APPROFONDIMENTI / Il gioco delle bocce nella storia

Sfera litica ritrovata a Catal Huyuk, Turchia.

di Massimiliano Visalberghi Wieselberger (*)

Le prime attestazioni del gioco delle bocce risalgono al 9000  a. C. e sono state trovate a Catal Huyuk in Turchia. Fu poi praticato nell’Antico Egitto, in Grecia e a Roma, nel Medioevo e fino ai giorni nostri. Ma ricostruiamone le tappe storiche attraverso le tracce lasciateci dai  nostri predecessori.

 

 

EGITTO

Pitture murali e geroglifici di periodo predinastico attestano il gioco delle bocce per via della presenza di sassi arrotondati. Negli anni ’30 il famoso antropologo britannico, Sir Flinders Petrie, scoprì delle sfere di diverse dimensioni, birilli e altri materiali nella tomba di un ragazzo egiziano del 3200 a.C.  Sembra che gli antichi Egizi giocassero una forma primitiva di bowling, che quindi avrebbe più di 5200 anni.

Elementi del gioco ritrovata in sepoltura giovanile da F. Petrie

La sala da gioco di Narmutheos

Più recentemente, la professoressa Edda Bresciani, egittologa dell’Università di Pisa, ed il suo team hanno trovato la prova di un antico gioco egiziano che riprendeva  le impostazioni del bowling, del biliardo e del gioco delle bocce da giardino.

Pietre e ambiente scoperti nel XIX secolo a Fayoum a 90 chilometri a sud del Cairo

 

La scoperta è avvenuta in un ambiente riemerso a Narmoutheos, nella regione del Fayoum, circa 90 chilometri a sud del Cairo:  un luogo spazioso che ricorda un prototipo di una moderna sala da bowling.
Dentro la stanza c’era un corridoio, e due palle di pietra. La corsia era lunga circa 4 metri, larga 20 centimetri e profonda 10. Ed al centro c’era un’apertura quadrimetrica di circa 10 centimetri. Le sfere utilizzate avevano diversi diametri: uno si adattava esattamente all’apertura quadrata, l’altro poteva scorrere senza problemi lungo la corsia.

Ricostruzione del possibile tracciato del campo da gioco a Narmoutheos, Fayioum.

 

Un’ipotesi è che il gioco prendesse spunto dall’osservazione dello
scarabeo stercorario, animale sacro agli Egizi e legato al culto di Ra, il Sole come principio della Vita. Forse originariamente era un gioco cerimoniale, atto ad onorare la divinità solare.

Scarabeo stercorario, sacro a Ra, forse legato al gioco del bowling-bocce.

Un’altra versione che viene illustrata dall’iconografia egizia appare simile al coiddetto “kubb” scandinavo, un gioco molto  più tardo, originario del Gotland; nel gioco si devono colpire dei legnetti tridimensionali geometrici ed abbatterli.

Egitto: raffigurazione di giovani intenti in un gioco simile al “knubb” scandinavo.

 

Gioco delle bocce egizio: elementi ludici si fondono ad una pratica cerimoniale che pare legarsi al culto solare.

 

Possibili giocatori da raffigurazione egizia, con bocce e birilli.

 

GRECIA

Indizi ancora più chiari si trovano per la Grecia. Già Omero raccontava nell’Iliade che, davanti alle mura di Troia, Achille e i suoi compagni nelle ore di ozio facevano rotolare piccole sfere di pietra.

Nell’età classica il gioco era diffuso in tutta l’Ellade, praticato con pietre o cocci.
Ippocrate (460-377 a.C.) nei suoi trattati medici lo consigliava per scopi salutistici. Egli si riferiva, però, a una disciplina che aveva maggiore affinità con il lancio del peso, in quanto si trattava di gettare il più lontano possibile sfere di vario diametro e colore.

Statuetta in terracotta che raffigura una ragazza che gioca con la palla. Magna Grecia, III secolo a.C.

 

L’ Ephedrismos era un gioco molto popolare nella Grecia antica, e consisteva nel colpire con un sasso un oggetto infisso nel terreno. Il vinto doveva poi portare in spalla il vincitore.

 

ROMA

I Romani trasformarono la pratica delle bocce da semplice
manifestazione di forza a vera e propria prova di abilità: bisognava avvicinare le pietre a un punto fissato. Il gioco era sicuramente praticato  già nel III secolo a.C. ed era conosciuto come ‘lancio delle pietre’.

Dettaglio da rilievo romano. Giovani approntano i boccini

 

A Pompei, in un locale poi chiamato “bocciodromo”, furono scoperti durante gli scavi un pallino e otto bocce.  Sembra che anche i legionari, nel corso delle campagne nelle Gallie, si divertissero a sfidarsi in accanite partite giocate sugli spalti delle fortificazioni.

Musei Vaticani. Dettaglio da bassorilievo di un sarcofago romano, III d.C.

In età imperiale furono adottate le prime bocce in legno. L’influenza romana sulle bocce viene testimoniata dal nome stesso del gioco; “boccia” infatti deriva dal latino volgare “bottia”, che significava semplicemente “palla”.
I Romani adottarono, per primi, delle sfere di legno al posto di pietre e terracotta,  chiamate “pili lignei”.

Publio Ovidio Nasone usava praticare tale gioco durante il periodo di forzato esilio sul Mar Nero.  Vi si dilettò anche l’imperatore Augusto, che sappiamo da Svetonio utilizzare bocce di radica d’ulivo.

Una delle bocce ritrovate in ambito romano. Periodo imperiale. La boccia è in legno di ulivo.

Sappiamo che vi giocava anche Ponzio Pilato. Il medico Claudio Galeno, vissuto nel II d.C, lo consigliava a giovani e vecchi; un altro medico, Oribasio di Pergamo, vissuto a Bisanzio nel IV secolo d.C., lo raccomandava invece  come rimedio contro la fiacchezza dei muscoli.

MEDIOEVO

Dall’Alto Medioevo in poi, il gioco divenne un passatempo in voga sia tra popolani che nobili, a seconda dei materiali e delle varianti di regole impiegate.

Boccia in legno di pioppo. XI-XII secolo

Bocce in legno dalla corte di re Giovanni “Senza terra” (1199-1216) , fratello di Riccardo “Cuor di leone”, Inghilterra

 

Dettaglio da un Salterio del XIV secolo

 

 

Da qui il gioco subirà ancora modifiche e si evolverà fino ad assumere l’aspetto moderno.

Bibliografia di riferimento:

  • D. Di Chiara, Storia delle bocce in Italia e nel mondo. Dalle origini ai tempi nostri, 3 voll., Pomezia, Poligrafia, 1997.
  • La grande enciclopedia delle bocce, Milano, Edizione Studio Effepici, 1985.
  • Jaime Marie Layne, The Enculturative Function of Toys and Games in Ancient Greece and Rome, ProQuest, UMI Dissertation Publishing, 2008.

(*) Massimiliano Visalberghi Wieselberger  è un archeologo e disegnatore archeologico che ha collaborato in scavi con varie Soprintendenze e Università.  Svolge per conto della UISP il ruolo di tecnico educatore culturale ed archeologico  tenendo laboratori, lezioni didattiche e conferenze sulle tipologie di archi tra Oriente e d Occidente, dalla Preistoria al Medioevo.  E’ consulente archeologico per alcune Associazioni di rievocazione e/o archeologia sperimentale. per cui prepara e sostiene didattiche collaborative, in nome della cooperazione culturale.

Pubblica su Academia.edu e per la rivista online Antrocom: Journal of Anthropology. Da quasi 10 anni è attivo nella divulgazione culturale su Facebook con lo pseudonimo “Max Berger” attraverso la diffusione di articoli, album fotografici con materiali archeologici e link di libri a tema storico-archeologico e antropologico.  Il suo motto è “Mai abbastanza”.

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