MOSTRE / A Cagliari 550 spettacolari reperti delle antiche civiltà del Mediterraneo [FOTO, VIDEO]

ERMITAGE 10

Spilla
villaggio di Chadakolob, Daghestan. bronzo
24, 5 cm – Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo

© Elena Percivaldi – Perceval Archeostoria 2010-
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CAGLIARI – Oltre 550 opere per ripercorrere intrecci, confronti, dialoghi dal Mare Nostrum alle montagne del Caucaso e connettere la cultura nuragica ai grandi processi di civilizzazione della Protostoria. Apre al pubblico il 14 febbraio (è slittata per ragioni tecniche la data, inizialmente prevista al 31 gennaio, ndr) a Cagliari, nelle due sedi del Museo Archeologico Nazionale e di Palazzo di Città, la spettacolare mostra “Le Civiltà e il Mediterraneo”, curata da Yuri Piotrovsky del Museo Statale Ermitage, Manfred Nawroth del Pre and Early History-National di Berlino, in collaborazione con Carlo Lugliè, docente all’Università di Cagliari e Roberto Concas, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Il nucleo centrale dell’esposizione è dedicato all’archeologia preistorica sarda – circa 120 opere rappresentative dell’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C. – mentre gli altri reperti sono chiamati a rappresentare diverse culture e aree del Mediterraneo e del Caucaso, nel medesimo arco temporale e provengono da grandi musei afferenti per geografia o collezioni: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museo di Berlino e ovviamente il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, a documentare come il bacino del Mediterraneo non sia stato un luogo chiuso ma “contaminante” e in continua evoluzione.

UN PERCORSO LUNGO TRE ANNI –  La valorizzazione dell’antico retaggio culturale della Sardegna è iniziato nel 2015 con la mostra “Eurasia – fino alle soglie della storia”, grazie alla quale  Cagliari ha avviato un’importante relazione proprio con l’Ermitage  aprendo la strada ad una riflessione sull’epoca preistorica nel contesto euroasiatico. Il percorso è continuato poi nel 2017 con il convegno “Le Civiltà e il Mediterraneo – Grandi musei a confronto” promosso dall’Assessorato del Turismo della Regione Autonoma Sardegna, nel quale studiosi di livello internazionale hanno potuto confrontarsi sulle civiltà del Mediterraneo in età preistorica, ridefinendo il ruolo centrale (e tutt’altro che isolato, si potrebbe dire con un gioco di parole) dell’Isola come luogo di incontro e incrocio di popoli che hanno fatto la Storia. Fino alla mostra di oggi.

GUARDA IL TEASER DELLA MOSTRA

 

LA PAROLA AI MANUFATTI – Vasellame in terracotta, elementi in ceramica, armi e utensili, oggetti di culto e antichi idoli, monili e, soprattutto, tanti straordinari manufatti di metallo approdano dunque a Cagliari per ripercorrere le antiche rotte e ritrovare porti da millenni già conosciuti. E’ nell’Età del Bronzo, infatti, che s’intensificano i traffici e gli scambi che univano, in modo diretto o mediato, i centri minerari, in particolare dello stagno e del rame, ai centri di produzione, arrivando a coinvolgere gran parte del continente europeo e le regioni asiatiche e imponendo società via via più complesse e meglio organizzate.

ERMITAGE 9

Fibbia. Collezione Bobrinsky – bronzo
16,5 cm – Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo

Il rame grezzo, ad esempio, era modellato in forme diverse a seconda dei periodi e delle cerchie artigianali.  Un caso è costituito dai lingotti a pelle di bue (oxhide ingots): caratterizzati da una tipica forma quadrangolare con apici sviluppati comodi per il trasporto sulle spalle o per lo stivaggio – cronologicamente inquadrati tra il XIV e il XI secolo a.C. – sono stati rinvenuti a Cipro, in Anatolia, nel mar Nero, a Creta, nell’Egeo, in Grecia, in Sicilia, in Sardegna, in Corsica e Francia meridionale, e in alcune regioni dell’entroterra europeo dislocate lungo il corso dei grandi fiumi che dovevano fungere da vie di penetrazione. Il centro di irradiazione di tali reperti viene identificato nell’isola di Cipro, che possiede ricchissimi giacimenti di rame purissimo, ed è interessante notare l’altissima concentrazione di lingotti a pelle di bue di provenienza cipriota in una terra ricca di rame come la Sardegna già a partire dal Bronzo recente.

BERLINO 4

Caucaso.  Ascia- Azerbaijan 14-6 a.C.
Berlin Museum for Pre- and Early History, Berlin

 

Questa diffusione, a cui si accompagna un massiccio apporto di tecniche metallurgiche di matrice cipriota, avvalora l’immagine di un mar Mediterraneo solcato da un complesso sistema di rotte che ne fanno un prezioso ed efficace apparato connettivo tra Occidente e Oriente, lungo il quale si spostavano uomini, merci e idee.

BERLINO 1

Mediterraneo orientale. Figurina micenea. Grecia sconosciuta
14-13 a.C. – Berlin Museum for Pre- and Early History, Berlin

Tra i protagonisti di questi movimenti, che si ascrivono a una prevalente componente medio-orientale (cipriota-levantina e poi fenicia), spiccano i Micenei, che nel lungo arco di tempo corrispondente al periodo della formazione dei regni palatini, dal loro sviluppo fino alla crisi che ne segna la ne nel XII secolo a.C., lasciano nel Mediterraneo i segni del loro passaggio alla ricerca prevalentemente di metallo e beni di lusso.

BERLINO 2

Aryballos micenea con raffigurazione di guerrieri. Grecia, ignoto, 14-12 a.C.
Berlin Museum for Pre- and Early History, Berlin

L’indicatore immediato di questi movimenti è la ceramica micenea, di argilla tornita e depurata, con decorazione dipinta a vernice brillante, che compare già dalle fasi più antiche (XVII-XV secolo a.C.) in Sicilia e in Italia, ma anche in Anatolia occidentale. Nella fase di maggior espansione della potenza micenea si assiste in Occidente alla produzione di una ceramica di imitazione che ha fatto ipotizzare l’esistenza di botteghe artigianali italo-micenee e di nuclei stanziali micenei.

BERLINO 3

Figurina di cavallo. Cipro, sconosciuta 7-6 a.C.
Berlin Museum for Pre- and Early History, Berlin

In diversi siti, tra cui Antigori di Sarroch in Sardegna, artigiani micenei potrebbero essersi integrati nelle comunità protostoriche italiane già prima che il collasso
dei regni aumentasse la propensione a migrare fuori dalla madrepatria. Proprio presso il nuraghe Antigori di Sarroch, oltre all’abbondante materiale proveniente dal Peloponneso, Creta e Cipro, è stata individuata anche una classe di ceramica di imitazione e di produzione locale. Alcune tipologie di vasi, come per esempio le
anfore a staffa, sembrano indicare un collegamento con il sito di Cannatello in Sicilia (dove oltretutto è presente ceramica nuragica di importazione) e con gli empori dell’Africa settentrionale, quasi a segnare una rotta ideale che arriva in Sardegna toccando le sponde meridionali del Mediterraneo, alternativa rispetto a quella settentrionale che privilegia lo Ionio e l’Adriatico. Questa rotta sarà la stessa che alcuni secoli dopo seguiranno i Fenici alla ricerca di giacimenti metalliferi verso la Spagna, rotta in cui la Sardegna avrà comunque un ruolo centrale.

INCONTRO DI CIVILTA’ – A evidenziare infatti i contatti e le relazioni tra l’Isola e il Sud est spagnolo, durante l’età del bronzo, ci saranno in mostra (provenienti dal Museo di Berlino) anche importanti reperti della civiltà di El Argar, sviluppatasi in quell’area dal 2200 a.C. e connotata da insediamenti estesi, con un’architettura in pietra paragonabile a quella del Mediterraneo orientale e con una tipologia di spade che mostra evidenti contatti con la civiltà nuragica.

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Nave El Argar, Spagna, 22-15 a.C. Berlin Museum for Pre- and Early History, Berlin

BERLINO 7

Ciondolo tipo Ariete. Koban, Ossezia settentrionale-Alania, Russia 11-8 a. C.  – Berlin Museum for Pre- and Early History, Berlin

È proprio in questo periodo infatti che la Sardegna, al centro del Mediterraneo e con un ruolo incisivo nei flussi commerciali – come dimostrano i materiali di produzione nuragica rinvenuti in questi ultimi anni fuori dall’isola – dà prova di grande vitalità con la fioritura di una delle più originali culture della protostoria italiana, quella nuragica.
Il Nuragico è esclusivo della Sardegna e si caratterizza soprattutto per il suo monumento simbolo, il nuraghe, ma anche per i suoi straordinari bronzetti e per le tombe dei giganti.
Non esistono architetture analoghe a quelle sarde: un vero e proprio unicum nonostante le similitudini che si possono rilevare. Un esempio di “vicinanza” è quello con le fortezze costruite nel Caucaso meridionale nella tarda età del bronzo e nella prima età del ferro. Pur lontane, le terre caucasiche hanno certamente avuto contatti con le civiltà mediterranee.

ERMITAGE 14

Caucaso. Figura scultorea di un uomo
Santuario vicino al villaggio di Archo, Daghestan. bronzo, 9,1 cm
Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo

L’Ermitage, le cui collezioni sono straordinarie, è sempre stato e rimane uno dei pionieri della ricerca archeologica nel Caucaso e del suo inserimento nel contesto culturale mediterraneo. Dalla cultura di Majkop nella Ciascaucasia, con i suoi eccezionali kurgan, alla straordinaria produzione metallurgica della cultura di Koban le terre caucasiche rivelano, con i loro repertori decorativi dai motivi geometrici e con raffigurazioni di animali fantastici e non – buoi arieti, lupi, rane etc. – elementi di connessione non banali con le civiltà del mediterraneo e forse anche con la civiltà nuragica. Come non sorprenderci della somiglianza dei bronzetti di tori nuragici al celebre toro di Majkop? Con le suggestioni del mito di Prometeo o di quello degli Argonauti alla ricerca del Vello d’Oro l’esplorazione dei collegamenti nella protostoria, tra Mediterraneo e Caucaso, si carica di mille suggestioni.

ERMITAGE 12

Ascia di tipo Colchide S. Anukhva, Abkhazia bronzo 16,3 cm Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo

La mostra è organizzata da Villaggio Globale International, mentre l’allestimento – che si annuncia accattivante e visionario – è firmato da Angelo Figus.

Fonte: Comunicazioni ufficiali

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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