ARCHEOLOGIA / Pescara, nuova luce sul mosaico di età romana

A vent’anni dalla scoperta, luci puntate sul mosaico romano di Pescara, riconducibile all’antico insediamento portuale di Ostia Aterni.  Le nuove indagini diagnostiche aiuteranno a ricostruirne nei dettagli le vicende.

di Redazione (foto: ©SABAP Chieti Pescara)

A vent’anni dalla scoperta, in questi giorni emerge nuovamente in tutta la sua unicità il mosaico romano di Pescara. In una città altamente urbanizzata, dove l’impatto dell’attività antropica è molto importante, ai limiti delle sponde fluviali, in un contesto archeologico purtroppo molto compromesso da opere infrastrutturali, si conserva ancora questo pregevole lacerto di pavimento musivo romano di epoca imperiale, oggi la più preziosa testimonianza architettonica riconducibile all’antico insediamento portuale di Ostia Aterni.  La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara curerà la riapertura delle indagini archeologiche sul manufatto e, soprattutto, la pianificazione di una dettagliata campagna di documentazione del pavimento musivo con la più aggiornata strumentazione tecnologica utile a una primaria attività di monitoraggio sullo stato di conservazione del mosaico, che si colloca a un livello inferiore a quello del letto del contiguo fiume Pescara. 

Le nuove indagini diagnostiche approfondite – si legge nella nota diffusa dalla Soprintendenza – potranno fornire ulteriori indizi per la ricostruzione archeologica sulle vicende del manufatto, e prevedono, per esempio, prelievi dai paleosuoli, campionamenti di malta, rilievi archeometrici dell’opus tessellatum (a cura degli archeologi di Pegaso srl, coordinati dal dott. Eugenio Di Valerio). 

Per quanto riguarda le azioni di tutela a salvaguardia per la conservazione di questo bene culturale che faranno seguito a questa prima fase, la raccolta sistematica dei dati archeologici contribuirà a definire la successiva strategia per la valorizzazione, che sarà oggetto di valutazioni tecniche e scientifiche. 

“L’impegno della Soprintendenza, oltre a quanto di competenza per gli aspetti di tutela e conservazione, è certamente finalizzato anche a promuovere la conoscenza e la fruizione dell’opera presso un pubblico più ampio possibile” – afferma la Soprintendente Rosaria Mencarelli. “Tale obiettivo è sempre stato promosso fin dal momento del primo rinvenimento, che avvenne sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo dott. Staffa della Soprintendenza archeologica dell’Abruzzo, e pertanto la riapertura del sito e le nuove indagini si collocano in continuità con queste finalità.” 

“La disponibilità della Fondazione Museo delle Genti D’Abruzzo a fornire supporto e spazi per la valorizzazione di questa testimonianza di epoca romana rappresenta una occasione complementare per rendere fruibile, anche in breve tempo, questo importante testimone dell’archeologia urbana pescarese, sfruttando prevalentemente l’uso di tecnologie di realtà virtuale ed aumentata”, propone la dott.ssa Deneb T. Cesana. A conclusione delle indagini archeologiche, i primi risultati saranno ulteriormente condivisi con nuovi aggiornamenti. 

Fonte: Sabap Chieti Pescara

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