RICOSTRUZIONI / Sigismondo Pandolfo Malatesta, ecco il (vero) volto del signore di Rimini

di Elena Percivaldi (*)

Articolo pubblicato su “Scienze”, n. 83 (novembre/dicembre 2020)
Testo ©Elena Percivaldi / Sprea Editore. Ricostruzione grafica ©Cicero Moraes. TESTO E IMMAGINI SONO PROTETTE DA COPYRIGHT. RIPRODUZIONE VIETATA / ALL RIGHTS RESERVED

Naso aquilino e un’escrescenza ossea sul cranio (nascosta dai capelli): ecco il vero aspetto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e di Fano. La ricostruzione è stata effettuata dal FAPAB Research Center di Avola (Siracusa) di Francesco Galassi in collaborazione con la Flinders University (Australia), e viene ora pubblicata per la prima volta.

Con il naso aquilino e i capelli castani “a caschetto”, il volto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini dal 1432 fino alla morte, nel 1468, campeggia da oltre cinque secoli nel Tempio Malatestiano, lo splendido mausoleo progettato per lui da Leon Battista Alberti nella città romagnola. Il condottiero di origine bresciana è immortalato da Piero della Francesca mentre, inginocchiato e accompagnato dagli inseparabili levrieri, prega un san Sigismondo avente le fattezze dell’omonimo imperatore, quel Sigismondo da Lussemburgo che nel 1451 lo aveva investito del titolo di cavaliere ratificandone la conquista di Rimini.

Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera, Tempio Malatestiano (1451). L’affresco è di Piero della Francesca (fonte immagine: Wikipedia)

Di Sigismondo Pandolfo, uno dei maggiori politici e mecenati del Rinascimento, si conservano anche altre effigi tra cui varie medaglie realizzate dal Pisanello e da Matteo de’ Pasti. In tutte compare di profilo, mai frontalmente: un dettaglio che, al di là del vezzo tipico dei regnanti rinascimentali di farsi immortalare come gli antichi Cesari sul recto delle monete, ha spinto un’équipe di studiosi a indagarne le effettive fattezze alla ricerca di una possibile spiegazione.

Il risultato è la ricostruzione del volto del signore di Rimini e di Fano, realizzata grazie alle moderne tecnologie digitali dal graphic designer brasiliano Cicero Moraes dopo l’attento esame delle fotografie del cranio, poste a confronto con la ritrattistica coeva. Lo studio è stato effettuato dal FAPAB Research Center di Avola (Siracusa) in collaborazione con la Flinders University (Australia) e con Stefano De Carolis, della Scuola di Storia della Medicina – Ordine dei medici di Rimini.

Un altro ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta (1451 circa), opera sempre di Piero della Francesca (fonte immagine: Wikipedia)

I resti del Malatesta, sepolti dopo la sua morte nel mausoleo riminese, erano stati oggetto in passato di quattro ricognizioni. Dopo una prima apertura della tomba nel 1756, seguì nel 1920 un’esplorazione più approfondita che portò anche al recupero, tra gli altri oggetti personali del corredo, della preziosa veste funebre di raso lanciato e broccato ad effetto damasco, poi restaurata e dal 2009 esposta nel Museo della Città. In tale occasione venne realizzata anche una campagna fotografica dello scheletro e del cranio (le foto si trovano nell’archivio della Biblioteca Gambalunga di Rimini), mentre l’antropologo Giuseppe Sergi compilò una meticolosa relazione scientifica sui resti tuttora inedita (il manoscritto è conservato da Donatella Lippi, dell’Università di Firenze, che collabora al progetto). Le ultime due ricognizioni sono avvenute nel 1944, quando un bombardamento alleato lesionò il monumento, e infine nel 1950 allo scopo di verificare lo stato di conservazione dello scheletro.

La ricostruzione del volto di Sigismondo Pandolfo Malatesta curata da Cicero Moraes (©Cicero Moraes)

L’esame del cranio del condottiero ha confermato la presenza di un’escrescenza ossea (esostosi) in corrispondenza dell’osso temporale destro”, spiega Francesco Maria Galassi, paleopatologo della Flinders University e direttore del FAPAB, autore dello studio. “Molto probabilmente Sigismondo Pandolfo ricevette durante una delle sue numerose battaglie un colpo alla testa che provocò dapprima la formazione di un ematoma e in seguito la parziale ossificazione del tessuto molle (miosite ossificante localizzata)”.

La sporgenza doveva essere evidente, ed è possibile che di conseguenza lui abbia adottato l’iconica acconciatura “a caschetto” proprio per occultare questo difetto, facendosi rappresentare sempre di profilo per evitare che si notasse. Lo studio ha anche riscontrato che il naso del condottiero era un po’ più sporgente rispetto a quanto appare nei ritratti: una circostanza che se da un lato conferma la sostanziale attendibilità dell’iconografia giunta fino a noi, dall’altro dimostra che il profilo fu lievemente ingentilito per ragioni estetiche e di rappresentanza.

La ricostruzione del volto del Malatesta, tuttora inedita e qui pubblicata per la prima volta, è stata presentata nel Festival del Mondo Antico di Rimini. Per acquistare la rivista “Scienze”, cartacea o digitale, clicca QUI

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