NOVITA’ EDITORIALI / Un nuovo speciale sui Barbari in edicola

barbari-coverSi dice che la storia la scrivano i vincitori, ma non è sempre così. Quando i germani e le altre genti “barbariche” diedero il colpo di grazia all’impero romano, ormai in piena crisi, a scrivere la cronaca degli scontri furono quasi sempre gli sconfitti, i quali trasmisero ai posteri un’immagine negativa di questi popoli che, nonostante i contatti plurisecolari, conoscevano ancora poco. Oggi  sappiamo che le genti “barbariche” possedevano culture complesse, mantenevano quasi tutte rapporti di lunga data con Roma e ne ammiravano le istituzioni e la civiltà al punto da imitarle per legittimarsi. Possedevano, però, anche una loro precisa identità, che andò affermandosi col tempo e si esaltò proprio quando l’incontro-scontro tra i due mondi assunse quel carattere definitivo e traumatico che avrebbe comportato la fine dell’impero.
Dai più antichi Celti e Germani ai Vandali e agli Unni, dai Goti ai Longobardi fino agli Ungari e ai Vichinghi, tutti questi popoli, nessuno escluso, concorsero a forgiare l’Europa così com’è oggi, figlia del diritto e della civiltà di Roma ma anche degli usi, costumi, arte, lingue e miti di chi, pur decretandone il tramonto, ne raccolse l’eredità.
Al tema, vasto e affascinante, è dedicato “Barbari”, il nuovo Speciale di “Conoscere la Storia”, pubblicato da Sprea Editori e appena uscito in tutte le edicole: 130 pagine interamente illustrate a colori al costo di euro 9.90.
I testi sono curati da Elena Percivaldi, storica e collaboratrice di riviste come Medioevo, BBC History Italia, Conoscere la Storia, Storie di Guerre e Guerrieri.
Le fotografie, che ritraggono momenti di vita quotidiana dell’epoca secondo la ricostruzione dei gruppi di rievocazione storica, sono di Camillo Balossini, uno dei più noti reporter del settore.

ROMA / I Fori dopo i Fori: una mostra racconta la vita dell’area archeologica dopo l’Antichità (FOTO)

 

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Medaglione d’oro di fattura moderna con cammeo del III secolo dopo Cristo raffigurante una coppia di sposi (dal Tesoro di Via Alessandrina)

ROMA –  Gli scavi archeologici effettuati nell’area dei Fori Imperiali negli ultimi venticinque anni hanno portato alla luce una straordinaria quantità di dati e novità, che riguardano non solo le vicende di epoca antica di questa parte di Roma – sicuramente le più note – ma anche quelle di età medievale e moderna.
Mille anni di storia che la mostra “I Fori dopo i Fori” vuole illustrare in un viaggio a ritroso nel tempo, articolato in 4 sezioni, spaziando dalle trasformazioni dell’area dall’antichità ai diversi nuclei di abitato e piccole chiese già prima del fatidico Anno Mille, dalla nascita del Quartiere Alessandrino, fino alle demolizioni dell’epoca fascista e i successivi scavi del Grande Giubileo.  La mostra è ospitata nella suggestiva cornice dei Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali da domani, 30 marzo, al 10 settembre 2017.

A raccontare la vita quotidiana, insieme alle vicende dei luoghi e delle persone, anche illustri, che hanno dimorato in questa zona  sarà un’eccezionale varietà di  reperti (oltre 300), in alcuni casi unici, rinvenuti durante quegli scavi ed oggi finalmente presentati al grande pubblico.

La prima sezione è dedicata a “Gli oggetti della vita quotidiana” dove, tra gli oggetti d’uso comune si alternano vasi, ampolline, occhiali  e strumenti di artigiani (per realizzare, ad esempio, bottoni o pedine da gioco). “I vasai del Rinascimento” sono i protagonisti della seconda sezione: tra il XV e il XVI secolo l’area dei Fori fu scelta da diversi artigiani della ceramica. Qui, la fornace perfettamente conservata di  Giovanni Boni da Brescia invita a curiosare tra strumenti per infornare e forme mal cotte. Nella terza sezione riflettori accesi su “Gli abitanti famosi”, quei protagonisti celebri della vita culturale e artistica che hanno dimorato in questa zona. Come Giotto, Michelangelo, i Fontana, fino a Mario Mafai e Antonietta Raphaël.  Infine, la storia dei numerosi complessi religiosi nell’area si snoda attraverso “Chiese e conventi”: il racconto scorre attraverso l’esposizione di notevoli esempi di decorazione marmorea altomedievale provenienti dagli edifici più antichi, insieme a numerosi oggetti che ci raccontano la vita quotidiana delle comunità religiose ( rosari, spille e corredi per il cucito, usati dalle monache).

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Insegna di pellegrinaggio con San Nicola da Bari. XIII-XIV secolo, (dal Convento di Sant’Urbano ai Pantani)

Tra i ritrovamenti eccezionali: una rarissima placchetta di pellegrinaggio raffigurante San Nicola di Bari, due tesoretti di monete sotterrati e il celebre Tesoro di Via Alessandrina, ritrovato nei muri della casa di Francesco Martinetti, noto antiquario e falsario dell’Ottocento,  conservato nel Medagliere Capitolino e adesso in parte esposto.

VIAGGIO NEL TEMPO – Come in un viaggio a ritroso nel tempo, gli scavi archeologici hanno riportato alla luce ricchi depositi stratigrafici che si sono accumulati nel corso dei secoli al di sopra dei maestosi resti dei Fori. Qui, già prima del fatidico Anno Mille, erano sorti diversi nuclei di abitato e alcune piccole chiese. Il paesaggio urbano cambiò nuovamente alla fine del XVI secolo, quando nella zona furono avviate operazioni di bonifica dei terreni seguite dalla nascita di un tessuto urbano ordinato: il Quartiere Alessandrino, chiamato così dal soprannome del cardinal Michele Bonelli, che ne promosse la realizzazione. Negli Anni Trenta del secolo scorso il Quartiere, con le sue abitazioni e le sue chiese, fu raso al suolo per l’apertura di via dei Fori Imperiali e la “liberazione” delle strutture di epoca classica. Furono così cancellati, d’un colpo, secoli di storia, di vita, di arte.

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Forma in pietra per realizzare placchette o spille in materiale prezioso con figura di cavaliere. XIII secolo, (dall’area del Foro di Traiano)

LE SEZIONI –  Dopo una parte introduttiva sulle trasformazioni dell’area dei Fori Imperiali dall’antichità alle demolizioni dell’epoca fascista, fino agli scavi del Grande Giubileo, corredata da pannelli didattici e da un video con immagini storiche, inizia il percorso della mostra, sviluppato in 4 sezioni.

La prima, dedicata a Gli oggetti della vita quotidiana, si articola in diverse sottosezioni. In apertura è possibile ammirare una varietà di contenitori in ceramica la cui evoluzione, nella forma e nella decorazione, segue il gusto e la moda dei tempi. A seguire alcuni oggetti di grande interesse rinvenuti all’interno dei pozzi annessi alle abitazioni, tra cui una coppia di brocche del X secolo e una carrucola con il suo secchio, entrambi in legno, utilizzati per attingere acqua da un pozzo addossato alla chiesa di Sant’Urbano al Foro di Traiano e databili all’inizio del Cinquecento.

Particolarmente suggestivi sono due tesoretti, probabilmente sotterrati dai loro proprietari, rimasti anonimi: il più antico è stato rinvenuto nel Foro di Nerva e risale al XII-XIII secolo; l’altro, databile al 1550 circa, è stato ritrovato nell’area del Foro di Traiano, con le monete ancora nascoste dentro tre brocche in ceramica. Non mancano le testimonianze degli ultimi abitanti del Quartiere Alessandrino che, allontanati dalle loro case destinate alla demolizione, qui lasciarono, o persero, oggetti minuti come occhiali, bottoni, posate, rasoi e utensili, ritrovati negli strati più superficiali e nei riempimenti delle case rase al suolo.

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Denaro arcivescovile di Ravenna (dal 1232)

In una vetrina sono conservate memorie del lavoro del Medioevo: resti di ossami animali per realizzare bottoni o pedine da gioco e il raro frammento di uno stampo da orafo, risalente al Duecento e utilizzato per produrre placchette o fibbie in metallo, con la doppia immagine incisa, sui due lati, di un cavaliere e di una figura con tunica, forse un angelo.

Tra XV e XVI secolo almeno tre botteghe di vasai si insediarono nell’area del Foro di Traiano. All’ampio panorama produttivo di questa categoria è dedicata la seconda sezione della mostra: I vasai del Rinascimento.

Appartenevano a uno di questi artigiani – il cui nome è stato svelato dalle ricerche archivistiche: Giovanni Boni da Brescia – l’abitazione e la fornace per maioliche, ben conservate. Si tratta senz’altro di un ritrovamento eccezionale: lo studio della fornace e della gran quantità di scarti di fabbricazione – che Giovanni aveva sepolto in più punti dell’area e che gli archeologi hanno recuperato dopo cinque secoli – ha restituito numerosi dettagli sul percorso produttivo. Si può dunque curiosare tra strumenti per infornare e forme mal cotte o scartate insieme a prove di disegno su ceramiche non finite e a conti di bottega incisi o dipinti sui recipienti ancora freschi.

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Oliera in maiolica. XVI secolo (dalla bottega di un vasaio rinascimentale presso il Convento di Sant’Urbano ai Pantani)

La terza sezione propone una prospettiva inedita e curiosa per gli appassionati di arte e storia di Roma, spaziando sul tema de Gli abitanti famosi. Illustri protagonisti della vita culturale e artistica hanno prediletto questa zona e vi hanno fissato la propria residenza, abitando in dimore che le vicende urbanistiche dei tempi più recenti hanno cancellato.  Raccontati attraverso pannelli esplicativi e immagini, ecco alcuni di questi: Giotto presso Tor de’ Conti, Michelangelo e Giulio Romano a Macel de’ Corvi, i Longhi e Flaminio Ponzio su Via Alessandrina, i Fontana ancora su Via Alessandrina e presso la Colonna di Traiano, fino a Mario Mafai e Antonietta Raphaël, animatori della Scuola di Via Cavour nel loro attico di Palazzo Nicolini accanto – quasi a chiudere il cerchio – ancora a Tor de’ Conti. E, ancora, quest’area ospitava il giardino di antichità di Joahnn Goritz, prelato e raffinato intellettuale della Roma rinascimentale. A poca distanza, verso la fine del XVI secolo il cardinale Alessandrino fece realizzare la sua ricca residenza, oggi Palazzo Valentini. Ed è su Via Alessandrina che l’antiquario Francesco Martinetti dimorava: in fase di demolizione, nel 1933, gli operai rinvennero, nascosta in un muro della sua casa, una quantità straordinaria di monete e di gioielli antichi, il celebre Tesoro di Via Alessandrina, conservato nel Medagliere Capitolino e adesso in parte esposto nel Museo dei Fori Imperiali, eccezionalmente, proprio in occasione di questa mostra.

A chiusura del percorso, la storia dei numerosi complessi religiosi presenti nell’area: la quarta e ultima sezione è dedicata a Chiese e conventi. Il racconto scorre attraverso l’esposizione di notevoli esempi di decorazione marmorea altomedievale contrapposti alla semplicità delle ceramiche conventuali e degli oggetti di vita quotidiana ritrovati in corrispondenza degli edifici sacri.

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Denaro aureo di Prisco Attalo (409 d.C.)

Dal Complesso di Sant’Eufemia provengono, ad esempio, numerose medagliette devozionali, che un’ipotesi suggestiva propone di identificare in segni di riconoscimento applicati alle bambine lasciate nella ruota del Conservatorio delle Zitelle. Questo sorgeva annesso alla chiesa e arrivò a ospitare nel XVII secolo fino a 400 orfanelle: le zitelle, le piccole zite, come erano chiamate le bambine nel dialetto romano del tempo.

Dal giardino di Sant’Urbano proviene uno degli oggetti più particolari: una rarissima placchetta di pellegrinaggio raffigurante San Nicola di Bari (XII-XIV secolo). Qui sono state recuperate anche statuine di terracotta che, già nel Seicento e nel Settecento, impreziosivano i presepi delle religiose e oggetti di vita quotidiana come rosari, spille e corredi per il cucito, usati dalle monache.

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Spilla metallica in forma di insetto (età moderna)

Infine, esemplificativi della decorazione scultorea delle chiese più antiche della zona sono tre interessanti bassorilievi scolpiti con le decorazioni tipiche dell’epoca. A essi si affianca una lastra funeraria frammentaria di ignoto, del principio del XV secolo.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata da Claudio Parisi Presicce e Roberto Meneghini e curata da Roberto Meneghini e Nicoletta Bernacchio, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.


INFORMAZIONI
I Fori dopo i Fori.  La vita quotidiana nell’area dei Fori Imperiali dopo l’Antichità
Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
Via Quattro Novembre 94 – 00187 Roma
30 marzo – 10 settembre 2017
Orari: Tutti i giorni 9.30 – 19.30 (La biglietteria chiude un’ora prima)
www.mercatiditraiano.it

 

CONVEGNI / A Roma “Progetti di Ricerca e Indagini scientifiche in corso sulle Tombe dipinte di Tarquinia”

1ROMA – Mercoledì 29 marzo a Roma la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e l’Associazione Amici delle Tombe dipinte di Tarquinia dedicano una terza “Giornata di studi” alle tombe dipinte di Tarquinia, con particolare riguardo alla loro conservazione, manutenzione e valorizzazione. Nel 2016 è iniziata una preziosa collaborazione con il dipartimento di chimica dell’Università “La Sapienza” di Roma e con il dipartimento di Geologia dell’Università di Catania. Entrambe le Università hanno avviato importanti indagini, collegate anche a tesi di laurea, sulla tecnica di esecuzione dei dipinti delle tombe. Un gruppo di lavoro pieno di potenzialità che potrebbe portare a nuove scoperte e nuove conferme che da tempo vengono cercate. Altre indagini sono in corso da parte dei biologi dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro sulle problematiche legate all’inquinamento microbiologico delle tombe e al controllo degli apparati radicali della vegetazione spontanea del terreno. Ma anche altri progetti e indagini contribuiscono ad arricchire la “giornata di studi” sulle tombe dipinte di Tarquinia che si annuncia estremamente interessante.


Informazioni e prenotazioni:

III Giornata di Studi
Progetti di Ricerca e Indagini scientifiche in corso sulle Tombe dipinte di Tarquinia
Mercoledì 29 marzo 2017 ore 9,30-17,00
Palazzo Patrizi Clementi, Sala delle Colonne Doriche
Via Cavalletti, 2 – Roma
Soprintendenza: sabap-rm-met.comunicazione@beniculturali.it

MOSTRE/ All’Ara Pacis arriva “Spartaco. Schiavi e padroni a Roma”

1ROMA –  Il più grande sistema schiavistico che la storia abbia mai conosciuto è quello di Roma antica. Un’intera economia era basata sullo sfruttamento di una “merce” cara e redditizia quanto deperibile: l’essere umano. La società, l’economia e l’organizzazione dell’antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi così avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà, diritti e proprietà. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza tra i 6 e i 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

È questo l’argomento che si propone di esplorare la mostra Spartaco. Schiavi e padroni a Roma, ospitata dal Museo dell’Ara Pacis dal 31 marzo al 17 settembre 2017, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Grazie a un team di archeologi, scenografi, registi e architetti la mostra restituisce la complessità del mondo degli schiavi nell’antica Roma a partire dall’ultima grande rivolta guidata da Spartaco tra il 73 e il 71 a.C. Divenuto gladiatore, Spartaco fu protagonista della celebre ribellione della scuola di gladiatori di Capua. Raccolse intorno a sé una moltitudine di schiavi, ma anche di poveri e di disperati, che trasformò in un vero esercito, tenendo testa per ben tre anni all’esercito romano. Terrorizzò Roma e il suo establishment, che gli inviò contro le legioni di Crasso, quelle di Pompeo e quelle di Lucullo. Finalmente fu sconfitto e cadde combattendo in armi. Il suo corpo non fu mai trovato, ma 6000 dei suoi compagni di ribellione furono crocefissi sulla via Appia, lungo tutta la strada tra Roma e Capua.

I diversi ambiti della schiavitù ai tempi di Spartaco sono raccontati attraverso 11 sezioni che raccolgono circa 250 reperti archeologici affiancati da una selezione di 10 fotografie. Le opere sono inserite in un racconto immersivo composto da installazioni audio e video che riportano in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico. Chiudono il percorso i contributi forniti dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, International Labour Organization), Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell’eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù legate al mondo del lavoro.

I reperti archeologici provengono da 5 musei della Sovrintendenza Capitolina, da molti musei italiani (Museo Civico di Castel Nuovo – Maschio Angioino, Napoli; Fondazione Brescia Musei – Museo di Santa Giulia; Museo Archeologico dei Campi Flegrei, Baia (NA); Museo Archeologico Nazionale, Napoli; Servizio Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali di Messina;Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli; Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo; Soprintendenza Archeologica di Pompei; Gallerie Estensi,Modena; Accademia di S. Luca, Roma e alcuni importanti musei stranieri (Musei Vaticani; Galleria Tretyakov, Mosca; Museo del Louvre, Parigi; Museo Archeologico Nazionale, Madrid;Museo Romano – Germanico, Colonia).

Le 10 fotografie – di Lewis Hine, Philip Jones Griffith, Patrick Zachmann, Gordon Parks, Fulvio Roiter, Francesco Cocco, Peter Magubane, Mark Peterson, Selvaprakash Lakshmanan – che affiancano il percorso espositivo, rappresentano altrettante forti denunce visive, realizzate da maestri della fotografia di documentazione, che in tempi recenti hanno voluto osservare con il proprio sguardo e la propria macchina fotografica alcune forme di schiavismo dell’epoca post-industriale e contemporanea. Ancora oggi, infatti, sono circa 21 milioni gli esseri umani che, secondo stime ufficiali, possono essere definiti vittime della new slavery.


INFORMAZIONI

Spartaco. Schiavi e padroni a Roma
Museo dell’Ara Pacis. Lungotevere in Augusta, Roma
Apertura al pubblico 31 marzo – 17 settembre 2017
Orari: Tutti i giorni dalle ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Info Mostra 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
Biglietti Biglietto “solo mostra”: intero € 11, ridotto € 9; speciale scuola ad alunno € 4 (ingresso gratuito a un docente accompagnatore ogni 10 alunni); speciale Famiglie € 22 (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)
Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per non residenti a Roma: intero € 17, ridotto € 13
Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per residenti a Roma: intero € 16, ridotto € 12
WEB: www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it
Twitter: @museiincomune

 

La Macchina del Tempo: ecco la Bologna medievale in 3D

2017-03-21BOLOGNA –  Da sabato 8 aprile, il Museo della Storia di Bologna si rinnova inserendo nel suo percorso una nuova area espositiva 3D dal titolo La Macchina del Tempo.
Un’innovativa applicazione di realtà virtuale che permette al visitatore di vivere in prima persona un’esperienza immersiva nella Bologna del XIII secolo.

Il progetto, promosso da Fondazione Carisbo e Genus Bononiae, è realizzato da Tower and Power con la recentissima tecnologia HTC VIVE, che consente letteralmente di “entrare” nella storia, in uno scenario perfettamente ricostruito in 3D.

Un computer collegato a due proiettori ed un visore da indossare è tutto ciò che serve per un’immedesimazione totale.

Una vero e proprio viaggio nel tempo durante il quale il visitatore ha la possibilità di camminare dentro la scena, passeggiando per le strade e salendo sulle numerose torri della Bologna medievale, per poi spiccare il volo nella “selva turrita”.

L’estensione virtuale del centro storico di Bologna, è di circa 2 km² con più di 1000 edifici dell’epoca (abitazioni, 88 torri e chiese) riprodotti nell’esatta ubicazione originaria, mentre l’esperienza immersiva è arricchita da oggetti di arredo urbano, personaggi in movimento con abbigliamento dell’epoca ed innumerevoli animali.

La supervisione della ricostruzione storica è stata affidata a due esperti della materia: l’architetto e storico dell’arte Carlo De Angelis ed il Prof. Rolando Dondarini.

É prevista una promozione in occasione della prima settimana di apertura dell’esperienza, da sabato 8 aprile a venerdì 15 aprile.
Chi prenota contattando il call center di Genus Bononiae (tel. +39 051 19936343) potrà usufruire di una riduzione sul biglietto:
Biglietto smart (15’) 10 € anziché 13 €
Biglietto top (25’) 15 € anziché 20 €

É disponibile la biglietteria on line per acquistare i biglietti validi da sabato 15 aprile.

In generale, chi acquista il biglietto per La Macchina del Tempo ha diritto al biglietto d’ingresso ridotto al Museo (5 € anziché 10 €)

L’età minima per partecipare all’esperienza è 12 anni.

Informazioni e acquisto biglietti 

Fonte: Genus Bononiae

LIBRI / “Le epigrafi del Duomo di Brescia”: presentazione alla Cattolica

17311059_1823738657876276_7579086350559347015_oBRESCIA  – Mercoledì 22 marzo alle ore 17 a Brescia, presso l’Aula Magna Giuseppe Tovini dell’Università di Brescia (via Trieste 17) si terrà la presentazione  del volume “Le epigrafi del Duomo di Brescia” a cura di Mons. Giuseppe Cavalleri.

L’iniziativa vede la collaborazione del Capitolo della Cattedrale di Brescia, dell’Ufficio Beni culturali della Diocesi, dell’Associazione della storia della Chiesa bresciana, della redazione di “Brixia sacra. Memorie storiche della diocesi di Brescia”, del Dipartimento di storia moderna e contemporanea dell’Università Cattolica e delle edizioni Studium di Roma per presentare nel decennale della morte di mons. Cavalleri un suo lavoro dedicato alla storia delle cattedrali bresciane attraverso le epigrafi.

Info: http://www.brixiasacra.it/index.html

PAVIA / La moda del Tre e Quattrocento in mostra al Castello Visconteo

rev166429(1)-oriPAVIA – Come si vestivano nel 1300 e nel 1400 gli abitanti e i frequentatori del Castello Visconteo di Pavia? Quali abiti, calzature e copricapi, quali accessori e tessuti indossavano i cavalieri e gli umanisti, le dame di corte e i castellani, i duchi e i loro ospiti illustri? Sono domande che sorgono spontanee percorrendo i loggiati e le immense sale del trecentesco castello.

La mostra Haveria carissimo vedervi in questo habito – dettagli di moda alla corte dei Visconti e degli Sforza prova a rispondere a queste domande, proponendo al visitatore un itinerario attraverso tre sezioni dei Musei Civici di Pavia: Bibliothec@ di corte, Pinacoteca Malaspina e Quadreria dell’Ottocento.

Questa mostra, che si disloca in tre sezioni dei  Musei Civici, si presenta come un percorso per suggestioni, dove lo spettatore è guidato alla scoperta di oggetti, provenienti direttamente da un passato affascinante e remoto, quali dipinti, miniature, incisioni, illustrazioni e carte da gioco, che descrivono abitudini e occasioni della vita di corte, racconti di un mondo di sfarzo e attenzione al dettaglio pregiato. Tra gli oggetti, spicca una minuscola scarpetta ritrovata durante i lavori di ristrutturazione del Castello, preziosa per la rarità del reperto, molto ben conservato, e documenti solo apparentemente aridi, come i lunghi elenchi di capi d’abbigliamento e biancheria registrati nei corredi nuziali delle spose legate alla famiglia ducale, dichiara Giacomo Galazzo, Assessore alla Cultura del Comune di Pavia.

Le tre sezioni museali corrispondono alle tre parti in cui è suddivisa la mostra.
– Tesori raccoglie, nell’antica sala che ospitò per più di un secolo la ricchissima Biblioteca visconteo-sforzesca, una minuscola scarpetta ritrovata durante i lavori di ristrutturazione del Castello, preziosa per la rarità del reperto, molto ben conservato, e insieme, alcuni pezzi notevoli come un tessuto con il celebre emblema del biscione visconteo, miniature francesi e un esempio dei Tarocchi cosiddetti del Mantegna.
– Fonti presenta dettagli di moda come le pale d’altare, i dipinti, gli affreschi della Pinacoteca Malaspina e, oltre le opere della collezione permanente, esemplari di pregio come una copia quattrocentesca delle Cronache di Norimberga.
– Visioni illustra, nella Quadreria dell’Ottocento, come i miti, le vicende, i protagonisti della storia milanese e pavese rivivano attraverso il recupero romantico, intriso di implicazioni risorgimentali. Pittori come Hayez, Faruffini, Massacra si misurano con il passato medievale e rinascimentale e ricostruiscono l’apparenza di un mondo fatto di architetture, gesti, fogge di abiti e accessori. La messa in scena richiede una regia efficace e un’attenta resa dei costumi, attraverso un linguaggio, che migra anche sulle pagine dei libri, nelle illustrazioni di romanzi storici e fiabe, e che va ad arricchire il nostro immaginario.

In occasione della mostra sono previste iniziative collaterali, quali itinerari guidati, conferenze e visite guidate gratuite per le scolaresche, che si possono prenotare presso Decumano Est decumanoest@yahoo.it tel. 3480624218.


INFORMAZIONI
Musei Civici – Castello Visconteo
Dal 18 marzo al 18 giugno 2017
Orari: da martedì a domenica 10-17.50
Ingresso:
€ 4, gratuito under 26 e over 70
Tel.  +39 0382.399770
SITO UFFICIALE: http://www.museicivici.pavia.it

ARCHEOLOGIA – MOSTRE / A Reggio Emilia gli scavi in Piazza della Vittoria dalle origini ad oggi

 

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Il simbolo della mostra: la lucerna a disco decorata con il gruppo di Chirone e Achille Chirone era il maestro di Achille, colui che lo educò alle arti e alla musica.

REGGIO EMILIA – Ci sono i pavimenti a mosaico di una domus romana, una lucerna figurata rinvenuta nel vicino Palazzo Busetti, una selezione dei pezzi più notevoli del celebre tesoro romano-barbarico trovato in Via Crispi nel 1957, un frammento di scuola antelamica attribuibile forse alla fabbrica del Duomo e decine di altri reperti provenienti dallo scavo di Piazza della Vittoria.

E c’è la cosiddetta “via obliqua”, una strada di orientamento anomalo -in deroga al perfetto reticolo ortogonale della città romana incentrato sulla via Emilia- che inciderà sulla fisionomia urbana fino al pieno medioevo e di cui è emerso un tratto anche sotto Palazzo Busetti.

È sulla traccia di questa strada obliqua che si dipana la mostra“Lo scavo in Piazza. Una casa, una strada, una città”allestita ai Musei Civici di Reggio Emilia dall’8 aprile al 3 settembre 2017.

Promossa dal Comune di Reggio Emilia e dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, l’esposizione illustra -con l’ausilio di apparati didattici e digitali- la storia e le trasformazioni del quartiere urbano situato nel settore nord-occidentale.

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Reggio Emilia. Piazza della Vittoria come si presenta attualmente, al termine degli scavi

Cuore della mostra i contestati scavi in Piazza della Vittoria effettuati dal novembre 2014 al marzo 2016 per costruire un parcheggio interrato. A un anno dalla fine dei lavori, gli scavi archeologici si mettono letteralmente in piazza per rivelare a reggiani e non uno spaccato significativo della storia di Reggio Emilia dalle origini ai giorni nostri.

Proprio perché molto esteso e profondo, lo scavo ha potuto indagare una serie di strati che vanno dalle origini tardo-repubblicane del piccolo centro romano di Forum Lepidialla costruzione, nel 1339, della Cittadella, sorta per volontà di Luigi Gonzaga.

I dati di scavo hanno evidenziato una funzione assai mutevole dell’area, che passa dalla vocazione produttiva dell’età tardo-repubblicana a quella residenziale di età proto-imperiale per poi tornare a connotarsi nuovamente in senso produttivo in età tardoantica e altomedioevale, come attestano le calcare e le fucine di questo periodo. Solo in epoca comunale l’area troverà il proprio assetto definitivo con la costruzione di case a torre, monasteri e chiese, come il monastero dei Santi Nazario e Celso, poi inglobato nella Cittadella e oggi probabilmente sepolto sotto Parco del Popolo.

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Anello con verga in ferro e castone in pietra dura verde (sardonica?), intagliata. Vi si riconosce un’antilope rivolta a sinistra, ritratta nell’atto di compiere un balzo (I sec. a.C.) Reggio Emilia (RE), Piazza della Vittoria, Musei Civici di Reggio Emilia

 

Tema-guida della mostra è appunto la “via obliqua”, una strada di origini romane che partiva direttamente dalla via Emilia non in modo ortogonale come il resto della città -orientata sull’asse della via Aemilia, decumano massimo diRegium Ledipi– ma obliquamente, allineando attorno a sé l’intero quartiere residenziale di età romana. Questa strada, molto importante per la fisionomia urbana, avrà anche una lunga vita, assumendo in età medioevale la funzione di “percorso processionale” che collegava direttamente la città al luogo in cui, fino al 991, erano conservate le spoglie di San Prospero, patrono della città.

Il nucleo centrale della mostra è rappresentato dai resti di unadomus romana emersi nel settore sud-orientale dell’odierno parcheggio. Nonostante le consistenti spoliazioni subite dall’edificio e i numerosi interventi di demolizione e rifunzionalizzazione dell’area nel corso del tempo, si è riusciti a ricomporre buona parte della planimetria della casa romana e a proporne una ricostruzione virtuale coerente con il quadro delle domus note in ambito cisalpino.

Il percorso della mostra segue la cronologia stratigrafica: età repubblicana, età imperiale, età tardo-antica e alto-medievale, età medievale e moderna. I reperti, oltre che da testi, sono descritti dalla viva voce di restauratori, conservatori e archeologi grazie a video che proiettano anche immagini tridimensionali e foto.

La mostra si inserisce nell’ambito del progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”

www.2200anniemilia.it

(Foto di Carlo Vannini)

 


Informazioni

Lo scavo in Piazza. Una casa, una strada, una città
Musei Civici di Reggio Emilia, Palazzo San Francesco
Via Lazzaro Spallanzani n. 1
8 aprile – 3 settembre 2017
inaugurazione sabato 8 aprile 2017, ore 18
orari: dal martedì al venerdì 9-12; sabato, domenica e festivi 10-13 e 16-19; luglio e agosto 21-23; lunedì chiuso
ingresso gratuito

Info mostra: Musei Civici (uffici) Tel. 0522 456477 – Palazzo dei Musei Tel. 0522 456816
www.musei.re.it    –  musei@municipio.re.it

Promossa da Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, e Comune di Reggio Emilia, Musei Civici di Reggio Emilia

Progetto scientifico di Marco Podini (archeologo) in collaborazione con Georgia Cantoni, Anna Losi, Roberto Macellari e Giada Pellegrini

Ricostruzione tridimensionale di Eleonora Delpozzo (Università di Padova) e Maurizio Forte (Duke University, North Carolina, U.S.A.)

EVENTI / L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), a Roma la presentazione del volume

unnamedGiovedì 23 marzo, alle ore 17,00, presso il Museo della Crypta Balbi a Roma, verrà presentato il volume L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), Atti del Convegno Internazionale di Studi (Roma, 27-29 marzo 2014), a cura di Alessandra Molinari, Riccardo Santangeli Valenzani e Lucrezia Spera, Edipuglia 2016.
Saranno presenti, oltre ai curatori, Daniele Manacorda e Andrea Augenti e interverranno Paolo Delogu, Pierre Savy e Sandro Carocci.
Per l’intera giornata del 23, presso il Museo e sul sito di Edipuglia, sarà possibile acquistare il volume al prezzo speciale di € 60,00 al posto di 100,00 (per chi ordina sul nostro sito o inviando una mail a ordini@edipuglia.it le spese di spedizione sono escluse dal prezzo del libro).

ATTI DEL CONVEGNO –  Il fondamentale volume costituisce l’edizione degli Atti del Convegno Internazionale di Studi L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), svoltosi dal 27 al 29 marzo 2014 a Palazzo Massimo alle Terme e all’École française de Rome, che ha fissato l’attenzione, per la prima volta in modo esaustivo e sistematico, sull’Urbe come centro di una ricca rete produttiva entro l’ampia diacronia dai secoli finali della Tarda Antichità a tutto il Medioevo.
Nelle giornate di studio sono confluiti gli esiti di una ricerca condotta per alcuni anni da un gruppo di giovani archeologi delle Università di Roma Tor Vergata, di Roma Tre e del Pontificio Istituto di Archeologia cristiana, coordinati da Alessandra Molinari, Riccardo Santangeli Valenzani e Lucrezia Spera, ricerca rivolta alla raccolta complessiva dei markers di produzione emersi dalle indagini archeologiche negli spazi intra muros e nell’area suburbana entro i limiti del quarto-quinto miglio; le schede analitiche dei contesti e degli indicatori compongono una Banca Dati, resa fruibile nella versione del CD-Rom allegato e correlata ad un GIS, ma sono anche alla base di alcuni studi che propongono quadri di insieme storico-interpretativi elaborati su base temporale progressiva.

I contributi sono raggruppati in tre prevalenti ambiti di approfondimento, non prescindendo, come base di partenza, dalle sintesi sugli assetti produttivi di Roma antica:

I) Le evidenze di attività produttive dai grandi cantieri di scavo degli anni recenti (Crypta Balbi, Fori imperiali, Athaeneum e complessi sulla via Flaminia nell’area di piazza Venezia – scavi metro C, Basilica hilariana del Celio, villa dei Quintili);

II) Relazioni riepilogative sugli specifici settori della produzione (produzione monetaria, vetraria, tessile, metallurgica e orafa, edilizia e dei cantieri di pittori, musivari e marmorarii, epigrafica, anche con l’apporto dell’archeolozoologia e dell’antropologia fisica);

III) Quadri di insieme regionali e sub-regionali della penisola italiana (Italia settentrionale, centrale e meridionale) e europei (Francia, Inghilterra, Svizzera, Spagna), utili per riflessioni comparative, sia nelle restituzioni degli apparati economici e sociali, sia per valutazioni di ordine metodologico.

Adrias11-392x561INDICE

A. MOLINARI, R. SANTANGELI, L. SPERA, L’archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV). Introduzione

L. SPERA, C. PALOMBI, La banca dati e il GIS degli indicatori di produzione. Note topografiche e prime riflessioni di sintesi

N. GIANNINI, Il GIS e le attività produttive a Roma in età medievale. Una questione di metodo tra tendenze e fatti

Roma antica come centro produttivo

C. PANELLA, Roma imperiale come centro produttivo: le evidenze archeologiche

F. COARELLI, Le attività artigianali nella Roma di età imperiale: fonti letterarie e fonti epigrafiche

Evidenze di attività produttive dai grandi cantieri di scavo

L. VENDITTELLI, M. RICCI, L’isolato della Crypta Balbi

R. MENEGHINI, Fori Imperiali. Testimonianze di attività produttive medievali

M. SERLORENZI, G. RICCI, Passeggiando nella produzione: un excursus diacronico (VI-XIV secolo) attraverso gli indicatori della produzione, provenienti dagli scavi della Metro C (piazza Venezia, piazza Madonna di Loreto, via Cesare Battisti)

M. E. CALABRIA, D. FERRO, P. PALAZZO, M. PARENTI, T. PATILLI, C. PAVOLINI, I. RAPINESI, Produzioni manifatturiere nella Basilica Hilariana sul Celio fra tarda antichità e alto Medioevo

R. PARIS, R. FRONTONI, G. GALLI, C. LALLI, Dalla villa al casale: attività produttive nella villa dei Quintili

Attività produttive nei secoli V-XV: relazioni di sintesi

A. ROVELLI, La produzione della moneta a Roma tra tarda antichità e medioevo. Note su alcune questioni aperte

L. SAGUÌ, B. LEPRI, La produzione del vetro a Roma: continuità e discontinuità fra tardo antico e alto medioevo

H. DI GIUSEPPE, La produzione laniera a Roma tra  Tardo antico e Medioevo: un caso di industria disattesa?

V. LA SALVIA, Impianti metallurgici tardoantichi ed altomedievali a Roma. Alcune riflessioni tecnologiche e storico-economiche a partire dai recenti rinvenimenti archeologici a Piazza della Madonna di Loreto

G. RASCAGLIA, J. RUSSO, La ceramica medievale di Roma: organizzazione produttiva e mercati (VIII-XV secolo)

J. DE GROSSI MAZZORIN, Lo sfruttamento degli animali domestici a Roma e nel Lazio nel Medioevo

P. CATALANO, S. DI GIANNANTONIO, L. PESCUCCI, F. PORRECA, Vivere e lavorare al centro di Roma in età medievale: il contributo dell’antropologia fisica

R. SANTANGELI VALENZANI, Calcare ed altre tracce di cantiere, cave e smontaggi sistematici degli edifici antichi

D. ESPOSITO, Tecniche murarie ed organizzazione dei cantieri, secoli VIII-XV: alcuni indicatori

C. CARLETTI, Produzione epigrafica tra tarda Antichità ed alto Medioevo. Discontinuità e tradizione

F. GUIDOBALDI, A. GUIGLIA, I rivestimenti pavimentali e parietali a Roma fino al IX secolo: le dinamiche delle scelte decorative e della produzione

G. BORDI, Tra pittura e parete. Palinsesti, riusi e obliterazioni nella diaconia di Santa Maria in Via Lata tra VI e XI secolo

I. BALDINI LIPPOLIS, Gioielli e oggetti in metallo prezioso

Attività artigianali e botteghe attraverso le fonti scritte

C. WICKHAM, Gli artigiani nei documenti italiani dei secoli XI e XII: alcuni casi di studio

J.-C. MAIRE VIGUEUR, Il mondo dei mestieri a Roma

Confronti con altre aree italiane ed europee

G. BIANCHI, A. CAGNANA, Maestranze, ambiente tecnico e committenze dei cantieri nel centro nord dell’Italia tra alto e basso Medioevo

P. BERNARDI, La construction et les chantiers de la France médiévale

E. GIANNICHEDDA, Casi specifici e considerazioni generali sui tecno-complessi dell’Italia settentrionale

F. CANTINI, Forme, dimensioni e logiche della produzione nel Medioevo: tendenze generali per l’Italia centrale tra V e XV secolo

P. FAVIA, R. GIULIANI, M. TURCHIANO, La produzione in Italia meridionale fra tardo antico e Medioevo: indicatori archeologici, assetti materiali, relazioni socio-economiche

C. LOVELUCK, Specialist artisans and commodity producers as social actors in early medieval Britain, c. AD 500-1066

C. DYER, The urbanization and de-urbanization of industrial production in England, 900-1500

S. GUTIERREZ LLORET, La mirada del otro: Al-Andalus

J. A. QUIRÓS CASTILLO, Dalla periferia: archeometallurgia del ferro nella Spagna nord-occidentale nell’alto e pieno Medioevo

A. MOLINARI, La produzione artigianale a Roma tra V e XV secolo. Riflessioni sui risultati di uno studio archeologico sistematico e comparativo

RIASSUNTI/ABSTRACTS

GLI AUTORI

TAVOLE

 

 

MANOSCRITTI / La British Library e la BnF mettono online 100 codici miniati ante-1200

(immagini: copyright British Library)

LONDRA – I  primi 100 manoscritti del “Polonsky Foundation England and France Project” sono ora disponibili in formato digitale per la consultazione online.  Il progetto è portato avanti dalla British Library in collaborazione con la Bibliothèque nationale de France e ha lo scopo di rendere disponibili alla consultazione online oltre 800 manoscritti scritti e miniati tra l’anno 700 e l’anno 1200.

La lista completa dei manoscritti con relativi link è visibile sul Blog della British Library qui:  100 MSS Online. I codici comprendono testi di tipologie diverse: per saperne di più si può leggere l’articolo pubblicato (in inglese) sul Blog  qui o ascoltare l’intervista (in francese) a Matthieu Bonicel, responsabile del progetto alla BnF. Tra i manoscritti più interessanti sono annoverati senz’altro i Vangeli di Préaux, databili agli inizi del XII secolo e provenienti dalla Normandia, illustrati con splendide miniature degli Evangelisti.

GALLERY (immagini: copyright British Library). 

Altre info qui.

Via Minima Medievalia.

CONVEGNI / A Ravenna “Le Mummie di Roccapelago 3.0: la rinascita degli antichi abitanti attraverso cinque anni di studi”

17350036_10210539670422088_9211293581209785121_oRAVENNA – Il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Bologna, sede di Ravenna, presenta il convegno “Le Mummie di Roccapelago 3.0: la rinascita degli antichi abitanti
attraverso cinque anni di studi” a cura di Stefano Benazzi, Giorgio Gruppioni, Mirko Traversari, con il patrocinio dell’Ausl Romagna e la collaborazione del gruppo Ausl Romagna Cultura, che si terrà a Ravenna venerdì 24 marzo, nella Sala delle Conferenze in via Ariani 1.
Si tratta di una scoperta che ha fatto il giro del mondo e che il 24 marzo vedrà la presentazione di cinque anni di studi, che porteranno sicuramente a risultati scientifici davvero importanti per archeologi, antropologi e studiosi di svariate discipline che, insieme, potranno ricostruire vita, attività e condizioni di salute di un’intera comunità tra XVII e XVIII secolo.
300 MUMMIE NATURALI INTERAMENTE ABBIGLIATE – La cripta sotto la Chiesa della Conversione di S. Paolo di Roccapelago ha restituito circa 300 inumati fra infanti, subadulti e adulti. Un numero rilevante di corpi, conservati in connessione anatomica parzialmente scheletrizzati, che erano stati deposti vestiti con camicie e calze pesanti, entro un sacco o un sudario, diverse decine di corpi conservano parti cospicue di tessuti molli mummificati.
Il rinvenimento si è dimostrato subito eccezionale, sia per il numero di individui riferibili ad una piccola comunità montana, sia per il loro stato di conservazione, e soprattutto per lo stato di parziale mummificazione, dovuto non ad interventi artificiali (spesso riservati a personaggi importanti del ceto religioso o a membri di famiglie illustri) ma alle particolari condizioni microclimatiche dell’ambiente di inumazione.
In particolare, ciò che attira maggiormente i ricercatori a indagare su questi territori è lo studio delle malattie multifattoriali (malattie ostearticolari e malattie metaboliche), quelle malattie cioè che hanno una dipendenza parziale da molti geni diversi, da fattori ambientali e dalle interazioni tra i due: è proprio negli isolati genetici, con le loro popolazioni così omogenee e con caratteristiche ambientali e sociali rimaste inalterate nel corso del tempo, che risulta più facile identificare i frammenti di Dna responsabili di alcune patologie.

UN UNICUM STORICO  –  Roccapelago si distingue in quanto la comunità è un unicum storico e attuale. Il ritrovamento delle mummie ha reso possibile l’individuazione durante lo scavo di un numero considerevole di caratteri epigenetici che hanno confermato l’appartenenza degli individui a stessi gruppi famigliari. Inoltre l’identificazione (già effettuata) di patologie degenerative e/o con eziologia infettiva spinge il caso in oggetto ad essere considerato una fonte importantissima.

Per approfondimenti: www.museomummieroccapelago.com


Le Mummie di Roccapelago 3.0: la rinascita degli antichi abitanti attraverso cinque anni di studi

Convegno a cura di Stefano Benazzi, Giorgio Gruppioni, Mirko Traversari

24/03/2017 DALLE 10:30 ALLE 17:00

Dove Sala Conferenze, via degli Ariani 1, Ravenna

10.30-10.40
Luigi Tomassini (Università di Bologna)
Saluti

10.40-10.50
Giorgio Gruppioni (Università di Bologna)
Apertura del convegno

10.50-11.10
Donato Labate (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara)
Introduzione

PRIMA SESSIONE
Moderatore: Stefano Benazzi

11.10-11.30
Carla Figus (Università di Bologna)
Mortalità infantile a Roccapelago: tra analisi antropologiche ed archivi storici

11.30-11.50
Mirko Traversari (Università di Bologna)
Nozze a Roccapelago, tra endogamia, esogamia ed isonimia

11.50-12.00 Pausa

12.00-12.20
Elisabetta Cilli (Università di Bologna)
Paleogenetica e paleodemografia degli antichi abitanti di Roccapelago

12.20-12.40
Federico Lugli (Università di Modena e Reggio Emilia)
Dieta e pratiche di foraggiamento a Roccapelago: primi risultati dalle analisi degli isotopi stabili ed elementi in traccia

12.40-13.00
Donata Luiselli (Università di Bologna)
Variabilità del microbiota e dieta nelle mummie di Roccapelago

13.00-14.30 Pranzo

SECONDA SESSIONE
Moderatore: Stefano Benazzi

14.30-14.50
Maria Grazia Bridelli (Università di Parma)
Resistere al tempo: analisi fisicochimiche sui tessuti biologici delle mummie di Roccapelago

14.50-15.10
Stefano Vanin (University of Huddersfield)
Indagine morfologica e molecolare sui reperti entomologici di Roccapelago

15.10-15.30
Thessy Schoenholzer Nichols (Storica del tessuto e del costume antico)
“Uso e abuso di indumenti”, camicie e calze delle mummie

15.30-15.50
Sara Piciucchi, Enrico Petrella (Azienda USL della Romagna sede operativa di Forlì)
L’impiego dell’imaging radiologico mediante Tomografia Computerizzata per indagare le condizioni di vita ed i segni di malattia su 13 mummie naturali di Roccapelago

16.10-16.30
Discussione e considerazioni finali
Intervengono: Luigi Tommassini, Donato Labate, Giorgio Gruppioni, Stefano Benazzi, Carla Figus, Mirko Traversari, Elisabetta Cilli, Federico Lugli, Donata Luiselli, Maria Grazia Bridelli, Stefano Vanin, Thessy Schoenolzer Nichols, Sara Piciucchi, Enrico Petrella, Antonino Vazzana, Laura Buti, Rita Sorrentino, Gregorio Oxilia, Patrizia Serventi, Marta Ciucani.

16.30 Chiusura dei lavori

Segreteria del Convegno: Mirko Traversari, Antonino Vazzana

Il Convegno è patrocinato da Azienda USL della Romagna e Gruppo AUSL Romagna Cultura con protocollo n. 2017/0046640/P del 03/03/2017