SCOPERTE / Pompei, tutto il dramma dell’eruzione nella “stanza degli scheletri” [FOTO]

FOTO: (C) UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei

POMPEI (NA), 27 ottobre 2018 – I loro resti giacevano confusi sul pavimento, trascinati senza riguardo da tombaroli alla ricerca di quegli oggetti preziosi messi insieme negli ultimi, drammatici istanti dell’eruzione nel disperato tentativo di fuggire. Non è bastata l’orrenda fine riservatagli dalla tragedia,  ma le vittime di Pompei hanno dovuto subire anche la profanazione di saccheggiatori che già in epoca moderna si addentravano attraverso cunicoli e passaggi nella cenere e nel lapillo che aveva seppellito nel 79 d.C.  la città antica, per rintracciare oggetti di valore in domus inesplorate.

Stanza degli scheletri 3

Riaffiorano così, in una stanza della “Casa del giardino” in corso di scavo, i resti scheletrici di almeno 5 individui, ammucchiati e sparpagliati in più punti dell’ambiente. Si tratterebbe di due donne e tre bambini, che si erano rifugiati  nella stanza più interna della casa, che, a differenza delle altre, aveva resistito alla prima fase dell’eruzione, ossia la pioggia dei lapilli. Erano stati poi colti da una delle correnti piroclastiche che travolse gli ambienti della casa, provocando il crollo del tetto e della parte superiore del muro e trovando la morte.

Stanza degli scheletri 2

I ritrovamenti documentano il dramma vissuto dai pompeiani non solo nel 79 d.C., ma anche secoli dopo la loro morte. Così ad esempio il cranio di una delle vittime, schiacciato dalle tegole del tetto, giaceva accanto agli arti inferiori e superiori di un altro individuo, mentre resti di un anello indossato al dito e altri piccoli oggetti stretti tra le mani, sfuggiti miracolosamente al saccheggio del luogo, riaffiorano lontani e non in connessione con il resto del corpo.

L’azione dei tombaroli sembra dimostrata anche dalla presenza di fori sulle pareti e di uno o più cunicoli di scavi  quasi sicuramente precedenti all’inizio delle ricerche ufficiali sul sito (avviate nel 1748): è stata infatti trovata una moneta di Filippo d’Asburgo risalente agli anni ’30 del Seicento, con ogni probabilità persa da uno dei saccheggiatori in azione.   “Tali rilevamenti – spiega una nota diffusa dagli archeologi impegnati sul sito – stanno consentendo, grazie agli interventi in corso, di documentare con grande dettaglio la storia di un’epoca di scavo, (da quelli clandestini a quelli di epoca borbonica) completamente differente da quella attuale, tanto nell’approccio metodologico che nelle finalità stesse”.

La casa dove sono stati ritrovati i resti è la stessa dove pochi giorni fa è stata rinvenuta l’epigrafe a carboncino che posticipa di due mesi, da agosto a ottobre, la data dell’eruzione di Pompei, e di cui avevamo parlato qui.

 

FONTE: COMUNICATO UFFICIALE, FOTO (C) UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei

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