Positano, riapre la Villa Romana con i suoi eccezionali affreschi

POSITANO (SA) – La Villa Romana di Positano (Salerno), uno dei più suggestivi spazi archeologici ipogei di età romana rinvenuti negli ultimi anni in Italia meridionale apre finalmente al grande pubblico. L’inaugurazione del sito avverrà mercoledì 18 luglio 2018 alle 18; dal 19 al 31 luglio sono in programma visite gratuite per i residenti a Positano, mentre da mercoledì primo agosto il sito aprirà definitivamente al pubblico.
Dopo due importanti campagne di scavo (2003/2006 e 2015/2016) il sito, di cui si conoscono le origini sin dal 1758, è pronto a mostrare i suoi tesori. I dettagli del restauro e della conseguente valorizzazione e fruizione del sito sono stati illustrati in una conferenza tenutasi a Palazzo “Ruggi D’Aragona” presso la Soprintendenza ABAP di Salerno. All’incontro, coordinato da Michele Faiella, Funzionario per la Promozione e Comunicazione – Responsabile dell’Ufficio Stampa della Soprintendenza, hanno partecipato Francesca Casule, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino; Michele De Lucia, sindaco di Positano; Silvia Pacifico, funzionario archeologo; Diego Guarino, architetto e direttore dei lavori e Walter Tuccino, restauratore del Mibact.

OZI CAMPANI – La villa romana di Positano si trova al di sotto della chiesa di Santa Maria Assunta. Essa, spiega Maria Antonietta Iannelli, funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino – fu costruita alla fine del I secolo a.C. In quell’epoca l’élite romana aveva scelto le coste del Golfo di  Napoli e della Penisola Sorrentina per edificarvi lussuose residenze ove trascorrere il tempo libero tra giardini e ricchi ambienti affrescati con spettacolari vedute sul paesaggio costiero. L’esistenza della villa era nota già da tempo. Karl Weber, addetto agli scavi borbonici, descrive nel 1758 strutture con affreschi e mosaici al di sotto della Chiesa madre e del campanile. Lo studioso Matteo della Corte pensò di aver individuato la villa di Posides Claudi Caesaris, potente liberto dell’imperatore Claudio, da cui deriverebbe lo stesso nome di Positano. Intorno alla metà del I secolo,  la villa era in corso di restauro per i danni prodotti dal sisma del 62 e per un probabile passaggio di proprietà intervenuto nel  frattempo. Il terremoto divenne occasione per riproporre una nuova e ricca veste agli ambienti di rappresentanza, come testimonia una delle sale da pranzo della villa, il lussuoso triclinium venuto alla luce nella cripta. Sulle pareti, ricoperte con motivi del Quarto stile pompeiano  (metà del I secolo d.C.), sono visibili architetture a più piani. Nella parte superiore la scenografia architettonica è parzialmente celata da una tenda con mostri marini, delfini guizzanti e amorini in stucco. Di grande effetto è lo scorcio di un palazzo con porta socchiusa e loggiato con elegante balcone. La zona mediana è decorata da pannelli a sfondo monocromo ornati da eleganti ghirlande. Una serie di medaglioni conteneva ritratti e scene mitologiche, come la raffigurazione del centauro Chirone che impartisce lezioni di musica al giovane Achille; quadretti con nature morte e un paesaggio marino, con una baia attorniata da edifici porticati e da scogli, arricchivano l’insieme. Un paesaggio non dissimile si doveva godeva da questa sala triclinare aperta sulla baia di Positano.

la-villa-romana-di-positano-il-passato-che-affior-4714

Particolare degli affreschi della Villa (da www.amalficoast.it)

IL TERREMOTO DEL 79 – La lussuosa residenza fu danneggiata in modo irreversibile dall’eruzione vesuviana che distrusse Pompei. La colonna eruttiva si innalzò nell’atmosfera per oltre venti chilometri, superando l’alta dorsale dei monti Lattari e ricadendo verso sud. Le forti piogge, che sempre si associano alle eruzioni, attivarono valanghe di fango che si ingrossarono verso il fondovalle e si consolidarono rapidamente. I tetti spioventi favorirono lo scivolamento delle pomici verso l’esterno, solo piccoli quantitativi entrarono da porte e finestre. Poco dopo valanghe di fango raggiunsero la villa con una velocità rilevante, riempiendone gli ambienti e facendo crollare, sotto l’enorme spinta, tetti e solai. Le colonne in stucco del portico furono abbattute e trascinate all’interno del triclinio, mentre contro la parete nord si accumulava il materiale ligneo del soffitto, dei tramezzi e delle stesse impalcature dei restauri in corso. Questo accumulo ha protetto i resti di un armadio che conservava il vasellame bronzeo. La parte mediana della parete est subì uno spostamento di circa quaranta centimetri verso valle, testimoniato da un’ampia frattura, la prova più spettacolare della violenza dell’evento.

la-villa-romana-di-positano-il-passato-che-affior-4712

Particolare degli affreschi della Villa (da www.amalficoast.it)

DUE CRIPTE INTERESSANTI  – Nei secoli seguenti l’area dove sorgeva la Villa divenne sede di edifici religiosi.  Gli scavi hanno riportato alla luce due cripte diverse, una superiore risalente al Settecento,  e una inferiore, più antica.  La cripta superiore, più recente, è formata da  due spazi longitudinali; lungo il perimetro della sala principale – sotto cui sono emersi i resti della Villa stessa – e sulle pareti degli anditi di passaggio, sono allineati 69 sedili in muratura per l’essiccazione dei defunti: come scrive in una nota Lina Sabino, funzionario storico del’arte della Soprintendenza ABAP di Salerno, sono “di ragguardevole fattura nella finitura plastica degli stucchi dalla morbida stesura, priva di riscontro nell’intero territorio amalfitano”. I fondi delle pareti sono ricoperti da una leggera velatura di calce bianca su cui sono tracciate rapide pennellate di colore rosso a formare fasce oblique parallele e rombi nei sottarchi: “un’insolita ricchezza decorativa per ambienti di questo tipo, presumibilmente voluta e commissionata, nel primo trentennio del Settecento, dai laici appartenenti alla Confraternita del Monte dei Morti, che aveva sede nel soprastante Oratorio”.
La cripta più antica, che si trova al disotto del presbiterio della chiesa superiore, dedicata alla Vergine Maria nel 1159, è di età medievale: non è chiaro se in origine fosse a sua volta una vera e propria chiesa, oppure se fungesse da cripta all’edificio soprastante. Il corpo principale si compone di due navate, coperte da volte a botte e separate da archi che scaricano su colonne di marmo. Due di esse, inglobate nei pilastri innalzati agli inizi del Seicento per sostenere la grande cupola della chiesa superiore, sono state messe in luce dall’ultimo restauro. La pianta mette la costruzione in relazione con altre cripte romaniche campane e in particolare con quelle delle cattedrali di Salerno, di Amalfi, di Ravello e di Scala. All’interno vi era un altare – citato più volte nei documenti – intitolato alla Natività. Più tardi lo spazio absidale fu confinato, rispetto
alle navate, da una parete divisoria; al suo interno furono realizzati scolatoi funebri a seduta mentre, tra le volte a crociera soprastanti, fu praticata un’apertura (corrispondente alla collocazione attuale dell’altare maggiore della chiesa) attraverso la quale venivano calati i corpi dei defunti. Ciò fa supporre che a seguito dei lavori seicenteschi, la cripta avesse perso la sua prima destinazione liturgica e che da allora svolgesse una funzione esclusivamente cimiteriale. Delle antiche decorazioni resta solo una labile traccia pittorica sulla parete settentrionale, in prossimità della scalinata di accesso alla chiesa superiore, ed una colonnina tortile in stucco incassata in un piccolo vano a lato dell’attuale ingresso.

IL SITO DIVENTA MUSEO – Nel corso degli ultimi dieci anni, due successive campagne (compiute nel 2003/2006 e nel  2015/2016) hanno dunque messo in luce  una porzione di inestimabile interesse archeologico della villa romana di Positano. La musealizzazione  degli ambienti, come spiega il direttore dei lavori Diego Guarino, è avvenuta a conclusione dei meticolosi lavori di scavo, degli interventi di consolidamento delle strutture e delle accurate opere di restauro delle superfici affrescate e delle suppellettili: l’ambiente ipogeo è ora accessibile ai visitatori grazie a percorsi aerei (passerelle e scale in vetro e acciaio); il percorso di visita rende leggibili i risultati dei restauri con la stratigrafia delle trasformazioni, che la storia degli eventi umani e naturali, ha lasciato sulle strutture messe in luce. Per garantire il mantenimento dei valori microclimatici dell’ipogeo e quindi la conservazione degli affreschi, è stata inoltre adottata la regolamentazione degli ingressi, con soglie massime di visitatori per visita mai superiore a 10.
(e.p.)
© Elena Percivaldi – Perceval Archeostoria  – All rights reserved. Nessuna parte di questo blog può essere copiata, riprodotta o rielaborata senza citare la fonte.


INFORMAZIONI

Villa Romana di Positano
Inaugurazione 18 luglio 2018, ore 18
Dal 19 al 31 luglio visite gratuite per residenti a Positano
La villa aprirà al pubblico dal 1 agosto.
Orari di visita: tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle  9 alle 21
Ingresso: 15 euro.
Sito web: www.ambientesa.beniculturali.it/BAP

Annunci

3 pensieri su “Positano, riapre la Villa Romana con i suoi eccezionali affreschi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...