MOSTRE / A Modena lo splendore della città dai romani al Medioevo

MODENA –  Era una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, ricca di eccellenze economiche, strategicamente rilevante, a suo modo unica. Firmissima et splendidissima, la definiva Cicerone, appellativi che trovano conferma ad ogni scavo archeologico che ne intercetta i resti, sotto le strade del centro storico, custoditi dai depositi alluvionali d’epoca tardoantica.  Fondata nel 183 a.C., Mutina (Modena) compie nel 2017 2200 anni. Per celebrarli, rendendo al tempo stesso percepibile questa realtà sepolta, i Musei Civici di Modena e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna promuovono, dal 25 novembre all’8 aprile 2018,  la grande mostra Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità che, attingendo alle nuove scoperte, narra le origini, lo sviluppo e il lascito della città antica a quella moderna. Un racconto reso in un linguaggio accessibile a tutti, fondato su dati storici e archeologici analizzati in modo interdisciplinare grazie al lavoro di studiosi di diversi ambiti scientifici.

TANTI REPERTI E TANTE NOVITA’ –  I reperti e le opere d’arte in mostra, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, sono affiancati da ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfiteatro, le terme, una domus) realizzate da Altair4 Multimedia e da coinvolgenti videoracconti che fanno da contrappunto alla descrizione della città, dal periodo che precede la sua fondazione fino alla decadenza nella tarda età imperiale.

Molte le novità esposte al pubblico per la prima volta al pubblico, tra cui le decorazioni parietali con scene figurate tracciate con pigmenti pregiati e stucchi a rilievo –paragonabili per qualità a quelli di Pompei- esposte a fianco di elementi di arredo di elevato pregio artistico.

Uno spazio significativo è dedicato alle testimonianze delle produzioni d’eccellenza che le fonti attribuiscono a Modena: lucerne, laterizi, vino e quelle lane così pregiate e ricercate nell’impero da essere ancora citate nel III secolo d.C. nell’Editto dei prezzi

Un’intera sezione è riservata ai profili dei Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini emigrati in altre regioni dell’impero, svelati coniugando dati epigrafici e storici che ricostruiscono il multiforme e variegato profilo sociale della città.

Dati geologici, archeobotanici e archeozoologici permettono di ricostruire l’assetto ambientale di 2200 anni fa. Alluvioni e terremoti che hanno profondamente mutato il paesaggio antico, soprattutto in coincidenza con la fine dell’impero romano e le invasioni barbariche, sono ora interpretati anche alla luce dei recenti fenomeni naturali che hanno profondamente colpito il territorio modenese e la pianura padana.

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MEDIOEVO DA RIVALUTARE  –  La sezione dedicata al periodo tardo-antico e all’alto medioevo affronta in modo problematico il tema della continuità della città antica e fa da cerniera tra le due parti di una mostra che affronta con coraggio e spirito innovativo la sfida della continuità tra dimensione archeologica e dimensione storico-artistica.

 La seconda parte dell’esposizione sviluppa il tema dell’eredità, evidenziando alcuni momenti particolarmente significativi attraverso opere d’arte e documenti provenienti da diversi musei e biblioteche italiane, numerosi video e due ricostruzioni virtuali dedicate alle antichità esposte intorno al Duomo nel Rinascimento e alla perduta Galleria delle antichità di Francesco II in Palazzo Ducale.

La costruzione del duomo romanico ad opera dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo -edificio che esprime un rapporto strettissimo con l’antichità- costituisce la giuntura tra la città antica e quella moderna. Il periodo rinascimentale è quello in cui diventa più consapevole il richiamo al glorioso passato romano della città, le cui vestigia sono pubblicamente esibite nei luoghi più significativi. Tra Sei e Settecento il tema si declina variamente tra passioni collezionistiche, richiamo a un’antichità esemplare, e nascita della grande tradizione erudita legata al nome di Muratori, che culmina nel primo Ottocento con la creazione del Museo Lapidario Estense. La precoce nascita di una cultura scientifico sperimentale a metà Ottocento e la fondazione del Museo Civico in epoca post-unitaria determinano approcci diversi al recupero della città sepolta fino al progressivo affermarsi nel corso del 900 di una coerente politica di tutela e valorizzazione.

 INIZIATIVE COLLATERALI – Alla mostra allestita negli spazi del Foro Boario sono collegate le iniziative curate dalle Gallerie Estensi. Alla Biblioteca Estense, Sala Campori, apre il 26 novembre (ore 10) la mostra Da Umanisti a Bibliotecari. Il Fascino dell’Antico nelle Collezioni Ducali che esplora il contributo che generazioni di umanisti, antiquari e bibliotecari hanno portato allo studio della cultura classica. Il percorso espositivo si snoda nel tempo seguendo le acquisizioni dei bibliotecari di casa d’Este che per secoli hanno accresciuto il patrimonio librario della Biblioteca Ducale dimostrando un interesse mai estinto per la cultura del mondo antico.

Contestualmente sarà disponibile la nuova APP di guida al Museo Lapidario Estense che attraverso un percorso narrato conduce i visitatori a scoprire la storia di questa importante collezione, presentando i personaggi di maggior spicco e i monumenti più importanti per la storia di antica di Modena.

 L’esposizione si inserisce nel più ampio progetto 2200 anni lungo la via Emilia, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio delle sedi di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna.


INFORMAZIONI

MUTINA SPLENDIDISSIMA. La città romana e la sua eredità
Foro Boario
via Bono da Nonantola 2   – 41121 Modena

Orari: da martedì a giovedì: 9-14venerdì 9-22; sabato, domenica e festivi 10-19; lunedì chiuso, aperto il 25 dicembre, 1 gennaio e 2 aprile 16-20

Biglietti: intero € 10,00 –  ridotto € 7,00 e 5,00. Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese

Per info su costi, convenzioni, visite guidate e proposte didattiche: www.mutinasplendidissima.it – mostra@mutinasplendidissima.it – Tel. 370 3234539

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I Longobardi a convegno: studiosi da tutta Italia dibattono nel Seprio

VARESE – Sesta edizione per il Convegno nazionale “Le Presenze longobarde nelle Regioni d’Italia”, appuntamento indetto ogni due anni dalla Federazione Italiana Associazioni Archeologiche (FederArcheo) per promuovere la conoscenza di tutte le realtà, soprattutto minori, che conservano tracce archeologiche, storiche, monumentali, artistiche e architettoniche dell’epoca longobarda. Il VI Convegno si terrà l’11 e 12 novembre 2017 nella splendida sede di Villa Cagnola, a Gazzada Schianno (Varese) e sarà l’occasione per presentare nuove interpretazioni, interrogativi e scoperte, in ambito locale e non, creando un’occasione di dibattito e confronto multidisciplinare fra studiosi e cultori di diversa specializzazione ed estrazione. Un’attenzione particolare sarà riservata all’archeologia sperimentale, all’editoria e all’ambito del reenactment con una sezione poster mirata e una piccola mostra-mercato di libri a tema.

Oltre al confronto e al dibattito tra studiosi di tutta Italia, il convegno prevede uscite con visita guidata al Parco Archeologico di Castelseprio col Monastero di Torba, patrimonio Unesco, ad Arsago Seprio (Basilica, Battistero e Museo Archeologico) e nella Monza medievale

Sabato sera, al termine dei lavori della prima giornata, si terrà anche un concerto dell’Orchestra Giovanile Studentesca della Provincia di Varese.

L’organizzazione è a cura di Federarcheo e Perceval Archeostoria in collaborazione con Comune di Castelseprio (Va) e Associazione Culturale Italia Medievale.

Hanno concesso il loro patrocinio istituzionale: MIBACT Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Regione Lombardia, Provincia di Varese, Comune di Castelseprio (Va), Comune di Gazzada Schianno (Va), Come di Arsago Seprio (Va), Comune di Monza, Città di Cividale del Friuli (Ud).

Hanno concesso invece il patrocinio culturale: Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli Studi della Campania, Centro Studi Longobardi, mensile Medioevo, Centro Studi Nuovo Medioevo. Il mensile Medioevo è anche mediapartner dell’iniziativa.

Locandina VI Convegno Nazionale DEF

Per informazioni:
www.convegnolongobardi2017.wordpress.com

E- mail: convegno.longobardi@gmail.com

Facebook: www.facebook.com/ConvegnoLongobardi2017

“Il Cammino di San Colombano”: mostre, convegni e un itinerario sulle orme del grande abate irlandese

bannerSAN COLOMBANO AL LAMBRO (MI) – Una mostra, un convegno, incontri con la cittadinanza e le scuole e un progetto di studio per l’apertura della via di cammino e di pellegrinaggio che ripercorra le orme di san Colombano, il grande monaco irlandese co-patrono, con san Benedetto, d’Europa. Instancabile predicatore, Colombano si spostò, seguendo la sua missione spirituale, dall’Irlanda fino in Italia passando per la Francia e la Svizzera e arrivando a Bobbio, sull’Appennino piacentino: qui, nel 614, fondò l’abbazia che ancora oggi porta il suo nome e morì, il 23 novembre dell’anno successivo. In ogni luogo che attraversò, lasciò una traccia indelebile. Tra questi c’è anche la città di San Colombano al Lambro (Milano), che all’indomani delle celebrazioni europee dei 1400 anni dalla morte del santo, lo ricorda con una serie di iniziative destinate sia agli studiosi che al pubblico non specialista.

Il progetto biennale (2017-2018), intitolato Il Cammino di San Colombano. La Resurrezione di un’antica via di pellegrinaggio fra Mediolanum e il Po, è stato ideato dall’Associazione Culturale Identità Europea in partnership con l’Associazione Culturale Terra Insubre e punta l’attenzione sull’importanza della tradizione del cristianesimo celtico in Italia e, in modo particolare, sul Percorso di san Colombano in Italia. Lo scopo finale è quello di portare a termine il tracciamento e l’apertura di una “Via di San Colombano” interamente percorribile da pellegrini e turisti, sulle orme del grande monaco.

Il primo appuntamento è con la mostra “Il Monachesimo celtico tra le Alpi e il Po”, in programma presso la Chiesa di San Giovanni a S. Colombano al Lambro dal 6 al 21 novembre 2017. Curata da Franco Cardini e Antonio Musarra, l’esposizione ripercorre la genesi e la diffusione del monachesimo tra Oriente e Occidente narrandone peculiarità, luoghi e protagonisti, e ricostruendo l’itinerario seguito da Colombano dalla nativa Irlanda fino a Bobbio.

Seguirà un incontro con la cittadinanza, il 17 novembre alle 21 presso la sala consiliare di Palazzo Patigno, sul tema Sulle orme di San Colombano, vie di pellegrinaggio in Lombardia”.

Due gli appuntamenti con le scuole, il 7 e il 15 novembre; infine, il 25 novembre, ancora a Palazzo Patigno si terrà (dalle ore 9.30 alle ore 13.30) il convegno conclusivo dedicato a  che vedrà gli interventi di studiosi come Adolfo Morganti, Antonio Musarra, Elena Percivaldi, Maurizio Minchella e di altri ospiti.

Il progetto è realizzato dall’Associazione Identità Europea in partnership con Terra Insubre e con il patrocinio e il contributo della Fondazione Cariplo.

Per informazioni:
www.identitaeuropea.it
E- mail: segreteria@identitaeuropea.it
Tel. 0541 775977
Tel. 320 2517955
Facebook: CamminodiColombano

 

BOLOGNA / Claterna, nuove eclatanti scoperte dagli scavi: emerge il teatro romano

OZZANO NELL’EMILIA (BOLOGNA) – La campagna di scavo 2017 ha inaugurato un nuovo progetto triennale di ricerca focalizzato su due precisi settori dell’antica città di Claterna: la già nota ‘casa del fabbro’ e l’area centrale destinata in antico agli edifici pubblici.
Per la ‘casa del fabbro’ è proseguita sia l’attività di scavo iniziata nel 2005 (scoprendo nuovi ambienti della domus) che quella di archeologia sperimentale (ricostruendo in scala reale e in situ nuovi muri e stanze).
Per quanto riguarda l’area centrale degli edifici pubblici –un’assoluta novità degli scavi 2017- è finalmente iniziata l’attività di ricerca in uno dei settori più importanti e al tempo stesso meno conosciuti della città romana, intercettando subito parti del teatro e alcune fondazioni perimetrali di un altro grande edificio pubblico.
Gli scavi 2017 sono stati presentati nel corso di una visita guidata che si è tenuta stamani, martedì 31 ottobre, con interventi di Renata Curina, archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Luca Lelli, Sindaco del Comune di Ozzano dell’Emilia, Annarita Muzzarelli, Assessore del Comune di Castel San Pietro Terme, Saura Sermenghi, Presidente dell’Associazione Culturale “Centro studi Claterna – Giorgio Bardella, Aureliano Dondi”, Maurizio Liuti, Direttore Comunicazione CRIF (Azienda sostenitrice), Daniele Vacchi, Direttore Corporate Communications Gruppo IMA (Azienda sponsor) e Alessandro Golova Nevsky, Rotary Club Bologna (Coordinamento progetto di alternanza scuola-lavoro). La visita guidata è stata condotta da Renata Curina e da Claudio Negrelli e Maurizio Molinari, referenti scientifici dell’Associazione Culturale “Centro studi Claterna – Giorgio Bardella, Aureliano Dondi”.

La presentazione degli scavi di Claterna martedì 31 ottobre 2017
31 ottobre 2017, presentazione degli scavi. Da sinistra: Maurizio Liuti, Daniele Vacchi, Annarita Muzzarelli,  Saura Sermenghi, Luca Lelli, Alessandro Golova Nevsky, Renata Curina, Claudio Negrelli e Maurizio Molinari

LO SCAVO E LA RICOSTRUZIONE DELLA ‘CASA DEL FABBRO’ (SETTORE 11)
Le ricerche nel settore 11 sono iniziate nel mese di giugno. Quest’anno l’attività di scavo ha visto l’apporto degli studenti di alcuni istituti superiori di Bologna nell’ambito del progetto alternanza scuola–lavoro. È stata scoperta un’altra importante serie di ambienti della domus ‘del fabbro’ che si sviluppavano verso nord, probabilmente attorno a un cortile, mentre si è proseguito con l’attività di archeologia sperimentale, ricostruendo (in scala reale e in situ) uno dei muri perimetrali dell’edificio (quello verso ovest, cioè verso lo Stradello Maggio) con base in laterizi romani e alzato in terra cruda.
Gli studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia hanno eseguito i disegni delle strutture e delle stratificazioni emerse nella fase precedente, impostando le basi topografiche (picchettatura) per i successivi rilievi.

Veduta dall'altro dell'area di scavo 2017 nella "Casa del fabbro"
Veduta dall’altro dell’area di scavo 2017 nella “Casa del fabbro” (foto Paolo Nanni)

Lo scavo della domus del settore 11 è iniziato con l’asportazione dei riempimenti delle spoliazioni, cioè le trincee lasciate da coloro che nel Medioevo cavarono fino alle fondamenta gli antichi materiali costruttivi della città -ormai da tempo abbandonata- per reimpiegarli evidentemente altrove.
Nella parte est della nuova area di scavo è venuto alla luce quello che parrebbe essere una sorta di piccolo settore termale privato pertinente alla domus: è stato infatti individuato un vano con suspensurae, i tipici mattoni circolari in genere associati agli ipocausti dei calidari termali. Tra il materiale di crollo sono stati trovati interessanti frammenti di un mosaico che forse decorava il pavimento soprastante.
Più a sud, è stata scoperta un’altra pavimentazione in cocciopesto (battuto cementizio a base fittile), particolarmente ben conservata nonostante la scarsa profondità dal piano di campagna attuale, e un’altra pavimentazione ribassata, funzionale a sua volta alla presenza di un pozzo.
La possibilità di scavare in profondità ha rivelato una serie di strati che descrivono con precisione le varie fasi di vita della domus durante un lunghissimo periodo di tempo. Poiché in archeologia si procede a ritroso (dal più recente al più antico man mano che si scava) si sono subito trovate strutture murarie e pavimenti in terra battuta databili al V–VI secolo, cioè coeve alle ultime fasi di rioccupazione dell’edificio: sappiamo infatti che in questo luogo, dopo l’abbandono della domus, si stabilirono degli artigiani che lavoravano il ferro (da cui la denominazione di ‘domus del fabbro’), dei quali abbiamo ritrovato l’officina e gli ambienti in cui risiedevano con le proprie famiglie.
Proseguendo lo scavo, è stato individuato uno strato di crollo più antico (III-IV secolo) per lo più riferibile a un tetto vista l’ampia presenza di tegole e coppi.
Sotto questo crollo sono stati individuati almeno tre ambientiIl primo dotato di pozzo realizzato con mattoni ‘puteali’ disposti in circolo. Si tratta di un rinvenimento molto importante perché potrebbe raccontare molte cose sulla vita quotidiana della domus: i pozzi sono fondamentali in primis per studiare il tema dell’approvvigionamento idrico della città e poi perché dentro i pozzi venivano spesso gettati oggetti d’uso (sia in fase di utilizzo che in fase di abbandono) spesso in ottimo stato di conservazione.
Il secondo ambiente, quello più a nord, ha restituito due piani pavimentali sovrapposti: uno più antico in battuto cementizio (cocciopesto) e uno più recente, realizzato con un sottile riporto di argilla e calce.
Il terzo ambiente, centrale, ha invece restituito un focolare a terra, oltre a resti di ceramiche, carboncini e cenere: è quindi probabile che si trattasse della cucina.
Lo scavo di quest’anno ha dunque individuato una nuova ala della casa ‘del fabbro’ in grado di raccontarci molte cose sulla vita quotidiana: un piccolo ambiente riscaldato e una serie di ambienti di carattere funzionale, con pozzi e cucina.

LO SCAVO DEL SETTORE PUBBLICO DELLA CITTÀ DI CLATERNA: IL TEATRO (SETTORE 16)
Tra luglio e ottobre è stato aperto un nuovo settore di scavo (settore 16) nell’area ‘pubblica’ della città e cioè in quel comparto a nord della via Emilia occupato da una serie di grandi edifici già individuati da foto aeree e satellitari.

La foto aerea mostra le chiare tracce dei manufatti antichi
La foto aerea mostra con impressionante chiarezza le tracce del teatro romano e di altri edifici pubblici (Foto Maurizio Molinari, 2015)

È stata un’esplorazione di capitale importanza perché non si scavava in questo settore dalla fine del XIX secolo cioè da quando Edoardo Brizio aveva fatto eseguire alcuni saggi che avevano individuato, tra l’altro, lo spiazzo forense.
In anni più recenti, foto satellitari e riprese aeree oblique avevano evidenziato come, oltre alla supposta area del foro (inteso come piazza aperta), esistesse tutta una serie di edifici sepolti, organizzati con cura al centro della città, che per planimetria e ampiezza potevano ben figurare come i monumenti del comparto pubblico claternate.
Gli scavi si sono concentrati nell’area dove le foto aeree mostravano le evidenti tracce di un edificio teatrale e sono stati progettati in modo da intercettare una porzione della cavea, dell’orchestra e dell’edificio scenico, per la ragguardevole estensione di circa m 40 x 10, poi ulteriormente ampliata.

Foto dal drone delle strutture di fondazione in pietra arenaria della cavea del teatro (Paolo Nanni)
Foto dal drone delle strutture di fondazione in pietra arenaria della cavea del teatro (foto Paolo Nanni)

Dopo un primo strato di distruzione, sono venute in luce le inequivocabili tracce del teatro, in particolare delle fondazioni e di parte degli alzati della cavea. Una scoperta francamente inaspettata perché i più ritenevano che, nel migliore dei casi, si sarebbero trovate solo labili tracce, comprensibili solo agli specialisti. La realtà archeologica si è invece rivelata ben diversa restituendo enormi blocchi squadrati di pietra arenaria (probabilmente da cave locali), sapientemente connessi a formare possenti muri dall’andamento circolare.
Questi resti, che coincidono perfettamente con le tracce evidenziate dalle foto aeree, sono i muri di sostegno della summa cavea cioè delle gradinate del settore più alto su cui sedevano gli spettatori. Più verso nord sono state rilevate altre tracce che ci fanno ritenere che la parte inferiore delle gradinate (ima cavea) e l’orchestra possano trovarsi a una quota sensibilmente inferiore rispetto al piano di campagna coevo, ancora tutta da scoprire perché coperta da un potente strato di terra.

Disegno ricostruttivo di un teatro romano
Disegno ricostruttivo di un teatro romano

A nord il teatro confinava con l’asse stradale di uno dei decumani principali della città mentre verso sud alcune tracce parrebbero indicare le fondazioni della parte più esterna della cavea, costruita probabilmente su portico. Ancora più a sud, cioè verso il foro, un piano di ciottoli separava il teatro da un altro grande edificio pubblico, di cui sono state intercettate alcune fondazioni perimetrali.

Lo scavo 2017 è stato dunque particolarmente fortunato. La scoperta dell’area pubblica di Claterna e delle strutture imponenti di alcuni dei suoi più insigni edifici sono destinate a gettare nuova luce sulla storia della città e a imprimere una svolta alla ricerca archeologica e al progetto di valorizzazione del centro antico.
Certo rimane molto da fare. Il saggio nel settore 16 è servito soltanto a valutare le caratteristiche principali dell’edificio teatrale e del suo stato di conservazione. L’area esplorata corrisponde infatti solo a una piccola frazione della reale estensione del teatro e qualsiasi futuro progetto di ricerca dovrà tenere conto della sua grande ampiezza e profondità (per dare un’idea, si calcola che dovesse essere largo circa 60 metri).
Ma se tanti sono gli interrogativi, resta l’entusiasmo per quella che si preannuncia come una ricerca in grado di aggiungere qualcosa di veramente inestimabile al patrimonio culturale del territorio ozzanese. Dalla datazione dei primi materiali raccolti (monete, ceramiche) e dalle caratteristiche dei resti della decorazione architettonica (frammenti di decori vegetali in pietre calcaree e di rivestimenti in marmo) sembrerebbe plausibile una cronologia relativa alla prima età imperiale, da ricondurre quindi all’epoca di Augusto (che morì nel 14 d.C.) anche se è prematura qualsiasi considerazione al riguardo.
Fu veramente M. Vipsanio Agrippa, il famoso genero e generale di Augusto, che come patronus della città di Claterna si fece promotore della sua costruzione? E fu questo l’edificio nel quale il contemporaneo P. Camurius Nicephorus, un magistrato locale nominato in una sintetica iscrizione funeraria ritrovata non lontano da Claterna, organizzò ludi (giochi scenici?) per cinque giorni? Persone e volti che prendono lentamente forma attraverso le memorie materiali lasciate dalla città di Claterna.

Campagna di scavo 2017
Scavi condotti dall’Associazione culturale “Centro Studi Claterna – Giorgio Bardella e Aureliano Dondi”, formata da volontari e archeologi professionisti, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, e in sinergia con i Comuni di Ozzano dell’Emilia e di Castel San Pietro Terme.
Grazie all’apporto organizzativo dei Rotary Club di Bologna, all’attività di ricerca hanno collaborato gli studenti delle scuole secondarie superiori che hanno aderito al progetto di ‘alternanza scuola lavoro’. L’Università Ca’ Foscari di Venezia e la Scuola di Specializzazione in Archeologia delle Università di Trieste, Udine e Venezia (SISBA) hanno partecipato alla campagna di scavo sia per la ricerca archeologica stratigrafica che per la formazione sul campo dei futuri archeologi.
La realizzazione del progetto è possibile grazie al fondamentale finanziamento di CRIF Spa, con il contributo di Gruppo IMA, che da sempre sostiene e incoraggia la valorizzazione di Claterna, e di numerosi altri sponsor privati.

Fonte:  Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara

SEMINARI / Monterosso: la riscoperta dell’antico

StampaMONTEROSSO (SP) – Un seminario che punta l’attenzione sulla storia altomedievale di Monterosso al Mare, splendida località delle Cinque Terre, e in particolare sul Santuario di S. Maria di Soviore, la cui fondazione leggendaria è posta all’età longobarda (ma la documentazione parte dal XII-XIII secolo):   Monterosso: la riscoperta dell’antico. Un patrimonio da conoscere e valorizzare è in programma a Monterosso al Mare (SP) nei giorni 27 e 28 ottobre e si articolerà in varie parti.
Il 27 ottobre (ore 17, Sala Consiliare, Palazzo Comunale di Monterosso)  si presenterà il volume “Un patrimonio italiano: Beni culturali, paesaggio e cittadini” di Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia Cristiana e Medievale – Università di Foggia. Il 28 ottobre, presso il Santuario di Soviore e con inizio alle ore 9, si terrà il convegno vero e proprio al quale interverranno, oltre a Volpe, Gian Pietro Brogiolo (già ordinario di Archeologia Medievale – Università di Padova), Alessandra Frondoni (già Soprintendenza per i Beni Culturali della Liguria), Maurizio Marinato (bioarcheologo), Marco Valenti (associato di Archeologia Cristiana e Medievale – Università di Siena) e Vincenzo Tinè (Soprintendente di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova, Imperia, la Spezia e Savona – MIBACT). Il seminario, organizzato da Parco Nazionale Cinque Terre, Comune di Monterosso al Mare e Pro Loco di Monterosso, è il primo esperimento di archeologia partecipata nelle Cinque Terre.  E’ prevista la pubblicazione degli Atti del convegno.

Il programma completo è scaricabile qui.

Per informazioni e iscrizioni, si può consultare il sito ufficiale:  monterossoriscopertadellantico.wordpress.com

Il servizio trasmesso su Tele Liguria Sud

 

ARCHEOLOGIA / I cavalli, il “gigante”, la ragazza legata: scoperta in Germania eccezionale necropoli di epoca merovingia

FOTO: Foto: Jan Woitas / picture-alliance / dpa / AP Images / Gtres

GERMANIA – Una necropoli con una quindicina di tombe di età merovingia (VI secolo d.C.) è stata scavata a  Theißen, nel comune di Zeitz, in Germania, non lontano da Lipsia. L’importanza della scoperta è eccezionale per via della rarità dei ritrovamenti effettuati.  Oltre alla presenza di tre sepolture di cavalli, pratica funeraria ampiamente nota nelle società barbariche,  una tomba conteneva infatti i resti di un uomo molto alto per la sua epoca: quasi 2 metri. Si tratta con molta probabilità di un guerriero: accanto al corpo era stata infatti deposta una lancia e una spada.

Un’altra delle tombe conteneva i resti di una giovane donna, deceduta in età compresa tra i 16 e i 18 anni: si tratta di una “sepoltura anomala” perché la ragazza era stata deposta con le mani legate dietro la schiena e il corpo era stato trafitto all’altezza del petto da una barra di ferro. E’ probabile che si trattasse – come in casi analoghi noti in altri contesti e già studiati anche in Italia (la definizione è di “revenant”, letteralmente ritornanti) – di una persona con disabilità, o malata oppure che in vita aveva tenuto comportamenti giudicati “eccentrici” dalla comunità, che quindi ritenne di seppellirla in modo da scongiurare il pericolo di un suo “ritorno” a disturbare i vivi.

1

La sepoltura equina

2

La tomba della fanciulla legata

3

La tomba del guerriero “gigante”

Fonte: National Geographic

FLASH / E’ morto lo storico Rosario Villari

E’ morto all’età di 92 anni Rosario Villari, storico e politico, docente di storia moderna ed ex parlamentare del Partito Comunista italianoRosario Villari, fratello di Lucio, anch’egli storico, era nato a Bagnara Calabra il 12 luglio del 1925. Tra gli argomenti sui quali si è concentrata la sua attività di storico ci sono il Regno di Napoli nel Settecento, la questione meridionale, la storia dell’Europa contemporanea, il Mezzogiorno e i contadini, il Risorgimento italiano. È stato eletto nel 1990 membro dell’Accademia nazionale dei Lincei. Sui suoi volumi per licei si sono formate intere generazioni di studenti.

 

Cattedrali europee, a Pisa un nuovo Convegno internazionale

PISA –  Il 20 e il 21 ottobre 2017 tornano a Pisa i rappresentati degli enti che gestiscono le cattedrali europee e i complessi monumentali annessi, per l’ormai consueto appuntamento con il Convegno Internazionale delle Cattedrali Europee. Ideato e organizzato dall’Opera della Primaziale Pisana, giunge quest’anno alla VII edizione e rappresenta un importante momento di confronto su un tema ogni anno diverso, che per l’edizione 2017 sarà “Campanili e campane”.

Nella città di uno dei campanili più famosi al mondo, esperti di ogni parte d’Europa si confronteranno sulle problematiche di conservazione e restauro dei campanili e delle campane, con una particolare attenzione a quanto i recenti fatti sismici comportano per queste strutture e per la loro tutela. La seconda giornata di lavori in particolar modo verterà sui problemi di salvaguardia strutturale di questi beni e, per la prima volta, offrirà crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri.

Al tavolo di studio anche Paolo Iannelli, Soprintendente speciale per le aree colpire dal sisma del 24 agosto 2016. L’ingegner Nunziante Squeglia (Università degli Studi di Pisa) e il Professor Camillo Nuti (Università degli Studi Roma Tre) racconteranno il caso della Torre di Pisa. Da anni costantemente monitorato, il campanile pisano offrirà la possibilità di valutare la risposta della struttura durante i recenti terremoti. Così pure l’ingegner Stefano Podestà dell’Università degli Studi di Genova porterà il caso degli interventi di restauro, consolidamento e miglioramento sismico del Duomo di Pienza.

Le cattedrali che interverranno per raccontare la loro esperienza sul tema sono: la Cattedrale di Santo Stefano di Vienna (Austria), la Cattedrale Notre-Dame di Strasburgo (Francia), la Cattedrale di Nostra Signora di Anversa (Olanda), il Duomo di Colonia, la Cattedrale di Friburgo in Brisgovia e il Duomo di Brandeburgo (Germania), la Cattedrale di Santa Maria di Vitoria e la Basilica della Sagrada Familia di Barcellona (Spagna) e la Cattedrale di San Bavone di Gent (Belgio). Tra gli italiani: il Duomo di Firenze, la Cattedrale di Todi, la Basilica di Venezia, il Duomo di Piacenza, la Cattedrale di Parma e la Cattedrale di Pisa.

Come sempre prenderanno parte al convegno i rappresentanti degli istituti di restauro più importanti del territorio italiano: Gisella Capponi per l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e Marco Ciatti per l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Ospiti anche l’Associazione Dombaumeister E.V. (Capimastri delle fabbricerie) e la Cathedral Architects Association (CAA).

Ospite anche la Federazione Nazionale Suonatori di Campane, nata per far conoscere e tutelare tutte le tradizioni locali inerenti il suono manuale delle Campane, spesso e in molti luoghi sostituito con campane elettrificate o con il suono registrato. Oltre a tutelare un’arte e una pratica antiche, la federazione si prende cura di questo bene comune: i suonatori di campane sono infatti i primi a occuparsene, a vedere e a segnalare eventuali problematiche strutturali dei campanili. Interverrà anche il Museo Veneto delle Campane, realtà che raccoglie una ricca e prestigiosa collezione che mette insieme più di 200 campane prodotte da diverse famiglie di fonditori e proveniente da Europa, Cina, Thailandia, India e Ucraina, attraverso un arco cronologico che va dall’epoca romana ai giorni nostri. Nell’arco della prima giornata, durante il break del pranzo, si esibiranno l’Associazione Campanari Lucchesi e l’Unione Campanari Valle del Serchio.

L’idea di un Convegno delle Cattedrali europee nasce sette anni fa proprio nelle stanze dell’Opera della Primaziale Pisana, che dopo l’esperienza dell’Associazione delle Fabbricerie italiane, ha ritenuto opportuno allargare il tavolo di confronto alle organizzazioni che gestiscono i complessi monumentali più importanti d’Europa. I primi sei anni sono stati dedicati ognuno ad un tema preciso: gli aspetti gestionali, il tema della conservazione programmata, la conservazione delle vetrate, il patrimonio pittorico, il patrimonio scultoreo e, lo scorso anno, le nuove tecnologie.

 


“Convegno Internazionale delle Cattedrali europee. Campane e Campanili”

20/21 ottobre 2017, Auditorium G.Toniolo, Piazza Arcivescovado, Pisa

 PROGRAMMA DELLE GIORNATE

VENERDI’ 20 OTTOBRE

h 9.30 benvenuto
Pierfrancesco Pacini
Opera della Primaziale Pisana
S.E. Mons. Giovanni Paolo Benotto
Arcivescovo di Pisa
S.E. Mons. Carlos Alberto de Pinho Moreira Azavedo
Pontificio Consiglio della Cultura
Don Luca Franceschini

Conferenza Episcopale Italiana
Andrea Muzzi
Soprintendente di Pisa

h 10.30 coffee break

h 10.45 i casi di studio
Franz Zehetner 
Stephansdom Wien
Eric Fischer
Cathédrale Notre-Dame de Strasbourg
Beatrice Agostini, Vincenzo Vaccaro
Duomo di Firenze

Rutger Steenmeijer
Onze-Lieve-Vrouwekathedraal Antwerp
Antonio Mannaioli
Cattedrale di Todi

h 13.00 colazione

  1. 13.30 suono del Campanile di Pisa

Associazioni Campanari Lucchesi 

Unione Campanari Valle del Serchio

  1. 14,00 i casi di studio

Eles Belfontali
Federazione Nazionale Suonatori di Campane
Chiara Donà
Museo Veneto delle Campane

Jörg Sperner

Kölner Dom

Davide Beltrame

Basilica di Venezia

Thomas Laubscher

Freiburger Münster
Leandro Cámara Muñoz

Catedral de Santa Marìa de Vitoria

Manuel Ferrari

Duomo di Piacenza

Ignace Roelens

Sint-Baafskathedraal Gent

 

SABATO 21 OTTOBRE

h 9.30 istituti e associazioni
Gisella Capponi
Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro
Marco Ciatti
Opificio delle Pietre Dure
Wolfgang Zehetner
Dombaumeister E.V.
Jane Kennedy
Cathedral Architects Association
h 10.30 coffee break

h 10.45 i casi di studio  

Paolo Iannelli

Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016

Stefano Podestà

Duomo di Pienza

David Puig

Basílica de la Sagrada Família

Sauro Rossi, Silvia Simeti
Cattedrale di Parma

Jürgen Padberg

Dom Brandenburg
Nunziante Squeglia, Camillo Nuti
Cattedrale di Pisa

 


Per informazioni

Opera della Primaziale Pisana

tel 050 835044/11

mail d.debonis@opapisa.it

www.opapisa.it

Peste, fame, guerra: in mostra la Cremona del ‘600

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CREMONA – Dal 17 ottobre al 6 gennaio 2018 nella Sala Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremonanell’ambito delle Celebrazioni Monteverdiane, verrà allestita la mostraCremona nel Seicento. A peste, a fame, a bellolibera nos Domine, a cura dell’Archivio di Stato di Cremona in collaborazione con il Comune di Cremona-Museo Civico e l’Archivio Diocesano di Cremona.
L’esposizione prevede una successione di fonti documentarie e di fonti artistiche, ossia opere appartenenti al Museo Civico ed ex-voto provenienti dal Museo Lauretano di Sant’Abbondio. L’alternanza dei due generi di fonti permette una visione in toto di un secolo tanto complesso, quanto ancora poco conosciuto come il Seicento, durante il quale appaiono coesistere aspetti di povertà e altri di ricchezza ostentata: gli uni e gli altri riccamente documentati.
L’impianto espositivo prevede un percorso articolato in quattro sezioni:
PESTE. Le pestilenze, conseguenza delle gravi crisi economiche e delle loro ripercussioni sulla vita sociale, costituirono uno dei maggiori flagelli del Seicento. Della loro presenza si trova traccia nei numerosissimi testamenti redatti nei momenti di più grave pericolo con duplice scopo: materiale, per mettere al sicuro i propri beni, e spirituale, per salvare le anime con le invocazioni a Dio. Ma se ne trova traccia anche nel rinascere del culto di Santi specifici, san Rocco e san Sebastiano, dei quali si supplica l’intervento mediatore presso Dio.

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BELLO. Il Seicento si propone anche come secolo di guerre, che impongono la presenza in città di soldati, del cui mantenimento è fatto carico agli abitanti.
FAME. La sezione evidenzia la coesistenza di ricchezza e povertà all’interno del tessuto sociale e presenta una ricca documentazione riguardante l’attività delle istituzioni caritative e delle opere pie a sostegno dei poveri, che spesso rivolgono suppliche in prima persona, ma anche una altrettanto ricca serie di scritti che testimoniano l’acquisizione da parte dei nobili di feudi e di svariate concessioni, dietro pagamento di notevoli somme di denaro. A riaffermazione del divario sociale si prevede l’esposizione di opere pittoriche che bene lo evidenziano, soprattutto in rapporto all’abbondanza o alla penuria di cibo.

Cattura
LIBERA NOS DOMINE. L’ultima sezione, che apre uno spaccato sulla vita religiosa a Cremona nel Seicento, prevede l’esposizione di testimonianze che documentano il risveglio della fede e le invocazioni a Dio perché liberi gli uomini dai tre flagelli illustrati nelle tre sezioni precedenti.
La mostra verrà inaugurata il 17 ottobre alle ore 16,45.


INFORMAZIONI

Cremona nel Seicento. A peste, a fame, a bellolibera nos Domine
Cremona, Palazzo Comunale, Sala Alabardieri  (Piazza del Comune, 8)
Dal 17 ottobre 2017 a 31 dicembre 2017
Orari: Da lunedì a sabato ore 9-18. Domenica e festivi ore 10-17
www.monteverdi450.it

Leonardo Bruni e la Firenze umanista in mostra alla Laurenziana

bml_bruni_bigFIRENZE – Più di sessanta manoscritti con le opere di Leonardo Bruni,  cancelliere della Repubblica di Firenze e umanista tra i maggiori del suo tempo, sono esposti alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze  in una mostra che ricostruisce lo straordinario humus culturale umanistico che permeava la città nel XV secolo e che preparò il terreno al Rinascimento.   “Leonardo Bruni. L’Umanesimo a Firenze” sarà visibile dal 13 ottobre 2017 al 5 gennaio 2018 e i codici, conservati sempre in Laurenziana,  sono esposti  suddivisi in otto sezioni: gli scritti umanistici, gli scritti polemici, gli scritti biografici, gli scritti politici, gli scritti storici, le traduzioni, gli scritti cancellereschi e le biografie.
Seguendo la tradizione di Francesco Petrarca e di Coluccio Salutati – attivo fra il 1375 e il 1406 – il suo predecessore nell’incarico di cancelliere fiorentino, il Bruni incide profondamente nella cultura europea del suo tempo e di quelli successivi, facendo di Firenze un esemplare centro di civiltà.
Il suo impegno, come responsabile della cancelleria, è determinato dalla coscienza dello Stato e della forza della diplomazia, che si esplica in ambiti cronologici e in contesti storici ben precisi, ma con soluzioni ideologiche omogenee, assai più definite e incisive rispetto a quelle proposte da altri cancellieri che nel corso del Quattrocento si succedono alla guida della cancelleria della Repubblica fiorentina.


Ebbe inoltre un ruolo molto significativo nel Concilio di Firenze, che nel luglio 1439 portò alla riunificazione della Chiesa latina con quella greca, e tenne rapporti con numerose figure di rilievo della vita politica ed erudita del suo tempo.
Ma il Bruni cancelliere non può essere distinto dall’umanista, in quanto le sue missive diplomatiche recepiscono ed esprimono tutto il substrato intellettuale e culturale che fa di lui uno dei massimi esponenti dell’Umanesimo italiano e quindi europeo, costituendo una vera ‘radice’ di quella cultura che dalla fine del secolo XIV si stava cominciando a diffondere per l’Europa intera, nella cui propagazione Bruni ha un ruolo decisivo: le sue opere letterarie e le sue lettere private raggiungono infatti una diffusione in certi casi superiore a quella avuta da Petrarca, da cui aveva preso avvio il rinnovamento della cultura in Italia e in Europa.


INFORMAZIONI

Leonardo Bruni. L’Umanesimo a Firenze
Biblioteca Medicea Laurenziana, Piazza San Lorenzo 9 – Firenze
13 ottobre 2017-5 gennaio 2018
Orario mostra: lunedì – sabato ore 9,30 – 13,30 (chiuso domenica e festivi)
Biglietto: € 3: 2.50 se acquistato unitamente al biglietto per la basilica di San Lorenzo
Informazioni: tel. 055 2937911 – b-mela.mostre@beniculturali.it
Visite didattiche: didattica@operadarte.net