MEDIOEVO / Cosa leggevano i monaci? Lo spiega una mostra nel cenobio di Astino (Bergamo)

focus-2017-cosa-leggevano-i-monaci-di-astino_66772_displayFino al 31 ottobre 2017 la mostra indaga e offre una prima ricostruzione dell’antica biblioteca dei monaci di Astino, ora dispersa. La biblioteca ci offre uno spaccato inedito della cultura, della mentalità e della spiritualità monastica dal Medioevo all’epoca moderna.

BERGAMO – (Fonte: comunicato ufficiale) La Fondazione MIA di Bergamo inaugura il Focus 2017. Cosa leggevano i monaci di Astino nell’ambito della rassegna “Il monastero restituito” all’interno del Complesso monumentale di Astino a pochi minuti dal cuore di Bergamo Alta con un nuovo approfondimento incentrato su una selezione di codici manoscritti medioevali e di volumi a stampa del XVI secolo, appartenenti all’antica biblioteca monastica dei Vallombrosani di Astino, ora dispersa ma in parte ricostruibile in base a nuove ricerche. I codici e i libri in mostra sono stati prestati da biblioteche e archivi cittadini, nei quali è confluita nel tempo l’antica ‘libraria’ dei monaci. La mostra è stata progettata e curata da Alessandra Civai per la Fondazione MIA con lo scopo di valorizzare un aspetto centrale dell’antica storia del monastero e offrire un’occasione di approfondimento sui contenuti e i significati culturali dell’antica biblioteca monastica.

Cosa leggevano i monaci, quali erano i loro interessi, erano teologici e religiosi o in altri ambiti, su quali letture si fondava la loro visione del mondo: la mostra vuole dare risposte a questi interrogativi attraverso importanti esemplari di codici manoscritti medioevali e di volumi a stampa del XVI secolo con preziose incisioni, prestati da archivi e biblioteche di Bergamo, quali la Biblioteca Civica A. Mai e Archivi storici comunali, l’Archivio Storico della Diocesi di Bergamo e la Biblioteca del Clero di Sant’Alessandro in Colonna presso la Biblioteca Radini Tedeschi. Si verrà così a sapere quali furono i principali riferimenti identitari alle origini della nascente comunità dei secoli XII e XIII e quali le passioni culturali stimolate tra Quattro e Cinquecento dalla nuova tecnologia della stampa a caratteri mobili: Ovidio, Petrarca, Sannazaro, monsignor Della Casa con il suo Galateo, e altri ancora i nomi ricorrenti, a comprovare la passione per la poesia, per l’oratoria colta, per una comunicazione adeguata del messaggio religioso di cui i monaci erano depositari. Tutto ciò, tuttavia, nell’osservanza della censura imposta dall’Indice dei Libri proibiti in piena Controriforma.

A complemento della mostra e del percorso monumentale, che negli ultimi anni è stato predisposto nel monastero anche con l’ausilio delle nuove tecnologie, dal 13 aprile al 16 settembre si svilupperà un ciclo d’incontri in cui esperti, docenti universitari e responsabili di istituzioni culturali affronteranno temi inerenti al monastero, molti dei quali saranno accompagnati da workshop e esibizioni dal vivo in tema per diversificare le modalità di comunicazione e stimolare la partecipazione del pubblico.


INFORMAZIONI

Monastero di Astino
via Astino, 13  – Bergamo

ORARI MOSTRA
– Dal 23 Giugno al 17 Settembre
da martedì a domenica dalle 10.00 alle 22.00
– Dal 19 Settembre al 30 Settembre
da martedì a venerdì dalle 16.00 alle 22.00
sabato e domenica dalle 10.00 alle 22.00
Chiuso il lunedì.

ARCHEOLOGIA / Egadi, recuperato il 12mo rostro di bronzo della battaglia

Recuperato il dodicesimo rostro in bronzo della battaglia delle Egadi combattuta nel 241 a.C. tra Romani e Cartaginesi. La scoperta è stata comunicata dalla Soprintendenza del Mare – Regione Siciliana: l’importante reperto sarà presentato in una conferenza stampa

Il dodicesimo rostro in bronzo è stato trovato laddove, da anni, si ritiene fosse avvenuta la battaglia delle Egadi tra Romani e Cartaginese, a 80 metri di profondità, nei fondali a nord – ovest dell’isola di Levanzo (Trapani). Questa importante scoperta conferma la veridicità dell’ipotesi e aggiunge un tassello importante al patrimonio culturale della Sicilia. Il suo recupero, si legge nel comunicato diramato, è stato possibile grazie alla fruttuosa collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e la RPM Nautical Foundation statunitense.

Il reperto presenta la novità assoluta, tra i 12 finora identificati, di avere la parte lignea della prua della nave all’interno. La sua estrazione e conseguente studio darà preziose informazioni sulla tecnologia navale adoperata per costruire le navi da guerra in quel periodo. Si notano le parti finali della chiglia, del dritto di prua, delle due cinte laterali e della trave di speronamento.

Fonte: comunicato ufficiale
Foto: © Soprintendenza del Mare

“Galati vincenti”, a Biella in mostra i Celti in Piemonte tra VI e I secolo a.C. (e in edicola una monografia a tema)

xBIELLA – Il Museo del Territorio Biellese ripercorre con la mostra Galati vincenti. I Celti in Piemonte tra VI e I secolo a.C.  le tappe fondamentali della presenza sul territorio piemontese dei principali e diversi gruppi etnici riconducibili alla matrice culturale comune celtica, a partire dai Celti della cultura di Golasecca del VI secolo a.C., così chiamata dal sito eponimo scoperto in Lombardia, fino alla piena romanizzazione di I secolo a.C. L’esposizione, che sarà inaugurata  sabato 15 luglio alle ore 18, presenta fino al 29 ottobre 2017 reperti e corredi tombali d’eccezione, documenti scritti e monetali inediti, esposti al pubblico per la prima volta o nuovamente dopo anni di assenza, grazie al prestito dei Musei Civici di Novara, del Museo del Paesaggio di Ornavasso e delle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Torino e di Novara-Biella.

I CELTI IN EDICOLA – Segnaliamo che sui Celti è appena uscito in edicola un nuovo Speciale monografico edito da Sprea (al quale abbiamo collaborato):  in 126 pagine interamente illustrate a colori, la pubblicazione illustra i tratti principali della civiltà celtica in Italia e in Europa raccontandone l’epopea storica,  le tracce archeologiche, l’eredità culturale e immateriale, il patrimonio che hanno trasmesso nelle leggende e nel folklore. Ampio spazio è dedicato anche ai “Celti oggi” con un excursus nella moda, la musica, la cultura, i festival e le rievocazioni storiche, e presenta anche un focus sui Paesi e le regioni che mantengono una profonda radice celtica: Irlanda, Galles, Cornovaglia, Scozia, Isola di Man, Bretagna, Asturie e Galizia.  I testi sono a cura de nostri Elena Percivaldi, storica e autrice nel 2003 del fortunato “I Celti. Una civiltà europea”, edito da Giunti in due edizioni diverse (2003 e 2005) e tradotto anche in spagnolo e tedesco, e  Mario Galloni, con Stefano Bandera.  Le foto delle rievocazioni sono di Camillo Balossini  (link diretto per l’acquisto).

2017-07-05 (1)2017-07-05

 

TESTIMONIANZE IN MOSTRA –  Tornando alla mostra, i reperti esposti a Biella, che possiamo ricondurre a Insubri, Leponti e altri popoli famosi citati dalle fonti storiche, entrano in dialogo con quelli delle genti celtiche del Biellese presenti nell’esposizione permanente del Museo del Territorio, fornendo al visitatore un coinvolgente e ampio quadro culturale.
Il fascino suscitato dalla bellezza intrinseca degli oggetti, all’interno di un allestimento molto evocativo, consente di avvicinarsi alle principali caratteristiche culturali dei Celti in Piemonte nel più ampio raggio nazionale, cogliendone le evoluzioni nei secoli.

z

Se il nostro immaginario collettivo riguardo alla figura dei Celti, come si chiamavano loro, o Galli come li chiamavano i Romani o ancora Galati per la lingua dei Greci, ci riporta a statue riconducibili all’arte greca di cui il capolavoro del Galata Capitolino esprime tutta la fierezza, il coraggio, la dignità di un popolo vinto, ma temuto e rispettato dai Romani, gli oggetti della mostra sono la concreta percezione della veridicità delle sensazioni suscitate dai Galli negli altri popoli: due lance, una spada e un par&colare elmo sono ciò che resta dei guerrieri Celti nel nostro territorio, segno
concreto dell’equipaggiamento di uomini di grande corporatura che hanno abitato in Italia nordoccidentale, hanno combattuto contro i Romani o anche prestato servizio, come mercenari, negli eserciti di Roma con cui avevano stretto patti. di non belligeranza.
Da una tomba femminile da Dormelletto (NO) e da tre tombe della necropoli di San Bernardo a Ornavasso (VCO), è in mostra una rappresentanza di oggetto riconducibili alla società leponzia del II secolo a.C.: un guerriero, due donne e una bambina di condizione aristocratica.
Gioielli in oro, vetro, argento e bronzo, come una coppia di strane “cavigliere” a ovoli in bronzo, forse usate in particolari feste o celebrazioni, o le famose, multiformi e ricche fibule (spille) per allacciare le vesti, un particolare pendente “scacciamalocchio” o ancora raffinati anelli con corniole incise, ci avvicinano alla moda femminile del tempo.
Il vino è un altro filo conduttore della mostra: la bevanda, già conosciuta dai Celti 2.500 anni fa, grazie agli Etruschi che percorsero il nostro territorio per cercare commerci transalpini, è testimoniata dalle prestigiose brocche a becco in bronzo – in mostra un esemplare di produzione nordetrusca-, e dai numerosi esemplari di vasi celtici in terracotta per il vino, de. “a trottola” per la forma schiacciata, adatta al consumo del vino puro come da una borraccia o come altri credono, per areare un vino molto tannico, ormai prodotto dai Celti e da questi consumato puro.

vasotrottola
Tra questi ultimi spicca in mostra il vaso che, con la più lunga iscrizione in lingua celtica, detta “alfabeto di Lugano”, ci riporta i nomi di due sposi Latumaro e Sapsuta, seppelliti in fosse vicine, le cui abitudini di vita (lavoro, alimentazione etc.) sono manifeste dagli oggetti che la pietà dei loro cari ha deposto come corredo. Altri documenti, tra cui un’epigrafe della necropoli biellese di Cerrione mai esposta, mostrano l’alto livello culturale di questi presunti “barbari” (come li chiamarono Greci e Romani per il semplice fatto che parlavano una lingua diversa).
Se lo splendido vasellame in bronzo importato da prestigiosi ateliers del centro Italia , usato nei banchetti sia per la mescita, sia per lavarsi le mani, ci avvicina ai sontuosi banchetti delle aristocrazie celtiche che abitavano al di là del Po, due eccezionali esemplari di monete in oro e numerose altre in argento indicano l’alto livello di autoaffermazione dei Galati che la mostra ha voluta chiamare “vincenti” in quanto espressione, a distanza di migliaia di anni, della gloria di un popolo “vinto”, ma la cui cultura, vincente, costituisce un capitolo fondamentale per la storia.


Informazioni sulla mostra
Galati vincenti. I Celti in Piemonte tra VI e I secolo a.C.
15 luglio – 29 ottobre 2017
Biella,  Museo del Territorio Biellese
Tel. 015 2529 345
www.museo.comune.biella.it
museo@comune.biella.it

ORARI
Da mercoledì a venerdì ore 10.00-12.30 e 15.00-18.30
Sabato e domenica ore 15.00-19.00
Apertura straordinaria: martedì 15 agosto, ore 15.00-19.00

BIGLIETTO UNICO (Mare + Galati vincenti + collezioni permanenti)
€ 5,00 intero
€ 3,00 ridotto
Presentando il biglietto d’ingresso della mostra Viaggio – La scoperta di nuovi orizzonti si ha diritto al biglietto d’ingresso ridotto (€ 3,00)
Su prenotazione visite guidate per gruppi e scolaresche

EVENTI COLLATERALI ALLA MOSTRA
Luglio
Sabato 15 luglio, ore 18.00 inaugurazione
Domenica 23 luglio
Visita guidata h 16.00, prenotazione obbligatoria max 25 persone, a cura delle archeologhe del museo
Agosto
Venerdì 4 agosto 
Visita guidata h 20.30, prenotazione obbligatoria max 25 persone, a cura delle archeologhe del museo
Concerto dei “Celtic Harp Orchestra” 21.30, ingresso gratuito presso il Chiostro di San Sebastiano
Settembre
Sabato 23 settembre
Visita guidata h 18.30, prenotazione obbligatoria max 25 persone, a cura delle archeologhe delmmuseo.
“Celtic hour” h 19.30: degustazione alla scoperta dei sapori degli antichi Celti presso la Caffetteria del Chiostro Zoe-Art Cafè.
Prenotazione obbligatoria entro le h 17.00 del 22/09
Ottobre
Domenica 1 ottobre
“Al mercato di Latumaro”: un viaggio nel tempo alla scoperta degli antichi mestieri dei Celti. Laboratori, visite guidate, danze e tanto altro ancora…, a cura di Associazione Storico CulturaleOkelum. Dalle h 15.00 presso il Chiostro di San Sebastiano. Ingresso gratuito
Giovedì 5 ottobre 
Conferenza h 21.00 “Guerrieri, artigiani, mercanti: i primi Celti d’Europa e del Piemonte”, a cura di Francesco Rubat Borel, (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per le province di Biella,Vercelli, Novara, VCO).
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Domenica 8 ottobre
FAMU-Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. Dalle h 15.00 laboratori, storie, merenda e tanto altro ancora.
Ingresso gratuito
Venerdì 20 ottobre
Conferenza h 21.00 “I Celti in Piemonte dalle invasioni del IV secolo a. C. alla romanizzazione, dagli Insubri ai Celti del Biellese” a cura di Giuseppina Spagnolo (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per le province di Biella, Vercelli, Novara, VCO) e Angela Deodato (Museo del Territorio
Biellese). Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Sabato 28 ottobre 
Visita guidata h 19.30 prenotazione obbligatoria max 25 persone, a cura delle archeologhe del museo
“A cena con Sapsuta” h 20.30, suggestioni dal mondo eno-gastronomico dei Celti presso la Caffetteria del Chiostro Zoe-Art Cafè prenotazione obbligatoria entro le h 17.00 del 27/09, max 35
persone
Settembre-Ottobre
Attività per le scuole
Visite guidate, laboratori per le scuole primarie e le secondarie di primo e secondo grado a cura delle archeologhe del museo. Prenotazione obbligatoria
Lectio magistralis per le scuole secondarie di secondo grado a cura di Stefania Padovan, (Spazio Espositivo per l’Archeologia del Lago Pistono – Montalto Dora). Prenotazione obbligatoria

EVENTI COLLATERALI_COSTI
Visita guidata: € 5
Aperitivo celtico: € 8,50
Cena celtica: € 25,00
Visita guidata+aperitivo celtico: € 3+€ 8,50
Visita guidata+cena celtica: € 3+€ 25,00

I Celti in edicola: una nuova monografia edita da Sprea

2017-07-05 (1)E’ appena uscito in edicola un nuovo Speciale monografico edito da Sprea, stavolta dedicato ai Celti. In 130 pagine interamente illustrate a colori, lo speciale ripercorre i tratti principali della civiltà celtica in Italia e in Europa raccontandone l’epopea storica,  le tracce archeologiche, l’eredità culturale e immateriale, il patrimonio che i Celti hanno trasmesso nelle leggende e nel folklore. Ampio spazio è dedicato anche ai “Celti oggi” con un excursus nella moda, la musica, la cultura, i festival e le rievocazioni storiche, e comprende un focus sui Paesi e le regioni che mantengono una profonda radice celtica: Irlanda, Galles, Cornovaglia, Scozia, Isola di Man, Bretagna, Asturie e Galizia.

I testi sono a cura di Elena Percivaldi, storica e autrice nel 2003 del fortunato “I Celti. Una civiltà europea”, edito da Giunti in due edizioni diverse (2003 e 2005) e tradotto anche in spagnolo e tedesco, e di Mario Galloni con Stefano Bandera.  Le foto delle rievocazioni sono di Camillo Balossini

Link diretto per l’acquisto.

SOMMARIO

2017-07-05

SCOPERTE/ L’ascia di Ötzi? È “made in Tuscany”

Oetzi_the_Iceman_Rekonstruktion_1

La ricostruzione di Ötzi, l’uomo di Similaun, esposta al Museo Archeologico di Bolzano

BOLZANO –  Il minerale di rame dell’ascia di Ötzi proviene dalla Toscana meridionale, mentre fino a oggi si riteneva che la produzione e la circolazione del rame in area alpina nel IV millennio a. C. avessero origine solo da depositi centro-europei e balcanici. I primi dati di questa ricerca erano stati presentati dal prof. Gilberto Artioli dell’Università di Padova già lo scorso settembre al convegno internazionale sulle mummie, organizzato dall’Istituto per lo studio delle mummie dell’EURAC e dal Museo Archeologico dell’Alto Adige per celebrare i 25 anni dal ritrovamento di Ötzi. Nel frattempo i risultati di Artioli e del suo gruppo di ricerca sono stati sottoposti a ulteriori verifiche e pubblicati ieri, 5 luglio 2017, sulla rivista scientifica PLOS ONE.
L’individuazione della provenienza del metallo è stata piuttosto sorprendente dal momento che, fino ad oggi, gli archeologi avevano presupposto per il rame utilizzato nell’area alpina un’origine da giacimenti alpini o balcanici. È ancora da chiarire se l’Uomo venuto dal ghiaccio abbia acquisito il metallo grezzo o invece una lama già forgiata. Oltre all’ascia di Ötzi, l’articolo di Artioli mette in relazione il rame dell’ascia con una coeva attività metallurgica in Toscana. Ulteriori progetti di ricerca ricostruiranno le vie commerciali eneolitiche fino all’area alpina.

ascia-di-Oetzi-c-Museo-Archeologico-dellAlto-Adige

L’ascia di rame dell’Uomo venuto dal ghiaccio, 3200 a C © Museo Archeologico dell’Alto Adige

L’ascia di rame dell’Uomo venuto dal ghiaccio è finora in tutto il mondo il più antico esemplare eneolitico rinvenuto integro (completo di manico, lama, strisce di pelle e catrame di betulla). Recuperata 25 anni fa insieme agli altri oggetti del corredo, ha fornito interessanti informazioni sulla metallurgia dell’età del Rame. Il manico in legno ha consentito di ottenere, con il metodo del radiocarbonio (14C), una datazione assoluta del manufatto, risalente al 3346-3011 a.C.

Il gruppo di archeometallurgia dell’Università di Padova, costituito da Gilberto Artioli (Dip. Geoscienze), Ivana Angelini (Dip. Beni Culturali), Caterina Canovaro e Gregorio dal Sasso (Dip. Geoscienze), in collaborazione con Igor Villa (Università di Milano Bicocca) e Günther Kaufmann (Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano), ha presentato le prime analisi complete sulla lama.
Grazie a un microprelievo del metallo è stato possibile effettuare analisi chimiche (presso l’Università di Padova) e isotopiche (in collaborazione con l’Università di Berna), i cui risultati hanno rivoluzionato le tradizionali ipotesi sul commercio del rame nell’area alpina nel IV millennio a.C. Un esito inaspettato dal punto di vista archeologico, dal momento che finora si era sempre presupposta un’estrazione da giacimenti alpini (nei territori corrispondenti agli attuali Alto Adige, Trentino, Austria, Germania o Slovacchia) o balcanici (Serbia, Bulgaria).

«Al contrario» dice Gilberto Artioli «i risultati pubblicati su PLOS ONE dimostrano inequivocabilmente come il metallo dell’ascia fosse estratto da minerali della Toscana meridionale. I depositi minerari della Toscana meridionale» continua Artioli «presentano un segnale inconfondibile dei rapporti isotopici del piombo, un segnale che può discriminare l’origine del rame da tutti gli altri depositi minerari dello stesso metallo noti in Europa e nell’area mediterranea. Questi rapporti isotopici del piombo, una sorta di carta di identità del minerale, vengono trasmessi inalterati al manufatto prodotto. La tesi dell’origine toscana del metallo» prosegue Artioli «è supportata dai nuovi dati archeometallurgici forniti dal nostro gruppo di ricerca, in collaborazione con Fabio Fedeli dell’Associazione Archeologica Piombinese, che testimoniano, nello stesso periodo temporale, attività di riduzione del minerale e di produzione di rame metallico nell’area della Toscana meridionale in particolare a Campiglia Marittima. Ciò getta nuova luce sul reale movimento dei materiali e sulle connessioni socio-economiche e culturali nell’Età del Rame. I nuovi dati» conclude Gilberto Artioli «testimoniano infatti legami e collegamenti a lunga distanza fra le culture eneolitiche dell’Italia centrale (Cultura di Rinaldone) e quelle a nord dell’Appennino tosco-emiliano (Cultura di Spilamberto o Cultura di Remedello), fino alle popolazioni che occupavano l’arco alpino orientale, in cui viveva dell’Uomo venuto dal ghiaccio. I soli dati chimici ed isotopici non dirimono la questione se la diffusione del metallo avvenisse principalmente attraverso il rame grezzo (lingotti, panelle) o piuttosto attraverso il trasporto di oggetti finiti (come l’ascia), tuttavia l’analisi della distribuzione di asce con tipologia simile in Centro-Italia lascia supporre che Ötzi, come amichevolmente viene chiamata la mummia rinvenuta al giogo di Tisa, vicino al più conosciuto ghiacciaio del Similaun, sia effettivamente venuto in possesso dell’ascia già finita costituita da una lama di inequivocabile origine toscana».
L’identificazione della provenienza toscana del metallo è stata possibile grazie ad un solido database di riferimento dei depositi minerari contenenti rame (AacP project) sviluppato dal gruppo di ricerca dell’Università di Padova in collaborazione con il Prof. Paolo Nimis.

Fonte: Università di Padova. 

ARCHEOLOGIA / Scoperta un’enorme necropoli àvara in Slovacchia [GALLERY]

© 2010-2017 Perceval Archeostoria – All rights reserved.
© Foto TASR

Bratislava_04l

Sepoltura di uomo con cavallo. Source: TASR

BRATISLAVA (SK) – Una vastissima necropoli con oltre 460 tombe àvare è stata scoperta a Bratislava durante i lavori per la costruzione della tangenziale che passerà attorno alla capitale slovacca. Il ritrovamento, uno dei più imponenti mai effettuati nel Paese, si annuncia di enorme importanza scientifica perché aiuterà a gettare nuova luce sullo stanziamento, a livello locale e non solo, di gruppi di Avari, popolazione proveniente dalle steppe euroasiatiche e imparentata con gli Unni che occupò l’area pannonica – corrispondente all’odierna Ungheria, parte dell’Austria e della Slovacchia – nel VII e VIII secolo, prima di essere vinta e sottomessa da Carlo Magno nel 796.

La necropoli si trova nel borgo di Podunajské Biskupice e risale all’VIII secolo. Gli archeologi, impegnati da 5 mesi negli scavi, hanno riportato alla luce almeno 460 tombe molte delle quali con corredo: gioielli femminili e fibbie da cintura in bronzo ornate con motivi animali. Tra i ritrovamenti più interessanti, una rarissima moneta coniata da Carlo Magno e datata 771-793. Sono presenti anche sepolture di cavalli.

GALLERY (Foto:  © TASR)

Il ritrovamento è stato definito eccezionale da Milan Horňák, membro della società archeologica Via Magna che sta conducendo gli scavi. Al termine dei lavori, i reperti saranno esposti al Museo Archeologico del Museo Nazionale Slovacco di Bratislava.

Fonte: The Slovak Spectator [1 Luglio 2017]

© 2010-2017 Perceval Archeostoria – All rights reserved.
© Foto TASR
Nessuna parte di questo blog può essere copiata, riprodotta o rielaborata senza citare la fonte

SCOPERTE / Cividale del Friuli, riemerge un’altra necropoli di epoca longobarda

CIVIDALE DEL FRIULI (UD) – Un altro importante ritrovamento, che consente di ampliare ulteriormente le conoscenze storiche del sito Unesco di Cividale, è stato effettuato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del FVG, nell’ambito dello scavo
archeologico eseguito, sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo della Soprintendenza, Angela Borzacconi, nella piazza San Giovanni in Xenodochio ubicata a ridosso delle mura, sul lato nord-est della città.
Si tratta, come  rende noto la Soprintendenza stessa in un comunicato,  di parte di una necropoli di età longobarda (la datazione è attualmente in via di definizione tra VI e VIII secolo), con sepolture pertinenti a individui locali, sepolti senza corredo in quanto non di cultura germanica. Il sepolcreto era posizionato su un’area precedentemente occupata da un focolare interrato di età tardo romana e da probabili apprestamenti lignei sistemati in prossimità di una struttura, forse di terrazzamento, legata alla presenza delle mura urbiche. Un contesto che ci permette di immaginare un paesaggio antico caratterizzato dalla presenza di un’area aperta adibita a cimitero, verosimilmente formatosi in relazione all’impianto più antico della chiesa, con annesso xenodochio (una struttura di accoglienza spesso posizionata presso le porte urbiche) di fondazione longobarda, attestato già nell’VIII secolo su terreni fiscali di proprietà del duca longobardo Rodoaldo.

L’intervento, conclusosi il 22 giugno, è avvenuto – spiega la Soprintendenza  -“in sinergia con il Comune di Cividale e si colloca, analogamente ai saggi effettuati nei mesi scorsi nella vicina Piazza San Giovanni, nell’ambito dei lavori di riqualificazione di questi spazi urbani avviati dall’amministrazione comunale. Si tratta dunque di operazioni archeologiche programmate in una prospettiva di tutela orientata a salvaguardare e accrescere la conoscenza dell’antica Forum Iulii, poiché proprio le scoperte  archeologiche costituiscono per Cividale un elemento di forte identità che ne ha valso l’inserimento nella rete Unesco dei luoghi di potere longobardi”.
Nei prossimi giorni sarà aperta una seconda porzione di scavo proprio davanti alla chiesa, “nella speranza – è l’aupicio – di intercettare le fasi più antiche di questo complesso e di poter capire meglio le trasformazioni del paesaggio urbano in questa fascia marginale ma estremamente nevralgica della città”.

Fonte: Soprintendenza FVG

MOSTRE / “Prima del bottone”: a Torino accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità [FOTO]

38aa6ae56477ab52a2cdd1ca8e8e6bbe982e2b0

Fibule a doppia spirale

TORINO – Fibule, armille, lacci: quali erano gli affascinanti accessori di moda nell’antichità, prima dell’ingegnosa invenzione dei bottoni e delle asole? È proprio dedicata a questi strumenti la mostra Prima del bottone: accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità realizzata dai Musei Reali di Torino presso il Museo di Antichità e in corso fino a domenica 15 novembre 2017.
Un rapporto stretto quello tra moda e arte, che si esprime appieno in questa mostra in cui sono proposte le collezioni di fibule (spille di sicurezza decorate), e di armille (braccialetti) databili all’epoca preromana, indicativamente intorno al X-II secolo a.C., molti dei quali esposti per la prima volta. Si tratta di oggetti di grande pregio in bronzo, argento, osso, pasta vitrea e ambra, provenienti da ogni parte di Italia, e dall’importante valore non solo economico: infatti nel contesto sociale dell’epoca rappresentavano gli elementi di ricchezza e quindi di celebrazione del proprio status, accompagnando i proprietari nei momenti più importanti della loro esistenza, come le cerimonie sacre o funebri.

86f886346650f62e2393e321160b43891d1a0ee

Armilla proveniente dalla tomba 40 di Gattinara (VC), V – metà IV sec AC

La fibula viene presentata infatti come elemento del vestiario – prima del bottone, appunto – ma anche nella sua funzione ornamentale, mettendo in evidenza significati identitari, religiosi, magici e sociali. A fianco degli aspetti culturali la mostra approfondisce l’aspetto tecnologico, anche grazie al contributo del restauro e delle analisi diagnostiche, che permettono una dettagliata conoscenza dei processi produttivi antichi.
Ben 406 esemplari proposti arrivano dalla collezione Assi del Museo di Antichità, nata a fine Ottocento con la finalità di costituire una sezione volta a documentare lo sviluppo delle varie industrie preistoriche e protostoriche: la maggior parte degli oggetti provenienti da questa collezione sono databili dall’età dal Bronzo Finale fino al V-IV secolo a.C., in prevalenza da area centro-italica e meridionale. A questi reperti ne sono affiancati in mostra altri che giungono dal territorio piemontese, frutto di scavi negli ultimi anni, offrendo al pubblico la possibilità di vedere come venivano utilizzati nel vestiario e in quali contesti vengono ritrovati dagli archeologi. La necropoli golasecchiana di Gattinara, per esempio, scoperta nel 2016, da cui sono stati recuperati splendidi bronzi di ornamento, tra cui un bellissimo bracciale con 40 pendenti in bronzo, corallo e osso lavorato del V sec. a.C., unico nel suo genere, ed esposto qui in anteprima assoluta.

_X2A1029_a_piccola

Fibula a drago con quattro coppie di bastoncelli, senza molla

La mostra, a cura di Elisa Panero con la collaborazione di Valentina Faudino, è stata realizzata grazie al supporto di Snam Rete Gas, la società che si occupa di trasporto e dispacciamento di gas naturale in Italia, e di TROLLBEADS e con la collaborazione della Scuola Professionale per Orefici “E.G. GHIRARDI” di Torino.
L’esposizione si inserisce perfettamente all’interno della nuova campagna social proposta dal Ministero dei beni e delle attività culturali del turismo per il mese di giugno, dedicata all’antico e sempre attuale legame che unisce l’arte e la moda.
Il biglietto della mostra è inserito nel biglietto d’ingresso dei Musei Reali di Torino.


INFORMAZIONI

Prima del bottone: accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità
Musei Reali di Torino – Museo di Antichità
Dal 16 giugno al 15 novembre 2017

 

MOSTRE / Bologna espone l’inedita croce viaria del 1143 ritrovata a Santa Maria Maggiore

2BOLOGNA – E’ dedicata ad una bellissima croce medievale da poco riemersa a Bologna  ma ancora ignota al pubblico la mostra “1143: la croce ritrovata di Santa Maria Maggiore” che sarà inaugurata giovedì 22 giugno presso il Museo Civico Medievale. Il prezioso emblema, ritrovato nell’ottobre 2013, durante i lavori di pavimentazione del portico della chiesa di Santa Maria Maggiore, rientra nella tipologia di croci poste su colonne, che venivano collocate nei punti focali della città, a segnalare spazi sacri come chiese e cimiteri o di particolare aggregazione come i trivi o i crocicchi e le piazze.

L’USO DELLE CROCI VIARIE – Stando alla tradizione, tale uso si diffuse già in epoca tardoantica a partire dalle “leggendarie” quattro croci poste a protezione della città retratta romana da Sant’Ambrogio o da San Petronio e oggi conservate nella basilica petroniana. È però soprattutto a partire della nascita del Comune (1116) e con l’espansione urbanistica della città del XII e XIII secolo che si venne a sviluppare tale fenomeno. Talvolta le croci venivano protette da piccole cappelle e corredate di reliquie, di altari per la preghiera, e di tutto il necessario per la celebrazione della messa. Segno distintivo e identificativo per la città, le croci segnarono lo spazio urbano fino al 1796, quando l’arrivo delle truppe napoleoniche e l’instaurazione della nuova Repubblica, trasformarono la città e i suoi simboli.

1

DATAZIONE CERTA – L’esposizione, curata da Massimo Medica e  organizzata dai Musei Civici d’Arte Antica in collaborazione con l’Arcidiocesi di Bologna, nasce dall’occasione di esporre per la prima volta al pubblico il prezioso esemplare restaurato da Giovanni Giannelli (Laboratorio di restauro Ottorino Nonfarmale S.r.l.). La croce di Santa Maria Maggiore è di notevole interesse sia perché era tra i molti esemplari andati dispersi, sia perché è possibile datarla grazie all’iscrizione 1143, presente nel braccio destro. L’opera si viene così a collocare tra i più antichi modelli a noi pervenuti, come quella di poco successiva a quella degli Apostoli e degli Evangelisti, detta anche di Piazza di Porta Ravegnana, la quale risale al 1159.
Come scrive Massimo Medica nel suo saggio incluso nella pubblicazione realizzata in occasione della mostra acquistabile al bookshop del museo: “Nel diradato panorama della produzione plastica bolognese dell’XI e XII secolo l’acquisizione di una nuova testimonianza quale la croce di Santa Maria Maggiore rappresenta certamente un
fatto di grande rilievo anche in virtù dei possibili indizi che il manufatto, giunto a noi in numerosi pezzi, può offrire in relazione ad un contesto produttivo, quello della scultura medievale, che ancora oggi a Bologna si presenta quanto mai frammentario e privo di dati certi.”
Scolpita su entrambe le facce, la croce ritrovata presenta sul recto la figura di Cristo dal modellato assai contenuto, caratterizzato da incisivi grafismi che rilevano le fisionomie del volto e il gioco delle pieghe del panneggio. Sul verso invece la scultura è impreziosita da sinuosi ed eleganti tralci d’acanto, intervallati da fiori e da elementi vitinei posti a cornice della mano di Dio benedicente, ormai non più leggibile. Tali motivi decorativi richiamano modelli antichi o tardoantichi, reinterpretati con una verve esecutiva che trova un riscontro in certi repertori della coeva miniatura.

IL SERVIZIO DI 12PORTE, il Settimanale tv della Diocesi di Bologna

 

PERCORSO AD HOC – Per meglio valorizzare e contestualizzare la croce ritrovata, il percorso espositivo propone una selezione di altri 14 pezzi tra cui i calchi di altre croci viarie perdute o non più visibili nelle collocazioni  originarie, codici miniati dell’XI e XII secolo, tavolette d’avorio e preziose opere di oreficeria, esempi della cultura artistica diffusa nella città felsinea.
La mostra è accompagnata da un catalogo con presentazioni di Mons. Rino Magnani e Roberto Grandi, testi di Angela Lezzi, Ilaria Negretti, Massimo Medica, Paolo Cova, Giacomo A. Calogero, Giovanni Giannelli e un ricco apparato iconografico.
L’inaugurazione di giovedì 22 giugno alle ore 18.00, aperta al pubblico, si tiene alla presenza del Molto Rev. Mons. Dott. Rino Magnani.
In occasione della mostra verrà presentato un documentario realizzato da Mons. Andrea Caniato dal titolo «Bologna città della croce», con immagini di Luca Tentori della redazione di 12Porte, settimanale televisivo della diocesi di Bologna.
Il documentario, che risale al 2014, racconta la storia delle antiche croci viarie erette a Bologna in epoca patristica e rimosse dal regime napoleonico, attualmente custodite nella basilica di San Petronio.

VISITE GUIDATE E APPROFONDIMENTI – Per approfondire il tema della mostra sono previste diverse aperture straordinarie con visite guidate dedicate sia alla singola iniziativa espositiva che in abbinamento alla rassegna dedicata a Bruno Raspanti:
Aperture straordinarie e visite guidate “Tra Medioevo e Contemporaneo: dalla croce romanica al bolognese Bruno Raspanti”
domenica 29 giugno, 13 luglio, 27 luglio, 24 agosto, 31 agosto, 7 settembre, 28 settembre 2017 alle h 16.00.
Visite guidate a “1143: la croce ritrovata di Santa Maria Maggiore”
sabato 9 settembre, 16 settembre e 30 settembre 2017 alle h 10.30
domenica 1 ottobre, 22 ottobre, 5 novembre, 3 dicembre 2017 e 7 gennaio 2018 alle h 16.00


INFORMAZIONI

1143: la croce ritrovata di Santa Maria Maggiore
a cura di Massimo Medica
Dal 23 giugno 2017 – 7 gennaio 2018
Inaugurazione giovedì 22 giugno 2017 h 18.00

Museo Civico Medievale
via Manzoni 4 | 40121 Bologna
tel. +39 051 2193916 / 2193930
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/arteantica

Orari di apertura: dal martedì al venerdì h 9.00 – 15.00
sabato, domenica e festivi h 10.00 – 18.30
chiuso lunedì feriali, Natale e Capodanno

Ingresso: intero € 5 | ridotto € 3 | gratuito Card Musei Metropolitani Bologna e la prima domenica del mese

SCOPERTE / Il capo, la spada e il cane: trovate in Islanda tre sepolture vichinghe inviolate

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA
FOTO: ©Auðunn / IcelandMag

ISLANDA – [EP] Sono due, forse tre le sepolture vichinghe emerse in questi giorni a Dysnes nel fiordo di Eyjafjörður, nel nord dell’Islanda, non lontano dalla città di Akureyri. Si tratta delle classiche “ship burials” in cui il corpo del capo veniva sepolto con la sua nave e il suo corredo.  Ancora inviolate, stanno restituendo reperti interessantissimi: oltre ai resti del guerriero che vi fu deposto, una delle tombe conteneva anche quelli di un cane e una grande spada. La datazione delle sepolture, secondo gli esperti, oscilla tra il IX e il X secolo: un periodo in cui l’occupazione vichinga sull’isola era all’apice.

Che la zona fosse un insediamento vichingo era già noto agli archeologi. Poco distante, sempre nel fiordo di Eyjafjörður, sorgeva infatti l’importante emporio commerciale di Gáseyri. Il toponimo Dydnes, dove è stato effettuato il ritrovamento, contiene la radice “dys“, che in antico norreno significa tumulo; il luogo esatto dove è emersa la prima tomba, inoltre, è Kumlateigur, da kuml,  “sepoltura”: è molto probabile dunque che non si tratti di sparute tombe ma di un’intera necropoli vichinga.

viking sword

Il ritrovamento di Skaftárhreppur (foto dal profilo dell’autore, da Facebook)

SCOPERTA MOLTO IMPORTANTE – Il ritrovamento è notevole per varie ragioni. Innanzitutto, è molto raro (anche in Islanda) imbattersi in sepolture ancora inviolate. Nonostante il costume fosse molto diffuso presso le élite del mondo vichingo, poche sono finora le “tombe a nave” riemerse sull’isola. Ancora meno quelle con corredo di armi: l’ultima scoperta, una spada,  risale al settembre scorso ed è avvenuta nel distretto di Skaftárhreppur, nel sud dell’Islanda (foto a lato). In tutto le spade vichinghe  finora ritrovate sono una ventina.

LE TOMBE – La prima tomba scoperta è riemersa il 14 giugno scorso  e conteneva oltre a ciò che restava di una nave, una spada di ferro,  ossa umane e un dente canino appartenente con ogni probabilità ad un cane seppellito con il suo padrone.  Il giorno successivo è stata ritrovata una seconda tomba allineata con la precedente, seguita immediatamente da tre chiodi di legno che potrebbero appartenere a una terza nave.

CORSA CONTRO IL TEMPO – Oltre allo studio dei materiali, gli archeologi dovranno ora misurarsi in una spietata corsa contro il tempo. L’area del ritrovamento, come molte altre, è infatti sottoposta a costante erosione marittima. I resti della prima tomba sono stati trovati ormai quasi in superficie: parte della nave mancava ed è impossibile valutare quante parti del corredo siano scomparse, dilavate nelle acque dell’oceano.

Fonte: Iceland Magazine

© RIPRODUZIONE RISERVATA – PERCEVAL ARCHEOSTORIA