MOSTRE / “Storie di vita. Gli antichi Romani raccontati dalla scienza”

uROMA – Il 19 maggio alle ore 21 si inaugura, presso il Museo di Storia della Medicina della Sapienza-Università di Roma, la  mostra “Storie di vita. Gli antichi Romani raccontati dalla scienza”. Curata da Paola Catalano, Valentina Gazzaniga e Giorgio Manzi., l’esposizione (ingresso libero), l’esposizione si propone di illustrare le condizioni di vita, di salute e di lavoro a Roma in età imperiale e tardo antica, con incursioni nell’Alto Medioevo. Un’accurata selezione di  materiali antropologici, studiati attraverso le più aggiornate tecniche morfologiche, paleopatologiche, paleonutrizionali e molecolari, racconta singole storie di vita, sulla base delle fonti archeologiche e storiche. Viene ridata voce a donne maltrattate, madri e figli, lavoratori,  guerrieri, anziani e malati che, attraverso i segni del corpo, raccontano condizioni di vita, lavoro, alimentazione, provenienza, condizioni igieniche, usi e costumi, rapporti parentali, traumi e malattie che ne hanno caratterizzato le vite. Ricostruzioni dialogate in greco antico e latino di interventi chirurgici e di scene di vita quotidiana. La mostra espone i risultati parziali del progetto PRIN 2015 “Diseases, health and lifestyles in Rome: from the Empire to the Early Middle Age”.

Verranno inoltre proposte le ricostruzioni viventi ideate e scritte da Giorgio Franchetti e realizzate dai soci dell’Associazione Culturale SPQR di Roma, dal titolo:

– A tavola con gli antichi Romani. Nel cortile interno del Museo di Storia della Medicina verrà allestito il bancone ricostruito di un thermopolium, ovvero un locale pubblico dove nell’antica Roma si potevano consumare cibo di varia qualità, caldo e freddo, e vino di vario genere. Il pubblico potrà assaggiare vere pietanze ricostruite secondo gli scritti di Catone, Varrone, Apicio e Columella.

– Viaggio nella medicina dei romani. L’evento propone la ricostruzione vivente di alcuni momenti della vita del medico greco Eutyches; tra questi il soccorso presso la propria abitazione, com’era uso fare, di un ferito che presenta una grave lesione ossea agli arti inferiori.

 

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