Animali, volti e versi gallesi misteriosi: nel “Libro Nero di Carmarthen” affiora un tesoro nascosto

© ELENA PERCIVALDI – © PERCEVAL ARCHEOSTORIA – ALL RIGHTS RESERVED. 

Il “Libro Nero di Carmarthen”, conservato alla National Library of Wales,  è noto agli specialisti soprattutto per due cose: la prima, è il più antico manoscritto ancora esistente interamente redatto in lingua gallese; la seconda,  contiene alcune tra le primissime citazioni relative alla figure di re Artù e Merlino. Il nome gli deriva dalla legatura scura, fu prodotto intorno al 1250 e contiene una miscellanea di testi composti tra il IX e il XII secolo, in parte epico-storici e in parte religiosi, ma non è certo un tomo poderoso: misura infatti solo 17 cm x 12.5 ed è composto da 54 fogli, 108 pagine in tutto.  Le trascrisse probabilmente un unico amanuense nel corso di un’intera vita: sembra dircelo la scrittura, che pur vergata dalla stessa mano appare differente se si paragonano le pagine iniziali, scritte a lettere ampie e con impaginazione larga,  e le ultime, in caratteri molto più piccoli e interlinea decisamente più stretta.

Il manoscritto fu acquistato nel 1904 da Sir John Williams, fondatore della National Library of Wales dove è catalogato come codice NLW Peniarth MS 1. Il contenuto del testo è ampiamente noto. Ma nel 2015 la dott.ssa Myriah Williams, dottoranda di ricerca presso l’Università di Cambridge, ha fatto insieme al prof. Paul Russell del Dipartimento di Anglosassone, Norvegese e Celtico  (ASNC) un’interessante scoperta: a fianco del testo già noto si celava un vero e proprio “contro-testo” fatto di parole e illustrazioni.

Note, chiose, commenti e persino scarabocchi si trovano molto spesso nei manoscritti medievali e sono detti “marginalia” proprio perché compaiono nei margini lasciati liberi. In questo caso, però, erano stati completamente cancellati: invisibili a occhio nudo, potevano essere decifrati solo leggendo il manoscritto con speciali accorgimenti tecnici. Chi, quando e perché li aveva eliminati?

asnac_facesVia via che erano sottoposte ai raggi UV e poi al fotoritocco al computer, le pagine tornavano pian piano leggibili e restituivano un mondo tanto vivace quanto insospettabile. Al folio 39v, ecco comparire alcuni volti accompagnati da annotazioni, tracciati presumibilmente tra il XIV e il XV secolo. Nella pagina successiva (fol. 40v),  un intero verso dal significato oscuro (ne emergeranno molti altri, appartenenti a poemi ancora ignoti: altro elemento di enorme interesse); più avanti, ancora, al folio 49r, il ritratto di un cane, forse un levriero, con la parte posteriore del corpo che termina in un ghirigoro decorativo e che mostra scherzosamente la lingua al lettore.

Williams e Russel sono abbastanza certi che l’autore della censura sia stato, nel Cinquecento, un certo Jaspar Gryffyth, all’epoca proprietario del libro (lo scrive egli stesso usando caratteri ebraici). Perché cancellò i marginalia? Forse, per “emendare” il libro da illustrazioni che considerava fastidiose e sconvenienti, e comunque inutili alla comprensione del testo. Un vero peccato: prima di arrivare a Gryffyth, il volume era passato di mano in mano per secoli e ogni volta il lettore di turno vi aveva aggiunto, di sua mano, qualcosa di sé: decine di testimonianze di vita vissuta che però lo zelante proprietario cinquecentesco aveva ritenuto di poco conto e deciso di cancellare per sempre.

Picture 1064Ora però questi frammenti di passato remoto sono tornati a galla. La ricerca, ancora in corso, fornirà sicuramente nuovi dettagli sul “Libro Nero”, sul suo anonimo copista e sui testi ancora ignoti che contiene, e darà agli specialisti nuovi materiali con cui confrontarsi. Ma, soprattutto, sarà in grado di raccontare la storia, finora inedita, che inizia subito dopo che il manoscritto fu prodotto e iniziò a circolare: come è stato giudicato dal pubblico, le reazioni dei lettori, il grado di comprensione del testo, in una parola, la sua fortuna. Ed è una storia che si annuncia  molto appassionante. 

Via University of Cambridge.

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