APPROFONDIMENTI / Biga, quadriga…. E la triga?

di Massimiliano Visalberghi Wieselberger (*)

Spesso nell’antichità vengono menzionati cocchi a due cavalli (come la biga)  o a quattro (la quadriga). Si trattava di carri ad uso militare, trionfale e ovviamente religioso, ma che erano anche utilizzati per competizioni di carattere agonistico-sportivo. Esisteva, tuttavia, un’altra forma di cocchio, anch’essa di antica tradizione: il cocchio a tre cavalli, la cosiddetta “triga”.
Tentiamo di evidenziarne le fonti.

 

Della triga sii trova menzione nell’Iliade. Il carro di Achille era condotto da due cavalli immortali, Balios e Xantos,  ma vi era anche un terzo cavallo, mortale: Pedasos.

Automedonte (il suo auriga) condusse per Achille i cavalli che correvano veloci sotto il giogo, Xanthos e Balios..
Accanto a questi mise l’infallibile Pedasos che Achille portò con se dopo l’assalto alla città di Eetion. Mortale com’era, corse accanto ai cavalli immortali.
(Iliade 16.152)

Forse a tale figura si riallaccia la rappresentazione vascolare di periodo geometrico, che illustra appunto un guerriero su triga (forse lo stesso Pelide).

Rappresentazione di “triga” carro a tre cavalli, tra guerrieri in marcia; dettaglio da un Krater (vaso per libagioni) greco, di Periodo Geometrico, circa 750 a.C.

Nell’antica Grecia, sembra dunque che i carri a tre cavalli potessero essere utilizzati in guerra; ma non se ne conosce un utilizzo invece, nelle corse.

Diversamente, in Etruria, si ritrovano rappresentazioni di trighe,  ma in in un ambito più propriamente “ctonio”.  Un dettaglio dal krater proveniente dalla famosa sepoltura della Principessa di Vix, rappresenta una processione di guerrieri, e tra questi si possono ben notare due trighe trainate da triadi equine.
La tomba, di periodo tardo Hallstattiano (fine VI – inizio V secolo a.C) è di cultura celtica; ma in questo periodo si ritrovano numerosi manufatti della bronzistica etrusca, importati in area transalpina, proprio per il loro alto livello di qualità e lavorazione; intesi a rimarcare il prestigio degli individui di rango. Come appunto, la principessa da Vix. Merita ricordare le dimensioni eccezionali del contenitore: 1,64 m di altezza per un diametro di 127 cm; era capace di contenere oltre 1000 litri.

Dettaglio del krater dalla tomba di Vix, Borgogna: processione con trighe e guerrieri. Fine VI-inizi V a.C.

 

Sempre dall’ambito funerario proviene un rilievo su di un’urna cineraria, da Chiusi, di III sec a.C , dove viene rappresentata, in questo caso, una corsa tra due cocchi, ciascuno dei quali è trainato da tre cavalli.

Urnetta cineraria da Chiusi con corsa di trighe. III a.C ca.

Risulta evidente la relazione con l’ambito funerario, il cui carattere religioso rimanda alle corse in onore del defunto, ma anche alla rappresentazione simbolica dell’ultimo viaggio.

Quanto alla dimensione “agonistica” della triga, merita fare una riflessione sulla presenza del numero “dispari” di cavalli. Lo studioso Humphrey, ad esempio, ha messo in evidenza l’importanza del terzo cavallo nelle gare equestri, proprio per la funzione di “agente stabilizzante”: quest’ultimo serviva come cavallo guida, sul lato interno delle curve, e non era messo al giogo  (Humphrey, 1986). Solitamente quest’ultimo era un animale dalla forte costituzione, e a volte dominante sugli altri due.

Negativo da sigillo etrusco, corniola su oro, dal P. Getty Museum, V-IV a.C.

Gli scavi ad Adria (Fogolari, 1970) nella cosiddetta “tomba della Biga”, ascrivibile al III sec. a.C, sembrano confermarlo. In questa tomba, insieme a un corredo di oggetti e di armi, giaceva il corpo di un guerriero, tumulato insieme al suo carro da battaglia e ai suoi cavalli. Le ruote del carro, nonostante la forte usura del tempo, sono ancora perfettamente riconoscibili, insieme al corredo di briglie e finimenti dei cavalli stessi. Oltre ai due cavalli che  trainavano la presunta biga, ne è stato ritrovato anche un terzo, particolarmente robusto e quindi anch’esso adatto alla corsa e alla battaglia.

Le ricerche condotte sui resti degli animali ( Scarfì, 1994), hanno stabilito che, per la loro dimensione e struttura, essi provenivano dall’ Altaj (una zona compresa tra la Russia e il Kazakistan).

La sepoltura con cocchio e tre cavalli, da Adria. III a.C. 

Ad Altino, in Veneto, è stata scoperta un’area che ha restituito (come a Este) una concentrazione altissima di sepolture di cavalli. Si tratta di ben trenta inumazioni animali avvenute tra la metà del V e quella del III secolo a.C. Il ritrovamento è peculiare anche per la presenza di gruppi ricorrenti di inumazioni ravvicinate di due o tre animali, interpretabili verosimilmente, pur nell’incertezza dei dati di scavo invero piuttosto lacunosi, come pariglie per bighe e forse trighe.
Presumibilmente ad Altino tale cerimoniale doveva essere legato a corse su carri svolte in occasioni speciali, forse anche in ambito di giochi funerari (munera) che culminavano con il sacrificio di alcuni animali e che richiamano, per affine ritualità, la festività romana dell’October equus. (Groppo 2012)
Diverse fibule ad arco figurato, di produzione venetica, rappresentano un carro a due ruote con cocchiere e tre  cavalli. La cultura atestina dimostra dunque un legame importante con il culto del cavallo. Lo stesso Livio, come Strabone, menzionano del resto l’alto valore dei cavalli venetici.

Fibula ad arco figurato con 3 cavalli dalla necropoli Benvenuti, Este, (PD) VII a.C.

Fibula ad arco figurato, proveniente dalla necropoli di Most na Soci- (S. Lucia di Tolmino), VI sec a.C (Marchesetti, 1903). Ora al Museo di Trieste

Replica di fibula con triga cultura, venetica, opera dell archeo-orafo Peter Demel

 

Anche un’altra cultura teneva in alta considerazione questo animale. Dalla Bulgaria, antica terra dei Traci, proviene infatto un carro miniaturistico in oro, plausibilmente parte decorativa di un diadema. Il manufatto venne ritrovato nel tumulo funerario a Sinemorets, costa del Mar Nero, attribuito al III a.C. ed ora al Museo di Sofia .

 

Carro miniaturistico in oro, arte tracia, dal tumulo di Sinemorets, ora Museo di Sofia, Bulgaria, III a.C.

D’altro canto, a parte l’influenza rappresentativa greca, anche i Traci consideravano il cavallo come animale sacro, sia alla dea Bendis, avvicinabile alla Diana romana, che al cosiddetto dio-cavaliere (cfr Erodoto, Storie) la cui rappresentazione è perdurata in ambito romano nelle stele equestri, fino ad essere ripresa nell’iconografia religiosa cristiana nelle figure di santi-cavalieri (san Martino, san Giorgio).

La presenza di cocchi con triadi equine in ambito greco, sembra proprio riprendere l’ambito ctonio, non già riferito all’essere umano bensì alla sfera divina.

Figura D, frontone orientale, Tempio di Zeus, Olimpia, 470-456 a.C. ora al Staatliche Museen, Berlino

Krater attico a figure rosse: la dea della vittoria Nike conduce una triga; prima metà del IV a.C, Attica; Walters Art Museum

 

La triga in ambito romano: IL TRIGARIUM
Il nome Trigarium deriva da triga, ovvero il carro a tre cavalli (M.T Varrone, De lingua latina VIII.55). Il Trigarium era un campo di addestramento equestre nell’angolo nord-occidentale del Campo Marzio (“Campo di Marte”) nell’antica Roma. [CIL 6.31545 = 5926]
Era collocato in uno spazio aperto, situato a sud dell’ansa del fiume Tevere, vicino all’attuale Via Giulia (Humphrey, 1986, p. 558).
Era parte di un campo più ampio, utilizzato come spazio pubblico per i pascoli di cavalli, ma anche per esercitazione militare dei giovani: questo infatti era lo scopo originario del Campo Marzio. (Dionigi di Alicarnasso, V.13.2.). Il primo riferimento al Trigarium risale al tempo di Augusto; l’ultimo, alla seconda metà del IV secolo. (Palmer, R, 1990)

Il Trigarium non aveva strutture permanenti; veniva utilizzato per l’allenamento dei carri e per tutte le forme di esercizio equestre.  In epoca più tarda, Il quartier generale delle fazioni degli aurighi professionisti venne stabilito nelle sue vicinanze. Il Trigarium si trovava in quest’epoca a nord-ovest delle scuderie delle fazioni dei Verdi e dei Blu (Humphrey, 1986) .
Plausibilmente, Trigarium è divenuto, nel tempo, un termine generico, per indicare un campo di allenamento equestre, come evidenziato dalle iscrizioni (Palmer, R, 1990): è il caso, ad esempio,  di quella di un auriga dell’Africa romana che morì durante una gara e fu sepolto nel vicino trigarium (Palmer, R, 1990).

Plinio il Vecchio utilizza il termine per indicare l’esercizio equestre in generale. Egli cita infatti

“una bevanda sportiva, preparata con sterco di capra in polvere e aceto, bevuta da Nerone quando voleva rafforzarsi per il trigarium”.
(Plinio, Naturalis Historia, XXVIII .238)

Plinio afferma inoltre che i cavalli italici risultavano superiori rispetto agli altri negli esercizi eseguiti nel trigarium (Plinio, Naturalis Historia, XXXVII, 202). Secoli dopo, ancora Isidoro di Siviglia conferma l’origine sacrale delle gare di carri come parte dei giochi pubblici (ludi), svolti in concomitanza con alcune feste religiose:

“La quadriga a quattro cavalli, rappresenta il sole; la biga a due cavalli, la luna”

e

“Trigas diis inferis, quia is per tres aetates homines ad se rapit: id est per infantiam, iuventutem atque senectam”.
“La trige è per gli dei infernali, con i tre cavalli che rappresentano le tre età degli esseri umani: infanzia, gioventù e vecchiaia. ”
(Isidoro, Etimologie XVII, 26)

Il che pare riconfermare quanto già  testimoniato dall’ambito greco e tracio, appunto, sebbene  qui con una più precisa connotazione legata agli inferi.

Moneta d’argento romana: un denarius “serratus”: C NAEVIUS BALBUS I a.C.

A volte il Trigarium era il luogo in cui si svolgevano le corse dei carri a due cavalli che precedevano il rituale dell’ “October Equus “,  letteralmente, “il cavallo di ottobre”, celebrazione che si teneva nel Campo Marzio in onore di Marte il 15 ottobre (Humphrey, 1986).
Il cavallo guida della squadra vincente veniva sacrificato ad Nixas, un punto di riferimento a est del Trigarium che era plausibilmente un altare delle divinità della nascita (di nixi).
Alle cerimonie del cavallo di ottobre, due squadre si affrontavano in una battaglia simulata per il possesso della testa del cavallo come trofeo per l’anno successivo;  un corridore portava la coda del cavallo alla “sacra Regia” per farne gocciolare il sangue sul sacro focolare di Roma, il perenne fuoco custodito dalle sacerdotesse Vestali.
Pare che anche le gare dell’ “Equirria”, celebrate  il 27 febbraio e il 14 marzo in onore di Marte, fossero tenute al Trigarium. Fatto sta che la triga è spesso rappresentata neille monete d’argento romane (denarii), come attributo della dea Victoria (Nike).

Un altare sotterraneo della divina coppia formata da Dis Pater e Proserpina era inoltre situato vicino o adiacente al Trigarium.  Dis era l’equivalente romano del dio greco Plutone, il quale nel mito rapì Proserpina (in greco, Persefone o Kore: “la fanciulla”) portandola con il suo carro negli inferi per farne la sua sposa e regina.
Nelle religioni misteriche, la coppia è talvolta rappresentata come il Sole e la Luna.
In entrambi i casi, simboleggiano movimenti astronomici: l’alternarsi delle stagioni, tra scura e luminosa, con l’assenza della primavera rappresentata da Proserpina/Kore. La continuità dell’anno è rappresentata attraverso i cicli lunari e le fasi solstiziali con i due astri.

LA “TRIGA” ODIERNA A… MOSCA
Caso peculiare è la “troika”,  un cocchio a tre cavalli, molto popolare sin dal Tardo Medio Evo in Russia. Era un cocchio trainato da tre cavalli, inizialmente utilizzato per consegne postali; col tempo divenne  un carro cerimoniale usato anche nelle competizioni a carattere celebrativo e sportivo. La storia, dopotutto, sembra ripetersi.

Rappresentazione di Troika attaccata da lupi; un esempio da miniatura di Palekh.

Viaggiatore in Kibitka , litografia di Aleksander Orlowski, 1819

Esempio di troika moderna, Mosca.

 

Bibliografia.

Fonti primarie:

-Dionigi di Alicarnasso, Ῥωμαική ἀρχαιολογία
– isidoro di Siviglia, Etymologie
– Omero, Iliade
– G. Plinio, Naturalis Historia
– Marco Terenzio Varrone, De lingua latina

Fonti secondarie:

  • Coarelli, F. 1986: Il foro romano. periodo arcaico; p. 74
  • De Min, M. 1988: il Museo Archeologico Nazionale di Adria, Padova; pp. 54-55
  • Fogolari, G, Scarfì B. 1970: Adria antica, Milano-Venezia; p 43
  • Veronica Groppo, 2012: «…per le briglie allora i miei cavalli lega» in: Venetkens, Catalogo della Mostra, Padova, 2013
  • John H. Humphrey, 1986: Roman Circuses: Arenas for Chariot Racing University of California Press
  • Marchesetti, 1903: la necropoli protostorica di S. Lucia al Tolmino
  • Robert E. A. Palmer, 1990: Studies of the Northern Campus Martius in Ancient Rome; American Philosophical Society
  • Reggiani P., Rizzi Zorzi J., I cavalli della “Tomba della Biga” conservata al Museo Archeologico Nazionale di Adria (RO), in
    Malerba G., Visentini P. (a cura di), atti del 4° convegno nazionale di archeozoologia (Pordenone, 13-15 novembre 2003),
    «Quaderni del Museo Archeologico del Friuli Occidentale», 6, pp. 315-322.
  • Sanesi Mastrocinque, L. Mambella R. 1986: le Venezie, Roma; p.153
  • B. M. Scarfì, 1994: Studi di archeologia della X Regio in ricordo di Michele Tombolani, L’Erma di Bretschneider; pp. 129-130

 

(*) Massimiliano Visalberghi Wieselberger  è un archeologo e disegnatore archeologico che ha collaborato in scavi con varie Soprintendenze e Università.  Svolge per conto della UISP il ruolo di tecnico educatore culturale ed archeologico  tenendo laboratori, lezioni didattiche e conferenze sulle tipologie di archi tra Oriente e d Occidente, dalla Preistoria al Medioevo.  E’ consulente archeologico per alcune Associazioni di rievocazione e/o archeologia sperimentale. per cui prepara e sostiene didattiche collaborative, in nome della cooperazione culturale.

Pubblica su Academia.edu e per la rivista online Antrocom: Journal of Anthropology. Da quasi 10 anni è attivo nella divulgazione culturale su Facebook con lo pseudonimo “Max Berger” attraverso la diffusione di articoli, album fotografici con materiali archeologici e link di libri a tema storico-archeologico e antropologico.  Il suo motto è “Mai abbastanza”.

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