MOSTRE / Claterna, immagini di una città romana sepolta

L’affascinante racconto della scoperta della città romana di Claterna, sulla Via Emilia, e la presentazione dello straordinario mosaico pavimentale di una domus di età imperiale, eccezionalmente esposto a Palazzo di Varignana Resort & SPA di Castel San Pietro Terme  (Bo) dal 24 giugno 2016 al 30 giugno 2017

 

Il mosaico policromo ora in mostra al momento del ritrovamento

BOLOGNA – (via ArcheoBologna) La storia della città romana di Claterna narrata da un testimonial d’eccezione, un magnifico mosaico policromo proveniente da una domus di età imperiale, finora esposto al pubblico solo in due occasioni.
La mostra che si inaugura il 24 giugno nel Palazzo Bargellini Bentivoglio di Varignana, sulle colline alle immediate spalle di Claterna, è un ulteriore tassello nella valorizzazione dell’area archeologica sulla Via Emilia che da 1500 anni giace sepolta sotto una sottile coltre di terreno nel territorio di Ozzano nell’Emilia.
L’esposizione dell’incantevole mosaico -uno di rari esempi di tessellato policromo di età augustea dell’Italia settentrionale-, di oggetti d’uso quotidiano (vasellame da mensa, balsamari, lucerne) e di altri manufatti che documentano le tecniche costruttive delle case romane (laterizi, stucchi, intonaci e porzioni di pavimenti in esagonette e a mosaico), è l’occasione per ripercorrere la vita che scorreva in questa città in tutti i suoi aspetti, dal vivere al costruire.
L’itinerario proposto restituisce l’idea di un’edilizia abitativa di prestigio e anche gli oggetti della vita quotidiana esposti in buon numero testimoniano una sicura agiatezza dei personaggi che qui vissero e che di tale prosperità furono i protagonisti.
Ci auguriamo che questa esposizione, che vede il coinvolgimento di numerosi soggetti pubblici e privati, dalla Soprintendenza Archeologia a Palazzo di Varignana Resort & SPA che ospita l’evento, da C.R.I.F. a I.M.A. all’Associazione Culturale “Civitas Claterna”, possa stimolare e facilitare non solo negli ospiti del Palazzo di Varignana ma in tutti coloro che vorranno visitare questo spazio espositivo, un avvicinamento e interessamento al sito archeologico di Claterna.
Fin dal momento del suo distacco e restauro, il mosaico è stato conservato nel Museo Civico Archeologico di Bologna e da allora esposto al pubblico solo in due occasioni: le giornate FAI di Primavera 2014 e la grande mostra “Roma e le Genti del Po” allestita a Brescia fino al gennaio 2016.
In occasione dell’inaugurazione della mostra (il 24 giugno 2016, ore 16, al Palazzo di Varignana), Soprintendenza e Associazione Civitas Claterna propongono per sabato 25 giugno alcune visite guidate all’area archeologica di Claterna proprio per ribadire lo stretto legame tra gli oggetti esposti e la città da cui provengono.

Ipotesi ricostruttiva dell'interno della domus dei mosaici
Ipotesi ricostruttiva dell’interno della domus dei mosaici

Il mosaico policromo di età augustea
Fra i più fini ed eleganti musaici policromi di epoca romana”. Così nel 1898 il suo scopritore Edoardo Brizio definisce la straordinaria fascia musiva policroma rinvenuta a pochi centimetri di profondità durante gli scavi nell’area di Claterna. Costretto a riseppellirlo quell’anno stesso, il mosaico è riportato in luce nel 1933 per volontà dell’allora soprintendente Salvatore Aurigemma che ne affida il distacco all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per poi esporlo presso il Museo Civico di Bologna dove però da anni non era più visibile al pubblico. Uscito per la prima volta dal museo alla volta di Brescia, consolidato e ravvivato nei colori dal nuovo restauro, si sono create le condizioni ottimali per poterne rinnovare l’esposizione, riportandolo in una location assai vicina all’antica città romana.

Realizzato in tessere di Pietra bianca d’Istria, nera di Pistoia e lapidei di vari colori, il Mosaico policromo ora in mostra nel Palazzo di Varignana è di raffinata fattura e singolare suggestione ed è a tutt’oggi la testimonianza più eclatante dell’alto livello di vita raggiunto in età augustea dalla città.

Sulla grande fascia musiva a fondo bianco bordato di nero, si snoda una ricca decorazione policroma con cespo d’acanto centrale, dai cui lati dipartono due coppie di volute fiorite.

Particolare della decorazione policroma del mosaico con l'acanto e le volute fiorite
Particolare della decorazione policroma del mosaico con l’acanto e le volute fiorite

Cinque piccoli volatili multicolori (specie Cutrettola motacilla flava) si dispongono sul piano e sopra le volute.
L’elaborato motivo vegetale e soprattutto la presenza dei piccoli volatili -motivo iconografico di ascendenza ellenistica, precocemente assimilato e rielaborato in ambito Urbano- pongono questo mosaico in diretto rapporto con le produzioni centro italiche più raffinate (da Roma a Pompei) che attraverso la parte orientale dell’Octava Regio Aemilia raggiungeranno i centri affacciati più a nord sull’Adriatico, come  Altino ed Aquileia. La pluralità di tali realizzazioni ha fatto ipotizzare specifiche produzioni cisalpine che si differenziano da quelle Urbane nel gusto di utilizzarle soprattutto in fasce partizionali e non come cornici accessorie per emblema o pannelli.

Particolare della decorazione del mosaico con il volatile (Cutrettola) sopra le volute fiorite
Particolare della decorazione del mosaico con il volatile (Cutrettola) sopra le volute fiorite

Il mosaico claternate, fra i più antichi esempi noti di tessellatum, riporta alla seconda metà del I sec. a.C., all’inizio della grande espansione edilizia tra età augustea e I sec. d. C., periodo in cui si concentra la maggior parte della produzione musiva di ville rustiche e domus urbane.
Se lo scavo ottocentesco ha messo in luce solo parzialmente la pianta della domus cui era pertinente, collocata a meno di 30 metri dalla via Emilia, il tassellatum fitomorfo doveva essere, con ogni evidenza, destinato a creare una separazione visiva all’interno di un più vasto vano tra settori di diverso impegno decorativo tra cui si distingue, per originalità, la partizione a sud, caratterizzata da un mosaico bianco e nero con effetto a cancellum, marginato da un complesso motivo a meandro.
La raffinata composizione di questo pavimento così come gli eleganti pavimenti in opus signinum di età repubblicana che stanno emergendo dagli scavi più recenti dimostrano la grande vitalità della città anche prima della nascita di Claterna, che propone la propria origine etrusca già dal nome.

L’esposizione del mosaico policromo, oltre a riaccendere i riflettori sul documento che per primo aveva rivelato l’elevato tenore di vita della città in epoca augustea, vuole poter confrontare questa testimonianza musiva con gli altri tessellati estremamente raffinati, seppur di tipo geometrico e bicromatici, restituiti dagli scavi degli ultimi anni nella Casa dei Mosaici .

Se la fascia con tralci d’acanto spicca per eccezionalità, va comunque inserita nel quadro generale costituito anche da altri tessellati di gran pregio e dagli articolati impianti planimetrici delledomus individuate nella parte meridionale di Claterna, per comporre l’immagine di una città caratterizzata da evidenti e diretti richiami all’ambito Urbano.
L’antica città godette di un prestigio del tutto particolare certo dovuto al suo favorevole posizionamento sulla via Emilia, alla confluenza con lo sbocco in pianura del Quaderna, ma anche da motivazioni di ordine politico. Grazie al sostegno fornito sul nascere alla politica augustea -e al conseguente particolare favore conquistato presso Augusto e tradotto negli usi di una specialepietas, spesso legata alla figura del potentissimo Agrippa, comandante e genero dell’imperatore- Claterna potè entrare in una dimensione storica di ampio respiro.  I documenti archeologici che attestano un significativo rapporto con Augusto sono numerosi. I più  recenti -fra cui spicca per eccezionalità la gemma di rara iconografia nella quale i Parti sono inginocchiati ai piedi della vittoria di Augusto- si affiancano a quelli noti da tempo, come la stele funeraria che attesta la presenza nella città di un seviro augustale, magistrato addetto al culto della famiglia imperiale.
E se non sono prive di significato le evidenti somiglianze planimetriche e nei tipi dei tessellati riscontrabili fra la domus del seviro augustale di Ercolano e la Domus dei mosaici di Claterna, si potrebbe ipotizzare che quest’ultima sia stata la dimora del magistrato claternate. Questi organizzò spettacoli nell’antica città, certamente in un luogo a questi dedicato, fortemente evocato dal recente ritrovamento, nella parte sud orientale, della testina in marmo del “giovane” della commedia latina, anch’essa esposta in questa mostra.

Claterna, città ‘sepolta’ ubicata tra Bologna e Imola, nel territorio di Ozzano dell’Emilia, nasce nel II secolo a.C. La sua funzione iniziale è duplice: la città è sia un importante snodo viario (all’incrocio fra via Emilia, torrente Quaderna e una via transappenninica, forse la Flaminia minor), sia un centro di servizi e mercato.
Nel I secolo a.C. Claterna, come tante altre città italiche, diventa un municipium con competenza sul vasto territorio compreso fra i torrenti Idice e Sillaro.
La città ha la forma di un trapezio irregolare (m. 600×300) che si sviluppa ai lati della via Emilia delimitata ad ovest dal rio Gorgara e ad est dal torrente Quaderna; nel momento di massima espansione urbanistica occupa una superficie di circa 18 ettari.
L’asse ordinatore del sistema stradale è rappresentato dalla via Emilia (decumanus maximus) che nel centro dell’abitato incrocia quasi ortogonalmente un asse interpretabile come cardo maximus; le strade minori seguono generalmente questo che coincide esattamente con quello della centuriazione claternate. Nel settore sud-est le tracce viarie e infrastrutturali assumono invece orientamenti di tipo astronomico da nord a sud, considerati indizio di una maggiore antichità rispetto al resto dell’abitato.
I lastricati stradali, compreso quello della via Emilia, sono generalmente in ciottoli e ghiaia mentre nei tratti di maggior importanza le pavimentazioni sono ottenute con grandi scaglie di pietra accuratamente incastrate tra loro. In prossimità dell’incrocio fra cardo e decumanus maximi si imposta l’area forense, un ampio spiazzo acciottolato vero e proprio ‘cuore’ di Claterna su cui si affacciano i principali edifici politici, religiosi, economici ed amministrativi.
Grande importanza ed estensione hanno anche i suburbia, lungo le strade principali, dove sono collocate sia le attività artigianali che le necropoli.
Le abitazioni private -distribuite all’interno degli isolati cittadini- si sviluppano su ampi spazi ed sono caratterizzate dalla presenza di numerosi ambienti, spesso di notevoli dimensioni, prospettanti su cortili e giardini. La maggior parte delle stanze aveva pareti affrescate e pavimenti in cocciopesto o a mosaico.
La tipologia più diffusa nel mondo romano (a partire dall’età repubblicana), presente anche nella regione VIII Aemilia, è la casa con corte centrale, intorno alla quale si distribuiscono alcune stanze (cubicula); in fondo all’atrio è collocato l’ambiente principale, il tablinum, affiancato da uno o due vani minori e da un corridoio che porta all’orto-giardino, collocato alle spalle della casa.
Le abitazioni avevano generalmente un accesso dalla strada e molto raramente erano provviste di un secondo piano. In alcuni casi si riconoscono anche ambienti di servizio, cucine che affacciano su piccoli cortili interni o taberne collocate sul fronte stradale.
Con il passare dei secoli gli edifici assumono una pianta più articolata e complessa, caratterizzata da ampie aree scoperte provviste di porticati, grandi ambienti di rappresentanza, alcuni dotati di riscaldamento.

Ricostruzione grafica di una domus romana
Ricostruzione grafica di una domus romana

La conoscenza delle tecniche edilizie impiegate in età romana si basa sia su fonti scritte che sull’analisi di quanto resta delle strutture rinvenute nel corso degli scavi. Per gli edifici privati è stato possibile riconoscere l’impiego di tecniche caratterizzate dalla semplicità di esecuzione e spesso dall’uso di materiale di facile approvvigionamento anche se più facilmente deteriorabile.
Nella maggior parte delle domus le fondazioni e la prima parte delle murature fuori terra venivano realizzate con frammenti di tegole e mattoni, cotti in apposite fornaci; il resto delle pareti era formato da mattoni in argilla cruda oppure costruito con tecnica a telaio, composta da un’orditura interna di assi e travetti disposti in verticale, orizzontale e obliquo, collegati ad incastro tra loro e tamponati con ramaglie, tutto quanto rivestito da uno spesso strato di argilla cruda impastata.
Nella copertura degli edifici veniva utilizzato sia il legno sia il laterizio, tegole e coppi, mentre per i pavimenti degli ambienti di rappresentanza era previsto l’impiego del mosaico.

Ipotesi ricostruttiva della domus dei mosaici di Claterna
Ipotesi ricostruttiva della domus dei mosaici di Claterna

In tutte le case di Claterna c’erano servizi da tavola comprendenti coppe, piatti, bicchieri, bottiglie e brocche.
I vasi erano principalmente di ceramica, di forme e colori diversi a seconda delle epoche. In età imperiale, dalla fine del I secolo a.C., divennero di moda i piatti e le coppe in ‘terra sigillata’, ceramica dalla caratteristica colorazione rossa, spesso timbrata con il marchio del fabbricante.
La mensa era inoltre arricchita da recipienti in vetro, spesso multicolori, e non mancava il più prezioso vasellame bronzeo; nelle case dei più ricchi erano presenti argenterie riccamente decorate.
Grande importanza ebbero anche le ceramiche comuni, adatte sia alla conservazione dei cibi che alla loro cottura (ceramiche da fuoco). In cucina si usavano anche macine manuali e mortai in pietra, che potevano servire sia per la preparazione dei cibi, sia per la creazione di sostanze medicamentose ed essenze profumate.
I vari aspetti della vita quotidiana sono esemplificati da oggetti in materiali diversi: vetro e paste vitree, avorio ed osso, metalli, ceramica. Come strumenti per scrivere, ad esempio, erano utilizzati gli stili in osso con cui si scrivevano lettere e documenti sulle tavolette cerate mentre per il gioco si usavano soprattutto dalle pedine circolari in paste vitree e in pietra. Erano molti i giochi ‘di società’ praticati, dal più semplice ‘tris’ al più complicato ludus latrunculorum.
Oggetti fondamentali in casa erano poi le lucerne, spesso uniche fonti di illuminazione, che infatti troviamo in grande numero e tipologia. Tramite uno stoppino, bruciavano l’olio che veniva introdotto nell’apposito serbatoio.
I Romani avevano approntato una vera e propria rete di servizi, strade e rotte marittime che permetteva di assicurare merci e rifornimenti sia al mercato che ai diversi apparati dello Stato. Particolarmente prosperoso era il commercio dell’olio e del vino effettuato utilizzando i contenitori da trasporto per eccellenza, cioè le anfore. In tutta Italia la produzione di questi oggetti fu intensissima come attestano, almeno fino al II-III secolo d.C., la diffusione di particolari tipi di anfore di produzione soprattutto ‘adriatica’ (Istria, Veneto, Emilia, Marche, Puglia), spesso marcate con il nome del produttore. Durante l’età imperiale e fino alla tarda antichità ebbero poi grande impulso le produzioni olearie delle province ispaniche, galliche e africane che esportavano in tutta Europa e in tutto il Mediterraneo.
Il commercio riguardava comunque oggetti e merci di tutti i tipi. Tra i numerosissimi esempi di articoli commercializzati vanno posti i ‘balsamari’ (di vetro e di ceramica), piccoli flaconi contenenti medicinali e profumi.

Il tipico posizionamento delle anfore nelle stive delle navi
Lo stoccaggio delle anfore nelle stive delle navi

La città di Claterna, dopo un floruit collocabile nella prima età imperiale, sopravvive fino alla tarda antichità (V-VI secolo d.C.), seppure notevolmente ridimensionata.
Interviene poi la fase di abbandono fino al completo oblio.

Fin dall’800, l’antica città romana di Claterna è stata un campo d’indagine privilegiato per l’archeologia emiliano-romagnola. Qui hanno scavato i massimi protagonisti dell’archeologia regionale (da Edoardo Brizio a Guido Achille Mansuelli) con interventi sporadici ma di notevole rilievo.
L’unicità di Claterna è dovuta al fatto di non aver avuto una continuità storica analoga a quella degli altri centri -da Rimini a Piacenza- sorti lungo la via Emilia e in qualche caso preesistenti ad essa. Claterna ha quindi offerto la possibilità di indagare una città romana nella sua estensione e configurazione interna senza le modifiche intervenute nel tempo, dal Medioevo ai giorni nostri. Purtroppo il livello di alluvionamento che ha ricoperto i resti romani non è stato sufficiente a garantire la protezione degli alzati degli edifici, sicché si è potuto recuperare soprattutto piani pavimentali e stradali e modeste porzioni dei muri perimetrali.
A partire dagli anni 80 -grazie all’opera di Jacopo Ortalli che ha proceduto a una serie di indagini più sistematiche- la Soprintendenza ha intrapreso la progressiva acquisizione dell’ampia superficie su cui si estende l’antica città romana mentre dal 2005, con la costituzione dell’Associazione Civitas Claterna, si è dato vita a un grande progetto di studio e valorizzazione tra associazione, Comune di Ozzano Emilia e Soprintendenza Archeologia.
Due gli obiettivi degli scavi ancora in corso. Da un lato chiarire alcuni aspetti topografici (i suoi limiti, l’articolazione interna, gli spazi pubblici e sacri quali foro, basilica, edifici templari e teatro) e cronologici (dalla fondazione e dall’eventuale origine preromana al declino) dell’antica città, dall’altro valorizzare alcuni spazi per consentire al pubblico di visitare le evidenze archeologiche più suggestive, come la Casa del fabbro e la Domus dei mosaici.

Foto aerea da cui risultano evidenti le tracce di edifici pubblici
Dalla foto aerea risultano evidenti le tracce di edifici pubblici

Claterna. Immagini di una città sepolta
Promotori:
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Soprintendenza Archeologia dell’Emilia Romagna, C.R.I.F. Centro Ricerche Informazioni Finanziarie S.p.A., Palazzo di Varignana Resort & SPA, in collaborazione con Associazione Civitas Claterna
Coordinamento e progetto scientifico: Renata Curina, Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna, Paola Desantis, Polo Museale dell’Emilia-Romagna, Claudio Negrelli, Università Ca’ Foscari – Venezia, Studio Saura Sermenghi
Progetto espositivo: Renata Curina, SAR-ERO, Studio Saura Sermenghi, Maurizio Molinari
Allestimento: Studio Saura Sermenghi
Testi dei pannelli e guida: Renata Curina, Paola Desantis, Claudio Negrelli
Restauri: Michela Bortolotti
Modelli ricostruttivi 3D: Paolo Nanni
Illustrazioni ricostruttive: Claudio Negrelli
Foto di scavo: Archivio Soprintendenza Archeologia (Roberto Macrì)
Foto aeree e dei reperti: Maurizio Molinari

Palazzo di Varignana Resort & SPA
Via Ca’ Masino 91
Varignana di Castel San Pietro Terme (BO)
Tel +39 05119938300 – Fax +39 05119938380 – info@palazzodivarignana.it

Giorni e orari di apertura al pubblico saranno indicati quanto prima anche sul sito del Palazzo di Varignana

Visite guidate gratuite agli scavi archeologici di Claterna
-Domus dei mosaici e Casa del Fabbro- a cura dei volontari dell’Associazione Civitas Claterna e degli archeologi della Soprintendenza
sabato 25 giugno 2016, alle ore 10 e alle ore 11.
Ritrovo alla cosiddetta  “Casa Gialla” in Via Emilia 482-484, località Maggio di Ozzano dell’Emilia (BO)


 

Promosso da: Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna e Palazzo di Varignana Resort & SPA
Quando: dal 24 giugno 2016 al 30 giugno 2017
Città: Castel San Pietro Terme, località Varignana
Luogo: Palazzo di Varignana Resort & SPA
Indirizzo: Via Ca’ Masino 91
Info: Tel +39 05119938300 – Fax +39 05119938380 – info@palazzodivarignana.it
Provincia: Bologna
Regione: Emilia-Romagna
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