MOSTRE / “Amori divini”, al MANN di Napoli un raffinato viaggio tra Eros e mito

NAPOLI – (di Cristiana Barandoni) Chi per mestiere o per passione visita i siti archeologici conosce bene la sensazione di cosa vuol dire camminare sulla storia.  Molto più difficile è poter sperimentare questa stessa sensazione in un museo. Difatti, nonostante gli sforzi che si possono fare, siamo pur sempre in un ambiente artefatto dove può accadere che il contesto venga a mancare e il reperto perda un po’ del suo fascino.

Bene, per una volta dimenticate tutto questo perché l’eccezione conferma la regola e la mostra Amori Divini ne è la riprova.  Allestita nelle sale attigue al salone della Meridiana, è una mostra nella mostra, poiché queste sale sono caratterizzate da pregiati pavimenti decorati asectiliamarmi antichi trasformati in motivi geometrici messi in opera nella prima metà dell’800 (alcuni di loro provengono dall’area vesuviana, in particolare dal “belvedere” della Villa dei Papiri di Ercolano). 

Fin dalle prime sale è percepibile la volontà di creare un ambiente dall’atmosfera quasi rarefatta, creata da colori molto scuri alternati alle terre Siena sulle pareti, in netto contrasto col bianco dei soffitti: una scelta vincente grazie alla quale è possibile apprezzare la vivacità dei colori delle opere in mostra (foto 1).

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Foto 1: Progetto di stARTT. Foto: Gabriele Lungarella

Avvolti, quasi ovattati in un mondo parallelo, i visitatori possono affrontare un percorso all’interno del mito, conoscere storie, leggende, amori che sono giunti immortali fino a noi. Colta ed elegante offre al visitatore circa 80 opere tra capolavori dell’arte antica raffiguranti storie di miti, sapientemente intervallati alle loro reinterpretazioni moderne; la scelta dei reperti si è basata su due ideali: seduzione e trasformazione. L’idea di accostare opere d’arte, accomunate dalla medesima iconografia ma realizzate in epoche differenti, offre allo spettatore da parte la visione antica e dall’altra la reinterpretazione degli stessi miti in chiave moderna, suggestione che non smette mai di sollevare curiosità e invita ad una relazione convincente con gli oggetti in mostra. Non è solo il “bello” che colpisce ma la narrazione degli eventi e la trasformazione del mito: un costante osservare con gli occhi di viaggiatori, di studiosi, di letterati, di tutti coloro i quali incontrarono sulla loro strada Paride, Ganimede, Leda, Europa.

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Foto 2: Dettaglio del pavimento

Appena entriamo ci troviamo subito di fronte a due sale nelle quali la fanno da padrone ceramiche a figure rosse di notevolissima fattura, in parte dalla collezione vascolare del MANN (foto 3), sulle cui superfici brillanti i miti raccontano sé stessi in un florilegio di forme e fluttuanti immagini; come quelle disegnate con tratti esuberanti e dal grande rilievo pittorico dell’anfora nolana attica a figure rosse dall’Hermitage di San Pietroburgo in cui leggiamo il mito di Europa che cavalca come una esperta amazzone, un toro.  Il ricchissimo immaginario antico si offre senza veli, narrato sulle meravigliose forme vascolari e dalle Metamorfosi di Ovidio, riportate sulle pareti. Colore e trasporto sono le basi sulle quali il racconto si presenta allo sguardo meravigliato del visitatore: anche non conoscendo nel dettaglio, è impossibile sentirsi disorientati, poiché la scelta delle opere esposte rivela una grande conoscenza del mito e una insolita capacità di raccogliere quelle diverse forme artistiche nelle quali lo troviamo meglio rappresentato.

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Foto 3: Sala 1 (foto: CB)

Il repertorio pompeiano è ideale fonte di ispirazione, specie quando la mitologia affronta temi amorosi, raffigurando amori accomunati da episodi con elementi in comune: almeno uno dei protagonisti, uomo o dio, muta forma trasformandosi in animale, in pianta, in un oggetto o in fenomeno atmosferico. Come la storia di Ganimede il cui mito è raccontato su gemme, bronzetti e in maniera magistrale da due sculture, una antica risalente all’epoca antonina (dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inv. 6351) in candido marmo bianco, e da un gesso moderno, armoniosa opera di Bertel Thorvaldsen (foto 4) dalle collezioni dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma (inv.0104). Il mito è raccontato dalle opere nelle sue fasi più significative, dal primo incontro con Zeus, al febbrile volo in cielo con i due protagonisti stretti in un affettuoso abbraccio, magistralmente ritratti nel dipinto di Anton Domenico Gabbiani dalle Gallerie degli Uffizi (inv. 1890 n. 2176), fino alla conclusione della vicenda, con un serafico Ganimede coppiere divino; le opere si completano, declinando con estrema delicatezza un “amore rubato”, nato dalla necessità di possesso ad ogni costo. L’opera antica è esaltata dal contraltare moderno e assieme offrono una visione che si allontana, nell’originale e nella sua riedizione, dal gesto succube della divinità che si fa altro pur di conquistare l’amato. Del resto non dobbiamo mai perdere di vista che la mostra celebra, in tutte le sue accezioni, la seduzione, qui coralmente sublimata dal gioco accattivante degli sguardi, in un dialogo silente ma percepibile visivamente.

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Foto 4: Berthel Thervaldsen, Ganimede abbevera l’aquila

Racconti di dei e interpreti leggendari, le cui storie si fondano da una parte, sulla seduzione delle immagini e degli sguardi, e dall’altra sulla inarrestabile metamorfosi della creatività, generata in epoca moderna specialmente a cavallo fra Sei e Settecento, condizione necessaria per rapportarsi, in maniera dialogica, al mito e al mondo antico in generale; il succedersi degli eventi non affatica bensì coinvolge lo spettatore che sceglie, quasi inconsapevolmente, di procedere nelle sale come se in realtà stesse entrando nel vivo del mito e potesse d’un tratto incontrarne i protagonisti.

Una cornice aurea inquadra le storie appassionate delle divinità, ritratte spesso e volentieri nel loro sanguigno umanesimo, per mezzo del quale si rievoca la bellezza del mondo antico che in quegli stessi miti spesso e volentieri si rispecchiava. Gli affreschi di Pompei sono uno spaccato di vita sociale che racconta attraverso gli occhi degli antichi paure, delusioni, passioni, speranze che ritroviamo tradotte, forse in una chiave più manierata, nelle opere moderne, specialmente nei dipinti. È con questi occhi che è ragionevole interpretare la storia di Diana e Atteone, narrata nello straordinario olio su tela di Giovan Battista Tiepolo (dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, inv. 754) che dialoga senza soluzione di continuità con l’olio su rame di Joseph Heintz il Vecchio (Paesaggio con Diana e Atteone dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma Palazzo Barberini  Galleria Corsini, inv. 1252) che a sua volta conversa con un delicatissimo marmo proveniente dal Museo Nazionale del Bargello, opera di Francesco Di Simone Mosca detto Moschino (inv. 310 S).

Se Moschino ha deciso di trasformare la pietra per il suo racconto e puntare l’attenzione sui personaggi protagonisti, Tiepolo e Heintz il Vecchio invece preferiscono raccontare l’episodio che precede la condanna lavorando sui paesaggi, tratteggiati in toni scuri e uniformi, perfetto palcoscenico per figure manieriste, le cui nudità volutamente esibite sono segni inequivocabili di fecondità.    

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Foto 5: Giambattista Tiepolo, Diana e Atteone (Venezia, Gallerie dell’Accademia, olio su tela, 1720-22)

Tiepolo (foto 5) rappresenta la scena all’interno di una grotta dalle atmosfere quasi oniriche, la cui volta ombreggia il laghetto dove la dea è colta di sorpresa in compagnia delle sue ancelle: Atteone da lontano non ha ancora capito probabilmente che la trasformazione è già in atto. Immancabile la versione antica del mito ben evidenziata in due opere: una pinax in terracotta (dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, inv. MRC 731) in cui il protagonista è ritratto mentre viene dilaniato dai cani e nell’intonaco dipinto ad affresco proveniente dall’area vesuviana (dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

Per questo e molto altro ci sarebbe da raccontare ma vi priveremmo della sorpresa della visita. Non vi resta che andare a sperimentare di persona quanto la reinterpretazione del mito sia stata uno dei motivi più cari alla storia dell’arte a partire dal Rinascimento. E quanto, ancora oggi, ne restiamo incredibilmente affascinati.

(Cristiana Barandoni)


INFORMAZIONI

AMORI DIVINI
NAPOLI, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
7 giugno – 16 ottobre 2017
Orari: 
Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 19.00). Martedì chiuso
Biglietti: 
si accede alla mostra con il biglietto di ingresso al Museo
Intero:12 euro, Ridotto:6 euro
Tel.  
081 4422149
man-na@beniculturali.it
www.museoarcheologiconapoli.it
Sito mostra: www.mostraamoridivini.it

La mostra, a cura di Anna Anguissola e Carmela Capaldi, vede la partecipazione di Luigi Gallo e Valeria Sampaolo ed è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con l’organizzazione di Electa.

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MUSICA / Un corso all’abbazia di Sant’Antimo (Siena) per riscoprire i canti di Ildegarda di Bingen

Sant'Antimo 02SIENA – L’Arcidiocesi di Siena, Colle Val d’Elsa e Montalcino promuove, presso l’Abbazia di Sant’Antimo, il seminario di canto gregoriano dal titolo “Virgo Lactans” – Cantare testi e melodie scritti da una badessa medievale: Hildegard Von Bingen, tenuto da Livio Picotti con la collaborazione di Alfonsa Toti. Il corso inizia domani e dura fino al  17 settembre 2017.

“Cantare le musiche di Hildegard von Bingen dà gioia profonda, soprattutto nell’Abbazia di Sant’Antimo, dove la spiritualità del luogo viene letteralmente amplificata dalla sua acustica. Una acustica che insegna a cantare con essenzialità ed interiorità” (Ulrike Wurdak).

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Il seminario tratterà in modo specifico il repertorio sacro-liturgico-gregoriano e si concluderà con la partecipazione alla Messa cantata della domenica 17 settembre, alle ore 11.00, al termine della quale si canteranno brani tratti dal programma VIRGO LACTANS.

Per informazioni relative al corso:
Tel +39 329 2175896
info@cerivo.it
http://www.antimo.it

BOLOGNA / “I colori dalla preistoria a oggi”: un evento per scoprirne origine, simbolo, significati

BOLOGNA –  Sabato 23 settembre nel Palazzo Ancarano di Bologna,  dalle 10.30 alle 13.30, si terrà “I colori dell’arte e della natura. Origine, significati simbolici e curiosità sui colori, dalle pitture preistoriche alla grande industria chimica”:  un evento che racconta i colori, dalla preistoria ai giorni nostri.  Un viaggio alla scoperta del mondo cromatico che spiegherà il significato simbolico dei colori nella storia dell’arte;  si potrà anche apprendere come, nella Bologna medievale e moderna, fosse possibile distinguere rango, professione e fede religiosa attraverso il colore degli abiti, contraddistinti da una precisa scala di valori cromatici.

Visto il titolo delle GEP di quest’anno, “Cultura e natura”, il tema del colore sarà affrontato sotto molteplici punti di vista. Il prof. Pietro Baraldi, già docente di Chimica Fisica all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, illustrerà come si sono evoluti nei secoli i materiali usati per realizzare dipinti murari, quadri e altre decorazioni artistiche, dai primi colori naturali, rivelatisi nel tempo tossici, alla grande industria chimica contemporanea.

Le archeologhe Monica Miari e Chiara Guarnieri spiegheranno al pubblico iconografia e tecniche pittoriche del mondo antico, mostrando anche reperti affrescati di età imperiale rinvenuti negli scavi di Palazzo Morgantini a Reggio Emilia, un lacerto di affresco del I secolo d.C. rinvenuto nel 1994 in una domus in Via Testoni e un suggestivo bacile medievale.

La storica dell’arte Anna Stanzani tratterà il tema “Dai vizi alle virtù: la simbologia dei colori”, excursus sul significato dei colori dal medioevo ai giorni nostri, mentre il restauratore Mauro Ricci parlerà delle problematiche e tecniche più innovative nel campo della conservazione dei reperti antichi.

L’archeologa Cinzia Cavallari guiderà il pubblico alla scoperta dei manufatti e delle stele conservate nel Cortile d’Onore di Palazzo Ancarano, arricchendo la visita con “note di colore” sulla simbologia cromatica e sulle erbe tintorie usate nel tardo Medioevo, un vero e proprio viaggio tra scelta dei colori e vanità, frugando nei bauli dei Bolognesi di alcuni secoli fa.

Sarà anche distribuito un piccolo depliant con alcune curiosità sulla Bologna archeologica ‘nascosta’.

Palazzo Ancarano per un certo periodo ha ospitato il Collegio Ancarano, fondato all’inizio del XV secolo per dare alloggio agli studenti poveri di diritto civile e canonico. Dall’aprile del 1925 ospita gli uffici della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio di Bologna.


 

I colori dell’arte e della natura
Origine, significati simbolici e curiosità sui colori, dalle pitture preistoriche alla grande industria chimica

Bologna, Palazzo Ancarano, via Belle Arti 52
Ingresso libero e gratuito
Dalle 10.30 alle 13.30

Evento promosso da Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2017 (23 e 24 settembre)

MOSTRE / Al via a Treviso “Altino prima di Venezia. Uno sguardo sulla città antica”

TREVISO – Dopo la tappa al Centro Culturale Candiani di Mestre,  la mostra “Altino-Prima di Venezia” arriva a Treviso, nel Battistero di S. Giovanni, primo evento ad essere ospitato dalla sede dopo i restauri da poco conclusi. La mostra proporrà in visione, dal 15 settembre al 1 novembre 2017,  immagini, testi, video, animazioni 3D e i plastici che illustrano e ricostruiscono la straordinaria vicenda di Altino, la città-madre di Venezia. La seconda e la terza area tematica esporranno invece nuove conoscenze sulla forma urbis della Treviso antica e un approfondimento sulla diffusione del Cristianesimo nei territori altinate e trevigiano.

La mostra, che ricerca tracce altinati nella Venezia di oggi, mette in evidenza il rapporto vitale fra Altino, il più antico centro lagunare, e Treviso, la più vicina città d’entroterra, sui loro collegamenti attraverso le vie d’acqua e terrestri, sulle vicende storiche e culturali che rappresentano il patrimonio condiviso fra i due centri urbani fin dall’età antica.


INFORMAZIONI

“Altino prima di Venezia – Uno sguardo sulla città antica”
Treviso, Battistero di San Giovanni (piazza Duomo)
Dal 15 settembre al primo novembre.
Orari: venerdì e sabato dalle 15 alle 19.30 e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.30
Ingresso gratuito
Sito: altinoprimadivenezia.it

ARCHEOLOGIA / Pompei, in mostra i raffinati tesori rinvenuti sotto i lapilli [FOTO]

POMPEI (NA) – Il piacere di vivere, la raffinata bellezza delle pitture pompeiane, fatta di colti richiami letterari, immagini trompe-l’oeil di lussureggianti giardini, mosaici colorati, arredi e oggetti preziosi proveniente dall’Insula Occidentalis di Pompei, ma anche l’immagine devastante della morte, congelata nella forma dei calchi, che ne interrompe l’incanto. Un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore raccontata dalla mostra “Tesori sotto i lapilli. Arredi, affreschi e gioielli dall’Insula Occidentalis” da oggi,  11 settembre, al 31 marzo prossimo all’Antiquarium degli scavi di Pompei.

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Il grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis è situato all’estremità occidentale della città antica su quattro terrazze panoramiche digradanti scenograficamente verso il mare, e offre al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore.

Affreschi, mosaici, arredi costruiscono uno spazio dove si poteva sperimentare il piacere del vivere, immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture con colti richiami letterari o che ritraggono lussureggianti giardini che si aprono su spazi verdi in un’ideale continuità, di mosaici pavimentali con marmi colorati da tutte le regioni dell’impero e spettacolari giochi d’acqua.
La mostra offrirà al pubblico la possibilità di ammirare alcuni dei ricchi arredi e delle pitture parietali di una delle case più note del grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis (quartiere all’estremità occidentale della città antica) la Casa del Bracciale d’Oro, chiusa da decenni al pubblico e oggi non visitabile per interventi di restauro e valorizzazione che restituiranno l’intero complesso alla fruizione.

Questa casa deve il suo nome a un grande bracciale in oro dal peso di 610 gr. indossato da una delle vittime che tentava di fuggire. Il bracciale, in esposizione, è caratterizzato nella parte terminale da due teste di serpente affrontate che reggono tra le fauci un disco con il busto della dea Selene (Luna). La dea è una fanciulla con il capo coronato da una mezzaluna circondata da sette stelle e solleva le braccia per trattenere un velo rigonfio.
Un altro fuggiasco portava invece con sé una cassettina in legno e bronzo con 40 monete d’oro e 175 in argento, anch’essa esposta.

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Al momento dell’eruzione nel 79 d.C. due adulti e un bambino cercarono riparo nel sottoscala di uno degli ambienti di servizio della lussuosa Casa del Bracciale d’oro. Le vittime che in questo ambiente trovarono la morte, sono commemorabili attraverso i calchi esposti.
La casa presentava un grande triclinio con raffinati affreschi come quello delle Nozze di Alessandro e Rossane e di Arianna e Dioniso a Nasso (qui esposti), che alludono al tema delle unioni matrimoniali felici. Durante la stagione estiva i banchetti si svolgevano al piano inferiore in un lussuoso triclinio aperto su un grande spazio verde rinfrescato dalle acque di un monumentale ninfeo, visibile in mostra, rivestito da mosaici policromi in pasta vitrea, conchiglie e schiuma di lava per suggerire l’idea di una grotta secondo la moda dell’epoca.
La famosa e grande parete affrescata con scene di giardino proveniente dalla casa del Bracciale d’Oro di Pompei, è invece eccezionalmente esposta all’Antiquarium di  Boscoreale, anche per esigenze di spazio, dopo il rientro dal Grand Palais di Parigi, dove è stata esposta  dal 15 marzo al 24 luglio 2017 in una mostra dal titolo “Jardins” assieme a  opere di Fragonard, Monet, Cézanne, Klimt, Picasso e Matisse.

Fonte: comunicato e foto ufficiale


INFORMAZIONI
Parco Archeologico di Pompei
via Villa dei Misteri, 2 – 80045 Pompei (Napoli)
tel.: +39 081 8575327 – pompei.ufficiostampa@beniculturali.it

Informazioni: www.pompeiisites.org

EVENTI / Presentato il Festival del Medioevo di Gubbio, tema guida la Città [VIDEO]

MILANO – Sarà tutta dedicata alla Città, nelle sue molteplici declinazioni e contraddizioni, la III ^ Edizione del Festival del Medioevo di Gubbio (Pg), che si terrà nella cittadina umbra dal 27 settembre al 1 ottobre 2017.

Le linee guida e il programma di quello che ormai è, indubbiamente, l’evento di riferimento per tutti gli appassionati dell’Età di Mezzo sono state presentate oggi in occasione di un’affollata conferenza stampa che si è tenuta a Milano, nella splendida sede dell’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele II. Alla presentazione sono intervenuti Filippo Mario Stirati (sindaco di Gubbio),  Pierfrancesco Maran (assessore all’Urbanistica del Comune di Milano), Federico Fioravanti (ideatore del Festival del Medioevo), Maurizio Calì (dell’Associazione Culturale Italia Medievale) e Filippo Giovannelli (presidente degli Stati Generali della Rievocazione Storica). Al termine,  la suggestiva esibizione degli Sbandieratori di Gubbio.

La scelta di Milano come sede per presentare l’evento è stata motivata dal fatto che i dati hanno rilevato come quest’anno l’Umbria sia stata la meta più gettonata, a livello italiano,  dai  visitatori provenienti dalla Lombardia.  Milano inoltre sarà anche al centro di alcuni degli incontri principali della manifestazione. A inaugurare il Festival sarà lo storico Alberto Grohmann.

TEMA CONDUTTORE, LA CITTA’ – Il tema conduttore di questa III^ edizione sarà dunque la città  intesa come centro sociale ed economico, con  le sue piazze, i mercati, le banche e gli ospedali, che ne hanno espresso la vitalità per secoli, ma anche  come centro del potere e  luogo di incontro e scambio di popoli e culture.  Rivivrà dunque a Gubbio il grande  e vivace mosaico delle città medievali tra cultura, filosofia e architettura, moda e urbanistica, fantascienza e religione.  E riecheggeranno le storie, i racconti e i segreti delle grandi capitali come Costantinopoli, Venezia, Genova, Parigi, Firenze, Napoli, Palermo, Il Cairo, così come le suggestioni che hanno giocato un ruolo di primo piano nell’opera di artisti, scrittori, poeti, cineasti, da Tolkien a Calvino a George Lucas.

In questo video, che abbiamo ripreso durante la conferenza stampa, l’ideatore del Festival, Federico Fioravanti, illustra nei dettagli le caratteristiche dell’evento.

 

Questo, invece, l’intervento di Maurizio Calì, presidente dell’Associazione Culturale Italia Medievale che sin dall’inizio collabora fattivamente al successo dell’evento.

Il programma è fittissimo e prevede, oltre ai consueti incontri e conferenze, anche mostre, mercati, rievocazioni e spettacoli che coinvolgeranno un centinaio di storici, saggisti, scrittori e giornalisti impegnati nella sfida della divulgazione.

Anteprime – Tra i molti appuntamenti, da segnalare due anteprime (mercoledì 27 settembre): la presentazione con lo storico Alessandro Barbero di “Medioevo da non credere”, il nuovo programma della stagione televisiva di Rai Storia e la proclamazione ufficiale dei finalisti del Premio Italia Medievale, il riconoscimento che l’Associazione Italia Medievale assegna ogni anno a personalità, istituzioni e privati che si sono particolarmente distinti nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale italiano.

Molti gli eventi collaterali. A partire dalla prima Fiera del Libro Medievale che coinvolge le grandi case editrici e i piccoli editori specializzati: saggi, romanzi, biografie, approfondimenti tematici e i grandi classici. Tutto quello che c’è da leggere e sapere per conoscere meglio l’Età di Mezzo.

Approfondimenti tematici – Molti i focus e gli approfondimenti tematici: sul riuso urbano dei centri storici (Leopoldo Freyrie e Sergio Rizzo, giovedì 28) , le architetture medievali, il rapporto tra la storia, l’editoria e il giornalismo (tavola rotonda con Ugo Berti, Francesco d’Ayala e Amedeo Feniello), Tolkien, la cucina medievale (Massimo Montanari, venerdì 29 e sabato 30), le scuole e i maestri ( Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, venerdì 29). Con una attenzione particolare (domenica 1 ottobre) intorno al tema dell’uso postmedievale del Medioevo attraverso le mode, il costume, il cinema, l’arte, la politica, la comunicazione e la musica pop.

 

Dante Alighieri – Enrico Malato terrà una lezione sul grande poeta mercoledì 27 settembre, giorno di inaugurazione del Festival. E a Gubbio si incontreranno per la prima volta (venerdì 29 settembre) i discendenti diretti di Dante Alighieri e di Cante Gabrielli, il podestà eugubino che condannò il “ghibellin fuggiasco” all’esilio perpetuo da Firenze.

Focus su Milano – “Start up medievali: Milano e la nascita del made in italy” è l’appuntamento curato dalla storica Maria Paola Zanoboni (domenica 1 ottobre) dedicato alle scoperte e le innovazioni che dobbiamo all’età medievale. Un excursus sulle fucine, le sartorie, le fabbriche del vetro, le botteghe d’arte e la continua sperimentazione di nuove tecniche di produzione nella Milano del Quattrocento.

Stati Generali della Rievocazione Storica – Ci sarà anche spazio per il dibattito sulla Rievocazione storica, una disciplina che ormai da qualche anno a questa parte, per numero di partecipanti e qualità degli eventi proposti, si sta rivelando un settore particolarmente vivace e importante sia sul piano culturale che su quello della divulgazione, come dimostra anche l’iter legislativo in corso per disciplinare la materia.  Il Forum, organizzato  sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre     dal Comitato per gli Stati Generali della Rievocazione Storica presieduto da Filippo Giovannelli e dal Comitato Storico della Regione Toscana delle associazioni dei rievocatori guidato da Roberta Benini, si terrà nel refettorio del Convento di San Francesco, in piazza Quaranta Martiri. L’evento gode del patrocinio della Commissione nazionale italiana dell’Unesco, del Ministero dei beni e delle attività culturali, del Comune di Firenze e di dieci regioni italiane: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto e Umbria. E sarà  l’occasione per addetti ai lavori, politici e rievocatori per confrontarsi anche su questi temi, come spiega in questo intervento proprio  Filippo Giovannelli.

 

Il mercato medievale – Nel piazzale antistante il Centro Santo Spirito, sede degli incontri con gli autori, rivivranno anche le botteghe e i mestieri medievali, tra sapienza artigiana e innovazione (tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.00). Ospite d’onore del percorso espositivo sarà il Mercato delle Gaite di Bevagna. Uno spazio speciale sarà riservato agli stand del Cians, il Comitato Italiano Associazioni Nazionali Storiche.

Medioevo e futuro si incontrano al Festival del Medioevo in un evento dedicato alla moderna arte amanuense: Miniatori e calligrafi dal mondo. L’appuntamento costruito in collaborazione con la casa editrice “Arte Libro unaluna”, è un omaggio indiretto a Steve Jobs, l’inventore di Apple, che nella scuola del calligrafo Palladino apprese i segreti dei caratteri, l’eleganza dei segni e i messaggi subliminali del design, che poi trasferì ai “font” del Mac.

Le mostre – Il Festival propone ai visitatori tre piccole mostre. “Cacciatori con le aquile” è il racconto fotografico di un viaggio in Mongolia, tra i Kazaki dei Monti Altai per riscoprire una tradizione popolare che risale al 900 d.C. Uno spettacolo simile a quello descritto da Marco Polo alla corte di Kublai Khan (Sala degli Stemmi – Piazza Grande).

In MedievAli, l’artista eugubina Maria Cristina Vinciarelli espone le sue creazioni: ali della fantasia, parti eteree degli angeli, misteriose figure a metà tra l’umano e il divino (Chiesa di San Giuseppe – Università dei Falegnami, Via Savelli della Porta). Il salone d’onore del palazzo Ducale di Gubbio ospiterà Medioevo fantastico. I costumi di Danilo Donati e Gianna Gissi per il cinema. Sono gli abiti utilizzati nei film La cintura di castità (1967) di Pasquale Festa Campanile e Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1984) di Mario Monicelli.

Gli spettacoli – Tre gli appuntamenti serali, gli unici a pagamento (ore 21.15), seppure al prezzo ridotto di 10 euro. Tutti nella chiesa sconsacrata di Santa Maria Nuova, dove è possibile visitare anche la Madonna del Belvedere, capolavoro quattrocentesco di Ottaviano Nelli.
Giovedì 28 settembre, “Le storie del Mediterraneo”, una lezione-spettacolo degli storici Amedeo Feniello e Alessandro Vanoli accompagnati dall’Ensemble Musicanti Potestatis: un viaggio sentimentale, di porto in porto, da Costantinopoli all’Andalusia, alla ricerca di racconti dimenticati.
Il giorno dopo (venerdì 29 settembre) l’atteso concerto dei Micrologus: “De’ poni amor a me”. Ballate d’amore e danze nella Firenze del Trecento.
E sabato 30 settembre, il concerto per arpa celtica e canto “Il bardo dentro le mura”, del poeta, musicista e filologo Francesco Benozzo.

Torneo di scherma medievale  – Teatro della sfida tra 12 squadre provenienti da varie regioni d’Italia è il cortile del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro. La competizione esclusiva di HEMA (Historical European Marzial Arts) è organizzata dalla storica “Sala d’Arme Achille Marozzo”, una associazione che dal 1997 si dedica alla ricerca e allo studio delle arti marziali in età medievale e rinascimentale.
Nella living history Templari, oltre la leggenda, i rievocatori della Mansio Templi Parmensis propongono una fedele ricostruzione di una mansio dei monaci guerrieri.

Itinerari eugubini  –  Le strade e le piazze di Gubbio faranno da sfondo anche a decine di altri eventi collaterali tra le quali spiccano le attività della Società dei Balestrieri, le esibizioni degli Sbandieratori e i cortei in costume dei quattro Quartieri storici di Gubbio.

Antichi strumenti di tortura e pena di morte è il titolo di una mostra allestita nella sala dell’arengo del Palazzo dei Consoli: propone un viaggio tra gli strumenti di esecuzione capitale e tortura con pezzi risalenti al XVI, XVII e XVIII secolo e ricostruzioni filologiche dell’Ottocento e Novecento.

Previsti anche percorsi di trekking medievali e visite guidate nei luoghi più affascinanti della “Città di pietra”. E una originale proposta del Cinema Astra con due omaggi ai grandi registi Rossellini e Visconti.

Un apposito spazio nella Biblioteca Sperelliana sarà riservato invece al Medioevo dei bambini con letture, laboratori d’arte e corsi di disegno.

Per la sola giornata di domenica 1 ottobre, il Festival propone negli spazi del Palazzo Ducale anche un Laboratorio di Danza, curato da Enrica Sabatini: “Fuori e dentro le città. Danze colte e popolari tra Medioevo e Rinascimento”.

Spazio anche alla satira con uno spazio speciale riservato alle notizie del Tg Feudale del blog satirico Feudalesimo e Libertà.

 

Il Festival del Medioevo, organizzato dall’Associazione culturale Festival del Medioevo in stretta collaborazione con il Comune di Gubbio, gode del patrocinio scientifico dell’Isime, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e della Sami (Società degli Archeologi Medievisti Italiani) e dei patrocini istituzionali della Presidenza della Repubblica, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Umbria.
L’evento è sostenuto dal Comune di Gubbio, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dal Gruppo Azione Locale Alta Umbria (GAL Alta Umbria) dalla Camera di Commercio di Perugia, dalla Fondazione Giuseppe Mazzatinti, da Tecla, azienda di costruzioni in legno e da altri sponsor privati.

La RAI, Radio Televisione Italiana, è il media partner ufficiale con i canali tematici di Rai Storia e RAI Radio3.
Collaborano con la manifestazione anche il mensile Medioevo e tre siti web: Italia Medievale, impegnata nella promozione del patrimonio storico e artistico del Medioevo italiano, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e MediaEvi, pagina Facebook specializzata nell’analisi dei medievalismi.

Il programma completo dell’evento è disponibile sul sito ufficiale del Festival: www.festivaldelmedioevo.it
Sul sito anche tutti i dettagli e le convenzioni per l’alloggio.

© VIDEO: PERCEVAL ARCHEOSTORIA – RIPRODUZIONE RISERVATA

ARCHEOLOGIA / Le fibule, dall’uso al simbolo: 400 capolavori in mostra a Leida (Olanda)

FOTO: ©Rijksmuseum van Oudheden

OLANDA – Al Rijksmuseum van Oudheden (Museo statale delle Antichità) di Leida, in Olanda, è in corso una piccola, ma interessante mostra: si intitola “Fibulae” e illustra, attraverso 400 reperti, l’utilizzo delle fibule (spille) nell’abbigliamento del passato, dall’Età del Bronzo al Medioevo.

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©Rijksmuseum van Oudheden

Gli utilizzi delle fibule erano vari: nate per un impiego di tipo pratico –  fissare gli abiti -, col tempo assunsero anche un valore decorativo e simbolico, arricchendosi di molteplici e intriganti significati.  Esse subirono anche i dettami della moda, cambiando forma e foggia a seconda del tempo e del contesto. Se gli uomini di solito ne utilizzavano una soltanto, alla spalla, per fissare il mantello, le donne invece ne sfoggiavano molte di più anche a scopo decorativo e come status symbol. La maggior parte di questi oggetti erano di bronzo, e solo in alcuni casi – con ogni probabilità per i ceti più ricchi – anche in argento o oro. Molte sono circolari, altre adottano forme zoomorfe, alcune presentano anche piccole iscrizioni.

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©Rijksmuseum van Oudheden

In Olanda oggetti di questo tipo furono prodotti sin dall’Età del Bronzo – almeno dal X secolo a.C. – e fino all’epoca ottoniana, intorno al Mille.  La mostra espone esemplari di ogni periodo provenienti da insediamenti, necropoli e santuari. Tre quarti dei reperti sono stati trovati nei Paesi Bassi, il restante quarto nel resto d’Europa e sono esposti per agevolare il confronto.

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Fibula di Dorestad ©Rijksmuseum van Oudheden

La mostra temporanea completa l’area espositiva del Museo permanente, collocata al secondo piano,  dedicata all’Archeologia dei Paesi Bassi, che a sua volta presenta pezzi di eccezionale qualità tra cui  il corredo della tomba principesca di Oss (IX-VI secolo a.C.), la straordinaria maschera in bronzo di cavaliere romano da Leida (80-125 d.C.), il bellissimo elmo d’argento dorato  del IV secolo appartenente a un cavaliere dell’unità degli Equites Stablesiani, e  la spettacolare fibula di Dorestad (fine VIII secolo), finemente decorata con motivi a croce e vegetali.

La mostra “Fibulae” continua fino al 3 giugno 2018.


INFORMAZIONI
FIBULAE
Rijksmuseum van Oudheden

Rapenburg 28
2311 EW Leiden
www.rmo.nl

Fino al 3 giugno 2018

 

 

EVENTI / Auguri Modena! “Mutina Boica” celebra i 2200 anni dalla fondazione della città

FOTO: ©CHRONOEVENTI

Da giovedì 7 a domenica 10 settembre prende il via la nona edizione della rievocazione storica a cura di Crono Organizzazione Eventi realizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena nell’ambito del programma “Mutina Splendidissima”. Quest’anno la manifestazione è infatti dedicata all’anniversario della fondazione della colonia romana di Modena che, insieme a Parma e Reggio Emilia, festeggia i 2200 anni di vita. Tanti gli appuntamenti gratuiti presso il Parco Ferrari, i Musei Civici e il Novi Ark.

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Visitare accampamenti ricostruiti come in epoca romana, assistere a battaglie campali e giochi equestri, seguire lectio magistralis, didattiche, laboratori per adulti e bambini, oltre a grandi spettacoli di rievocazione storica e perfino cenare in una “Caupona Mutinensis”, la ricostruzione di un’antica osteria romana, con menù rielaborati ed attualizzati al gusto contemporaneo: questo e tanto altro sarà possibile nel corso della nona edizione di Mutina Boica che, dopo alcuni giorni di anteprima, da giovedì 7 intensifica la programmazioneper proseguire fino a domenica 10 settembre. Ad accesso libero e gratuito, la manifestazione si svolge presso l’area del Parco Ferrari e il Novi Ark di Modena ed è realizzata con il contributo del Comune di Modena e in partenariato con i Musei Civici, dove avrà luogo una lectio magistralis.

Ormai consolidatasi come una delle principali rievocazioni storiche di epoca romana a livello nazionale, Mutina Boica ha quest’anno come filo conduttore la fondazione della città che, nel 183 a.C. – a pochi anni di distanza dall’inizio della costruzione della via Emilia – venne istituita insieme alle altre colonie romane di Parma e Reggio. Tante le novità del 2017, innanzitutto la durata: per un anniversario “speciale” un’edizione unica, preceduta da alcune serate di anteprima, per un totale di dieci giorni di appuntamenti tra grandi spettacoli di rievocazione, conferenze, concerti, living history e una proposta davvero particolare, la “Caupona Mutinensis”. Inaugurata lo scorso fine settimana, è la ricostruzione di una osteria dell’antica Roma e, fino a domenica 10 settembre presso il Parco Ferrari, propone un menù storico romano ispirato alle ricette del tempo rivisitate e attualizzate dal maestro di cucina Vainer Graziosi: un’esperienza imperdibile, per passare una serata a tavola nell’antica Roma tra gustatioprima e secunda mensa o – meglio – antipasti, piatti principali e dessert.L’ingresso in Caupona è libero, dalle ore 19.30, e la consumazione obbligatoria: tutte le sere il menù storico si arricchisce di piatti del giorno sempre diversi e gli attori del Teatro Storico D’Azione, il progetto di Crono Organizzazione Eventi dedicato alla narrazione storica, offrono ai commensali dell’osteria la possibilità di acquistare a un prezzo simbolico le portate del “Menù dell’attore”, recitate al tavolo tra un piatto l’altro.

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Domani martedì 5 – per il penultimo giorno di appuntamenti in anteprima – alle ore 21.00 la Caupona ospita la conferenza “Viticoltura ed enologia in età romana”, con l’agronomo ed enologo Mauro Catena, in collaborazione con il Consorzio Marchi Storici del Lambrusco Modenese e, a seguire, “Discorso sul mito: Dionisio e il Vino”, con l’attore e narratore Vittorio Continelli, cantastorie moderno di miti antichi, che racconta di Dioniso e del suo culto in una serata dedicata alle uve, alla mitologia e al piacere.

Mercoledì 6 alle ore 21.30 si conclude l’anteprima di Mutina Boicacon lo spettacolo del ciclo “La storia in Scena”, con Vittorio Continelli e gli attori del Teatro Storico di Azione:“Historiae Mutinenses, Racconti Dalla Colonia”.I miti e gli eroi omerici accompagnano gli spettatori in una serata dedicata alla fondazione della colonia mentre le storie e i racconti dei primi mutinenses affiorano dalle pietre che sono giunte fino a noi.

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Prosegue anche quest’anno l’importante collaborazione con i Musei Civici, per cui alcuni appuntamenti avranno luogo presso Palazzo dei Musei e il Novi Ark: tra gli altri, sabato 9 settembre Marc Mayer Olivé, professore di Filologia Latina all’Università di Barcellona e Vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Studi Classici tiene una lectio magistralis dal titolo “La prima Mutina, porta di Roma o città di frontiera?” (ore 17.00, Sala dell’Archeologia, Musei Civici). A seguire, al Parco Archeologico del Novi Ark, si potrà assistere al tradizionale arrivo del corteo storico (sempre sabato 9, ore 18.00). Nell’ambito della collaborazione con i Musei Civici avrà luogo anche la lectio magistralis di Giovanni Brizzi, ordinario dell’Università degli Studi di Bologna, che terrà l’approfondimento dal titolo “183 a.C. Annibale e Scipione, ultimo atto” (domenica 10, ore 17.00, Parco Ferrari). Al Parco Ferrari anche quest’anno saranno numerose le messe in scena di combattimenti tra gladiatori, come “Il mito delle origini: da Romolo e Remo alla fondazione di Mutina”,spettacolo di ricostruzione storica ideato da Fabio Ferretti, a cura di Crono Organizzazione Eventi (venerdì 8 e sabato 9, ore 22.00), oltre a “Ludus Mutinensis: i giochi gladiatori celebrano la nascita della colonia” e “Munera Gladiatoria”: gli spettacoli di ricostruzione storica e gladiatorii a cura di Ars Dimicandi, una delle più importanti scuole di gladiatura d’Italia e gruppo storico di fama internazionale, che ha anche partecipato al cast di grandi produzioni tv e cinematografiche, come il serial Rome-HBO e il kolossal “Ben Hur’”, remake della celebre pellicola del 1959 (rispettivamente sabato 9, ore 21.00 e domenica 10, ore 19.30). O, ancora, la grande battaglia campale con spettacolo di ricostruzione a cura di Crono Organizzazione Eventi “Mutina deducta est: La fondazione di Modena tra guerra e rito” (domenica 10, ore 18.00).

Non mancheranno poi altri interessanti approfondimenti, come “Mutina: l’alba dell’impero”, presentazione del romanzo di Gabriele Sorrentino (giovedì 7, ore 21.30, Caupona) e “Il sacro fuoco di Vesta”, il rito delle Vestali, a cura di Colonia Iulia Fanestris (sabato 9, ore 24.00 e domenica 10 ore 19.00). Mutina Boica propone poi quest’anno un ricco programma musicale, che prevede una serie di concerti con musica folk e celtica: da quello dei Belthane a quello degli Irish Five (giovedì 7 alle 21.00 e alle 22.30),da quello dei Micro Irish Band alla performance degli Emilian Pagan Folk (venerdì 8 alle 20.30 e alle 22.30) e dei Siegel Senones (sabato 9 alle 22.40), fino ai Drunken Sailor (domenica alle 21.30).

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E poi ben 10 stand gastronomici e 45 espositori del mercatino storico artigianale (che aprono i loro battenti giovedì e venerdì alle ore 18.00, sabato e domenica a partire dalle 12.00), i campi storici (sabato dalle ore 14.30 e domenica già alle 10.30) e, “Graffiti dell’antica Roma”: messaggi politici, dichiarazioni oscene e d’amore sui muri della Caupona, un’attività a pagamento, con registrazione all’Infopoint (venerdì 8 e sabato 9 dalle 19.00, domenica 10 dalle 19.20). Novità di quest’anno è anche il primo premio della Lotteria Mutina Boica: sostenendo la manifestazione si potrà vincere un soggiorno a Nīmes con ingresso a “Les Grand Jeux Romains”, un grandioso spettacolo storico all’interno dell’anfiteatro romano della splendida città francese e la cui estrazione sarà sabato 9 alle ore 22.30.

E, ancora, sessioni di archeologia sperimentale sulla lavorazione del vetro (sabato 9 alle ore 19.00) e del ferro (domenica 10 alle ore 16.45) e un ricco programma di attività, pensate anche per i più piccoli. Sabato e domenica si va dalle didattiche gratuite ai campi storici che, tra le altre, prevedono spiegazioni su l’arte del simposio tra i celti, la divinazione etrusca e la centuriazione romana, le armi dei celti e di Roma, i ferri del cerusico celtico, la filatura e tessitura della lana e l’alimentazione e panificazione tra i celti -oltre alla preparazione di ghiande missili – a “Gioca con la storia”, tanti laboratori per bambini a pagamento e su prenotazione presso l’Infopoint – che vanno dall’addestramento alla battaglia alla scherma celtica, dai giochi dell’antichità ai laboratori di scrittura, al battesimo della sella (info e prenotazioni: presso l’area cavalli).
Mutina Boica, che lo scorso anno ha superato le 40.000 presenze, è un’iniziativa di Crono Organizzazione Eventi, realizzata con il contributo del Comune di Modena, della Regione Emilia Romagna e dellaFondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con il Mibact. E’ organizzata in collaborazione con i Musei Civici di Modena all’interno del programma “Mutina Splendidissima” (www.mutinasplendidissima.it) che, a sua volta, fa  parte del più ampio progetto “2200 anni lungo la Via Emilia”, promosso dai Comuni di Modena, Parma e Reggio Emilia, dalle Soprintendenze Archeologiche di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale Beni, Attività culturali e Turismo, e dalla Regione Emilia – Romagna (www.2200anniemilia.it). La rievocazione è realizzata grazie al sostegno, tra gli altri, di BPER: BancaCoop Alleanza 3.0 e Villani Salumi – che, da anni, a valorizzazione delle iniziative del nostro territorio, contribuisce con una fornitura di prodotti utilizzati nell’ambito della manifestazione – e al coinvolgimento di oltre 30 associazioni di rievocazione italiane ed estere,composte da volontari e appassionati,impegnate nel programma culturale della manifestazione e degli spettacoli.

 

Per informazioni e dettagli sul programma:

ANTEPRIME: MOSTRE / “PRIMA DI COMO. NUOVE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DAL TERRITORIO” [FOTO GALLERY]

FOTO: © MIBACT
COMO – Per la prima volta in mostra, reperti archeologici di grande importanza storica, esito della ricerca condotta a Como negli ultimi dieci anni, vengono esposti nella suggestiva Chiesa di San Pietro in Atrio, dal 30 settembre al 10 novembre.
L’articolata rassegna “Prima di Como. Nuove scoperte archeologiche dal territorio” organizzata congiuntamente dalla Soprintendenza Archeologica e dai Musei Civici di Como, accanto alla panoramica sugli ultimi ritrovamenti, illustra le novità scientifiche sulle più antiche fasi di popolamento, sviluppatosi nel corso del primo millennio avanti Cristo, e mette in risalto il valore e il significato del ricco patrimonio archeologico comasco precedente alla fondazione della colonia romana.
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Guttus ornitomorfo, dal corredo della Tomba 3, Grandate, 2011 © MIBACT

Urne cinerarie e vasi per offerte dalle forme inconsuete, ornamenti in bronzo, ferro, ambra, pasta vitrea, elementi dell’abbigliamento, amuleti, simboli di status delle antiche popolazioni e preziosissime armi riferibili alla cultura protostorica detta “di Golasecca” caratterizzano il percorso espositivo, accompagnato da fotografie e disegni ricostruttivivideo e immagini 3D, che forniscono, grazie alle nuove tecnologie, informazioni approfondite finalizzate a coinvolgere un vasto pubblico.
I temi principali della mostra sono i corredi funerari della prima età del Ferro provenienti dagli scavi di S. Fermo della Battaglia, via per Mornago (2006) e di Grandate, emersi nel 2011 durante la costruzione della nuova Pedemontana; l’enigmatica area religiosa/monumentale del Nuovo Ospedale Sant’Anna (scavi 2007), risalente al VI secolo a.C., costituita da un grande circolo del diametro di 70 m, delimitato da un doppio recinto di pietre con piattaforma centrale ad emiciclo e setti radiali in materiali litici e terre diverse, di difficile interpretazione funzionale; un ripostiglio sacro dell’Età del Ferro rinvenuto sul Monte San Zeno in Val d’Intelvi; i più recenti dati archeobiologici sul clima, la vegetazione, l’alimentazione umana in età protostorica; e infine i risultati della nuova ricerca condotta sul Carro cerimoniale del V secolo a.C. della Ca’ Morta dal prof. Bruno Chaume dell’Università della Borgogna, Direttore del programma Vix et son Environnement, che ha messo in evidenza una stretta parentela con i coevi carri di ambito culturale hallstattiano, rinvenuti nel Centro Europa.

 

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Vaso a tre bracci con tre coppe, dal corredo della Tomba 3, Grandate, 2011
© MIBACT

Questi ultimi ritrovamenti contribuiscono ad accrescere il ricco patrimonio archeologico del centro protostorico che ha preceduto la fondazione di Como, le cui origini risalgono al I millennio a.C. Infatti, prima della città romana, i rilievi attorno alla città attuale vedono l’insediamento di villaggi e gruppi di abitazioni: diversi reperti e resti di tombe ne conservano la testimonianza. Nei secoli successivi, in particolare il VI e il V a.C., l’abitato raggiunge la sua massima espansione e ricchezza, concentrandosi soprattutto lungo il versante meridionale della Spina Verde, il parco regionale che si estende sulla fascia collinare a nord-ovest di Como. Fondamentale per lo sviluppo del nucleo abitativo è il suo ruolo di centro di contatto e scambi tra la Pianura Padana, stabilmente occupata dagli Etruschi, e il mondo celtico e quello hallstattiano (dalla cittadina di Hallstatt, nei pressi di Salisburgo) del Centro Europa.

 

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Grande vaso in bronzo (stamnos) con coperchio, cinerario della Tomba del Carro della Ca’ Morta, V sec. a.C. © MIBACT

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Carro cerimoniale protostorico, V sec. a.C. Rinvenuto a Lazzago nel 1928, esposto al Museo Archeologico di Como © MIBACT

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Spada in ferro dal corredo della Tomba 2, Grandate, 2011 © MIBACT

L’ininterrotto stanziamento delle popolazioni nella medesima area fino ai giorni nostri, unito all’intensificarsi delle attività edilizie del secondo dopoguerra, ha nascosto o cancellato segni dell’insediamento antico. Tuttavia, l’attività di tutela svolta dalla Soprintendenza Archeologica in sinergia con le Amministrazioni Comunali, consente di recuperare sempre nuove testimonianze del passato della città e dei suoi abitanti, garantendone la salvaguardia.
La ricerca scientifica – che di recente si è avvalsa della collaborazione con importanti centri di studio internazionali, quali il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) e le Università di Berlino e di Mainz – permette ora di porre in risalto il ruolo della civiltà di Golasecca (cultura preromana che si sviluppa nel I millennio a.C. nel territorio della Lombardia occidentale, Piemonte Orientale, Canton Ticino, che deriva dalla località di Golasecca, sulla sponda varesina del fiume Ticino) nel quadro delle relazioni con le coeve civiltà mediterranee e mitteleuropee.

 

La mostra è inoltre un invito a visitare i beni archeologici presenti in città e nei dintorni: il Museo Civico cittadino, dove sono conservati l’originale del Carro celtico e i reperti dei passati rinvenimenti nella necropoli della Ca’ Morta, il Parco della Spina Verde, il Circolo dell’Ospedale di S. Anna e infine, per l’epoca romana, l’area delle Terme di Viale Lecco e Porta Pretoria.
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Tomba 16 del Nuovo Ospedale sant’Anna di Como, in corso di scavo © MIBACT

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Corredo Tomba 1, Nuovo Ospedale sant’Anna di Como, VI sec a.C Urna cineraria troncoconica in ceramica, grande coppa su piede, boccale, fibule e altri elementi di ornamento in bronzo, due perle in pasta vitrea © MIBACT

Il progetto scientifico è stato redatto da Lucia Mordeglia, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio, Varese, Marina Uboldi, Musei Civici di Como,Stefania Jorio, già Soprintendenza Archeologia della Lombardia, con la collaborazione di Marta Rapi, Docente di Preistoria e Protostoria, Università degli Studi di Milano, Mauro Rottoli, Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como e Mimosa Ravaglia, Archeologa, Como.
Accompagna la mostra un catalogo con testi di Lucia Mordeglia, Stefania Jorio, Mimosa Ravaglia, Bruno Chaume, Marina Uboldi, Mauro Rottoli, edito da Società Archeologica Comense.

 

Veduta generale del cantiere di scavo in occasione della costruzione del Nuovo Ospedale sant_Anna di Como (2007)_© MIBACT

Veduta generale del cantiere di scavo in occasione della costruzione del Nuovo Ospedale sant’Anna di Como, 2007 © MIBACT


INFORMAZIONI
Prima di Como. Nuove scoperte archeologiche dal territorio
A cura di Lucia Mordeglia e Marina Uboldi
Sede Chiesa di S. Pietro in Atrio, via Odescalchi, Como
Date 30 settembre – 10 novembre 2017
Orari martedì – venerdì, ore 15-18; sabato e domenica, ore 10-18; lunedì chiuso
Ingresso gratuito

Visite guidate per le scuole solo su prenotazione: martedì e giovedì, ore 10-12

Per prenotazioni: Società Archeologica Comense, Piazza Medaglie d’Oro 6 – 22100 Como
Tel. 031 269022 – didattica@archeologicacomo.it

Informazioni: 
Tel. 031.252550

PALERMO / Un convegno sul Mediterraneo al tempo di al-Idrīsī

PALERMO –  La Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia e l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana presentano il convegno “Il Mediterraneo al tempo di al-Idrīsī. Relazioni tra Nord e Sud, Oriente e Occidente”, che si terrà  lunedì 4 settembre 2017 dalle ore 16,30 presso la Soprintendenza del Mare, Palazzetto Mirto, Palermo.

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I relatori: Rossana Barcellona, docente Cristianesimo e culture del Mediterraneo, Università degli Studi di Catania; Ferdinando Maurici, storico medievista, direttore del Museo Regionale di Terrasini; Carlo Ruta, saggista e studioso del mondo mediterraneo; Teresa Sardella, docente di Storia medievale, Università degli Studi di Catania; Sebastiano Tusa, archeologo e soprintendente del Mare della Regione Sicilia; Francesco Vergara Caffarelli, storico della Sicilia moderna, già direttore della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana; Fernando Villada Paredes, archeologo e storico medievista. Coordina il dibattito Alessandra De Caro, dirigente della Soprintendenza del Mare.

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Le relazioni: Rossana Barcellona, Agiografia e geografia al tempo di al-Idrīsī. I viaggi di san Placido; Ferdinando Maurici, Le coste siciliane al tempo di al-Idrīsī; Carlo Ruta,Gherardo da Verona e le traduzioni di Toledo. La diffusione e lo scambio dei saperi nel XII secolo; Teresa Sardella, Imperatori e papi al tempo di al-Idrīsī; Sebastiano Tusa. Il qanat. Il sistema di canalizzazione delle acque dalla Sicilia araba  alla Sicilia normanna; Francesco Vergara Caffarelli, I viaggi di un pellegrino islamico e di un mercante ebreo.Ibn Jubayr e Benjamin de Tudela; Fernando Villada Paredes, La città di Ceuta nell’epoca di al-Idrīsī.