Credit: Silkeborg Museum

STORIE / La “strana” tomba vichinga di Haarup e la super-ascia danese

#STORIA #MEDIOEVO #ARCHEOLOGIA #VICHINGHI #DANIMARCA / La “strana” tomba di #Haarup e la super-ascia  danese

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Foto Credit: Silkeborg Museum

DANIMARCA – (autore: EP) Nel 2012 in occasione dei lavori di costruzione di una strada nei pressi di Haarup, nel sud-ovest della Danimarca,  è stata scoperta una tomba davvero insolita. La struttura era protetta da una palizzata di legno e all’interno erano collocate due sepolture diverse: una bisoma, l’altra singola, quest’ultima aggiunta successivamente. La tomba, larga complessivamente 4 metri e lunga 13, appartiene alla tipologia detta  “Totenhaus” (dødehus in lingua danese, letteralmente “casa della morte”): la sepoltura doppia conteneva i resti di un uomo e di una donna, la camera aggiunta quelli di un altro uomo. I tre individui erano accompagnati da corredo non particolarmente ricco né sfarzoso, ma la sepoltura nel complesso è molto speciale per almeno due ragioni: primo, si tratta dell’unica testimonianza di “Totenhaus” finora ritrovata in Danimarca; secondo, l’uomo deposto nella tomba bisoma aveva con sé un’ascia di enormi proporzioni, la più grande trovata in contesti simili, tanto che doveva avere un manico molto più lungo delle altre finora note ed era manovrabile solo usando entrambe le mani.

Secondo Kirsten Nellemann Nielsen, archeologa del Museo di Silkeborg dove sono custoditi i reperti (museo universalmente noto per la celebre mummia dell’uomo di Tollund),  l’arma, di foggia molto semplice e senza decorazioni, non serviva tanto come status symbol ma era utilizzata in battaglia. L’uomo a cui apparteneva è stato sepolto solo con la sua ascia, quindi o era un guerriero o voleva autorappresentarsi come tale.

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La tomba con le tre sepolture. Credit: Silkeborg Museum

La tomba è stata datata alla metà del X secolo e gli individui che contiene appartenevano all’élite locale. Se l’uomo aveva con sé solo la sua grossa ascia,  la donna giaceva invece su un carro di legno, conformemente a quanto già riscontrato in altre sepolture femminili vichinghe aristocratiche; accanto aveva un mazzo di chiavi, anche in questo caso usanza tipica ampiamente attestata. Una delle chiavi apriva un piccolo scrigno di legno, collocato al fianco della salma. Gli abiti si erano deteriorati quasi completamente: sopravvivono solo alcuni frammenti di tessuto e qualche filo d’oro e d’argento, che arricchivano le trame della sua veste.

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Ricostruzione della sepoltura femminile. Credit: Silkeborg Museum

Non è certo se l’uomo e la donna siano marito e moglie o se abbiano avuto in vita altri legami, ad esempio di fratellanza. Ma secondo gli archeologi erano di sicuro la coppia che esercitava il potere a livello locale e anzi ritengono che fossero socialmente collocati sullo stesso piano. L’uomo era anche un guerriero, come prova l’arma che faceva parte del corredo. Ma altri elementi possono fornire ulteriori particolari riguardo al loro ruolo e allo stile di vita. Nella tomba femminile è stato trovato un vaso di ceramica di provenienza baltica; sono stati trovati inoltre due “dirham” d’argento dal Medioriente, probabilmente dall’odierno Afghanistan: è probabile quindi che i due esercitassero un controllo sulle rotte commerciali, oppure che abbiano viaggiato portando con sé i manufatti da lontano. Quest’ultimo particolare spiegherebbe anche l’unicità (finora) della tipologia di tomba da loro adottata, forse vista altrove e “importata” in patria. Ma sono solo ipotesi.

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Ceramica presente nella sepoltura femminile. Credit: Silkeborg Museum

 

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Dirham trovati in una delle tombe di Silkeborg. Credit: Silkeborg Museum

 

Non molto tempo dopo,  alla sepoltura della coppia è stata aggiunta una seconda tomba, separata dalla prima da una palizzata di legno: conteneva i resti di un altro individuo di sesso maschile anch’egli accompagnato dalla sua ascia, di dimensioni però molto più piccole di quella trovata nella tomba più antica. Difficile stabilire la sua identità, anche se molto probabilmente si trattava o di un parente dell’altro defunto o di un suo successore come “capo” del villaggio: anch’egli, ad ogni modo, era di certo un guerriero o voleva rappresentarsi come tale.

Gli scavi ad Haarup, in corso dal 2012,  hanno finora riportato alla luce testimonianze di varie epoche a cominciare dall’Età del Ferro e non solo relative all’epoca vichinga. Nessuna traccia di insediamento, però, è finora stata trovata. Gli studi in corso sui materiali provenienti dalle tombe saranno, nel prossimo futuro, focalizzati sulle quattro diverse tipologie di tessuto superstiti, sul piccolo scrigno di legno trovato accanto ai resti della donna, e soprattutto sull’unico capello nero che è stato trovato sopra ai suoi vestiti, l’unico reperto organico dei corpi conservatosi a causa dell’acidità del suolo: sarà sottoposto all’esame del Dna nella speranza che possa aiutare a scoprire qualcosa di più sulla donna sepolta in questa tomba unica e sul suo presunto compagno.

Nell’attesa dei risultati, si può leggere un primo report degli scavi  (purtroppo solo in danese) su Academia.edu. I reperti sono invece visibili, insieme alla ricostruzione della tomba, nel Museo di Silkeborg.

autore: ©Elena Percivaldi

Fonti: The History Blog et alii.

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ANTEPRIME / I “segreti” dei Commentari all’Apocalisse di Beato di Liebana da settembre in mostra

#ANTEPRIME #MOSTRE #MADRID / I “segreti” dei Commentari all’Apocalisse di Beato di Liebana da settembre in mostra
#medioevo #manoscritti @bne @BNE_museo @BNE_directora  

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Miniatura dal Facundus, Madrid, Biblioteca Nacional, Ms Vit.14.2, f°191v (Wikipedia)

MADRID [di ©Elena Percivaldi] – La Biblioteca Nacional de España inaugurerà il prossimo 23 settembre la mostra  Beato. El misterio de los siete sellos (Beato. Il mistero dei sette sigilli), che promette di svelare i segreti contenuti nel commentario al libro dell’Apocalisse più famoso del mondo, quello composto nell’VIII secolo dal monaco spagnolo Beato di Liébana, le cui icastiche e miniature, che si conservano in vari esemplari manoscritti redatti tra X e XI secolo, hanno influito in maniera potente sull’immaginario collettivo per tutto il Medioevo e oltre.

UN LIBRO PROBLEMATICO – Secondo la tradizione,  l’apostolo Giovanni mentre si trovava sull’Isola di  Patmos ebbe una visione che ispirò uno dei libri più importanti ed enigmatici del Nuovo Testamento:  l’Apocalisse. Il libro, indirizzato alle chiese dell’Asia Minore per incoraggiare i fedeli a resistere alle persecuzioni in attesa dell’avvento del regno escatologico,  fu incluso nel canone della Bibbia come libro finale  e dal IV secolo in poi è stato commentato, chiosato, interpretato innumerevoli volte. Ciò avvenne soprattutto nel Medioevo, epoca come si sa particolarmente sensibile ai temi escatologici.

IL COMMENTARIO DI BEATO  – Il più celebre commentario è sicuramente quello realizzato nell’VIII secolo da un monaco di nome Beato, abate di Liébana (in Cantabria, Spagna): dal 776, anno della stesura, in poi il testo, che presenta anche l’opera attribuita a Giovanni tradotta integralmente in latino dall’originale greco, è stato copiato in numerosi esemplari, tutti interamente illustrati con splendide e icastiche miniature che ne fanno uno dei documenti più importanti dell’arte e della miniatura mozarabica. Il corpus di questi manoscritti – ne sono giunti, interi o frammentari, in tutto 31, detti complessivamente “Beatos” e databili tra il X e l’XI secolo – è stato inserito nel 2015 tra i beni Patrimonio Unesco nella lista “Memory of the World”.

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I manoscritti sono conservati in varie biblioteche del mondo. Tra quelli che si trovano attualmente nella Biblioteca Nacional de España, il più importante è probabilmente quello appartenuto a re Fernando I di Léon  e sua moglie Sancha, datato 1047 (Madrid, Biblioteca Nacional. Ms. Vit. 14.2). Il manoscritto (che misura 267 x 361 mm) è composto da  312 fogli con 98 miniature opera di uno scriba di nome Facundus.

LA MOSTRA E IL SITO – La BNE ha annunciato l’apertura, prossimamente, di un sito web interamente dedicato al corpus dei manoscritti in vista della mostra, organizzata trent’anni dopo la magnifica esposizione che riunì per la prima volta proprio nella Biblioteca nazionale iberica un gruppo cospicuo di codici. Il progetto, intitolato Los viajes de los Beatos (I viaggi dei Beatos) racconterà l’avventurosa storia di questi straordinari volumi e ne offrirà la completa spiegazione iconografica.

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MOSTRE / Pompei celebra le Olimpiadi rievocando le gesta dei suoi antichi atleti

#OLIMPIADI2016 #Rio2016 #Sport   celebra i #Giochi2016 rievocando le gesta dei suoi antichi atleti @pompeii_sites  @pompeiisoprintendenza
All’Antiquarium in esposizione gli strumenti del bagno termale;   gli affreschi di atleti e lottatori nella Palestra sono raccontati attraverso totem di approfondimento

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© Foto: Soprintendenza Pompei

NAPOLI – Con le Olimpiadi di Rio 2016 ormai ai blocchi di partenza, Pompei dedica all’evento una mostra di reperti selezionati e pannelli didattici  che raccontano dell’importanza e dell’attenzione dei suoi antichi abitanti per le pratiche dello sport e la cura del corpo. In occasione della giornata inaugurale dei giochi olimpici, domani,  si vedranno,  presso l’Antiquarium degli scavi, alcuni strumenti originali utilizzati dagli atleti durante il bagno termale: uno strigile in bronzo (spatola metallica ricurva per la detersione del sudore), un unguentario  per l’olio, un lisciatoio in pietra pomice, un attingitoio in bronzo per l’acqua. L’atleta prima e dopo le attività sportive praticava un’accurata pulizia corporea associata al percorso termale e tale frequente pratica ci ha restituito numerosi oggetti da toeletta, di cui alcuni esempi sono in esposizione.

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Il mondo degli atleti evocato da mosaici e affreschi  è invece  ben raccontato negli ambienti della cosiddetta “Palestra”, nel quartiere della Regio VIII. Dall’esterno dell’edificio è visibile nel corridoio di ingresso il bel mosaico  pavimentale con una scena di lotta tra due atleti che si affrontano a mani nude, mentre sulle pareti  di fronte si può osservare la pittura con atleti, lottatori, un saltatore con i manubri, il giudice della gara (Ludi Magister) che reca in mano la benda, ovvero il premio per l’atleta vincitore. Questo grande ambiente che ospita le raffigurazioni faceva in realtà parte di un impianto termale maschile  del I sec d.C. posto in una zona panoramica della città antica. Al’esterno della cosiddetta “Palestra” un Totem didattico fornirà un dettaglio descrittivo delle raffigurazioni degli ambienti.

 


Informazioni:
“Olimpiadi 2016. Lo sport a Pompei”
Sito internet ufficiale

Fonte: Comunicato stampa ufficiale.

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EVENTI / Sentinum, grande successo per la rievocazione della Battaglia delle Nazioni

#EVENTI  Sentinum, grande successo per la rievocazione della Battaglia delle Nazioni

#ROMA #ARCHEOLOGIA #STORIA #SENTINUM #Rievocazionistoriche #AdPugnamParati #Sentino2016 #BattagliaDelleNazioni  #Sanniti #Celti

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SASSOFERRATO (AN) – Dal 29 al 31 luglio a Sassoferrato (An) si è tenuto il grande evento storico-rievocativo  “295 a.C. SENTINVM. La battaglia delle Nazioni”. La rievocazione storica dell’evento, a cura di AD PUGNAM PARATI, è stata introdotta davanti a un folto pubblico da un convegno, moderato da Vincenzo Moroni,  che ha visto la partecipazione della dott.ssa Elena Percivaldi, storica e saggista con l’intervento “Dalle “nazioni” alla nazione: Roma, una potenza in ascesa”; dell’ing.  Giuseppe Cascarino, presidente della “Decima Legio “, che ha parlato de “L’esercito romano alla Battaglia di Sentino”; del dott.  Gioal Canestrelli, presidente della Federazione Evropantiqva, sul tema “Galli e Sanniti: armamenti e tecniche d’ingaggio sul campo di battaglia di Sentinum”.

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GUARDA LE GALLERY SU FACEBOOK: GALLERY 1  – GALLERY 2
(©Foto dei rispettivi autori)

Sabato e domenica il programma ha visto invece due giorni di grande cultura e spettacolo presso il Parco Archeologico di Sentinum con la ricostruzione (grazie all’ottimo livello dei molti gruppi storici presenti, provenienti da tutta Italia)  degli accampamenti militari di Romani, Galli e Sanniti, percorsi didattici e visite guidate, dimostrazioni di tiro con arco e frombola, spettacoli, presentazioni di libri (“I Celti e l’Arte della Guerra, dal V al I secolo a.C.” di Gioal Canestrelli), addestramento delle truppe, e infine la rievocazione della grande battaglia campale. Sempre domenica, alle 16, Emanuele Viotti ha tenuto una conferenza su “Decio Mure e il rito della Devotio”, chiarendo i presupposti, le motivazioni e le conseguenze del sacrificio del console romano, episodio che ha contribuito alla decisiva vittoria dei Romani. Il testo della conferenza è disponibile qui.

La manifestazione è stata coronata da grande successo di pubblico (si calcolano 5.000 presenze) ed è stata ampiamente ripresa dai media. L’appuntamento, anticipano gli organizzatori, sarà per l’anno prossimo con una seconda edizione ancora più ricca e appassionante.

Per informazioni: sentinum@tiscali.it

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MOSTRE / A Barletta l’epopea di Annibale nell’anniversario della battaglia di Canne

#ARCHEOLOGIA #STORIA #ROMA #MOSTRE / A #Barletta l’epopea di #Annibale nell’anniversario della battaglia di #Canne

BARLETTA  (Comunicati stampa) – “Annibale il crudele, il guercio, l’avido, lo sleale, l’uomo nero… Annibale uomo senza donne, senza amici, senza figli, senza discendenza, senza emuli; esemplare unico e irripetibile. Annibale genio militare capace di leggere i pensieri dello stratega avversario e di condividere con le sue truppe i disagi più spaventosi; Annibale che accende le speranze dei popoli italici insofferenti al dominio romano, sveglia il mostro della devastazione e della guerra totale… Come Napoleone, anche lui ha dormito in mille letti, bevuto a mille sorgenti, rotto le briglie del cavallo in mille campi di grano. Ma, a differenza di Napoleone, non ha lasciato monumenti di sé. I Romani ne hanno cancellato ogni traccia”. (P. Rumiz, Annibale. Un viaggio, p.21).

Trae spunto dal recente libro di Paolo Rumiz il titolo della mostra promossa e organizzata dal Comune di Barletta, in corso negli spazi del Castello, in occasione dell’anniversario della battaglia di Canne (2 agosto 216 a.C.): l’evento vuole rievocare la vita e la straordinaria impresa del generale punico Annibale Barca, uno dei più grandi condottieri dell’antichità, figura mitica di riferimento nel contesto mediterraneo del III secolo a.C.

La mostra è pensata come un viaggio per immagini ed esperienze multimediali, attraverso i luoghi percorsi dal generale e filtrati attraverso la sua personalità e la sua cultura, luoghi che segneranno le tappe fisiche e insieme simboliche del percorso della mostra.
Il personaggio Annibale sarà raccontato nella sua fisionomia di storico avversario di Roma, ma soprattutto come l’artefice di uno straordinario epico viaggio tra l’Africa e l’Europa; nel racconto, saranno centrali i temi del suo rapporto con la guerra, con i soldati, con le popolazioni italiche e, soprattutto, con i luoghi attraversati.

Otto sezioni principali costituiranno il percorso espositivo, tra testi di approfondimento, immagini, reperti e video-installazioni immersive: si partirà dallo scenario mediterraneo nel III e II secolo, con il ruolo di Cartagine e Roma sullo sfondo; seguirà un focus sulla città di Annibale, Cartagine, prima tappa ideale del suo “viaggio”; di seguito il suo giuramento da bambino, un episodio che segnerà il suo destino; il suo epico viaggio dalla Spagna all’Italia, attraverso una lunga serie di straordinarie imprese; il drammatico scontro di Canne; gli ultimi anni in Italia e l’inizio del declino; poi la sosta nel santuario di Hera Lacinia presso Crotone con la sua dedica alla dea in greco e punico, che segnerà la fine di un viaggio e della sua avventura, e infine l’imbarco verso l’Africa e la sconfitta definitiva a Zama..
Tra i molti reperti presenti in mostra, prestati da importanti musei italiani ed esteri, avrà un ruolo importante il busto di Annibale delle Gallerie del Quirinale, che torna in Italia dopo la sua recente esposizione a Tunisi nel Museo del Bardo, in un’ideale testimonianza da parte della Presidenza della Repubblica del rilievo storico della figura di Annibale nell’area del Mediterraneo.
La mostra vuole essere anche un tramite per il rafforzamento dei rapporti culturali, di scambio e collaborazione, con tutti i paesi gravitanti intorno al Mediterraneo. Promossa dal Comune di Barletta con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Puglia, l’Agenzia di Coesione Territoriale, l’esposizione si avvale del supporto e contributo dei maggiori esperti e delle più importanti istituzioni scientifiche italiane e si affianca al progetto “La Rotta dei Fenici”, Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa.

La mostra si sviluppa nei sotterranei del Castello di Barletta una imponente struttura militare caratterizzata da una sovrapposizione di fasi costruttive diverse, di epoca sveva, normanna e angioina. Il percorso si snoda lungo due ali divergenti del settore sudorientale della fortezza: nella prima il visitatore potrà esplorare come in una emozionante premessa le vicende umane e culturali che segnarono l’infanzia e la giovinezza di Annibale e ne determinarono la svolta verso la grande impresa per cui è rimasto famoso.

La seconda ala il cui perno è costituito da un monumentale spazio circolare è interamente dedicata al viaggio di Annibale e alle sue tappe in successione dalla Spagna all’Italia fino al rientro definitivo in Africa.
I pannelli didascalici, pensati come un diario di viaggio con appunti, immagini e citazioni di storici antichi e contemporanei, in italiano e inglese, si alternano a nuclei di oggetti selezionati per rappresentare i momenti clou di questo percorso e la fisionomia delle popolazioni incontrate e ad installazioni multimediali che attraverso immagini e piccole storie in movimento renderanno emozionante la visita. Sarà in particolare la proiezione che animerà la grande cupola della sala circolare a comunicare al visitatore una suggestiva esperienza di totale immersione nel viaggio di Annibale.


Informazioni

Dal 2 agosto 2016 al 22 Gennaio 2017
Bari, Castello di Barletta
Orari di apertura: 10- 20; lunedì chiuso
Info: info@capitalecultura.com

 

Fonte: Comunicato stampa

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SCOPERTE/ Trovata grande fossa comune ad Atene: sono i congiurati del golpe di Cilone?

#ARCHEOLOGIA #GRECIA #NECROPOLI #SCOPERTE Trovata grande fossa comune ad #Atene: sono i congiurati del golpe di Cilone?

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ATENE (GRECIA) – Una fossa comune con un’ottantina di scheletri, sepolti incatenati e ancora con i ceppi ai polsi,  è stata scoperta nel sud di Atene, nella zona portuale di Palaio Faliro. Si tratta delle vittime di un’esecuzione di massa, gli archeologi ne sono certi. Ma come e perché questi uomini siano stati uccisi è ancora tutto da determinare, visto che comunque il modo in cui sono stati seppelliti, che denota una certa forma di rispetto, esclude che si tratti di schiavi o criminali comuni.

La scoperta è avvenuta nella zona di Palaio Faliro, dove già era tornato alla luce un grosso cimitero durante la costruzione dell’Opera  Nazionale di Atene e della Biblioteca, tra il centro e il porto del Pireo. Gli scheletri giacciono alcuni uno a fianco all’altro in bell’ordine nel terreno sabbioso, altri uno sull’altro disarticolati e confusi.

“Sono stati tutti quanti finiti alla stessa maniera, ma sono stati deposti con un certo rispetto”, spiega  Stella Chryssoulaki, direttore degli scavi. “Hanno ancora i ceppi ai polsi. La maggior parte di loro erano molto giovani e in perfetto stato di salute quando sono stati uccisi”.

Gli esperti sperano che il test del Dna e gli esami antropologici sapranno dirci di più sulle modalità dell’esecuzione e sull’identità delle vittime. Anche se un’ipotesi già c’è. La datazione dei reperti risale al periodo tra l’VIII e il V secolo a.C., un momento assai turbolento della storia ateniese, caratterizzato da continui scontri tra le fazioni nobiliari. L’ipotesi è dunque che possa trattarsi dei congiurati che presero parte al fallito golpe tentato da Cilone, nobile ateniese e campione olimpico, allo scopo di prendere il potere nel 632 a.C. con l’aiuto del suo suocero Teagene,  tiranno di Megara. L’episodio è narrato da Tucidide ed Erodoto. Il colpo, escogitato proprio durante i giochi olimpici,  fallì e Cilone si trincerò in un tempio dell’Acropoli riuscendo a fuggire, ma i suoi sodali furono catturati e passati per le armi.

Il cimitero ha restituito in tutto finora oltre 1.500 tombe di varia tipologia: sepolture infantili in anfore, tombe a incinerazione e inumazioni in sarcofagi di pietra (uno è stato invece ricavato da una imbarcazione di legno).

Fonte: The Globe and Mail / Reuters.

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SCOPERTE / Enorme necropoli merovingia scoperta in Francia: è intatta

#ARCHEOLOGIA   #SCOPERTE #NECROPOLI #FRANCIA Enorme necropoli merovingia ancora  intatta scoperta in Francia nella #Somme

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Foto credit: © INRAP

SOMME (FRANCIA) – Una enorme necropoli merovingia, con oltre 600 tombe e ancora intatta,  è stata scoperta a Monchy-Lagache (Somme). L’eccezionale ritrovamento è avvenuto durante i lavori per la costruzione di una scuola nel villaggio di Monchy-Lagache (Somme), a est di Amiens. Lo scavo è stato affidato all’Institut national de recherches archéologiques préventives (Inrap). Finora è  stato indagato solo il 12% del sito: gli archeologi si aspettano di trovare in totale dalle 600 alle 800 tombe con corredo. Le tombe sono ancora intatte: erano infatti interrate a 1,50 m di profondità, fuori dalla portata dei metal detector, e lontane dal fronte della Prima Guerra Mondiale, che si trovava a 14 Km circa sud-est di Péronne. Tra i corredi finora emersi ci sono fibbie di cinture, lance, ceramiche, fibule.

Alcuni degli scheletri maschili appartengono a individui alti 1,70 m, altri a donne e bambini: si trattava quindi della necropoli di un intero villaggio. Quattro scheletri sono già stati prelevati per consentirne l’esame accurato: le trincee nel frattempo sono state chiuse in attesa della decisione che prenderà la Direction régionale des affaires culturelles (DRAC) di Amiens per quanto riguarda il proseguimento degli scavi,  attesa per fine agosto-inizio settembre.

La scoperta dimostra l’importanza di Monchy-Lagache come centro in età merovingia (V-VII secolo) e non solo in epoca gallo-romana, come già attestato dagli scavi condotti nel 1989 in occasione della costruzione dell’autostrada.

Non è stato ancora diramato un comunicato stampa ufficiale, ma la notizia dei ritrovamenti è già stata divulgata a mezzo stampa. Seguiremo gli aggiornamenti e ne daremo sicuramente conto in quanto si tratta di una delle scoperte più importanti fatte in Francia in tempi recenti.

Via La Crox, Medieval Histories et alii.

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STORIE / Aveva una spada nel fienile, scopre che era dell’Età del Bronzo

#STORIE #ARCHEOLOGIA #NORDIRLANDA #SCOPERTE Aveva una #spada nel fienile, scopre che era dell’Età del #Bronzo

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Foto Credit: BBC News

IRLANDA DEL NORD  – Interessante (e curiosa)  scoperta nella contea di Fermanagh, nell’Irlanda del Nord: alcune associazioni che stanno conducendo ricerche nell’ambito del progetto “The Battle, Bricks and Bridges”, volto a trovare il sito dove si combatté la Battaglia di Arney del 7 agosto 1594, hanno “rispolverato” una spada trovata nel 1965 nei pressi del fiume da un pescatore, che per 50 anni l’aveva custodita nel fienile della sua tenuta. Erano sicuri che l’arma fosse collegata all’evento e speravano di dimostrarlo sentendo il parere degli esperti. Ma ecco la sorpresa. La spada non ha nulla a che fare con la battaglia del XVI secolo ma è molto, molto più antica: risale infatti all’Età del Bronzo, precisamente tra l’800 e il 600 a.C. E ha una storia tutta sua da raccontare: era appartenuta con ogni probabilità a un guerriero importante e fu ritualmente spezzata prima di essere gettata, a mo’ di sacrificio o come dono agli dei, nel fiume dove è  poi rimasta per almeno 2600 anni. Secondo l’archeologo Paul Logue, la scoperta suggerisce che il fiume Arney fosse all’epoca un corso d’acqua sacro; la spada inoltre è di una tipologia affine ad altre già documentate per quell’epoca nella valle del Tamigi, mentre la lega di bronzo proveniva dalla Cornovaglia e il rame dalla contea di Cork: tutti particolari che svelano l’esistenza di una rete commerciale tra questi territori nell’Età del Bronzo. Riportandoli al centro dell’attenzione degli studiosi per una storia vecchia non di secoli, ma di millenni.

Via BBC News.

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Un enorme carico di anfore: ecco le prime immagini del relitto romano di Acitrezza

#ARCHEOLOGIA SUBACQUEA Ecco le prime immagini del #relitto #romano  di #Acitrezza @sopmare

acitrezza_luglio_2016_02ACITREZZA (CT) – Prime spettacolari immagini e primi risultati (tra cui un rilievo in 3D propedeutico allo studio scientifico) per la ricerca in corso sul relitto di Acitrezza, la nave romana del II secolo a.C. che giace  tra i 65 e gli 80 metri di profondità sul fondale di Aci Castello, in Sicilia. Il rilievo è stato realizzato con la collaborazione tecnica del diving “Oceano Mare” di Massimo Ardizzoni che ha realizzato le riprese fotografiche, e con il supporto logistico del diving DNA Shock di Catania. Sotto la direzione del Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, l’archeologo responsabile di zona Philippe Tisseyre ha coordinato le operazioni di rilievo e documentazione, mentre l’elaborazione dei dati in 3D è stata realizzata da Salvo Emma.

GRANDE CARICO DI ANFORE – Secondo quanto comunicato dalla Soprintendenza del Mare, il carico della nave è complesso, con anfore di almeno cinque tipi ed è molto interessante per quanto riguarda le nuove problematiche della navigazione segmentaria nell’antichità e della redistribuzione dei carichi anforistici. Almeno due tipi di anfore rinvenute su questo relitto non sono state finora documentate in un carico (anfore globulari e di piccolo modulo).  E’ prevista a breve una ricerca sugli impasti per determinare – se possibile  – il tipo di argilla e la localizzazione delle fornaci di produzione.
Il relitto è stato segnalato per la prima volta nel 2011 da G. Camaggi e G. Tomasello; successivamente il gruppo di esploratori subacquei  del team “Rebreather Sicilia”, in collaborazione con la Soprintendenza del Mare, ha effettuato la prima documentazione video fotografica dando vita al progetto “Ombre dal fondo”. Dopo i primi rilievi tecnici effettuati nel 2015, la Soprintendenza del Mare sta effettuando adesso lo studio di dettaglio del relitto e del suo carico. All’inizio del mese di luglio 2016, in collaborazione con Oceano Mare di Massimo Ardizzoni, DNA Shock di Catania e con la locale Capitaneria di Porto, è stato effettuato il recupero di due anfore al di fuori del carico principale: un’anfora Dressel 1C e un’anfora di piccolo modulo appartenente alla morfologia delle anfore greco-italiche.

relitto acitrezza_elaborazione 3D_Salvo Emma_Soprintendenza del Mare_01

Rielaborazione 3d del relitto (c) Soprintendenza del Mare

Il carico più consistente è composto da anfore greco italiche “di transizione” provenienti dalla Campania o dall’Etruria e di alcune anfore Dressel 1C, mentre il rilievo 3D ha messo in evidenza alcune anfore del tipo lamboglia 2/greco-italica, già trovate in associazione su altri relitti nel Mediterraneo. Ciò potrebbe suggerire anche vari scali adriatici ma anche la presenza nelle vicinanze di un “hub” di ridistribuzione delle anfore. La datazione complessa, inerente le problematiche ancora aperte su queste tipo di anfore, è da situare intorno al II secolo a.C., probabilmente metà-fine del secolo.

LUNGO LE ROTTE DEL MEDITERRANEO ANTICO – Per effettuare la ricostruzione 3D sono state scattate dal fotografo subacqueo Massimo Ardizzoni oltre 1500 fotografie che consentiranno la realizzazione di un modello tridimensionale. Da una prima elaborazione si è notata la presenza di tre zone dove non sono presenti reperti, ma ciò che in un primo tempo sembra segnalare qualche furto ad opera di tombaroli, potrebbe invece risultare la presenza di elementi del carico deperibili (casse di vimini, ecc.), interpretazione rafforzata dalla pluralità del carico.
Oltre alle anfore, sono state già individuate le due ancore in piombo con ceppo e contromarra dell’imbarcazione ancora in situ, alcune tegole e un lungo tubo di sentina sopra le anfore, sottolineando il processo formativo del relitto probabilmente rovesciato di tre quarti sul fondale.  Lo studio in corso permetterà di ricostruire oltre al carico, la sua disposizione e le caratteristiche della nave (ca. 15 metri di lunghezza e 4 di larghezza), aggiungendo un tassello alla la rotta delle imbarcazioni commerciali lungo la costa catanese e alla sua interportualità, sottolineando la notevole importanza di scali come quello delle Isole dei Ciclopi, citato anche nell’Eneide, probabilmente legata anche a motivi cultuali.

A SETTEMBRE I RISULTATI DEGLI STUDI – Nelle prossime settimane, con l’appoggio della Capitaneria di Porto, un robot sottomarino a controllo remoto (ROV) perlustrerà ulteriormente l’area intorno al relitto, verificando l’eventuale presenza di altre parti del suo carico. I risultati degli studi che la  Soprintendenza del Mare sta effettuando verranno presentati e discussi durante il V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea che si terrà a Udine nel prossimo mese di settembre. La campagna di ricognizioni sul relitto proseguirà per tutto il mese di luglio 2016. Il sito, regolato dall’ordinanza dalla Capitaneria di Porto di Catania 121/2011, è tuttora visitabile, a condizione di essere in possesso di brevetti tecnici e sotto la guida dei diving center autorizzati dalla Soprintendenza del Mare.

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MOSTRE / A Sant’Elpidio a Mare (Fermo) fascino e misteri delle pietre di Santa Croce

#MOSTRE / A Sant’Elpidio a Mare (Fermo) fascino e misteri delle pietre di Santa Croce

SANT’ELPIDIO A MARE (FERMO) – Si annuncia di notevole interesse la mostra “Hoc eventum portentuosum. Le pietre di Santa Croce tra cielo e terra”,  appena inaugurata  a Sant’Elpidio a Mare (Fermo): essa infatti dà conto dello studio e della rilettura di alcuni importanti reperti lapidei trovati in città. L’esposizione è organizzata dall’Associazione Santa Croce, da anni attiva per la valorizzazione del patrimonio culturale, storico e monumentale del territorio, e presenterà infatti  le pietre recuperate nel corso di un restauro su Palazzo Errighi (poi Marzetti, oggi di proprietà di Aldo Marziali), nel centro storico: secondo una tradizione orale non verificabile dal punto di vista documentario ma ben presente nella memoria storica locale, le pietre dovrebbero provenire, come anche la lunetta romanica murata nella Torre Gerosolimitana,  dalla vicina Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti, fondata nel IX secolo. Le pietre  erano state inserite nel muro di un piccolo cortile interno al palazzo e sono state recuperate e studiate in occasione dei lavori di restauro.

Il titolo della mostra deriva da un graffito medievale conservato su una delle pietre: “Hoc eventum portentuosum” (questo evento portentoso), che secondo gli studiosi Alvise Manni, Emanuela Properzi e Claudio Bernacchia si riferirebbe a un  evento astrologico  molto particolare verificatosi alla fine del XII secolo nel cielo sopra la Basilica che, per la cultura dell’epoca sensibile agli eventi straordinari, avrebbe dovuto quindi essere tramandato ai posteri.

La mostra resterà esposta presso la sede dell’Associazione Santa Croce, in Corso Baccio 40, fino al 22 settembre (solo nei fine settimana, con orario 20 – 23, e in occasione delle manifestazioni estive). L’ingresso è libero. Il risultato degli studi che sono alla base dell’esposizione è stato raccolto e pubblicato  in un catalogo edito da Grafiche Fioroni. Per informazioni: 335 7028007. PAGINA FB