1493209685c 767_cut1_250“STORIE & ARCHEOSTORIE” è il notiziario a cura di PERCEVAL ARCHEOSTORIA, studio di consulenza e ricerca in ambito storico-archeologico e artistico-musicale nato nel 2010. Il direttore  è Elena Percivaldi, ricercatrice, divulgatrice e giornalista professionista dal 2002.  


Per segnalazioni di mostre, eventi, scoperte o per altre informazioni, potete contattarci scrivendo a: storieearcheostorie(at)gmail.com

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CONVEGNI / A Monte sant’Angelo (Fg) si parla di monetazione longobarda

convegno

FOGGIA (18 settembre 2018) –  Il 13 ottobre 2018 a Monte Sant’Angelo (FG), sul Gargano,  si terrà un importante convegno che vedrà intervenire i massimi esperti nazionali in materia numismatica. Organizzato dal Centro Studi Storico Archeologici del Gargano, con la direzione scientifica della Società Mediterranea di Metrologia Numismatica, il Convegno “Langobardorum nummorum doctrina” sarà incentrato, come dice il titolo,  sul tema della monetazione longobarda e si segnala come uno degli appuntamenti di punta del settore numismatico degli ultimi anni in Italia.

STUDIOSI A CONFRONTO – L’iniziativa culturale nasce con il duplice scopo di divulgare al pubblico l’importanza dello studio della storia tramite le monete,  e di far migliorare la conoscenza della storia dei Longobardi. Grazie alle ricerche condotte negli ultimi anni sulla monetazione della Langobardia Maior, della Tuscia e della Langobardia Minor e alla luce delle tante nuove acquisizioni fatte, si parlerà non solo della monetazione dei re longobardi e dei duchi di Benevento, ma anche delle emissioni dei duchi e principi di Spoleto e non saranno certamente dimenticate le emissioni di oro e di rame degli ultimi principi di Salerno e le prime emissioni auree di Amalfi.
Ampio spazio sarà inoltre riservato alla monetazione di altre popolazioni barbariche che conquistarono l’Italia prima dei Longobardi come i Goti, così come alle fonti numismatiche grazie alle ricerche e agli studi del dott. Luca Lombardi, che da anni si occupa del recupero e dello studio di libri antichi. Il prof. Pasquale Corsi, già professore ordinario di Storia Medievale all’Università di Bari e presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, relazionerà sulle fonti per la storia dei Longobardi. Grazie al contributo del dipartimento di chimica del Politecnico di Torino, la prof.ssa Emma Angelini illustrerà gli ultimi studi sulle analisi composizionali e strutturali dei metalli monetari dell’epoca.
Non mancheranno gli studi sul santo patrono di Monte Sant’Angelo, l’Arcangelo Michele che fu protettore dei longobardi e il primo santo impresso su una moneta europea: ad occuparsene con una relazione il dott. Alberto d’Andrea, editore numismatico, e il presidente del Centro Studi Storico Archeologici del Gargano, Domenico Luciano Moretti, che si occuperanno dell’iconografia sulle monete longobarde.

Tra i relatori ci saranno accademici provenienti da diverse università italiane, ma anche studiosi delle più prestigiose accademie italiane di numismatica, come la Società Numismatica italiana (fondata nel 1892 da un gruppo di studiosi di numismatica tra cui anche l’allora principe di Napoli e futuro Re d’Italia Vittorio Emanuele III) o la Società Mediterranea di Metrologia Numismatica fondata dal dott. Giuseppe Ruotolo, direttore scientifico del convegno e tra i più importanti studiosi di numismatica in Italia, autore di libri e articoli cruciali sulla monetazione del Mezzogiorno d’Italia.

Moderatore d’eccezione il prof. Aldo Luisi, già ordinario di Lingua e Letteratura Latina e Direttore del Dipartimento di Studi Classici e Cristiani dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, profondo conoscitore del mondo antico e dell’età barbarica avendo sviluppato in oltre quaranta anni di insegnamento presso l’Università di Bari lo studio dei filoni storico-biografico, linguistico-filologico e giuridico-letterario.

MONUMENTI APERTI E VISITE GUIDATE – Per l’occasione, il Centro pugliese di Monte Sant’Angelo, che si fregia di essere sede di ben due siti UNESCO, accoglierà nel suo borgo medievale studiosi ed esperti da tutt’Italia già dal 12 ottobre, offrendo visite guidate e aperture straordinarie dei monumenti e siti di interesse storico tra i quali il Santuario in grotta di San Michele Arcangelo,  uno dei sette luoghi parte del sito seriale “L’Italia dei Longobardi. I luoghi del potere (568-774 d.C.), patrimonio dell’umanità Unesco dal 2011.

Il Convegno “Langobardorum nummorum doctrina”  è organizzato grazie al supporto dell’ente Parco Nazionale del Gargano e del Comune di Monte Sant’Angelo, supportato dall’Associazione Italia Langobardorum, ed è patrocinato dal MIBAC e da numerosi istituti culturali e universitari italiani tra cui il Centro Studi Longobardi. Sarà presente anche la nostra Perceval Archeostoria.

Tutti i dettagli sono disponibili sul sito www.centrostudidelgargano.it.

MOSTRE / A Bologna gli spettacolari corali della Basilica di San Francesco

BOLOGNA (15 settembre 2018) –  Inaugura oggi al Museo Civico Medievale di Bologna (ore 17.30) la mostra Lodi per ogni ora. I corali francescani provenienti dalla Basilica di San Francesco, curata da Massimo Medica in collaborazione con Paolo Cova e Ilaria Negretti. La rassegna, organizzata in occasione della decima edizione del Festival Francescano, espone fino al 17 marzo 2019 una serie di importanti codici liturgici francescani databili dal XIII al XV secolo, conservati  nello stesso Museo medievale bolognese.

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Corale francescano Ms 526, F 84.2v

IN LODE DI FRANCESCO – Fin dal Duecento l’illustrazione dei manoscritti ha costituito uno strumento espressivo essenziale per l’Ordine dei Frati Minori. Grazie alle scelte iconografiche e tematiche codificate dall’Ordine, le immagini dei libri francescani rappresentarono un elemento fondamentale per esaltare la figura del santo fondatore, offrendo una lettura in chiave strettamente cristologica della sua vita, che legittimava il ruolo di rinnovamento della Chiesa operato dalla Congregazione francescana. Infatti, sfogliando le pagine di Antifonari e Graduali del XIII secolo spesso ricorrono le raffigurazioni della Predica agli uccelli e delle Stimmate come appare nel manoscritto 526, qui esposto insieme ad altri graduali (mss. 525, 527), realizzati intorno al 1280-85 per il convento di San Francesco a Bologna. A decorarli fu chiamato uno dei protagonisti assoluti della miniatura bolognese della seconda metà del Duecento, il cosiddetto Maestro della Bibbia di Gerona, così chiamato per aver decorato la celebre Bibbia oggi conservata presso la biblioteca capitolare della città catalana.

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Corale francescano Ms 526,  F62c C.N.B

FECONDI CONFRONTI – Se nell’episodio della Predica agli uccelli gli artisti potevano indugiare in ricerche di naturalismo espressivo, in quello delle Stimmate era possibile invece sperimentare effetti di grande drammaticità, come documenta l’analoga figurazione del graduale ms. 526, felice connubio tra le più sofisticate sperimentazioni pittoriche della tradizione bizantina e la veemenza espressiva di certa pittura toscana di questi anni. Nella serie di Antifonari (mss. 528, 529, 533), realizzata nei primissimi anni del Trecento a compimento del precedente ciclo di Graduali, il linguaggio ancora aulico del Maestro della Bibbia di Gerona rivive in talune figurazioni seguendo connotazioni più moderne che già lasciano presagire una conoscenza dei fatti nuovi della cultura giottesca (ciclo di affreschi della Basilica Superiore di Assisi), la cui diffusione dovette seguire inizialmente canali privilegiati all’interno dello stesso Ordine.

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Corale francescano Ms 526, C98.2r

Tra le figure che si pongono a maggior confronto con l’artista fiorentino va annoverato Neri da Rimini che realizzò nel 1314, assieme al copista Fra Bonfantino da Bologna, l’antifonario ms. 540 destinato al convento francescano della città romagnola. Risale invece alla metà circa del XV secolo la serie di corali francescani (mss. 549 – 551, 553) che in parte recano entro alcuni capilettera calligrafici la firma di Guiniforte da Vimercate e la data 1449. La decorazione di questo ciclo, risultato della collaborazione di maestranze di estrazione lombarda e locale, venne coordinata dal bolognese Giovanni di Antonio il quale si riservò personalmente la realizzazione di alcune parti (ms. 551). Accanto a lui sono all’opera personalità bolognesi dalla parlata più corsiva (mss. 550, 551, 553), ma anche il Maestro del 1446 (ms. 549) considerato uno dei più abili interpreti dell’ultima stagione della miniatura tardogotica cittadina che ebbe proprio in questa serie liturgica francescana una delle sue più tardive manifestazioni.

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Corale francescano Ms 526, C104v 

Nell’ambito del Festival Francescano, venerdì 28 settembre alle ore 16.30 la Sala del Lapidario del Museo Civico Medievale ospita la conferenza Oltre Giotto: ‘la maniera dolcissima e tanto unita’ di Claudia D’Alberto (storica dell’arte, ricercatrice Marie-Curie COFUND Università di Liegi – Unione Europea ‘Horizon 2020’). Percorso indiziario volto alla scoperta della “bellezza artistica francescana” meno nota, l’incontro è un’occasione per parlare di Puccio Capanna, pittore che ad Assisi fu il più importante appaltatore di imprese decorative commissionate, fra prima e seconda metà del XIV secolo, dall’Ordine francescano e dalle confraternite.Ingresso libero, fino a esaurimento posti disponibili.

La mostra è accompagnata da un programma di visite guidate con il seguente calendario:

sabato 22 settembre 2018 h 10.30
visita di Ilaria Negretti (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

venerdì 28 settembre 2018 h. 15.00
visita di Ilaria Negretti (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza), riservata agli Amici del Festival Francescano, previa prenotazione

sabato 29 settembre 2018 h. 11.00
visita di Ilaria Negretti (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza), riservata agli Amici del Festival Francescano, previa prenotazione

domenica 30 settembre 2018 h. 16.00
visita guidata alla mostra di Giacomo Alberto Calogero (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza), riservata agli Amici del Festival Francescano, previa prenotazione

giovedì 11 ottobre 2018 h 17.00
visita di Paola Cova (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

giovedì 22 novembre 2018 h 17.00
visita di Ilaria Negretti (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

giovedì 20 dicembre 2018 h. 17.00
visita di Paolo Cova (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

domenica 13 gennaio 2019 h 16.30
visita di Massimo Medica (responsabile Istituzione Bologna Musei | Musei Civici d’Arte Antica)

giovedì 14 febbraio 2019 h 17.00
visita di Paolo Cova (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)

giovedì 7 marzo 2019 h 17.00
visita di Giacomo Alberto Calogero (RTI Senza Titolo S.r.l., ASTER S.r.l. e Tecnoscienza)


INFORMAZIONI

Lodi per ogni ora. I corali francescani provenienti dalla Basilica di San Francesco
Bologna, Museo Civico Medievale (via Manzoni 4)
Dal 16 settembre 2018 al 17 marzo 2019
Orari di apertura: da martedì a domenica: 10.00 – 18.30,  chiuso lunedì feriali
Ingresso: intero € 5 | ridotto € 3 | gratuito Card Musei Metropolitani Bologna; ogni prima domenica del mese; Amici del Festival Francescano (valido nei giorni del festival 28/29/30 settembre 2018)
Informazioni: tel. +39 051 2193916 / 2193930
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/arteantica 

Realizzato il facsimile del Codex Purpureus Rossanensis [FOTO]

1ROSSANO (CS), 10 settembre 2018 –  Il Codex Purpureus Rossanensis, tra i più antichi codici del mondo, è custodito da secoli a Rossano (Cosenza) ed oggi esposto presso il Museo Diocesano. Del preziosissimo manoscritto, che data al VI secolo e contiene i Vangeli in greco, accuratamente miniati  su carta purpurea,  è stato riprodotto in facsimile in sole cinque copie da Franco Cosimo Panini Editore che sarà presentato domani, 11 settembre,  presso la Sala Polifunzionale del Museo Diocesano di Corigliano Rossano (Cs).

Il progetto è nato su ispirazione di S. E. l’Arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati Mons. Giuseppe Satriano che ha commissionato alla casa editrice Franco Cosimo Panini il lavoro in virtù della sua consolidata esperienza nell’ambito dell’editoria facsimilare, iniziata nel 1996 con la riproduzione in facsimile della Bibbia di Borso d’Este, capolavoro assoluto della miniatura italiana del Rinascimento.

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La realizzazione delle cinque copie in facsimile del Codex Purpureus rappresenta una importante operazione culturale e scientifica e di tutela intrapresa in stretta collaborazione con il Museo Diocesano e del Codex per consentire la visione e l’esposizione fuori sede dell’importante manoscritto, anche e soprattutto dopo l’impegnativo restauro conservativo presso l’ICRCPAL di Roma che lo ha riportato al suo antico splendore.

Il Codex Purpureus Rossanensis, che nel 2015 è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità, è un evangeliario greco miniato che risale al VI secolo e comprende i testi di Matteo e di Marco e una parte della lettera di Eusebio a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli. Le 15 miniature, che illustrano alcuni dei momenti più significativi della vita e della predicazione di Gesù, arricchiscono questo straordinario manoscritto giunto fino a noi in un eccezionale stato di conservazione. Il pregio del Codex Rossanensis è dato anche dalla raffinata pergamena purpurea delle sue pagine, accuratamente riprodotta anche nella nuova edizione in facsimile.

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Preziosa la collaborazione dell’Associazione “Insieme per Camminare”, ente gestore del Museo Diocesano e del Codex, sia nella fase preparatoria del lavoro sia per la promozione del manoscritto attraverso l’esposizione dei facsimile sui palcoscenici culturali internazionali.

Date le peculiarità di questo magnifico codice, sono stati necessari studi approfonditi e oltre un anno di lavoro per raggiungere il risultato di maggiore fedeltà possibile nella riproduzione. Sono state messe a punto tecniche di stampa digitali estremamente avanzate e complesse perfezionate durante il periodo di lavorazione dell’opera. Grazie a questa nuova procedura è stato possibile realizzare una vera e propria edizione facsimilare, ma di sole cinque copie.

La presentazione del facsimile del Codex Purpureus Rossanensis si svolgerà martedì 11 settembre, alle ore 11, presso la Sala Polifunzionale del Museo Diocesano di Corigliano Rossano (Cs), Area Urbana di Rossano, alla presenza di S. E l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Satriano, della responsabile del progetto editoriale Lucia Panini della Franco Cosimo Panini Editore e don Giuseppe Straface direttore del Museo Diocesano e del Codex.

SCOPERTE / A Como riemerge un ricco deposito di monete imperiali romane [#FOTO]

COMO  (7 settembre 2018) –  Centinaia di monete d’oro della tarda epoca imperiale, custodite in un recipiente in pietra ollare di forma inedita, che non trova al momento confronti: è questa la straordinaria scoperta avvenuta mercoledì in pieno centro a Como, durante gli scavi archeologici effettuati all’interno del cantiere di ristrutturazione dell’ex teatro Cressoni, in via Diaz, poco lontano dall’area del foro di Novum Comum, che avevano già portato al rinvenimento di altri importanti reperti di età romana. La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, che ha la direzione scientifica dello scavo, ha subito provveduto al trasporto del ritrovamento nel laboratorio di restauro del Mibac a Milano, dove archeologi, restauratori e numismatici stanno lavorando ad un vero e proprio scavo in miniatura, all’interno del recipiente: un’attività certosina che porterà presto alla luce l’intero tesoretto, oltre a fornire ulteriori elementi indispensabili alla comprensione di questo straordinario contesto.

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“Non conosciamo ancora nei dettagli il significato storico e culturale del ritrovamento – ha detto il ministro Bonisoli – ma quell’area sta dimostrando di essere un vero e proprio tesoro per la nostra archeologia. Una scoperta che mi riempie di orgoglio”.

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Secondo il Soprintendente Luca Rinaldi, “questo ritrovamento dimostra l’efficacia dell’azione di tutela, conoscenza e valorizzazione svolta dal Ministero attraverso le Soprintendenze e incoraggia un impegno ancor più concreto nell’estendere la prassi dell’archeologia preventiva anche in contesti di interventi di iniziativa privata”.

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Lunedì 10 settembre, alle 11:30, presso la sede della Soprintendenza in Via De Amicis 11 a Milano, si terrà la conferenza stampa di presentazione del rinvenimento e dell’analisi delle prime 27 monete estratte. All’incontro con la stampa saranno presenti il Soprintendente Luca Rinaldi,  la responsabile dell’Area Funzionale Archeologia della Soprintendenza Barbara Grassi, l’archeologa esperta numismatica della Soprintendenza M.Grazia Facchinetti e  il capitano Francesco Provenza, del Nucleo Carabinieri Tutela di Monza”.

FOTO: Ministero per i Beni e le Attività Culturali

SCOPERTE / Pompei, riemerge uno spettacolare affresco di Priapo [FOTO / VIDEO]

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Veduta degli scavi

POMPEI (NA) –  Un dimora di pregio su via del Vesuvio con stanze elegantemente decorate e all’ingresso un  Priapo affrescato, in atto di pesare il membro su una bilancia, sono emersi nel corso dei lavori di riprofilatura dei versanti della Regio V che affacciano sulla via di Vesuvio, nell’ambito del cantiere dei nuovi scavi.

Le operazioni in corso rientrano nel più ampio intervento di messa in sicurezza dei  fronti di scavo, che delimitano i 22 ettari di  area non scavata di Pompei, previsto dal Grande Progetto Pompei e che interesserà circa 3 km di fronti.

La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii (sotto), oggi appare per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali.

Casa dei Vettii Priapo

Il Priapo della casa dei Vettii

Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza. Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei balconi.

UN VOLTO DI DONNA – La domus lungo via del Vesuvio che sta venendo alla luce, sta rivelando oltre all’affresco del Priapo posto all’ingresso (fauces),  anche  diversi ambienti dalla decorazione pregiata, tra i quali  una parete con un volto di donna entro un clipeo e una stanza da letto (cubicolo) decorata con una raffinatissima cornice superiore e con  due quadretti (pinakes) nella parte mediana, l’ uno con paesaggio marino, l’altro con una natura morta, affiancati da animaletti miniaturistici.

Ambiente volto donna

Volto di donna

La parete con il volto di donna

Ambiente con pinakes (3)

L’ambiente con i pinakes nella Regio V

LA FONTANA – Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile.

Fontana via del vesuvio

La Fontana- Ninfeo della Regio V

La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti.- dichiara il Direttore Generale, Massimo Osanna – “ Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via di Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi ), via delle nozze d’argento e via dei balconi, dove in questo momento si concentrano i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita equipè interdisciplinare di professionisti, che vede all’azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell’ISCR”.

Foto e video: ©Parco Archeologico di Pompei

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MOSTRE / Al MANN di Napoli, Ercolano e Pompei viste con gli occhi dei primi visitatori [#recensione, #foto]

NAPOLI – (di Cristiana Barandoni) – Inaugurata il 28 giugno scorso,  la mostra “Ercolano e Pompei. Visioni di una scoperta” (visitabile al MANN di Napoli fino al 30 settembre 2018) è un vero e proprio viaggio indietro nel tempo, alla scoperta delle emozioni dei primi visitatori dei due celebri siti archeologici campani. 

Artisti, archeologi in erba, avventurieri e tanti, tanti studiosi si commossero alla notizia della scoperta di Ercolano nel 1738 e a quella di Pompei dieci anni dopo. Da quei fatidici momenti nulla fu più come prima, e in Italia cominciò a farsi largo un binomio che connotò da quel momento un preciso orientamento di studi: l’archeologia vesuviana. Da metà Settecento ad oggi, il flusso di studiosi, intellettuali e turisti non si è mai arrestato, trasformando le due famose cittadine campane, sepolte dalla violenza dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., in mete d’eccellenza per conoscere da vicino particolari e aspetti, per la maggior parte sconosciuti all’epoca, della vita degli antichi Romani.

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FIG 1 MANN, Salone della Meridiana

La mostra, allestita nel luminoso salone della Meridiana del MANN (fig. 1), ripercorre questi viaggi culturali offrendo allo spettatore odierno un punto di vista privilegiato: quello delle emozioni dei predecessori. Difatti, alcuni capolavori delle collezioni permanenti del Museo napoletano, come il bracciale d’oro a forma di serpente (fig. 2) proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei (VI 12,2) dialogano con le memorie scritte come acquerelli, incisioni, fotografie, disegni, vivide tracce lasciate ai posteri come ricordo delle straordinarie visite.

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FIG 2 Bracciale dalla Casa del fauno di Pompei

Gli oltre duecento oggetti in mostra contribuiscono a definire un percorso espositivo di alto rigore documentario: si tratta difatti di “un percorso in cui spiccano l’anello di re Carlo di Borbone, il taccuino con disegni acquerellati e annotazioni dell’inglese William Gell, il manoscritto inedito dell’abate Ferdinando Galiani sulle “Pitture antiche che si conservano nella Real Villa di Portici”, la prima raffigurazione dello scavo di Pompei del naturalista-botanico François de Paule Latapie, il corpus di tre piante di Pompei ed Ercolano dell’ingegnere svizzero Karl Jakob Weber.

Furono, gli illustri visitatori, di certo la miglior strategia di comunicazione ante litteram: con i loro appunti, i loro schizzi e disegni, raccolsero sul momento fugaci emozioni, sentendo il bisogno di fermare gli attimi delle scoperte (fig. 3). E questo, la mostra, lo racconta magistralmente, scegliendo ad esempio di coniugare memoria e reperto archeologico: è il caso di alcune pitture ercolanensi le cui didascalie, oltre a riportare i dati di rito, si allargano ai ricordi degli scopritori antichi.

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FIG 3 Antonio Piaggio, Memorie relative alle antichità e Papiri, Napoli 1769

Come quelli di Roque Joaquín de Alcubierre nel 1738 scoprì Ercolano e fin da subito cercò di fissare le sue impressioni redigendo diari in continuo aggiornamento; le sue, come quelle di tutti coloro che si avvicendarono nei siti vesuviani, furono memorie che necessitavano di essere tramandate nel tempo, a memento di coloro i quali avrebbero, in un lontano futuro, solcato quelle antiche strade. Con i suoi diari Alcubierre ci accompagna per mano in un viaggio introspettivo, reso per immagini e descrizioni vivide e puntuali; in calce all’intonaco dipinto con coniglio (fig. 4), leggiamo: 10 pitture delle quali una rappresenta un coniglio che mangia quattro fichi che ha davanti”. Era il 16 novembre del 1785, la gola secca dall’emozione, la mano tremante per la meraviglia, Alcubierre* era ancora lì, dopo quasi 50 anni dalla scoperta, a documentare le meraviglie dal suolo di Ercolano.

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FIG 4 Affresco con coniglio e fichi da Ercolano

Dunque, un vero e proprio viaggio delle e nelle meraviglie archeologiche, fotografiche e letterarie, reso possibile grazie alla collaborazione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il centro culturale m.a.x. di Chiasso supportati da numerose istituzioni e privati che hanno prestato le opere presenti nelle loro collezioni in Italia, Svizzera, Francia e Stati Uniti. La sinergia di questa virtuosa rete ha permesso di esporre alla mostra le opere di celebri artisti e letterati da Piranesi, François Mazois, William Gell, Luigi Rossini ai fratelli Alinari; meccanismo virtuoso che permette al visitatore, già attonito dalla bellezza della Sala espositiva, di calarsi ora nel ruolo di viaggiatore del Grand Tour, ora in quello degli archeologi del Novecento.

La seconda tappa della mostra (la prima si è svolta al m.a.x. di Chiasso in primavera) diviene dunque un cammeo di bellezza e ricordi, una pausa contemplatrice di cui fare tesoro se andate in visita al Museo napoletano.  

Per approfondire la figura di Alcubierre e sulle sue scoperte a Ercolano, si consiglia la visione del docufilm “Alcubierre – Scavando tra le carte”, produzione realizzata da “ilCartastorie – Museo dell’Archivio storico del Banco di Napoli” in collaborazione con l’Università Federico II.

(Cristiana Barandoni)


INFORMAZIONI

“Ercolano e Pompei. Visioni di una scoperta”
dal 28 giugno al 30 settembre 2018
Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Salone della Meridiana

Curatori: Nicoletta Ossanna Cavadini (Direttrice del m.a.x. di Chiasso); Pier Giovanni Guzzo (già Soprintendente di Napoli e Pompei); Maria Rosaria Esposito (Responsabile Biblioteca del Museo Archeologico Nazionale di Napoli)
Ingresso: con il biglietto del Museo
Sito web: www.museoarcheologiconapoli.it

 

Ecco il nuovo volto del Museo Archeologico di Aquileia (con tanti tesori esposti per la prima volta) [#FOTO]

FOTO di apertura: MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA. CREDIT © Alessandra Chemollo. Si ringrazia Civita Tre Venezie

AQUILEIA (UD), 3 agosto 2018 –  Il 3 agosto 1882 nella villa neoclassica appartenuta ai conti Cassis Faraone il governo austro-ungarico apriva al pubblico l’Imperial Regio Museo dello Stato per raccogliere ed esporre le antichità di Aquileia, l’antica città romana celebrata come “moenibus et portu celeberrima”.  A distanza di 136 anni, oggi il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, fra le maggiori istituzioni dedicate all’archeologia romana, ha riaperto i battenti con una veste completamente rinnovata, che mette in risalto la ricchezza e l’importanza delle sue collezioni.  Si tratta del primo intervento complessivo di rinnovamento degli spazi della villa Cassis Faraone dal tempo del radicale restauro conclusosi nel 1955, che prevede il riallestimento dell’intera collezione.

All’inaugurazione ha partecipato anche il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, che ha rimarcato come “l’ampliamento del Man permetta di offrire al pubblico tesori finora confinati nei depositi, facendo comprendere a pieno l’importanza e il rilievo dell’antico insediamento romano che, fino a tutto il periodo tardo antico, è stato uno dei centri irradianti di civiltà e sapere del bacino adriatico e dell’intero Mediterraneo”. Insieme a lui, l’Assessore alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia Tiziana Gibelli, il Sindaco di Aquileia Gabriele Spanghero, il Presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi, e i Direttori del Polo Museale regionale e del Museo, Luca Caburlotto e Marta Novello.

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Museo Archeologico di Aquileia. Esterno © Alessandra Chemollo

UN MUSEO PER TUTTI – Grazie all’approccio interdisciplinare, il nuovo percorso espositivo è stato concepito con l’obiettivo di rendere il museo un luogo aperto a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Al centro della nuova impostazione di visita sarà la riscoperta e valorizzazione dell’antica città di Aquileia – dalla quale proviene la miriade di oggetti e testimonianze di età romana che il museo custodisce – nel rapporto con il suo territorio. Il criterio espositivo, per decenni improntato sulla classificazione tipologica dei reperti, è stato completamente ripensato nell’intento di offrire un percorso più coinvolgente, che consenta una maggior comprensione dell’area archeologica, iscritta al Patrimonio mondiale dell’umanità (Unesco) dal 1998.

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MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA CREDIT © Alessandra Chemollo

 

Le eleganti e innovative soluzioni del nuovo allestimento valorizzano gli straordinari reperti che Aquileia ha restituito nella sua lunga stagione di scavi e ricerche.

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TANTI TESORI MAI ESPOSTI… – Accanto ai materiali più noti, i visitatori potranno ammirare reperti mai esposti prima, recuperati dai depositi e restaurati grazie a un’attenta politica di crowdfunding. Tra questi vi sono i corredi funerari restaurati grazie all’intervento dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e preziosi oggetti d’arredo provenienti dalle ricche domus aquileiesi, già ampiamente note per la varietà e raffinatezza dei loro mosaici pavimentali. Proprio ai mosaici, uno dei fiori all’occhiello del sito archeologico di Aquileia, vengono riservate nuove forme di valorizzazione all’interno del progetto di allestimento.

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Alcuni dei pavimenti più importanti della collezione – prima conservati nei portici delle gallerie esterne e ora completamente rinnovati grazie ai restauri realizzati con il contributo di Intesa San Paolo e di Coop Allenza 3.0. – vengono ora presentati in associazione con affreschi e suppellettili in ceramica, vetro e metalli preziosi, utilizzate nel corso dei banchetti, per offrire un quadro della vita quotidiana dei ceti più agiati.

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…E TANTI TESORI RISCOPERTI – Fra i capolavori più noti vengono esposte in una luce completamente nuova, grazie al restauro realizzato con il contributo della Fondazione Friuli, alcune delle più note opere di scultura: dal monumentale ciclo imperiale di età giulio-claudia ai numerosi ritratti, che costituiscono una delle peculiarità della raccolta, il cui suggestivo allestimento consentirà al visitatore di essere accompagnato dai volti degli antichi abitanti in un viaggio ideale alla scoperta dell’antica Aquileia.

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Queste e altre novità veicoleranno una narrazione completamente inedita della città romana, con diversi focus sulle sue attività produttive, sui suoi costumi, sull’impianto urbano originario e sugli apparati decorativi che caratterizzavano i luoghi più rappresentativi dell’epoca. La nuova sezione dedicata al ruolo di Aquileia quale “porta del Mediterraneo” restituirà attraverso documenti e iscrizioni uno spaccato della vivace dimensione culturale del centro. Sarà così possibile immergersi nella sua realtà cosmopolita, che la rese una tra i più importanti realtà economiche, culturali e strategico-militari dell’impero romano. Il Museo, totalmente rinnovato, potrà contare su un adeguamento ai più moderni standard museali internazionali e su apparati di comunicazione e didattici totalmente ripensati in modo da offrire una nuova forma narrativa con approfondimenti sui singoli reperti.

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Il progetto è frutto di un lavoro di squadra che affianca professionalità interne al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – quali Luca Caburlotto, direttore del Polo museale del Friuli Venezia Giulia, Marta Novello, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, Anna Chiarelli, Responsabile unico del procedimento, Stefania Casucci per la progettazione, Elena Braidotti e Annalisa De Franzoni per il supporto tecnico-scientifico – a professionisti come Giovanni Tortelli per l’allestimento museografico, a un comitato scientifico composto da esperti del settore – Gemma Sena Chiesa, Francesca Ghedini, Franca Maselli Scotti, Francesca Morandini, Matteo Ceriana.

 


INFORMAZIONI

Museo Archeologico Nazionale di Aquileia
Aquileia (UD), 
Via Roma, 1
www.museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it
0431 91035; museoarcheoaquileia@beniculturali.it

Orari: mart-dom 8.30 – 19.30 (chiusura cassa alle 19.00)
Biglietti: € 7 intero; € 3,50 ridotto
Ingresso gratuito: Minori di 18 anni e tutte le categorie previste dal Mibac, FVG Card, Biglietto unico Aquileia

 

SCOPERTE / Pompei, le domus della Regio V rivelano i loro segreti [FOTO]

Foto: © Parco Archeologico di Pompei / Cesare Abbate

POMPEI (NA), 3 agosto 2018 –  Continuano le scoperte a Pompei, dove sono in corso gli scavi nella Regio V.  Protagoniste sono le domus, che continuano a delinearsi nella loro struttura completa, con affreschi preziosi, oggetti e tracce di vita quotidiana. Una di queste ricche dimore è la casa di Giove, che sta emergendo con tutti i suoi ambienti decorati.

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Casa di Giove 

La  casa fu già in parte scavata tra Settecento e Ottocento e piuttosto compromessa in più punti da  cunicoli e trincee, tuttora visibili, con i quali era in uso praticare gli scavi in epoca borbonica. Il nome della casa deriva da un quadretto raffigurante Giove rinvenuto già nell’800 su un larario posto nel giardino.

L’intervento odierno sta via via  profilando la pianta di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, anche esso di recente scoperta e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti.

Gli ambienti di rappresentanza attorno all’atrio hanno svelato una ricca decorazione in primo stile, con riquadri di stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e conservata in alcuni punti della parte superiore, una ricca cornice di stucco con modanature dentellate. L’atrio stesso era completato probabilmente, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in alcuni punti.

GALLERY

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E’ molto probabile, sostengono gli archeologi che stanno lavorando agli scavi,  che la casa abbia volutamente mantenuto, negli spazi di rappresentanza, questa più antica  decorazione in I stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne.

Tracce di un incendio sono state invece ritrovate, in un ambiente della domus confinante con la adiacente casa delle Nozze d’Argento, già in buona parte indagato in passato. L’incendio aveva annerito la  parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati.

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Reperti carbonizzati

Un bel quadretto idillico-sacrale, che raffigura una scena di sacrificio nei pressi di un santuario agreste è emerso, invece,  in un ambiente poco distante dalla casa di Giove, in quella che attualmente è identificata come Casa a Nord del giardino. Si tratta di una tra le prime scene figurate di una certa complessità, assieme al quadro dell’Adone ferito con Venere e amorini,  già emerso in un alcova poco distante.

 

Stabia, restauratori al lavoro sugli splendidi affreschi di Villa Arianna [#FOTO]

Foto: Parco Archeologico di Pompei

POMPEI (NA) – L’Accademia delle Belle Arti di Varsavia è tornata, per il quarto anno, alla villa Arianna di Stabiae per occuparsi del restauro di alcuni ambienti. Fino al 3 agosto, per circa un mese, un gruppo di lavoro coordinato dal vice preside della Facoltà di Conservazione e Restauro dell’Accademia polacca, prof. Krzysztof Chmielewski e dalla professoressa Julia Burdajewicz, è impegnato in interventi di consolidamento e pulitura di due ambienti (il 7 e l’11) entrambi decorati in IV stile.

Nell’ambiente 7, uno dei più belli della villa con affaccio sul mare, è stata realizzata la pulitura delle decorazioni parietali: i sali, la cera usata all’epoca degli scavi di Libero D’Orsi con il trascorrere del tempo avevano offuscato lo splendore delle pitture e reso meno nitidi molti dettagli dei dipinti. Dopo il restauro sono tornati alla luce elementi prima scarsamente percepibili: l’intervento ha rivelato nello zoccolo nero della parete a destra dell’ingresso un cesto sospeso ad un finto soffitto a cassettoni.  Inoltre ha restituito il colore originario alle pareti e alle decorazioni e reso molto più visibili dettagli degli elementi decorativi come le immagini di due maschere o il quadretto che raffigura la natura morta composta di fichi e di funghi, posti nella zona superiore della parete sud.

GALLERY (AMBIENTE 7 IN PULITURA)

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L’ambiente 11, eseguito con una partitura decorativa simile a quella dell’ambiente 7 , si ipotizza eseguito dalla stessa officina pittorica. L’intervento, iniziato quest’anno, ha visto innanzitutto il consolidamento delle pareti che rischiavano di sfaldarsi. Per evitarne il degrado si è proceduto ad un preconsolidamento e poi alla pulitura, sia con impacchi che con l’ausilio di una strumentazione tecnica adeguata, che sta rivelando prime interessanti evidenze pittoriche.

GALLERY (AMBIENTE 11 IN PULITURA)

Il lavoro in villa Arianna da parte dell’Accademia di Varsavia sta producendo interessanti risultati da un punto di vista conservativo e di una maggiore vividezza delle cromie delle pareti (come si può vedere negli ambienti 44 e 45 già restaurati).

Il gruppo di lavoro di una delle più prestigiose accademie di restauro europee è composto oltre che dai professori anche da 5 studenti di livello avanzato che hanno così l’occasione di mettersi alla prova sul campo in un contesto d’eccezione.

 Il progetto, svolto sotto la direzione scientifica del Parco Archeologico di Pompei (ufficio scavi di Stabia) con il coordinamento della Fondazione RAS, ha il supporto del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia. 

MOSTRE / A Gubbio “Un giorno nel Medioevo”, la vita quotidiana di una città tra l’XI e il XV secolo [#FOTO]

GUBBIO (PG), 1 agosto 2018 –  Le attività economiche, gli stili di vita, le pratiche religiose, gli aspetti culturali e ludici di una città italiana tra il 1000 e il 1500. Fino al 6 gennaio 2019,  la mostra “Un giorno nel Medioevo. La vita quotidiana nelle città italiane dei secoli XI-XV” documenta un’epoca troppo spesso distorta e mistificata, ricostruita attraverso luoghi comuni e pregiudizi.

GALLERY

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LE OPERE E IL PERCORSO –  Una lettera in cui la figlia di Marco Polo reclama in dote i beni che il padre ha portato dalla Cina. Un trattato medico, impreziosito da figure anatomiche, per fornire consigli su come evitare la peste. Ma anche strumenti utili alla vita di tutti i giorni: dalle armi per difendere la città, ai banchi di commercio e delle attività economiche che si aprivano sulle piazze, fino agli aspetti più intimi della quotidianità: dalla dimensione religiosa al letto e alla tavola imbandita per i pasti, agli svaghi e alla musica di una società che sapeva anche gioire e divertirsi. Il percorso, progettato nelle sei sezioni “Uno spazio difeso”, “La città dei mestieri”, “Un mondo impregnato di Dio”, “La casa il primo status symbol”, “Saperi e professioni intellettuali” e “Giochi di bambini, passatempi di adulti”, illustra gli aspetti contraddittori e dinamici, multiformi e sorprendenti di “Un giorno nel Medioevo”.

Pinacoteca di Todi

12. Elmo a marmitta. Ferro, seconda metà XIII secolo – Museo Civico del Comune di Todi

MINI LEZIONI DI STORIA  – Lo storico Alberto Grohmann regala ai visitatori la panoramica a volo d’uccello su una città medievale, mentre Franco Cardini parla di scienza e conoscenza e Massimo Montanari spiega la tavola come centro di potere. Da Maria Giuseppina Muzzarelli a Franco Mezzanotte e Giovanni Vitolo, sono diciotto gli storici autori di altrettanti video che corredano ogni sezione della mostra. Il percorso espositivo è arricchito da mini lezioni di storia su La città (A. Grohmann), I mercati e le Fiere (F. Franceschi), I porti (A. Feniello), Il sarto (E. Tosi Brandi), La preghiera (N. D’Acunto), Gli ordini religiosi (F. Mezzanotte), I Templari (S. Merli), La tavola (M. Montanari), Gli abiti (M. G. Muzzarelli), La scienza (F. Cardini), Il notaio (A. Bartoli Langeli), I Viaggi (A. Vanoli), L’Università (G. Vitolo), L’impresa della guerra (M. Vaquero Pineiro), Il gioco (E. Percivaldi), La musica (D. Bernardini) e La bombarda (M. Nardella), strumento musicale dell’epoca, per finire con Il medievalismo (R. Facchini), la disciplina che indaga sulla percezione e l’uso del Medioevo da parte della società contemporanea. Piccole perle di conoscenza che, con un linguaggio semplice e diretto, completano e approfondiscono le sei tappe di visita di “Un giorno nel Medioevo”.

I NUMERI DELLA MOSTRA Più di 30 tra musei, Archivi di Stato, biblioteche, Diocesi, Istituzioni pubbliche, Associazioni e collezionisti privati hanno contribuito alla realizzazione della mostra, prestando opere, documenti e manufatti originali e unici, come gli Archivi di Stato di Venezia, Perugia (con sezione di Gubbio) e Ancona, il MUVIT, Museo del Vino della Fondazione Lungarotti, l’Università degli Studi di Perugia e il Museo delle Armi di Brescia. Circa 100 i pezzi in mostra, con ricostruzioni ad opera delle quattro Gaite che ogni anno mettono in scena il Mercato medievale di Bevagna, copie realizzate dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, riproduzioni in scala del Comune di Perugia, abiti di costumisti d’arte impegnati nella ricerca filologica e opere di musicisti ricercatori che ricreano strumenti musicali dell’epoca dallo studio di fonti iconografiche. E 19 video, 18 brevi lezioni e una ricostruzione in 3D di Firenze sulla base della celebre Pianta della Catena, per offrire in ogni sezione della mostra una chiave di lettura più ampia e completa.

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4. Calzature femminili. XIII secolo (Collezione privata, Gubbio)

IL PROGETTO E GLI SCOPI – Il progetto, voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, è frutto della collaborazione tra la Fondazione CariPerugia Arte e il Festival del Medioevo, la manifestazione punto di riferimento nel panorama nazionale che ogni anno, nell’ultima settimana di settembre, richiama a Gubbio più di cento storici, saggisti, scrittori e giornalisti per affrontare e documentare i temi che hanno caratterizzato l’Età di Mezzo.


Informazioni e orari

Un giorno nel Medioevo. La vita quotidiana nelle città italiane dei secoli XI-XV
Logge dei Tiratori della Lana – Gubbio (PG)
26 luglio 2018 – 6 gennaio 2019
Orari di apertura: dal martedì al venerdì 15-18; sabato e domenica 10-13 / 15-18
Info e prenotazioni: loggedeitiratori@fondazionecariperugiaarte.it – tel: 075 8682952
www.fondazionecariperugiaarte.itwww.festivaldelmedioevo.it