L’Unesco inserisce il Libro di Exeter nel registro della “Memoria del Mondo”

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LONDRA – L’Unesco ha inserito il Libro di Exeter, il celebre manoscritto del X secolo conservato nella biblioteca della cattedrale inglese di Exeter e contenente alcuni dei  dei più antichi documenti poetici in lingua anglosassone, nel registro “Memory of the World “(Memoria del Mondo), il programma fondato nel 1992 per censire e salvaguardare il patrimonio documentario dell’umanità dai rischi connessi all’amnesia collettiva, alla negligenza, alle ingiurie del tempo e delle condizioni climatiche, dalla distruzione intenzionale e deliberata. Il programma ha come obiettivi: facilitare la conservazione dei documenti, favorirne l’accesso universale e aumentare la consapevolezza diffusa dell’importanza del patrimonio documentario. L’iscrizione nel registro è avvenuta il 21 giugno scorso.

Il volume è conservato nella cattedrale  dall’anno 1072, quando vi giunse come dono del primo vescovo Leofric che lo definì un mycel Englisc boc be gehwylcum Þingum on leođwisan geworth (un grande libro inglese di opere poetiche). Conta circa 8.000 versi e 131 fogli originali, dei quali i primi otto sono andati perduti, mentre i restanti sono stati in parte danneggiati.

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Compilato presumibilmente tra il 960 e il 980 nella zona sassone occidentale dell’Inghilterra, contiene brevi componimenti di carattere religioso e profano tra cui i Riddles e il poemetto Widsith. In particolare tramanda nove componimenti definiti dalla critica “Elegie”: The Wanderer, The Seafarer, the Riming Poem, Deor,The Dream of the Rood, Wulf and Eadwacer, the Wife’s Lament, Resignation, The Husband’s Message, The Ruin. Dei quattro manoscritti contenenti opere composte nell’antica lingua inglese sopravvissuti nel corso dei secoli è il più antico e per alcuni testi unico testimone: motivo per cui l’Unesco ha deciso di inserirlo nel Registro e lo ha definito “il volume fondante della letteratura inglese, nonché una delle più importanti testimonianze culturali esistenti al mondo”. Del registro, per quanto riguarda l’Italia, fanno parte tra gli altri l’Archivio Storico Diocesano di Lucca (dal 2011) e il Codex Purpureus Rossanensis, custodito a Rossano, in Calabria (2015),  recentemente restaurato.

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