“La mazza e la Mezzaluna”: a Padova il manoscritto dei viaggi di Odorico da Pordenone arricchisce la mostra sui rapporti culturali tra Oriente e Occidente

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Ritratto di Giovanni III Sobieski.

PADOVA, 18 settembre 2019 – Si arricchisce di nuove e importanti testimonianze la mostra “La mazza e la mezzaluna. Turchi, Tartari e Mori al Santo”, curata da Veneranda Arca di S. Antonio e dedicata a segni ed opere che alcune culture, lontane nel tempo e nello spazio, hanno lasciato nella basilica e nel complesso antoniano. Dal 22 al 29 settembre, in occasione della seconda edizione di “Solidaria”, manifestazione promossa dal Centro Servizio Volontariato e dal Comune di Padova, sarà esposta nel Museo Antoniano della Basilica di S. Antonio la copia manoscritta della Relatio de mirabilibus orientalium tatarorum di Odorico da Pordenone, realizzata nel 1400 da un frate amanuense del convento del Santo e attualmente conservata nell’Archivio di Stato.

L’idea della mostra nasce da una serie di incontri seminariali, organizzati con gli alunni del professor Gionata Tasini del Liceo “Romano Bruni” di Ponte di Brenta insieme alla d.ssa Chiara Dal Porto dell’Archivio della Veneranda Arca di S. Antonio, dedicati ad un oggetto molto particolare: una mazza da cerimonia, un bastone di comando espressione di prestigio e potere, che fu donato alla basilica dal re polacco Giovanni III Sobieski, che la storia ricorda come colui che alle porte di Vienna inflisse all’esercito turco una determinante sconfitta nel 1683. La storia prestigiosa di questo personaggio è stata indagata grazie agli incontri con il prof. Mirosłav Lenart, che tanti studi ha dedicato ai rapporti tra la basilica e la Polonia, e con la prof.ssa Giorgetta Bonfiglio-Dosio che ha spiegato ai giovani studenti l’importanza e la metodologia della ricerca d’archivio. Da qui il progetto La mazza e la mezzaluna, allo scopo di cercare presenze e segni del Lontano e nel Diverso nel contesto antoniano. La mostra,  inaugurata il 6 giugno e aperta fino al 4 ottobre, è dedicata a segni ed opere che alcune culture, lontane nel tempo e nello spazio, hanno lasciato nella basilica e nel complesso antoniano. Tra esse: la mazza d’onore del tardo Rinascimento donata dal re polacco Giovanni III Sobieski, l’eroe della battaglia di Vienna contro i Turchi, il Reliquiario della terra portata dall’Oriente dal beato Odorico da Pordenone e il Reliquiario del bicchiere di Aleardino.

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La mazza d’onore  donata dal re polacco Giovanni III Sobieski, eroe di Vienna.

UNA RELAZIONE SORPRENDENTE – La Relatio di Odorico da Pordenone è la narrazione di uno dei viaggi più sorprendenti che ci abbia lasciato la letteratura di viaggio del Medioevo e fu stesa su mandato del ministro provinciale frate Guido e raccolta dallo scriba frate Guglielmo da Solagna durante la permanenza di frate Odorico nel convento di S. Antonio in Padova, quasi sicuramente per essere inviata alla curia papale residente allora ad Avignone, particolarmente interessata a tessere rapporti con il favoloso mondo dell’Oriente. L’avventura di Odorico prese avvio da Venezia dopo il 1318. Arrivato a Trebisonda sul Mar Nero, raggiunge lo stretto di Hormuz nella penisola arabica, attraverso la via persiana, per proseguire veleggiando verso l’India, dove ha modo sostare a Malypur presso la tomba dell’apostolo Tommaso, e proseguire poi per le isole Andamane, Nicobare, Sumatra, Giava, Borneo, facendo tappa forse anche nelle Filippine, sbarcando finalmente nell’attuale porto cinese di Canton.

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Copia manoscritta della Relatio de mirabilibus orientalium tatarorum di Odorico da Pordenone, originariamente presso il convento del Santo a Padova, XVIex-XVIIin. Padova, Archivio di Stato, Corporazioni soppresse. Monasteri Padovani, Sant’Antonio, B 226 I.

L’itinerario continua per via terra toccando, tra le altre città, Zayton (l’attuale Quangzhou), sede episcopale suffraganea retta dal confratello frate Andrea da Perugia. Proseguendo il viaggio giunge alla «nobile città, molto vecchia e antica» di Khanbaliq. Dopo tre anni di sosta inizia il viaggio di ritorno effettuato per via terra, lungo l’antica ‘via della seta’, toccando le mitiche terre del ‘prete Gianni’, sostando a Lhasa nel Tibet, superando la catena del Pamir, e, ripercorrendo l’itinerario persiano, raggiungendo Trebisonda facendo poi ritorno Venezia, tra la fine del 1329 e i primi mesi del 1330. In questi anni è documentata la sua presenza nel convento padovano dove detta le sue fortunate memorie, prima di raggiungere Udine, e lì chiudere i suoi giorni terreni.Alla figura di Odorico da Pordenone è dedicata anche “Odorico da Pordenone. Le nuove e meravigliose cose straniere”, che espone nelle nuove salette attigue allo spazio museale le tavole originali della graphic novel disegnate da Luca Salvagno, uno dei maestri del fumetto italiano, che ne ripercorrono il viaggio in Oriente.

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Copia manoscritta della Relatio de mirabilibus orientalium tatarorum di Odorico da Pordenone, originariamente presso il convento del Santo a Padova, XVIex-XVIIin. Padova, Archivio di Stato, Corporazioni soppresse. Monasteri Padovani, Sant’Antonio, B 226 I.

L’esposizione del manoscritto va ad impreziosire una mostra, inaugurata il 9 giugno e nata per esplorare presenze e segni del Lontano e nel Diverso nel contesto antoniano.

Il catalogo della mostra, in collaborazione con EMP, contiene anche una sezione dedicata al recente volume illustrato Odorico da Pordenone. Le nuove e meravigliose cose straniere di Luca Salvagno (ed. EMP, 2018), graphic novel sul viaggio in Oriente del Beato Odorico da Pordenone, che proprio nel convento del Santo, scrisse, nel 1330, il resoconto del suo lungo percorso, e delle cose mirabili che vide in quelle terre lontane. La mostra si prolungherà fino a settembre, quando, in occasione di Solidaria, verranno esposte nelle Salette del Museo Antoniano le tavole illustrate originali di Salvagno.

L’ingresso è gratuito dal 22 al 29 settembre in occasione di Solidaria. Negli altri giorni l’ingresso è a pagamento, secondo le modalità del Museo Antoniano.

Informazioni e biglietti su www.santantonio.org

Fonte: Museo Antoniano della Basilica di S. Antonio.