MOSTRE / “Amori divini”, al MANN di Napoli un raffinato viaggio tra Eros e mito

NAPOLI – (di Cristiana Barandoni) Chi per mestiere o per passione visita i siti archeologici conosce bene la sensazione di cosa vuol dire camminare sulla storia.  Molto più difficile è poter sperimentare questa stessa sensazione in un museo. Difatti, nonostante gli sforzi che si possono fare, siamo pur sempre in un ambiente artefatto dove può accadere che il contesto venga a mancare e il reperto perda un po’ del suo fascino.

Bene, per una volta dimenticate tutto questo perché l’eccezione conferma la regola e la mostra Amori Divini ne è la riprova.  Allestita nelle sale attigue al salone della Meridiana, è una mostra nella mostra, poiché queste sale sono caratterizzate da pregiati pavimenti decorati asectiliamarmi antichi trasformati in motivi geometrici messi in opera nella prima metà dell’800 (alcuni di loro provengono dall’area vesuviana, in particolare dal “belvedere” della Villa dei Papiri di Ercolano). 

Fin dalle prime sale è percepibile la volontà di creare un ambiente dall’atmosfera quasi rarefatta, creata da colori molto scuri alternati alle terre Siena sulle pareti, in netto contrasto col bianco dei soffitti: una scelta vincente grazie alla quale è possibile apprezzare la vivacità dei colori delle opere in mostra (foto 1).

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Foto 1: Progetto di stARTT. Foto: Gabriele Lungarella

Avvolti, quasi ovattati in un mondo parallelo, i visitatori possono affrontare un percorso all’interno del mito, conoscere storie, leggende, amori che sono giunti immortali fino a noi. Colta ed elegante offre al visitatore circa 80 opere tra capolavori dell’arte antica raffiguranti storie di miti, sapientemente intervallati alle loro reinterpretazioni moderne; la scelta dei reperti si è basata su due ideali: seduzione e trasformazione. L’idea di accostare opere d’arte, accomunate dalla medesima iconografia ma realizzate in epoche differenti, offre allo spettatore da parte la visione antica e dall’altra la reinterpretazione degli stessi miti in chiave moderna, suggestione che non smette mai di sollevare curiosità e invita ad una relazione convincente con gli oggetti in mostra. Non è solo il “bello” che colpisce ma la narrazione degli eventi e la trasformazione del mito: un costante osservare con gli occhi di viaggiatori, di studiosi, di letterati, di tutti coloro i quali incontrarono sulla loro strada Paride, Ganimede, Leda, Europa.

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Foto 2: Dettaglio del pavimento

Appena entriamo ci troviamo subito di fronte a due sale nelle quali la fanno da padrone ceramiche a figure rosse di notevolissima fattura, in parte dalla collezione vascolare del MANN (foto 3), sulle cui superfici brillanti i miti raccontano sé stessi in un florilegio di forme e fluttuanti immagini; come quelle disegnate con tratti esuberanti e dal grande rilievo pittorico dell’anfora nolana attica a figure rosse dall’Hermitage di San Pietroburgo in cui leggiamo il mito di Europa che cavalca come una esperta amazzone, un toro.  Il ricchissimo immaginario antico si offre senza veli, narrato sulle meravigliose forme vascolari e dalle Metamorfosi di Ovidio, riportate sulle pareti. Colore e trasporto sono le basi sulle quali il racconto si presenta allo sguardo meravigliato del visitatore: anche non conoscendo nel dettaglio, è impossibile sentirsi disorientati, poiché la scelta delle opere esposte rivela una grande conoscenza del mito e una insolita capacità di raccogliere quelle diverse forme artistiche nelle quali lo troviamo meglio rappresentato.

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Foto 3: Sala 1 (foto: CB)

Il repertorio pompeiano è ideale fonte di ispirazione, specie quando la mitologia affronta temi amorosi, raffigurando amori accomunati da episodi con elementi in comune: almeno uno dei protagonisti, uomo o dio, muta forma trasformandosi in animale, in pianta, in un oggetto o in fenomeno atmosferico. Come la storia di Ganimede il cui mito è raccontato su gemme, bronzetti e in maniera magistrale da due sculture, una antica risalente all’epoca antonina (dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inv. 6351) in candido marmo bianco, e da un gesso moderno, armoniosa opera di Bertel Thorvaldsen (foto 4) dalle collezioni dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma (inv.0104). Il mito è raccontato dalle opere nelle sue fasi più significative, dal primo incontro con Zeus, al febbrile volo in cielo con i due protagonisti stretti in un affettuoso abbraccio, magistralmente ritratti nel dipinto di Anton Domenico Gabbiani dalle Gallerie degli Uffizi (inv. 1890 n. 2176), fino alla conclusione della vicenda, con un serafico Ganimede coppiere divino; le opere si completano, declinando con estrema delicatezza un “amore rubato”, nato dalla necessità di possesso ad ogni costo. L’opera antica è esaltata dal contraltare moderno e assieme offrono una visione che si allontana, nell’originale e nella sua riedizione, dal gesto succube della divinità che si fa altro pur di conquistare l’amato. Del resto non dobbiamo mai perdere di vista che la mostra celebra, in tutte le sue accezioni, la seduzione, qui coralmente sublimata dal gioco accattivante degli sguardi, in un dialogo silente ma percepibile visivamente.

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Foto 4: Berthel Thervaldsen, Ganimede abbevera l’aquila

Racconti di dei e interpreti leggendari, le cui storie si fondano da una parte, sulla seduzione delle immagini e degli sguardi, e dall’altra sulla inarrestabile metamorfosi della creatività, generata in epoca moderna specialmente a cavallo fra Sei e Settecento, condizione necessaria per rapportarsi, in maniera dialogica, al mito e al mondo antico in generale; il succedersi degli eventi non affatica bensì coinvolge lo spettatore che sceglie, quasi inconsapevolmente, di procedere nelle sale come se in realtà stesse entrando nel vivo del mito e potesse d’un tratto incontrarne i protagonisti.

Una cornice aurea inquadra le storie appassionate delle divinità, ritratte spesso e volentieri nel loro sanguigno umanesimo, per mezzo del quale si rievoca la bellezza del mondo antico che in quegli stessi miti spesso e volentieri si rispecchiava. Gli affreschi di Pompei sono uno spaccato di vita sociale che racconta attraverso gli occhi degli antichi paure, delusioni, passioni, speranze che ritroviamo tradotte, forse in una chiave più manierata, nelle opere moderne, specialmente nei dipinti. È con questi occhi che è ragionevole interpretare la storia di Diana e Atteone, narrata nello straordinario olio su tela di Giovan Battista Tiepolo (dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, inv. 754) che dialoga senza soluzione di continuità con l’olio su rame di Joseph Heintz il Vecchio (Paesaggio con Diana e Atteone dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma Palazzo Barberini  Galleria Corsini, inv. 1252) che a sua volta conversa con un delicatissimo marmo proveniente dal Museo Nazionale del Bargello, opera di Francesco Di Simone Mosca detto Moschino (inv. 310 S).

Se Moschino ha deciso di trasformare la pietra per il suo racconto e puntare l’attenzione sui personaggi protagonisti, Tiepolo e Heintz il Vecchio invece preferiscono raccontare l’episodio che precede la condanna lavorando sui paesaggi, tratteggiati in toni scuri e uniformi, perfetto palcoscenico per figure manieriste, le cui nudità volutamente esibite sono segni inequivocabili di fecondità.    

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Foto 5: Giambattista Tiepolo, Diana e Atteone (Venezia, Gallerie dell’Accademia, olio su tela, 1720-22)

Tiepolo (foto 5) rappresenta la scena all’interno di una grotta dalle atmosfere quasi oniriche, la cui volta ombreggia il laghetto dove la dea è colta di sorpresa in compagnia delle sue ancelle: Atteone da lontano non ha ancora capito probabilmente che la trasformazione è già in atto. Immancabile la versione antica del mito ben evidenziata in due opere: una pinax in terracotta (dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, inv. MRC 731) in cui il protagonista è ritratto mentre viene dilaniato dai cani e nell’intonaco dipinto ad affresco proveniente dall’area vesuviana (dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

Per questo e molto altro ci sarebbe da raccontare ma vi priveremmo della sorpresa della visita. Non vi resta che andare a sperimentare di persona quanto la reinterpretazione del mito sia stata uno dei motivi più cari alla storia dell’arte a partire dal Rinascimento. E quanto, ancora oggi, ne restiamo incredibilmente affascinati.

(Cristiana Barandoni)


INFORMAZIONI

AMORI DIVINI
NAPOLI, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
7 giugno – 16 ottobre 2017
Orari: 
Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 19.00). Martedì chiuso
Biglietti: 
si accede alla mostra con il biglietto di ingresso al Museo
Intero:12 euro, Ridotto:6 euro
Tel.  
081 4422149
man-na@beniculturali.it
www.museoarcheologiconapoli.it
Sito mostra: www.mostraamoridivini.it

La mostra, a cura di Anna Anguissola e Carmela Capaldi, vede la partecipazione di Luigi Gallo e Valeria Sampaolo ed è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con l’organizzazione di Electa.

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Un pensiero su “MOSTRE / “Amori divini”, al MANN di Napoli un raffinato viaggio tra Eros e mito

  1. pittrice artistica Susanna Galbarini ha detto:

    L’ha ribloggato su Pittura1arte2disegno3e ha commentato:
    COMMUNITY ARTISTICA CULTURALE”IL NOSTRO IMMENSO PATRIMONIO ARTISTICO CULTURALE”Google+Facebook in connessione con ARTE.IT online MAPPARE L’ARTE IN ITALIA : *QUANDO LE STATUE ANTICHE ERANO A COLORI* MANN: MUSEO NAZIONALE ARCHEOLOGICO DI NAPOLI,CAMPANIA pittrice Susanna Galbarini in PITTURARTISTICA Portale+Siti+Blog personali omonimi informativi

    Mi piace

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