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LIBRI – ARCHEOLOGIA / A Cesena un volume sul colle Garampo tra tarda Antichità e Alto Medioevo

00CESENA – Gli scavi archeologici effettuati a più riprese a Cesena in varie zone del colle del Garampo hanno individuato i livelli più antichi dell’abitato cesenate (risalenti all’età del Bronzo e alla media età del Ferro) e una sequenza insediativa che va dai resti di età romana alle tracce delle fortificazioni del castrum bizantino, fino al quartiere medioevale e alla costruzione del Foro Annonario datata 1854.
Dopo il primo volume dedicato agli scavi 2006-2008, con “Ritmi di transizione 2. Dal Garampo al Foro Annonario: ricerche archeologiche “ i curatori Monica Miari e Claudio Negrelli danno conto dell’esito delle campagne di scavo del 2009 e 2012 incentrate sul castrum tra la tarda Antichità e l’alto Medioevo, periodo nel quale la città fu completamente riorganizzata nelle proprie strutture pubbliche, difensive e residenziali.

Il volume, pubblicato dall’editore All’Insegna del Giglio, sarà presentato presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena martedì 13 dicembre 2016 alle ore 16.

NUOVI STUDI E NUOVI SCAVI – Il libro prosegue e approfondisce alcuni temi della pubblicazione del 2009 “Ritmi di transizione. Il colle Garampo tra civitas e castrum: progetto archeologico e primi risultati”, curata da Sauro Gelichi, Claudio Negrelli e Monica Miari, sempre per i tipi All’Insegna del Giglio.
Mentre il primo volume si era concentrato sugli scavi 2006-2008, illustrando il progetto di ricerca e l’intera sequenza insediativa -dall’età che ha preceduto la romanizzazione al Medioevo-, “Ritmi di transizione 2” illustra le campagne di scavo del 2009 e 2012 focalizzate su una specifica fase della sequenza, quella del castrum tra tarda Antichità e alto Medioevo, momento nel quale la città fu completamente riorganizzata nelle sue strutture fondamentali, difensive, pubbliche e residenziali.
Gli scavi nel Garampo hanno toccato un luogo fondamentale nella storia della città di Cesena, dalla formazione del primo nucleo urbano alla sua riorganizzazione in epoca medievale e moderna. Il Garampo è uno dei luoghi in cui si compendiano le vicende di una città che a sua volta riflette l’intero territorio a cavallo tra Italia padana e appenninica, tra Ravenna e Roma, nel punto d’intersezione di un binomio che assumerà diversi significati nel corso dei secoli.
Il volume presenta due scavi contigui, quello del Foro Annonario, diretto dalla Soprintendenza, e la prosecuzione delle indagini sul Colle Garampo condotte dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, archeologi Claudio Negrelli e Sauro Gelichi, in codirezione con la Soprintendenza Archeologia, archeologa Monica Miari. Sul versante dei materiali approfondisce in particolare i reperti ceramici anche se lo scavo ha restituito ovviamente anche altre classi di materiali che saranno oggetto di un prossimo volume.
Future pubblicazioni daranno conto anche di altri aspetti affrontati nelle diverse campagne di scavo, tra cui l’approfondimento sulle fasi pieno e tardo medievali, quando il Garampo divenne oggetto di una nuova ristrutturazione che porterà alla fondazione del quartiere tardomedievale -tra il XII e il XIV secolo- i cui riflessi più a valle, nel Foro Annonario, sono trattati in questo volume. Allo stesso modo si tratteranno i vari temi sollevati dai manufatti, dalla cultura materiale e dai reperti faunistici e ambientali, campionati secondo un programma di lavoro teso a privilegiarne la contestualizzazione entro insiemi ben definiti.

Le ricerche archeologiche sono state condotte dall’Università Ca’ Foscari in codirezione con l’allora Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna e sono state finanziate dal Comune di Cesena.  Dopo le prime campagne del 1993 e del 2005 (effettuate in previsione della costruzione di parcheggi, poi non realizzati), vista l’elevata potenzialità del luogo nel 2006 è stato avviato un progetto di esplorazione estensiva. Le campagne sono poi proseguite fino al 2009 per poi riprendere nel 2012: sono state aperte due grandi aree (area 1000 e area 2000) sul versante est del colle, tra le vie Fattiboni e la parte più alta di via Malatesta Novello.


Ritmi di transizione 2
Dal Garampo al Foro Annonario: ricerche archeologiche
a cura di Monica Miari e Claudio Negrelli
Edizioni All’Insegna del Giglio

presentazione martedì 13 dicembre 2016, ore 16
Biblioteca Malatestiana, Aula Magna
Piazza Bufalini n. 1
Cesena (FC)

Intervengono:
Paolo Lucchi, Sindaco di Cesena
Luigi Malnati, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
Giorgio Cozzolino, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini
Sauro Gelichi, Cattedra di Archeologia Medievale – Università Ca’ Foscari di Venezia
Maurizio Cattani, Docente di Preistoria e Protostoria – Università degli Studi di Bologna
Monica Miari, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini
Claudio Negrelli, Università Ca’ Foscari di Venezia

 

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ARCHEOLOGIA / Pisa, ecco il nuovo Museo delle Antiche Navi

Presentati i primi due padiglioni del Museo che raccoglierà i reperti delle 30 imbarcazioni di età romana emerse dagli scavi. Il cantiere sarà  per ora aperto solo su prenotazione con visita guidata dal 3 dicembre.

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PISA – Sono stati presentati al pubblico  ieri,  venerdì 25 novembre a Pisa, i primi due padiglioni del “Museo delle Navi Antiche”, presso gli Arsenali Medicei, in Lungarno Ranieri Simonelli. È la prima parte di quella che sarà una delle più importanti e grandi esposizioni archeologiche, la cosiddetta “Pompei del mare”, con 30 imbarcazioni di epoca romana (di cui 13 integre), risalenti tra il III secolo a.C e il VII d.C.), complete di carico, che include gli oggetti personali dei marinai, con migliaia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico. 

GLI SCAVI – Vicino alla stazione ferroviaria di San Rossore a Pisa, nel 1998, vennero alla luce i resti della prima nave, determinando il blocco dei lavori per la costruzione della ferrovia. Nacque così il grande cantiere di scavo e di restauro. Il laborioso lavoro di archeologi e restauratori di Cooperativa Archeologia, che si è occupata anche del montaggio dei relitti sotto la direzione dell’archeologo Andrea Camilli, ha ricomposto il mosaico di una lunga storia, fatta di commerci e marinai, navigazioni e rotte, vita quotidiana a bordo e naufragi. Il tutto disseminato all’interno degli Arsenali Medicei di Pisa, considerato il luogo più adatto per la realizzazione di un museo: costruiti nella seconda metà del Cinquecento per volontà di Cosimo I, sono formati da una serie di capannoni in mattoni, in origine aperti, decorati sulla facciata verso l’Arno da mascheroni in marmo, stemmi e iscrizioni che ricordano le vittorie navali dell’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano.

L’ALLESTIMENTO – I primi due ambienti ad essere aperti al pubblico (saranno poi 8 in tutto)  sono la sala V e, con una sezione introduttiva a questa, la sala IV, con l’esposizione della prima imbarcazione rinvenuta, la nave A ( lunga 18 metri e risalente al II secolo d.C). Nella grande sala V saranno esposte tutte le navi restaurate: da guerra, da commercio, da mare aperto e da fiume. Al momento, qui si possono vedere la Nave F (del II sec. d.C), che rientra nella categoria delle piccole imbarcazioni fluviali, veloci, a forma di piroga, dalla caratteristica prua monossile, ossia scolpita in un unico blocco. Lo scafo è deformato per il pilotaggio da un solo lato, come le gondole; la Nave I (del IV-V secolo d.C) è un traghetto a fondo piatto interamente realizzato in legno di quercia e rivestito all’esterno da fasce chiodate in ferro per proteggere lo scafo dai fondali bassi. La nave era manovrata a riva da un argano; la Nave D ((VI sec. d.C) sarà visibile posta su una grande struttura metallica, che sosterrà questa imponente imbarcazione, lunga 13 metri e larga più di 4: una nave fluviale adibita al trasporto di sabbia, trainata da riva da una coppia di cavalli. È inoltre presente la ricostruzione a grandezza naturale della Nave C, l’Alkedo (inizi I sec. d.C.), finalmente libera dal guscio che la ha protetta per 15 anni. Consistenti tracce di colore hanno permesso di riprodurre il suo colore originale, in bianco con rifiniture in rosso e il nero per il simbolo dell’occhio, dipinto sulla prua a protezione delle avversità di chi va per mare.

La sala IV, invece, è dedicata alla tecnica di costruzioni delle navi e racconta come un semplice cantiere di scavo venne ampliato e attrezzato per una scoperta così inaspettata. Il progetto di scavo e restauro delle antiche navi di Pisa è innovativo a livello internazionale, considerato che per la prima volta sono state restaurate delle navi per intero, senza che venissero smontate. Quindi il restauro è iniziato in corso di scavo. In cantiere è stato progettato un preliminare sistema di protezione dei reperti con pannelli in vetroresina

PROSSIME APERTURE – A breve sarà svelato il resto, per un totale di 4.800 metri quadrati: l’ingresso sarà dal cortile, con il lungo corridoio che costituisce la spina dorsale del percorso, la narrazione di tutto quello che era Pisa prima delle navi, gli eventi alluvionali che portarono al loro progressivo affondamento, tutte le navi restaurate e tanto altro, fra cui il bagaglio del marinaio, una cassetta di legno con monete e medicamenti. Sarà un percorso tra amuleti e tanti oggetti di bordo come fornelli, vasellame da mensa e da cucina, piatti e attrezzi da carpentiere per le riparazioni, lucerne e oggetti di culto che i marinai portavano con loro durante viaggi pericolosi, come oggetti votivi, piccole statuine delle divinità e scarabei, calzature in legno, frammenti di indumenti in cuoio, resti vegetali come semi, utili sia per capire i commerci che l’alimentazione dei marinai.


Informazioni 

Museo delle Navi Antiche. Prezzo della visita guidata per singoli e per gruppi intero 12 euro, soci Coop e residenti Comune di Pisa 10 euro, 6/14 anni 5 euro, under 6 gratuito. Durata della visita 60 minuti. Ritrovo – ingresso agli Arsenali Medicei, lungarno Ranieri  Simonelli, Pisa

Sito web: www.navidipisa.it.

La visita al cantiere di scavo e al cantiere di allestimento del museo delle navi antiche sarà solo su prenotazione, in giorni stabiliti o su richiesta, a partire da sabato 3 dicembre (per informazioni turismo@archeologia.it e 055 5520407)

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RESTAURI – PISA/ Finiti i lavori sul “Giudizio Universale” del Camposanto: la restituzione degli affreschi è più vicina

Concluso l’intervento di restauro del “Giudizio Universale” di Buffalmacco, parte del “Trionfo della Morte” del Camposanto di Pisa gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1944. La ricollocazione dell’intera opera è prevista entro il 2018.

PISA –  Procede e si avvia al termine il restauro degli affreschi del Camposanto Monumentale. Protagonista di questi ultimi interventi il ciclo noto come “Il trionfo della Morte” attribuito al pittore trecentesco Buonamico Buffalmacco, di cui si sono già ricollocate in parete due scene, le Storie dei Santi Padri e l’Inferno. In questi giorni si è invece concluso l’intervento su quella che forse è la scena più bella e significativa di tutto il ciclo: il Giudizio Universale, che dunque a breve sarà ricollocato in parete nel Camposanto Monumentale.
Gli interventi sono realizzati delle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana con il controllo della Direzione Lavori presieduta dal Prof. Antonio Paolucci e con la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci.

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IL CAPOLAVORO BOMBARDATO – Gli affreschi trecenteschi del Camposanto pisano subirono un serio danneggiamento durante la seconda guerra mondiale quando, il 27 luglio del 1944, una granata provocò un incendio e la fusione del tetto di piombo. Gli affreschi furono subito staccati dalle pareti ed iniziò così una lunga e affascinante storia di salvataggio e restauro.

Dall’eternit al moderno aerolam, i dipinti del Camposanto hanno subito da quel lontano 1944 numerosi “trasporti”, termine tecnico con cui si indica il passaggio da un supporto ad un altro mediante la delicata operazione dello strappo della pellicola pittorica – fino ad approdare in questi recenti anni, nuovamente, nel luogo per il quale erano stati concepiti e realizzati dai maggiori Maestri Tre Quattrocenteschi.

Di mano in mano, gli affreschi hanno affrontato negli anni numerosi interventi e solo l’ultimo restauro, condotto con estrema perizia dalle Maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana, ha permesso un pieno recupero delle opere. Numerose ed accurate le operazioni che vengono eseguite sulle singole scene, una sequenza di fasi che ha portato alla rimozione della caseina degradata, alla pulitura e fissaggio delle pellicole pittoriche, alla rimozione controllata delle patine e ad una prima fase di integrazione cromatica, reversibile e riconoscibile secondo i moderni principi del restauro. Operazioni che per gran parte si sono svolte nei Laboratori di Restauro dell’Opera della Primaziale Pisana, appositamente progettati per garantire la continuità delle attività di cantiere.

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UN RESTAURO IMPONENTE – L’imponente e spettacolare restauro degli affreschi che ha portato alla loro ricollocazione nel Camposanto Monumentale è stato possibile grazie a tecniche nuove e scoperte fondamentali. Tra queste, il lavoro del batteri mangiatori. Un sistema innovativo messo a punto dal microbiologo Giancarlo Ranalli dell’Università del Molise. Questi batteri sono stati fondamentali per eliminare la caseina, usata nel dopoguerra per il fissaggio degli affreschi strappati, che provocava rigonfiamenti, crepe e perdite di strato pittorico sugli affreschi.

L’attività di restauro materico e pittorico si è svolto inoltre in contemporanea con un originale intervento finalizzato a scongiurare la formazione di condense sulle superfici pittoriche degli affreschi ricollocati in parete, che in questi ultimi anni si sono presentate con sempre maggiore frequenza. Il fenomeno, monitorato da anni, si presenta più virulento in particolari zone lungo le gallerie del Camposanto, tra le quali proprio quella dove verrà ricollocato l’intero ciclo del Trionfo della Morte.

La problematica è stata risolta da un team composto dall’ingegner Roberto Innocenti, il dottor Paolo Mandrioli del C.N.R. e l’ingegner Giuseppe Bentivoglio dell’Opera della Primaziale Pisana. E’ stato progettato e sperimentato un sistema di retro riscaldamento della superficie dell’affresco, che ne innalza la temperatura superficiale di 2/3 gradi centigradi sopra la temperatura dell’ambiente, al verificarsi delle condizioni favorevoli alla formazione di rugiada, evitando così le dannose condense. Il sistema è gestito da un complesso di sensori che rilevano in continuo, ogni 10 minuti, umidità dell’ambiente e temperatura delle superfici dagli affreschi e, in condizioni critiche, comandano in automatico l’attivazione del sistema di retro riscaldamento, realizzato con termoteli in poliestere, tessuti con fibre di carbonio costituenti le resistenze elettriche che producono il necessario calore.  Il sistema assolutamente originale e unico permette di dare garanzie e continuità al programma di restauro stabilito che vedrà la ricollocazione nelle pareti del Camposanto Monumentale di Pisa di tutto il ciclo degli affreschi del “Trionfo della morte” entro l’anno 2018.

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MILANO / Inaugura il nuovo complesso Museale dei Chiostri di Sant’Eustorgio, ospite Dürer

MILANO – Il 22 novembre 2016 prenderà il via una serie di iniziative per festeggiare i primi 15 anni di attività del Museo, nato nel 2001 per volontà del cardinale Carlo Maria Martini. Per l’occasione, sarà inaugurato il nuovo complesso Museale dei Chiostri di Sant’Eustorgio che unisce, in una sola entità, il Museo Diocesano, il Museo di Sant’Eustorgio con la Cappella Portinari e la Basilica di Sant’Eustorgio.

Il fulcro delle celebrazioni sarà l’esposizione, in programma fino al 5 febbraio 2017, de L’Adorazione dei Magi, il capolavoro di Albrecht Dürer (Norimberga, 1471-1528), straordinario protagonista del Rinascimento tedesco ed europeo, proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze.

Il percorso di visita si concluderà nella basilica di Sant’Eustorgio con l’esposizione del reliquiario, espressione del gusto dell’oreficeria lombarda di inizio Novecento, che conserva le reliquie dei Magi.

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Reliquie dei Re Magi, Milano, Basilica di Sant’Eustorgio

Infatti, proprio nella basilica di Sant’Eustorgio erano custodite le reliquie dei re Magi, che la tradizione vuole siano state donate nel IV secolo dall’imperatore di Costantinopoli allo stesso Eustorgio, vescovo di Milano. Le reliquie vennero poi trafugate dagli uomini di Federico Barbarossa nel XII secolo e vennero portate a Colonia, ma il cardinal Ferrari, all’inizio del XX secolo, riuscì a farne restituire una parte: esse si trovano ancora oggi conservate in un bellissimo reliquiario dentro l’altare dei Magi, nella cappella ad essi dedicata, che si trova nel transetto destro della basilica. Nella stessa cappella vi è anche il grande sarcofago che, secondo la tradizione, avrebbe conservato i corpi dei Magi durante il trasporto dall’Oriente a Milano.

L’Adorazione dei Magi (tavola, cm 99,5 x 113,5) è stata realizzata da Albrecht Dürer alla soglia del suo secondo viaggio in Italia. L’artista infatti tra il 1494 il 1495 si spostò da Norimberga e intraprese un percorso tra vari centri della produzione artistica italiana (forse Padova, Mantova e Venezia) entrando in contatto diretto con la cultura umanistica. Alla metà del primo decennio del Cinquecento compie il secondo viaggio, desideroso di aggiornarsi sulle ultime novità proposte dai grandi maestri del Rinascimento italiano di cui era venuto a conoscenza anche attraverso la circolazione di stampe di riproduzione.

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Albrecht Dürer, L’Adorazione dei Magi, Firenze, Gallerie degli Uffizi

Non si conosce con certezza la destinazione originaria dell’Adorazione. È stato ipotizzato che la tavola costituisse lo scomparto centrale di un grande polittico dipinto da Dürer per Federico il Saggio, destinato alla cappella palatina della residenza di Wittenberg. In ogni caso, le imponenti dimensioni e la grandiosa impostazione suggeriscono che si tratti di un’opera richiesta da un committente di prestigio.

L’Adorazione riprende uno schema iconografico abbastanza tradizionale: la Vergine mostra il bambino ai tre Magi, che portano in dono oro incenso e mirra; i Magi sono raffigurati di etnie diverse e con tre differenti età. Il maestro tedesco interpreta la scena con fantasia e raffinatezza, mostrando grande originalità sia nella resa espressiva e negli atteggiamenti dei personaggi sia nella definizione degli abiti, degli oggetti e dello sfondo.

L’opera è datata “1504” e firmata con il caratteristico monogramma “AD”; firma e data che l’artista pone sulla pietra grigia collocata in primo piano vicino alla Madonna.

Come nelle altre opere eseguite tra il primo e il secondo soggiorno italiano, anche in questa tavola Dürer dimostra una grande attenzione alle rovine classiche, raffigurate in secondo piano, ma anche una predilezione per il paesaggio italiano, visibile sullo sfondo in lontananza. La soluzione dello sfondo, in particolare, sembra anche tener conto dell’Adorazione dei Magi di Leonardo (Firenze, Uffizi), che forse l’artista aveva avuto modo di conoscere durante il suo primo soggiorno italiano.

La formazione dell’artista avvenuta nella bottega del padre orefice, morto nel 1502, si riscontra nell’incredibile attenzione posta nella riproduzione dei contenitori che racchiudono i doni dei Magi, veri e propri capolavori di oreficeria rinascimentale.  Nell’album degli schizzi dell’artista, del resto, si trovano disegni del tutto simili agli oggetti dipinti sulla pala. Dürer si ritrae nella figura del Re al centro della scena, con barba e lunghi capelli, vestito con abiti sontuosamente decorati. La sua fisionomia è riconoscibile grazie al bellissimo Autoritratto con guanti conservato al Museo del Prado di Madrid o dall’Autoritratto con pelliccia dell’Alte Pinakothek di Monaco, nei quali pure si presenta in abiti eleganti e alla moda.

L’Adorazione dei Magi segna il ritorno di Un capolavoro per Milano, l’iniziativa che dal 2002 ha offerto alla città la possibilità di ammirare un’opera valorizzata nel suo aspetto storico, artistico e spirituale. L’esposizione sarà accompagnata da visite guidate per adulti e bambini, laboratori didattici e da un ricco calendario di iniziative collaterali. Il catalogo è edito da Silvana Editoriale.


INFORMAZIONI

L’ADORAZIONE DEI MAGI DI ALBRECHT DÜRER
Milano, Complesso Museale “Chiostri di Sant’Eustorgio”
ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3 e corso di Porta Ticinese 95
22 novembre 2016 – 5 febbraio 2017

Orari:    da martedì a domenica dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì
Durante le funzioni liturgiche, è sospesa la visita alla Cappella dei Magi

La biglietteria chiude alle ore 17.30

Tutti i giovedì, dal 24 novembre al 22 dicembre, il Museo Diocesano rimarrà aperto fino alle 22.00

Biglietti (Museo Diocesano + Museo di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari)
Intero: 8 euro
Ridotto individuale: 6 euro
Ridotto gruppi adulti (parrocchie incluse, almeno 15 persone): 6 euro
Ridotto scuole e oratori: 3 euro.

Informazioni:    tel. 02.89420019; info.biglietteria@museodiocesano.

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ARCHEOLOGIA / Lamezia Terme, inaugura il Parco Archeologico dell’antica città di Terina

Oltre alla messa in luce dei quartieri residenziali della città della Magna Grecia, grazie alle attività di scavo e restauro specialistico, il parco è stato dotato di nuovi servizi, dalle tettoie per l’accoglienza all’area parcheggio.

LAMEZIA TERME (CZ) –  Domani,  sabato 19 novembre, inaugura il Parco Archeologico di Terina, antica città fondata tra la fine del VI e l’inizio del V sec. a.C. dalla città achea di Crotone, e situata nell’area di Iardini di Renda. Il taglio del nastro avverrà ore 11.00 alla presenza del presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio, del sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro, del segretario regionale del Mibact per la Calabria Salvatore Patamia, del direttore scientifico della Soprintendenza Fabrizio Sudano e degli assessori del Comune di Lamezia Terme, Michele Cardamone e Graziella Astorino.

Seguirà poi la visita guidata al parco, in cui sarà possibile osservare quanto gli scavi archeologici abbiano messo in luce, ad esempio i resti delle strade e dei quartieri residenziali. Sarà così possibile passeggiare dove sorgeva la città della Magna Grecia; l’aerea, inoltre, è stata dotata di servizi, tra cui le tettoie per l’accoglienza e un’area parcheggio.

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La nuova “area accoglienza” del Parco

 I lavori si sono sviluppati da gennaio a ottobre 2016, resi possibili grazie a fondi regionali (POR 2007/2013) gestiti dal segretariato regionale del Mibact per la Calabria, condotti dal Comune di Lamezia Terme per la direzione lavori, dalla Soprintendenza Archeologia della Calabria per la direzione scientifica, ed eseguiti da Cooperativa Archeologia (www.archeologia.it).

Il progetto prevedeva la completa fruizione e valorizzazione dell’area di Iardini di Renda espropriata dal Comune, dove dal 1997 si sono susseguite cinque campagne di scavo che hanno accertato la presenza della parte residenziale della città. Il lavoro è stato portato a termine in tempi record, grazie alla messa in campo di competenze di vario genere: architetti, restauratori, archeologi, rilevatori, oltre a manodopera specializzata che, in sinergia, hanno contribuito alla realizzazione del Parco, finalmente dotato di una recinzione, di un sistema di videosorveglianza, di un parcheggio e di servizi igienici, oltre che di percorsi interni di visita, di punti di sosta e di materiale divulgativo per una visita completa.

A giudicare dalla sua monetazione, Terina doveva essere una città ricca, pienamente inserita nei processi politici ed economici delle città della Magna Grecia. Anche la sua collocazione, allo sbocco della via istmica e lungo la via tirrenica, devono aver favorito il suo sviluppo. Gli scavi hanno messo in luce un vasto quartiere con funzione residenziale, delimitato da due strade rettilinee perfettamente parallele tra loro e aventi identica larghezza (metri 6,30). Le ultime indagini hanno restituito un interessante sistema di raccolta e drenaggio delle acque realizzato con due canalette in pietra che raccoglievano l’acqua piovana che scendeva dalle gronde degli edifici. E’ stato possibile riconoscere, inoltre, quattro differenti nuclei abitativi tutti aventi lunghezza pari a 17 metri circa; uno di questi, si è scoperto essere costituito da una serie di vani disposti intorno a un vasto cortile centrale, cuore della casa.

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Statere, circa 440-425 a.C., di Terina (recto e verso)

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ROMA / Apre per la prima volta al pubblico l’area archeologica del Circo Massimo [FOTO]

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ROMA – Apre per la prima volta al pubblico l’area archeologica del Circo Massimo, il più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità. Da giovedì 17 novembre l’importante area archeologica sarà aperta con ingresso da Piazza di Porta Capena. Viene dunque restituito alla città uno dei suoi luoghi simbolo, collegato dalla leggenda alle origini stesse di Roma. Dopo 2800 anni di avvenimenti e attraverso i suoi tesori oggi finalmente svelati,  il Circo Massimo avvolgerà cittadini e turisti in una  suggestione senza tempo.

Con i 600 metri di lunghezza e 140 di larghezza, l’area nel corso dei secoli ha vissuto innumerevoli trasformazioni. Qui fin dall’età regia si sono svolte manifestazioni pubbliche di ogni genere: competizioni ippiche, cacce con animali esotici, rappresentazioni teatrali, esecuzioni pubbliche, ma anche processioni religiose e trionfali. In seguito l’area è divenuta luogo di passaggio dell’acqua Mariana, ha ospitato coltivazioni agricole e mulini, è divenuta proprietà privata della famiglia Frangipane, cimitero degli Ebrei per poi ospitare, a partire dal XIX secolo, gli impianti del Gazometro, magazzini, manifatture, imprese artigianali e abitazioni.

I lavori di riqualificazione ambientale e di musealizzazione dell’area, miranti al recupero del monumento nei suoi valori archeologici, storici e paesaggistici e all’ottimizzazione della sua accessibilità e fruibilità, sono stati condotti da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’Ufficio Città Storica, con il contributo tecnico di Zetema Progetto Cultura e realizzati dall’Impresa Celletti Costruzioni Generali.

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Emiciclo del Circo Massimo come rappresentato nella Forma Urbis , pianta di Roma di età severiana

I LAVORI – Gli interventi hanno restituito una nuova leggibilità al monumento, ridefinendo la zona dell’emiciclo attraverso operazioni di restauro delle strutture, contenimento del terreno e la realizzazione di nuovi percorsi di visita con relativi impianti di illuminazione.
E’ stata realizzata una terrazza panoramica sul margine meridionale dell’area e  per restituire visibilità alle strutture archeologiche e ripristinare il continuum spaziale tra le diverse quote, raccordandole, è  stato realizzato un piano inclinato che permette di superare gradualmente il dislivello oggi presente tra il livello dell’area verde, di libera fruizione, e quella del recinto archeologico. Anche gli spazi pubblici adiacenti sono stati sistemati e  riqualificati.

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Un particolare delle corse di Circo Massimo nel rilievo di Palazzo Trinci a Foligno.

I margini dell’area archeologica sono stati provvisti di idonea recinzione di forma semicircolare in corrispondenza dell’emiciclo, seguendo il perimetro della costruzione romana fino all’ideale inizio della spina, la lunga piattaforma posizionata al centro della pista che era decorata con statue, tempietti, vasche, con due grandi obelischi egizi – che dal ‘500 sono stati ricollocati  in piazza S. Giovanni in Laterano ed in Piazza del Popolo – e dotata di metae, i grandi segnacoli intorno ai quali giravano i carri.

I resti della spina sono stati localizzati in profondità (la pista romana si trova a oltre 5 metri di profondità rispetto all’attuale piano dell’area archeologica) attraverso indagini geofisiche condotte in collaborazione con l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

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L’emiciclo ed il Circo Massimo nel XVII secolo (G.B. Falda)

IL PERCORSO DI VISITA – I visitatori potranno accedere alle gallerie che un tempo conducevano alle gradinate della cavea (i senatori al piano terra e la plebe al piano superiore). Nelle gallerie, che si potranno percorrere per un tratto di circa 100 metri ciascuna, si potranno osservare anche i resti delle latrine antiche. Si proseguirà sulla strada basolata esterna ritrovata durante gli scavi, in cui spicca una grande vasca-abbeveratoio in lastre di travertino. Qui è possibile visitare anche alcune stanze che venivano utilizzate come botteghe (tabernae) per soddisfare le necessità del numeroso pubblico dei giochi: locande, negozi per la vendita di generi alimentari, magazzini, lupanari, lavanderie, ma anche uffici di cambiavalute  necessari per  assecondare il giro di scommesse sulle corse dei cavalli.

Nella zona centrale dell’emiciclo sono visibili le basi dell’Arco di Tito, uno dei più grandi archi trionfali di Roma, a lui dedicato in occasione della vittoria giudaica. Le indagini hanno consentito di rimettere in luce le basi delle colonne frontali e alcuni importanti frammenti architettonici che hanno permesso agli archeologi di stabilire le sue dimensioni originarie (le colonne erano alte almeno 10 metri) grazie anche all’anastilosi virtuale del monumentorealizzata in collaborazione con l’Università Roma Tre – Dipartimento di Architettura. Nel corso degli scavi sono state rinvenute anche parti della grande iscrizione, rimarcata con lettere bronzee, su cui era incisa la dedica da parte del Senato e Popolo Romano all’imperatore.

L’intervento di riqualificazione dell’area ha interessato anche la medievale Torre della Moletta (realizzata nel XII secolo) su cui si è intervenuti con  il  restauro delle murature antiche ed un impegnativo progetto di  consolidamento statico. Una scala interna consente di arrivare fino al piano superiore, uno splendido punto panoramico sull’area archeologica, che permette di apprezzare in pieno le dimensioni del Circo.

I numerosi frammenti lapidei presenti nell’area sono stati in parte anche sistemati ad arredo dello spazio aperto. In particolare ai piedi dell’emiciclo palatino sono stati collocati, da un lato, alcuni elementi provenienti dall’edificio antico(gradini, cornici, capitelli, le soglie delle botteghe, etc.), mentre sull’altro versante sono state collocate una serie di colonne in marmi colorati rinvenute negli scavi archeologici. Infine, nello spazio antistante la torre sono stati posizionati i frammenti architettonici di marmo lunense provenienti dallo scavo dell’arco di Tito.

 


INFORMAZIONI

ROMA, APERTURA DEL CIRCO MASSIMO –  Da Giovedì 16 novembre 2016

Fino all’11 dicembre dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 16 (ultimo ingresso ore 15); dal 12 dicembre il sabato e la domenica dalle 10 alle 16  (ultimo ingresso ore 15) e dal martedì al venerdì su prenotazione allo 060608.

Tre Scene dalla vita di San Giovanni Evangelista: Predella

MOSTRE / A Firenze l’Umanesimo tardogotico di Giovanni dal Ponte

FIRENZE –  La Galleria dell’Accademia di Firenze ospita la prima mostra monografica, con circa cinquanta opere, dedicata al pittore Giovanni dal Ponte(1385-1437/8) – a cura di Angelo Tartuferi e Lorenzo Sbaraglio – che viene a colmare una carenza di studi e conoscenza avvertita da tempo nell’ambito degli studi storico artistici.

Finalità principali della mostra sono quelle di favorire una classificazione critica più adeguata di questa forte personalità artistica del primo Quattrocento, che occupò un ruolo non marginale negli sviluppi della pittura fiorentina del primo Rinascimento e di presentarlo al vasto pubblico affinché ne scopra e apprezzi il linguaggio assai individuale ed al tempo stesso estroso, nonché aggiornato sull’attività dei maggiori artisti operanti nel capoluogo toscano nel primo trentennio del XV secolo: da Gherardo Starnina a Lorenzo Monaco e Lorenzo Ghiberti fino a Masaccio, Masolino e Beato Angelico.

La formazione artistica del pittore si svolse probabilmente in una bottega di tradizione trecentesca,  anche se un’influenza fondamentale la esercitò ben presto Gherardo Starnina, che – al suo ritorno dalla Spagna nei primissimi anni del Quattrocento – introdusse a Firenze un’interpretazione esuberante e profana della pittura tardogotica, risultata decisiva per Giovanni e per la formazione del suo stile.

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Giovanni dal Ponte (Giovanni di Marco di Giovanni, detto) Firenze 1385-1437/1438 Madonna dell’umiltà 1415 circa Tempera su tavola, cm 89 x 57 Collezione privata

Giovanni di Marco – ricordato come Giovanni dal Ponte nelle Vite del Vasari per il fatto di essere abitante e aver avuto bottega a Firenze nella parrocchia di Santo Stefano al Ponte  – si rivelò subito partecipe del panorama culturale fiorentino agli albori del Quattrocento, caratterizzato, com’è noto, da una straordinaria vitalità creativa.

L’opera più importante della sua fase più antica giunta fino a noi è il trittico del Museo di San Donnino a Campi Bisenzio, in origine nella chiesa di Sant’Andrea a Brozzi. Il dipinto è stato per lungo tempo riferito a un ipotetico “Maestro dell’Annunciazione di Brozzi”, ma ai giorni nostri si ritiene che esso documenti gli esordi di Giovanni dal Ponte intorno al 1410, con riflessi assai spiccati dell’attività di Gherardo Starnina.

Nel corso del terzo decennio del Quattrocento Giovanni di Marco dimostra una crescente attenzione nell’interpretare gli spunti della nascente cultura rinascimentale, in pittura di fonte soprattutto masaccesca, come si può notare nel polittico che aveva al centro la Madonna col Bambino in trono (Fitzwilliam Museum, Cambridge) e ai lati i santi Giovanni Battista e Pietro a sinistra, e a destra i santi Paolo e Francesco d’Assisi (Museo Bandini, Fiesole) e con la predella raffigurante la Liberazione di San Pietro dal carcere; San Pietro in cattedra e i santi Ludovico e Prospero; Martirio di San Pietro; San Tommaso e San Giacomo maggiore,Luca e Giacomo minore, Andrea e Giovanni evangelista, Matteo e Filippo (Uffizi, Firenze).

Dal 1427 circa Giovanni dal Ponte fu in società con il pittore Smeraldo di Giovanni, insieme al quale si specializzò nella fornitura di cassoni dipinti, un genere che incontrava un grandissimo successo nella Firenze di quegli anni. Tra gli esemplari più belli di questa produzione si annovera il fronte di cassone del Museo Civico “Amedeo Lia” di La Spezia.

Il grande trittico con l’ Incoronazione della Vergine e quattro santi della Galleria dell’Accademia ha beneficiato – come un buon numero di altri dipinti – di un restauro appositamente eseguito per la mostra, recuperando splendidamente i suoi valori disegnativi e pittorici. Il bellissimo tappeto su cui poggiano i sacri personaggi, che era di un colore scuro, è stato rivelato dalla pulitura di un verde assai brillante, su cui campeggiano i ricchi racemi dorati. Anche il gradino di base era stato nei secoli completamente ricoperto dalla sporcizia e dalle ripassature pittoriche: grande è stata pertanto la sorpresa di constatare che l’artista aveva dipinto accuratamente anche questa parte, utilizzandola, anzi, per offrire dei brani bellissimi di naturalismo pittorico.

Incoronazione della Vergine fra quattro santi

Giovanni dal Ponte (Giovanni di Marco di Giovanni, detto) Firenze 1385-1437/1438 Incoronazione della Vergine (scomparto centrale); nella cuspide, Cristo nel Limbo; San Francesco d’Assisi, San Giovanni battista (scomparto sinistro); nella cuspide, Angelo annunziante Sant’Ivo, San Domenico (scomparto destro); nella cuspide, Vergine annunciata 1430 circa Tempera su tavola, cm 194 x 215,7 Firenze, Galleria dell’Accademia di Firenze

In occasione dell’esposizione entrerà definitivamente nelle collezioni del museo un’altra opera di Giovanni dal Ponte, la tenera e luminosa Madonna col Bambino in trono, proveniente dalla chiesa di Badia nel cuore di Firenze, ma conservata per moltissimi anni presso la Certosa del Galluzzo, recuperata anch’essa da un ottimo intervento di restauro. Nella tavola l’artista giunge ad interpretare in maniera assai originale i modi di Masolino, celebre compagno di lavoro di Masaccio.

L’ultima fase dell’attività del pittore è documentata in mostra da una serie di opere datate che testimoniano il raggiungimento di un linguaggio molto personale, caratterizzato da forme ampie e solenni, che sembrano coniugare la grande tradizione trecentesca fiorentina con le forme e i moduli rinascimentali ormai pienamente affermati. Si possono ricordare qui il luminoso e ‘neo-trecentesco’ trittico della Badia di Rosano (Firenze) con l’Annunciazione e quattro santi, commissionatogli dalla badessa Caterina da Castiglionchio nel 1434; la grandiosa pala della chiesa di San Salvatore al Monte di Firenze (post 1434) raffigurante la Madonna col Bambino, sei santi e una donatrice.

Giovanni dal Ponte fu attivo anche come frescante: riflettono  in parte il suo stile i frammenti recuperati nella Cappella del Giudizio nel Duomo di Pistoia, mentre intorno al 1430 egli dipinse certamente gli affreschi per la Cappella di San Pietro nella chiesa di Santa Trinita a Firenze, andati in buona parte perduti, e tra il settembre 1434 e l’ottobre dell’anno seguente affrescò le Storie di san Bartolomeo nella Cappella Scali della stessa chiesa.

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Il 19 novembre 1437 Giovanni di Marco dettò il suo testamento, da cui emerge una notevole agiatezza economica, e dovette morire poco tempo dopo.

 

Tra le prestigiose istituzioni museali che hanno offerto la loro collaborazione alla mostra prestando opere di grande rilievo figurano la National Gallery di Londra, il Museo Nacional del Prado di Madrid, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Wadsworth Atheneum Museum of Art di Hartford (Connecticut), il Minneapolis Institute of Arts, i  Musees Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles, il Museo di Baltimora (Maryland), il Fogg Art Museum di Cambridge (Massachusetts), il Philadelphia Museum of Art a Filadelfia (Pennsylvania), il   Musee Jacquemart-André dell’ Institut de France di Parigi, il Musee des Beaux-Arts a Digione.

L’allestimento della mostra, progettato dall’architetto Piero Guicciardini, dello Studio Guicciardini-Magni, si caratterizza per la sapiente evocazione scenica delle architetture della Firenze di Giovanni dal Ponte e per la cura delle luci sui fondi oro, che insieme creano effetti di grande suggestione.

La mostra a cura di Angelo Tartuferi e Lorenzo Sbaraglio, è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo con la Galleria dell’Accademia di Firenze.


INFORMAZIONI
Giovanni dal Ponte (1385-1437)
Protagonista dell’Umanesimo tardogotico  fiorentino

Firenze , Galleria dell’Accademia
22 novembre 2016 – 12 marzo 2017

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ARCHEOLOGIA / Trovata a Norfolk (UK) eccezionale necropoli anglosassone con 81 bare lignee [FOTO]

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NORFOLK (UK) – Sei tombe appartenenti alla forse più antica necropoli anglosassone finora trovata in Gran Bretagna sono riemerse durante uno scavo a Norfolk, sul fiume Wensum, insieme a 81 bare ricavate da tronchi di quercia in ottime condizioni di conservazione: eventualità estremamente rara a causa della deperibilità dei materiali organici. Secondo gli archeologi del MOLA (Museum of London Archaeology), le sepolture – allineate est-ovest e senza corredo –  fanno parte del cimitero di una comunità cristiana e sono databili tra il VII e il IX secolo: l’esame dei resti lignei, così come delle ossa,  darà a breve elementi di datazione più precisi.  Oltre alle sepolture, gli archeologi hanno riportato alla luce le tracce di un’ampia struttura di legno, probabilmente una chiesa o una cappella. Il ritrovamento è giudicato dagli specialisti “importantissimo”: è la prima volta, infatti, che ci si ha l’opportunità di indagare con metodologie moderne una serie di bare di legno ricavate da tronchi di quercia scavati e perfettamente conservati. Questo tipo di sepoltura, infatti, è utilizzato sin dall’Età del Bronzo e documentato anche in epoca medievale, ma soltanto dai resoconti ottocenteschi.

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Veduta aerea del cimitero in fase di scavo ©MOLA

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Le tombe in fase di scavo ©MOLA

LA NECROPOLI ACCANTO AL FIUME – La scoperta è stata fatta durante i lavori di costruzione di un laghetto a fianco a una proprietà privata. Durante gli scavi preliminari a cura degli archeologi locali, sono inaspettatamente emersi (il centro dell’attuale paese si trova a varie centinaia di metri di distanza) molti frammenti di ceramica anglosassone, ragion per cui è stato richiesto l’intervento degli specialisti del MOLA.
Il fiume Wensum, che oggi attraversa il villaggio di Great Ryburgh, ha variato il suo corso nei secoli e con ogni probabilità ha distrutto ogni traccia del villaggio anglosassone dove viveva la comunità cui la necropoli fa riferimento. Le condizioni particolari del suolo hanno però permesso la conservazione in stato ottimale sia del cimitero e che di molti elementi organici, legno e ossa soprattutto.
I resti lignei saranno restaurati e conservati al Norwich Castle museum.

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SCOPERTE – ARCHEOLOGIA / Trovata in Bretagna una grande villa gallo-romana con vasto impianto termale [GALLERY]

 

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Credit Foto:  ©Inrap

FRANCIA – I resti di una grande villa gallo-romana del I secolo d.C. sono stati ritrovati a Langrolay-sur-Rance, in Bretagna. Il ritrovamento è stato fatto dagli archeologi dell’INRAP ( Institut national de recherches archéologiques préventives) in occasione di uno scavo iniziato nel luglio scorso ed è stato reso noto a fine ottobre. Si annuncia come molto importante date la ricchezza e le dimensioni della dimora: la sola parte residenziale, infatti, ha un’estensione di circa 1,500 mq e comprende un grande impianto termale eccezionalmente conservato di 400 mq (foto in alto: [Credit: © Inrap]). Gli ambienti esterni comprendevano inoltre vasti giardini e stalle.

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Veduta del Calidarium dell’impianto termale [Credit: © Inrap]

La struttura si affaccia sul fiume Rance; i suoi ambienti risultano disposti intorno ad un grande cortile centrale  delimitato da un colonnato. Particolarmente ben conservate, sia in alzato che nella zona pavimentale,  sono le terme, che si estendono su una superficie di oltre 400 mq.
La villa fu costruita nel I secolo d.C. e fu abitata con ogni probabilità fino al IV, come testimoniano varie monete (due sesterzi coniati a Roma nel II secolo d.C. e un nummo del IV coniato a Treviri). Con ogni probabilità la villa era la dimora rurale di una famiglia aristocratica, forse della tribù gallica dei Curiosoliti (nominati anche da Cesare nei Commentarii che descrivono la sua campagna in Gallia) residenti a Corseul (che dalla tribù prende il nome), l’antica città romana di Fanum Martis.

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Due sesterzi del II secolo e un nummo del IV secolo [Credit: © Inrap]

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Chiave di bronzo [Credit: © Inrap]

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Strigile [Credit: © Inrap]

Fonte: INRAP

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Credit Foto:  ©Inrap

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TERREMOTO / Trasferito l’archivio di Visso, continuano i recuperi delle opere in pericolo in Umbria e Marche


Continua l’opera di salvaguardia da parte dei tecnici del MiBACT dopo il terremoto che ha devastato il Centro Italia. Ecco il bollettino degli ultimi recuperi eseguiti dalle squadre di rilevamento danni del MiBACT insieme ai vigili del fuoco e con la collaborazione dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e del Corpo Forestale dello Stato  (ultimo aggiornamento: 14/11/2016).

TRASFERITO L’ARCHIVIO DI VISSO – È stato trasferito l’archivio storico comunale di Visso. L’operazione, effettuata dai tecnici delle squadre di rilevamento danni dell’Unità di Crisi delle Marche assistiti dai restauratori dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario, dal Sovrintendente  e dai  funzionari della Sovrintendenza Archivistico e Bibliografico dell’Umbria e delle Marche e dal personale dell’Archivio di Stato di Ancona, coadiuvati dai Vigili del Fuoco, dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, dai militari dell’esercito italiano e dalla protezione civile di Ancona, ha permesso di salvare 500 metri lineari di carte che coprono un periodo cronologico dal XV  al XX secolo Si tratta di pergamene, faldoni e  registri.
La ricca documentazione che conserva la memoria storica di Visso è stata trasferita presso la sede dell’Archivio di Stato di Ancona dove verrà conservata e opportunamente sistemata. Tra gli archivi più importanti si segnalano: l’Archivio Storico comunale, del Governatore di Visso, dell’Ente comunale di assistenza, della Guardia nazionale di Visso, dell’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, del Monte di Pietà,  del Santuario della Madonna in Macereto, della Società Operaia di mutuo soccorso, dello Stato civile, dell’Ufficio di conciliazione e del Vicario Foraneo.

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RECUPERATE OPERE AD AMATRICE – Una cinquantina le opere recuperate che erano conservate nella chiesa di S. Savina a Voceto nel comune di Amatrice, la cui facciata è crollata con le scosse di mercoledì 26 e domenica 30 settembre. All’operazione hanno partecipato anche i restauratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e un gruppo di volontari di protezione civile.L’intervento ha permesso di rimuovere e ricoverare nel deposito presso la Scuola del Corpo Forestale di Cittaducale due  tabernacoli, l’acquasantiera a parete rinvenuta fra le macerie della facciata, tre croci da altare, due  calici, un reliquiario di legno dorato di S Savina, una pisside, un turibolo, due ostensori, una navicella, un secchiello, tre serie diverse e non complete di cartagloria, la serie di litografie con cornici della via crucis, tre dipinti, quattro statue tra le quali due di S Savina, una mista di tela e gesso e cartapesta.
Altre opere sono state recuperate dalla chiesa di S Francesco e di S Agostino. All’operazione hanno partecipato anche i restauratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e un gruppo di volontari di protezione civile. L’intervento ha permesso di rimuovere e ricoverare nel deposito presso la Scuola del Corpo Forestale di Cittaducale alcuni candelabri lignei e di metallo, 2 statue lignee di S Francesco e S Chiara, un Crocefisso ligneo, un calice e una pisside, un presepe con personaggi in materiale lapideo vario, due bassorilievi lignei raffiguranti l’Ultima Cena e un Mosè, due candelabri lignei, la campana proveniente dalla chiesa della Madonna del Rosario a Domo e la statua in cartapesta di San Vincenzo Ferrer nell’ex chiesa di S. Emidio ora Museo Civico.

OPERE RECUPERATE NELLE MARCHE – Dalla Pieve di Santa Maria Assunta di Ussita in provincia di Macerata e nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Folignano in provincia di Ascoli Piceno sono stati invece recuperati e portati in deposito cinque tele del primo Settecento con immagini sacre, una scultura in pietra raffigurante il Cristo dell’XI secolo, una tela raffigurante il Cardinale Pietro Gasparri  della seconda metà del XIX secolo, un trittico olio sui tavola raffigurante “Madonna con il Bambino, Santa Caterina e San Cipriano” attribuito a Pietro Alemanno e datato 1478, un dipinto olio su tela raffigurante “Madonna di Loreto e San Ciprino” attribuito a Nicola Monti e datato 1765, quattordici stazioni della Via Crucis in terracotta attribuite a Emidio Paci e databili alla prima metà del XIX secolo.

 

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recupero nel Santuario dell’Icona Passatora (foto: Mibact)

DECINE DI OPERE RECUPERATE IN UMBRIA – Per quanto riguarda l’Umbria,  una prima tranche di 56 opere è stata recuperata il 7 novembre; tra quelle rimosse e ricoverate nel deposito adibito nella regione figurano due statue raffiguranti la Madonna Assunta in ceramica policroma e l’Angelo Orante in ceramica bianca di Andrea e Luca della Robbia, un reliquiario di San Benedetto in oro e argento del XIV secolo e due statue policrome in terracotta di Jacopo della Quercia del XV secolo raffiguranti la Madonna Assunta e San Benedetto dal Museo civico della Castellina di Norcia; 12 frammenti del rosone, una testa di statua raffigurante un vitello dalla decorazione della facciata, un ovale con cornice dorata dipinto su pietra dalla Basilica di San Benedetto a Norcia; dalla chiesa di San Francesco a Norcia la pala d’altare di Jacopo Siculo datata 1451 raffigurante “L’incoronazione della Vergine”; dalla chiesa di Madonna Bianca a Anacarno nei pressi di Norcia un crocifisso ligneo di Benedetto da Maiano, una statua in marmo raffigurante la Madonna Bianca attribuito a Francesco di Simone Ferrucci da Fiesole realizzato nel 1488 e un tabernacolo ligneo dorato con bassorilievo in marmo raffigurante una Madonna col Bambino del XVI secolo; dalla chiesa di Santa Maria del Castello di Collescille di Preci un dipinto raffigurante Madonna con Bambino tra San Biagio e San Francesco del XVI secolo, un dipinto del XVIII secolo raffigurante Santa Lucia e una scultura in terracotta dipinta raffigurante Madonna con Bambino del XII secolo; dalla chiesa del Santissimo Salvatore di Campi di Preci un dipinto raffigurante Madonna con Bambino e un dipinto raffigurante la Vergine Annunciata; dalla chiesa di San Bartolomeo a Todiano di Preci una scultura lignea di Santo con abito decorato, diversi elementi lignei dell’altare, un dipinto raffigurante Madonna con Santi, un dipinto dell’Adorazione dei Santi con Cristo crocifisso, un dipinto con Martirio di San Sebastiano e una statua in terracotta di Santo benedicente.

Una seconda tranche di opere è stata invece rimossa e ricoverata nei depositi di Santo Chiodo a Spoleto l’11 novembre. Tra le opere figurano: un dipinto del 1547 raffigurante la Resurrezione di San Lazzaro di Michelangelo Carducci e un dipinto del 1600 raffigurante Santa Scolastica tra Sant’Eutizio e Santo Spes dalla Basilica di S. Benedetto a Norcia; un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino tra Angeli e SS Luigi, Francesco d’Assisi e Bartolomeo, un dipinto raffigurante la Crocifissione tra i Santi Antonio Abate e Vescovo, un dipinto raffigurante la Deposizione di Gesù tra le Marie, un dipinto del XVII sec. raffigurante la Madonna del Rosario, un dipinto del XVII sec. raffigurante la Madonna in Gloria tra i santi Francesco e Carlo Borromeo, un dipinto del XVII sec. raffigurante San Michelangelo e i Santi Antonio da Padova e Lucia, una teca ex-voto del XVIII sec., una scultura lignea policroma dorata e laccata del XVII raffigurante San Rocco, una Croce con Crocifisso del XVII sec., un Baldacchino, un copri Pisside in stoffa del XVII sec. dalla Chiesa di San Martino; un dipinto su tela del XVIII sec. raffigurante San Nicola da Bari e S. Domenico di Guzman, un dipinto su tela del XVIII sec. raffigurante la Madonna del Carmelo con i Santi Vescovo e Carlo Borromeo, Santo Vesco, San Francesco d’Assisi e San Giovanni Battista, un dipinto su tela del XVII sec. raffigurante la Madonna del Rosario, un dipinto su tela del XVII sec. raffigurante gli Episodi della vita di S. Antonio da Padova, un dipinto su tavola del XIX sec. raffigurante la Crocifissione e i due dolenti, un ovale del XVIII sec. raffigurante la Madonna con bambino e un reliquario del XVIII sec. dalla Chiesa del Sacro Cuore a Preci (PG); sei candelabri lignei dipinti dalla chiesa di S. Benedetto a Norcia (PG); un dipinto olio su tela raffigurante “Cristo incoronato e legato”, due cimase dell’altare maggiore, un dipinto olio su tavola raffigurante “Cristo con le mani legate”, un dipinto olio su tavola raffigurante “Cristo portatore di Croce”, Una voluta lignea, tre statuti di Congregazione, un’indulgenza, una croce d’altare, due sportelli lignei, una scultura lignea del XVII sec. raffigurante S. Andrea, una teca lignea con il corpo di S. Costantino Martire, un dipinto olio su tela raffigurante la croce e due dolenti, un dipinto olio su tela raffigurante I Santi della Controriforma e un Tabernacolo con il Vissillo di S. Giorgio e il Drago dalla Chiesa di S. Andrea di Norcia (PG); un dipinto su tela raffigurante la Crocifissione tra i Santi, un dipinto su tela del 1596 raffigurante S. Antonio abate del pittore Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, un crocifisso ligneo dipinto, una croce, due tabernacoli lignei, 17 reliquiari, tre calici, un reliquiario raffigurante S. Girolamo con Leone, un reliquiario raffigurante il Santo Papa seduto in trono e uno sportello ligneo dipinto e dorato dall’Abazia di S.Eutizio a Preci (PG); una scultura lignea del XV sec. raffigurante La Madonna, un dipinto olio su tela del 1800 raffigurante la Deposizione di Cristo di Giuseppe Tonni Donò, un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna Nera fra San Francesco e San Paolo e un dipinto olio su tela raffigurante L’Adorazione della Sacra Famiglia dalla Chiesa di San Giovenale a Cascia (PG);  una statua lignea policroma del XIV sec. raffigurante La Madonna, una Croce Astile in legno e lamina metallica del XV sec. e un dipinto olio su tela raffigurante la Madonna del Rosario dalla Chiesa di san Giorgio di Cascia (PG); due dipinti con basi lignee, una base di Candelabro e un Crocifisso d’Altare dalla Chiesa di Santa Maria della Cona a Norcia (PG); un Crocifisso e una Borchia lignea del soffitto dalla Chiesa di S. Agostinuccio di Norcia (PG); un Crocifisso, due Candelabri e due dipinti dalla Chiesa del Crocifisso;  un Ostensorio dalla Chiesa S. Antonio Abate a Norcia (PG); due dipinti olio su tela dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Norcia (PG); tre campane dalla Torre Civica del Palazzo Comunale di Norcia.
[Ultimo aggiornamento: 14/11/2016]
Fonte: MiBACT.