi di Siena e Archeodromo del Parco di Poggio Imperiale a Poggibonsi (Si), si svolge all’interno del Progetto PRIN 2015 – Archeologia al futuro. Teoria e prassi dell’archeologia pubblica per la conoscenza, tutela e valorizzazione, la partecipazione, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile.
Sarà presente per la copertura social in diretta Let’s Dig Again (la prima web radio archeologica in Italia).


PROGRAMMA

Inizio ore 9,30
– Marco Valenti e Stefano Cortili Ricci – Introduzione ai lavori.

– Stefano Ricci Cortili – Dipartimento Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente, Università di Siena.
Il volto degli antichi: l’importanza della ricostruzione fisiognomica per una divulgazione scientifica corretta.

– Giulia Capecchi – Dipartimento Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente, Università di Siena
La ricostruzione facciale; tecniche di modellazione plastica e restituzione 3D.

– Floriano Cavanna – Presidente Arkè. Archeologia Sperimentale
Dai dati di scavo alla restituzione in plastico: esperienze pratiche.

– Vittorio Fronza – Archeotipo s.r.l.
Dai dati di scavo alla ricostruzione di capanne: il caso dell’Archeodromo di Poggibonsi.

Interverranno alla discussione Franco Cambi, Vasco La Salvia, Pierluigi Giroldini, Enrico Zanini, Roberto Farinelli.

Termine seminario: ore 14. Prevista diretta streaming.

 

QUI SOTTO, IL PRECEDENTE SEMINARIO

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